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Chi ha compagni non muore!

 

Sabato siamo stati ai funerali di Prospero. Ci aspettavamo tanta gente, e siamo stati felici di vedere centinaia di persone da tutta Italia venire a portare l’ultimo saluto al compagno, al contadino, al combattente Prospero Gallinari. Era importante esserci, perchè era un atto politico. Si leggeva negli occhi della gente commossa che quella presenza non stava solo ad omaggiare un compagno morto, ma  significava molto di più. Significava non arrendersi, mantenere vivo non solo un ricordo, ma l’idea politica dietro a quel ricordo. Non è stato un funerale di reduci, come sarebbe piaciuto descriverlo ai media allarmati ed impauriti del seguito di cui Prospero ancora godeva. E’ stato un funerale fatto da compagni, di ogni parte d’Italia e delle più svariate aree politiche. Che hanno sentito tutte l’esigenza di prendere la macchina, o il treno, ed arrivare fino a Coviolo. Perchè la lotta armata è stata sconfitta e il conflitto di classe se la passa malissimo. Ma noi ci siamo ancora, e la presenza al funerale ha dimostrato questa volontà di non arrendersi. E’ stato bello e per nulla scontato vedere così tanta gente, viste le divisioni e le incomprensioni che attanagliano le varie anime di movimento. Il fatto che tante aree differenti abbiano voluto comunque essere presenti da anche l’idea di quanto Prospero fosse rispettato, e quanto il suo sacrificio umano fosse compreso. Con buona pace dei vari giornalisti impressionati, che mai si sarebbero immaginati questa solidarietà. Volevano relegare gli anni settanta ad infelice parentesi della nostra storia, si sono ritrovati increduli a rosicare sui giornali, vomitanti bile come non mai. Fanno bene, perchè hanno paura. La paura dell’odio di classe.

 

 

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7 comments to Chi ha compagni non muore!

  • antonio

    L’onesta e l’integrità morale e intellettuale di Prospero mette talmente tanta paura che si potrebbe perfino pensare che oggi: “uno spettro si aggira per il paese: lo spettro di Prospero!!!” Mette ancora più paura al potere capitalista, ora da morto! I servi hanno timore che il significato, condivisibile o meno, della sua vita e della sua scelta possa collegare, o renderre concrete, le “pulsioni” di ribellione che stanno attraversano la nostra società odierna. Leggetevi la lettera di Caselli sul Fatto Quotidiano del 18 gennaio, per averne prova concreta del “terrore” che certi personaggi e esponenti dei ceti padronali, borghesi e capitalisti hanno di fronte a questa assenz. Aveva proprio ragione Karletto quando prevedeva “..l’aggirarsi di uno spettro!!” riposa tranquillo Prospero sono gli altri che non hanno il riposo leggero perchè hanno la coscienza lorda di tutte le nefandezze da loro fatte e che ne combineranno ancora se non si riuscirà a bloccarli!!

  • Gracco Babeuf

    Mi trovo d’accordo con quanto da voi scritto. Purtroppo non ero presente a Coviolo, ma grandissima in me è stata l’emozione nel vedere le immagini di quella giornata.
    Ezio Mauro vergognati….

  • Compagnopablo

    Sottoscrivo le tue parole…il saluto al Compagno Prospero oltre che dovuto contiene dentro significati profondi. Chi ha veramente a cuore la speranza di un sogno rivoluzionario si mette in cammino perchè la speranza non sia solo tale e che il sogno non resti solo utopia per poi trasformarsi in incubo….certo….scrivi giustamente che la lotta di classe se la passa male e questo è riscontrabile dai fatti ma la lotta continua e noi non ci arrenderemo mai.

    HASTA SIEMPRE
    COMPAGNOPABLO

  • lavoratore atac

    chi ha visto -per sbaglio- il tg1 delle 20 di ieri, avrà notato che le interviste alle “vittime del terrorismo” si sono sprecate.

    Avessero fatto lo stesso ai funerali di Kossiga, avessero intervistato i genitori di Giorgiana Masi, o di centinaia di militanti torturati dallo “statista”, se ne sarebbero viste delle belle il giorno dopo, con tutti gli intellettualoidi scandalizzati a scrivere dal pulpito…

  • Franco

    Finora, per diversi motivi, non ho scritto un rigo sulla morte e i funerali di Prospero Gallinari. La canea reazionaria scatenata per l’occasione era – entro certi limiti – prevedibile. E invece – fatta la tara dei grevi idioti che di qualcosa devono pur sporcare – il clamore è andato oltre le più tristi aspettative. In definitiva si è trattato della morte di un uomo, di un comunista non rinnegato, e del suo funerale. Che cosa ha pesato quindi nei giudizi espressi? Il passato dell’uomo, quindi le idee e le azioni? Erano ben note già prima, almeno per taluni aspetti spesso travisati. Il fatto che non fosse un pentito? E di che cosa pentirsi? Sì, un terrorista secondo i vostri parametri, grossolani imbecilli! Anche Spartaco era un terrorista, uno che non accettava il ruolo di schiavo volontario. Oppure ha dato scandalo il drappo rosso sulla bara, la falce e il martello sui quali pure s’è ricamato? È la stessa falce e il medesimo martello con i quali i partiti fino a qualche decennio fa dissimulavano il loro tradimento. Nemmeno la presenza – scontata – di tanti compagni che avevano condiviso con Prospero idee, scelte e percorsi di vita e di lotta, ha dato tanto fastidio quanto la grande e sentita partecipazione ai funerali di molte centinaia di persone che non si possono facilmente etichettare, una moltitudine abilmente occultata dalle immagini trasmesse dai media. Eh sì, non se l’aspettavano.

    (dal blog: DICIOTTOBRUMAIO)

  • Nik

    Sono uno dei tanti “non etichettabili” come “terrorista” o “insurrezionalista”… mi sarebbe piaciuto venire a Coviolo, non mi è stato possibile, ma con il cuore ero lì, a fischiettare l’Internazionale.

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