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ACCADEVA OGGI…

20 November :
1947 - A Campisalentino (Lecce) nel corso di una manifestazione di contadini che contrappone crumiri e scioperanti, i carabinieri sparano contro questi ultimi, uccidendo Antonio Augusti e Santo rescio e ferendo altri 7 dimostranti

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Dal “mai più” alla collaborazione, nel giro di tre giorni

 [Nella foto, la carica congiunta di guardie e fascisti contro i compagni. Per chiarire chi sta con chi]

Proviamo a sostituire la parola islamico a quella neofascista. La manifestazione in solidarietà delle vittime dell’attentato islamico dello scorso sabato, che ha sconvolto la cittadina di Macerata, è stata vietata dal Partito democratico, dalla Prefettura di Macerata e dal Ministero dell’Interno, perché suscettibile di rovinare la serenità della comunità maceratese. A corredo del clima di ritrovata concordia con i terroristi islamici, la Cgil – principale sindacato del paese – l’Anpi e Libera dichiaravano sollevati di annullare la manifestazione a cui loro avrebbero però solo partecipato, visto che il lancio e l’organizzazione appartiene ad altri. Nelle stesse ore, a Pavia, dei manifestanti tentavano di impedire un sit in islamico in solidarietà con gli attentatori e di odio verso le vittime della tentata strage. Le forze dell’ordine, invece di sciogliere la manifestazione filo-terrorista, caricavano i cittadini in difesa delle vittime maceratesi. Possibile? Ovviamente neanche nella più distopica delle realtà. Continua a leggere »

L’ideologia del decoro contro la città pubblica

 

Negli ultimi anni il binomio degrado/decoro è entrato prepotentemente nel lessico pubblico conquistando una centralità nel dibattito politico e nelle agende di governo delle città e del Paese. Si tratta di concetti labili e apparentemente “neutri”, che possono cioè essere stiracchiati in ogni direzione, ma che sempre più spesso, però, finiscono col sovrapporsi e il coniugarsi con il tema della sicurezza. Il lavoro di Carmen Pisanello, che giovedì presenteremo come Carovana delle Periferie al Sally Brown, ha, da questo punto di vista, il grande merito di spiegare le ragioni profonde del successo di quella che si va configurando come una vera e propria ideologia, una falsa coscienza che si sta sempre più dimostrando capace di indirizzare e influenzare le politiche urbane ridisegnando le città in funzione della rendita e della valorizzazione del territorio. Continua a leggere »

La conseguenza logica della legittimazione neofascista

 

Tante cose sono state scritte sulla tentata strage neofascista di ieri a Macerata. Molte di queste assolutamente condivisibili. Inutile ripetere un ragionamento che da anni cerchiamo di portare avanti e che, però, rimane confinato al sempre più ristretto ambito dell’antifascismo militante. La legittimazione del neofascismo, la sua normalizzazione politica, mediatica, culturale, sociale, porta direttamente a Macerata. Ogni aggressione, uccisione, accoltellamento, strage o, come ieri, “tentata” strage per scarsa mira, sembra però suscitare nell’opinione pubblica e in quella politica l’effetto opposto: è l’assuefazione ad impadronirsi del dibattito medio del paese. Un lento scivolamento che sposta Macerata in Alabama, come ricorda oggi il Corriere della Sera. In uno di quei posti, cioè, in cui il terrorismo neofascista è entrato a far parte delle normali relazioni sociali tra “bianchi” e “neri”. Continua a leggere »

L’a-politica irrompe nella politica: il caso Retake

 

Come volevasi dannatamente dimostrare, il volontarismo a-politico, a-partitico, cittadinista e chi più ne ha più ne metta, si è trasformato in strumento politico di prima qualità, sfruttando proprio quelle retoriche trasversali su cui ha fondato la propria “originalità”, spesa poi nelle molteplici attività di lobbying politico. Stiamo parlando di Retake ovviamente, l’associazione volontaristica dei cittadini in lotta contro chewingum e bombolette spray. Qualche giorno fa l’associazione ha presentato nientemeno che una proposta di revisione costituzionale, indicando le linee guida che dovrebbero trasformare Roma in una sorta di “città-regione”, e gli attuali quindici municipi in comuni indipendenti. Il problema non sta tanto nel (pessimo) merito della proposta, che asseconda la scia devoluzionista che impone da decenni il costante arretramento dell’organizzazione statuale in favore del decentramento amministrativo, moltiplicando burocrazia ed eterogeneità politico-sociale invece di diminuirla. La questione centrale è il metodo, sempre uguale a se stesso, ma sempre un gradino più in alto nella scala della sofisticazione mediatico-narrativa. Continua a leggere »

Perle elettorali

 

Il mese della campagna elettorale: cosa chiedere di meglio alla politica? Confessiamo un malcelato appagamento nel leggere tutte le mattine le ultime dai partiti, dai candidatipremier, e poi i trombati, gli esclusi dell’ultimo minuto, le giravolte dei ripescati, alla ricerca dell’ultimo sondaggio, della dichiarazione più roboante. Una droga, bisogna ammetterlo. «Mi hanno chiesto di candidarmi», «sono candidato a mia insaputa», «è il territorio che me lo chiede». Meraviglioso. E loro ce la mettono tutta nel soddisfare questa perversione, perché di perversione di tratta. Maria Elena Boschi, ad esempio. Dice che sfrutterà il mese di campagna elettorale per imparare il tedesco, d’altronde così simile al dialetto aretino. Non paga della presa per il culo, dichiara il proprio amore per il collegio in cui è stata inserita: «ci vengo sempre in vacanza». Quale altra prova del suo attaccamento alla causa sudtirolese vogliamo ancora? Continua a leggere »

La sinistra immaginaria e la realtà sociale

 

Un interessante sondaggio sulla composizione sociale degli elettori italiani (Corriere della Sera di sabato 27 gennaio) certifica il gran canyon che separa la realtà dai desiderata della sinistra. Secondo tale rilevazione (che, ricordiamo, non fa altro che comprovare una dinamica in corso da diversi anni) l’ex bacino elettorale storicamente comunista – operai, impiegati pubblici, insegnanti – vota in massima parte (con punte del 40%) il M5S. Al contrario, il sezionamento delle intenzioni di voto per classi sociali e posizioni professionali svela la tara di classe della “sinistra”: per Pd, ma soprattutto per Liberi e Uguali, votano principalmente pensionati, studenti, imprenditori e dirigenti aziendali. Il voto per i partiti populisti, e in massima parte per il M5S, ricorda da vicino i settori Wasp che hanno garantito l’elezione presidenziale di Donald Trump, ma anche in qualche modo la vicenda del referendum inglese sulla Brexit: una (ex) classe operaia bianca e impoverita che vota per chi promette, a parole, una difesa del proprio tenore di reddito. Continua a leggere »

Dopo dieci anni tolti i jersey a Settecamini: la battaglia per la Tiburtina strappa le prime vittorie

 

La lotta per la riqualificazione della periferia industriale romana è solo all’inizio. Sempre a San Basilio, da decenni giace morente uno dei principali ecomostri cittadini, l’ex fabbrica della penicillina, sconfinata costruzione abbandonata, piena d’amianto, dove nel frattempo hanno trovato rifugio un centinaio di senza casa italiani e migranti. Uno scenario letteralmente post-atomico nel cuore della periferia storica della città, sulla Tiburtina all’incrocio col quartiere di San Basilio. Come Carovana delle Periferie e Nodo Territoriale Tiburtino ne chiediamo l’abbattimento e la riconversione in alloggi popolari, salvaguardando i diritti dei senza casa che al momento risiedono dentro. Una riconversione che deve avvenire a spese del proprietario (privato) delle ex fabbrica, che deve farsi carico dello smaltimento dell’amianto presente nella struttura. Il Comune (nonché Regione e Stato), devono invece impegnarsi nella ricostruzione del vuoto urbano, evitando speculazioni edilizie e commerciali. L’ex penicillina può trasformarsi nel simbolo di una nuova idea di città pubblica, al servizio dei cittadini residenti e non degli utenti della città gentrificata. Continua a leggere »

L’inevitabilità della Ue nelle fusioni industriali

 

Col passare del tempo l’Unione europea diviene sempre più un processo inevitabile. E’ bene rendersene conto: uscita intatta dalla crisi economica, difficilmente entrerà in crisi politica di qui a breve. Passi falsi, incomprensioni e competizioni nazionali rimarranno all’ordine del giorno, ma nessuno di questi rallentamenti avrà la forza di interrompere il consolidamento della Ue. Soprattutto per un motivo: complice la crisi, negli ultimi anni molte delle aziende strategiche dei paesi europei sono andate fondendosi tra loro. Conviene ricordare che il progetto europeista nasce esattamente dalla condivisone industriale: attraverso la Ceca – Comunità europea del carbone e dell’acciaio – prendeva forma una relazione industriale che sostanziava l’unione politica. Nell’ultimo anno il processo di fusione industriale ha subito un’accelerazione traumatica, silenziata nei suoi significati politici Continua a leggere »

Sperimentazioni popolari

 

La continua e ansiosa ricerca di modelli originali per ricostruire legami sociali nei territori della periferia procede per sperimentazione. A lungo andare è probabilmente un limite, ma oggi è l’unica alternativa al già visto e al già fallito. E’ attraverso questo estremo pragmatismo che si è arrivati all’iniziativa di sabato, la riapertura – parziale e purtroppo temporanea – di uno dei mille cantieri che in questi dieci anni hanno devastato una delle principali direttrici cittadine tra centro e periferia, via Tiburtina. Se l’organizzazione dei lavoratori dipendenti rimane il nostro problema principale, il completo sfaldamento delle relazioni produttive ci costringe ad aggirare una difficoltà che appare sempre più come strutturale per la sinistra: intervenire nelle contraddizioni tra capitale e lavoro laddove queste non assumono la forma immediata delle relazioni tra lavoratori salariati e padronato. Niente di nuovo evidentemente: da almeno quarant’anni la sinistra, soprattutto quella distante dalle organizzazioni storiche, ha sempre tentato strade alternative al rapporto sindacato-partito nei luoghi di produzione. Continua a leggere »

La “grande coalizione” come unico governo possibile

 

Come noto, anche la Germania proseguirà nel solco della “grande coalizione” (congresso Spd permettendo). Nonostante i proclami socialdemocratici (“mai più un governo con la Cdu!”), la realtà ha ricondotto la “sinistra” tedesca a ben più miti consigli. Ma la “grande coalizione” è l’unica possibilità di governo nell’Unione europea, al di là della convenienza politica che inviterebbe il partito di opposizione a smarcarsi dal governo per evitare sicuri tracolli elettorali. Il processo è fin troppo conosciuto per destare sorpresa. Quello su cui invece bisognerebbe intendersi è che la coalizione liberista non ha come unica forma quella dell’accordo tra partiti di “centrodestra” e “centrosinistra”. Continua a leggere »