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1978: L'OMICIDIO DI IVO ZINI

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Le letture di classe del Corriere della Sera

 

Velocemente e rimestando nel torbido, ci avviciniamo alla fatidica data delle elezioni, che se non altro avrà il pregio di porre fine questa campagna elettorale che segna il passaggio dalla seconda repubblica alla politica post-contemporanea, talmente moderna che ha completato il giro storico da cui era iniziata. Il prossimo parlamento non rappresenterà solo la visione del mondo della borghesia nelle sue varie sfaccettature, ma sarà composta da un unico ceto sociale – l’alta borghesia imprenditoriale e/o professionale – e da una dialettica interna a due varietà di destra politica: quella conservatrice liberale del PD-PDL e quella reazionaria liberista di Monti (che, peraltro, governeranno insieme). Dopo più di un secolo torniamo al parlamento quale comitato d’affari della borghesia, in cui un gruppo più o meno folto di notabili dei ceti privilegiati della società chiacchierano su quali architetture istituzionali dare allo sviluppo del mercato.

Ci fa strano notare, invece, che un lettura molto simile alla nostra è emersa oggi sul Corriere della Sera, ad opera di Giuseppe de Rita. Il sociologo riesce in maniera stupefacente a sintetizzare alcuni passaggi che potremmo tranquillamente far nostri. Ed è proprio traendo le conseguenze di questi ragionamenti che decidiamo anche questa volta di fermarci un turno e di non votare nessuno dei partiti candidati a queste elezioni. Ma vediamo piuttosto cosa dice De Rita, in alcuni passaggi davvero illuminanti del suo articolo, a cominciare dal titolo: Una campagna elettorale di vertice che non rispecchia i conflitti sociali.

“..Il gioco delle parti [della politica] basta a se stesso, quasi fosse uno spettacolo, senza alcun collegamento con la dialettica delle diverse componenti sociali. Non rispecchia in altre parole nessuna tensione e/o conflitto: di classe operaia, di mondo contadino, di borghesia professionale, di ceto medio impiegatizio, di terziario più o meno avanzato; assistiamo quindi a una battaglia essenzialmente mediatica sovrapposta ad un’anonima marmellata sociale.”

“…Allora il conflitto è morto?[...]Basta percorrere l’Italia per constatare quanta rabbia circoli un po’ dappertutto; quante volte essa esploda anche senza preavviso; quanto sia facile incontrarla nelle piazze.[...]Ma perché allora la rabbia non diventa conflitto e il conflitto non diventa componente centrale della dialettica politica ed elettorale? La risposta è duplice. In primo luogo perché oggi il conflitto è innescato dall’alto, da politiche di governo “indiscutibili” che lasciano ai cittadini solo spazi ristretti di adattamento e di sopravvivenza.[...]

“…Ma, ad essere onesti, l’incombente processo regressivo non è solo colpa delle manovre carismatiche della politica; in esso gioca anche il declino di responsabilità delle strutture di rappresentanza. Sono queste che per decenni hanno politicamente incanalato disagi, rabbia, antagonismi in più ampie forme di conflitto, gestendole nel confronto con i partiti e con i poteri pubblici…”

Qui il link

Diciamo che, con altre parole e magari da un punto di vista opposto a quello di De Rita, avremmo potuto scrivere le stesse cose e di certo pensarle. Perché in realtà è quello che andiamo dicendo da anni. La politica “istituzionale”(e in massima parte, come vediamo, la campagna elettorale, che ne costituisce la sublimazione), forma un mondo ormai a parte rispetto alle dinamiche sociali presenti nel mondo del lavoro. Queste non riescono più a trovare delle rappresentanze politiche. A volte, esplodono in disagi sociali, tutt’al più sindacali, o di estrema protesta umana rispetto a vicende che possono essere un licenziamento, un peggioramento delle condizioni di produzione, un innalzamento del livello di vita o una deturpazione ambientale. Ma mai si fanno proposta politica. Mai cioè passano “all’attacco”, non attendendo l’ennesima ristrutturazione aziendale per protestare. Se ci si fa caso, le migliaia di proteste di lavoratori di questi anni hanno tutte un filo comune, e cioè sono esclusivamente proteste “sindacali” (anche laddove non è presente un sindacato strutturato), difensive, “arroccanti”, che nascono nell’urgenza umana del momento e che scompaiono così come sono nate. Se va bene, si salva il salvabile (cioè il posto di lavoro e lo stipendio), senza mai farsi proposta politica. Senza trovare, cioè, quella rappresentanza di interessi del mondo del lavoro che sola può portare ad un cambiamento della situazione sociale. Una protesta sociale, anche fortissima, che punta solo a difendere ciò che si ha, prepara già il terreno alla sua prossima sconfitta, semmai prolungando per qualche tempo la sua agonia. E’ per questo che il ruolo del sindacato, importante se collegato a una soggettività politica, perde ogni sua funzione “conflittuale” e progressista se slegato dalla dinamica politica. Ed è anche per questo che bisognerebbe opporsi a ogni tentativo di sostituzione “sindacale” della politica, come recentemente ha tentato di fare la FIOM sostituendo una sinistra sociale che manca nel quadro politico con una “sinistra sindacale”.

Qualche commento diceva che l’importante su cui concentrarsi è cosa fare dal giorno dopo il voto, al di là che si vada o meno a votare. Siamo d’accordo. Noi da questo blog parliamo ai militanti politici, di certo non abbiamo la forza e la presunzione di parlare ai “lavoratori”, o alla “cittadinanza”, o a qualsivoglia pezzo di società largo. Siamo però consapevoli che un discorso di rappresentanza e di strategia politica vada affrontato prima di tutto fra i militanti dei movimenti. Ed è proprio in questo senso che cerchiamo di spiegare l’inutilità di un voto dato a un parlamento tornato allo stato notabiliare, espressione unicamente di un ceto unico e privilegiato e che nulla ha da spartire rispetto alle dinamiche che interessano la società. Oltretutto, questo comitato d’affari ha anche perso, col tempo, quasi tutto il suo potere normativo: oggi il potere risiede altrove, in luoghi dove la politica non conta più nulla e dove le decisioni vengono semmai imposte alle varie articolazioni nazionali della produzione capitalistica. In questo quadro, e di fronte alla campagna elettorale più insulsa della storia della politica italiana, ha ancora senso farci distrarre dal gioco organizzato dai padroni per permettere di reiterare una retorica democratica nei fatti completamente abbandonata?

Qualcuno, citando Lenin, ribatte proponendo quantomeno il diritto di tribuna per le opposizioni sociali, la possibilità cioè di giocare su tutti i campi, non escludendoci da soli dal piano “istituzionale”, in cui far sentire la nostra voce. Siamo d’accordo, e proprio per questo non siamo astensionisti per principio, ma siamo astensionisti oggi, in questa determinata realtà dei fatti. Manca però la soggettività di queste opposizioni sociali. Se esistesse questa soggettività organizzata, questa rappresentanza politica delle opposizioni sociali, avrebbe senso portare il conflitto anche nelle aule rappresentative. Il problema è che non c’è, ed è il problema che dovremmo affrontare sin da subito, e sicuramente dal giorno dopo il voto.

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50 comments to Le letture di classe del Corriere della Sera

  • marxista

    E il PCL cos’è?

  • Franco

    “La politica “istituzionale”(e in massima parte, come vediamo, la campagna elettorale, che ne costituisce la sublimazione), forma un mondo ormai a parte rispetto alle dinamiche sociali presenti nel mondo del lavoro. Queste non riescono più a trovare delle rappresentanze politiche”. [...]

    “Una protesta sociale, anche fortissima, che punta solo a difendere ciò che si ha, prepara già il terreno alla sua prossima sconfitta, semmai prolungando per qualche tempo la sua agonia. E’ per questo che il ruolo del sindacato, importante se collegato a una soggettività politica, perde ogni sua funzione “conflittuale” e progressista se slegato dalla dinamica politica. Ed è anche per questo che bisognerebbe opporsi a ogni tentativo di sostituzione “sindacale” della politica, come recentemente ha tentato di fare la FIOM sostituendo una sinistra sociale che manca nel quadro politico con una “sinistra sindacale”.[...]

    “Manca però la soggettività di queste opposizioni sociali. Se esistesse questa soggettività organizzata, questa rappresentanza politica delle opposizioni sociali, avrebbe senso portare il conflitto anche nelle aule rappresentative. Il problema è che non c’è, ed è il problema che dovremmo affrontare sin da subito, e sicuramente dal giorno dopo il voto”.

    Ho estrapolato questi tre brani dal post per dire:”A QUANDO LA NASCITA DI UNA FORZA POLITICA DI CLASSE E PER LA…CLASSE?”

  • fra

    L’assenza di una compagine a cui affidare il nostro diritto di tribuna è, per me, un dato drammatico proprio perchè segnala l’assenza della soggettività organizzata.
    Assenza ancor più dolorosa viste le condizioni materiali in cui viviamo.
    Assenza ancora più dolorosa perchè sento anche la mia responsabilità personale. non che mi sia montato la testa, è che dopo aver iniziato a far “politica” da ragazzo (contro l’installazione dei missili a comiso) aver proseguito per oltre 20 anni (sempre attività di base, sempre nel quartiere) fino al rifiuto di partecipare alla buffonata della sinistra arcobaleno, ora mi ritrovo solo e “sfrantumato” (eccettuato un tentativo, faticoso, di mettere in piedi una rappresentanza USB nella pubblica amministrazione dove sono un precario decennale con contratto in scadenza tra 5 mesi che non hanno intenzione di rinnovare) e sicuramente da qualche parte dei grossi errori li ho fatti solo che non so dove sono.
    mi rendo conto di essere particolarmente confuso nell’esposizione (anche se è proprio la mia vita ad esserlo), ma la domanda è sempre “Che fare?”

  • Franco

    @fra

    Tieni duro compagno! lo so non hai che fartene della mia solidarietà, ma tieni duro lo stesso.

  • tiz

    Finché non si supereranno i personalismi e l’auto-referenzialità all’interno di centri sociali, collettivi, parti politiche etc. non riusciremo mai ad avere una compagine politica di classe in grado di raccordare le lotte e portarle in tribuna.

  • Stefano Munarin

    Sono e non so se sarò ancora un militante di “sinistra critica” perché come nell’articolo sopra, nel documento del coordinamento nazionale concernente le elezioni, non viene presa in considerazione quella parte a noi più vicina cioé il PCL. Non solo, oltre questa mancanza nell’analisi che tende a ignorare forze anaticapitaliste causa, secondo me, di un infantilismo settarista, ignorano i segnali di criticità ciclica che il sistema borghese non riesce a controllare. Qui nell’approcciarsi a quello che è il M5S,vorrei segnalare la miopia di molta parte dei politicanti odierni,ovvero, a ciò che potrebbe rappresentare in questo scenario il voto di una considerevole parte dell’elettorato attivo, e nel fare questo, mi sono già permesso in altri momenti, di pensare a queste elezioni come un momento rivoluzionario, pargonandolo a quel febbraio del 1917 in cui il sistema feudale degli zar(paragonabili a quella classe borghese di potentati che governa ininterrotamente da prima dell’unità d’italia ad oggi)cadeva sotto la “rivoluzione democratica”. Sarà più una speranza che un vero approccio scientifico ma vorrei essere contradetto sui dei fatti oggettivi più che soggettivi.
    Non è forse vero che la crisi stia creando una precarizzazione di tutti i diritti conquistati e ciò continua ad aumentare quel serbatoio di cittadini non più sodisfatti del “soldo” borghese?
    Non è forse vero che difronte alla comunicazione fuori dal controllo borghese permesso dalla rete ci sia stata la possibilità di crare una forza reale e non virtuale?
    Non è forse vero che ciclicamente la storia apre le porte alla possibilità di cambiare il presente e ciò può portare al progresso o al regresso reazionario?
    Quindi credo che lasciare questo momento rivoluzionario senza la presenza attiva di tutti i progressisti sia un errore che chiuderà la strada alla possibilità di avere nuove elezioni democratiche “borghesi” (dovute all’ingovernabilità dei numeri anche di una grande coalizione Monti, Bersani, Vendola)e sopratutto ad un nuovo ottobre di “rivoluzione proletaria” che apra la strada nell’occidente ad una riappropriazione del valore del lavoro da parte dei cittadini.

  • Brigante

    Vi chiedete perchè il PCL non venga preso in considerazione?
    “…nel fare questo, mi sono già permesso in altri momenti, di pensare a queste elezioni come un momento rivoluzionario, pargonandolo a quel febbraio del 1917 in cui il sistema feudale degli zar(paragonabili a quella classe borghese di potentati che governa ininterrotamente da prima dell’unità d’italia ad oggi)cadeva sotto la “rivoluzione democratica”
    Ecco appunto

  • Militant

    Siamo seri per favore. Con tutta la possibile stima e comprensione per chi ancora prova a tirare su il micro partitino “comunista”, stiamo parlando d’altro. Qua manca l’organizzazione di classe, che sta nelle lotte, le porta avanti, con una visione strategica, che riesca a collegare politicamente le varie vertenze, ecc…di partitini omeopatici ne è pieno il panorama politico, e il voto di testimonianza è una delle ultime cose che servono in questo momento.

  • Stefano Munarin

    Mi rammarico che le mie parole siano state intese come testimonianza da “microcosmo-comunista” ma da questo volevo solo trarre l’utile per un movimento rivoluzionario perché come dice “Militant”:
    … manca l’organizzazione di classe, che sta nelle lotte, le porta avanti, con una visione strategica, che riesca a collegare politicamente le varie vertenze, ecc…
    Voi proponete cosa? Di non votare e continuare a creare una coscienza di classe nel “vostro-macrocosmo-alternativo”?
    Non vi sembra di aver omesso la parte riguardante il M5S, dove dico:-”Non è forse vero che difronte alla comunicazione fuori dal controllo borghese permesso dalla rete ci sia stata la possibilità di crare una forza reale e non virtuale?”- E’ forse questa frase collegabile al PCL?
    Trovo comunque fastidioso essere deriso da considerazioni approssimative come quella del “Brigante” che estrapolando parte del mio scritto crede di dare una risposta ma a me resta un punto interrogativo.
    La mia ignoranza sarà causa della poca serietà di cui vengo accusato ma l’attegiamento nelle vostre risposte, secondo me, tende a negare un confronto teso a coalizzare le forze antagoniste a questo sistema di merda che ci circonda.
    Alla domanda:-”quindi chi voti?”- Che mi è stata posta nel commento al post che girava questa vostra cosiderazione su fb, ho risposto così:-”per chi voterò, voterò il PCL alla camera e il M5S al senato; se non dovessi trovare il PCL voterò in entrambi i casi M5S e poi continuerò a lavorare perché si possano unire le forze che credono in un altro mondo possibile con due sole pregiudiziali quella anticapitalista e sopratutto quella antifascista che nella dialettica potrebbero sembrare vetero ma nella pratica sono, secondo me, attualissime-”.

  • valerio

    scusate, ma parlate del PCL di Ferrando? quello che alle elezioni del 2008 ha preso lo 0,58%??? Ma che davero??? Ma ancora esiste? Stamo popo nella merda

  • Brigante

    La mia non era derisione ma era una reale risposta (ovviamente è la mia personalissima opionione mica la verità rivelata!). Conosco molti compagni del PCL, sono stato diverse volte in piazza affianco a loro e so che spesso si tratta di compagni veri. Però ogni volta che leggo un comunicato mi sembra sempre così lontano dalla realtà politica e sociale in cui ci muoviamo da apparire grottesco, se non addirittura parodistico. E le parole che ho ripreso dal tuo intervento ricalcavano lo stile dei comunicati di Ferrando. Tutto qui.

  • Red Dog

    M5S e’un movimento totalmente ibrido che ha avuto contatti di apertura e di difesa
    Publici e privati con Casa Pound…
    Quindi merda!

  • Brigante

    Ah scusate il doppio commento ma dimenticavo. Non è nelle mie intenzioni portare avanti una polemica sterile ma c’è anche un’altra cosa da dire a proposito del PCL (prometto che è l’ultima): tutti i compagni dei vari gruppi e micropartiti che si sono spellati le mani nel corso degli ultimi mesi ad applaudire le masse arabe in rivolta che dovevano instaurare il nuovo potere socialista, accusando di stalinismo chiunque facesse notare la natura profondamente reazionaria di quelle rivolte (ossimori della politica post-moderna!), forse alla luce dei fatti dovrebbero quanto meno fare un mea culpa su quelle questioni.

  • rebeldia

    PCL,ma de chè , ancora ricordo sgomento, durante un convegno la feroce critica nei confronti dei ‘regimi’, testuali parole dei relatori,di Chavez e Castro,descritti loro come il male assoluto,mentre amabilmente si sorvolava su FMI,imperialismo e disobbedienza civile, per quanto riguarda le votazioni, strumento almeno in questa fase storica, di controllo e manipolazione delle masse.Inoltre, condivido Brigante,oggi in piazza, a Roma, a difendere sanità e diritto all’abitazione, erano presenti immigrati e proletari, a cui le menate sul troskismo,IV Internazionale di sicuro avrebbero provocato conati di vomito.Infine, come non ricordare la mia quasi rissa, con alcuni militanti(??) del PCL, ai quali la mia maglietta celebrativa di Stalin, durante una manifestazione,evidentemente provocava un fastidio maggiore dell’allora governo Berlusconi.Confermo, poi la toppa macroscopica, con cui i vertici(ossia solo Ferrando), analizzarono le primavere arabe,sbagliando clamorosamente prospettive e soprattutto spontaneità.Forse,finita la spappolatura di palle di queste elezioni, sarà il caso che i compagni tornino a militare dal basso, tanto il caro Ingroia,di Grillo neanche parlo,farà presto la probabile alleanza con Bersani, con buona pace dei tanti boccaloni imperterriti.Saluti

  • Stefano Munarin

    Io penso che questo turno elettorale darà una svolta non indifferente agli equilibri “democratici” di questo paese. Penso inoltre che soltanto aumentando il voto in favore delle liste destabilizzanti, M5S e PCL non certo FN o CP, si possa dare una svolta “rivoluzionaria” alle probabili elezioni successive. Se elezioni succesive non ci dovessero essere

  • Stefano Munarin

    Io penso che questo turno elettorale darà una svolta non indifferente agli equilibri “democratici” di questo paese. Penso inoltre che soltanto aumentando il voto in favore delle liste destabilizzanti, M5S e PCL non certo FN o CP, si possa dare una svolta “rivoluzionaria” alle probabili elezioni successive. Se elezioni succesive non ci dovessero essere la grande coalizione che “governerà” metterà a nudo la debolezza dei contenuti politici di un governo al soldo dei poteri forti borghesi.In questo caso la teoria del “corriere della sera” o del “huffinghton-post e la “vostra” condivisione di tale teoria verrebbe convalidata. Ma quanto tempo durerà visto che la crisi del “sistema” non riuscirà a far recuperare il “benessere” pre crisi? Quale forza dalle caratteristiche “consone” pensate si possano coalizzare quel dì?
    Non sarà certo inneggiando a Stalin (@ rebeldia) dittatore in un regime burocratico sovietico asassino delle libertà rivoluzionarie e della rivoluzione stessa; non sarà neanche la “misera” considerazione percentualistica a dare valore ad un ideale di “futura umanità” basato su un approccio marxista alla storia (poppo merda uno stronzo che alza la cresta in questo mondo in tempesta-@ Valerio-) che permetterà in futuro di coalizzare i “nichilisti”.

  • wolfer

    Resta sempre il fatto che un eventuale voto al pcl potrebbe comunque rafforzare le instanze e perchè no, radicare al meglio la presenza di un organizzazione comunista all’interno del movimento. Non si può ragionare dicendo che un partito appartenente alla galassia dei tanti partitini non sia rappresentativo di nulla per il semplice fatto che le sue dimensioni sono troppo piccole. Per noi, soggetti più avanzati potrebbe essere un modo per dare un segnale, anche perchè i lavoratori ma anche il resto del movimento non è che non votano il PCL perche è un partitino piccolo!!!

  • valerio

    Regà ve prego. Capisco parlare di SEL e di Riv. Civile, ma cazzarola, non perdiamo tempo a parla’ del PCL. Senno’ qua arrivano pure:
    1)I CARC e il nuovo PCI
    2)quelli del PMLI
    3)i “Proletari Comunisti” (ex Rossoperaio)
    4)l’Organizzazione Comunista Internazionalista
    5)Lotta Comunista (e sapete a cosa andremmo incontro)
    6)il Partito di Alternativa Comunista (nato da una SCISSIONE dal PCL di Ferrando)
    7)Falce e Martello
    8)Tutti i partitini bordighisti formati da una o due persone.Non scherzo ce n’è uno che DA SOLO s’è fatto il partito suo (http://www.rottacomunista.org/). Un compagno m’ha detto ieri che mo’ sono in 2 (giuro che non sto a scherza’)
    Mo me fermo perché non me li ricordo tutti, ma vi assicuro che sono tutti partiti meritevoli della stessa attenzione che diamo a Ferrando. per cui occhio….

  • Brigante

    @wolfer
    Io invertirei il rapporto causa-effetto. E’ sbagliato dire che i micropartiti comunisti non rappresentano nulla perchè prendono lo 0,qualcosa percento. Semmai prendono qualche decimale di percentuale proprio perchè non riescono più a rappresentare nulla.

  • Militant

    Brigante, come spesso succede, ci ha tolto le parole di bocca

  • Brigante

    @valerio
    Ahahah rotta comunista me l’ero persa! Ormai comincia a diventà difficile pure trovare un nome che non ci sia già. :D

  • valerio

    @brigante non so se ride o piagne….

  • Ver

    Scusate ma un po’ mi confondete..
    Votare Grillo o Ingroia è un male perchè l’uno ha creato un movimento interessante, nuovo, però ha raccolto il malessere di gente troppo variegata e dunque non è
    un movimento “affidabile”, per non parlare del personaggiop in sè, e l’altro è un ex magistrato che non si è contornato della miglior gente in questa campagna elettorale..
    Votare i partitini di sinistra è un male perchè son piccoli,non rappresentativi ed è un voto sprecato..
    Quindi si arriva al discorso “meglio non votare”. Ma io sono dell’idea che infine il voto stesso, che sia per Grillo o per il partitino, è un voto che manifesta
    qualcosa, quantomeno un dissenso. Son d’accordo con voi sul fatto che nessuno dei sopracitati mi rappresenterebbe come vorrei, però avendo questa “democratica
    possibilità di scegliere la cosa che ci fa meno schifo”,tanto vale usufruirne!
    Le astensioni ci son sempre state e ci saranno sempre, ma a meno che non si convinca metà Italia a non andare a votare, non serve a un granchè tutto
    questo astensionismo.
    Un ultimo appunto riguardo ai “partitini”, secondo me questi sono molto utili nelle realtà in cui operano, soprattutto in quelle piccole, perchè spesso e
    volentieri sono sempre gli stessi 4 gatti di quei 2 o 3 partitini che si fanno promotori di iniziative di protesta nelle loro realtà e detto sinceramente
    hanno tutto il mio rispetto. Possono sbagliare l’approccio con la popolazione, ma sono persone serie e motivate e non credo sia uno spreco di tempo parlarne..

  • Brigante

    @Ver
    Ho militato per anni in Rifondazione, in un contesto che era esattamente come lo descrivi tu. Piccola realtà di paese, le stesse 4 o 5 persone a fare politica, organizzare convegni, organizzare le feste, trovare il modo di mandare avanti la baracca. In un contesto del genere il partito è utile perché ti dà la forza economica ed organizzativa di fare delle iniziative. Qualche centinaio di euro per i manifesti, quattro ragazzi a suonare una chitarra e una batteria per la festa, qualche volantino per il banchetto domenicale. Poi però passa il tempo, maturi la coscienza e pensi per un attimo a guardare le cose dall’esterno: 5 o 6 paesi distanti qualche km l’uno dall’altro, che in tutto faranno 15000 abitanti. Una ventina di militanti più un centinaio di simpatizzanti suddivisi tra: PCL in un paese, Rifondazione in un altro, Comunisti italiani nell’altro e, dopo la scissione, SeL. Pensi alle energie che tutti i militanti ci mettono e ti fa schifo pensare che l’idozia dei dirigenti si rifletta, a livello locale, in una frammentazione di questo tipo. Questo per commentare quello che dicevi sull’utilità dei partitini.
    Sul discorso più generale io la vedo in maniera uguale e contraria a te. Mi spiego meglio: se attualmente il voto dato a questo o quel partito è inutile a livello pratico (e mi sembra che su questo siamo d’accordo) a livello teorico che senso ha dare attraverso il voto una legittimazione al parlamentarismo amministrativo che si è delineato negli ultimi 5 o 6 anni? Per questo, personalmente, dico: se il mio voto è inutile in quanto mera testimonianza e non è più un tassello di rappresentanza, allora che se lo ficchino pure dove non batte il sole perché io non voglio testimoniare un bel niente. Della serie: not in my name!

  • rebeldia

    Ormai siamo in pieno delirio pre elettorale, tutti che cercano di convincerti sull’utilità del voto, anche dato alla rinfusa, va bene Grillo, pure se apre a Casapound, va bene Ingroia, anche se giustizialista e accompagnato da personaggi dubbi se non da prendere a calci nelle terga,qualcuno appassionato di filosofia, completamente intronato dalle visioni oniriche dice vota Vendola, sempre più impegnato nel ruolo di cagnolino di Bersani,e così come quel fottuto di Bertinotti, potrà diventare presidente della Camera e sfoggiare sul doppiopetto una bella spilletta, tanto per tenere a bada eventuali compagni, meno sprovveduti di altri.Insomma, compagni/e, il quadro che emerge è davvero desolante,e se poi per vedere una falce e martello devo votare quelli della setta carbonara del
    PCL, preferisco pensare ad una scelta coerente, come dice Brigante, ossia se devo dimostrare malessere, fastidio, odio di classe, tanto vale stare a casa e magari partecipare quel giorno ad un presidio di quariere, visto che la lotta, al di la’ dei sogni irresponsabili degli internazionalisti romantici, deve ripartire dal tuo cortile di casa, dalla tua scuola di quartiere, dal tuo ospedale.Se non siamo più in grado di difendere questi piccoli, ma vitali obiettivi, in che modo possiamo influenzare le lotte nel resto del mondo,anche solo a livello di pura solidarietà? Quindi, appurato che i governi nazionali, almeno in europa sono ormai meri esecutori di ordini, delle varie troike finanziarie,io credo sia fondamentale, dopo aver preso coscienza della sconfitta politica,ripartire da dove ci hanno ricacciato, ossia dal nostro piccolo pezzo di territorio, almeno quello possiamo provare a difenderlo dagli appetiti di costruttori, inquinatori, speculatori.Invece di delegare, torniamo a lotte di piccolo respiro, ma ben collegate tra di loro, cerchiamo la maggiore visibilità e trasversalità possibile, vedi l’esempio ventennale del NO TAV,e lasciamo che la politica parlamentare finisca di perdere ulteriore peso ed importanza, in quanto anche quelli che oggi si turano il naso, aspettando parole di conforto, finalmente matureranno domani la scelta di lottare e non più delegare.Mi sembra davvero facile tutto questo, poi se essere antagonisti,di sinistra, consiste solo nel mettere una crocetta ogni tot anni,al meno peggio allora scusate, forse dovevo parlare ad altre persone.Saluti e che l’astensionismo sia davvero elemento di rottura, altro che garantire il culo caldo ad una manica di papponi, che vengono con il camper durante una giornata di lotta, per mettere in mostra il loro candidato, vero SEL???

  • Ver

    @brigante Infatti i partitini di solito a livello locale finiscono per darsi una mano, fare insieme eventi e talvolta, perchè no, dividersi i costi della sede.
    So che è il problema nasce a causa dei dirigenti, ma spesso si crea ancora più a monte,
    perchè le correnti interne che si generano e esplodono dentro i nostri partiti di sinistra molte volte sono causate
    dal fatto che la frangia maggioritaria ha rinunciato ad alcune caratteristiche sociali o ad alcuni ideali in cambio dell’allargamento del proprio elettorato,
    e quindi di una “poltrona”.
    Io mi trovo più d’accordo con questi “scissionisti” che con quelli che parlano della necessità di un grande partito di sinistra in Italia, perchè, salvo un cambio
    totale di rotta nel modo di pensare degli italiani in generale, sarebbe un partito che nasce bene e poi si vende, seguendo le politiche di cui sopra.
    Questo per dire, meglio il voto ai partitini, dove si può, perchè almeno diamo forza a delle persone che sul territorio si sbattono e cercano disperatamente
    di FARE.
    “attraverso il voto una legittimazione al parlamentarismo amministrativo che si è delineato negli ultimi 5 o 6 anni” posso concordare con te..
    Però i numeri in questo momento sono importanti ed è anche molto incerto l’esito, forse, e dico forse, da queste elezioni dipenderà la via che prenderà
    l’Italia nei prossimi decenni.
    Mi spiego, siamo su un baratro, col Monti-PD o col PD-Monti prenderemo definitivamente la via dell’euro, lasciando campo libero ai vari Draghi che si impegenranno
    attentamente a bruciarci vivi togliendoci, di fatto, la sovranità nazionale dandoci prima dei contibuti europei per uscire dalla crisi per chiedercene il doppio
    qualche annetto dopo, il tutto con una logica struttura di “salviamo le banche poi cittadini”.
    Con Berlusconi e Grillo viviamo nell’incertezza per il futuro, col primo non mi esprimo, del secondo non so che dire, una cosa che mi turba e che se per caso vincessero,
    vincerebbero con una maggiornza troppo risicata e con un partito troppo eterogeneo per essere utile.
    QUesto momento storico mi fa paura, perchè se va male ignoro se la deriva dei movimenti sarà reazionaria o rivoluzionaria, e se il caso fosse il secondo
    attualmente non ci sono molti dotti leader che potrebbero far confluire le lotte verso un sistema migliore.
    Concludendo preferisco andare a votare, anche se sarà probabilmente inutile.

  • Brigante

    Si Ver ma se il partito deve essere soltanto un supporto logistico a chi lavoro sul territorio senza nessun riferimento a ciò che rappresenta in termini di blocco sociale o classe, allora a sto punto facciamo la tessera del PD, inauguriamo la sezione Karl Marx e fondiamo la corrente leninista. Almeno in termini di supporto me ne potrà dare molto di più rispetto a Rifondazione o al PCL ;-)
    Per quanto riguarda il voto come simbolo di rottura o dissenso, sai quale sarebbe un vero gesto di dissenso e rottura? Se tutti i compagni si astenessero e se il giorno dell’insediamento del nuovo parlamento ci trovassimo tutti su via del Corso, tanti, uniti e incazzati, comunicando in maniera inequivocabile che un parlamento classista non può rappresentarci, che se abbiamo convissuto malvolentieri per anni con la democrazia rappresentativa borghese non siamo disposti ad ingoiare senza colpo ferire il passaggio alla democrazia di testimonianza. In questo modo si romperebbe il feticcio dei riti elettorali e forse salterebbe il banco in molti dei partiti di sinistra di cui parli tu.

  • Militant

    @ Ver
    Forse parliamo da due punti di vista differenti. Se un compagno decide di fare politica nel PRC (o in partiti simili) in un qualche paesino di provincia, perchè in quella situazione il PRC rappresenta l’organizzazione più avanzata, o perchè rappresenta l’unico modo di fare politica in maniera collettiva, non vediamo dove sia il problema. Quando noi critichiamo la linea politica del PRC, del PDCI, e degli altri partiti simili, lo facciamo in base alle sue posizioni politiche nazionali. Non serve risponderci che nel PRC ci sono “tanti bravi militanti”, o che nel paesino x il PRC è assolutamente rivoluzionario, perchè è una non-notizia (peraltro, se questo è il metro della discussione, in Umbria e in Toscana alcune sedi del PD sono più a sinistra del PCL: non per questo poi dovremmo votare il PD).
    Noi invece stiamo a Roma, e da Roma, che è una realtà grande ed eterogenea, ci si può rendere conto adeguatamente degli errori di Rifondazione a livello territoriale, oltre a quelli politici nazionali.

    Dunque, i nostri ragionamenti valgono su un piano politico e nazionale, e che non possono essere contraddetti perchè la sezione X di Rifondazione del paese Y invece è sinceramente comunista. E questo ragionamento vale anche per il piano elettorale. A livello territoriale ognuno valuta cosa è opportuno fare, e se in un determinato contesto esiste una forza politica rappresentativa e radicata, darle o meno il voto prescinde dal ragionamento generale che cerchiamo di fare sul voto come strumento poco utile, al momento, per rappresentare i nostri interessi di classe.

  • wolfer

    @Brigante & @Militant: premesso che mi trovo esattamente d’accordo con quello che scrivete, per quanto riguarda i compagni di Militant rispetto alle lettura fatta nel post, per quanto riguarda Brigante per le affermazioni successive al mio commento, c’è da dire però che il rafforzamento elettorale di un forza politica anticapitalista e comunista, anche se non radicata all’interno del tessuto sociale speciifico, non sarebbe cosa poco significativa. Se si condividono linee e basi politiche, le si dovrebbero sostenere a priori e indipendentemente dal fatto che queste siano più o meno presenti nei soggetti di riferimento. Poi è ovvio che spesso proprio alla base degli insuccessi elettorali e politici in genere, vi è una condotta e un metodo sbagliato da parte dei vari dirigenti di PCL, CARC, PdaC ecc…ecc.. Non si può pensare di applicare un principio ad una forza politica, perchè questo si sta dicende: “Non la voto perchè non è rappresentativa di niente”, di tempo ce ne è veramente poco e non si puo pensare di ritrovarci tutte le volte alla tornata elettorale con questa storia della rappresentatività! E’ evidente che serve una struttura centralizzata e se non ne utilizziamo una gia esistente, dobbiamo lavorare per crearla, non possiamo pensare che un partito rappresenativo del neo-proletariato urbano, caschi cosi dalle nuvole…

  • rebeldia

    Provo a portare un ulteriore elemento di discussione,in quanto sembra predominante il pensiero di chi, pur con mille dubbi, ritiene utile partecipare al voto, per inserirsi nel contesto politico, utilizzando risorse e strutture di soggetti politici, non propriamente antagonisti, e a tale scopo cerca di tirare per la giacca il pensiero leninista.
    Ora,vorrei cercare di capire quale possa essere l’utilità di soggetti, a mio parere solo reazionari, quando il governo, ammesso che ne facciano parte sarà chiamato a legiferare , secondo i dettami della BCE, non quelli decisi dai partiti nazionali
    Porto un esempio, che in questi giorni sta suscitando un interesse e per fortuna reazioni popolari, con la conseguente creazione di un fronte resistente,il fronte NO MUOS,per impedire l’installazione di quel mostro, fatto di potenti antenne per scopi militari, al servizio delle forze armate americane.Ora, oltre al problema ambientale e di salute, credo che una forza antagonista di sinistra, che abbia un programma di rottura con la vecchia politica, debba dire chiaramente, che siamo contrari a questa ingerenza, che non vogliamo altri tumori sul nostro territorio, e soprattutto chiedere l’uscita dalla NATO e dalle sue servitù, diffuse in tutta Italia,con arsenali nascosti di armi nucleari, uranio impoverito ed altre cosucce del genere.Quale posizione assumono questi partiti di rottura, che dice Ingroia, sul tema,come pensa di rispondere Grillo alle giuste proteste degli abitanti di Niscemi ? NULLA, e la spiegazione è semplice, queste nuove compagini, sono nate solo dall’antipolitica, non da una vera ideologia comunista ed ambientalista.Lo stesso, si può dire, capita a fagiolo, sul problema dell’annullamento dei Patti Lateranensi, che da decenni, consentono al Vaticano, oltre che ad invadere la sfera politica del nostro paese, ad essere foraggiati, a discapito del nostro welfare, della nostra scuola pubblica.Quale è la posizione dei suddetti soggetti politici ??In che modo, inoltre gestire un eventuale uscita dalla zona EURO,magari creando un organizzazione di paesi del mediterraneo, formando cosi’un mercato economico parallelo? Nulla,a questo punto, se per voi, di fronte a temi sicuramente fondamentali, per qualsiasi comunista rivoluzionario,la risposta è NULLA,non so di cosa stiamo parlando su questo argomento.Sarebbe interessante che Militant, ogni tanto dia un segnale a queste domande, visto che da una parte si invoca l’astensionismo, dall’altra, e non se ne capisce il motivo non si rifiuta l’ipotesi nel futuro, di tornare a votare.Si ma chi ?? Allora, se l’antagonismo, si deve ridurre alle solite 2/3 giornate all’anno di fomento, per poi tornare nei ranghi, oppure come emerge dal dibattito ad insinuare qualche personaggio, anche di rottura nella palude politica attuale,sinceramente credo che siamo messi male.Ho riletto, per questo varie volte Ver, e di fronte alla sua paura di un futuro incerto, mi sento solo di dire LOTTA, ogni giorno, in ogni situazione, e non fidarti, di chi un giorno prima delle elezioni si mette davanti ad una fabbrica che chiude, fingendo solidarietà ai lavoratori.Saluti e per info NO MUOS http://www.nomuosniscemi.it/il-comitato/ e se poi Militant, vorrà fare un articolo,sull’argomento la cosa sarà gradita.

  • Lorenzo

    @ rebeldia

    “come pensa di rispondere Grillo alle giuste proteste degli abitanti di Niscemi ? NULLA”

    Non per voler difendere Grillo e il M5S, ma per quel che ne so (vi invito a smentite o ad approfondimenti) quest’ultimo sull’affare Muos ha avuto invece un ruolo notevole, affiancando e dando peso al movimento NoMuos. Lo stesso sito che citi propone la lettura di un articolo dal titolo: “Dopo il Muos la nuova battaglia del M5s”, nel quale si ricorda che “Continua la battaglia ambientalista del Movimento 5 stelle nell’isola. Dopo essersi resi protagonisti di alcuni passaggi-chiave che hanno portato alla revoca dei permessi per la costruzione del Muos a Niscemi, i 15 grillini all’Assemblea regionale siciliana puntano al problema della trivellazione nel canale di Sicilia”.
    Quindi sembrerebbe che Grillo, o meglio i suoi, agli abitanti di Niscemi abbiano già risposto e fattualmente. Si può parlare di una sorta di rapporto di mutuo soccorso fra movimenti e M5S?
    Tant’è vero che c’è gente, tipo quelli di Senza Soste, che propone di sostenere Grillo e i grillini per una questione di utilità quantomeno immediata: “Grillo, se visto con gli occhi dell’oggi, ha la capacità di catalizzare tutta la protesta contro il decadente ceto politico neoliberista che si è saldato dentro le istituzioni del paese. E qui non si deve aver timore di non contribuire a sabotare un qualcosa che può arrivare alla giugulare dei partiti della seconda repubblica” (articolo riproposto anche dal sempre criticissimo Infoaut, dal titolo: “Grillo è il gatto che può mangiare il topo”).
    Personalmente questi ragionamenti e proposte non mi convincono del tutto, ma ammetto che possano avere un senso; così come comprendo le esternazioni di Perino (ricordate da Brigante quale esempio di “vuoti di rappresentanza riempiti dal vertenzialismo”), ma preferisco comunque pensare ad un movimento NoTav libero, aperto, autonomo ed indipendente, capace di spingere in una precisa direzione che alla Tav non si limiti.

  • rebeldia

    @Lorenzo: ti invito a leggere con calma tutta la mia risposta, ossia di fronte al singolo caso di Niscemi,posso anche accettare la sua buona fede,alquanto facile essere solidali con tutti, più difficile è la questione su come porsi di fronte al punto, sostanziale, di uscire dalla Nato e qui, come tutti del resto, tranne i nostri tanto contestati,micro partiti di sinistra, il NULLA.Grillo non si mangerà proprio niente, in quanto al suo interno esiste un minestrone di posizioni, di sicuro conoscendo gli italiani, molti saranno infiltrati,tenuti in piedi solo dall’antipolitica, che poi è la stessa del sionista Saviano, del destrorso liberista Travaglio.Insomma, diamoci una posizione, altrimenti le stesse posizioni, se sostenute da Grillo sono dirompenti,se sostenute dai sopra citati sono qualunquismo e facile demagogia.

  • Gert

    @Brigante
    Mi sembra che nel tuo discorso ci siano troppi se…restano alcuni dati di fatto incontrovertibili tipo la percentuale degli astenuti delle elezioni USA che da decenni sono stabilmente fra il 40 e oltre il 50% e tutti noi sappiamo quanto quel paese viva una fase pre rivoluzionaria…purtroppo l’astensionismo lungi dall’avere ricadute destabilizzanti sul quadro politico dato per alcuni versi lo può’ addirittura e per paradosso legittimare e questo perché’ è’ un atto di generico distacco dalla politica e come tale interpretabile alla come cazzo gli pare o addirittura ignorare come ovunque avviene! Comunque anche questo post come altri su questo blog accentrano l’attenzione dei compagni sullo sforzo di dimostrare se è più utile il voto o il non voto mentre secondo me l’intenzione dei compagni di militanti credo fosse quella di stimolare l’intelligenza collettiva a ragionare su cosa fare prima e dopo il voto-non voto per organizzare le lotte…quella è la vera questione!

  • Ver

    Quella della corrente leninista mi piace.. :-)
    Ok, morale della favola per fare tutti contenti servirebbe che sulla scheda elettorale ci fosse anche la scelta: “non mi sento rappresentato da nessuna lista, coalizione o persona fisica di questo elenco”..
    @rebeldia bel commento; interessante la cosa del muos, non sapevo nulla!

  • Lorenzo

    @ rebeldia

    Sono assolutamente d’accordo con la tua puntualizzazione sul minestrone antipolitichese, difatti anch’io mi fido poco.
    Ma è innegabile che nella contingenza, per l’esempio che proponi, il loro apporto sia stato utile ed efficace, forse addirittura si dovrebbe dire necessario. Già per la Tav lo è molto meno.
    Spero dunque quantomeno che i grillini sapranno superare Grillo con tutti i limiti che si porta appresso: ma ci credo poco, quasi niente.

  • rebeldia

    In ogni caso occhi aperti, pure se la giunta regionale si oppone a dare le necessarie autorizzazioni, resta sempre nella mente la sconfitta, a mio parere, dell’analoga vicenda del movimento No Dal Molin, dove dopo anni di lotte e compagni fermati, tutto si è risolto con le compensazioni, ossia il trucchetto a cui ricorrono i palazzinari, dove in cambio di qualche milione di metri cubi di cemento, ti fanno un piccolo giardino, una tangenziale,(altro asfalto !!). Nel caso suddetto, da quella base ampliata, si è consolidata la presenza americana sul nostro territorio, senza contare che dall’aeroporto di Vicenza potranno partire i bombardieri per azioni in medio oriente.Quindi, se non si inizia a far crescere una cultura politica, oltre che ambientalista, di rifiuto a tali servitù,mi dispiace ma , dopo una vita di delusioni , io non credo a nessun politico, Grillo compreso, che in piena campagna elettorale, logicamente si è esprime contro tale installazione.

  • Wundt

    Premesso che non voto dall’avventura rocambolesca e fallimentare dell’unione, sono settimane che mi sto interrogando sulla pratica del voto.
    Anche in una prospettiva antagonista, credo, sia utile, utilizzare ogni spazio che la controparte, il nemico, lo stato, lascia aperto. Da questo lato l’esercizio del voto, mi pare, possa essere letto, come l’assunzione di una responsabilità illimitata.
    Il rovescio della questione è, come l’articolo ha illuminato, che aderendo alla logica del “meno peggio”, legittimiamo, in un certo senso il circo e il cretinismo parlamentare.
    Come slegare questo nodo?
    Come comunisti, la nostra bilancia, il nostro metro, la nostra bussola, dovrebbe essere, l’effetto sul registro del reale che le azioni producono. E Anche sforzandomi di far fare molti giri al mio pensiero, non riesco a realizzare come questo atto mancato (astensione) possa incidere sui rapporti sociali e sulla realtà politica attuale. Detto questo, anche mentre scrivo queste parole, non riesco a trovare la giusta convinzione per andare a fare quella crocetta.

  • wolfer

    @rebeldia: ma infatti sarebbe stato importante promuovere il coordinamento di tutte quelle forze che negli ultimi mesi hanno riempito le piazze con le mobilitazioni, basta pensare al No Monty Day, al No Debito o al movimento Occupy. Questo non è avvenuto per cause differenti tra cui anche la nostra incapacità di fare passi avanti: il problema della rappresentanza e di quanto le forze in gioco siano poco adeguate alla fase è cosa che è sotto gli occhi di tutti.
    Non possiamo pero cadere nell’attendismo o nel codismo perche le cose non calano dal cielo e sta a noi iniziare a costruire percorsi. Le forze politiche che possono produrre una rottura con i poteri forti vanno costruite dando seguito alle mobilitazini e favorendo chi ha un progetto politico a noi più vicino e non sulla base dei rapporti di forza che si hanno all’interno del movimento. Se siamo in una fase post-ideologica dove ogni volta che si parla di comunismo anche tra i compagni, si inizia elencandoi crimini dell’unione sovietica, di sicuro questo non aiuta e per lo meno ci allontana da qualsiasi i prospettiva concreta di costruizione di un’altra società. Tornando poi alla questione PCL (è il partito piu in vista presente alla prossime elezione per cio che concerene la sinistra comunista)chi frequenta i movimenti a Roma, poi sa benissimo che le dinamiche che spostano il voto sono ben altre che la vera e propria rappresentatività della classe o del conflitto, ma poi, per dirla breve, al di la dell’incisività o meno di una dell’altra organizzazione.Vorrei poi far notaree lo faccio molto amaramente che i lavoratori non sono comunisti e cio nonostante tutto il criterio di scelta sulla preferenza per noi che non siamo astenzionisti per principio dovrebbe essere comunque, quello della rappresentanza delle proprie idee. Vorrei che i compagni riflettessero anche su questi punti, non credo sia cosa da poco….

  • Lorenzo

    “Gli eroi non si astengono. L’Italia ha bisogno di eroi.”

    “Delirio pre elettorale”, si diceva…
    Pare che nella metropolitana milanese la campagna elettorale, sotto forma di educativa pubblicità-progresso finalizzata a formare gggiovani indignados ma perbene, la stia facendo la Ceres.
    Hai voglia a citar Lenin. Brecht si rivolta nella tomba.
    All’astensionismo unirò dunque il boicottaggio.

  • ahp68

    @Stefano Munarin: sinceramente non capisco come da posizioni di – chiamiamola così per semplificazione – “sinistra antagonista”, tu possa giungere alla conclusione che potresti votare M5S. cioè tu voteresti per un miliardario che sfrutta la sua notorietà costruita ANCHE grazie alla tanto vituperata TV (a me ricorda qualcuno…)? uno fiero di dichiararsi oltre fascismo/antifascismo e destra/sinistra (velo pietoso sul dialogo con ca$$apouns), che rivendica come una medaglia la scarsa dialettica interna, che rifiuta qualsiasi confronto con contraddittorio? che fonda un movimento a cui ti puoi iscrivere basta che tu sia cittadino ITALIANO (checazzo, manco nell’NPD oserebbero fare distinguo su base etnica):

    http://www.beppegrillo.it/movimento/iscriviti.php

    che candida al senato una che pensa che “la 194 sia una sconfitta per le donne”?:

    http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=51914&typeb=0&Marche-la-grillina-che-attacca-la-legge-sull-aborto

    ma antisistema e destabilizzanti dechè?

  • Brigante

    @Lorenzo
    Forse ti sei perso la campagna Ceres di sabato sera a S Lorenzo. Lo slogan “Prima si vota e poi si beve” proiettato per tutta la serata sul palazzo che si affaccia sulla piazza…ora io non so chi abbia finanziato questa campagna ma abbiamo davvero passato ogni confine del ridicolo! A quanto mi risulta nemmeno i migliori autori cyber-punk sono riusciti a immaginare un’azienda di alcolici che fa campagna elettorale!

  • Alessandro1

    Ho letto con molto interesse l’articolo e tutti i commenti successivi.
    A livello teorico, come diceva qualcuno più in alto, sono d’accordo con il non voto perchè non rappresentato.
    A livello pratico, perchè il non voto abbia un impatto reale trovo che l’unica cosa sensata sia quella proposta da @brigante, cioè se fossimo in tantissimi a non votare e scendessimo tutti in piazza il giorno delle elezioni.
    Tuttavia non vedo iniziative in tal senso e non so quanto successo avrebbero, quanti ,anche e soprattutto tra quelli che scrivono sul web, sarebbero presenti.
    Quindi forse il voto è comunque più incisivo anche se per il meno paggio, anche se turandosi il naso, e via discorrendo (detto questo non so ancora chi votare).

    Un ultima cosa riguardo ad un altro punto che mi ha colpito tra gli interventi: è palesemente chiaro che manca una forza rappresentativa per tanti di noi e che ci bisognerebbe crearla, ma chi dovrebbe crearla se non i movimenti?

  • Brigante

    Sai Alessandro, all’inizio pure io ero dubbioso, invece con il tempo, anche chiacchierando con un po’ di compagni, ho capito che un’iniziativa del genere non sarebbe stata troppo campata per aria. Se i movimenti (nel senso più ampio del termine), a cui tu giustamente ti richiami, avessero avuto la forza di coordinarsi sarebbe potuta venire fuori una bella giornata di lotta e Politica con la P maiuscola. Quando parlo di forze sottratte per fare una inutile campagna elettorale mi riferisco anche a questo, a molti compagni che soprattutte nelle piccole realtà ci hanno messo la benzina per andare ad attacchinare un manifesto per raccattare uno 0,00000…01% di voti. In ogni caso queste non saranno mica le ultime elezioni, che dire, speriamo che la prossima volta sia quella buona ;)

  • Lorenzo

    @Alessandro

    Ci risiamo col pragmatismo.
    Io concordo con parte dei tuoi ragionamenti, ma mi domando:
    1) per quale motivo l’indignazione, il dissenso e la rivolta siano o dovrebbero essere da programmare, che poi si rischia di finire come i baby camerati che “ma la rivoluzione la facciamo di pomeriggio o di mattina?”…
    Dopo la vittoria di Sarkozy nel maggio 2007 ricordo che ci furono scontri a Parigi e non soltanto. Onestamente, anche in questo caso oserei dire che a livello pratico non è che si finisca per ottener granchè, ma quantomeno il non voto ha un impatto reale nel senso che si fa sentire non solo numericamente e chiarisce di non essere semplicemente andato al mare.
    2) in che senso continuiamo a dire che “il voto è comunque più incisivo”? Certo che lo è, nel senso che conta qualcosa, mentre il non voto non serve in quanto non contribuisce a fornire un supporto a nessuno. Ma questa storia del meno peggio mi ha davvero stancato. E’ stato già spiegato come sia proprio questa solo all’apparenza utile strategia a provocare in realtà un peggioramento progressivo della proposta politica e perciò della rappresentanza (quello “sbiadir con la candeggina le bandiere rosse” che dice Brigante, fino ai democratici sbirri odierni). Molti degli astensionisti di oggi – fra i quali il sottoscritto – arrivano a certe conclusioni proprio dopo essersi turati il naso non sai quante volte, ed ogni volta ripromettendosi di non farlo mai più, pentendosi ed autorimproverandosi dopo aver valutato determinate conseguenze del proprio voto. Scegliere il meno peggio non significa niente, significa solo attendere che ci venga ancor più stretto il cappio al collo credendo però di agire per evitarlo. Ci meritiamo di meglio, non di meno peggio! E non mi pare con questo di pretender troppo, del tipo “tutto subito”, come si suol dire: ma subito quando? Son decenni che ci attendiamo cose che, in quanto giuste, pensiamo dovrebbero essere ovvie e scontate; e si va invece sempre nella direzione opposta.
    Pasolini poteva scrivere che “non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere”: e quella opposizione che oggi non esiste più, tanto “vasta e forte da essere un potere essa stessa”, era il Partito comunista italiano (con tutte le critiche che possono essergli addebitate). Non restano dunque che i senza ed i contropotere, più o meno abbandonati a se stessi.
    Ma altre forme di lotta han preso nel frattempo vita ed è giusto e necessario guardarle con rispetto ed interesse. Ammetto dunque che vi siano situazioni contingenti nelle quali possa avere un senso scegliere di votare, ad esempio in val di Susa: ma in quel caso i movimenti mi pare stiano piazzando direttamente dei loro uomini, non si tratta di confuso populismo e di imbonitori dai tratti fascistoidi bensì di una diretta opportunità e di una forma di lotta che diventa a quel punto ammissibile.

  • Alessandro

    L’Alessandro che ha scritto alle 12.53 non sono io, cioè colui che abitualmente scrive qua sopra firmandosi appunto così

  • Alessandro1

    Non volendo usurpare il nome a nessuno ;) , concordo con te @Lorenzo e con le tue relative citazioni.
    Tuttavia il pragmatismo di cui vengo accusato, non credo che sia necessariamente negativo e non credo che serva una “Guerra tra poveri”, sulla maggiore incisività di un voto controvoglia o di un non voto.
    Trovo inutile e irritante chiudersi e crogiolarsi sul quanto siamo bravi perchè abbiamo capito l’inganno e non abbiamo votato, un’autocelebrazione comune a molti movimenti o pseudomovimenti.
    Per sporcarsi le mani nella competizione, per cosi’ dire, è necessario un evento eccezionale e risultante da una serie di contingenze come il NO TAV?

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