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19 ottobre.. noi saremo tutto

La due giorni di mobilitazione contro l’austerity si è chiusa in maniera positiva e viste le premesse il risultato non era affatto scontato. Ci pare forse un po’ troppo presto per parlare della nascita di un “blocco sociale antagonista” ma è indiscutibile che la dimensione qualitativa del corteo, prima ancora che quella meramente quantitativa, rappresenti il tratto più significativo su cui provare a ragionare nei prossimi tempi. Altre volte infatti avevamo visto sfilare per le strade di Roma cortei magari numericamente anche più imponenti degli oltre 60mila di sabato, ma erano spesso manifestazioni in cui si percepiva una sorta “isolamento sociale”, di una “autoreferenzialità” subita. Questa volta invece ad animare la piazza c’erano le lotte e le vertenze che agitano questo paese ed essere riusciti a metterle in comunicazione, essere stati capaci di esorcizzare il fantasma del 15 ottobre facendole precipitare in maniera unitaria è sicuramente un merito che al di la di ogni altra considerazione va riconosciuto a chi si è assunto la responsabilità politica di chiamare alla mobilitazione. Sicuramente a rendere la giornata di sabato ancora più soddisfacente è stata per noi la riuscita dello spezzone di “Noi saremo tutto”. Uno spezzone numeroso, combattivo e determinato capace anche di attraversare compattamente le cariche di via XX Settembre senza mai sfaldarsi. Forse corriamo il rischio di suonare un po’ autocelebrativi ma si trattava dell’esordio di piazza di un percorso politico che da alcuni mesi coinvolge compagni di diverse realtà italiane e anche in questo caso il risultato era tutt’altro che scontato. E’ andata bene, è solo l’inizio. Uniti e organizzati… NOI SAREMO TUTTO!

Solidarietà e complicità con i fermati e gli arrestati. La lotta di classe non si processa. Tutti liberi!

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20 comments to 19 ottobre.. noi saremo tutto

  • Infatti! Attenti all’esaltazione e a arrivare a delle concliusioni che sono invece ancora tutte da costruire. Saranno i prossimi giorni e i prossimi appuntamenti che il nascente movimento si darà a dire se siamo alla nascita di un nuovo blocco sociale oppure no. Certamente le premesse ci sono tutte, ma già altre volte dalla speranza è venito fuori il solito….topolino. Rimbocchoiamoci le maniche perché c’è molto da fare. Ora piu che mai!

  • Diego

    Bella notizia la riuscita del #19o. L’unica mia riserva: perché copiare la retorica/simbologia di Occupy e Indignados (maschere Anonymous, le tende Quechua, ecc.) – due movimenti che hanno fallito per mancanza di contenuti politici, e che per molti versi ricordano più il M5S que la tradizione della sinistra anti-capitalista e antagonista?

  • dallaCarovana

    Onore alle tante organizzazioni e movimenti scesi in strada in questo week-end: la due giorni è stata una dimostrazione di forza delle masse popolari organizzate del nostro paese. Sopratutto libertà per i compagni presi! Ma la linea dell’avanzare limitandosi a fare richieste più radicali al nemico (pur in maniera piu coordinata e combattiva) non porta troppo lontano e alla lunga esaurisce le forze in un vicolo cieco. Non per avanzare richieste radicali occorre assediare i palazzi del potere: è una linea fallimentare, “tangibile” secondo i più e secondo i promotori del 18-19 quando in realtà porta le masse popolari alla sconfitta dietro l’illusione che un governo dei poteri forti a forza di lotte dure possa esaudire le richieste del movimento operaio e popolare (e mantiene questo in una condizione di soggezione al nemico). E’ certo che oggi le lotte rivendicative vadano estese e coordinate ma in stretto legame con la lotta per la cacciata del governo dei poteri forti e per l’instaurazione di un governo alternativo del paese, un governo che sia alle dipendenze del blocco sociale sceso in strada nel week-end romano, il solo governo che può rendere “tangibili” le rivendicazioni dell’assedio di Porta Pia. Questo è il solo seguito costruttivo delle recenti manifestazioni del 18-19. Già da domani, dopo che Lupi comunicherà che sulla TAV non si tratta e che non ci sono soldi per l’edilizia popolare. Qui ed ora i promotori della due giorni del 18-19 possono sottrarsi dal vicolo cieco del codismo e dell’economicismo e iniziare a puntare nell’unica direzione in cui il movimento delle masse popolari organizzate può e deve puntare oggi: mirare in alto, puntare a governare. Non elenchi di richieste al papa e alla troika, a Letta e Napolitano, ma un nuovo CLN che operando nelle condizioni concrete attuali operi per spazzare via il decadente regime della Repubblica Pontificia e per costruire un alternativa di governo all’altezza delle rivendicazioni avanzate dalle masse nel mezzo della crisi in corso!

  • Not One Step Backwards

    Fino a che non ci si scrollerà di dosso tutte le frazioni di movimento, che, oltre ad essere (ed è un dato di fatto, ben poco “combattive”, ad essere buoni), si fanno portatrici di un immaginario politico-sociale e di conseguenza comunicativo, completamente fallimentare, non si farà alcun passo in avanti.

    Visto che con quelle simbologie lì al massimo si raccattano gli elettori della sinistra borghese, oppure ci si radica presso qualche facoltà del bolognese.

    Non cito in alcun modo poi spezzoni di corteo, oggettivamente impresentabili ed emblema della putrefrazione più totale che attanaglia la società figlia del capitale.

    + MASCHERE DI “SCREAM”
    - MASCHERE DI “V PER VENDETTA”

  • tra le due alternative, che poni, v’è un percorso lungo e tortuoso e che occorre percorrerlo tutto, in salita e faticosamente. E non vi sono scorciatoie o semplificazioni. Non basta solo rivendicarlo ilgoverno popolare e dei lavoratori, occorre creare le condizioni oggettive e soggetive, ilcontesto a che si possa arrivare al Palazzo D’Inverno. E queste cose si costruiscono attravervo le lotte e sopratutto attraverso il metodo che i movimenti dei due giorni hanno messo in campo. Secondo me, questo è il metodo giusto, è la strada dapercorrerla, senza dare fretta e senza salti al buoi. Gli organizzatori della due giorni, sanno perfettamente che Lupi darà solo bricciole, ma intanto hanno ottenuto che interlocutori del governo non sono solo i sindacati confederali ( che subito per paura hanno indetto lo sciopero festaiolo) e che d’ora in poi, se le cose andranno come vogliamo che vadano, potrà porre condizioni ai nostri governanti e far crescere la coscienza dei lavoratori anche quelli del pubblico impiego, della scuola insomma ad estendere la pletora degli “antagonisti” . Questo è il compito di questo nascente movimento, ora , come tappa immediata ed intermedia.

  • Militant

    @ Not One Step Backwards
    Ti abbiamo pubblicato il commento censurandoti l’ultima frase. Le critiche, anche giuste e sacrosanti, vanno portate avanti senza scadere nell’insulto di strutture che hanno una loro dignità e dei loro percorsi importanti. Oltretutto, si tratta di strutture con le quali saltuariamente collaboriamo, dunque di strutture amiche, nonostante le varie divergenze politiche che ci possono essere. Dunque, si può criticare tutto e tutti, ma rispettando il lavoro di ognuno e senza scadere nell’insulto che blocca ogni margine di discussione (che invece dev’essere alimentata). Almeno fra parti di movimento che nel corso degli anni hanno provato a portare avanti forme di conflitto e di radicamento sociale.

  • Militant

    @ Diego
    Hai ragione. La mancanza di autonomia e di consapevolezza sta determinando da anni lo scopiazzamento indistinto di forme di lotta e di “mitologie” prese in prestito da altri paesi, calate in altri contesti, usufruibili per altre dinamiche. Oltretutto, si tratta di forme di lotta che nel corso dei mesi (neanche degli anni) hanno mostrato tutta la loro povertà di prospettiva. Detto ciò, retorica Occupy e movimento Indignados sono due cose differenti. La prima è la “retorizzazione” macchiettistica e anglosassone del secondo, che poi attraverso la mediatizzazione della sua esperienza è tornato in Europa ancora più svuotato di significato. Il movimento degli indignados è invece un movimento reale e “sociale” che si è sviluppato in Spagna e che ha avuto un percorso e dei processi veramente radicali e veramente radicati. Fermo restando che l’assenza di prospettiva politica e di organizzazione hanno comportato anche lì la perdita di un’esperienza che invece era interessante.
    Detto tutto questo, la simbologia mutuata da queste lotte e trasportata di sana pianta in Italia è quanto di più inservibile ci possa essere. Accampate, assemblearismo permanente, maschere anarcoidi (oltretutto di personaggi ultrareazionari quali Guy Fawkes), servono solo ad amplificare la distanza fra “paese reale” e ragioni della protesta. In politica i simboli sono importanti, sono lo strumento con i quali i ragionamenti politici vengono diffusi fra le masse che si vogliono raggiungere. Tentare un processo di immedesimazione sfruttando la retorica dell’accampata o nell’immagine di un blockbuster americano non è certo il modo più intelligente per trovare sintonia col mondo dei lavoratori.

  • Per il simpatico Not One Step Backwards (che invitiamo caldamente a fare un passo avanti, invece)
    a noi è sembrato che quella del 19 ottobre sia stata una delle più belle e più grandi manifestazioni degli ultimi anni. Ed è stata anche una vera manifestazione di popolo, fatta di decine e decine di migliaia di giovani, di migranti, di donne e di militanti dei movimenti sociali e di quelli ambientali, di lavoratori e pensionati.
    Noi del PRC, il mio circolo, gli iscritti al nostro Partito, i tanti compagni venuti da fuori con le bandiere, in tanti, eravamo dietro a tutti, chiudevamo il corteo con i poliziotti che ci seguivano in fondo.
    Chissà se il nostro simpatico Not One Step Backwards si riferisce anche a noi quando dice “Non cito in alcun modo poi spezzoni di corteo, oggettivamente impresentabili ed emblema della putrefrazione più totale che attanaglia la società figlia del capitale” va a sapere. (emblemi della putrefazione più totale?)

  • Burak Yilmaz

    ..coda de paglia voi del Prc?
    Cmq al di là di alcuni passaggi, che sono facili per chi commenta da dietro una tastiera nell’anonimato, credo che per certi versi il nostro Not One Step Backwards colga nel segno quando parla delle simbologie – anche già Diego e poi Militant erano stati chiari su questa cosa, sviscerandola più politicamente e meno di pancia.

    Sullo “spezzone” del Prc francamente non credo si fosse concentrata l’attenzione critica del commento preso in esame…stiamo parlando di una realtà, a mio parere, marginale nel dibattito pubblico e politico della sinistra.. e tra l’altro, faccio notare come il Prc abbia partecipato indistintamente sia alla piattaforma del 12 ottobre (senza dover ricordare di cosa si trattasse), sia a quella del 19..rivendicando bontà in entrambe le manifestazioni.. ..così, tanto per provarle tutte, prima o poi una buona la si prenderà, per la legge dei grandi numeri.
    Ora, non tutti i circoli e i militanti saranno ceto politico da rottamare come Ferrero&Co., però dovrebbero accorgersi che quel partito (e in generale le esperienze costituenti in cui si ricicla il ceto dirigente degli ultimi 20 anni) ha esaurito la sua funzione politica. E vitale.

  • Not One Step Backwards

    “Infoaut blablabla”, non è un insulto, se si fa un comunicato per convocare un corteo nazionale millantando una fantomatica “sollevazione generale” e poi non succede nulla di che, la presa per il culo mi pare il minimo, tenendo conto che poi il corteo si è svolto a Roma non credo ci sia null’altro da aggiungere.

    Quanto al Prc, c’era anche il Prc in piazza? Non mi riferivo a voi semplicemente per il fatto che Rifondazione non esiste, manco v’ho visto, manco ve calcolo.

  • Andrein'

    Non è triste come i compagni, in questo momento storico dove siamo una minoranza (una minoranza dalla parte del giusto, ma pur sempre una minoranza) passano il tempo a litigare tra di loro per questioni marginali piuttosto che organizzarsi per lottare e ridare insieme un futuro a chi non sa che cosa sia il futuro?

  • quetzal

    eh già, andrein…parole sante
    comunque , per informazione : lo spezzone del prc c’era, nutrito pur se non enorme, con tanto di sevizio d’ordine…il 12 non c’era.
    la scelta politica è stata di non contrapporre le due manifestazioni ( come hanno fatto,sbagliando , sia gli ultras del 12 che quelli del 18-19) ma di organizzare soprattutto il 19…e adesso sfottete pure

  • per vecchia talpa: la melma in cui è impantanato il capitale e l’agitazione che attraversa le masse popolari rendono le condizioni oggettive favorevoli. I comunisti devono essere d’accordo su questo pena accodarsi alla teoria dei DIliberto & co. che tralasciando (colpevolmente e in maniera interessata) 150 anni di storia arrivano a sentenziare “l’umanità non è ancora pronta per il socialismo.”.Intanto che vi sia chiarezza tra di noi circa le condizioni oggettive della rivoluzione nel nostro paese: esse sono mature da un bel pezzo nei paesi imperialisti come il nostro ed oggi superata la fase del capitalismo dal volto umano (1945-1975) e l’ubriacatura dei decenni successivi queste fanno irruzione in maniera dirompente nella storia, pretendendo che la soggettività faccia la propria parte e instauri il socialismo, compito urgente e irrinunciabile, bivio che sta di fronte all ‘umanità e alla nostra gente in maniera gravosa per quanto la coscienza sia ancora scarsa tra le masse e tra quanti si dicono comunisti. Costruirlo è compito strategico. Ma è compito strategico da costruirsi in stretto legame con la classe operaia e le masse popolari frutto della storia miserabile di questi ultimi decenni di corruzione, disgregazione del movimento comunista, a partire dagli organismi in cui oggi la classe operaia e le masse popolari si organizzano, educando qui ed ora questi alla lotta per il potere. Oggi la lotta per un governo del paese alle dipendenze di questo blocco sociale costituisce un pezzo della scuola pratica di comunismo che occorre far compiere a questo blocco sociale per far maturare in esso l’aspirazione al socialismo e sviluppare le condizioni soggettive della rivoluzione (anzitutto la costruzione del Partito). Per questo la lotta per un governo d’emergenza popolare del paese non può essere un semplice esercizio rivendicativo ma può e deve calarsi nelle lotte concrete. Non si tratta di apporre una parola d’ordine in più alle piattaforme rivendicative degli organismi operai e popolari. SI tratta di far confluire la miriade di iniziative di base nella costruzione di una nuova governabilità del paese, la nuova governabilità della classe operaia e delle masse popolari organizzate del paese contrapposta e nemica e della governabilità del paese da parte dei poteri forti, nuovo potere popolare insomma. Solo in questo contesto il nemico avrà paura delle lotte rivendicative, solo in questo orizzonte le lotte rivendicative possono avere un orizzonte positivo. La linea che sta dietro al 18-19 invece attesta il movimento su posizioni meramente rivendicative e sindacali. La prima linea apre praterie al dispiegamento dell’azione rivoluzionaria e all’iniziativa dei comunisti. La seconda linea mantiene la soggezione al nemico e in definitiva porta di sconfitta in sconfitta. L’assedio di Porta Pia è stata un occasione persa per i promotori per proclamarsi Comitato di Liberazione Nazionale di questo paese

  • @dallaCarovana
    Veramente le condizioni oggettive , per me, vi erano già nel ’70 del secolo scorso. E’ li che è iniziata la crisi strutturale del Capitalismo . Poi da allora i padroni sono sempre riusciti a superarla formalmente a utilizzare coerentemente le controtendenze anche con l’ausilio dei burocrati del PCI e del sindacato.
    Ora viviamo un periodo pre-rivoluzionario , in cui la crisi del capitalismo ha raggiunto la punta piu alta persino di marciscenza tanto che ha coinvolto anche tutto il ceto politico di destra e di “sinistra” riformisti piu o meno in buona fede.
    Cosa manca alla classe? Manca il soggetto rivoluzionario in grado di costruire un blocco sociale che materialisticamente è oggi anticapitalista. La proletarizzazione del ceto medio o classe della piccola e media borghesia è di fronte a tutti e al contempo la classe lavoratrice è minoritaria nel paese. Occorre quindi creare quel blocco sociale per attrarre con parole d’ordine e con pratiche politiche quei settori affinchè diventino anche materialmente oltre che per interessi anticapitalisti.
    Se si è daccordo su questo possiamo andare avanti nel ragionamento. Se no lascia perdere e tralasia il resto.

    Si pensa che con la parola d’ordine il “goverso dei lavoratori ” si possa raggiungere questo obbiettivo? Io non credo. Questa parola d’ordine fa resuscitare in quei settori vecchie paure e ancestrali timori ( non dimentichiamno che la piccola borghesia è transiente , ondivaga tra la proletarizzazione di cui ci si vuole liberare e la borghesia di cui si anela e si apira a diventare) Io credo invece che sia piu materialisticamente utile invocare quelle parole d’ordine che vanno negli interessi particolari e nel contempo siano in linea con il programma rivoluzionario e anticapitalista.
    Parlare per esempio di meno orario a parità di salario garantito dallo Stato. Oppure di un piano di risanamento ambientale di boschi, territori, fine delle grandi opere,( TAV MUOS), nazionalizzazioni delle banche creazione di un istituto per il credito alle piccole imprese e artigiani , referendum per l’eliminazione del fiscal compact in costituzione, un programma di trasporto sociale con la gestione del car sharing o car pooling, un piano casa per l’espropio di grandi edifici abbandonati e di trasformazioni delle strutture del demanio per case per single o coppie di giovani, ecc ecc . Cioe parole d’ordine che tentano di colpire le grandi industrie e i grandi interessi , i grandi patrimoni e che possano dare respiro e ossigeno ai ceti medi e agli artigiani.
    Un governo dei lavoratori , oggi dato il contesto , non convince nessuno, lancia solo progettualità a divenire , speranze , ma nessuno risultato concreto , ora e subito.
    Io penso.

  • Divergo dalla tua analisi di classe. Parlare di proletarizzazione del ceto medio e di condizione di minoranza della classe lavoratrice è un opposto. Come dire “era avvinazzato, non ha bevuto un bicchiere di vino”. Inoltre cosa intendi per creazione di un blocco sociale materialmente e per interessi anticapitalista. Fermandomi ai termini che usi io credo che tutti dobbiamo constatare l’esistenza di un blocco sociale anticapitalista inteso come il vasto insieme delle larghe masse che oggi, dal farmacista al tabacchino all’ operaio al sottoproletario, sono vessate dal capitale. Ad essere contro il capitalismo oggi non ci vuolo molto: lo spirito si diffonde spontaneamente sotto i colpi d’ascia della borghesia e del clero del nostro paese. Insomma non servono fabbriche di ribelli perchè la ribellione ce la sforna già la classe dominante. Diverso il discorso se parli di creazione di blocco sociale materialmente e per interessi anticapitalista nei termini di organizzazione ed estensione della ribellione anticapitalista. Qui il discorso mi va bene ma fino ad un certo punto. Perchè va bene che occorra organizzare la ribellione e estendere la conflittualità ma se è in funzione anticapitalista (senza prospettiva, senza un “per”) scadiamo nel codismo: diamo alle masse quello che già sanno e fanno, al massimo gli insegnamo a farlo meglio, ma non eleviamo a loro coscienza. Ed elevare le coscienze è quel che più serve: occorrono fabbriche di rivoluzionari.
    Vengo ora alla questione del governo. Io nei miei precedenti non ho parlato di governo dei lavoratori come tappa immediata. Il governo dei lavoratori è il socialismo e la rivoluzione socialista per quanto urgente e necessaria ad oggi manca della soggettività che se ne faccia da traino (un movimento comunista, forte, organizzato e coeso attorno ad una concezione e ad una strategia). Parlare di governo dei lavoratori come obiettivo immediato effettivamente è mera propaganda che non convince ne mobilita (e non mobilita per lo stato in cui versa il movimento comunista nel nostro paese). Aggiungo che a mio avviso la questione non è principalmente se indicare una parola d’ordine o un altra, una proposizione che ha più appeal o un’altra (da qui poi le liti sterili tra tifosi dell’una e tifosi dell’altra). La questione è piuttosto quella di individuare quei percorsi pratici da far compiere al movimento della classe operaia e delle masse popolari organizzate del nostro paese per elevarle dallo stadio di movimento rivendicativo allo stadio di movimento rivoluzionario e forza motrice della costruzione del socialismo nel nostro paese. Dalle cose che scrivi per te la questione è radicalizzare le rivendicazioni e portarle in alto(linea del “lotta,lotta,lotta”). Ora o credi che un governo della borghesia e del clero nel contesto della crisi generale in corso possa esaudire queste rivendicazioni al seguito dello sviluppo della conflittualità delle masse. Oppure credi, ma non lo dici, che solo un governo dipendente dal movimento operaio e popolare può realizzare certe misure. La linea di sopra (che chiamo del “lotta,lotta,lotta”) ha funzionato fin quando le lotte hanno pagato. Ma da 4-5 anni a questa parte con l’approfondimento della crisi generale questa linea non porta più a casa risultati (ed è in crisi dall’inizio della crisi generale che giustamente individui al 1975). L’economicismo (circoscrivere il ruolo politico dei comunisti alle lotte economiche) che è sempre stata una deviazione del movimento comunista oggi non ha neppure le basi che ne giustifichino l’esistenza: oggi le lotte condotte all’insegna del “lotta, lotta, lotta” largamente perdono e perdono tutti coloro che si ostinano a reclamare che sia il padrone e il suo Stato a soddisfare l’esigenza di migliori condizioni di vita e di lavoro (mentre il padrone da qualche anno ha completato di fasciarsi le orecchie e ha eliminato ogni margine di concessione). Appresso a questa linea vanno in fallimento confederali e sindacati di base, rifondaroli e movimentisti variopinti, m-l dogmatici e m-l economicisti. Immettere le masse popolari su questo percorso pratico porta le masse alla sconfitta. Basta guardare alla Grecia dove la linea del lotta, lotta, lotta + fuoco+fiamme ha portato di sconfitta in sconfitta fino all’ascesa di ALba Dorata (che con i recenti arresti la borghesia ha consacrato a oppositori intransigenti del regime della Troika). Quindi concordo che le lotte debbano estendersi, radicalizzarsi, coordinarsi ma finalizzandole alla costruzione di un governo d’emergenza popolare. Non un governo “stellare” ne la dittatura del proletariato “qui ed ora” ma un governo composto dal fronte ampio delle forze del movimento operaio e popolare del nostro paese, da quelle forze che in un modo o nell’altro promuovono la mobilitazione contro gli effetti della crisi, un fronte ampio per davvero (che deve superare gli stessi steccati del 18-19) e che prenda le misure più urgenti per mettervi un argine: anzitutto riaprire le aziende chiuse, imporre che restino in attività le aziende esistenti, aprirne di nuove e chiudere le nocive e inutili. Non sarà una passeggiata. UN governo del paese di questo tipo è un governo che entra in rotta di collisione coi poteri forti, un governo che è pronto a dichiararvi guerra e a rispondere alle dichiarazioni di guerra del nemico. Ma a quel punto l’esperienza pratica delle masse (se sapremo ben condurre questa linea) farà guadagnare posizioni alla soggettività: i comunisti se sapranno condurre le masse popolari e la classe operaia su questa strada guadagneranno il loro sostegno e saranno in grado di condurle al passo successivo, l’instaurazione del socialismo nel nostro paese, l’eliminazione dei rapporti di produzione capitalistici. E’ per inaugurare questo percorso pratico che ha veramente senso assediare i palazzi del potere! E’ questa la linea di sviluppo da dare alle giornate del 18-19.

  • Che il ceto medio o piccola borghesia e quella pletora di ceti che non vivono di salario sia la maggioranza nel nostro paese è indubbio. E che esso sia stata spinta , attraverso la crisi, verso la proleterizzazione e verso livelli di povertà è altrettanto palese. ( serve solo una buona lettura di analisi sociologica) e che la classe dei lavoratori ossia quelli che vivono di lavoro salariato sia una minoranza numericamente e politicamente nel nostro paese, è altrettanto palese. Quindi non vedo la contradizione. E’ solo una questione di composizione sociale e di analisi sociologica, appunto. Il blocco sociale è da me inteso in senso gramsciano, e l’essere anticapitalisti è cosa diversa da avere la consapevolezza che la crisi è crisi finanziaria, che la colpa è delle banche e del capitale finanziario ( cosa che tutto il ceto medio e non solo, lo dice e lo sente, ma questo non vuol dire essere anticapitalisti, avere la coscenza che la crisi non è crisi finanziaria, ma che è crisi strutturale del capitale, questo vuol dire avere la coscenza anticapitalista) Allora come si fa ad avere questa coscienza? Con la propaganda? Non credo. Con il proselitismo ? Nemmeno. Allora la storia appena recente( se non bastasse la teoria marxista) ce lo insegna.
    Attrraverso lotte e conquiste non solo economiche, anzi, ma di rivendicazione di diritti politici e sociali, che innalzano via via il livello di scontro e fa trasparire come il capitale è impossibilitato a risolvere le esigenze che via via si pongono come necessità di vita , ma che anzi sono proprio le sue contradizioni interne a negare tali bisogni e far abbassare i livelli di vita. Nella conduzione delle lotte occorrono tattiche e strategie. Le tattiche impongono obbiettivi immediati, che si avvertono sulla pelle, che fanno scaldare gli animi e alzano il livello di incazzamento e al contempo di coscienza. Queste lotte consentono la costruzione di quel blocco sociale attraverso obbiettivi che materialmente e immediatamente toccano i bisogni del ceto medio, dei lavoratori a partita IVA , dei “cognitari” ( sic) , ma che al contempo contengono elementi di socializzazione, non individuali , non isolati, ma che pongono elementi di “comunione”
    Per fare un esempio la lotta per la sanità pubblica, o per l’istruzione obbligatoria e pubblica si indirizzava anche verso quelle classi del ceto medio , portare ad un soddisfacimento di un bisogno generalizzato e al contempo conteneva “stille” di socialismo e aumentava la coscienza che non il privato , ma che solo con il pubblico , il sociale si potevano risolvere certi problemi che il capitalismo poneva e aggravava.

    Queste lotte , quindi, devono essere nei binari stabilita dalla strategia che ha e pone obbiettivi di piu lungo respiro e di visione politica del mondo e della vita che vogliamo.
    Il governo , o il potere istituzionale è solo il rispecchiamento dei rapporti di forza sociali e quindi dei rapporti di produzione. A seconda di essi vi può essere una governance che legifera in un senso o in senso contrario. A seconda di essi si può rivendicare un livello di governo che rispecchi tali rapporti di forza. Il governo operaio o dei lavoratori, richiederebbe uno scontro sociale , rapporti di forza, ben lontani dall’attuale contesto sociale. Occorre ancora molto cammino prima di poter rivendicare questa necessità Ad oggi corrisponde solo ad una fuga in avanti!

  • Inutile dire che proseguono le divergenze. Concordo che la classe operaia oggi sia politicamente debole, minoritaria per dirla con le tue parole. Non può che essere così stante le condizioni in cui versa il movimento comunista nel nostro paese. Considero un grave errore di analisi quanto scrivi in introduzione del tuo commento a proposito della minoranza numerica della classe lavoratrice. E’ soggettivismo allo stato puro. Dove tu vedi l’estinzione del lavoratore l’analisi scientifica della realtà vede che nel nostro paese la larghissima maggioranza della popolazione è composta da proletari e da membri delle classi popolari non proletarie. I primi vendono la propria forza lavoro in cambio di un salario e si distinguono tra proletari operai e proletari non operai; i secondi raccolgono quella che con meno scientificità potremmo chiamare piccola-borghesia. Gli uni e gli altri sono accomunati dal fatto che per vivere devono lavorare. Che poi la classe operaia risenta del disarmo ideologico causato da decenni di revisionismo e dall’assenza di uno Stato Maggiore, che poi le condizioni di sfruttamento siano mutate per effetto dell’avanzare della crisi e dello sviluppo delle forze produttive, questi sono altri discorsi. Ma da qui a dire che la classe lavoratrice è minoranza numerica ce ne passa. Inoltre insisti nell’indicare quale obiettivo della fase la costruzione del blocco sociale anticapitalista, citi Gramsci ma il tuo discorso resta mozzo. Dal tuo ragionamento sembrerebbe che la costruzione del blocco sociale nel nostro paese sia quello di diffondere coscienza della crisi strutturale del capitalismo. E’ un aspetto ma non esauriente. La questione è la conquista di cuori e menti anzitutto della classe operaia e poi del resto delle masse popolari alla concezione comunista del mondo e alla strategia rivoluzionaria per fare dell’Italia un nuovo paese socialista (aspetto sul quale i comunisti e i reparti avanzati della classe operaia devono giungere ad unità: è questa la costruzione del Partito). QUindi bisogna promuovere coscienza “contro” e “per”, occorre dissolvere le illusioni democratico-borghesi, le fantasie reazionarie ecc. ma possiamo farlo con successo soltanto mettendo al centro quello che occorre costruire per superare il capitalismo, il socialismo. QUesto vuol dire anche (e non solo) immettere la classe operaia e le masse popolari in percorsi pratici che facciano maturare questa coscienza. Fare di ogni esperienza pratica scuola di comunismo. Da qui l’importanza di lavorare oggi perchè l’universo delle organizzazioni operaie e popolari imponga un proprio governo del paese. Da qui l’importanza che gli operai si organizzino già qui ed ora per tenere aperte le fabbriche che i padroni chiudono. Tu non vedi tutto questo pezzo e non lo vedi perchè a tuo avviso il ruolo dei comunisti si ferma all’essere oppositori intransigenti dell’esistente. Tu e tantissimi altri come te vedete nei comunisti l’appendice radicale del movimento rivendicativo,vedete il movimento comunista come movimento anzitutto rivendicativo, siete malamente influenzati da quello che è stato il passato cupo del movimento comunista del nostro paese (che i revisionisti moderni da Togliatti in poi hanno ridotto prima a movimento rivendicativo e poi in appendice del regime della borghesia e del clero del nostro paese). Si evince da tutte le cose che scrivi compreso il riferimento alla tattica con cui intervenire nelle lotte rivendicative che è ripresa paro paro dalla scuola revisionista e movimentista. Ma il compito nostro è organizzare la rivoluzione politica. Nelle lotte rivendicative bisogna starci con questo obiettivo. Vuol dire propagandare il socialismo e fare proselitismo? Dipende dalla condizioni concrete, di certo significa intervenirvi per rafforzare la coscienza dei compiti politici, fare di ogni lotta una scuola di comunismo, usare le lotte per sviluppare percorsi pratici che facciano fare un passo in avanti nella conquista di cuori e menti di cui sopra dicevo. C’è un passo del “Che fare” in cui Lenin riporta un episodio significativo e indicativo in merito: “Ricordo una conversazione avuta un giorno con un economicista abbastanza conseguente, di cui feci in quell’occasione la conoscenza. La conversazione cadde sull’opuscolo “Chi farà la rivoluzione politica? Ci trovammo subito d’accordo nel ritenere che il suo difetto essenziale consisteva nell’ignorare la questione organizzativa. Pensavamo già di essere completamente d’accordo, ma, proseguendo nella conversazione, ci accorgemmo che parlavamo di cose diverse. Il mio interlocutore accusava l’autore di ignorare le casse di sciopero, le società di mutuo soccorso, ecc. Io, invece, mi riferivo all’organizzazione di rivoluzionari di professione, indispensabile per ‘compiere’ la rivoluzione politica. Manifestatasi questa divergenza, a quanto ricordo, non mi sono mai più trovato d’accordo con quell’economicista su una qualsiasi questione di principio”.

  • Si abbiamo concetti divergenti.
    1)La classe lavoratrice è tale non perché è operaia o perché vive del proprio lavoro, ma perchè produce plusvalore che “altri” se ne appropriano. Questi altri possono essere direttamente chi detiene i mezzi di produzione , chi ne detiene il controllo, la gestione ecc ecc. La piccola e media borghesia è quel ceto che non produce plus valore ( e in quanto tale non si può definire classe proletaria nè lavoratrice ) , ma il suo lavoro viene pagato attraverso il plusvalore prodotto dal proletariato. Bene chi produce il pluslavoro , oggi nel nostro paese, è minoritatio numericamente, Questa minoranza produce, attraverso il supersfruttamento( aumento dei ritmi, precariato, diminuzione dei diritti ecc ecc ) , per tutti gli altri. Il tassinaro, il commerciante, l’artigiano non produce plusvalore , ma il suo lavoro viene remunerato dal valore “plus” prodotto dal proletariato e distribuito( attraverso la tassazione, o il quadagno deciso dal committente, ecc ecc ) secondo le esigenze del “mercato”, da chi se ne appropriato.

    2)Nella fretta forse non hai compreso il mio ragionamento, e dico “compreso” perchè io proprio parlo non di “contro” , ma “per” E in questo sta l’errata tua interpretazione, Io non sono assolutamente “rivendicativo” ( che non è un male) , ma che accanto alle rivendicazioni occorre anche una costruzione di quel “blocco sociale “, che a partire da rivendicazioni porti alla affermazione di diritti, e alla visione di un idea di mondo e di vita.
    Per esempio.
    La rivendicazione della sanità pubblica e gratuita non è solo “rivendicazione” , ma “affermazione” di un “bene comune”,non privatistico, di un modello di socializzazione e di “comunità” ( e questo l’avevo già espresso nel mio passato intervento, che ti è sfuggito forse)

    Ma la parola d’ordine di un governo operaio , oggi , in questo contesto, è assolutamente antistorico e assolutamento uno “slogan slegato dalla realtà”. Oggi parlare di nazionalizzazione delle fabbriche vuol dire consegnare nelle mani di Letta e di Napolitano( per fare dei nomi) le fabbriche, risanarle con i soldi dei lavoratori e poi riconsegnarle ai Riva ( come è già successo nel passato)
    Occorre, invece secondo me, rivendicare e pretendere la bonifica di quei territori, la chiusura dell’area a caldo e la riconversione del ciclo produttivo. Sostituire al ciclo degli altiforni il ciclo dei forni a induzione con riutilizzo dei rottami di ferro (e liberare così anche le discariche) ecc ecc .
    Consegnare quei territori cosi liberati ai giovani laureati in scienza ambientali ( che la locale università sforna a decine l’anno e sono disoccupati) , riqualificare gli operai in opera di bonifica, aprire con un bando internazionale a progetti di riqualificazione ambientale , per la ripresa della miticultura,dell’agricultura fatta morire in questi anni. Così si recupera e si crea quel “blocco sociale”, coinvolgento vasti settori e ceti non necessariamente proletari.
    Occorre ( come sta avvenendo e come si è fatto) non il semplice NO Tav , ma proporre un diverso modio di concepire la politica del trasporto. Anche per questo quel movimento ha tanto successo fra gli strati non solo proletari, ma anche del ceto piccolo medio. Perché al contempo si smantella scientificamente le balzane teorizzazioni dei padroni e dei suoi lacchè, si fanno proposte concretamente alternative, e al contempo che danno una visione “socialista” al problema. Cosi si costruisce la coscienza di classe e la crescita di una coscienza anticapitalista, perché si fa toccare con mano che la visione capitalista è una visione contro l’umanità
    Da un sentire epidermico che il capitalismo nelle sue sfaccettature finanziarie fa il male, alla coscienza che è strutturalmente il capitalismo il nostro nemico! E che solo con un governo dei lavoratori e in una società i cui mezzi di produzione appartono a tutti chi vi lavora può esserci la salvezza.

    Si! le divergenze proseguono……

  • Susanna

    A dieci giorni dal 19 ottobre, ancora riflessioni all’ordine del giorno; questa è di Moiso su Carmilla:

    http://www.carmillaonline.com/2013/10/29/errata-corrige-democrazia/

  • Gert

    qui il post e i commenti sul 19/10 dal sito giap: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=14526

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