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Parma 25/5: Non c’è lotta contro il capitalismo senza lotta contro le sue galere

In ogni epoca, gli strumenti repressivi utilizzati dalle istituzioni capitaliste si sono modificati ed intensificati adattandosi ai cambiamenti che avvenivano nel quadro sociale ed economico. In questo senso, è evidente come l’attuale contesto di crisi e le contraddizioni sociali che ne derivano tendano sempre più a riflettersi nelle azioni repressive messe in campo nelle strade, nelle lotte sociali, sui luoghi di lavoro, e ovviamente nelle carceri, considerate dalle istituzioni come contenitori di quell’eccedenza che il sistema non è in grado di assorbire. Si tratta di quella massa di “non allineati”, tra cui immigrati, disoccupati, gente obbligata a rubare per vivere, sovversivi e rivoluzionari, che non può trovare posto nella società concepita in termini capitalisti e che è costretta a subire il carcere, con il suo sovraffollamento, i suoi morti “suicidi”, i suoi pestaggi, le sue sezioni speciali e il suo regime di isolamento, il 41bis. Tra questi sistemi repressivi, l’ultimo, il “regime del carcere duro”, è quello che forse più riesce a riassumere elementi di tortura e di annientamento della dignità e dell’esistenza dei detenuti, e che viene strategicamente utilizzato spesso per i detenuti politici, in termini repressivi per i prigionieri stessi, e in termini di deterrenza per tutti coloro che vogliano intraprendere lotte contro il sistema attuale. Sul tema, un intervento interessante che spiega le condizioni e analizza gli aspetti di questo regime di reclusione è stato apportato dall’avvocato Caterina Calia, legale di alcuni detenuti in regime di 41bis: potete ascoltarlo su qui, su radiazione.info.

Il prossimo sabato 25 Maggio si manifesta a Parma contro questi strumenti repressivi, contro il carcere e la società che lo crea, contro la differenziazione, il 41bis e l’isolamento, a sostegno delle lotte di tutti i prigionieri. Invitando a partecipare alla giornata, alleghiamo uno stralcio di una lettera dal carcere Buoncammino di Cagliari, pubblicata sull’ultimo numero di “Senza Censura” (n. 38 – marzo 2013).

LETTERA DAL CARCERE “BUONCAMMINO” DI CAGLIARI

[...] Ero convinto di un mio imminente trasferimento nel nuovo carcere di Oristano (a quanto pare quello vecchio con le bocche di lupo è realmente chiuso) ma così non è stato, cosa che invece è avvenuta in diverse circostanze con altri detenuti. Questo nuovo carcere non è ancora a pieno regime, in quanto le sez. AS sono ancora semivuote, e nella media sicurezza non tutte le celle sono occupate.

Anche nell’altro nuovo carcere di Nuchis non sono stati completati i trasferimenti che sono esclusivamente per i circuiti AS, nonostante si trovino anche alcuni detenuti di Media Sicurezza.

Sintomatico è il fatto del vai e vieni (qui a Buoncammino) di numerosi vermi/allievi che diventeranno i futuri aguzzini nelle galere in cui prenderanno servizio.

La prigione di Bancali a Sassari invece, sembra avvolta da un qualche mistero, perché essendo stata terminata già da 5 mesi, non emerge nessuna informazione ufficiale inerente alla sua apertura. Si dice che l’attesa potrebbe derivare dalla lenta formalità che necessita il reparto 41bis e le sue dinamiche, oppure, è la dimostrazione che diventerà una struttura che si aggiungerà a quella ottocentesca orripilante di San Sebastiano e non a sostituirla, e per questo occorrerà del tempo per la formazione delle dipendenze penitenziarie.

L’unico carcere ancora in cantiere è quello di Uta (CA) e i lavori da ultimare riguardano proprio il blocco ancora in costruzione del 41bis. Tra uno sciopero e l’altro da parte degli operai del cantiere, per mancato pagamento degli stipendi e della cassa edile, il penitenziario dovrebbe essere consegnato al ministero verso settembre/ottobre di quest’anno.

Un’isola, la Sardegna, strategicamente importante per lo stato, in cui perpetrare il nuovo modello di annientamento riservato ai prigionieri. L’infame regime di tortura del 41bis, non é con Uta e Bancali che viene applicato per la prima volta in Sardegna, esiste già da tanti anni nel centro clinico di Buoncammino (3 celle a 41bis); nel carcere di Badu ‘e Carros, la sezione d’isolamento chiamata “porcilaia” è diventata tutta a 41bis già da un pezzo, e la nuova sezione che è stata costruita è a regime 41bis, nonostante inizialmente l’abbiano spacciata per sezione AS.

Tutto questo è la conferma che basterebbe murare i prigionieri in celle d’isolamento, posizionare le telecamere all’interno e instaurare il regolamento del regime 41bis, che così diverrebbe possibile istituirlo in tutte le carceri (o quasi!), la Media Sicurezza diviene così un campo sperimentale in cui il dispositivo di controllo è instaurato in un regime d’isolamento come approccio normativo.

Anche le nuove galere vanno in questa direzione. Un compagno di detenzione che è stato trasferito a Oristano, mi scrive dei blindi delle celle sempre chiusi, del limite ridotto a pochi pezzi per quanto riguarda il vestiario che si può possedere in cella, delle sezioni con un numero di detenuti non superiore alle 50 unità, non si esce più neanche per la doccia (dato che è presente in cella), del controllo tele-meccanizzato in ogni sua procedura di sicurezza. Le armi del DAP vengono così affilate, evidenziando la differenziazione tra prigionieri e metabolizzando la prassi con la quale il potere carcerario inasprisce la logica punitiva.

Anche qui in terra sarda si sta cercando di affrontare la questione sulla nuova edilizia penitenziaria e sul 41bis, regime di cui la Sardegna ne ha una massiccia presenza, e sarebbe importante da parte dei compagni della penisola che stanno approfondendo il discorso, di socializzarlo in merito.

È utile fare presente come le molteplici iniziative che si possono realizzare mentre il carcere è ancora vuoto (Bancali) o mentre è ancora in costruzione (Uta) (che contengono il 41bis) sono fattori altrettanto importanti su cui bisognerebbe operare. La mia disponibilità affinché questo avvenga è totale!

Intanto mi sono segnato nel calendario la data del 25 maggio in cui ci sarà la manifestazione generale contro il 41bis a Parma, anche se non ci posso andare, sarò comunque presente in altra forma. Un forte abbraccio fraterno a tutti del collettivo.

Iosto

Presoni de Malukaminu, 24 friaxu 2013

http://www.senzacensura.org/

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1 comment to Parma 25/5: Non c’è lotta contro il capitalismo senza lotta contro le sue galere

  • Jacopo Teramo

    Lettera di Davide dal Carcere Mammaggialla di Viterbo

    Viterbo 8 Maggio 2013

    In accordo con altri compagni e detenuti abbiamo deciso d’intraprendere uno sciopero della fame che inizierà Mercoledì 22 Maggio per appoggiare il corteo che si svolgerà a Parma il 25 Maggio contro il sistema inumano delle carceri, la differenziazzione, il carcere duro e l’isolamento. Il nostro fine è cercare una solidarietà di classe a sostegno delle lotte di tutti i prigionieri. E’ una forma estrema, ma siamo consapevoli che solo con la lotta da dentro e fuori queste mura si possano ottenere cambiamenti.
    Quello che avviene in questi luoghi è sconosciuto ai più e solo costretto a vivere determinati abusi può testimoniare quanto sia aberrante il trattamento che questo stato riserva a chi ha sbagliato. L’obiettivo della rieducazione e del reinserimento è sempre più lontano visto che l’ultimo scopo che viene raggiunto attraverso la detenzione è l’annientamento fisico e psicologico della persona. In uno stato di diritto non è più tollerabile accettare usi e costumi che hanno più volte fatto condannare l’Italia per lo stato in cui versano le carceri.
    La prigione è sempre più lo strumento per gestire le contraddizioni di questa società. La sua quotidianità fatta di pestaggi, morti accidentali per le famose “cadute dalle scale”, suicidi, isolamenti, regimi di carcere duro, inefficienze varie e spreco di denaro pubblico devono essere arginati.
    Un primo passo per far si che le carceri diventino luoghi adatti più agli uomini che alle bestie è quello di opporsi e mobilitarsi. Spesso i mass media hanno affrontato la questione, ma troppe volte ci si è voluti coprire gli occhi e tappare le orecchie. Si è parlato di celle inadeguate ( 7mq per due persone), di strutture fatiscienti, di speculazione sul prezzo dei beni che possono essere acquistati all’interno, dell’impossibilità di dare ad una famiglia l’intimità necessaria per continuare un rapporto nel limite del possiile normale e di molte altre ingiustizie che questo sistema ha partorito, ma mai nessuno si è adoperato con serietà per cambiare questo stato di cose. Vogliamo quindi portare fuori questa lotta di civiltà che troppo spesso è stata portata avanti da poche persone di buona volontà senza risultati concreti.
    Siamo consapevoli, noi per primi, che bisogna attuare forme di protesta estrema perchè in questo paese si viene ascoltati solo quando una persona è disperata. Perciò oggi intraprenderemo questo sciopero della fame, come detto, per dire a chi manifesta che noi siamo con loro e che siamo disposti a combattere per avere delle condizioni umane. Hanno riempito queste celle con persone in attesa di giudizio e trasformato in lager la totalità delle carceri.
    Io qui a Viterbo sono testimone di uno stato di cose che fa gridare allo scandalo e come compagno prima e come detenuto poi voglio cambiarlo.
    Non chiediamo sconti di pena, impunità o altro, chiediamo solo un carcere degno di un Paese civile.

    In Fede
    Davide Rosci

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