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Costituenti e alibi preventivi


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Da qualche anno va avanti il gioco delle cosiddette “costituenti”, quei tentativi cioè di aggregare un po’ di ceto politico, metterlo insieme attorno a un contenitore eterogeneo, farsi la manifestazione autunnale e sciogliersi ancor prima che questa sia giunta alla fine. I nomi, sempre gli stessi: Rifondazione e tutte le altre molecole partitiche ormai orfane del parlamento; pezzi di sindacalismo di base; FIOM; certa intellettualità democratica che dal movimento dei girotondi del 2002 è in cerca del luogo dove esprimere la propria “saggezza”; il Manifesto, organo che viaggia di sconfitta in sconfitta verso l’obiettivo di perdere quei pochi lettori che si ritrova; pezzi sparsi del fu “movimento dei movimenti”. Questo coacervo di sigle, accomunate dal rappresentare unicamente del ceto politico (o giornalistico) a cui garantire uno stipendio, continua a non accorgersi del vuoto sociale che le caratterizza, e pensa di assolvere al proprio compito provando l’ennesima ammucchiata di generali senza esercito.

Da qualche anno però la scena politica delle lotte di classe è cambiata, sconvolgendo i piani dei vari dirigenti pluritrombati. Dalla Val di Susa alle manifestazioni romane del 2010 e del 2011, si è affacciata una eccedenza sociale che delle costituenti e dei tentativi riformisti se ne frega, e che anzi li accomuna al nemico contro il quale combattere. Questa cosiddetta “eccedenza” negli anni non ha subìto alcun tentativo d’organizzazione politica. Un po’ si è riversata nel grillismo, andando ad ingrossare le fila elettorali di un movimento chiaramente stabilizzatore, ma descritto dai media come anti-sistema, e dunque campando di una rendita di corto respiro. Un’altra parte ha deciso costantemente di astenersi, di non interessarsi più al gioco politico, di prendere le distanze da un sistema visto come completamente altro rispetto alle proprie esigenze. Quali che siano i rivoli in cui si è dispersa questa composizione sociale, rimane la difficoltà storica per le sinistre di intercettarla e di organizzarla politicamente. Laddove è avvenuto, come in val di Susa, se ne sono visti i risultati: un perfetto connubio di protesta civile e conflittuale, di pratiche di piazza e di condivisone assembleare, di azioni dirette e radicali e di consenso popolare. Certo, là il terreno è agevolato dalla scopo immediato della protesta, che ha un obiettivo fisico visibile e attorno a quello organizza la propria vicenda e la propria modalità d’intervento. Ma ciò non toglie che quello è uno degli esempi di come il conflitto vada organizzato e praticato, e non espunto da ogni ipotesi politica.

In questi giorni però sta avvenendo una cosa particolare, che rischia di contrapporre definitivamente la “sinistra” legalitaria e riformista a quella antagonista e di classe (e sarebbe anche ora, aggiungiamo). Da mesi i movimenti di classe italiani hanno lanciato la data del 19 ottobre quale giorno in cui prendere parola con manifestazioni di massa, aprendo di fatto le lotte dell’autunno. La possibilità che si riproduca la dinamica del 15 ottobre 2011 c’è, e per questo chi organizza tenta giustamente un percorso di politicizzazione di quella conflittualità. Al di là di come si sta organizzando questa data (e le altre, come lo sciopero dei sindacati di base il 18, la giornata di lotta del 15 o il corteo sulle lotte ambientali del 12), è là che la sinistra di classe deve puntare per tentare quel recupero sociale che da anni ne determina l’assenza politica in ogni dove. Al di là delle parole d’ordine più o meno condivisibili, o delle modalità organizzative che si vanno proponendo, al di là del merito cioè, se esiste una sinistra conflittuale in Italia è in quella data che deve far valere il suo peso. Lavorando perché non rimanga il solito evento isolato e fine a se stesso, ma che sia il principio di un percorso.

Oggi invece si assiste a uno smarcamento politico abbastanza evidente, ma al tempo stesso subdolo, reso ambiguo proprio dai comportamenti e dalle dichiarazioni di chi sta cercando di costruire un altro evento, nei fatti contrapposto a quello del 19. Il 12 ottobre, cioè, è stata lanciata una diversa manifestazione, a “difesa della legalità e della costituzione”, promossa da Landini e da Rodotà, i due nuovi eroi della sinistra riformista illuminata. Il problema è che a questa reunion di vecchi sodali (da Ferrero a Zagrebelski, da Rodotà a Vendola, da Agnoletto a Casarini) partecipa anche parte di quel movimento che solo pochi mesi fa chiedeva i voti proprio in ragione della sua conflittualità e della sua alterità rispetto all’attuale sistema politico.

Non vorremmo sbagliarci, ma sembra evidente di come questa nuova data assomigli al tentativo di costruzione di un alibi per il 19 ottobre, il tentativo cioè di prendere le distanze politicamente da quello che potrebbe accadere in quella giornata, organizzando la propria manifestazione legalitaria e filocostituzionale che garantirà a questi di far parte dei buoni e dei compatibili, contro la marmaglia che potrebbe esprimersi il 19 secondo canoni poco accettabili. Il tentativo di dividere i buoni dai cattivi, il movimento compatibile da quello ingestibile, è un tentativo che non può avvenire da chi fa politica all’interno dello stesso campo politico. Non ci sembra un caso che da giorni il Manifesto, che mai ha cercato di pubblicizzare la giornata del 19, stia cercando in tutti i modi di pompare la data del 12 pomeriggio, descrivendola come l’evento centrale d’ottobre. Vorremmo anche capire il senso della dichiarazione di Sandro Medici riportata da popoff, quando afferma che “chi non c’è rischia di fare da servente al pezzo dell’artiglieria sbagliata”. Non partecipare a una manifestazione in difesa della legalità non solo è giusto ma sacrosanto. Che tale tentativo lo faccia il Rodotà di turno, nessun problema. Che invece si portino pezzi di movimento a contrapporsi alla data conflittuale del 19, questo è invece un problema che andrebbe chiarito fino in fondo. Coprire una data nazionale (ed europea) lanciata da mesi con gli appelli alla costituzione, cioè, è un tentativo che va denunciato immediatamente. O si sta con la legalità e la costituzione o col conflitto e le lotte di classe. Questa volta è difficile tentare di mantenere i piedi in due staffe.

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49 comments to Costituenti e alibi preventivi

  • stefano

    Sempre avvenuto che “pezzi di movimento” prendano distanza dal conflitto…al massimo ora lo fanno ancor prima che “il pezzo d’artiglieria sbagliata” spari.
    Ve le ricordate le belle facce (da cazzo) degli studenti “buoni” da NATOlitano una settimana dopo il 14 dicembre a far vedere che è possibile un dissenso legale, educato, filo-istituzionale?
    http://www.youtube.com/watch?v=R1IUg64ae8g

    ..di che ci stupiamo?!

  • Rifondarolo

    Sull’atteggiamento della mia organizzazione niente da dire, è lo stesso che ho pensato quando ho visto l’immondizia del 12 ottobre. Però sui sindacati di base non si può dire lo stesso: “Scendere in piazza, scioperare, protestare, produrre conflitto sociale, costruire dissenso organizzato: questo è quello che si deve fare senza esitazione alcuna. Costruire un autunno bollente che veda nello sciopero generale del 18 ottobre e nella settimana di mobilitazione che lo accompagnerà e terminerà con la manifestazione nazionale per il diritto all’abitare del 19 ottobre, un passaggio fondamentale per costruire quell’alternativa sociale e sindacale che serve per cambiare veramente le cose. ” http://confederazione.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnewstt_news=61908&cHash=a45949d19f&MP=63-552

  • Stex

    “Rifacciamo le tette ai nostri progetti scadenti” cantava Vasco Brondi in una delle sue poche frasi di senso compiuto. Rimango scettico, non solo sul 12 ottobre (per ovvie ragioni), ma perfino sul 19: vediamo quale sarà il percorso che si andrà a costruire, però non vorrei che finisse in una manifestazione di soli compagni, magari giustamente incazzati – magari tanti – che però se la cantano e se la suonano da soli. Si vuole una giornata di conflitto radicale, ma presumo ci sia bisogno di prospettive molto convincenti per rischiarsi accuse e condanne che possono arrivare a “devastazione e sacceggio”. Stiamo a vedere come si articolerà la costruzione del 19…

  • Voi sapete dove si trova Muggia?
    Abbiamo idea che si trovi vicino a Primavalle nei pressi del Lotto 25 dietro a Piazza Capecelatro.
    Questo è il loro Documento Precongressuale del loro Circolo nella Sezione di Muggia (Trieste)
    Al Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Trieste, al regionale FVG, al nazionale.

    Il Partito della Rifondazione Comunista deve rifondarsi dal suo interno: noi Compagni del Circolo della Sezione di Muggia (Trieste) ci sentiamo molto delusi dalla linea politica attuata dalla dirigenza del nostro Partito in questi ultimi anni ed intendiamo far sentire la nostra voce in previsione del prossimo congresso che auspichiamo sia fatto il prima possibile. Riteniamo infatti che la situazione sia divenuta insostenibile e che occorra fare chiarezza e definire un corretto progetto politico; siamo ormai allo sbando e molti Compagni ci stanno abbandonando.
    I nostri Padri fondatori seppero con molto sacrificio e sofferenza creare un Partito dal nulla: ” noi ” , con tanto, abbiamo saputo distruggere tutto.
    Crediamo pertanto fermamente nei seguenti punti che, in un Partito Comunista, sono imprescindibili.
    Rifondazione deve superare l’immobilismo che la sta caratterizzando e produrre iniziative per la difesa della democrazia,dei lavoratori e delle classi più indifese: obiettivi che purtroppo ha gravemente trascurato.
    Al prossimo congresso dovranno aver diritto di voto tutte le Compagne ed i Compagni in possesso della tessera 2012. Non si può chiedere alla base di rinnovare la tessera sulla fiducia: fiducia a chi? A chi ha distrutto il Partito?
    Dobbiamo deliberare una totale politica anticapitalistica ed antifascista ( come compete ad un Partito Comunista) e non una generica politica antiliberista.
    Il congresso deve decidere l’immediata uscita del PRC da tutte le giunte in cui sia presente il PD poiché mai come ora è evidente che il PD altro non è che il PdL camuffato. Questo significherebbe passare all’opposizione ovunque.
    Rifondazione deve diventare una forza propositiva, trainante e deve sapersi conquistare l’egemonia tra tutte le forze anticapitalistiche e Comuniste presenti sui territori; deve smetterla di accodarsi alle proposte altrui.
    Eventuali alleanze con partiti o movimenti andranno fatte solo a sinistra del PRC. Come priorità bisogna lavorare per l’unità dei Veri Comunisti partendo dalla rinascita dell’Internazionale Comunista, lasciando da parte teorie e tattiche che ci hanno portato alla frammentazione !! Ricordiamo che nel preambolo dello statuto del PRC si legge: “ Il Partito della Rifondazione Comunista_Sinistra Europea agisce per la reciproca solidarietà e la collaborazione tra le forze politiche ed i movimenti anticapitalistici di tutto il mondo e coopera alle iniziative che tendono a raccoglierli in schieramento contro la globalizzazione capitalistica”
    La base ritiene indispensabile essere consultata sulle decisioni fondamentali che segnano la vita del Partito.
    I Compagni di Muggia dichiarano, come già espresso nel documento approvato il 12-10-2012 ed inviato alla Federazione di Trieste, al regionale FVG ed al nazionale, che non intendono accettare più rinunce al nostro simbolo e cioè la Falce, il Martello, la Stella a cinque punte ed a tutto ciò che fa parte della nostra identità Comunista.
    Infine è necessario ed improrogabile il rinnovamento, a tutti i livelli, del gruppo dirigente facente parte dell’attuale maggioranza, responsabile della gestione fallimentare del nostro Partito. Visti i risultati catastrofici a cui ci ha portato non dovrà più essere presente in posizioni di spicco. Si dovrà attingere a forze fresche, giovani ed in ogni caso non compromesse col passato.
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    Muggia 6 settembre 2013

  • Militant

    Certo, vediamo, nulla è scontato. Le difficoltà e le incomprensioni ci sono, e nessuno garantisce il “lieto fine”. In questo mese anche noi diremo la nostra, qui come nelle assemblee preposte. Ma di certo la soluzione non è lo smarcamento a destra in vista della “cosa” riformista.
    @ Rifondarolo
    Infatti noi sui sindacati di base non diciamo lo stesso, e di certo non fanno parte del progetto costituente con Zagrebelski e Rodotà

  • Altro Rifondarolo (ma quanti siamo su Militant?)

    In ogni caso nell’Ordine del Giorno approvato a larga maggioranza (un voto contrario e una astensione) dalla Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista riunita il 12 settembre 2013, alla fine si legge

    “….….Accoglie l’appello per la manifestazione del 19 ottobre prossimo proposta da vari soggetti impegnati dentro le lotte sociali, ambientali, per il lavoro e il reddito e aderisce alla manifestazione”

  • Filo

    x circolo il documento è buono solo che andava bene 10 anni fa ormai rifondazione è un cumulo di burocrati imborghesiti i veri comunisti ne sono usciti (schifati) tutti o da quel partito è inutile fare l’ ultimo giapponese che combatte una guerra finita e persa almeno da 7 anni cioè da quando rifondazione è entrata armi e bagagli nel secondo tragico governo prodi

  • Filo

    ops alla terza riga volevo scrivere tutti o quasi

  • luca

    ci sono compagnucci che invitano papa francesco nel proprio spazio sociale..di che ci stupiamo

  • masaccio

    Con tutto il rispetto per l’analisi, che in parte condivido e in parte no, credo che si pecchi parecchio di narcisismo: chi ha orgaizzato il 12 ottobre, purtroppo o per fortuna, non ha la minima idea che ci sia qualcosa di organizzato per il 19 ottobre (in effetti al di fuori del giro dei centri sociali nessuno è a conoscenza dell’esistenza di questa data), e perciò l’idea che si sia organizzato il 12 in contrapposizione al 19 non ha alcun senso.
    Poi liberissimi di preferire una data all’altra. Ma la contrapposizione è stata creata da questo pezzo, non da qualcun altro.

  • Chiarista

    Per chiarire…Sandro Medici, quando ha parlato di pezzo di artiglieria sbagliata, si riferiva ovviamente (non perché lo dico io, ma perché lo spiega Sandro nel corso del suo intervento) a chi sceglie di stare dalla parte delle cancellerie europee responsabili dell’austerità e della crisi sociale, il 19 non c’entra nulla!

  • daniele

    Il 19 “subisce” il gioco subdolo che dite già in partenza, quando i sindacati cosiddetti conflittuali decidono di sfilare il giorno prima…
    però non è che rompono proprio, si accampano e poi aspettano il corteo del 19…geniali! (almeno così mi pare di aver capito)

    Sul 12 e sul “colonialismo dei territori” (nomenclatura addirittura ottocentesca, e dire che qualcuno viene tacciato di essere novecentesco…) si profila un potenziale schieramento istituzionale
    che fa ribrezzo.

    Chi fa lotte territoriali sa bene che non è facile smuovere i cittadini di un determinato luogo fino al centro di roma se non per cortei o manifestazioni che chiedano qualcosa di tangibile e che ricada sui territori stessi…
    Manifestazioni di “opinioni” e “granidi ideali” ai cittadini interessati da un’imminente discarica, inceneritore o cementificazione selvaggia credo che interessi poco, così come ai lavoratori può interessare poco tutto ciò che non riguardi la propria condizione di lavoro (ovviamente esclusi i compagni “di professione”).

    E’ ovvio che bisogna tendere all’unificazione di queste istanze e rendere chiaro la matrice unica di tutti i disastri sociali, ovvero questo sistema economico/sociale… (Taranto da questo punto di vista è un nodo molto più importante secondo me, rispetto al notav, al quale ovviamente vanno tutti i nostri elogi e riceverà sempre il supporto che gli si deve – siamo tutti notav, il che vuol dire che nel proprio territorio si cercano le contraddizioni messe in atto dai capitalisti di turno in combutta con gli amministratori di turno, non appoggiare il notav E BASTA! ) .

    Ma non si fa indicendo una manifestazione spalmandoci sopra del miele per attirare compagni, cittadini o lavoratori.
    Il processo è semmai il contrario, e parte dai territori, proponendo (con più o meno forza a seconda delle possiblità) un’ agire politico diverso, che quanto meno alluda ad una proposta generale alternativa che possa affrontare, con una visione ampia, contraddizioni capitale/lavoro, capitale/territorio (per così dire).

    Ed è dannatamente difficle per i comapgni all’interno dei comitati fatti di cittadini “normali” far passare queste considerazioni….qualcuno ci prova

    Stanno facendo di tutto per depotenziare il 19 ottobre e lasciare “i cattivi” all’angolo, questo è evidente… (il 15 se so messi paura ahahah)

    Il problema è: a che ce serve il 19 ottobre?
    E’ il punto di arrivo di quali urgenze conlittuali espresse?

  • Militant

    @ masaccio
    “chi ha orgaizzato il 12 ottobre, purtroppo o per fortuna, non ha la minima idea che ci sia qualcosa di organizzato per il 19 ottobre”

    Ma dobbiamo ridere? Le giornate di mobilitazione d’ottobre sono state lanciate addirittura da maggio (!), e la data nazionale del 19 sono mesi che circola. Sono altrettanti mesi che tutta una vasta area di strutture, dai centri sociali ai partiti ai sindacati, si sta organizzando per quella data. Che Rodotà non lo sappia è un’ovvietà, personaggi di questo tipo non sono certo i nostri interlocutori. Ma che non lo sappiano Casarini, Medici, Agnoletto, Ferrero e compagnia cantando, bè questa è davvero un’assurdità che cerca di giustificare un atteggiamento che invece non va lasciato passare.

    @ Chiarista
    Prendiamo atto. La dichiarazione, nell’ambito dell’articolo di Antonini, si presta ad equivoci, e uno dei nostri obiettivi è sgomberare il campo appunto da questi malintesi che sta generando la convocazione di questa manifestazione del 12 pomeriggio

    Più in generale: qui non si sta discutendo dell’efficacia e dell’organizzazione della manifestazione del 19. Cerchiamo di evitare dunque risposte del tipo: “si ma il 19 è una merda”, o cose simili. Certo, può essere benissimo che venga fuori una merda, che si organizzi male, che rimanga fatto isolato, ecc…ma non è che ci si smarca da questa data uscendone da destra e a difesa della costituzione. Magari il 19 saremo 1000 in piazza, ma questo non cambia di una virgola che chi scende in piazza per difendere la costituzione rappresenta un problema e non certo un compagno di strada dei movimenti. E non cambia di una virgola che la sinistra che vuole intercettare e organizzare il disagio sociale provocato dal neoliberismo, è con questa data che si deve confrontare, non con altre lanciate ad arte e con l’obiettivo di pompierare ciò che potrebbe accadere. Diciamo le cose come stanno: qua più di qualcuno ha il terrore che si riproduca il 15 ottobre (o il 14 dicembre). Date come quelle non le giustifichi politicamente dopo anni di tentativi di conciliazione sociale e di costituenti riformiste. Date come quelle costituiscono uno spartiacque, ed è proprio quello che non vogliono i suddetti dirigenti politici: dire chiaramente da che parte stare. Stare in tutte le situazioni garantisce visibilità e ci si copre il fianco a sinistra. Se si viene costretti a scegliere il campo, poi i doppi giochi sono molto più difficili.

  • Ile

    Aggiungo che del 19 ottobre si parla – lanciando allarmi – su tutti quotidiani. Se gli organizzatori del 12 non lo sanno è ancora più grave e increibile.

  • masaccio

    Né Casarini né Ferrero né Agnoletto sono coinvolti nell’organizzazione del 12, sono semplicemente andati a farsi la passerella all’assemblea.
    Ve lo dico: la data del 19, fuori dal giro dei centri sociali, nessuno sa che esiste. A me dispiace pure tra l’altro (nonostante non condivida il modo in cui sta crescendo quella data, che sta diventando l’ennesimo corteo di militanti costruito non per aggregare qualcuno fuori ma solo per ricomporre le rotture di 2 anni fa), perché condivido i temi del 19, però è un dato di fatto.
    Usciamo dalla paranoia: se viene fatto il 12 senza badare al 19 non è perché c’è un complotto per fornire alibi preventivi a chi non vuole fare il 19, ma perché due mondi (quello “costituzionale” e quello “antagonista”, per usare due etichette piuttosto rozze) che 3 anni fa si parlavano, oggi non si parlano più, e neanche sanno uno le date dell’altro. Tra l’altro credo che a voi questo faccia anche piacere, o sbaglio?

  • valerio

    Io credo che il problema non sia tanto la visibilità di una data piuttosto che di un’altra (credo che entrambe saranno un fiasco) quanto piuttosto toglierci definitivamente dai coglioni non solo i vari Casarini, Ferrero e Agnoletto ma anche tutti i vari pompieri che abbiamo a Roma.Magari ci si riuscisse, una volta per tutte….

  • gianclaudio

    Concordo in pieno con masaccio …il narcisismo nella situazione attuale è veramente imperdonabile…avanti così, continuiamo a farci del male

  • s

    ma i rifondaroli ancora parlano?
    e questa frase: “sulla mia organizzazione niente da dire”. ma allora che cazzo ci sei a fare dentro?
    no perchè per molto tempo si è sentito blaterare di una certa sinistra interna a rifondazione che criticava, smuoveva, “cercava di”.
    ora siamo arrivati al “niente da dire”. patetici.

  • darfil

    si si continuiamo a far finta che ci stanno massacrando e noi – i nostri problemi, i nostri valori e le nostre aspettative, la battagia per impedire che fiscal compact e pareggio di bilancio ( oggi in costituzione con il voto di tutti del precedente parlamento) continuino a spaccarci le ossa.
    continuiamo a guardarci allo specchio e dire quanto siamo bravi con le nostre “pippe” intanto ci massacrano e le “lotte” non producono alcun risultato.
    ma che rifonda e rifonda. è finita! spariti scomparsi……inutili come chi spaccava il capello in quattro e adesso è talmente cotto che non si è reso conto che siamo tutti democristiani. noi ci lamentiamo e gli altri ci massacrano. SMETTETELA di PONTIFICARE. che tuttti facciano un passo indietro e diamoci una rappresentanza di classe.
    possibile che siete diventati tuttti bravi ma a casa propria a curare il proprio orticello mentre nel mondo preparano la nostra cancellazione?
    il 19 è una occasione! avviene una volta l’anno, si! allora? voi state a casa a pontificare.
    possibile che non vi rendete conto che fate parte di quelli che una volta cancellati e resi inutili potranno dire ” ma noi non eravamo d’accordo”. ma si stiamo a casa così avviene la conferma: NON CONTIAMO UN CAZZO E NON SAREMO IN GRADO DI CAMBIARE UN CAZZO.
    scusate lo sfogo ma, un’altra occasione per far vedere che esiste un’opposizione a questo andazzo dove la trovate? all’oratorio?
    batsa riempirsi la bocca di NO TAV. loro hanno bisogno del nostro aiuto altrimenti non ce la faranno. scusate lo sfogo ma ne ho piene le palle di chi scimiotta il marchese del grill: ” io so io e voi non siete un cazzo”.
    smattetla perfavore, almeno voi che non siete pagati dai padroni come gli altri.

  • Graf

    Ma c’è ancora qualcuno che si stupisce del fatto che Casarini, Medici, Agnoletto, Ferrero e rispettivi partiti vadano ad una manifestazione per la difesa della Costituzione? Che senso ha invitarli a “dire chiaramente da che parte stare”? Più chiaro di così! Stanno dalla parte della borghesia e delle sue leggi (ivi compresa la Costituzione). Ed è bene che ci restino.
    Tra l’altro non sarebbe neanche la prima volta che il PRC, nel misero tentativo di tenere il piede in trecento staffe, partecipa ad iniziative concorrenti e contrapposte fra loro.

  • Red

    Il 19 ottobre è una giornata importante . Sinceramente io dai NOTAV non voglio imparare nulla . Considerando alla prima occasione hanno votato in massa il m5s per farsi rappresentare in parlamento con il risultato ZERO . I NOTAV dicono che bisogna imparare le loro perseveranza ma quale mi chiedo io ..Ad oggi stanno dividendosi in buoni e cattivi . Scimmiottare i NOTAV e bisogna imparare .Io dai NOTAV ho imparato solo il voltafaccio e ipocrisia oltre unirsi a chiunque pur di far numero il caso PERINO RACCOLTA VOTI M5S un esempio e sono daccordo con DARFIL .Il 19 è una giornata dove realmente si puo’ creare una vera opposizione e liberarci delle zavorre che da troppi anni stanno nascosti come serpi in seno . Se poi sara’ un fallimento amen ma almeno proviamoci …..

  • Militant

    Segnaliamo un commento molto interessante rispetto alle manovre oscure dietro la manifestazione del 12 pomeriggio
    http://www.contropiano.org/articoli/item/19057

  • Nicola

    Il 19 ottobre è una sfida.
    Si sta costruendo una manifestazione nazionale delle lotte sociali più diverse e disparate partendo dalla convinzione che la costruzione pubblica è l’unica che funziona. Quindi una data che non cala dall’alto ma una data che viene mossa da quei soggetti protagonisti delle lotte sociali giornaliere.
    E già questa è una vittoria di questa sfida.
    Quel che accadrà quel giorno è in divenire ma lascerei meno la parola a commenti sui blog e più la parola alle assemblee.
    E non è nemmeno vero che non la sa nessuno la data del 19. Fortunatamente mi trovo, spesso, a frequentare luoghi ben distanti dai “nostri” e la data del 19 è ben conosciuta anche perchè, banalmente, gira nei social network e perchè è presente nell’agenda di molte realtà sociali dislocate a livello nazionale che agiscono sul territorio.
    Poi non sarà una data a farci fare la rivoluzione, ma se da quella data partisse un processo costituente di un movimento che non sia più autoreferenziale direi che la sfida lanciata va accolta e rilanciata.

    Detto questo, secondo me la data del 12 è una grande infamata. La data era originariamente prevista per il 5, poi è stata spostata al 12 per due motivi precisi: spaccare l’assemblea del monte amiata che si era ritrovata nel 19 (facendo leva sul solito giochetto delle aree e dei chiacchiericci) e, come detto nell’articolo, crearsi l’alibi della sinistra buona che parla di costituzione e beni comuni ma che non ha alcuna voglia di cambiare l’esistente. E da Casarini & co. me lo aspetto, i romani speravo che avessero fatto dei passi avanti rispetto ai padovani e invece a quanto pare no. Cazzi loro, finiranno nel brod di Rodotà sempre più staccati dal terreno reale della lotta.
    Il giochetto che stanno a fa è ovvio: se il 19 dovesse succedere qualcosa, noi eravamo i buoni del 12, la faccia pulita che al giornalista dice le cose che vuole sentirsi dire.

    Il 19 è fondamentale per lo spartiacque: chi crede che un movimento di classe basato sulle lotte sociali e sull’avanzamento di esse e non di semplice difesa del creato sia possibile e necessario e chi invece si mette a fa il benecomunista sulla costituzione.
    Io sono fiducioso.

  • Nicola

    Giusto per chiarezza: quello su contropiano non è un “commento” della redazione ma il comunicato dei movimenti per il diritto all’abitare sulla questione 12 ottobre.
    :)

  • Manfredi

    Nicola, chissà se saremo così stupidi da fare, il 19, esattamente quello che i grandi intellettuali del 12 immaginano…speriamo che le assemble delle prossime settimane evitino di fare questo bel regalo a quei signori.

  • boh

    La confusione su stè date è impressionante. Ognuno dice temi a caso, legati ad una data a caso. si scambiano comunicati per commenti. Si cita la valdisusa e per fortuna qualcun@ ricorda anche gli ultimi passaggi (elettorali) affrontati da quell’esperienza (per non parlare delle leggerezze sugli ultimi arresti)..

    Ve sforzate de più a frantumà il movimento (ammesso che ancora possa chiamarsi così), a costruire voi una contrapposizione, in vista di un autunno che aspettiamo da 10 anni!! Che per l’ennesima volta si apre con LA DATA!! boh, ma perchè non si accetta la costruzione di un’alternativa, anche composita, piuttosto che buttare merda e basta.

    La gente, la gente..ma voi quando cazzo ce state cò la ggente?? Il conflitto l’hanno prodotto gli studenti e gli ultras..2 anni, 2 giornate..e il lavoro quotidiano resta sulle spalle di poche strutture che ancora provano a produrre cambiamento radicale, a costruire ribellione quotudiana, a resistere agli sfratti, ad occupare case, a contrastare la politica dei rifiuti.. e i sindacati di base, che provano a tutelare quel poco di lavoro rimasto..

    ma forse necessitate di un’altra bella foto dall’alto per il post del 20 ottobre..

  • Militant

    @ Boh
    “ma perchè non si accetta la costruzione di un’alternativa”
    Ma stai dicendo sul serio? Cioè, la costruzione di un’alternativa passerebbe per la difesa della costituizione e della legalità? Certo, forse l’alternativa fra Cuperlo e Renzi, non certo fra quella dei movimenti antagonisti.

    Detto questo, fino a questo triste tentativo di depotenziare il 19 ottobre da parte dei “legalitari”, non c’era alcuna confusione attorno all’ottobre lanciato dai movimenti europei (sottolineiamo, dai movimenti europei, non da presunte riunioni carbonare anarco-insurrezionaliste). La settimana di lotta partirà la settimana fra il 12 e il 19 ottobre, e più o meno tutte le giornate vedranno forme di mobilitazione. Chi sta cercando di mettere il bastone fra le ruote sono i soliti trombati alle ultime 25 elezioni, uniti ai trombati degli ultimi 25 tentativi di depotenziare i movimenti antagonisti e ricondurli nell’alveo della compatibilità e del “riformismo costituente”.

    “il lavoro quotidiano resta sulle spalle di poche strutture che ancora provano a produrre cambiamento radicale, a costruire ribellione quotudiana, a resistere agli sfratti, ad occupare case, a contrastare la politica dei rifiuti”

    Esattamente quelle strutture che stanno costruendo il 12 ottobre mattina, la manifestazione del 18 e quella del 19. Quelli che stanno costruendo il 12 ottobre, invece, sono scomparsi da anni da ogni contesto reale delle lotte di classe, giocano alla parodia di loro stessi e tentano di riciclarsi nell’ennesima costituente riformista.

    “ma voi quando cazzo ce state cò la ggente??”

    Ecco, siccome crediamo che tu non sia un qualche sconosciuto ma qualche ratto che si aggira ai margini delle attività politiche di movimento, e visto che a noi ci conoscerai e ci vedrai ovunque, la prossima volta fermaci ed esprimici queste tue perplessità di persona.

  • tronco

    1) può piacere o non piacere ma la questione delle riforme istituzionali (e dunque la difesa della costituzione, da cui la data del 12) è un obiettivo primario per il movimento operaio, in quanto quella costituzione e quell’ordinamento dà al movimento operaio lo spazio di manovra per organizzarsi e esprimersi. Se questo ordinamento viene svuotato (come accadde allo statuto albertino) o modificato si tratterà dell’inizio di una valanga- data la disarticolazione attuale dei movimenti e del movimento di classe non sembra al momento una cosa di cui preoccuparsi- ma che complicherà l’esistenza a chi tenterà di ricostruire una realtà di conflitto in Italia nei prossimi anni (e spero saremo Noi, cioè gente come me e gente come voi).
    La politica è una partita a scacchi e considerare sacrificabile un cavallo perché non si è capaci di muoverlo non è solo sbagliato, è anche pericoloso.
    2) Io capisco che per chi è impegnato nella lotta per i diritti dei carcerati e contro la tortura di Stato nelle carceri, partecipare ad una manifestazione che contiene la parola “legalità” non ha senso, ma se capite che la Costituzione è il pezzo di carta scritto da loro (e da una parte di Noi) che dice che non possono torturare in carcere, la si trasforma in un’arma a nostro vantaggio. Qualcuno diceva che la democrazia è un fucile in braccio agli operai… il che mi porta direttamente al punto 3
    3) Se la scelta è una scelta estetica perché i neri incappucciati sono brutti sporchi e cattivi e fanno tanto “rivoluzione”, ok posso anche capire (a quindici anni forse); se invece la scelta è di sostanza e non di forma il discorso si complica. Perché? Perché il movimento, quello NoTav soprattutto, è sotto attacco (militare, mediatico e politico), isolato e senza rapporti con la società. Un secondo 15 ottobre non è veramente auspicabile: la storia ha dimostrato che il 15 ottobre è stato un fuoco di paglia, siamo l’unico Paese europeo senza un’opposizione né ideale, né politica, né sociale all’austerity. Non ci sono movimenti né fibrillazioni di massa nel paese e neanche una serpeggiante coscienza del problema. La società parcellizzata produce individualismi di gruppo, egoismi organizzati cui i compagni non sono immuni. Andare in piazza il 19 per fare gli scontri “a priori” è solo l’ultimo capitolo dell’autorappresentazione dei movimenti, l’ennesimo segno di frustrazione e impotenza. Significa scoprire al nemico la nostra debolezza, non far sentire il nostro peso. Primo perché non c’è radicamento sociale, cioè il giorno 20 non c’è un’assemblea delle “eccedenze”(come le chiamate voi), ognuno torna a casa propria ai cazzi propri fino alla prossima eruzione di rabbia. Secondo perché è un fuoco di paglia, una scintilla che fa prendere un’esca senza legna da ardere per un fuoco duraturo. Terzo perché il risultato finale è controproducente, è come un pugile con un gancio destro bellissimo: se sei nell’angolo e a ogni gancio corrisponde un montante al fegato è ora che lasci perdere lo stile e pensi a uscire dall’angolo, o prima o poi crollerai e sarà solo colpa tua. Il conflitto si fa in 2 e pensare che un avversario così forte da averci quasi cancellato starà lì a guardare significa sottovalutarne forza e mezzi. Noi dobbiamo creare consenso attorno alle ragioni della nostra protesta e costruire un movimento (come in val susa) dove se c’è il momento dello scontro la gente non si beve le cazzate dei telegiornali, i genitori non ti denunciano dopo averti riconosciuto nelle foto di Repubblica, ma la gente ti copre e rischia per te. E questa è la differenza tra il 15 ottobre il 14 dicembre, che una data è stata un fuoco di paglia mentre l’altra il risultato di un percorso. Il 19 si profila come un trappolone repressivo per tagliare la testa e le gambe al movimento. Terrorizzando la possibile base e arrestando le possibili menti. Credo che al netto dei benefici non valga la pena di affrontarne i costi. O vi sembra e che ci siano la coscienza, la forza, l’organizzazione e il radicamento necessari ad un salto di qualità?
    Se le premesse sono quelle dell’ennesima autorappresentazione delle “eccedenze” ad uso e consumo della repressione io il 19 sto a casa.
    E mica perché sono pacifista, falsocomunista, vigliacco o legalitario, ma perché se mi vogliono impiccare, la corda la pagano loro, non gliela porto io.

  • toscano

    “Perché il movimento, quello NoTav soprattutto, è sotto attacco (militare, mediatico e politico), isolato e senza rapporti con la società.”

    “Noi dobbiamo creare consenso attorno alle ragioni della nostra protesta e costruire un movimento (come in val susa) dove se c’è il momento dello scontro la gente non si beve le cazzate dei telegiornali, i genitori non ti denunciano dopo averti riconosciuto nelle foto di Repubblica, ma la gente ti copre e rischia per te.”

    direi che non meriti risposte serie e ragionate…uno potrebbe dirti vieni alle assemblee e senti con le tue orecchie, ma se stai messo così allora veramente stattene a casa che è meglio…ah, e quando te fumi l’oppio è meglio che vai al parco a guardà gli uccelli, piuttosto che metterti a fa ste figure commentando sui blog

  • tronco

    Fuori dalla Val Susa, a parte noi, il movimento no Tav è isolato, forse è meglio uscire dalle assemblee e sentire che aria tira anche altrove ogni tanto. Secondo un recente sondaggio solo il 47% degli italiani è contrario al TAV, calcolando di quale schifo si tratta credo sia una percentuale bassina, che conferma la mia impressione che la repressione stia funzionando tristemente bene. Se non ne sei al corrente: uno dei detenuti del 15 ottobre è stato denunciato dal padre che lo ha riconosciuto da un tatuaggio in una foto, mi riferivo a questo episodio.

  • Militant

    @ Tronco
    Non meriti neanche risposta, perchè nei tuoi commenti hai dimostrato di non aver letto nulla di quello che abbiamo scritto. La prossima volta leggi bene, cerca di capire, poi se vuoi possiamo avviare una discussione.

  • tronco

    L’unico commento che non ho letto per intero è quello di Rifondarolo che riporta la mozione del suo circolo, ho sbagliato?
    Ciò detto mi sembra che nessuno voglia entrare nel merito della considerazione “storica” che ho fatto (anche a più riprese su questo blog) sul tema del 15 ottobre, e sull’assenza di un movimento contro l’austerity in Italia. Oltre a tutto con questo insultante “non meriti risposta”, io magari personalmente no, ma credo che alcune delle obiezioni che sollevo la meritino. Altrimenti non rispondereste e amen, mentre questa è delegittimazione, lecita magari nella dialettica politica con gli avversari, un po’ meno coi compagni (a parer mio).
    Delle due l’una compagni: o si vuole fare un’analisi anche dei rapporti di forza e un po’ di autocritica sul movimento (visto che mi pare che siamo nell’angolo) o si vuole agire per agire, e buonanotte a tutti i propositi marxisti. Non mi pare di essere il solo nei commenti a non essersi auspicato un secondo 15 ottobre ergo la preoccupazione c’è anche tra i compagni.

  • daniele

    “…quella costituzione e quell’ordinamento dà al movimento operaio lo spazio di manovra per organizzarsi e esprimersi.”

    storicamente gli spazi di agibilità la classe operaia e i proletari se li sono presi in altro modo, non perchè ci fosse scritto sulla costituzione che l’italia è una repubblica fondata sul lavoro.
    Per esempio passando per piazza Statuto e per il ’69 e le prime assemblee autonome da cgil, cisl e uil.

    E infatti magicamente nel ’70 arriva lo statuto dei lavoratori…
    per carità, mica la rivoluzione, però una pezza messa dal governo alle forti rivendicazioni dei lavoratori.

    Al limite prima lotti, poi te scrivono due righe sulla costituzione…
    ma ora siamo assolutamente sulla difesa tout court della carta, senza farle fare un balzo in avanti ma difendondola e basta.
    mi pare un pò poco.

    “La storia ha dimostrato che il 15 ottobre…”
    Capisco che nell’ evo contemporaneo i tempi siano cortissimi e 2 anni sembrano un’eternità (chissà quanti modelli di iPhone sono cambiati in questo tempo) ma scomodare la Storia no ti prego…

    Semplicemente, “Tronco” mi sa che le ragioni della tua protesta e le posizioni politiche non collimano proprio per niente con le mie…
    vogliamo cose diverse.

    “siamo l’unico Paese europeo senza un’opposizione né ideale, né politica, né sociale all’austerity”

    Forse siamo l’unico paese dove ci sono occupazioni e associazioni “legate al movimento” che da 20 anni reggono il moccolo alle istituzioni e rompono il cazzo al lavoro politico dei compagni, entrano in miserabili formazioni politiche e prendono SOLDI da chi precarizza sfrutta e devasta i territori.

    A proposito di legalità, ci vorrebbe un bel processo popolare.

  • tronco

    Il problema a mio parere è che senza un movimento forte dietro (e mi sembra tristemente chiaro che ancora non c’è a livello nazionale) quegli spazi non puoi prenderteli perché non hai la forza per farlo. Io credo che sia un obiettivo decisamente difensivo e minimalista ma che alternativa reale esiste quando sono 30anni che perdi? I rapporti di forza mi sembrano sfavorevoli, , sarò pessimista io…
    Ho detto la storia per dire il tempo, pensavo fosse chiaro, cmq ok non scomodo la storia: il tempo.
    Io al momento voglio un movimento popolare di ampia portata capace di mettere in discussione l’esistente e creare conflitto e coscienza di classe. Vogliamo cose diverse? Non lo so dimmelo tu (non è una provocazione dico seriamente)

  • Burak Yilmaz

    Tronco, io ti vedo da parecchio (seppur a momenti alterni) commentare e dire la tua su questo blog. Possibile che ogni volta la spari grossa e poi, dopo una sequela di interventi che ti fanno rinsavire, dici che tutto sommato c’è convergenza tra quello che dici e quello che ti viene obiettato?!

    Riprendo brevemente le due frasi “incriminate” che ha citato Toscano.

    “Perché il movimento, quello NoTav soprattutto, è sotto attacco (militare, mediatico e politico), isolato e senza rapporti con la società.”

    “Noi dobbiamo creare consenso attorno alle ragioni della nostra protesta e costruire un movimento (come in val susa) dove se c’è il momento dello scontro la gente non si beve le cazzate dei telegiornali, i genitori non ti denunciano dopo averti riconosciuto nelle foto di Repubblica, ma la gente ti copre e rischia per te.”

    O il movimento NO TAV è isolato etc etc oppure la gente solidarizza con loro e li “copre e rischia” per loro. Questo tanto per farti capire che l’analisi che hai fatto, oltre ad essere scorretta, è anche contraddittoria.

    Secondo poi: dovresti spiegarci non solo perché il movimento operaio, la sua manovra e la sua organizzazione sarebbero state garantite dalla Costituzione, ma soprattutto perché *oggi* quella piazza – che come proposta di omogeneità invoca la Costituzione e la sua difesa – dovrebbe essere l’esperimento di punta della nuova sinistra. Cazzo, rottami riciclati ad ogni elezioni, manco fossero Malagrotta e la differenziata; gente fuori dai giochi da anni, gente che non s’è mai assunta assunta la responsabilità di uno (1, uno che sia uno) dei mille fallimenti tentati dai movimenti in questi anni, dentro o fuori i palazzi (per non parlare della catastrofe analitica e il decisivo contributo allo smantellamento del bagaglio culturale e politico comunista); trombati d’ogni genere, che hanno speculato sulla nuova auge del “benecomunismo”, sulla lotta della FIOM e degli operai, sulla Pomigliano di ieri e non su quella di oggi (perché non sta più sui giornali, forse?).

    Infine, una considerazione. Abbiamo le palle palle piene di piattaforme lunghe il tempo di un autunno, di convergenze utilitaristiche e dell’allarmante speranza che ogni volta, ogni cazzo di volta, accoglie queste operazioni da “stanza dei bottoni”. Basta. Ogni volta è la trovata giusta. Da RomArcobaleno a Repubblica Romana, da ALBA a Uniti Contro la Crisi, da Landini e Rodotà a Rivoluzione Civile, a Casarini (che ha sempre fatto struttura a sé). Avete rotto il cazzo: chi le propone, chi le sostiene e chi fa il testiomone de Geova sui blog cercando la redenzione tramite il proselitismo.

    Basta. E soprattutto basta lanciare nuove piattaforme che nascono già sulla difensiva, “in difesa di”. Basta.

    Nessuno auspica panico fine a se stesso per il 19 ottobre; c’è un ragionamento in campo da qualche mese. E ancora non siamo arrivati al corteo… come si direbbe in gergo calcistico, credo che il duo in difesa della Costituzione e la loro creazione non mangeranno il panettone.

    Buone lotte a tutti

  • Militant

    @ Tronco
    No, non hai letto, o sennò sei un provocatore. Infatti, se avessi letto, avresti trovato anche questo passaggio:

    “Più in generale: qui non si sta discutendo dell’efficacia e dell’organizzazione della manifestazione del 19. Cerchiamo di evitare dunque risposte del tipo: “si ma il 19 è una merda”, o cose simili. Certo, può essere benissimo che venga fuori una merda, che si organizzi male, che rimanga fatto isolato, ecc…ma non è che ci si smarca da questa data uscendone da destra e a difesa della costituzione. Magari il 19 saremo 1000 in piazza, ma questo non cambia di una virgola che chi scende in piazza per difendere la costituzione rappresenta un problema e non certo un compagno di strada dei movimenti.”

    Quindi è perfettamente inutile che cerchi di portare l’acqua al mulino del riformismo legalitario del 12 ottobre dicendo che forse il 19 ottobre rimarrà un fatto isolato, che è organizzato male, che il 15 ottobre del 2011 cosa ha prodotto, ecc…perchè è un modo sbagliato di avviare una possibile discussione.

    Sul resto, sulla costituzione, la legalità, il movimento no-tav, ti hanno già risposto. Tu stai cercando di difendere una costruzione legale (la costituzione), ormai completamente disarticolata da decenni. Non so se hai mai avuto coscienza della discrepanza fra costituzione formale e quella materiale. Bene, se durante le lotte di classe degli anni ’60-’70 la costituzione materiale riuscì a compiere passi in avanti, portando quell’insieme di norme contenute nella costituzione a una tutela effettiva (per quanto sempre incompleta) delle classi lavoratrici, l’opera di controriforma iniziata negli anni ’80 ha completamente smantellato ogni materialità di quella costituzione. Oggi la costituzione è un foglio morto, usato come foglia di fico di un improbabile vocazione sociale dello Stato. Ripartire dalla costituzione è una parola d’ordine anacronistica di almeno un trentennio, se non di un cinquantennio. E’ una concezione fuori dalla Storia, tutta basata su un rapporto di forze idealizzato, che alberga nel mondo delle idee di Rodotà ma non certo nei concreti rapporti di forza fra capitale e lavoro. Oggi questa costituzione è lo strumento con cui il padronato si è ripreso tutto ciò che fu costretto a cedere nei decenni scorsi.
    Quando i compagni fecero progredire l’assetto sociale scritto nella costituzione, lo fecero con la parola d’ordine di abolirla e di cambiare regime politico dello Stato. Il fatto che oggi qualcuno provi addirittura a difendere tale feticcio legale dimostra l’incapacità assoluta dei militanti politici di riconnettersi con la realtà dei fatti.

  • tronco

    @Baruk: Per rinsavire bisogna essere prima impazziti, cosa che non mi risulta aver fatto, né di essere in contraddizione né di aver cambiato opinione. L’ho già detto e lo ridico: purtroppo fuori dalla val susa e dal nostro ambiente (centri sociali, compagni sparsi etc) la causa no TAV e le sue pratiche non hanno il sostegno che uno desidererebbe. Non ci vedo nessuna contraddizione nel dire localmente c’è solidarietà perché il movimento è strutturato da decenni, mentre al livello nazionale al di fuori da noi, i nostri discorsi etc no, perché la gente le cose le sa dai giornali e i giornali sono tutti dei nostri nemici.

    @ Baruk e Militant
    Infatti non ho detto “il 19 è una merda”, “saremo in 1000″, o “andiamo il 12 che perdiamo tempo a fare il 19″ né niente di simile, sto cercando di articolare un discorso più complesso.
    Credo che la realtà non sia bidimensionale e che ci siano in questo momento diverse scacchiere su cui dobbiamo giocare con attenzione, una di queste scacchiere è quella istituzionale. C’è una differenza abissale tra la costituzione -che è la carta cui si ispirano le leggi- e le leggi. Cambiare la costituzione significa cambiare il DNA dello Stato, lo svuotamento di fatto dei dettami costituzionali e dei suoi assetti ha portato ad un peggioramento di vita delle classi lavoratrici, al contempo però rappresenta una contraddizione nel campo della borghesia che secondo me può essere usata contro i nostri avversari. Le costituzioni, seppur vituperate da Marx, hanno un’importanza piuttosto fattuale, pratica nella lotta di classe e non vanno confuse con la legge ordinaria (oppure sono tutti stronzi Correa, Chavez, Morales, la Fernadez Kirchner che come prima cosa hanno cambiato le costituzioni?)
    Se poi voi ritenete come diceva anche masaccio prima “che tanto peggio tanto meglio” questo è un giudizio politico ed è un discorso diverso da “l’oggettività delle cose”.

    Trovo molto offensivo dire “provocatore” ad un compagno appena dice qualcosa di diverso, ho sempre interpretato questo blog e i suoi commenti come uno spazio dove i compagni possano informarsi e confrontarsi, se ogni volta che qualcuno dissente su qualcosa allora o è un provocatore o un testimone di Geova di qualche santa alleanza questo spazio non esiste più, se è invece uno spazio riservato a chi la pensa esattamente come voi su tutto, basta dirlo nessuno vi disturberà. Non sono iscritto a nessun partito e non ho neanche incitato a partecipare alla manifestazione del 12, penso sia sbagliata l’analisi che avete fatto e sto cercando di interloquire sul merito: non c’è a mio parere nessuna “partenza” di una nuova sinistra (tantomeno di conflitto) dalla piazza del 12, ma alle manifestazioni uno ci va anche per testimoniare la propria adesione ad una causa specifica (difesa degli assetti costituzionali) mica solo per ricreare “la sinistra”.
    Secondo me ha un valore strategico difendere la costituzione, più che un contenuto tattico. Forse sarebbe meglio dire un valore “di media durata”. Come non mi pare ci sia lo spazio per altri errori data la situazione disastrosa in cui vertono le lotte sociali.
    Il conflitto tra capitale e lavoro per ora lo sta facendo con profitto il capitale e noi stiamo abbozzando, i rapporti di forza ci sono sfavorevoli, andare in piazza il 19 come se avessimo alle spalle 3 anni di movimento di resistenza alla troika è a mio parere altrettanto sbagliato come coprirsi dietro la costituzione come panacea. Mica perché sbarcare il lunario ogni mese per molti di noi o occupare e beccarsi denunce non sia stato resistere, ma perché manca quella dimensione che rende le lotte isolate, locali connesse tra loro e quindi “movimento”. Volete negarlo?

  • toscano

    “manca quella dimensione che rende le lotte isolate, locali connesse tra loro e quindi “movimento”. Volete negarlo?”
    e questa dimensione sarebbe la difesa della Costituzione…buona fortuna amico!
    qui c’è chi si mobilita in difesa e chi preferisce attaccare…perché chi ha lanciato il 19 sono proprio quei movimenti che negli ultimi tempi hanno portato avanzamenti nella lotta (che siano sempre troppo “piccoli” magari sarà vero, ma sono in avanzamento): lotta per la casa e no tav (che son 20 anni che avanzano), più i sindacati di base e in particolare il si cobas nel settore della logistica…e non mi pare che i riformisti vari siano presenti in questi movimenti, o se lo sono sono marginali…dirò di più, non c’entra un cazzo manco la costituzione, nemmeno se fosse rispettata alla lettera: non mi risulta che in questo testo sacro ci sia scritto che si possono occupare palazzi, tagliare reti di cantieri o fare picchetti selvaggi ai cancelli…insomma, dicesi lotta di classe…

    p.s un’altra cosa che mi fa dannatamente ridere è che quelli che per 10 anni hanno sbeffeggiato comunisti e anarchici cantando in piazza “noi non siamo nel ’900″ adesso si ergono a paladini della Costituzione del 1948…chapeau

  • Ile

    Mi associo anche io alla risata finale di Toscano. E soprattutto gli mando un abbraccio: daje toscà! ;-)

  • Pablo

    ahahaha…che tristezza: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=87051&typeb=0&Troppo-critici-col-Pd-l-Anpi-rompe-col-12-ottobre-

    Questi al 12 ottobre mi sa che non ci arrivano neanche, si sfaldano prima su chi è più costituzionalista.

  • Circolo Primavalle PRC

    Insomma: seguiamo spesso militant qualche volta si interviene nella discussione più spesso ci si incazza, ma insomma: i Comunisti del PRC di Primavalle saranno presenti in piazza come abbiamo più volte detto, il 19 Ottobre, per contribuire a costruire una grande manifestazione nazionale come già deciso, per il 19 Ottobre e prima ancora per il 18, per tentare di mettere in discussione le politiche di austerità imposte oggi da un “governissimo” che rappresenta l’estremo tentativo di una classe politica corrotta e subalterna ai poteri forti, di perpetuare se stessa insieme alle politiche neoliberiste che hanno già devastato il paese ed il pianeta. Punto.
    Non ha senso però parlare, scusate, di “riformismo legalitario” per la manifestazione del 12 ottobre
    La Costituzione è il prodotto, il risultato, della lotta di Resistenza condotta e guidata dalla classe operaia, in primo luogo, dall’alleanza operai e contadini e popolo italiano contro il fascismo, la monarchia, il nazismo.
    La Costituzione fu imposta dai rapporti di forza favorevoli alle forze del progresso, della democrazia e della pace alla borghesia monopolistica italiana ed europea, rapporti di forza che erano stati stabiliti sul piano militare nel corso della Resistenza.
    Questo pensiamo.
    E non è vero che è un foglio morto e solo un foglio sempre più svuotato. Che va anche difeso e applicato. Quando come dice Militant negli anni dell’antagonismo di classe (io c’ero) attraverso le lotte, la Costituzione Materiale riuscì a compiere passi in avanti, portando quell’insieme di norme contenute nella Costituzione a una tutela effettiva (per quanto sempre incompleta) delle classi lavoratrici, fù proprio perchè avevamo una Costituzione. Quella Costituzione la nostra Costituzione.
    Dalla metà degli anni Ottanta è iniziata una nuova fase di attacco alla Costituzione, e proprio come dice Militant l’opera di controriforma iniziata negli anni ’80 ha completamente smantellato ogni materialità di quella costituzione. Per questo secondo noi và difesa e applicata. La Costituzione Italiana, a differenza di tutte le altre, che sono chiuse, definiscono cioè qui ed ora e per sempre uno status costituzionalistico, quella italiana invece si configura in maniera netta ed inequivocabile come Costituzione aperta di Programma, o Costituzione-Programma. Scusateci tanto ma anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla. Però non ci insultiamo dai, anche se devo dire che qualcuno letto sui commenti era delizioso.

  • Brigante

    @Circolo PRC
    E’ innegabile che la costituzione sia stata uno strumento di progresso per classe operaia. Ma come ogni strumento, il suo ruolo e la sua efficacia sono circostanziati al contesto in cui viene utilizzato. La costituzione materiale strappata con le unghie e con i denti dalle lotte operaie si innestò su quella costituzione nel contesto dello Stato nazionale. Le istituzioni nazionali borghesi erano in qualche modo legate a quella costituzione (come dite frutto di un compromesso, conseguenza dei rapporti di forza post-bellici) e in ultima istanza il parlamento legiferava anche, ma non solo, in base a quello che la costituzione afferma. Attualmente le istituzioni borghesi hanno fatto “un grande balzo in avanti”, rendendo i confini nazionali un feticcio buono per nascondere dietro al velo dell’identità (più o meno accentuata) la reale subordinazione degli Stati nazionali alle dinamiche del capitale transnazionale. E’ in questo contesto, non in quello degli anni ’50, che si afferma che “difendere la costituzione” rappresenta solo il riflesso del legalitarismo che pervade la sinistra ex comunista e antiberlusconiana. In altre parole, andare in piazza a difendere la costituzione mentre sono state esautorate le istituzioni nazionali borghesi, equivale a difendere la cuccia del cane mentre ti stanno buttando a terra la casa.

  • Militant

    Ribadiamo un concetto che forse è emerso poco: che Landini, Rodotà, Zagrebelski e chi per loro si facciano una manifestazione in difesa della costituzione e per la legalità, rientra nelle cose. E’ cioè in linea con la loro visione politica, quella di una sinistra legalitaria, eticamente fondata, attenta ai diritti umani e coscienziosa di quelli sociali, illuminata rispetto alle questioni lavorative. E’ insomma quella sinistra direttamente ricollegabile all’azionismo, quel tentativo cioè di essere di sinistra senza essere comunisti. Un tentativo nobile, che non disprezziamo e che nei torbidi odierni pare quasi rivoluzionario (mentre rendiamoci bene conto che in periodo di forte scontro di classe queste persone starebbe dall’altra parte della barricata, fra i nostri giustizieri).

    Il problema di questa manifestazione sono quei pezzi di movimento che stanno inciuciando con questo mondo, senza determinarne le conseguenze politiche. E’ l’ambiguità di fondo il problema, perchè genera ambiguità generale e poca chiarezza rispetto alle proprie idee politiche. Cosa significa manifestare per la legalità e allo stesso tempo occupare i palazzi sfitti, fare i picchetti sui luoghi di lavoro, manifestare senza autorizzazione, praticare antifascismo militante, ecc…? Una cosa esclude l’altra, e se si tenta di fare tutte e due si cerca di mantenere il piede in due staffe inconciliabili.
    Secondo poi, partecipare a quella manifestazione significa affermare che tutto l’armamentario pratico dei movimenti (cioè tutte quelle azioni dirette che sfociano il più delle volte nell’illegalità) è solo fumo negli occhi, strumenti che portano l’acqua a un mulino diverso da quello che si vuole far credere. La radicalità di piazza sarebbe cioè funzionale a delle politiche assolutamente riformiste. E allora perchè non utilizzare quegli strumenti che la legalità mette a disposizione? Insomma, la simulazione del conflitto è una pratica morta e sepolta un decennio fa sotto le cariche genovesi. Se qualcuno oggi prova a riproporla è bene che lo dica chiaramente, senza ambiguità.

  • Concordo pienamente con quello scritto nell’articolo ma mi domando: se si voleva davvero organizzare un “assedio ai palazzi” e una giornata di conflitto, perché farla di sabato a palazzi chiusi e nella solita piazza S.giovanni dove non c’è una fava di nulla?

  • Burak Yilmaz

    @ Resistenza Como

    Il corteo *parte* da San Giovanni e a differenza delle altre miriadi di cortei fa il percorso inverso andando sotto il Ministero dell’Economia, quello delle Infrastrutture e Trasporti e sotto la Cassa Depositi e Prestiti. Non proprio “una fava di nulla”…

  • Burak Yilmaz

    Aggiungo poi sul sabato: difficile immaginare un corteo nazionale che non sia fatto nel weekend, a maggior ragione se si vuole garantire la partecipazione da ogni parte d’Italia e di persone che lavorano, ovvero quelli che altrimenti non sarebbero potuti venire.

  • La manifestazione del 12 ottobre indetta con la parola d’ordine “applicare la Costituzione” e le mobilitazioni del 18 ottobre (sciopero generale dei sindacati di base con manifestazione a Roma) e del 19 (sollevazione e assedio dei palazzi, promossa dal movimento per la casa e dai movimenti per i beni comuni, NO TAV, NO MUOS…) sono le principali “scadenze” di questo autunno. In particolare quella del 12 e quella del 18 sono promosse dai due principali aggregati che raccolgono il favore e la fiducia delle masse popolari: l’asse Landini-Rodotà da una parte e l’aggregato “movimentista e radicale” che da qualche anno promuove le mobilitazioni alternative, la nebulosa che gira attorno a Cremaschi e a certi settori dell’USB-Rete dei Comunisti (quel che resta del Comitato NO Debito, oggi Ross@).
    Due mobilitazioni e un fiume di parole per affermare o smentire che sono in contrapposizione. Ma lo sono?
    Se si mettono avanti le dinamiche e le contraddizioni, i limiti e le resistenze dei due aggregati che le promuovono, sicuramente lo sono: entrambi, in modo diverso, esprimono più di un limite di analisi e di orientamento rispetto al contesto prodotto dalla crisi. I primi si candidano ad assumere un ruolo di testimonianza nel teatrino della politica borghese, a fare la “sinistra” ragionevole, interna a una possibile e auspicata (da loro) alleanza fra tutti gli oppositori alla banda Berlusconi. I secondi si candidano a diventare il centro autorevole dell’opposizione sociale, radicali e movimentisti. Nessuno dei due aggregati si assume la responsabilità e il ruolo di promuovere attraverso un processo di rottura con le prassi del teatrino l’alternativa politica ai vertici della Repubblica Pontificia (ognuno mette avanti le sue ragioni, conformi alla concezione del mondo che li guida).
    Messe le cose in questo modo, è evidente che i due aggregati e le rispettive mobilitazioni sono in concorrenza e in contrapposizione.
    Aleggia la supposizione che la manifestazione del 12 ottobre sia una manovra politica che serve a dare una investitura popolare a una fronda (sinistra del PD, SEL, società civile, dissidenti del M5S) per una soluzione di governo tipo “Letta bis senza Berlusconi”. E’ vero? Può essere. E’ vero che chi alimenta la supposizione, muove la critica e agita il sospetto, dal canto suo si guarda bene dall’assumere pienamente un ruolo politico che va oltre la lotta rivendicativa…. Ma se anche avesse ragione, cioè se la manifestazione avesse questa finalità nella testa e nelle aspirazioni di chi l’ha convocata, sia chi l’ha convocata che i suoi detrattori faranno i conti con la realtà: i programmi, i progetti, le ambizioni di chi concepisce per le masse popolari il ruolo di “massa di manovra” fanno la fine che fanno (quanti esempi, negli ultimi 10 anni… il 15 ottobre 2011 chi voleva ricamare sulla mobilitazione non è neppure riuscito a fare il comizio in piazza S. Giovanni e ha passato questi due anni a raccogliere i cocci). Soprattutto, se anche i denigratori della manifestazione del 12 ottobre avessero ragione, bisogna che facciano un passo avanti e si sforzino di vedere “le cose che si muovono, per come si muovono e per come possono contribuire a farle muovere”… Se davvero c’è una “regia” che punta a creare condizioni favorevoli per un Letta bis senza Berlusconi, chi ha in mano il canovaccio conferma quanto diciamo: senza il sostegno delle masse popolari può andare poco lontano. E allora vediamolo, realisticamente e senza spacciare il ferro per oro, lo spostamento a sinistra di cui questa dinamica è frutto. Fino a ieri la parole d’ordine delle “teste bianche” che affollavano gli happening sulla Costituzione era di difenderla… non è che questa gente si è (ri)svegliata in un batter di ciglia… hanno, loro o chi per loro, per vari motivi e con vari obiettivi, da rincorrere a sinistra il movimento popolare, quel movimento che ha già chiaro che da difendere, della Costituzione come dei diritti conquistati con le lotte dei decenni passati, non c’è rimasto niente. Quindi: applichiamo la Costituzione. Ottimo, hanno ragione! Chi e perché dovrebbe contraddirli, denigrarli, deriderli, sfiduciarli? A che pro?
    Piuttosto occupiamoci di approfondire il discorso, di far venire fuori le crepe, le contraddizioni, di valorizzare quanto c’è di positivo e di ricacciare indietro la (possibile e probabile) falsa retorica: chi la applica la Costituzione? Come? Con quali forze? E perché siamo arrivati al punto in cui siamo? Ecco, più che lavorare per demolire e squalificare la manifestazione del 12 ottobre, occorre costruire (elevare la coscienza), partendo da quanto esiste sul campo, il movimento concreto che già si mobilita per applicarla, la Costituzione.
    Noi riteniamo che un grande successo della manifestazione del 12 ottobre è la miglior premessa per un grande successo delle mobilitazioni della settimana successiva. Ma per vedere le cose in questo modo bisogna indossare gli occhiali della prospettiva: così si vede che il grande successo di entrambe le mobilitazioni, nelle forme e nei modi che i settori popolari che vi partecipano decideranno di mettere in campo (succederà quello che le masse popolari faranno succedere) è la premessa migliore per valorizzare quanto di positivo, combattivo, radicale, costruttivo esprimono entrambe, in funzione del compito storico che ha chi le promuove (anche se resiste ad assumerlo) e che hanno le masse popolari organizzate.
    Alternativa di governo. Il fatto è che “sollevazione e assedio”, “sciopero generale”, le mille altre forme con cui coscientemente le masse popolari rendono ingovernabile il paese ai vertici della Repubblica Pontificia DEVE combinarsi con la costruzione della nuova governabilità. Tale nuova governabilità, pur conoscendo i limiti che la caratterizzano, può farsi strada dalla parola d’ordine “applichiamo la Costituzione”, a patto che la traduzione pratica non sia lasciata in mano ai dotti, politicanti, buoni eletti, teste grigie e barbe bianche, fedeli a una legalità che non è mai esistita da quando è stata scritta la Carta e che se è esistita, è esistita solo unilateralmente contro gli interessi e i diritti delle masse popolari.
    Ecco, questa gente, se delegata in bianco, non applicherà la Costituzione, farà il suo minestrone combinando impotenza, legalitarismo, manie di pluralismo, perversioni di rappresentanza.
    Sono le masse popolari che sollevandosi, elevandosi, assumendo il ruolo storico che compete loro, possono applicare la Costituzione. Ci riusciranno, inevitabilmente, nel contesto di una lotta più generale e articolata, quella per superare la Costituzione e costruire un paese socialista.
    Per applicare la Costituzione oggi è necessario sovvertire la cappa di leggi, norme, codici che la violano. Occorre prendere unilateralmente decisioni straordinarie, adottare misure d’emergenza. Chi lo fa? Quale autorità politica lo fa? Occorre salvare il paese, occorre un Governo di Blocco Popolare, l’autorità politica che sovverte il potere eversivo dei vertici della Repubblica Pontificia.
    Per questo, proprio perché contrastiamo le concezioni che relegano le masse popolari a massa di manovra, proprio perché puntiamo tutto sul loro protagonismo, noi parteciperemo a entrambe, alla manifestazione del 12 ottobre e alle mobilitazioni del 18 e 19, lavorando a ogni livello per favorirne la riuscita e per svilupparne il carattere unitario e di prospettiva.

  • Burak Yilmaz

    Mi pare evidente che si fa finta di non capire. Non tanto nei concetti, per lo più giri di parole, ma nelle pratiche. Fino ad oggi si diceva che il 12 e il 19 ottobre non sono in competizione. O meglio, lo dicevano e lo dicono i sostenitori del duo Rodotà-Landini per riuscire ad avere il piede in due scarpe e per provare a legittimare una subdola operazione come quella che sta nella convocazione del 12 pomeriggio (subdola verso le annunciate giornate di lotta della mattina del 12 e subdola verso la “dissociazione” sul 19).

    Qualcuno storse la bocca quando si affiancò la parola dissociazione alla piattaforma del 12. Però sono gli stesso che plaudono alla resistenza in Val Susa, alla resistenza popolare, alle pratiche diffuse e si massa, anche al sabotaggio. Ma allora le parole di Rodotà ieri sera a Otto e mezzo, su La7? Dove siete ora? Non avete un cazzo da dire?

    Levatevi la maschera, noi già abbiamo capito chi siete. Due piedi in una staffa non c’entrano. O il 12 o il 19. Fate il vostro gioco.

    http://www.huffingtonpost.it/2013/10/07/no-tav-rodota-rodota-bruciare-camion-ricorda-mafia_n_4059340.html

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