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20 November :
1947 - A Campisalentino (Lecce) nel corso di una manifestazione di contadini che contrappone crumiri e scioperanti, i carabinieri sparano contro questi ultimi, uccidendo Antonio Augusti e Santo rescio e ferendo altri 7 dimostranti

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Monopoli privati e diritti sociali: il conflitto inevitabile

 

Tra i diritti fondamentali sanciti in Costituzione c’è quello alla mobilità: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale». E’ una delle tipiche formulazioni di compromesso presenti nella nostra Costituzione. Dal punto di vista liberale, il diritto consente la semplice libertà formale di potersi spostare per il paese senza limitazioni giudiziarie. Dal punto di vista sociale, ogni diritto di questo tipo dovrebbe essere collegato all’articolo 3, secondo il quale «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che…» eccetera. La Repubblica non dovrebbe solo «consentire», ma promuovere attivamente la reale godibilità dei diritti proclamati. Continua a leggere »

Grande la confusione sotto il cielo: perchè usciamo da Eurostop

 

Raramente utilizziamo questo spazio per comunicazioni ufficiali, il più delle volte inutili per un collettivo come il nostro. Se questa volta deroghiamo alla regola che vuole questo un luogo di confronto, e non pietrificato dalle formalità, è perché è ormai inevitabile informare della nostra fuoriuscita dalla piattaforma politica Eurostop. Prendiamo atto della scelta di proseguire nel percorso di Potere al Popolo, una strada che – lo abbiamo discusso lungamente qui e nelle sedi opportune – ci sembra smentire una serie di presupposti analitici che da molti anni andiamo elaborando, come collettivo e insieme ai compagni che ancora animano la piattaforma anti-europeista. Prendiamo atto della mancata critica della realtà, in funzione di un’esaltazione fuori fuoco che insiste nel vedere in una storia che muore – la “sinistra radicale” dei partitini “comunisti” – addirittura un punto di partenza. Continua a leggere »

Appunti postelettorali. Un tentativo di analisi gramsciana

 

Pubblichiamo un articolo di Angelo D’Orsi sulla disfatta elettorale delle sinistre, uscito ieri su Micromega. Proprio perchè D’Orsi non può dirsi vicino alle nostre posizioni, la riflessione proposta è ancora più importante, capace di centrare tutte le questioni determinanti della sconfitta elettorale delle “sinistre radicali”, che rimanda a un fallimento politico che viene da lontano e di cui non si vede soluzione. L’unico appunto: certe cose è giusto dirle ex post, vista anche la miseria del dibattito nella sinistra. Dirle ex ante, però, avrebbe avuto decisamente più valore. Ma D’Orsi è un intellettuale, figura che da molto tempo segue, e non anticipa, il senso della realtà.   

di Angelo D’Orsi

Confesso: ho votato “Potere al Popolo”. Di malavoglia, lo ammetto; non già “turandomi il naso” perché condividevo (e condivido) ideali e sogni di quel popolo di sinistra che si è raggrumato sotto questa etichetta. Non potevo non votarlo, oltre tutto, avendo firmato un appello di intellettuali, sottopostomi dall’amico Citto Maselli, al quale appunto risposi: “Come faccio a dirti di no?”. E poi, se non avessi votato per PaP, per quale lista avrei potuto votare? Se “Liberi e Uguali” fosse nato un anno prima (almeno!), se non avesse riciclato personaggi ingombranti, politici sconfitti, tromboni in cerca di una collocazione, se non avesse rivelato una continuità e contiguità con l’epoca renziana, sarebbe stata quella la scelta giusta, se non altro per recare danno al PD di Matteo Renzi: alla luce dei risultati, del resto, Renzi il danno se lo è arrecato da solo, anche se l’ultimo capitolo della sua vergognosa sceneggiata di dimissioni a rilascio ritardato, è il grottesco “Mi dimetto ma non mollo”. Una promessa che suona come una minaccia. Certo, la tentazione di rinuncia al voto – o meglio di scheda annullata con una scritta del genere: “No alla nuova legge truffa!” – è stata enorme, in me come in tanti altri: votare significa comunque accettare le regole del gioco, e con il “Rosatellum”, come con la precedente legge elettorale, si trattava di un gioco truccato. Forse milioni di schede bianche avrebbero avuto un effetto non irrilevante, mentre con il voto tutti noi abbiamo finito per avallare il sistema, e le sue leggi ingiuste, a cominciare da una legge elettorale a dir poco assurda, con forti elementi di dubbia costituzionalità, che capi dello Stato distratti o disinvolti, o peggio, hanno lasciato passare. Continua a leggere »

Ripresa, crescita, benessere

 

Sabato scorso è apparso sul Corriere un fondamentale articolo per cogliere la direzione del futuro prossimo. Ancora vittime della retorica della crisi, rischiamo di arrivare in ritardo alla comprensione di questa ripresa economica che è sempre più strutturale. Secondo i dati della produzione industriale di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna, nonché secondo i commenti di molti dei protagonisti industriali del nord Italia, «il Veneto sta crescendo a ritmi cinesi»: +6,3% la produzione industriale in Veneto; +5% in Lombardia; anche l’Emilia-Romagna si attesta su queste cifre dichiara Pietro Ferrari, presidente degli industriali emiliani: «anche i nostri numeri sono ottimi. Non ci fosse la crisi del mattone viaggeremo tranquillamente alla velocità di quel 2% del Pil, obiettivo di sempre». Addirittura, aggiunge Giuseppe Milan – Unindustria Treviso – «le aziende non riescono a trovare la manodopera che cercano». Siamo, da un anno abbondante, dentro un ciclo di ripresa economica che, soprattutto mediaticamente, ha rapidamente obliterato le riflessioni sulla crisi. Ripresa economica non significa però crescita in senso generale: ancora oggi i dati della domanda interna rimangono bassi, vicino allo zero. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La gabbia dell’Euro, di Domenico Moro

 

E’ in libreria, ormai da qualche giorno, l’ultima fatica di Domenico Moro, “La gabbia dell’euro, perché uscirne èinternazionalista e di sinistra”, un pamphlet di cui consigliamo caldamente la lettura. Il volume arriva infatti sugli scaffali con straordinario tempismo, a ridosso dell’esito elettorale che ha certificato la scomparsa dai radar della rappresentanza della cosiddetta sinistra radicale, la sconfitta dei partiti euroliberisti e la vittoria di quei populismi percepiti, a torto o a ragione, come euroscettici. Nonché la crescita, seppur lieve, dell’area dell’astensione. Il lettore più attento ci troverà sicuramente alcune risposte alle domande che in questi giorni attraversano il corpo largo della “compagneria” e più in generale potrà rintracciarvi alcune delle cause del disastro in cui siamo collettivamente coinvolti. A cominciare da quello che rappresenta il fulcro del lavoro di Moro e che par tanta (troppa) sinistra rappresenta ancora un vero e proprio tabù politico: la rottura dell’Unione Europea e l’uscita dall’Unione Economica Monetaria. Continua a leggere »

Lezioni elettorali: fascismo, neofascismo e reazione

 

Nel 2013 le due principali forze neofasciste, Casapound e Forza Nuova, presero insieme 137.687 voti, lo 0,4% elettorale. A questo dato va però aggiunto il risultato de La Destra di Storace, dentro la coalizione di centrodestra ma alternativa a Fratelli D’Italia della Meloni: altri 219.769 voti, lo 0,6%. Sommati, i tre partiti neofascisti raggiunsero 357.456 voti, corrispondenti all’1%. Domenica scorsa le forze neofasciste hanno preso, insieme, 437.000 voti, l’1,3%. Effettivamente c’è stato un aumento dei voti verso il neofascismo, ma estremamente contenuto. E’ aumentata notevolmente Casapound, che passa da 47.692 voti a 310.793; aumenta il proprio bottino anche Forza Nuova, da 89.811 a 126.207. Ma ad essere aumentata oltre ogni ragionevole misura, in questi cinque anni, è stata soprattutto l’esposizione mediatica del neofascismo. Nel 2013 Casapound e Forza Nuova rientravano tra gli scherzi della politica. Questo quinquennio li ha di fatto legittimati quali interlocutori credibili, possibili, perfettamente integrati nel “gioco democratico”. La sovraesposizione non sta, attenzione, nella semplice presenza televisiva. Qualsiasi giornalista degno di questo nome ha non solo il diritto, quanto il dovere di raccontare i fenomeni politici che avvengono nella società. Il problema è che alla sovraesposizione mediatica non corrispondeva alcuna rappresentazione reale del neofascismo nella società. Continua a leggere »

Lezioni elettorali: la scomparsa della sinistra

 

Esistono nel nostro malandato paese due presidi sociali di eccezionale importanza, da tempo abbandonati dalla sinistra d’ogni colore: i bar e le edicole. Nei primi si apprende empiricamente la vox populi; nelle seconde si scorge la straordinaria complessità del quotidiano. Né i primi né le seconde bastano per capire la realtà. Ma senza i primi e senza le seconde è matematicamente certa l’incomprensione dell’esistente. Ed è solo in base a questa incomprensione totale del mondo attuale che la sinistra – parliamo qui della sinistra “radicale”, non la destra camuffata di Pd e Leu – procede soddisfatta verso la sua estinzione. Il primo grande equivoco di cui è vittima la sinistra elettorale è più o meno questo: credere, anzi: essere fermamente convinti, che nella società esista una “domanda di sinistra” a cui basta solo dare lo strumento elettorale per esprimersi. Da un quindicennio a questa parte, due mesi prima del fatidico appuntamento elettorale, riparte allegro il ragionamento inappuntabile: diamo agli elettori la possibilità di votare un cartello elettorale “veramente di sinistra”, e loro accorreranno in massa. Purtroppo, un ventennio di batoste non sono state sufficienti a capire l’errore di fondo di un’interpretazione simile. Sinistra, oggi, è sinonimo di globalizzazione, capitalismo 4.0, share economy, Unione europea, liberalizzazioni e privatizzazioni. In Italia la sinistra non è la soluzione, è il problema. Continua a leggere »

Lezioni elettorali: la valanga populista

 

Poteva andare molto peggio di così. Potevamo svegliarci con un Pd al 25%, Forza Italia al 20 e passa, +Europa in Parlamento e Liberi e Uguali sopra il 5. Il fronte euro-liberista, detto altrimenti, avrebbe potuto dare le carte anche stavolta, blandire l’Europa e rassicurare i mercati. E invece il blocco politico della stabilità è uscito sonoramente sconfitto. La governabilità liberista tenterà di procedere col pilota automatico, ma sarà inevitabile fare i conti con la valanga populista. Altrimenti, al prossimo giro di giostra il M5S rischia di arrivare al 50%. Questa, in buona sostanza, la ragione della chiusura renziana ad ogni ipotesi di collaborazione governativa col “populismo”. Nonostante ciò, da due giorni imperversa uno strano lamento a sinistra, quella stessa sinistra scomparsa dai radar elettorali perché eclissata da una realtà confusa con la sua proiezione twitteristica. E’ certo che non c’è nulla di “recuperabile” dal Parlamento uscito fuori dal voto di domenica. Nonostante ciò, l’ingovernabilità manifesta si presenta come terreno più favorevole della serrata euro-liberista. Continua a leggere »

Fotografie segnanti

 

Nonostante l’offerta mediatico-elettorale coprisse sostanzialmente tutto l’arco della politica, dal neofascismo all’estrema sinistra passando per l’euro-liberismo, il protezionismo e tutte le gradazioni del populismo, quelle di ieri sono state le elezioni politiche con la più alta astensione di sempre. Un dato, come sappiamo, ambivalente e sfaccettato, ma che conferma una tendenza storica: senza mobilitazione politico-sociale non c’è alcuna significativa partecipazione elettorale. Da questo punto di vista, le elezioni si confermano un termometro ancora accettabile per leggere la realtà politica di un paese. Una realtà divisa in tre parti: il vasto campo dell’astensione, ormai strutturale e probabilmente irrecuperabile; il polo euro-liberista del consenso; il populismo, qualsiasi forma questo assuma, inteso come polo del dissenso. Diamo conto qui di alcune rapide fotografie emerse dalle elezioni di ieri, mentre affronteremo più nel dettaglio i diversi significati del voto nei giorni a seguire. Un voto denso come mai prima d’ora di valore politico. Continua a leggere »

Inutili elezioni

 

Tra una settimana, qualsiasi sarà il risultato elettorale, tornerà in carica l’attuale governo. Non per le anomalie del sistema politico italiano però. Nell’ambito dell’Unione europea, attualmente, sono 17 i governi di “grande coalizione”, che godono cioè dell’appoggio più o meno formalizzato, più o meno mascherato, di “centrosinistra” e “centrodestra” (rigorosamente virgolettati: non esiste alcun centrosinistra o centrodestra, quanto un monocolore euro-liberista dai tratti sempre più marcatamente orwelliani). Alcuni sono espliciti, come in Germania. Altri hanno escogitato formule originali, come il partito-coalizione En Marche di Emmanuel Macron in Francia. Da noi prevale il bizantinismo, che ha portato prima “centrodestra” e “centrosinistra” ad accordarsi formalmente (governo Letta, patto del Nazareno), poi a litigare mediaticamente (lo sfaldamento del Pdl), successivamente a scindersi elettoralmente (il ritorno di Forza Italia e la nascita del “Nuovo centrodestra” di Alfano, nonché Mdp), pur di non modificare la sostanza del compromesso costruito nel 2013. Continua a leggere »