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Dinamiche centrosinistre

Succede a volte che delle analisi prodotte da quotidiani filo-padronali abbiano una capacità critica nel leggere le dinamiche interne alle forze politiche più lucide di quanto capita di leggere a latitudini più vicine a noi. In particolare, la scorsa settimana sono uscite due interessanti riflessioni, una sul Corriere della Sera e l’altra ospitata su Sette, il periodico del venerdì sempre legato alla testata milanese.  Sul Corriere di sabato 30 novembre Ernesto Galli della Loggia rifletteva sulla natura politica del PD. Chiaramente il punto di vista è quello che è, ma nell’articolo si sviluppava un ragionamento che potremmo tranquillamente far nostro. Anzi, è proprio quel tipo di ragionamento che da anni facciamo anche noi, e che proviamo a proporre a tutte quelle forze politiche o quei compagni che ancora credono in una possibile sponda politica con quel partito. Galli della Loggia afferma la natura coerentemente e compiutamente democristiana del Partito Democratico, trasformato nel corso di questi anni nel vero partito dello Stato, istituzionale, espressione delle classi politiche più coerentemente europeiste, difensore dell’economia di mercato e della stabilità istituzionale. Secondo Galli della Loggia, il PD ha portato a compimento “il progressivo ma ormai compiuto assorbimento-imitazione non solo nella sua funzione sistemica, ma pure dei caratteri interni propri di quella che fu la Democrazia Cristiana”. La fase politica è infatti caratterizzata da “parlamentarismo proporzionalistico che, se non vuole naufragare nel nulla, deve però necessariamente organizzarsi intorno a un partito cardine. Che ieri era la DC, e che oggi è per l’appunto il PD”. Continua il fondo del Corriere spiegando come “la centralità “democristiana” del PD gli viene anche dal fatto di essere oggi il solo e vero “partito delle istituzioni”. Da molto tempo la gran parte dell’establishment italiano, nello Stato e nella società, si riconosce nel PD”.

Non potremmo essere più d’accordo con quanto detto da Galli della Loggia, soprattutto perché, come detto poc’anzi, è proprio ciò che diciamo da anni. Il Partito Democratico è il partito organico al processo europeista centrato sul liberismo mercatista e sul monetarismo quale ideologia dominante. Si è andato trasformando, come sottolinea bene il giornalista del Corriere, nella struttura di raccordo dell’apparato istituzionale italiano, il partito che esprime la classe politica dello Stato. Pensare anche solo lontanamente di ammiccare elettoralmente a questo pezzo determinante dell’apparato statale è perciò operazione destinata ad alimentare le ragioni della sconfitta storica delle sinistre di classe in questo paese. Non è infatti possibile alcuna convergenza, neanche sui temi elementari quali l’antifascismo, con un apparato che dovrebbe costituire il principale nemico politico per i compagni di ogni latitudine.

***

Il giorno prima, sull’inserto settimanale “Sette” compariva un pezzo di Danilo Taino, intitolato I baroni intoccabili della Silicon Valley. Anche qui, la capacità critica dei media liberali arriva dove molte volte si ferma la nostra. Nel pezzo si fa riferimento a come la retorica contro banchieri e finanza, portata avanti da una parte importante dei movimenti “occupy”, abbia sostanzialmente ignorato tutta quella dirigenza capitalista implicata nei processi di innovazione tecnologica. I Zuckerberg, gli Steve Jobs, e tutti i loro epigoni, hanno stipendi, comportamenti, responsabilità e potere d’indirizzo per nulla diversi o inferiori rispetto ai tanto deprecati speculatori finanziari. Ora, sicuramente il pezzo schematizza e semplifica troppo una critica sociale che invece in parte c’è stata (ma non la volgarizza oltremodo: giusto ieri il leader del movimento Occupy Wall Street Micah White dichiarava che secondo lui “il M5S è il più importante movimento sociale del mondo”) . Ma è altrettanto vero che una certa innovazione tecnologica, fatta da I-Phone, Facebook, Google e via dicendo, abbia portato una (grossa) fetta di movimenti a feticizzare l’oggetto in se perdendo di vista il processo produttivo che lo determina. Non è il cliente di Facebook o il possessore di I-Phone a determinare il profitto delle due aziende (e di conseguenza dei loro manager alla moda), in una sorta di vorticoso scambio di creatività sociale messa a valore, ma il rapporto produttivo instaurato da queste aziende nel processo lavorativo. I-Phone è “fico” perché la sua produzione avviene in luoghi del mondo dove il lavoro è a un livello di semi schiavitù, le relazioni sindacali non esistono e i margini di profitto sono vicini al livello assoluto. Se l’I-Phone fosse prodotto negli Stati Uniti invece di 700 costerebbe 7.000 euro, e quello che oggi è un oggetto cult della modernità sociale sarebbe considerato oggetto di lusso destinato ad una ristretta fascia di super ricchi muniti di super cellulare.

Il discorso rilevante del pezzo di Taino è però quando descrive in poche battute di come questi dirigenti industriali siano sponsor attivi di tutte le politiche “democratiche”, ecologiste, liberali, ecc…presenti negli Stati Uniti e in giro per il mondo. Soggettivamente cioè quell’imprenditorialità si sente parte del mondo “di sinistra”, ne porta avanti i valori oggi imposti all’opinione pubblica. Come scrive il giornalista,  questi giovani rampanti “fanno donazioni al Partito Democratico. Quando si tratta di diritti civili, sono in prima fila. [...] Fanno uso magistrale della comunicazione. Per dire, si battono volentieri per cause sociali: regole più strette nel mercato del lavoro e nella protezione dell’ambiente”. Su questo il giornalista non volgarizza affatto. La realtà è esattamente così. Un mondo di imprenditorialità rampante, neocapitalista, “democratica” in patria e ultraliberista all’estero, fa parte del riferimento sociale di una certa sinistra. Basti pensare ai manifesti per Steve Jobs fatti da SEL nella (felice) occasione della sua morte. Non è dunque un discorso che riguarda solo la degenerata sinistra statunitense, ma un discorso che coinvolge anche la sinistra italiana, anche quelle parti che vorrebbero porsi come maggiormente radicali rispetto alle politiche di centrosinistra. E’ bene dunque dire che una “sinistra” che ha degli imprenditori come riferimenti ideali non è, semplicemente, sinistra. E dunque vale lo stesso discorso riguardante il PD: non ci chiedessero il voto in nome di presunti valori condivisi, perché i nostri sono in antitesi con quelli che esprimono loro.

***

In conclusione, a proposito di dinamiche apparentemente interne al mondo della sinistra, è opportuno spendere qualche parola sul ritrovo di Grillo a Genova della scorsa domenica. Una piazza e una serie di parole d’ordine che stanno prepotentemente spostando il ruolo del M5S in nuova Lega Nord, un contenitore della protesta populista che guarda al mondo della piccola e media imprenditoria “evasora”, che vede nel processo europeista il suo principale nemico in quanto impossibilitata a reggere la concorrenza delle economie di scala, elettrice convinta del “forzaleghismo” fintanto che questo riusciva a dare una rappresentanza concreta di quegli interessi, e oggi politicamente spaesata. Un bacino elettorale importante, che probabilmente impedirà al M5S di tracollare elettoralmente (ma non di dimezzare i suoi voti), ma segno evidente del riposizionamento del movimento proprietario della Casaleggio&associati. La scomparsa della Lega non ha fatto venir meno le ragioni della sua passata forza elettorale, che stavano proprio in quella composizione sociale schiacciata dalle dinamiche globalizzate tendenti ad escludere ogni possibile produzione legata ad economie distrettuali e/o di piccole dimensioni. Grillo, cercando di sostituire Bossi nel tentativo di rappresentare il mondo della piccola borghesia anti-statale, ne sta riproducendo pedissequamente anche le proposte politiche, come ad esempio la richiesta di dazi doganali per le merci importate dalla Cina. Una dinamica che produrrà l’assottigliamento di voti della sua creatura e il suo spostamento sempre più verso posizioni esplicitamente di destra. Anche qui, chiarendo qualche equivoco sorto in questi anni dalle nostre parti.

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16 comments to Dinamiche centrosinistre

  • Quelo di Grillo non è un riposizionamento. Le posizioni che l’articolista vede oggi erano presenti fin dalla nascita del grillismo. Il riferimenti xenofobi e razzisti, il richiamo alla piccola e media imprenditoria, dei primi momenti del movimento sono li a dimostrarlo. Solo che qualcuno, orfano,alla ricerca di un nuovo padre padrone aveva visto in grillo e il grillismo ” l’isola che non c’è” Su Grillo è stato detto tante volte, ma inascoltati v’è il tutto e il contrario di tutto. E ognuno vuol vedere ciò che piu gli aggrada.
    E inoltre il cammino del PD è un cammino segnato fin dall’inizio della sua storia. Ancora prima della Bolognina. Anche qui ormai che è evidente , tutto lo scoprono. Persino PRC e PCdI ora flebilmente invocano l’autonomia dal PD quando fino all’altro giorno e ancora oggi sono in giunta e governano (sic) insieme al PD Ma anche spezzoni della cosidetta “sinistra critica” A partire da quella marmellata che era Rivoluzione Civile , di Sel meglio non parlare. Perchè? Perché miopi? NO! Solo perche speravano ( tutti) che andando a braccietto col PD in qualche poltrona che assicurasse da un lato i vitalizzi, dall’altro di fare da moscha cocchiere.
    Il cretinismo del parlamentarismo imperversa , a ben andare!
    L’integrazione del PD nella società che conta e nei mass media , tutti, Il partito fatto Stato, si è visto quando il movimento per la casa imbottigliato dalla polizia in un cul di sac ha , per la rabbia, sporcato una targa di un “circolo” e fatto alcune scritte. Terroristi( ma questo ormai è diventato un complimento visto che lo si appiccica ad ogni dissenso e ad ogni ribellione) sono stati chiamati e lo sdegno ha pervaso tutti, ma prorpio tutti.
    Credo che sia ormai stantio riparlare ancora del PD!

  • Manfredi

    Nelle ultime righe, l’articolo sembra affermare che l’imposizione di dazi doganali sia una politica “di destra”. Lo pensate davvero, e se sì sulla base di quali argomenti?

    L’argomento che la definisce una politica “di destra” perché rappresenta una richiesta della “piccola borghesia anti-statale” non mi sembra molto convincente: quella stessa classe sociale sarebbe ad esempio favorevolissima ad un’uscita dall’euro, ma non per questo i comunisti dovrebbero essere favorevoli a rimanervi dentro; sarebbe favorevolissima ad un sistema bancario nazionalizzato, capace di garantirgli il credito che le grandi banche private gli negano, ma non per questo i comunisti dovrebbero essere favorevoli alla privatizzazione del sistema creditizio, e potremmo andare avanti per un bel po…Insomma, quali argomenti vi fanno pensare, se ho interpretato bene la chiusura dell’articolo, che politiche protezionistiche siano di destra, e che dunque i comunisti debbano guardare con favore (o con minor sfavore, fate voi) alla globalizzazione dei commerci?

    • Roberto

      rispondo a Manfredi.bisogna capire questo:qual’e’ la differenza tra la destra e la sinistra?allora,noi vediamo che la destra,cioe’ le classi della piccola e media borghesia ,hanno determinati interessi.Quali?Quello di arricchirsi sempre piu’ e basta,dunque,che cosa vogliono?vogliono che siano rimossi quegli ostacoli economici che impediscono tale aspirazione.e quali sono questi ostacoli?il liberismo e la globalizzazione economica che favoriscono invece la grande industria e la finanza mondiale e che impoveriscono le classi borghesi media e piccola.vogliono dunque che siano ripristinate le barriere doganali e vogliono la vecchia moneta per poterla svalutare,come facevano prima.questo e’ anche l’interesse dei lavoratori?no.l’interesse dei lavoratori non e’ quello di arricchirsi,e’ quello di creare una societa’ alternativa al capitalismo,radicalmente diversa,che abolisca lo stato di cose presente che e’ una societa’ schiavistica.gli interessi della borghesia,piccola o grande,non sono quelli dei lavoratori.sono contrapposti radicalmente.gli uni vogliono il capitalismo per continuare ad arricchirsi,gli altri vogliono il comunismo per liberarsi della schiavitu’ salariata.Ok?un saluto.

      • Manfredi

        Bè Roberto, mica tanto ok.

        Davanti al dilemma tra protezionismo e apertura agli scambi, dici che l’interesse per i lavoratori è…”quello di creare una società alternativa ecc. ecc.” Così non si va molto avanti: da queste parti si incoraggiava l’analisi dei rapporti di produzione, tu invece sembri procedere per slogan.

        Immagina di trovarti davanti ai lavoratori della logistica che scioperano per ottenere un salario e condizioni di lavoro più dignitose: che fai, gli dici che non devono pensare ad arricchirsi, che stanno perdendo tempo e che devono piuttosto liberarsi dalla “schiavitù salariata”? Non credo…riterrai, spero, che gli obiettivi da te indicati si raggiungono anche (non solo) per tappe intermedie, passando per un miglioramento dei rapporti di forza dei lavoratori. Dunque, quando si analizza la politica economica in una prospettiva marxiana, si deve saper spiegare perché un’alternativa di politica economica è più o meno favorevole di un’altra alla classe dei lavoratori. Tu non mi hai aiutato molto, da questo punto di vista!

        Se ci affidiamo agli slogan, ci mettiamo su un terreno dove la Casaleggio&associati può massacrarci. La speranza è quella di avere strumenti analitici (Marx) che Grillo non si sogna neppure, e che permettano ai comunisti di affermare con più forza le proprie posizioni.
        Un saluto

  • roberto1954

    Marx sul discorso del libero scambio era contrario al protezionismo ed era favorevole all’apertura dei mercato perche’ portava alle condizioni per la rivoluzione.io sono d’accordo con lui.

  • ma le questioni vanno viste rispetto al contesto non in maniera idealista. Si è a favore o contro la nazionalizzazione o contro il protezionismo? Dipende dai rapporti di foza in essere e sopratutto chi guida e determina queste politiche.Uscire dall’Euro è ben visto sia da certa destra sia da “sinistra” Ma perché si può uscire dall’euro sia da sinistra sia da destra. L’uscita, per esempio, determinerà una svalutazione. altrimenti perchè si uscirebbe? Ora questa o determina un deprezzamento dei salari, un aumento dei prezzi e quindi dei profitti una fuga dei capitali e maggiore rendite verso monete piu forti ecc ecc . oppure la svalutazione accompagnata da una politica di mantenimento dei salari la scala mobile dei redditi a scapito delle rendite finanziarie , dalla nazionalizzazione delle banche di interesse pubblico sia per frenare la fuga di capitali, sia per finanziare crediti alle persone e alle imprese. Perché il deficit di bilancio non è un male di per se , diperde cosa finanza . Se si pagano solo gli interessi passivi ( come è oggi) è deleterio per il proletariato, se invece è spesa produttiva, per aumentare i salari e quindi i consumi per incentivare produttività , ricerca e sviluppo allora quel deficit ritornerà indietro moltiplicato per mille sotto forma di ricchezza del paese.
    Ecco come uno stesso strumento (l’uscita dall’Euro) può essere determinata da diverse politiche a sostegno. Ma l’uscita dall’euro , comunque la si faccia determinerà inevitabilmente il crollo dello stesso. La fine della moneta unica. Come ci si attrezzerà allora? Il ritorno alla liretta con dazi, e barriere doganali e frutto solo di mente malate o di slogan propagandistici o populistici. Occorre stabilire nuove regole per la moneta che non potrà essere unica, ma comune. Con camere di compensazioni .fra paesi e per bilanciare e regolare i diversi bilanci dei pagamenti fra paesi contraenti…… ma qui si entrerebbe troppo nel tecnicismo e non mi sembra il caso.

  • roberto1954

    dicevo che Marx era contrario al protezionismo,nel discorso famoso che fece sull’argomento,perche’ il liberismo preparava la strada alla rivoluzione,non perche’ era favorevole al libero commercio di per se’.voleva la rivoluzione,non un miglioramento delle condizioni dei lavoratori fini a se stessi.voleva il comunismo,non un capitalismo dal volto umano,come sembra che invece molti.soprattutto in italia,tendono a preferire.non si tratta di fare un capitalismo buono contro uno cattivo,si tratta di uscirne.poi sono daccordo che i salari devono essere difesi dall’inflazione,come non e’ adesso e lo stato sociale deve essere ripristinato,ma vorrei ribadire che non si tratterebbe di un fine,ma di un mezzo per arrivare al comunismo.

  • roberto1954

    vorrei anche ribadire un concetto molto importante:il sistema capitalista sta distruggendo la vita sulla Terra,vorrei che questo fosse ben impresso nella mente della gente.se non si cambia sistema,euro o non euro,non ci sara’ futuro per nessuno su questo pianeta.e’ chiaro?

  • Il libero commercio a cui si riferiva Marx nel 1800 non è il libero(sic) commercio di oggi e soratutto la preparazione alla rivoluzione e bell’è che pronta. Oggi manca chi la fa quella rivoluzione. Manca il soggetto rivoluzionario.. Oggi questo è il problema. Pensare oggi al protezionismo è impossibile , no non conveniente ma impossibile tant’è intricata e intrecciata l’economia. Inoltre l’elevazione delle condizioni di vita dei lavoratori rappresenta per se e in se un fine. Perché questo comporta automaticamente riprendersi un pezzetto di plusvalore sottratto.Ogni minimo rivalutazione delle condizioni di vita dei lavoratori è un passo in avanti nella lotta di classe. Il comunismo non è là in fondo al tunnel ( come la luce della ripresa), ma è una costruzione, un working in progress. No di la a divenire , ma qua ora subito , piu cresce la lotta di classe piu si costruisce la coscienza di classe piu si costuiscono le condizioni per il comunismo.

  • Militant

    @ Vecchia Talpa Vecchiatalpa
    Rispetto al tuo primo commento, segnaliamo che noi da anni (e sulla scorta dell’importante lavoro di demistificazione e smascheramento delle politiche razziste-liberiste insite nel M5S prodotte da Wu Ming) sottolineiamo come il M5S sia un partito di destra, d’impostazione liberista, antistatale, ideologicamente favorevole al privato in opposizione al pubblico, con posizioni politiche rispetto ai flussi migratori palesemente razziste, e infine privo di democrazia interna e caratterizzato dal meccanismo proprietario del brand ad opera di due ricchissimi capitalisti. Su questo non c’è alcun dubbio, sin dall’inizio non c’era alcun dubbio. Quello che cercavamo di sottolineare nel pezzo è un’altra cosa, e probabilmente lo abbiamo espresso male.
    Il M5S, fino a poco tempo fa, esprimeva posizioni politiche contraddittorie (e il suo collocarsi a sinistra era dovuto proprio a questa contraddittorietà), volte a imbarcare di tutto nel “movimento” purchè opposto alla “casta” dei partiti. Nel fare questo, ha espresso posizioni diversissime, dalla chiusura all’immigrazione alla lotta al TAV, dalla retorica sul libero mercato a quella in difesa dei beni pubblici, ecc…Ecco, quello che volevamo dire noi è che oggi non è più così, il gioco è completamente smascherato e da febbario ad oggi Grillo&co hanno perso malamente ogni occasione elettorale. Tutte le elezioni succedutesi in questi 10 mesi hanno visto un evidente arretramento elettorale del M5S, proprio perchè una parte della popolazione (la quota lavoratrice e sfruttata che aveva visto nel “movimento” un qualcosa di vicino alle proprie posizioni) ha finalmente inteso la natura reazionaria e stabilizzatrice delle politiche di Grillo.
    Grillo e Casaleggio questo lo hanno capito, e stanno operando un strisciante riposizionamento verso politiche più esplicitamente populiste-demagogiche tipiche della piccola borghesia in crisi di questi anni. Posizioni che in questo ventennio erano appaltate alla rappresentanza datagli dal cd forzaleghismo. Oggi il forzaleghismo non esiste più, quel processo politico è disarticolato, e Grillo prova a prenderne il posto, cavalcando quelle identiche parole d’ordine, quegli slogan, quei linguaggi, ecc…Ecco, questo è quello che volevamo dire nel pezzo.

    @ Manfredi
    Rispetto ai dazi doganali, crediamo che ogni politica protezionistica sia intrinsicamente di destra, volta alla difesa di quella micro-imprenditorialità che non regge più il confronto economico con le economie di scala e prova ad aggirare l’ostacolo chiedendo allo Stato della barriere all’ingresso per favorire i propri prodotti. Proposta d’altronde di cortissimo respiro, visto che dazi applicati sui prodotti cinesi produrrebbero immediatamente l’istituzioni di dazi cinesi applicati ai prodotti italiani. E siccome l’Italia è un paese fortemente esportatore, dei dazi applicati nei mercati di destinazione delle merci italiane aumenterebbero la crisi economica di quelle aziende invece di diminuirla. Ci sembra comunque una discussione tutta interna al meccanismo di produzione mercantilista, e dunque nè i dazi nè il libero scambio implicano un miglioramento delle condizioni dei lavoratori che producono quelle merci gravate da dazi. Non a caso, infatti, è stata la proposta di punta della Lega Nord di questi anni, che proprio per solleticare la sua “pancia” imprenditoriale proponeva l’istituzione dei dazi alle merci cinesi che si sovrapponevano a quella fascia di mercato prodotta in Italia riguardante il vestiario di bassa qualità.

    • roberto1954

      Analisi giusta al cento per cento sia su grillo che sul protezionismo.l’unica cosa che Marx forse non aveva preso in considerazione e’ la crisi ambientale prodotta dal capitalismo che minaccia la vita sulla Terra e che,dopo un secolo,e’ diventata allarmante.

  • Luigi

    A proposito del “mondo della piccola e media imprenditoria “evasora”, che vede nel processo europeista il suo principale nemico in quanto impossibilitata a reggere la concorrenza delle economie di scala”, torna utile questo passo dal manifesto di Marx:”Quelli che furono finora i piccoli ceti intermedi, i piccoli industriali, i negozianti e la gente che vive di piccola rendita, gli artigiani e gli agricoltori, tutte queste classi sprofondano nel proletariato, in parte perché il loro esiguo capitale non basta all’esercizio della grande industria e soccombe quindi nella concorrenza coi capitalisti più grandi, in parte perché le loro attitudini perdono il loro valore in confronto coi nuovi modi di produzione. Così il proletariato si recluta in tutte le classi della popolazione”. Il mov.5 stelle, è antistorico, dal momento che vuole far girare le lancette della storia, all’indietro.

  • @Militant
    Naturalmente sono punti di vista. A suo temo, circa 6-7 anni fa mi ero avvicinato al M5S perché incuriosito dei loro slogan, ma mi allontanai subito perché fin d’allora dentro quel movimento scorsi di tutto e di piu. La linea di Grillo non si è spostato di un millimetro. Usa parole d’ordine prese un po di qua e un po di la per ramazzare di tutto e di piu. Dentro i primi gruppi locali e parlo di quello di Roma ci trovavi sia la testa rasata molto naziskin sia il fricchettone, sia il radical shic e tutti si trovavano bene a parlare di finanza , di banca di ecoambientalismo e di sprechi della casta. Molti anche della “sinsita critica” videro in lui il padre padrone che cercavano da tempo, il catalizzatore delle lotte vedendo solo le cose che faceva piacere. Quel che dico io è che qualcuno( e naturalmente non miriferisco a voi che in quel periodo non vi seguivo) quasi a giustificare quel primo innamoramento ora si scusano dicendo che Grillo si è radicalizzato a destra e non che loro avevano preso un abbaglio..COse cha capitano! Ne ho visto di peggio.
    Quanto al protezionismo/dazi ribadisco che non esistono strumenti di per se di destra o di sinistra. Ossia che gli stessi strumenti possono essere utilizzati sia per difendere/avvantaggiare i lavoratori sia il contrario. Il protezionismo/dazi , per esempio, nel caso di uscita unilaterale dall’euro, per un breve periodo e per certe merci gestite quindi da un governo dei lavoratori accompagnato dalla nazionalizzazione delle banche e da una sorta di new deal per calmierare salari/profitti a favore dei primi e ad una “moneta comune” con i paesi meditteranei ad area economica omogenea consentirebbe di far risalire la industrializzazione nel nostro paese. Su questo vi sono teorie di fuor di economisti che lo sostengono, a dimostrazione che il coltello può servire sia per tagliare il pane sia per uccidere.

  • Manfredi

    @ Militant
    Sono fondamentalmente d’accordo con l’ultimo commento della Vecchia Talpa: a mio avviso non si può dire, in termini astratti, che il protezionismo sia “intrinsecamente di destra”. In questa maniera si commette l’errore di abbandonare alla destra (a partire dal M5S) un tema che incide pesantemente sulle condizioni di vita dei lavoratori, e che andrebbe analizzato – di volta in volta – sulla base della congiuntura storica, politica e sociale.

    Attualmente, a me pare che la globalizzazione dei commerci abbia svolto un ruolo chiaro in Europa: assicurare un processo di concentrazione del capitale, con il piccolo capitale nazionale schiacciato dal grande capitale internazionale. Dal punto di vista dei comunisti, si può gioire di questo processo se si pensa che esso conduca ad un rafforzamento della classe dei lavoratori (i piccoli imprenditori espropriati del grande capitale diventano proletari, le fila del proletariato si ingrossano, e tutti uniti si fa la rivoluzione!). Mi pare però un ragionamento meccanicistico (che non attribuirei, in questa formulazione, a Marx). I comunisti che puntano al “tanto peggio, tanto meglio”, pensando che la diffusione della miseria conduca ineludibilmente alla rivoluzione, fanno un errore politico gigantesco (che spiega perché la gente finisce per andare appresso a Grillo).

    Alla prova dei fatti, rilevo che in Europa gli strumenti di disciplina del lavoro si siano perfezionati, e che oggi il capitale sia più forte rispetto agli anni ’70, quando avevamo quella che è stata chiamata da qualcuno “liretta”, quando il processo di integrazione europea non aveva ancora abbattuto tutti i dazi, quando il conflitto tra lavoro e capitale trovava nella politica nazionale un luogo di mediazione che poteva essere sfruttato dai comunisti (lo Statuto dei lavoratori ci piace o no? La scala mobile ci piaceva o no? lo stato sociale ci piace o no?).

    Un ultimo punto. Voi dite che l’Italia è un paese esportatore netto (vero) e quindi sarebbe svantaggiato da una corsa al protezionismo. Questo è senz’altro vero, se teniamo fermo tutto il resto…ma il protezionismo serve proprio far nascere/crescere le industrie nazionali, quindi voi dovreste calcolare la crescita dell’occupazione e del reddito che è implicita nello sviluppo di un’industria nazionale (esattamente l’opposto di quello che sta avvenendo ora, con la desertificazione industriale del paese indotta dall’integrazione europea).

  • Militant

    @Manfredi e @Vecchia Talpa
    Diciamo che impostata in questa maniera è senz’altro vero che misure protezionistiche, inserite in un insieme di politiche anti-mercatiste, possono anche essere utilizzate “da sinistra”, e che in astratto possono essere considerate misure tecniche in se nè di destra nè di sinistra. Allora diciamo più precisamente che il senso in cui Grillo articola la proposta dei dazi doganali verso le merci importatate dai paesi a basso costo di manodopera, è senz’altro un senso di destra. Ed è in perfetta corrispondenza con quanto portato avanti dalla Lega in tutti questi anni.

    • roberto1954

      guarda,per capire che grillo e’ di destra basta sentire quanto dice sul suo movimento,e cioe’ che e’ interclassista.ora,tutti quelli che parlano di interclassismo,che dicono che destra e sinistra non esistono piu’ e che contano le idee,tutti questi sono di destra,perche’ l’obiettivo di tutte le destre e’ quello di far credere che le classi sociali hanno gli stessi interessi e che stiamo tutti sulla stessa barca,come fecero gli schiavisti dell’antica roma quando mandarono menenio agrippa a convincere gli schiavi che stavano in sciopero a ritornare a lavorare con il famoso apologo del corpo umano,e come,duemila anni dopo fa oggi il presidente Napolitano.e’ semplice.

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