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Rivolte tossiche o contraddizioni in seno al popolo?

 

La presunta “rivolta” di questa parodia di movimento denominatasi “forconi” avrebbe tranquillamente attraversato le nostre vite senza lasciare traccia. Troppi gli indizi e i fatti che la descrivevano come ultima propaggine di un leghismo sociale senza più rappresentanza. Piccoli imprenditori, partite iva, negozianti, camionisti; e, politicamente, organizzata da un insieme di persone equivoche, tutte fedelmente schierate nel centrodestra, molti dei quali candidati in questi anni proprio del PDL. A chiudere il cerchio, il tentativo di Forza Nuova e Casapound di allacciare rapporti con questa protesta, entrarci in incognito, appoggiarla direttamente nei propri canali. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, e se il neofascismo legge questa protesta come terreno favorevole alle proprie aspirazioni, inevitabilmente questa non può che essere contraria alle nostre. Scopriamo però che non tutti la pensano così. Ad esempio Infoaut, che attraverso una lettura “marxista” prova a ragionare non tanto su ciò che la protesta è oggi, ma sulle proprie potenzialità. Cogliere cioè tali mobilitazioni come uno spunto acerbo, una possibile eccedenza che ha bisogno solo di un suo percorso di liberazione da sovrastrutture politiche sedimentate negli anni. Insomma, per tagliare con l’accetta: se chi ha organizzato ora questa protesta è di “destra”, la composizione sociale della stessa è invece un terreno nel quale dovremmo sporcarci le mani, senza inutili preclusioni verso una composizione di classe simile alla nostra, o quantomeno disponibile a spostarsi verso parole d’ordine progressive tali da poter allacciare possibili percorsi. In sintesi, la teoria di Infoaut è che nel corso del tempo la composizione di classe sarà sempre più spuria, sempre meno omogenea, e questo produrrà degli istinti di classe apparentemente sempre meno comprensibili e non immediatamente fecondi. Sta a noi, col nostro lavoro militante quotidiano e sporcandoci le mani, trasformare quegli istinti in vera coscienza, lavorando su quegli strati della protesta potenzialmente vicini ai nostri percorsi.

L’analisi di Infoaut ha il merito di problematizzare il problema in maniera intelligente, e nel farlo di utilizzare una dialettica di classe in questi anni sempre meno utilizzata. Oltretutto, pone un problema a tutti coloro che in questi anni hanno paventato la presenza di una possibile “eccedenza” popolare ancora distante dai nostri percorsi ma potenzialmente integrata nella nuova composizione di classe del nuovo proletariato. E l’appunto è validissimo: voi che parlate tanto di eccedenza, non crederete mica che questa si presenti nelle forme novecentesche già inquadrate, omogenee, istintivamente progressiste, un terreno già rassodato sul quale noi facilmente dovremmo solo portare avanti un’opera di organizzazione. L’eccedenza è molte cose: comprende l’immigrato precario e sottopagato, ma anche il piccolo imprenditore “proletarizzato”, la partita iva impoverita, il padroncino che lavora dieci ore al giorno per non arrivare a mille euro. Rispetto a tutta questa fascia sociale in via di impoverimento, come dovrebbe porsi il movimento di classe? Rifiutare in blocco una composizione aliena alla nostra storia o aprire dei canali di dialogo, andare a vedere cosa succede e poi semmai valutarne le potenzialità?

Se queste sono le domande esplicite e implicite dell’analisi di Infoaut, sono domande sacrosante. La nuova composizione di classe ci mette di fronte problemi nuovi e difficili, che non possono essere affrontati con canoni storici legati a una composizione sempre più marginale, almeno in Italia e negli stati dell’Europa occidentale. La domanda di fondo è quella del titolo: queste proteste rappresentano una forma tossica di manifestazione politica, sostanzialmente avversa ai nostri interessi e ai nostri obiettivi, o rappresentano una “contraddizione in seno al popolo”, una forma politica confusa, delle parole d’ordine sbagliate, per una composizione che in realtà appartiene alla classe che vorremmo organizzare?

Se tutte queste domande sono giuste e condivisibili, la curiosità verso qualcosa di sconosciuto non può però relegarci a tifosi della protesta “purchessia”. Ad un’analisi di classe va risposto con una dialettica di classe. Il terreno posto da Infoaut è quello giusto, le domande sacrosante, ma le risposte che noi intravediamo confermano più che smentire il primo, istintivo, rifiuto della protesta dei “forconi”. Anzitutto, la composizione sociale: questa non è altro che la vecchia base “di massa” su cui si era appoggiato il “forzaleghismo” in questo ventennio. Un insieme, anche eterogeneo al suo interno, di un mondo della produzione caratterizzato però da un dato di fatto costante: nessuno di questi “forconi” è un lavoratore dipendente. Certo, all’interno di una mobilitazione che ha assunto in alcuni luoghi carattere di massa, questa si sarà portata dentro un po’ di tutto, anche dei lavoratori salariati; certo, in alcuni singoli contesti quote di lavoratori salariati saranno stati presenti anche in maniera rilevante; ma il dato di fondo rimane la distanza di classe tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. L’impossibile convergenza è determinata dagli obiettivi che questa protesta porta con se. Aumentare le garanzie per i lavoratori produrrebbe un peggioramento delle condizioni di produzione dei padroncini. Il vero e unico obiettivo politico di questa protesta (attorno al quale ruotano tutti gli altri obiettivi intermedi o marginali), è la diminuzione della tassazione statale alle imprese. La retorica sulla quale poggia la protesta è l’impossibilità di continuare a produrre efficientemente e in maniera economica quando lo Stato si riprende una parte di questa produzione con una tassazione sempre più alta. Bene, un problema sicuramente rilevante, ma un problema dei padroni, piccoli o grandi che siano. Non è un caso che queste parole d’ordine convergano con quelle di tutto il mondo politico di centrodestra, proprio perché gli interessi di classe sono identici, e tutti volti a risolvere il problema del miglioramento delle condizioni di vita dal lato della produzione economica e non da quello del lavoro, e anzi dove possibile diminuendo notevolmente le conquiste di classe fino ad ora mantenute.

La visione generale da cui dovremmo liberarci è quella politicista per cui una rappresentanza politica di destra ha condotto verso di se una serie di necessità popolari che altrimenti si sarebbero espresse in altro modo; ed oggi, messa in crisi quella rappresentanza politica, potrebbero dirigersi altrove, magari anche a sinistra. E’ questa la narrazione tossica da cui dovremmo liberarci. Quel mondo lì esprime posizioni politiche di destra, al di là e a prescindere dalla rappresentanza politica che si da o nella quale confluisce, perché sono posizioni che implicitamente si pongono in contraddizione col mondo del lavoro dipendente.

Certo stiamo parlando di un mondo della piccola borghesia incapace di avere una posizione storicamente determinata. Se fosse presente in Italia una forza proletaria egemone, un pezzo anche importante di quella piccola borghesia potrebbe gravitare attorno alle nostre rivendicazioni, esserne egemonizzata, esattamente come il PCI egemonizzava un insieme sociale a volte contraddittorio (pensiamo ai tassisti romani, o a un certo mondo aristocratico in via di disfacimento). Ma questa forza oggi in Italia non è presente, e il rischio che notiamo è che una parte di movimento, nel tentativo di relazionarsi con queste proteste, invece di esercitare egemonia su queste venga all’opposto “egemonizzato” da alcune prole d’ordine delle proteste stesse. Ad esempio, sul discorso delle tasse, l’unica posizione forte che in fondo esprimono le mobilitazioni dei forconi. Senza un chiaro indirizzo politico, il rischio sarebbe quello di portare una parte di movimento a fare campagna politica sulle tasse troppo alte, non capendo che l’obiettivo ultimo di questa parola d’ordine è quello di ridurre il peso dello Stato nell’economia per aumentarne quello del settore privato, che poi è quello sceso in piazza in questi giorni.

Detto tutto questo, il problema sollevato da Infoaut è assolutamente attuale e decisivo. Sporcarsi le mani non vuol dire solo lavorare nell’ombra di una militanza quotidiana nelle contraddizioni sociali che si presentano, ma uscire dalle proprie comodità intellettuali, dai propri riferimenti storici, andare là dove questa eccedenza di trova e là dove questa eccedenza potrebbe essere organizzata. Non ci sembra questo il caso, ma ci sembra, quello proposto da Infoaut, il metodo da seguire per chi abbia ancora intenzione di ricomporre parzialmente la classe disgregata.

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49 comments to Rivolte tossiche o contraddizioni in seno al popolo?

  • lavoratore onesto

    la cosa “positiva” di tutto ciò è che comunque un margine di radicalismo si trova sempre.

    Certo, appena si parlasse di più diritti ai lavoratori, di maggiori salari e di più tutele (orrore!), i forconi si defilerebbero, si scioglierebbero come neve al sole.
    E correrebbero sotto alle gonne politiche dietro cui si nascondevano fino all’altroieri.

    Ma almeno, un minimo spazio di scontro si crea sempre. E in attesa di tempi migliori, è un qualcosa.

  • Infedeleinveterato

    Vorrei inoltre ricordare ai compagni di Infoaut che i forconi hanno insultato e sono quasi arrivati alle mani con gli operai della FIOM, gli ambulanti e gli universitari a Torino. Tanto per dire.

  • Andrea

    Analisi pienamente condivisibile in ogni punto.

  • lavoratore... (autonomo)

    In rete ho trovato anche queste riflessioni sul (un paio di giorni prima) 9 dicembre: http://freccia.noblogs.org/post/2013/12/07/qualche-riflessione-sul-9-dicembre/

  • roberto

    La piccola borghesia non ha niente da spartire coi lavoratori,i suoi interessi sono completamente divergenti da quelli dei lavoratori salariati.l’analisi fatta e’ giusta.il percorso deve essere autonomo da loro e dai riformisti.il capitalismo non ci piace in nessuna salsa.

  • tronco

    famo na cosa rapida: in altri tempi c’era na parola per definire sti tizi dei forconi: kulaki. E c’era pure na soluzione, sempre na parola sola, gulag.
    Per i resto concordo coi compagni di militant, ma io alle volte sono più spiccio e me ne scuso.

  • Militant

    Cerchiamo comunque di cogliere la dialettica proposta da Infoaut. Soprattutto, e forse è la dinamica più interessante, probabilmente non in ogni contesto territoriale queste proteste di svolgono nello stesso modo. Magari in alcuni contesti sono oggettivamente impossibili da attraversare, mentre in altri sono caratterizzate da una maggiore presenza sociale effettivamente di classe. Non lo sappiamo, a Roma queste manifestazioni si sono risolte in un flop clamoroso, esemplificato nei due romanissimi camerati in cerca di blocchi stradali camminando a piedi sul Raccordo di notte. L’arresto per manifesta inferiorità cerebrale è in questo caso sacrosanto. Poverini, ce li immaginiamo che attraversano il Raccordo imprecando “ndo cazzo starà sto blocco”, o “ao io nun vedo gnente, provamo sulla Roma-L’Aquila”.

    Innsomma, la nostra posizione è chiara, ma non essendo nulla di particolarmente definito e definitivo, lasciamoci margini per comprendere meglio il fenomeno.

    • Ingmar

      Marxianamente però si afferma che il proletariato voglia anch’esso cessare di essere tale, oppure solo il sottoproletariato? O semplicemente questo non è cosciente dello stato in cui si trova?
      E’ importante, pur con tutte le innegabili differenze indivuduali, perchè sennò il discorso che passerebbero volentieri dall’altra parte varrebbe anche per i proletari, che quindi cercando di giocare bene le fiches del capitalismo, cercheranno di diventare autonomi, proprietari ed assumere dipendenti non appena ne avessero occasione.
      Allora premettendo che sono un libertario per l’autogestione popolare ed il graduale superamento dello stato e del sistema monetario, però il discorso delle tasse non lo sottovalutarei, in un’ottica statale non dico con questo che lo si stia facendo.
      Il sistema capitalista è al collasso ma le manovre per aumentare il gettito fiscale sembrano suicide sotto ogni punto di vista, perchè in teoria facendo fallire le attività per avere troppi soldi subito, non ne avrai più entro breve, e non avrai il flusso di soldi necessario a che il capitalismo (ma forse solo quello “reale” che ormai è stato superato) viva, portando soldi allo stato tramite i movimenti, la tassazione è infatti come una tasca bucata che perde come ci si muove :D , perlomeno dovrebbe perdere in ragione di quanto pesa. Cioè la logica vorrebbe che non si tassino attività in difficoltà e che i soldi si prendano dove ne circolino molti.
      Ovviamente questo conduce alla stucchevole retorica dell’imprenditore che crea lavoro, quando ad una attenta analisi sottrae mezzi al lavoro autonomo o cooperativo, e sottrae il possesso del proprio lavoro, creando una distribuzione logaritmica della ricchezza e dei rapporti di servizio basati su dinamiche di potere. Se di questa detassazione/agevolazione che viene chiesta a gran voce, che da respiro alle imprese ne beneficiano anche i lavoratori,-ma solo fino a quando questa non dovesse arrivare a fatturare molto e ad essere fuori pericolo o persino redditizia -.
      Cioè finche il lavoratore si limita a chiedere un salario più alto, la lotta è di retroguardia e ciò non lo condanno mica, però ha senso allora associarsi contro una tassazione comunque iniqua che soffocherebbe l’impresa, in cambio però che entri qualcosa anche a loro, non che debbano accontentarsi di poter continuare a lavorare perchè l’impresa non chiude e zitti.
      Chiaro che il grosso della rivendicazione forcona a questo non ci pensa. Oltretutto ci si chiede dove fossero quando c’erano i no global che si opponevano alla deregolamentazione, quando pensavano che gli convenisse e aprisse loro nuove frontiere per poter diventare grandi.
      Purtroppo per questi le tasse, seppure obiettivamente esose e scriteriate nel soffocare i già impoveriti, contro ogni principio costituzionale, sono un ostacolo nè più né meno che la contrattazione sindacale, una spesa, una scocciatura, un ostacolo al loro profitto sul lavoro altrui, dove in genere il capitalista amministra i soldi.
      Ovviamente questa è un po’ una caricatura del “padrone” che non può prendere tutti indistintamente, oltretutto pare che molti di loro fatichino e partecipano, quasi al livello di un dipendente. E a differenza delle multinazionali, la differenza di profitto non è così apprezzabili.
      Ma qualcuno osserverà che sono semplicemente i primi gradini della grande scala delle iniquità capitalistiche, che in grande scala (o in cima alle scale, visto che parliamo di gradini) tendono naturalmente a moltiplicarsi.

  • Severs

    Non lo so, qui non si tratta di non volersi sporcare le mani: non vedo come altro dovrei sporcarmi le mani oltre a criticare il fatto che queste proteste non hanno coscienza di classe. Il fatto che formalmente questi facciano parte ormai del “proletariato” o quasi non significa molto in quanto la loro protesta proviene proprio dalla disillusione che stanno vivendo dopo 20 anni di berlusconismo in cui hanno pensato di poter diventare classe dirigente. Non vedo alcuna coscienza dei meccanismi del capitalismo che li hanno portati nella condizione in cui sono adesso. Sono persone che passerebbero dall’altra parte appena possono, non protestano perché vogliono una società senza classi ma perché vogliono abbandonare il proletariato, è una dimensione di protesta totalmente individuale ed egoistica, che non c’entra proprio niente con quello di cui parliamo noi. Non vedo nessuna contraddizione in seno al popolo, è sempre stato così: non sei “buono” solo perché fai parte delle classi subalterne o “cattivo” se non ne fai parte, quello che fa la differenza è quanto sei cosciente di far parte di una determinata classe, quanto vuoi che questo sistema di classi non esista più e quanto agisci di conseguenza. Qui io non ci vedo niente di tutto ciò.

  • Severs

    come non detto, l’articolo originale di Infoaut di cui si parlava diceva sostanzialmente proprio questo solo che non l’avevo letto, mi scuso per l’intervento inutile

  • dallaCarovana

    InfoAut più che il marxismo ciancia il linguaggio e le categorie della Scuola di Francoforte, dei Marcuse, Adorno, Negri & co. provetti librai che nel corso del novecento hanno promosso l’insinuazione nel movimento comunista di cultura borghese a palate, favoriti dalle cattedre universitarie e dal revisionismo moderno che una volta portato alla rovina il vecchio movimento comunista gli ha spianato la strada. I comunicati di Infoaut sono significativi perchè schiettamente professano il verbo francofortese parlando di sussunzione reale della società nel capitale e di incorporazione dei rapporti di produzione capitalisti nel proletariato. Quasi quasi InfoAut va a braccetto con Fukuyama e la sua fine della storia (Fukuyama pare essere stato un ammiratore da destra di negri e dei negrini). Stupisce che Militant tanto attenta alla purezza di classe da ritenere detestabili la piccola borghesia con il suo senso comune i suoi trattoristi, bottegai, commercianti, piccoli e medi imprenditori spiantati dalla crisi, dimentichi di dar battaglia sull’autentica fesseria contenuta nei pezzi recenti di InfoAut. Piuttosto Militant attacca InfoAut laddove, da comunisti, InfoAut non andrebbe criticata. Senza concezione marxista ma con un buon fiuto movimentista (che gli viene del tutto probabilmente da esperienze avanzate di cui sono parte e testa piuttosto che dal proprio bagaglio teorico) InfoAut dice che le strutture di movimento devono porsi il problema di intervenire nelle piazze con la composizione di sociale del 9 dicembre. Per loro che la classe operaia è tutt’uno col capitale o addirittura è scomparsa lasciando il posto a moltitudini ecc. la piazza del 9 dicembre è il distaccamento arretrato di frattaglie di classe da “ricomporre”. Ma questi scolari di Francoforte un indicazione giusta pur la danno: non lasciare le piazze del 9 dicembre alla reazione, intervenirvi e metterle in collegamento con le mobilitazioni progressive esistenti nel paese. Questo spunto di InfoAut è universalmente giusto. Eppure Militant ne fa l’oggetto della propria critica e giù con uno stuolo di luoghi comuni: la composizione di classe del 9 dicembre è la stessa del leghismo, i fascisti sono interni alle proteste, ecc. Che la piccola borghesia scesa in piazza provenga in parte dalle file del leghismo e che i fascisti approfittino della protesta per cavalcarla è la scoperta dell’acqua calda. Non vedono i compagni di Militant che la piccola borghesia del 9 dicembre scende in piazza alla sua maniera proprio perchè ha avviato una rottura dei ponti con il leghismo (dal partecipare ai raduni di Cota ad autorganizzarsi per prendere d’assalto i palazzi di Cota). Dove c’è un passo in avanti i compagni di Militant ne vedono uno all’indietro. Dove c’è un potenziale pericolo reazionario(che la destra fascista prenda la testa della piccola borghesia agitata e la arruoli nelle sue file) i compagni di Militant tendono a vedere un percorso realizzato e concluse (dimenticando che l’Italia è il paese europeo che sta mostrando i migliori anticorpi alla mobilitazione reazionaria). Dove c’è un nuovo settore di masse popolari che si solleva dando la sua risposta alla chiamata, pu postuma, alla mobilitaizone del 18-19 ottobre e sul quale lo schieramento della sollevazione avrebbe il compito di stabilire un egemonia i compagni di Militant tendono a vedere una rivolta tossica. Tutto può divenire tossico, ancor di più l’agitazione della piccola borghesia in panne. Nel 1920 i bottegai torinesi consegnarono le chiavi dei propri negozi alle Camere del Lavoro, due anni dopo l’incapacità rivoluzionaria del PSI gettò quegli stessi bottegai nelle mani dei fascisti di cui diventarono base di consenso sociale e truppa. Dipende da noi. I compagni di Militant denunciano che l’ambizione della piccola borghesia sarebbe ritornare a poter sfruttare forza lavoro in condizioni più agevoli e da qui ne racavano che con la piccola borghesia non ci si deve aver a che fare. Il corso della crisi dopo aver spianato le aziende e le botteghe spianerà le fantasie reazionarie della piccola borghesia. La storia non torna indietro. Il bottegaio deve mettere la croce sulla propria bottega e i compagni di Militant possono mettere la croce sulla conquista di un contratto decente e di miglioramenti salariali per la classe operaia da qui alle tappe future della crisi. E’ nella costruzione della rivoluzione socialista il presente e il futuro delle classi delle masse popolari del nostro paese. I comunisti che non mettono al centro questo obiettivo e il dibattito sulla strategia della rivoluzione nel nostro paese finiscono inevitabilmente in una condizione di impotenza. Questo è un altro discorso. Implicito l’invito a raccogliere la proposta. Saluti comunisti

  • secco

    Spero sinceramente che ci si organizzi e si dia il via ad una mobilitazione avversa a questo marasma populista, mediatico, a mio avviso solamente inventato per oscurare le vere lotte….la cosa infatti che mi da nervi in modo esagerato è che nessun media cerca di fare un calcolo di quante persone realmente ieri si siano fermate. Secondo un mio rapido calcolo sono meno di 10000 persone. E se valutiamo una manifestazione per il diritto alla casa della settimana scorsa contiamo addirittura più persone (in rapporto), ma con un effetto mediatico decisamente minore. In sostanza vedo in questi “forconi” solo ed esclusivamente un prodotto creato solo per oscurare le vere lotte. Va fatto ovviamente un minimo distinguo dagli scontri di torino, dove qualche compagno ha cercato chiaramente di infilarsi per alzare il tono dello scontro, ma senz<a smuoverlo sul punto di vista politico che è proprio ciò che manca a questa ultima trovata. Poi per concludere servirebbe davvero una mobilitazione da parte di noi tutti per bloccare questa ennesima, per fortuna poco incisiva infiltrazione fascista. Sarebbe importante…
    Poi che venissero coi forconi…l'aspettamo coi badili.

  • [...] ripreso o commentato da diverse realtà e soggetti politici (ad esempio il blog di Militant  quello di Luciano Muhlbauer ), fino a giungere a quello pubblicato dal sito Contropiano o dal [...]

  • codadilupo0079

    Scusa Dalla Carovana, oggi gli organizzatori del #9D incontreranno Berlusconi, dove la vedi la rottura con il vecchio centro-destra pdl+lega? Io vedo più che altro la rapida gestazione di un movimento reazionario di massa con forti legami di continuità con il blocco conservatore del ventennio appena trascorso. Di nuovo c’è solo un’accelerata reazionaria e anti-europeista.

  • Volgere lo sguardo all’eccedenza per perdere la sostanza?

  • tonto

    Qualunque considerazione si faccia non si può dimenticare il contesto: “sinistra storica” al potere e sinistra antagonista che si occupa di buchi nelle montagne e, quando va bene, di case popolari occupate. I vuoti prima o poi si riempiono.

  • max

    Concordo moltissimo, e mi permetto di aggiungere 2 osservazioni.
    Sporcarsi le mani è necessario perchè, temo, la “classe” così come finoraa l’abbiamo intesa non sarà più quella del lavoro salariato e dipendente tradizionalmente inteso. Anzi, mi vien da dire che su questo una parte del movimento è già in ritardo di molti anni, mentre ad essere sinceri un’altra parte ci prova a lavorare da tempo.
    Detto questo però, fasci o non fasci, mi concentro sui fini, sulla società che vogliamo raggiungere. Ecco, certamente la mia idea di società non è certo quella che esprime la rabbia di queste manifestazioni. Abbiamo due idee di società diverse: inclusiva la nostra, esclusiva e per una parte la loro. e su questo credo che non ci potrai mai essere alcun terreno comune.
    Eh, si, sono orgoglioso di essere arrivato a questa conclusione dopo 3 giorni di letture, ascolto, curiosità, con sguardo critico ma senza preconcetti, almeno or ho la forza dei fatti per sostenerlo.

  • Mattia

    Mi dispiace vedere militant che esprime queste, a mio avviso, errate posizioni.
    Mi rendo conto che la situazione romana è differente rispetto a quella delle altre parti d’Italia ma non è giustificatorio rispetto a queste posizioni.
    Credo che più di ogni altra cosa, se non vogliamo che la mobilitazione reazionaria prevalga su questo movimento dobbiamo intervenire noi comunisti, come dice InfoAut che sicuramente non è nelle mie grazie, “sporcarsi le mani” ma non con “altre mobilitazioni” con queste. Come dice bene il post precedente, collegarli alle altre mobilitazioni in corso dove i compagni bene o male hanno una grande influenza, dove non sono dirigenti.
    E’ verità che in queste mobilitazioni ci sono piccola-media borghesia, bottegai, commercianti etc. ma a loro si sono uniti singole individualità di operai, disoccupati, precari. Chi sono questi ultimi? sono “gente nostra” oppure no?
    Se non siamo noi ad intervenire, a sviluppare la concezione di entrambi (commercianti, precari etc), sviluppando il coordinamento etc, sarà qualche formazione reazionaria a farlo e dopo si che abbiamo fatto il loro gioco. Arditi del popolo docet.
    Allora bando agli indugi ed interveniamo, qui ed ora!

  • giancarlo baiano

    prima di tutto grazie per il contributo di discussione. purtroppo temo che saremo in pochi a leggere l’articolo,visti i livelli culturali e di impegno della gente. giusto ieri avevo posto una domanda: forconi,alba dorata all’orizzonte o indignados? E’ vero,chi si batte contro le tasse,tendenzialmente è di destra:perchè non comprende il valore sociale e solidale della tassazione,perché non ne comprende il valore redistributivo delle disuguaglianze,perchè è contrario all’intervento dello Stato ed è favorevole alle privatizzazioni,comprese quelle dei servizi sociali di base,come scuola,sanità,cassa integrazione,sostegno al reddito e pensioni. D’altra parte non si può negare che lo Stato non ha dato risultati accettabili ed esempi virtuosi,considerate le connivenze con i forti poteri privati,la corruzione dilagante,l’arroccamento in forma di casta delle forme politiche di rappresentanza che sono stati,storicamente,i partiti e le istituzioni rappresentative costituzionali. E’ vero che la critica al sistema dei partiti è tendenzialmente di destra,così come quella alle strutture decentrate di decisione,vedi la richiesta dell’abolizione delle provincie o,persino,quella delle regioni. E’ per questo che non sono,di principio,favorevole all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti,al chiudersi sempre più nel particolare,non a caso pare che l’unica forma che continua a riscuotere consensi sia quella delle municipalità,di stampo medievale… D’altra parte questi partiti,questa classe politica hanno mostrato di non essere all’altezza dei valori delle istituzioni che ha gestito. E’ vero che la libertà di stampa e di opinione deve essere considerato un valore sacro libertario,che la comunicazione di massa,le tecnologie,la televisione e internet sono conquiste di civiltà ad alto potenziale democratico, ma possono,come si è ormai acclarato da 50 anni,essere anche un enorme potenziale di controllo e di plagio delle masse e di manipolazione della realtà. Purtroppo,come spesso la Storia ha dimostrato,tutto dipende dalle qualità degli uomini:quelli che si occupano di politica,come quelli che si occupano di informazione; quelli che ora si trovano nelle piazze e domani ad approfittarsi dei meschini vantaggi personali; i padroncini,gli agricoltori,gli artigiani,i piccoli costruttori impoveriti oggi,ma che ieri e domani non si sono posti,né si porranno scrupoli a sfruttare in nero gli immigrati,a licenziare e ad evadere le tasse. Allora che fare? Per quel che mi riguarda ho in parte rinunciato a credere nelle masse,nel popolo e in chi le vuole capeggiare;ho rinunciato,forse cinicamente,a credere che la Politica sia “una” e “pura”,scevra di contraddizioni;mi piace parlarne,in termini “filosofici”,astratti,”idealistici”,”razionalistici”,ma come esercizio dell’intelletto; si muore e,talvolta, si lotta per la mancanza del pane; si chiacchiera e,talvolta,si lotta per la mancanza di libertà; si spera e,troppo spesso,si uccide in nome di una religione;e poi ci sono le categorie marxiste delle classi e della dialettica,dell’anticapitalismo e del comunismo,ma non riesco,e forse è un bene,a leggere la realtà sotto queste univoche e ipostatiche categorie. Perciò mi accontento delle rivolte,piuttosto che affidarmi alle rivoluzioni;mi cibo del presente denso di passioni e di contraddizioni,piuttosto che credere ad un futuro palingenetico. Godrò nel veder bruciare tutto,sempre pronto a scappare se il fuoco mi raggiunge o a salire in montagna come i vecchi partigiani.

  • Militant

    @ dallaCarovana
    A parte il tono vagamente accusatorio e in parte saccente, proviamo a risponderti nel merito, perchè nel merito ci sembra che in parte equivochi e in parte dici cose giuste, ma che se leggi bene diciamo anche noi.

    “Piuttosto Militant attacca InfoAut laddove, da comunisti, InfoAut non andrebbe criticata”

    Infatti noi non stiamo criticando Infoaut su quel terreno. Anzi, il terreno che propone Infoaut è quello giusto: essere presenti laddove si esprimono le contraddizioni capitaliste, anche acerbe o apparentemente opposte ai nostri interessi. Il problema è che o si ha la forza di indirizzare quella compisizione là sul nostro terreno, o si viene indirizzati. In altri termini, o si fa egemonia o la si subisce. In questo caso, potrebbe verificarsi proprio questo: che una serie di strutture politiche vengano spostate sui contenuti della protesta, piuttosto che spostare i contenuti della protesta verso posizioni politiche progressiste.

    “Ma questi scolari di Francoforte un indicazione giusta pur la danno: non lasciare le piazze del 9 dicembre alla reazione, intervenirvi e metterle in collegamento con le mobilitazioni progressive esistenti nel paese. Questo spunto di InfoAut è universalmente giusto. Eppure Militant ne fa l’oggetto della propria critica e giù con uno stuolo di luoghi comuni: la composizione di classe del 9 dicembre è la stessa del leghismo, i fascisti sono interni alle proteste, ecc”.

    La composizione di classe del 9 è la stessa del leghismo. Questo non è un luogo comune, altrimenti in piazza ci sarebbe stato il lavoro dipendente, che invece non c’era (o almeno non c’era a Roma; se invece a Torino era presente, era giustissimo starci). La compisizione è centrale, perchè in una composizione di classe effettiva ma spostata a destra ci si può lavorare; in una composizione opposta alla nostra ma apparentemente vicina nelle rivendicazioni, è bene saper mantenere le distanze, porre paletti.
    Non abbiamo mai detto, peraltro, che i fascisti sono “interni” alle proteste, ma che cercano di avvicinarsi, cercano un’internità. Questo significa che la visione fascista vede queste proteste come proficue per i loro interessi. Quindi, la percezione che hanno è la stessa, in fin dei conti, nostra: non sono lavoratori dipendenti, legati ad uno schema di classe. E’ una piccola borghesia confusa e non più rappresentanta in cui noi potremmo inserirci con le nostre rivendicazioni.

    Detto tutto questo, infine, una nota (ancora) metodologica: o in queste proteste ci si sta dall’inizio e nei momenti in cui queste vengono costruite, o non si sale sul carro della mobiitazione in corsa e in affanno. Perchè facendo così si corre il rischio concreto di rimanerne invischiati e di portare l’acqua ad un mulino che ora è apparentemente dalla nostra parte ma che in realtà, in altre dinamiche, sarebbe la controparte. Quindi questo lavoro di internità non va prodotto in piazza facendo massa di manovra all’organizzatore di turno; ma nelle riunioni, mettendo in minoranza quegli organizzatori che, guardacaso, erano e rimangono tutti nell’alveo politico del centrodestra.
    Per vent’anni la lotta della val di Susa ha coinvolto (e sconvolto) la politica piemontese. Dov’erano questi forconi incazzati quando si trattava di prendere posizione su questo? E dove sono adesso, dov’è che si esprimono in vicinanza ad altre lotte? Questo persorso si forma nella costruzione delle proteste, non a proteste in corso e già eterodirette.

    Insomma, tu andresti a fare “entrismo” in un’assemblea del “sindacato” “autonomo” dei trasportatori (cioè gente che possiede due o tre camion, sovente guidati dal romeno di turno, sottopagato e schiavizzato dai ribelli forconi, per 50 euro a viaggio?) Se si, perchè non ci sei andato nelle altre centinaia di volte che hanno scioperato bloccando le autostrade? E se no, perchè allora vorresti salire sul carro in corsa, carro e corsa organizzati da loro?

  • giancarlo baiano

    http://www.militant-blog.org/
    Prima di tutto grazie per il contributo di discussione. Purtroppo temo che saremo in pochi a leggere l’articolo, visti i livelli culturali e di impegno della gente.
    Giusto ieri avevo posto una domanda: forconi,alba dorata all’orizzonte o indignados?
    E’ vero, chi si batte contro le tasse, tendenzialmente, è di destra: perchè non comprende e non è d’accordo con il valore sociale e solidale della tassazione, perché non ne comprende e non ne concorda il valore redistributivo delle disuguaglianze, perchè è contrario all’intervento dello Stato ed è favorevole alle privatizzazioni, comprese quelle dei servizi sociali di base, come scuola, sanità, cassa integrazione, sostegno al reddito e pensioni.
    D’altra parte non si può negare che lo Stato non ha dato risultati accettabili ed esempi virtuosi, considerate le connivenze con i forti poteri privati, la corruzione dilagante, l’arroccamento di casta delle forme politiche che sono state, storicamente, i partiti e le istituzioni rappresentative costituzionali.
    E’ vero che la critica al sistema dei partiti è tendenzialmente di destra, così come quella alle strutture decentrate di decisione, vedi la richiesta dell’abolizione delle provincie o, persino, quella delle regioni. E’ per questo che non sono mai stato, di principio, favorevole all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, al chiudersi sempre più nel particolare, non è un caso che l’unica forma che pare continui a riscuotere consensi sia quella delle municipalità, di stampo medievale… D’altra parte questi partiti, questa classe politica hanno mostrato di non essere all’altezza dei valori delle istituzioni che hanno gestito.
    E’ vero che la libertà di stampa e di opinione devono essere considerati valori sacri e libertari, che la comunicazione di massa, le tecnologie, la televisione e internet sono conquiste di civiltà ad alto potenziale democratico, ma, come ormai si è scritta molta letteratura e capitoli storici da almeno 50 anni, possono essere anche un enorme potenziale di controllo e di plagio delle masse e di manipolazione della realtà.
    Purtroppo, come spesso la Storia ha dimostrato, tutto dipende dalle qualità degli uomini:
    quelli che si occupano di politica, come quelli che si occupano di informazione; quelli che ora si trovano nelle piazze e domani ad approfittarsi dei meschini vantaggi personali; i padroncini, gli agricoltori, gli artigiani, i piccoli imprenditori impoveriti, oggi, ma che ieri e domani non si sono posti, né si porranno scrupoli a sfruttare in nero gli immigrati, a licenziare e ad evadere le tasse. Allora che fare?
    Per quel che mi riguarda ho in parte rinunciato a credere nelle masse, che siano classi o popolo e in chi le vuole capeggiare; ho rinunciato, forse cinicamente, a credere che la Politica sia “una” e “pura”, scevra di contraddizioni; mi piace parlarne, in termini “filosofici”, astratti, “idealistici”, “razionalistici”, ma come esercizio dell’intelletto; si muore e, solo talvolta, si lotta per la mancanza del pane; si chiacchiera e, solo talvolta, si lotta per la mancanza di libertà; si spera e, troppo spesso, si uccide in nome di una religione; e infine ci sono le categorie marxiste delle classi e della dialettica, dell’anticapitalismo e del comunismo, ma non riesco più, e forse è un bene, a leggere la realtà sotto queste univoche e ipostatiche categorie. Perciò mi accontento delle rivolte, piuttosto che affidarmi alle rivoluzioni; mi cibo del presente denso di passioni e di contraddizioni, piuttosto che credere ad un futuro palingenetico. Godrò nel veder bruciare tutto, sempre pronto a scappare se le fiamme mi dovessero raggiungere o, probabilmente, a combattere in montagna come i vecchi partigiani.

  • Roberta

    La piccola borghesia non va lasciata alla reazione. Da qui l’importanza della strategia e della necessità di concepire l’azione dei comunisti, come un operazione tattica all’interno di una guerra che ci vede oggi nella fase dell’accumulazione delle forze. Solo se ci mettiamo in un’ottica di guerra riusciamo a vedere nella mobilitazione delle classi intermedie, un opportunità per rafforzare il fronte rivoluzionario delle classi oppresse e indebolire il potere sociale del nemico.

    “La rivoluzione socialista in Europa non può essere altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasticherie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i trust odiati da tutti (benché per ragioni diverse!) e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all’abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si ‘epurerà’ dalle scorie piccolo-borghesi tutt’altro che di colpo” (V.I. Lenin, Risultati della discussione sull’autodecisione -1916, in Opere vol. 22).

  • Zag(c)

    Mi pare che si ripresenta pari pari il problema che qualcuno si è posto di fronte all’insorgenza del grillismo. Là dove c’è ribellismo ci buttiamo e poi vediamo cosa succede. In altri tempi l’avremmo definito la sindrome della mosca cocchiera. Allora la composizione di classe che quel movimento come questo esprime è una composizione variegata in cui primeggia , la piccola e media borghesia e il sottoproletariato sbandato.Prima di ficcarci dentro ( come è stato tentato con il grillismo) occorrerebbe chiedersi, che cosa siamo in grado di dire a questi settori e sopratutto cosa sono disposti a sentirsi dire dai comunisti? Siamo in grado di costruire con questi settori una egemonia di classe? Io credo di no. E allora che fare? Io penso che piu che scimmiottare un entrismo in queste lotte al fianco di Casa Pound e di Forza Nuova occorrerebbe che dal di fuori si esca con parole d’ordine che esprimano il vero connotato di classe e dei bisogni non solo del proletariato in senso lato, ma anche di questi settori del ceto medio spinti alla proletarizzazione. Ne siamo capaci. Se no allora è inutile cercare scorciatoie che ci sporcherebbero solo le mani e non solo le mani.

  • Piero

    A mio avviso chi guarda la protesta di questi giorni (pur contraddittoria e promossa inizialmente su posizioni equivoche e innervate da una forma mentis reazionaria) dal punto di vista esclusivamente romano ha una percezione distorta della realtà. Lo dico anche in riferimento a certi articoli pubblicati da Contropiano. A Torino, principalmente, ma pure qui a Milano (anche se in misura minore) tante iniziative spontanee hanno visto la partecipazione di studenti degli istituti tecnici e professionali, di disoccupati, di strati sottoproletari…non solo piccolo borghesi, insomma. Inoltre, una cosa sottovalutata da tanti compagni, anche di immigrati (magari con il tricolore in mano). Certo non i facchini delle lotte della logistica, ma quelli che hanno le bancarelle sul mercato o il piccolo negozio strangolato dai debiti…con questa gente dobbiamo riuscire a parlare ed agire.
    Andare alle assemblee organizzative fin dal principio? Può forse essere utile in certi casi, ma checchè ne pensino molti compagni, tanta gente è scesa in piazza con il passaparola dal vivo o su facebook e il tasso di spontaneità, supera di gran lunga quello di organizzazione. Chi è stato in piazza sa che nella maggior parte dei casi quelli che dovrebbero essere i “leaders” della protesta in realtà sono sconosciuti ai più. Almeno in alcune zone del nord lo spazio per un’intervento politico da parte dei compagni ci sarebbe stato eccome, ma, purtroppo, in tanti hanno preferito fare esorcismi o lanciare anatemi, senza far nulla. Così sì che prima o poi il blocco sociale reazionario si salderà davvero…in questo ha perfettamente ragione dallaCarovana.
    P.S. Io da operaio precario in piazza sono andato…e continuerò ad andare se le proteste continueranno.

  • Militant

    @zag(c)
    Hai sintetizzato benissimo una parte importante del nostro ragionamento. Noi non avremo saputo fare di meglio.

  • Militant

    Qui di seguito, una delle nostre interviste radiofoniche di questi giorni (l’altra è su Radio BlackOut) sul dibattito scaturito dalle proteste del movimento dei forconi e dalle analisi comparse su Infoaut. In questa, su Radio Onda Rossa, si possono ascoltare solo l’intervento nostro e quello di Infoaut, ma tutta la trasmissione ha avuto il non comune merito di produrre un dibattito interessante all’interno della sinistra di classe sulla nuova composizione sociale e gli strumenti di cui dovremmo dotarci per intercettare nuove forme di eccedenza popolare non ancora organizzate.

    Buon ascolto e complimenti a Radio Onda Rossa

    http://www.ondarossa.info/newsredazione/due-interventi-proposito-del-cosiddetto-movimento-dei-forconi

  • ettre

    Forse faccio un ragionamento sbagliato ma credo che i poteri occulti e mafiosi sono sempre intervenuti a destabilizzare i passaggi politici fin dalla nascita della repubblica, Portelle delle Ginestra, piazza Fontana le bombe e gli omicidi del 1992 che portarono l’accordo con berlusconi mi sa che oggi utilizzando il movimento dei forconi e strumentalizzando il ventre molle e individualista maggioritario in questo paese mandano segnali al nuovo referente politico che si sta formando “il berluschino fiorentino e il poeta salentino
    complottismo? non lo sò

  • Non è la mia rivoluzione .Non mi interessa capirla .E vi diro’ di più infoaut ha fatto quella analisi seguita da noi siamo i migliori ad oggi pubblicando un articolo del manifesto dicendo a tutti coloro che hanno detto la loro ovviamente secondo loro sono dai social e non è affatto così e voi di Militant lo sapete .Facendo intendere molto velatamente che tu che abitia Napoli , Roma . Ancona stai in una cotta’ benestante non povera come Torino .Be scusate ma sto provincialismo e il siamo meglio noi se lo tengano con i forcono , ndrangheta , calavni, grillo e quant altro .Non analizzo nemmeno una manifestazione reazionaria e non mi interessa ne cavalcarla ne parteciparvi perchè 1 non sono reazionario 2 la mafia che si chiami nadrnagheta ,camorra per me rimane una montagna di merda . Cera da cavalcare quella di un mese fa degli auotranvieri a Genova peccato se spento il focolaio ed al nord invece lo abbiamo accesso su una cosa reazionaria , borghese che creera’ un mov di destra sociale compatto .Ma io sono un deficienti e non mi sporco le mani e vivo nel salottino nella mia citta’ benestante .

  • Concludo dicendo che non si sta analizzando un fenomeno di massa spontaneo dove poi dentro sono arrivati i leader destrosi e politici .Ma ha un oragnizzazione di un anno dietro dove possiamo trovare individui conosciuti che non credo abbiano bisogno di presentazioni: Calvani , Pappalardo , Ferro , Scarlata ,gruppi come fronte liberazioni banchieri , losai , padroncini , partite iva , popolo ex pdl.lega nord , fratelli d’italia , fuan , forza nuova , casa pound , gioventu’ identitaria , life veneto , cobas latte . Avendo avuto un anno di tempo si sono organizzati ovviamente .Dove ndrangheta è radicata e dopo ci sono delusi pdl -leghisti ovvio il nord perchè peresempio a Roma non ha attaccato proprio sono stati emarginati lasciati soli come giusto che sia . Torino no perchè invece di emarginarli sono andati farci numero e basti pensare ieri quando alla Sapienza cerano gli scontri e in piemonte erano sfilare con il tricolore e inno di mameli tanto che poi alla fine hanno pagata dei regazzini del coll stud autorganizzato guarda caso . E poi cmq non posso appoggiare ,analizzare una rivolta borghese reazionaria fascista che mi gioco qui le palle e le mani e pure i piedi che sto movimento confluira’ in forza italia ma non è bastata la lezione con Grillo e m5s???. Ognimodo io differenza di infoaut non mi inoltri in discorso siamo meglio e più attivi e ci sporchiamo le mani prendo atto di quello che se detto fuori dal virtuale giusto per spiegare a loro che il dibattito non è solo virtuale . Gabriele .N.B Chiedo scusa per eventuali errori …

  • Militant

    Purtroppo si sta producendo un muro contro muro dal quale, almeno noi, volevamo esserne fuori. E infatti, nonostante le polemiche di queste giorni, continuiamo a pensare che sia più giusto ascoltare le domande e le risposte che arrivano dalle varie piazze e semmai poi fare una sintesi generale. Peraltro, può anche darsi che una protesta iniziata in un certo modo poi evolva verso qualcos’altro, anche magari nell’opposto delle sue originarie motivazioni.
    In ogni caso, l’evoluzione di questi giorni ci sembra confermare piuttosto che smentire il nostro punto di vista. Aspettiamo altri riscontri.

  • Militant a Roma permettimi ma sono gente di casa pound con tanto di megafono zIPPO LIBERO ora spiegami che riscontri avete visto .Io continua vedere gente con tricolore cantare inno di mameli e almeno a Roma e permettimelo siamo stati piu’ furbi di quelli del piemonte mandare i loro studenti in mezzo a tricolori e inno di mameli e neanche Milano se sporcata con sta gente rif ma studentesca .Vedi possiamo fare mille analisi io questo punto preferisco andare in piazza organizzare con gente del mio quartiere gruppi di difesa in caso marciasserò davvero su Roma non voglio capirli .Francamente in piemonte penso non possano dare lezioni a nessuno e nessuna se non guardare se stessi . Io ho gia scritto sopra non voglio dire sono migliore oppure peggiore mi sono smarcato da alcune aree del piemonte che evidentemente nel loro territorio non hanno lavorato come dovevano e mi secca terribilmente leggere di km di distanza e altre cose del meglio e solo loro si sporcano le mani perchè vorrei ricordargli che forse presi da inni di mameli e sporcarsi che la mattina che partita sta farsa rivolta dei NOTAV sono stati arrestati dico solo questo e concludo e vado in strada ci troveremo li quando arrivaranno lor signori.

  • Militant

    @Gabriele
    Infatti, come dicevamo, l’evoluzione della situazione sta dando ragione più a chi diffida di queste mobilitazioni artificiali e di categoria, più che a coloro che le difendono scorgendo in esse qualcosa di positivo e di contaminante.

  • Militant

    In aggiunta una piccola postilla che magari ci riserviamo di ampliare in una successiva riflessione in merito.

    Una protesta politica non può tenere insieme le ragioni dell’imprenditoria con quelle del lavoro dipendente salariato. Sono due insiemi contraddittori, contrapposti: i vantaggi dell’uno sono svantaggi dell’altro. L’aumento dei diritti dei lavoratori rappresenta una diminuzione dei margini di profitto dei datori di lavoro; l’aumento del profitto marginale dei datori di lavoro rappresenta la diminuzione dei diritti (o degli stipendi) dei lavoratori dipendenti. Non è possibile una terza via in questo caso, e questo è bene dirlo chiaramente, contro le sirene moltitudinarie di chi vorrebbe tutti sulla stessa barca.

    In una manifestazione di piazza possono benissimo essere rappresentate varie componenti sociali, anche le più contraddittorie, ma la ricomposizione politica avviene attorno agli interessi di una sola di queste soggetività sociali. In questo caso, ci sembra, la presenza dei lavoratori (nei rari casi dov’è presente), porta acqua al mulino degli obiettivi politici del mondo dell’imprenditoria privata. Anche una manifestazione a presenza maggioritaria del mondo del lavoro (e non è questo il caso), nelle manifestazioni di questi giorni sarebbe relegata a massa di manovra di obiettivi politici contrari a quello stesso mondo che scende in piazza. Di esempi storici potremmo farne diversi. Ne citiamo solo uno, le rivolte di piazza di Reggio Calabria del 1970. Forse che non erano presenti e in prima fila masse di lavoratori calabresi? Certo. Questi stavano coscientemente portando avanti i propri interessi di classe? No. E potremmo proseguire, da Solidarnosc alla marcia “dei quarantamila”. Non è la composizione di classe ciò che conta, ma attorno agli interessi di chi viene ricomposta politicamente la protesta. In questo caso, tale sintesi viene operata da posizione politiche in antitesi al processo storico di liberazione del mondo del lavoro. Al di là di ogni retorica ribellista.

    • Ingmar

      Solo se gli stipendi aumentano con l’aumentare del fatturato non c’è contraddizione col miglioramento di entrambe le condizioni, ma occorrerebbe molta proporzionalità.
      Suppongo che sia meglio una organizzazione non gerarchica del lavoro, organizzazione infatti =/= gerarchia, dove chi partecipa porta avanti un progetto comune.
      Oltretutto la concentrazione delle ricchezze crea naturalmente disoccupazione perchè è nemica del “lavorare meno lavorare tutti”, più persone lavorano più i redditi che fanno riferimento a quella realtà vengono assorbiti da più persone.
      Io ho in mente un idea di “quote lavoro” come scienza orientativa delle possibilità di partecipazione sociale di ciascuno di noi, però dovrebbe partire da noi perchè è solo dal basso che potrebbe venire, ma se avessi in mente un’idea per promuovere ciò a livello politico, sarebbe più che positivo.

  • Spartaco

    Ringrazio prima di tutto il lavoro di Militant che riporta i termini della discussione sui processi sociali su di un terreno di analisi classista/materialista.
    Come è stato detto in alcuni interventi il punto di vista centrale è quello della composizione di classe dei movimenti. Non si tratta tanto di capire se in piazza ci sono “anche” precari e disoccupati quanto piuttosto quali sono i segmenti sociali che esercitano l’egemonia.
    Si tratta di mettere in relazione la componente (tecnica, oggettiva) di classe con la soggettività espressa, con la coscienza che coagula (se si vuole con la componente politica) il movimento sociale. Nella promozione di queste agitazioni abbiamo soggetti sociali di ceto medio che scivolano verso il basso e che esprimono una coscienza sociale di questa condizione, una coscienza piuttosto lucida direi (consapevolezza che non hanno i segmenti proletari). Basta sentire le interviste, scendere nelle piazze qui a Torino, prendere atto dei simboli (il tricolore come un indicatore dell’idea di sovranità nazionale), l’Inno di Mameli sempre presente, l’anti-euro, la casta, il “popolo” .
    Non è un caso il comportamento della polizia (ben diverso quello praticato nei confronti delle lotte della logistica), non è un caso che Grillo simpatizzi, per non dire delle destre più o meno estreme. I (sotto)proletari delle periferie torinesi (che esprimono prima di tutto l’identità sociale del tifoso) presenti nelle piazze odierne non si sono mai visti nelle lotte per la casa o per altre tematiche che dovrebbero riguardare da vicino le loro condizioni materiali. Hanno però sentito il richiamo delle parole d’ordine su cui è stata lanciata questa iniziativa.
    In una situazione come questa e in assenza di una composizione politica di classe (della nostra classe) come si fa a non valutare i rapporti di forza su cui si può contare? Come si fa a non prendere atto dell’impossibilità di indirizzare e guidare questi movimenti sociali? Qui a Torino l’ultima manifestazione di studenti è stata la più arretrata dall’Onda ad oggi (eppure questo è uno spazio in cui l’antagonismo può giocare un ruolo consistente) con striscione tricolore di apertura (mai successo), con rivendicazioni quali la richiesta di poter fare gli stage (lavoro gratis). Si direbbe che chi voleva condizionare ne è rimasto contaminato. Le stesse cronache comparse su siti “di movimento” tendono ad occultare aspetti per esaltarne altri, nulla di nuovo o scandaloso, però non è su queste cronache che ci si può formare un pensiero fondato. Credo che ci sia noto il fascino che orienta ad inseguire ogni tipo di ribellismo, altra cosa è farsi carico di un percorso politico di ricomposizione politica della nostra classe. Condivido le analisi di Militant, ho dei dubbi sul taglio “marxista” di Infoaut, non ci vedo il “metodo” delle marxiane “lotte di classe in Francia”.
    Qui il problema non è per nulla quello di sporcarsi o meno le mani, si tratta di non portare acqua al mulino di una causa che non è né può essere la nostra, come peraltro sta succedendo qui a Torino in questi giorni. Saluti

  • @Militant

    Ci stanno cascando tutti. O almeno un pò tutti nella cerchia delle umane conoscenze con cui abbiamo la sorte di interloquire. Questa maledetta piazza multiforme nasconde così male la sua identità – non si parla di complottismo – che tira dentro tutto e tutti. O non è così? C’è chi ne allarga le file, fiero di velleitarismo: “andiamo e predichiamo, vireranno dalla nostra parte”. Dobbiamo disinnescare il tutto. Domani non sarà troppo tardi perchè in effetti non sta succedendo un cazzo, ma il precedente esiste. Ciò che rimane e non deve rimanere di questi giorni malandati è che con la bandiera tricolore, il nemico identificato nel governo (solo l’attuale ovviamente, non quello eventualmente eletto dopo la giullaresca sollevazione) e nulla più, la gente in strada la porti. Il potere è subdolo, il leaderismo una sua manifestazione. Ed ogni leader è inerzia nella lotta di classe.
    Non siamo d’accordo. Una piazza che urla (pochino, in realtà) accanto alle forze della repressione o non sa cosa vuole e lasciamola lì, o, come è vero che la neutralità non esiste, è fascista e reazionaria.

    Ne parliamo un pò in questo post:
    http://tifiamobarabba.wordpress.com/2013/12/13/dal-19-ottobre-al-9-dicembre-non-e-una-questione-di-date/

  • [...] Ecco la risposta a mio avviso meglio argomentata, di Militant: “il dato di fondo rimane la distanza di classe tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. L’impossibile convergenza è determinata dagli obiettivi che questa protesta porta con se. Aumentare le garanzie per i lavoratori produrrebbe un peggioramento delle condizioni di produzione dei padroncini.” http://www.militant-blog.org/?p=9991 [...]

  • vale

    contribuisco al dibattito con un mio commento al movimento fermiamo l’italia:

    compagni… un attimo…

    penso che buona parte delle nostre divergenze siano testimoni innanzitutto di un’assenza, quella di una sinistra di classe e rivoluzionaria forte, non necessariamente uniforme e omologata, ma quanto meno in grado di produrre pensiero egemone tra la classe da cui proviene. In questi anni abbiamo avuto singole lotte, in grado di creare antagonismo, vertenze, mobilitazioni, ma non sempre capaci di permeare il tessuto sociale con una loro narrazione e proposta alternativa di società. A questo punto siamo.
    Poi è scoppiata la crisi economica che ha prodotto non solo impoverimento e disoccupazione, ma anche una disarticolazione del discorso politico, una sfiducia nei cosiddetto sistema dei partiti e, di conseguenza, forme di politicizzazione schizzofreniche e confuse (che vanno, per fare qualche esempio noto, dal movimento 5 stelle al movimento 9 dicembre). Prendendo in mano il volantino del movimento 9 dicembre ho notato che esso riproduce non un discorso solo di destra ma, anzi, un calderone in cui confluisce tutto (per lo più il peggio) del discorso politico degli ultimi 20 anni, di destra e di sinistra. Si va da un patriottismo e neoindentitarismo piuttosto marcati da contrapporre all’ europa delle banche, per finire con la difesa della costituzione e la critica alla legge elettorale. A questo punto dovrebbe ormai essere chiaro che le forme di emersione e formazione della coscienza politica nell’epoca della crisi hanno spesso questi tratti: interclassismo, critica al sistema dei partiti, richiamo al popolo italiano, talvolta razzismo, alcune istanze egualitarie, a volte un richiamo al discorso sul merito, critica a questa europa, critica del sistema finanziario, culto del lavoro, richiamo alla costituzione, moralismo e giustizialismo ecc… c’è di tutto insomma. Da ciò che ha ingrassato il dibattito politico dagli anni 90 in poi alle nuove istanze e bisogni che emergono con la crisi. Con un elemento di fondo però, che è quello che ci dovrebbe più preoccupare. C’è, nei loro discorsi, del m5s come del m9d, l’idea del tradimento, l’idea che spiega la disgrazia del popolo con la degenerazione morale del ceto politico, la corruzione. E’ questo ciò che consente l’utilizzo della mobilitazione prodotta in senso conservativo, si salva il sistema mettendo al centro della critica la questione morale, consentendo quindi al sistema di salvarsi attraverso il ricambio del ceto politico.

    Sappiamo che è con questo che dobbiamo fare i conti, che ci piaccia o meno, e la sfida sta proprio in come dobbiamo intervenire. Le persone che si si affacciano alla politica negli anni della crisi non sono un coacervo di fascisti, semplicemente fanno propri tutti quei discorsi che appaiono loro come antagonistici, nel bene e nel male.

    L’altro punto su cui vorrei spendere due parole è quello della questione di classe. Se il m5s è caratterizzato da un marcato interclassismo, il m9d ha visto, a mio parere, una chiara egemonia della piccola borghesia (non voglio generalizzare, so che a Torino è stato in parte diverso, ogni città ha avuto una sua connotazione; è poi necessario distinguere l’inizio delle proteste dal loro sviluppo successivo, ecc…).Cos’è questa piccola borghesia? Come è stato detto si va da ceti corporativi e padroncini (piccola borghesia in senso stretto) a figure che nei fatti sono lavoratori dipendenti anche se qualificati giuridicamente come lavoratori in proprio. Quello che voglio aggiungere, e parlo per esperienza diretta, è che se queste classi non sono in sé reazionarie, in esse può benissimo far breccia un discorso di destra. Non sono borghesi tout court, non sono fascisti per vocazione, semplicemente si appropriano delle parole d’ordine della destra perchè da queste potrebberro trarne un vantaggio immediato (riduzione delle tasse, delle tutele sul lavoro, razzismo, assaltiamo equitalia…) incrementando i profitti o, nell’era della crisi, garantendosi la sopravvivenza. In assenza di un conflitto di classe diffuso, da cui potrebbero trarne qualche beneficio, si aggrappano a quel che trovano. Potrebbero, però, essere permeabili ad istanze egualitarie e di sinistra, ad un discorso rivoluzionario e antisistemico, spesso quando il loro ruolo è quello nei fatti di sfruttati e ancor di più laddove si ritrovino impoveriti dalla crisi (critica alla globalizzazione, tassazione dei grandi capitali…). Ciò avviene quando siamo in grado di mettere in campo un forte e diffuso conflitto di classe. Ad esempio… quanti di coloro che definiremo “padroncini” ci sono nel movimento no tav?

    Che fare dunque compagni? Il primo compito penso sia quello di fare inchiesta, vedere cosa si muove, nella composizione di classe e in chi cerca di egemonizzare (e interpretare) i loro bisogni reali. In secondo luogo capire come si può intervenire, in ogni caso, perchè è con questo che abbiamo a che fare, senza fermarsi alle apparenze e alle inevitabilmente confuse parole d’ordine. Con lucidità, avendo il coraggio di aggiornarci e discutere… perchè questo è stato solo uno dei campi di battaglia della crisi, per fortuna non l’unico.

    • Ingmar

      Saggissima osservazione, io la imposterei con una equiparazione tra lo sfruttamento fiscale (soprattutto quello iniquo attuale, s’intende, sebbene io come libertario sia per il superamento delle tasse, nell’ottica di una maturazione attraverso un lungo percorso solidaristico autonomo)e quello salariale.

  • http://osservatoriorepressione.blogspot.it/2013/12/roma-la-questura-nega-la-piazza-ai.html.
    Denunciamo che a Roma e in molte altre città italiane dentro questo presunto “movimento” trovano spazio le organizzazioni neofasciste di CasaPound e Forza Nuova, che vorrebbero cavalcare il malcontento sociale provocato dalla crisi, come in altri paesi stanno facendo le destre populiste (dal Front National a Alba Dorata).

    Questo divieto è inaccettabile! Invitiamo la Roma meticcia democratica e antifascista a difendere il diritto a manifestare per le strade della nostra città.

    Invitiamo i cittadini migranti, le associazioni antirazziste, i precari e le precarie, gli studenti delle scuole e delle università (caricati ieri dalla stessa polizia che si toglie il casco davanti ai “forconi” e ai tricolori), le organizzazioni sindacali conflittuali a unirsi per costruire insieme una grande giornata di lotta.

    Roma è meticcia! Ci vediamo il 18 dicembre in piazzale Esquilino!

    Scuole di italiano degli spazi sociali

    Sportelli di tutela dei diritti di migranti e rifugiati

    Associazioni antirazziste

  • Vale ma possibile non riuscite capire che questi -e sono gli stessi-e che votavano pdl e lega e si sono mossi solo perchè la crisi sta toccando loro ma prima dove eravano?????.E detto questo me non interessa essere maggioranza con sta gente preferisco essere minoranza .Io Mercoledì saro’ in piazza con i migranti e i compagni-e .E cmq chi aveva dubbi puo’ benissimo aprire gli occhi guardando alle cariche di questi giorni per capire che questo movimento non ha nulla di spontaneo .Facendo il complottista de noatri potrei anche pensare ci sia B dietro visto arriva Monti dopo poco Forconi , fanno fuori B dal porcilaio di parlamento e scoppia un orda di idioti con tricolore e inno di mameli .Ma mamca la terza per togliere dubbi alla casualita’ . Cmq sia me pare di vedere ingenui sopratutto a Torino in quanto non capire che questa roba è di destra per la destra noi da questa roba non concludiamo nulla se non rafforzare un movimento di destra e cmq adesso grazie a Torino girano voci che noi siamo uniti ad i fasci in questi presidi .Io come voi non mi unisco ad i fasci e mafiosi dunque io Mercoledi’ saro’ in piazza proprio per ribadirlo a gran voce ROMA METICCIA .

    • vale

      @ Gabriele
      certo che ci sono i fasci, nessuno l’ha negato. Non voglio enfatizzare quel che è successo in questi giorni,nè alimentare illusioni o proporre scorciatoie. Ho cercato semmai di allargare lo sguardo per ricomprendere alcuni tratti che mi sono sembrati comuni e ricorrenti in certe forme di politicizzazione e che riguardano, purtroppo, anche la nostra classe. Tutto qui.

      • Vale storia del novecento .Bottegai e piccola borghesia uniti con il fascismo .Non sto dicendo che da questi qui faranno la marcia su Roma e ci troveremo CALVANI nuovo duce . Di sicuro pero’ nascera ‘ un nuovo movimento sociale di destra . Ora io mi chiedo aldila’ delle analisi . Ma non posso vedere manifestazioni con il tricolore di studenti e gente antagonista del piemonte andarsi ascoltare uno come Calvani . Per quel che riguarda il comunicato di infoautlo trovo spocchioso e detto da persone che non possono insegnarci nulla perchè non sono stati in grado di prendersi la piazza ma di mischiarsi e fare numero .Mi sta anche tifiamo rivolta ma fino ad un certo punto .Difatti poi i risultati si sono visti alle manifestazioni successive in piemonte .Tra altro percarita’ mo mi prenderete a parole ma cera davvero bisogno di fare le dirette??????…… Se vogliamo ripartire benissimo abbiamo come lancio il 19 scorso partiamo da li ma non andiamo tirarci in mezzo con questi qui che ripeto non abbiamo nulla in comune .Nuovi poveri poi direi anche di no .I nuovi poveri sono quelle persone italiane e migranti senza casa ,senza potersi permettere il latte per i bambini , i vecchi disabili e non sfrattati , i precari , gli operai cassaintegrati oppure che si trovano la fabbrica spostata in Polonia insomma questi qui sono i nuovi poveri non dei bottegai , padroncini e capi d’industria minore che prendono il tricolore e iniziano raccontarci di una rivoluzione .Io stasera dopo 4 anni ho guardato LA7 non ci vuole una mente eccelsa e nemmeno una analisi intellettuale per capire che Calvani è un ignorante e che alla domanda tutti a casa e poi?? Silenzio .

      • Ingmar

        Gabriele, appunto per questo mi associo nel dire che le persone non sono una cosa e basta, spesso sono anche le loro esperienze, in un percorso di maturazione, non necessariamente di segno ideologico e possono prendere coscienza del fatto che quello che ora subiscono, dallo stato un periodo lo subivano i salariati più svantaggiati, migranti soprattutto. Che i cinesi o i serbi su cui le grandi imprese investono come manodopera a basso costo, non sono i tuoi nemici, essi sono le vittime e l’infame è quello che sfrutta la disperazione e qui a pensarci bene ci sono molti dei “cari” ex salariati a pensarla così, risentiti dalla perdita del lavoro o dalla disoccupazione, a pensarla così, che facciamo, fascisti anche questi? Sporchi razzisti? Certamente questo pensiero è fascista e razzista, e divide in una guerra tra poveri. ma bisognerà dialogare con chi è convinto di questo e proporgli la vera analisi delle cause del suo disagio e risposte più convincenti, siano piccoli impresari neosfruttati o neodisoccupati. Io ho sempre pronto questo discorso, cioè non ti vergogni a prendertela con chi sta peggio di te o perchè l’abbiamo fatto entrare (e quindi nascondere la polvere sotto il tappeto) pontificare sulla facilità con cui venderebbero il proprio lavoro ad un prezzo più basso del tuo. Lo straniero crumiro era qualcosa che mancava proprio nell’immaginario comune :) .E allora quelli che hanno votato Sì al ricatto di Marchionne? Svenduti ribassisti delle condizioni di lavoro anche loro?

  • Red Dog

    Infatti ci sono propio loro CP FN….provando a
    Buttare nel calderone del malcontento popolare ormai all’esasperazione alcuni
    Concetti sempre appartenuti alla sinistra (contro il potere delle banche
    Case popolari….) per acquistare un po piu di popolarita ‘
    Ma attenzione che I fascisti sono e rimarranno sempre gli stessi pronti
    a difendere,ieri come oggi il padronato,la Borghesia “La Patria”,intolleranza,
    Razzismo e adorazione indiscussa verso er Pelatone che si sa’ bene chi fu,
    Non serve tanto studiare il fenomeno ,si conosce gia’e non credo possa
    Rivelarsi diverso da cio’,e se fosse diversamente avrei trecentomila dubbi a proposito
    Quindi mantenere ben saldi la bussola ( in questo bravi Militant,siete un faro)
    e non farsi sugestionare
    Da questi fenomeni sponsorizzati dietro le quinte…
    Per quanto riguarda il M5s
    Grillo un grande opportunista in cerca di popolarita’
    Un link interessante
    http://youtu.be/JAnzB0bLrT4
    Poi sta presunta marcia su Roma…si commenta da sola

  • Perino sul movimento 9 dicembre (da “Il Manifesto” del 18.12)

    Dal letame nascono i fiori, sem­bra dire Alberto Perino, lea­der sto­rico e figura cari­sma­tica del movi­mento No-Tav. La mani­fe­sta­zione di Piazza del Popolo? «Doveva essere fatta prima». E «anche noi dovremmo scen­dere in piazza con loro». È «pia­ce­vol­mente sor­preso» dalle pro­te­ste “sel­vagge” e a mac­chia di leo­pardo del fran­chi­sing «Coor­di­na­mento 9 dicem­bre»: «Non cre­devo che ci fosse ancora qual­cuno col corag­gio di spe­gnere la tele­vi­sione e di por­tare il pro­prio males­sere in strada: è un ini­zio ma è impor­tante». Ma atten­zione: «Non chia­ma­telo movi­mento –pun­tua­lizza Perino –al momento sono solo tante indi­vi­dua­lità ete­ro­ge­nee, e come tali egoi­ste per­ché par­tono da biso­gni per­so­nali. Per que­sto però vale la pena unirsi a loro e dia­lo­gare». Loro chi: Cal­vani o Ferro? «Que­sto coor­di­na­mento mi pare auto­re­fe­ren­ziale, non ha alcun con­tatto reale con la piazza. Ma d’altra parte quando hai una popo­la­zione così com­po­sita e arrab­biata non puoi fare il masa­niello che uni­sce tutti».Perino, secondo lei quanto popolo No-Tav si unirà alla pro­te­sta del Coor­di­na­mento 9 dicembre?Non so, però io stesso in un nostro recente con­ve­gno ho detto che dovremmo scen­dere in piazza insieme a que­sta gente, così ete­ro­ge­nea, così disor­ga­niz­zata e per­ciò molto genuina. Per­ché se li lasciamo in mano alla destra fac­ciamo la fine della Gre­cia con Alba Dorata.Ovvia­mente, quando c’è rab­bia c’è egoi­smo, e i ragio­na­menti sono molto ele­men­tari. E anche folli, come quello di un governo di tran­si­zione tenuto da militari.D’altra parte anche noi quando comin­ciammo la pro­te­sta all’inizio degli anni ’90 face­vamo discorsi tipi­ca­mente Nimby, quelli che la gente capi­sce di più. Ma oggi, a forza di par­lare e con­fron­tarci nelle piazze, siamo arri­vati tutti insieme alla cri­tica del modello di svi­luppo inso­ste­ni­bile. E dal 16 novem­bre scorso in Val Susa la parola d’ordine non è più solo No Tav ma anche No allo spreco di risorse. E allora io credo che dob­biamo scen­dere in piazza con que­sta gente e par­lare con loro di cose con­crete, quelle che tutti capi­scono. Col tempo, poi, si arri­verà a discu­tere non solo della poli­tica finan­zia­ria impo­sta dalla Troika e dall’Europa dei ban­chieri, ma anche dello spreco di risorse rap­pre­sen­tato dagli F35, dalle mis­sioni all’estero o dalle grandi opere, inu­tili e impo­ste, che sono il ban­co­mat dei partiti.In que­sto caso si tratta però di un males­sere gene­ra­liz­zato non solo in Ita­lia ma in tutta Europa, dif­fi­cil­mente com­pa­ti­bile con il modello val­su­sino. Non crede che invece pro­prio un con­te­sto come que­sto può age­vo­lare l’ascesa delle destre, come suc­cede in Fran­cia e nel resto del continente?È chiaro che è dif­fi­cile gestire una cosa così, ma non per que­sto biso­gna rinun­ciarci. D’altronde in Bre­ta­gna abbiamo visto la pro­te­sta dei “baschi rossi” che non erano mica un movi­mento di destra eppure hanno fatto delle cose tre­mende, di una vio­lenza inau­dita: altro che bar­ri­cate! E in Bel­gio i pom­pieri si sono scon­trati dura­mente con la poli­zia. Voglio dire che la sini­stra fac­cia atten­zione a non rega­lare alle destre tutto ciò che non passa per le orga­niz­za­zioni poli­ti­che o sindacali.Cosa pensa di que­sti lea­der del Coor­di­na­mento 9 dicem­bre, già così liti­giosi tra loro?Que­sti movi­menti con­fluiti nel Coor­di­na­mento mi sem­brano auto­re­fe­ren­ziali: non hanno alcun con­tatto vero con la gente. Certo, i coor­di­na­tori hanno avuto la buona idea della mobi­li­ta­zione, hanno spinto le per­sone a spe­gnere le tele­vi­sioni e a scen­dere in piazza. E di que­sto dob­biamo essere con­tenti. Ma quando li ho visti e sen­titi a Torino, in piazza Castello, ho capito che non hanno una vera presa sulla gente, usano un lin­guag­gio che non arriva a tutti. D’altronde quando hai per­sone così ete­ro­ge­nee non puoi fare il capo­po­polo che cerca di con­vin­cere tutti. E infatti dopo giorni di pro­te­sta non hanno ancora visto alcun risul­tato. Le mani­fe­sta­zioni di que­sti giorni a Roma dove­vano farle prima.

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