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vaffanculo a De Coubertin

Un’ avvertenza, chi come noi ama il calcio, frequenta i bar di quartiere e sfoglia curioso i quotidiani sportivi non avrà alcuna difficoltà a cogliere con tutte le approssimazioni del caso la metafora che segue, agli altri chiediamo invece di pazientare e sforzarsi per qualche riga.
Immaginate, solo per un attimo, di far parte di una squadra. Allenatore, dirigente, giocatore, magazziniere, ultras o semplice tifoso… il ruolo importa relativamente poco perché il calcio è uno dei residui mondi in cui, nel bene e nel male, si parla ancora utilizzando essenzialmente il “noi”. Abbiamo vinto… abbiamo perso… domenica giochiamo contro…, c’hanno rubato la partita… difficilmente sentirete parlare un tifoso al singolare. Insomma in questo nostro mondo non c’è molto spazio per l’individualismo, siamo soprattutto un io collettivo, una comunità di destino che non stenta a percepirsi come tale, un’identità che è al tempo stesso in sé e per sé. Immaginate adesso che questa squadra abbia anche un nome, scegliete voi… Spartak, Dinamo, Lokomotiv, Partizan oppure Stella Rossa. Ecco, si, per comodità facciamo che ci chiamiamo Stella Rossa. Un bel nome retrò (o come si direbbe oggi, vintage) che ben si attaglia all’abito da veterocomunisti che più di qualcuno vorrebbe cucirci addosso. Come dicevamo la nostra è una squadra con una storia gloriosa che però al momento non se la passa granché bene, le ragioni sono tante e complesse e sicuramente le sconfitte del passato pesano come macigni sul futuro. C’è poi da aggiungere che approfittando di un calciomercato che ormai dura tutta la stagione molti di quelli che credevamo nostri campioni hanno cambiato rapidamente casacca e sono passati armi e bagagli alle altre squadre, e la stessa cosa hanno fatto quella miriade di tifosi occasionali che ci si era avvicinata solo perché il vento soffiava dalla nostra parte. Insomma, qui per i lavoratori di roseo sembrerebbe esserci rimasta solo la Gazzetta. Eppure la Stella Rossa potrebbe contare su una forza potenzialmente enorme visto che gli uomini e le donne che per vivere sono costretti a vendere la propria forza lavoro sono oltre due miliardi. Per di più in un momento storico in le altre squadre nonostante i loro budget milionari, le partite truccate e gli arbitri comprati, arrancano visibilmente mostrando tutti i loro limiti di gioco. Continueranno pure a vincere, questo si, ma non convincono più. E dunque la sensazione è che basterebbero un progetto credibile, un modulo efficace e una filosofia di gioco in cui riconoscersi per tornare finalmente ad inanellare vittorie, ridare fiducia alla squadra e infiammare di nuovo gli spalti. Nel frattempo però, aspettando l’intervento del Lenin ex machina che ci tragga d’impaccio, il torneo e la storia con il loro procedere contradditorio e tortuoso vanno comunque avanti e ci pongono di fronte a delle scelte spesso difficili. Capita infatti che sempre più spesso nella parte alta del tabellone della Power League planetaria siano chiamate a sfidarsi tra loro squadre che non ci piacciono affatto, anzi che ci sono decisamente nemiche. Per chi “tifare” allora? O meglio, chi dobbiamo sperare che alla fine passi il turno visto che lo stallo può essere solo temporaneo? La squadra ricchissima dell’occidente imperialista, con i divi stile MTV in tribuna d’onore e piena zeppa di fuoriclasse patinati capaci di tirare bombe intelligenti? Oppure la squadra canaglia del momento, con le sue armi sporche e la tifoseria becera e oscurantista? Insomma: Bush o Saddam? Clinton o Milosevic? Sarkozy o Gheddafi? Obama o Assad? Un qualsiasi tifoso di calcio in una qualsiasi parte del mondo interpellato in proposito non avrebbe un secondo di esitazione e la risposta suonerebbe più o meno così: spero che vinca (indebolendosi) il peggiore, spero ovviamente che passi la squadra più debole e nel malaugurato caso che invece vada avanti la squadra più forte, spero ardentemente che subisca più danni possibili. E qui non c’entra affatto la storiella del nemico del mio nemico che per questo motivo diverrebbe automaticamente mio amico, perché come premesso noi odiamo entrambe le squadre tanto che le nostre tifoserie si scontrano ogni volta che vengono a contatto. C’entra invece la consapevolezza che la Stella Rossa, se davvero ambisce a mettere le mani su quella maledetta coppa, sarà chiamata prima o poi a confrontarsi  con  chi passerà il turno. E più debole e diviso sarà il nemico del momento, maggiori saranno le nostre chance di vittoria. Perché in fondo è questo che noi vogliamo per la nostra squadra, per la nostra classe, poter tornare a giocarci nel più breve tempo possibile e a livello globale la partita più importante, quella per il potere, inteso qui come l’infinito del possibile. Quindi vaffanculo a De Coubertin, nella Power League l’importante non è partecipare, ma vincere. Messa così la questione su quali posizioni prendere in campo internazionale non è poi così difficile da risolvere, o no?  Chi poi crede che questo sia un ragionamento esclusivamente ideologico farebbe bene a riflettere su quale impatto materiale abbia avuto, tanto per dirne una, l’implosione del blocco socialista sui salari di milioni di proletari al di qua e al di la dell’ex cortina di ferro e comunque per la sinistra platonica, quella convinta di poter “cambiare il mondo senza prendere il potere”, quella che continua a rassicurarci sul fatto che ormai il capitalismo ha i “secoli contati”… c’è sempre il curling.

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80 comments to vaffanculo a De Coubertin

  • Lettore

    Letto il vostro articolo .Ho capito quello che volete dire e capisco anche l’amarezza per certe prese di posizione più che di coscienza su certe tematiche vedesi ultime discussioni recenti .Tuttavia cari compagni ovviamente si tifera’ la squadra più debole ma in questo caso abbiamo due squadre potenti che stanno giocando per chi vincera’ la coppa .Coppa che non sara’ certamente per noi ma per loro i quali si sbarazzeranno di noi alla prossima partita .Ritornando alla politica .Guradiamoci tutti in faccia per un secondo il muro e crollato , urss non esiste più .Nel medioriente esasperati dai genocidi dei sionisti hanno accettato aiuto dei peggiori criminali che poi alla finfine si scopre una parte erano venduti più degli altri . Siamo rimasti in pochi escludendo le masse di fumati e sballoni che partecipano alle manifestazioni e che nel bene oppure nel male sono coloro che sostano tutti i giorni nei centri sociali occupati che da luoghi dove tempo fa potevi intavolare un dibattito si sono ridotti a figli di Optor con la canna in bocca fatti di mdma correre correre dietro ogni eventO che OPTOR /CIA propone basta ci sia la musica e lo sballo e loro ci sono . E diciamolo questi ultimi sono la maggioranza e sono la stessa maggioranza che da giorni da contro militant ho letto post infamanti , sentito dal vivo teorie assurde , prese di distanza in sordina e scomuniche addirittura qualcuno -a dice che siete infiltrati del rossobrunismo eurasico voci che arrivano da compagni e dai centri sociali .Allora io propongo di staccarci da questi gruppi e iniziare un nuovo percorso al fine di vincere quella coppa . Tanto loro non cerano e se cerano erano quelli che si vendevano per farci perdere .Oltre la politica da centri sociali occupati ,oltre l’antifa sballone anche frekkettone OLTRE OLTRE OLTRE .Altrimenti avremo perso e quella coppa la vinceranno sempre i soliti noti .

  • lupa

    STELLA ROSSA
    WE’LL NEVER WALK ALONE!

  • Ile

    @Lettore
    Secondo me, se tu sei un compagno io sono Belen.

  • Alessandro

    @ Lettore
    Secondo me il fatto non è tanto che i centri sociali siano ormai pieni solo di semifattoni, studenti, e via discorrendo. Anzi, ci sono ottimi compagni, che si fanno il culo, bravi politicamente; quanto che ormai fanno presa solo su quella fascia sociale la: giovani, studenti universitari, fuorisede, popolo della rete, ecc…cioè, quantomeno, una porzione parzialissima della società.

    Più in generale sull’articolo, a me fa ricordare molto le prese di posizione entusiastiche di una certa sinistra rispetto alle rivolte di piazza del Magrheb dello scorso anno: cioè, non conta più *oggettivamente* che tipo di società hanno in mente i cosiddetti rivoltosi; quali obiettivi si pongono e quali scenari favoriscono: conta solo lo spirito soggettivo della *rivolta per la rivolta*. Il partecipare alla sommossa, insomma, senza chiedersi a che pro e in che senso sono orientate certe rivolte. Esaltare la rabbia di piazze senza guida politica, senza immaginarsi dove possa portare e chi possa favorire.

    Tutto questo, poi, non può che farmi pensare al “modello Solidarnosc”, cioè al sindacato operaio con cui l’occidente ha scardinato il socialismo polacco. La base era operaia, comunista, contestava l’involuzione socialista da sinistra, eppure erano oggettivamente funzionali – e manovrati – al capitale neoliberista che di li a pochi anni si sarebbe instaurato.
    Ora, da comunisti, oltre che entusiasmarci per le rivolte perchè ci riportano a immaginari a noi cari, dovremmo quantomeno ragionare più approfonditamente quale sia la direzione che certe proteste stanno prendendo, e quali interessi ogni volta scendono in campo a manovrarle.

    E poi, tenendo sempre in mente l’obiettivo principale: la rivolta serve a prendere il potere, non a chiedere al potere di riformarsi. Le proteste che chiedono al potere di mondarsi dei suoi peccati sono tutte, oggettivamente, di destra. Le rivolte di sinistra si organizzano e si articolano per la presa del potere.

  • Lettore

    I centri sociali sono cambiati parecchio e probabilmente nel primo commento ho generalizzato troppo . Pero’ al fronte dei fatti i centri sociali escludendone alcuni ovvero la minoranza sono tutti con le pussy riot non rendendosi conto che da un paio di anni appoggiano tutte le battaglia dirette da OPTOR .Indignados – ribelli libici – siriani- pussy riot -occupy e potrei citarne molti altri .Unico articolo decente su questa vicenda stato pubblicato da MILITANT .Nelle mailing list scoppiato il caos più totale , scomuniche .Nessuno se chiesto perchè militant abbia fatto una certa analisi no tutti e tutte sono partiti per la scomunica complottisti, fascisti , rossibruni , sessisti .I centri sociali sono totalmente fuori dalla realta’ secondo me sono una esperienza fallita ad oggi .Ricollegandomi al post di Militant se vogliamo vincere sta coppa dobbiamo trovare altre strade .Che non significa fare comunella con i fascisti ( come qualcuno troppi in questo periodo accusano Militant il che fa solo ridere accusare Militant di fascismo) ma semplicemente cercare altre strade di lotta che non finiscano in un binario morto i NODALMOLIN sono un esempio negativo di come una giusta protesta sia finita in un binario morto e ad oggi sostengono le Pussy Riot . Bisognerebbe anche smetterla di accusare di complottismo chiunque .

  • lettrice

    eh ma sta metafora calcistica non sarà un po’ machista? (scherzo)

  • lupa

    In effetti visto lo stato del “movimento” – se così ha senso chiamarlo – il settarismo, nel senso del dividersi sulla base di posizioni e prassi politiche definite e non negoziabili, pare l’unica strada sensata per poterla fare e per poterne parlare di politica. Dopodiché settarismo certo non vuol dire cucirsi addosso gli stemmi e farsi le divise (o non solo quello..), settarismo deve voler dire ragionare, produrre e agire in modo tale che in tutto ciò sia chiaro il campo dell’amicizia e dell’inemicizia. A quel punto la scissione diventa inevitabile e l’importante è non guardarsi indietro. Io credo che già da un po’ di tempo si sia cominciato a ragionare e a fare in questo senso nell’area marxista del movimento.. occorre velocizzare i processi e andare avanti con determinazione, senza nostalgia per ciò che ci si lascia indietro o per le alleanze (spesso solo “condominiali”) che verranno meno. Abbiamo un mondo da guadagnare!

  • Taliesin

    @ Lettore , come mai nel tuo elenco hai messo anche il movimento Occupy? Davvero pensi che sia pilotato? E da chi? Cioè in base a quali prove smentisci un intero movimento come gli Indignados? Ti suonerò ingenuo ma sinceramente non mi basta una semplice dichiarazione per screditare un movimento come quello di Occupy che tutto mi sembra fuorchè pilotato, cya

  • Lorenzo

    Comprendo (si fa per dire) l’entusiasmo olimpico tipico dello sportivone italiota, quello che lo sport è sempre fatica fatta da qualcun altro, ma il solo fatto di dover ricorrere alla metafora calcistica per poter pensare di spiegare una speranza politica futura fa una certa pena.
    Meglio allora l’individualismo disperato ma consapevole che salva dalla follia omologante e rassicurante dell’“io collettivo” pallonaro, ed è fatto di genuino sforzo personale.
    Effettivamente, avete ragione, c’è chi – “la sinistra platonica”, ed altri sistematici rompicoglioni aggiungerei – proprio quella coppa sembra non volere vincere… Rassegnatevi: già Rousseau faceva riferimento a “chi non ama comandare”…si tratta solo di costringerlo ad obbedire.

    Il dato innegabile è che, mentre l’indignazione avanza (a mezzo Otpor!, ma anche no), la rivoluzione non accelera. Criticare quel che non va, come certe strade prese da certi centri sociali, è sacrosanto; l’autodisintegrazione eterna però (Lettore: “Allora io propongo di staccarci da questi gruppi e iniziare un nuovo percorso”) non so fino a che punto possa aiutare. Quantomeno gli anarchici non fanno fatica a riconoscersi fra simili, son gli innumerevoli granelli di sabbia che, giunti nell’ingranaggio, lo arrestano; quanto ai comunisti, più che divisi son separati in casa, il castello di sabbia bagnato e in via di decomposizione.
    Se non sbaglio la Comune di Parigi non fu affare di proprietà privata d’un’area prestabilita, alle volte esiste la possibilità di confrontarsi e di comunicare, specie in assenza dell’arbitro. Si potrebbe perfino scoprire di smetter di partecipare e di giocare, d’avere una partita da vincere assieme fuori dallo stadio.

  • stefano

    D’accordo con “lettore” su molte cose. Del resto nessuno può comprendere meglio di me che da anni vengo (?scherzosamente?) etichettato come ambiguo!
    D’accordo (non deve essere un tabù) anche sulla critica generale ai centri sociali che, se fossero degni de sto nome, dovrebbero costituire l’avanguardia del movimento antimperialista invece si bevono tutte le stronzate del lettore di RepubblicaDellaSera-medio.

    Ricomincia un nuovo settembre, allora “andiamo è tempo di lottare!”.

  • Operaio San basilio

    a Lore’ risparmiace la pena e datte al curling

  • ca_dy

    d’accordo con lettore su molto. queste continue precisazioni stanno diventando ridicole. avete fatto un analisi condisibilissima e in linea con 100anni di analisi del movimento operaio anche se nell’originalità dei tempi odierni. sono gli altri che sono fuori strada. e che attaccano su argomentazioni inconcludenti.

    a questo punto tenete botta che non dovete dare spiegazioni a nessuno. la strada l’avete scelta e come dice lettore adesso è pure il momento di capire chi è ingrado di camminare con voi e chi non tiene il passo.

    piegarsi a infinite spiegazioni solo per il fatto siamo tutti compagni e allora bisogna volessi bene mi sembra idiota. per me a questo punto o si è comunisti/socialistidelXXIsecolo o si è antagonisti di sinistra con le paranoie sui diritti civili. si è perso anche troppo tempo, adelante!

    e comunque la similitudine regge solo se con le squadre più “deboli” ci facciamo gemellaggio (sempre revocabile). Con un gruppo di squadre poi (Cina, Venezuela Cuba) ci farei proprio un patto d’acciaio.

  • Guy Debord

    Sarà per questo che piuttosto che tifare le squadre che guardo in tivvù preferisco giocà a pallone al campetto e stare SEMPRE con chi si batte contro il calcio moderno.

  • Lorenzo

    @Operaio San basilio

    Famme capì, compagno.
    C’avete ormai l’incubo da infiltrados, ve ne rendete conto? C’è il centrosocialista ormai perduto, il bordighista dogmatico, il rossobruno, l’Occupy servo di Repubblica, l’anarconfuso, e ora l’Otpor! (che ca_dy chiama Optor, e magari domani diverrà Oprot!, visto il rispetto che nutriamo)…
    La critica generale ai centri sociali trova anche me d’accordo. La pochezza di certe pseudo-lotte, anche.
    Niente da dire su questo, se non che di spazio ce n’è per tutti, ma ripeto: sulla base di queste sicurezze vi andate chiudendo a riccio e la Comune non l’ha condotta un nucleo di ultras oltranzisti. Eppure è accaduto che Militant abbia citato Louise Michel, anche se per pura cronaca storica. Una poveretta, potremmo dire. Al curling a parer mio han giocato i VOSTRI compagni greci a spranghe in mano di fronte al Parlamento…ma girati dalla parte sbagliata.
    Aspetta e spera la rivoluzione col pallone.

  • Operaio San basilio

    No, nessuna paranoia e che quando uno va in giro col pulpito portatile e il ditino alzato per insegnarti come si vive da “individualisti disperati”… beh, risulta un tantinello fastidioso

  • Lettore

    Anche io ho scritto optor al posto di OTPOR .Comunque sui movimenti pilotati esistono dossier appositi sugli indignados ed il movimento occupy .Ma guai dirlo perchè sei un complottista . Trovare altre strade non intendo chiudersi a riccio ma semplicemente capire che se veniamo abbandonati da certi gruppi come i centrisocialoidi , la sinistra radical chic -antagonista diritta civilista alla amnesty internetional come qualcun altro ha scritto avremo solo che da guadagnarci . Altro esempio negativo la FF2 dopo la prima e la morte di Vik quel progetto ormai non esiste più si sono infiltrati i sionistri portandosi appresso i cosidetti antifa da centro sociale .Il risultato stato disastroso. Primo hanno iniziato tacciare una parte dalla prima FF di antisemiti con relative scomuniche a destra e manca . Il progetto si sa ad oggi che fine abbia fatto e da chi viene finanziata la FF .Volte per vincere bisogna anche giocare da soli . Non ho nulla di particolare contro i centri sociali lo ribadisco ma come esperienza bisogna riconoscere che hanno fatto storia ad oggi sono più prosistema che contro il sistema capitalistico , imperialista .Provate intavolare un dibattito sulla Siria ,Venezuela e altri non politicamenti corretti le reazioni sono due . Ignorano oppure ti dicono bravo e poi scopri che alle spalle ti reputano ambiguo , antisemita e quant altro. Anni fa erani luoghi diversi aperti alla lotta -dibattito ora non più e se continuiamo circondarsi di quelle persone non andremo lontano.

  • Ile

    Secondo me, di quelli che parlano di “centri sociali” senza capire – specificare – che si parla di cose diverse tra loro (visto che ci sono centri sociali di tutte le aree politiche, diversi tra loro, con seguito e idee diverse) manco si può essere sicuri che siano compagni.

    Per il resto, d’accordo con l’articolo.

  • Lettore

    @ILE .“centri sociali” senza capire – specificare – che si parla di cose diverse tra loro (visto che ci sono centri sociali di tutte le aree politiche, diversi tra loro, con seguito e idee diverse) . Si ma perchè tu reputi centro sociale le false occupazioni di casa pound??? .I centri sociali che conosco io sono dichiarati comunisti alcuni anarchici eppure sono tutti con le pussy riot appoggiano occupy e adesso si stanno mobilitando in solidarieta’ ad i ribelli Siriani e non posso dire siano quelli non occupati .Sono proprio quelli occupati . Se poi per centro sociale intendi gli ARCI questo punto la confusa sei tu .Ile hai mai militato in un CSOA .??? Io si e ti assicuro che non parlo a vanvera . Ormai sono luoghi dediti al cazzeggio uso di droghe e sballo politica poca e confusa almeno non si parli di street parade vari e azioni totalmente inutili .Non tutti sono così ma la maggior parte si

  • Militant

    Premesso che non siamo d’accordo con nessun complottismo, men che meno coi calderoni che accomunano tutto (indignados, occupy wall street, rivolte del maghreb, otpor: non scherziamo, impariamo a discernere la merda dalla cioccolata), vorremmo ricordare che i commenti che appaiono qua sopra non sono la linea del blog e del collettivo, che si esprime unicamente con gli articoli e con i commenti a firma Militant.
    Quindi, evitate di rispondere ai commenti accollando a noi le posizioni dei singoli utenti e compagni che intervengono qua sopra discutendo di politica, grazie.

  • ciesse

    mah. quando si parla dei centri sociali si dice tutto e il suo contrario. sono cosi’ diversi in pratiche e idee a volte… ma nascono come spazi liberati per la cittadinanza tutta (fatta eccezione per fascisti, razzisti, sessisti…) ma spesso una persona che ci si avvicina per fare “politica” puo’ cominciare un suo percorso molto lentamente e non ci sarebbe mai arrivata ad una assemblea o a un dibattito sulla palestina, sulla siria, a confrontarsi su questioni di genere se non in termini sessisti come a un qualsiasi bar di quartiere.
    Poi magari questi forum possono tessere discussioni piu’ approfondite, erudite, se si eleva il grado di riflessione e si attenua la polemica… che ci sta, ogni tanto ci sta… piace sempre polemizzare.. a buffo

  • exCiesse

    I centri sociali non sono più i centri sociali degli anni 80. Basta leggere qualche libro che ne racconta la nascita dall’interno per capirlo (ovviamente per chi a quei tempi ancora non c’era). Anche dal libro di Militant A si può notare la differenza. Per non parlare dei motivi che hanno spinto il movimento antagonista ad occupare i centri sociali (siamo passati dal voler fare la rivoluzione alla liberazione di piccolissimi, microscopici spazi. con tutto ciò che ne consegue come impostazione mentale).

    Chiunque continua a militare in un centro sociale dovrebbe a mio avviso interrogarsi profondamente sulla strada che sta percorrendo. Non è un insulto, ma un invito a riflettere sull’evoluzione del movimento italiano dagli anni 70 ad oggi, sulle sue pratiche politiche e soprattutto sulle sue pratiche di aggregazione. Aggregare sul biliardino attirerà gente diversa da quella che attirerà l’aggregare sulla rabbia, ad esempio. Probabilmente col biliardino aggreghi di più e poi porti in assemblea gente che non ci sarebbe mai altrimenti venuta. Gente che alla lunga diventa la maggioranza in quell’assemblea. Maggioranza che poi terrà lontano mille miglia tutta quella gente che invece sarebbe venuta per lottare veramente.

    Come al solito bisogna scegliere. Per ora i centri sociali scelgono i biliardini, le osterie, la magggggica roma (magggggggica pe davero eh), etc. E chi invece c’ha il culo che rode cerca altre strade.

    E giunti a questo punto bisogna vedere dove le trova e chi gliele offre.

  • Sam

    @Operaio san Basilio: mi sembri un bel po’ risentito nel tono dei tuoi commenti. Se qualsiasi tentativo di commento o espressione di un’idea più complessa del “datte al curling” ti pare una predica da dito alzato, ripigliate.

  • Lettore

    ExCiesse ha centrato il punto .Io ho militato in un CSOA ad oggi preferisco evitarlo .Se partiti con lotte -politica – dibattiti per trasformarsi in pochi mesi in un luogo dove unico argomento era antiproibizionismo . Quindi feste elettroniche e basta e streetparde .Quando qualcuno provava far vedere che oltre la lotta antipro (giustissima tra altro) cerano altre priorita’ come organizzare manifestazioni contro la guerra in Libia da parte della NATO . Loro per risposta organizzavano manifestazioni proribelli Libici .Adesso stanno organizzando dibattiti per i ribelli Siriani bollando di rossibrunismo chiunque faccia presente che i ribelli Siriani sono pagati dalla CIA e non sono neppure Siriani tra altro considerando il partito comunista Siriano sta con il governo Assad risposta loro – ma quelli dei partiti comunisti Siriani sono nazi . Chavez se conclusa con tu sei un fascista informati chi sono i maestri di Chavez e da chi viene sostenuto in Italia da 4 nazicomunitaristi . Dopo quelle risposte ho deciso di non andare più .Ultima poi delle Pussy Riot che sono anche enfatizzate a future azioni con passamontagna colorati . Militant non faccio il calderone e bollo tutto di complottismo ma non neghiamo la realta’ certi ambienti sono ormai in mano ad i Rats e poco da giararci intorno .Lo sapete anche voi altrimenti non avreste pubblicato questo post .

  • filo

    scusa lettore ma i centri sociali sono variegati e diversi tra loro ci sono i centri sociali legati ai disobbedienti e le posizioni su chavez, libia e pussy riot sono quelle che dici tu poi ci sono altri centri sociali legati all’ area autonomia contropotere che sinceramente non so che posizioni abbiano in merito a questi argomenti ma ci sono centri sociali come ad esempio il gramigna di padova che sono marxisti leninisti e le loro posizioni credo (ma non lo so per certo)siano simili a quelle di militant. infine ci sono i centri sociali degli anarchici e loro sono contrari a qualsiasi autorità e qualsiasi stato compresi quelli comunisti/socialisti. forse tu hai conosciuto un centro sociale con posizioni diverse dalle tue ma non devi credere che ogni centro sociale sia così.

  • KS

    Una cosa sui centri sociali. Una volta ho sentito un noto esponente della rete Global Project dire che “i centri sociali si sarebbero presto trasformati (o avrebbero dovuto trasformarsi, non ricordo bene) in imprese culturali indipendenti”. Mi tengo sul vago e sono pronto ad essere smentito perché non ho riferimenti da fornire. Indipendentemente dalla fonte, un’affermazione del genere, pur disegnando scenari inquietanti, è difficilmente contestabile. Ne è dimostrazione linea che molte storiche realtà in Italia hanno adottato negli ultimi dieci anni. Con questo mi mantengo laico rispetto a giudizi, perché prima di tutto viene il rispetto per il lavoro di tant* compagn*, che vale certamente più delle mie modeste opinioni.

    Forse ci sfuggono due cose. La prima è ben spiegata nel libro di Matt Mason “Punk Capitalismo”, la cui tesi fondamentale è che il capitalismo ha una grande capacità di inglobare le subculture urbane, anche e soprattutto quelle che nascono per contrastarlo, nel proprio processo produttivo e riproduttivo.

    Quello che non riusciamo a cogliere è la grande plasticità del sistema capitalista, in grado di vivere di paradossi, unire gli opposti e mutare a seconda delle necessità.

    Di qui la seconda cosa. Per contrastare un sistema che cambia bisogna essere in grado di cambiare allo stesso modo. E questo non mi sembra proprio di molte (troppe) realtà del movimento. Ma un cambiamento non può che venire da uno scambio reciproco di idee e contenuti, dalla volontà di mettere in gioco le proprie posizioni ed aprirsi al confronto. E per questo ci vogliono soprattutto parecchi chili di umiltà.

    Ecco. Quella manca senza ombra di dubbio.

  • Alessandro

    Ora, che il mondo dei centri sociali stia vivendo un (lungo) periodo di crisi è abbastanza evidente, cme il fattodi ripensare proprio il modello e lo strumento *centro sociale* per intervenire nei territori.
    Detto questo, però, dire centri sociali significa dire tutto o niente. Dipende da singolo centro sociale, bisogna andare a vedere le differenze. Solo a Roma, che di centri sociali ne ha 35, ce ne sono più o meno 35 diversi. Differenti dal giorno alla notte. Ci sono quelli descritti più su, cioè luoghi di sballo dediti solo alle feste e al divertimento; ce stanno quelli che lavorano nei territori; quelli che tentano di organizzare il mondo del lavoro, che hanno sportelli di lotte sul lavoro al proprio interno; ci stanno quelli più legati agli studenti e alle loro tematiche, ecc…Insomma, un coacervo praticamente irriducibile a una sintesi precisa.
    Anche all’interno delle stesse aree politiche ce ne sono di diversi e con sensibilità differenti.

    Insomma, secondo me il centro sociale, come strumento politico, ha fatto emergere in questi anni più pecche e problemi che soluzioni, ma questo non significa creare un calderone indiscriminato. Oltretutto, questo tipo di discussione i compagni sono anni che la fanno, anche all’interno dei centri sociali, e non è un caso che tutti gli ultimi posti occupati a Roma, ma posso dire in tutta Italia, difficilmente di chiamano *centro sociale*, preferendo altre denominazioni, proprio per rimarcare la difficoltà di inserirsi in un percorso che sta mostrando la corda.

  • Alessandro

    Oltretutto, questa categorizzazione indiscriminata pare speculare all’attacco grillino/dipietrista/leghista ai partiti. Si fa tutto un calderone dicendo che *il partito*, in quanto tale, fa schifo e va cambiato.
    E non, come sarebbe giusto sottolineare, che gli attuali partiti sono inutili espressioni di elite sociali che non rappresentano nessuno se non i finanziatori che li mantengono in vita (cioè palazzinari e industriali)

  • Lettore

    Filo non erano disobbedienti ma antagonisti -autonomia -contropotere mi spiace dirtelo ma così stato .

  • Lettore

    Anzi vedrete tra poco che faranno iniziative per le pussy riot e per i ribelli Siriani vedrete poi chi sono . E non sono pochi aver scomunicato militant non direttamente in faccia ma dietro e vedrete se dico cavolate . Lo ripeto i centri sociali ormai sono infiltrati dalla sionistra che siano anarchici , antagonisti , disobbedienti . Militant lo sa perchè questo post in parte rivolto proprio a quelli che la coppa vogliono e probabilmente ci riusciranno farcela perdere . I rats comandano e sono infiltrati proprio nei centri sociali occupati .Miseria esempio Freedom Flottila 2-3 sono esempi più che lampanti .Le pussy riot sono difese dalle femministe che sono nell’area antagonista le FAS .Joe Fallisi un anarchico quindi non un nazista , antisemita uno che se fatto le patrie galere Israeliane chiedete a lui chi ha distrutto la FF 2-3 era sulla FF1 ed e stato arrestato in Israele con tanto di diffida che non puo metterci più piede .

  • lupa

    @Lettore
    Quello che scrivi, oltre ad essere parecchio confuso, è un insieme di insinuazioni, chiacchiere da corridoio, sindromi da complottismo, insulti buttati lì. Non per niente, però può essere interessante per i compagni usare questo spazio si si discute e se si prova a fare e condividere analisi non a buttare nomi alla rinfusa e a sparare anatemi manco fossi un predicatore esaltato. Anche perché per esprimere lo stesso concetto basta un solo post, nel caso.

  • Ile

    @Lettore
    Io, come ho affermato sin dall’inizio, non credo che tu sia un compagno: sei un provocatore oppure un cretino, visto che dici in pubblico cose che seminano zizzania e ai compagni fanno solo male.
    Poi, posto che io non so manco cosa siano questi “rats” di cui ti riempi la bocca, vorrei proprio sapere in quale città hai avuto sta compulsiva esperienza di militanza in centro sociale… chissà che non venga fuori che te la sia inventata.
    Infine, il tono da predicatore esaltato – quando immagino che tu non abbia più di 17 anni – risparmiatelo, insieme ai “vedrete” e a cazzate del genere: purtroppo per te, le persone che scrivono su questo blog e i compagni del Collettivo che lo gestisce i centri sociali – con le loro miserie e i loro splendori – li conoscono molto bene. Tra l’altro, se guardi a lato, puoi trovare nella colonna dei link una serie di link di centri sociali: non sarà un caso, no?
    Aspetto sempre di sapere in quale città hai militato, eh…

  • Lettore

    Ile se per questo ci sono anche link e video di informare per resistere che sicuramente non viene gestito da centri sociali . Milano se ti interessa e non faccio nomi del csoa proprio per evitare zizzannia . Non sono un predicatore e so benissimo che Militant appoggia i centri sociali occupati infatti non al caso ho scritto non tutti la maggioranza si . Vogliamo parlare di Roma dove la situazione fa pieta’ grazie ad alcuni centri sociali ???.Neanche io ti conosco Ile quindi chi mi dice anche tu non sei una provocatrice ?. Non uso il tono da predicatore non sono un veggente ma basta avere un minimo di contatto con la realta’ per capire come stanno andando le cose .Ci rivediamo qui tra 2 mesi e vediamo chi aveva torto e chi provocava .Sai almeno chi sia Joe Fallisi ?? Se non lo sai cercatelo e contattalo magari ti spiega lui un paio di cose .

  • Lettore

    Poi se la verita’ vi fa male io non posso farci nulla . Quello che posso fare prenderne atto e non scrivere più così state tutti tranquilli e tranquille . Riferito ad alcuni commentatori non a Militant .

  • Ile

    I video di informarexresistere – che non è appunto gestito dai cs, ma di sicuro da seguaci di beppe grillo – su cosa? Ma di che parli?
    Cmq il fatto che io non sia una provocatrice – e che al contrario tuo so di cosa parlo – lo garantisce il mio nome, tu non te preoccupà per me. Che io non c’ho un nickname, c’ho un nome di battesimo. Perchè non infamo nessuno – e non dico a caso il nome di una grande città perchè è impossibile da verificare – e quindi non c’ho nulla d temè. Non dico che tutti si dovrebbero firmare col nome, lungi da me, ma sti commenti da infame – oltre che da cojone, materia di pippa per i fasci – risparmiateli. Come questo qua sopra e il primo che hai fatto, che era ancora peggio.

  • Lettore

    Considera poi che gran parte di quelli a lato sono CPO E NON CSOA tranne uno dunque …

  • Lettore

    Be i video di informare per resistere sono condivisi a lato se non lo hai notato quindi stai dando dei grillini a militant ???? .Infame sarebbe fare nomi e cognomi , luoghi, vie ed altro .Io ho espresso una mia opinione sui CSOA . Scusa ma sapro’ io dove abito a Milano adesso non abito a Milano secondo te ??? . Cosa dovevo dirti abito a Ponte di legno non so ??? .Comunque non mi cambia la vita se ci credi oppure no . Si tranquilla la verita’ fa male quindi meglio sto zitto me ne rendo conto .Aprirai anche tu gli occhi prima o poi.

  • Ile

    A parte che 2 su 7 non mi sembrano “gran parte” (!!), ma di che stamo a parlà? La differenza è lessicale perchè è politica, non di forma.

  • Ile

    Certo, sto dando dei grillini a Militant e la verità me fa male (??)… penso che ogni lettore romano del blog, per quanto probabilmente stupefatto dalla tua idiozia, se stia a tajà..

  • Lettore

    ILE parole tue – I video di informarexresistere – che non è appunto gestito dai cs, ma di sicuro da seguaci di beppe grillo – su cosa? Ma di che parli? . A lato trovi il video sulla Siria di Informare per resistere . Dunque devo dedurre che tu reputi Militant dei grillini . Sono parole tue . U lettori Romani hanno poco da tagliarsi vista la penosa situazione che vivono sulla propria pelle credo che capiscano anche di cosa parlo .Tu no ma sono fatti tuoi . Forza preparati al carnevale per le pussy soros ed i ribelli cia in Siria ci saranno ottime iniziative e guarda caso partono da Roma . Altro che tagliarsi cara Ile .

  • Taliesin

    @Lettore Ti rispondo un po’ in ritardo ma sto a diversi fusi orari di distanza ( – 9 per l’esattezza) mi dispiace ma il tuo generico riferimento a dossier non mi basta manco per un cazzo, quali dossier? Ripeto prima di parlare di infiltrazioni a destra e manca, di fatto seminando dubbi nei confronti di movimenti a mio giudizio “sinceri” come indignados e occupy devi portare molto più che qualche generica citazione di dossier, li voglio legge questi dossier, voglio sapere chi li ha scritti, quando, come e perché, sai com’è nell’era di internet io so come e peggio di San Tommaso,dentro la piaga ci metto il dito la mano e il braccio, e quando leggo commenti come i tuoi mi iniziano subito a puzzare di troll, argomenta meglio le tue insinuazioni oppure smettila di prenderci per dei coglioni appena arrivati “nell’Internet”.

  • Lettore

    Cacchio ma basta citarti il 15 a Roma per gli indignados senza cercarti dossier e capisci chi sono .Zuccotti park con Saviano che parla ma dai . Guarda non ho problemi che mi dai del troll oppure altro.

  • Taliesin

    @Lettore Aridaje, sei te che hai parlato di dossier, mica io, io ti sto solo chiedendo di dirmi dove trovarli per poterli leggere, io c’ero il 15 ottobre a roma, e non m’ha pagato proprio nessuno, Saviano a Zuccotti park non significa proprio una ceppa, a Zuccotti park hanno parlato migliaia di persone e tra l’altro nel caso specifico di Saviano non se l’è cagato quasi nessuno, oltre al fatto che non significa proprio niente, che prova sarebbe riguardo alla tua accusa nei confronti del movimento Occupy?
    Scusa è ma troll non è mica un insulto, è un termine oramai accademico, da vocabolario proprio, come dire commentatore ad uno che commenta, il troll è una tipologia specifica di commentatore, e data la mia esperienza al riguardo ti posso assicurare che tu mostri i segni evidenti del troll. Già il numero e la velocità dei tuoi interventi sono un primo segno, la confusione e l’inconsistenza delle argomentazioni sono un altro, generici errori di ortografia e ovviamente lo scopo ultimo palese di seminare zizzania, da cui il troll. Questo adesso si è trasformato nel tipico caso di trolls trolling trolls, you being the trolled one.

  • Ile

    Il 15 a Roma? Ma il 15 che? Ma de che parlamo?

  • Lettore

    Ile non fare la furba che anche tu ripsondi a velocira’ e fai errori orografici quindi sei una trolla . Troll significa uno – una che non crea zizzania ma devasta forum con insulti e minacce per deviare la discussione al fine di far chiudere il forum . Capirai se con i miei commenti militant chiude .Comunque non lo trovo offensivo ma semplicemente se non si vogliono commenti si chiudono oppure se si vuol sentire dire tutto quello che piace lo si dice nella netiquette ( probabile lo scritto errato) . Detto questo le similitudini sono nello stesso articolo di militant sulle Pussy Riot .Il 15 forse ho parlato di pagati al massimo di chi ha venduto le foto mi riferivo . Comunque si sono veloce scrivere perchè mi arrivano in mailing list le risposte .Esiste internet cercateli i dossier no così dividi quelli che trovi ridicoli da quelli sani no ………………..

  • Taliesin

    @Lettore Il numero e la velocità sono UNO dei fattori, così come gli errori, devi metterli insieme a tutti gli altri per fare un troll, cmq continui ad evadere le mie domande e persisti nel buttarla in caciara, se tu accusi un movimento che ho seguito fin dall’inizio ( Occupy) di essere etero-diretto e parli di dossier perché dovrei essere io a cercarli? Ma soprattutto come li cerco? Googlo dossier occupy? Aspè ke mo ce provo eh, ribadisco ma chi voi cojonà?

    @Ile Penso si stia riferendo al 15 di ottobre cmq si, cita frasi a cazzo di cane e come ho scritto mi sembra sempre più chiaro che siamo alle prese con un troll.

  • Ile

    Sì, Lettore, io penso che i compagni di militant sono grillini e sono un troll nel blog di militant… va a dormì, va… patpat sulla testa.

  • Lettore

    Quindi spiegami non sei capace digitare Occupy e Soros su google .E poi sarei io il troll vero .Ma anadte cagare va pirla che non siete altro .Te la chiudo così’ . Gia il fatto che fai comunella con ile la dice lunga milia di distanza . Comunque sta militant vedere se cancellare i miei commenti oppure no pirlotti .Se non li ritiene diffamatori li lasco dunque …………… Buona notte pirlotti .

  • Taliesin

    LOL, magari facessi comunella con Ile, sarei curioso di incontrarla di persona visto che apprezzo sempre i suoi interventi, ma no stavo semplicemente rispondendo alla sua domanda. Comunque tu hai parlato di dossier, mi sembrava quindi che avessi dei riferimenti precisi, se si riduce il tutto a googlare Occupy e Soros allora ti dico subito che quello che ho trovato è molto poco e decisamente deludente, e non ho letto da nessuna parte che il movimento Occupy è stato creato da Soros, al massimo che alcune organizzazioni finanziate da Soros si sono unite al movimento creando tra l’altro diversi dubbi e questioni all’interno del movimento, speravo in delle prove più consistenti visto la tua sicurezza nello sconfessare un intero movimento e anzi l’unico movimento dopo anni di inattività all’interno degli USA. Comunque qui è pomeriggio quindi al massimo buona sera :-)

  • Lorenzo

    @KS
    “Una volta ho sentito un noto esponente della rete Global Project dire che “i centri sociali si sarebbero presto trasformati (o avrebbero dovuto trasformarsi, non ricordo bene) in imprese culturali indipendenti”. Mi tengo sul vago e sono pronto ad essere smentito perché non ho riferimenti da fornire.”

    Nessuna smentita purtroppo… Piuttosto, trovi delle conferme nel nuovo compromesso storico rappresentato dalla ‘regolarizzazione’ di certi centri sociali: Milano e Genova le prime città interessate. Ora si definiscono CSA, senza la O. Resistono comunque altre occupazioni, ovviamente d’area extra-disobbediente.

    “Per Farina, la «soluzione tecnica» dovrebbe essere trovata «entro la fine dell’anno: contiamo per Natale di fare questo regalo a Milano».”
    Leoncavallo, si lavora a un accordo per la regolarizzazione del centro sociale
    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_settembre_13/leoncavallo-verso-regolarizzazione-1901525895701.shtml

    “I centri sociali diventano un soggetto istituzionale: nasce l’ “Associazione per la promozione degli spazi autogestiti”, presidente sarà don Andrea Gallo”
    Centri sociali, Don Gallo ‘presidente’
    http://sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1219

    “Ad annunciare la nascita di una vera e propria associazione dei centri sociali genovesi è stato oggi l’assessore al Demanio Bruno Pastorino durante il consiglio comunale a Tursi nel quale ha spiegato: “Arriviamo alla regolarizzazione grazie all’intelligenza dei quattro centri sociali genovesi che hanno bandito il rifiuto del dialogo con le istituzioni”.”
    Svolta storica a Genova: il Comune regolarizza i centri sociali occupati
    http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Svolta-storica-a-Genova-il-Comune-45504.aspx

  • exCiesse

    Non capisco come possiate negare che i centri sociali sono non in difficoltà ma in via di estinzione.

    Nei centri sociali ci si interroga su questo? Non mi pare. O meglio, lo si fa ma non con la giusta razionalità. Ho partecipato ad alcune riunioni cittadine sulla questione e non ne ricordo una veramente costruttiva. I sentimenti vanno accantonati in queste cose: non esiste che se si parla di chiudere la gente mette il muso, forse perché ci sono troppi ricordi in quel posto o per qualsiasi altro motivo.

    Il centro sociale dovrebbe essere un mezzo, non un fine.

    E’ vero poi che ci sono varie area e ulteriori sfaccettature al loro interno, ma la mia intenzione non è di prendere le difese o le accuse di qualcuno. Quello che voglio dire invece è che la tendenza è una e mi sembra che sia la stessa più o meno in tutti i centri sociali e nomi simili.

    I nomi poi…spazio sociale, laboratorio occupato, centro sociale…sti cazzi del nome.

    Ci sono stato per anni nei centro sociali e credo che la tendenza di cui parlo precedentemente sia endemica, una naturale e quasi obbligatoria evoluzione che alla lunga ti risucchia in un vortice.

    E visto che la discussione ha preso questa piega butto una bombetta, in simpatia: i centri sociali sono ghetti dove tanta gente non entrerà mai. Metto dunque in dubbio la loro reale capacità di azione sul territorio. Quantomeno finché staranno ad aspettare che il popolo passi da solo per la porta d’ingresso, senza provare a uscire fuori e a viverlo veramente il territorio, non solo per la rivendicazione (sacrosanta ma insufficiente) di turno.

  • Lorenzo

    @exCiesse

    “butto una bombetta, in simpatia: i centri sociali sono ghetti dove tanta gente non entrerà mai.”

    Questo è indiscutibilmente un problema, ma oltre all’autocritica ci sarebbe da riflettere su alcune altre dinamiche legate al territorio: poichè se fai suonare un gruppo fico richiami migliaia di persone…e così pure se distribuisci alcoolici a basso prezzo: allora poi lo vedi se il popolo non passa da solo per la porta d’ingresso! :-)

  • ca_dy

    non è certo la regolazzazione degli spazi il problema, è il cosa ci si fa dentro e fuori.

  • exCiesse

    Lorenzo è vero però così torniamo al problema precedente: aggreghi su alcool e festini invece di aggregare sulle idee, no?

  • tree

    @militant A proposito di nickname, non per fare il digossino ma per onestà intellettuale mi sembra che qui qualcuno scrive con 2 nick diversi…

  • daniele

    La metafora calcistica del conflitto a due mi pare un fantastico bipolarismo…se ce stanno le elezioni chi voti?

    Dopotuto devi scegliere, oppure tifi per il più poraccio, ovvero la sinistra istituzionale, quella che sta fori e che vorrebbe entrarci, quella che dai centri sociali e dalle università ha fatto gavetta ESCLUSIVAMENTE per arrivare in qualche posizione che per la loro visione risulta strategica (fondamentalmente soldi,finanziamenti,stipendi – che nel tutti contro tutti del sistema sociale capitalista è anche comprensibile, però non si parli di antagonismo, comunismo etc.)

    E’ ovvio che il debole, il poraccio, lo stato canaglia, un pò fa tenerezza un pò esalta, perchè inceppa il glorioso cammino degli stati imperialisti/capitalisti o delle varie juventus e real madrid…

    Dopodichè tra i due litiganti il terzo dovrebbe essere in grado di svelare la pochezza dei due contendenti.

    Non ho capito bene perchè il discorso è andato a finire sui centri sociali, generando sociologia da bar (dello sport?)

    Ancora a parlare che i centri sociali non sono più quelli di una volta…
    A domandarsi se fare concerti per aggregare può funzionare – RISPOSTA: no! O meglio dipende chi vuoi aggregare per fare cosa. Magari va bene per alzare due spicci.

    Tendezialmente non ci si aggrega neanche intorno ad una idea, a meno che non si voglia fare un movimento di opinione o un circolo culturale (che va benissimo)…

    udite udite, ci si aggrega facendo le cosiddette lotte, oppure organizzando tornei di calcetto con qualche squadra canaglia…

    Mi sembra più divertente avere una lotta da fare piuttosto che scegliere da che parte stare, soprattutto quando le parti non le ho decise io…

    Direi che sarebbe molto bello se riuscissimo a ribaltare la situazione e mettere lo stato, i partiti, i padroni e i loro servi nella condizione di dover scegliere se reprimere o no, se manganellare o no, se licenziare o no…

    Nel senso che se se damo na mossa siamo noi che agiamo e loro che devono valutare la reazione (magari mettendoli in difficoltà)…e se scelgono di stare dalla parte sbagliata (come in valle) ne pagano le conseguenze…

    io non voglio tifare voglio giocare,
    tifare rivolta (degli altri) lascia il tempo che trova.

  • Militant

    Ancora non comprendiamo i motivi per cui siamo alla seconda pagina di commenti sui centri sociali, ma in ogni caso invitiamo a rimanere più concentrati sui post che proponiamo, piuttosto che partire per la tangente sin dal primo commento e non prendere neanche in considerazione il post il questione.
    Ora, ognuno è libero di andare off topic, non c’è problema, significa che c’è esigenza di parlare di questo e non di quest’altro, però cerchiamo di dare un senso alle discussioni.

    Rispetto ai centri sociali, comunque, evitiamo almeno la “sociologia da bar sport” di cui sopra. I centri sociali sono uno strumento per lavorare nei quartieri; le serate musicali sono uno strumento di interazione; i biliardini, le riunioni, i campi da calcetto, sono tutte uno strumento di cui ti doti per interagire con la gente, in se nè giusto nè sbagliato. La giustezza o meno dipende dall’obiettivo che ti poni. A Roma, se vuoi entrare, farti capire, condividere qualcosa nei quartieri in cui fai politica, devi per forza di cose ripartire dalla Roma, dallo svago e dalla creatività, dalla mnusica, ecc..
    Poi, dipende cosa costruisci attorno a ciò che ti permette l’interazione col proletariato metropolitano. Gli obiettivi che ti poni. Questo, semmai, è il nodo della questione. Non è la tattica, insomma, che dev’essere creativa per definizione; è la strategia, il problema: cosa te ne fai della forza che accumuli socialmente attorno allo svago; se ti basta averla dalla tua parte, non avercela nemica, o trasformare parte di essa in forza anche politica, in militanza, in presa di coscienza.

  • Militant

    @ tree
    Non ci risulta…però il mondo della rete è pieno di espedienti…in ogni caso a un primo controllo nessuno scrive con due nick diversi

  • exCiesse

    sociologia da bar sport…mah

  • Ile

    Furbone, per blocco anglo-americano intendi stupidamente quello in cui stava l’urss o alle scuole medie non ve lo insegnano più?!

  • Alessandro

    Io non capisco questo cortocircuito mentale che crea questa doppia visione del mondo, della politica, della vita di certa gente.

    Allora: anzitutto il movimento di resistenza fu un movimento nato autonomamente e anti-sistema, sorto per combattere il fascismo ma non solo, controllato per più dell’80% delle sue organizzazione da forze politiche (comunisti e socialisti, e in tutti i maggiori paesi: Francia, Yogoslavia, Grecia, Italia) che lottavano anche per un cambiamento in senso socialista della società. Niente di creato artificialmente o a tavolino come certi para-movimenti che scimmiottano le resistenze al nazifascismo. Non facciamo paragoni impropri.

    Secondo poi, i partigiani scelsero, per convenienza tattica, di ricevere aiuti dal male minore (le democrazie liberali occidentali) per combattere il male maggiore. Esattamente la logica di alcuni degli interventi di Militant e di molti altri compagni che hanno espresso qui sopra: favorire il male minore (la sovranità nazionale di determinati stati), per combattere il male maggiore (l’imperialismo statunitense), per dividere il fronte nemico e avere più possibilità in un mondo multipolare piuttosto di un mondo controllato a senso unico dal capitalismo imperialista occidentale.

    Ora, però, questo ragionamento non va più bene, e come controprova si portano addirittura le scelte politiche della resistenza, che confermano peraltro evidentemente le tesi qui riportate, e cioè che di fronte all’impossibilità di battere il nemico sul suo campo, bisogna tatticamente servirsi delle contraddizioni insite nel capitalismo per indebolire il campo imperialista più forte (esattamente la logica dei partigiani: indebolire il fascismo sfruttando i conflitti interni al capitale).

    In quale punto del ragionamento si attiva tale disfunzione mentale?

  • Lettore

    Per qualcuno e qualcuna chi era che diceva balle e pirlate con vedrete .Occupy Venezia iniziativa sotto ambasciata Russa per le pussy riot http://www.youtube.com/watch?v=-JmCz5De51k&feature=share . Cosa avevo scritto dei passamontagna colorati saranno come le bandiere della pace . Il resto noia . E poi sarei io vero il troll e provocatore e questo nulla domani sara’ anche peggio e poi preparatevi per le manifestazioni colorate per i ribelli siriani . Ma non preoccupatevi sono io il troll esaltato predicatore malato di mente .

  • Taliesin

    @Lettore Scusa ma insisti col buttarla in caciara, tu inizialmente hai parlato del movimento Occupy Wallstreet ( quello primigenio insomma) come eterodiretto da Soros, ora te ne esci con Occupy Venezia che fa un sit-in sotto l’ambasciata russa, spiegami la correlazione. Tra l’altro nessuno ti ha dato del malato di mente, comunque fare la vittima è anch’esso tipico del troll, il troll che si è bruciato diciamo, ribadisco non mi sembra di essere stato in alcun modo offensivo rileggiti bene i miei commenti, ti chiedevo spiegazioni per le tue affermazioni a mio giudizio estremamente complottiste, tu non ne hai data alcuna e continui su questa strada. Io ci sto a sbugiardarti punto per punto, perché lo ripeto ho seguito e seguo Adbuster da anni e non mi va di lasciar passare insinuazioni del genere, sono persone serie e i loro articoli ( fatti, parole mica aria al vento come le tue) li ho trovati sempre molto coerenti quindi se vuoi fare il gioco del gatto col topo ci sto anche se ti stai rendendo un po’ ridicolo.

  • KS

    Però a questo punto si arriva alla questione fondamentale che divide i movimenti da quasi quindici anni.

    La logica qui è una specie di “dividi et impera” al contrario, che potremmo chiamare “dividi et resisti” (il latino non è il mio forte, come evidente). Si sceglie di sostenere il male minore di un mondo multipolare rispetto ad un imperialismo assoluto del capitalismo euroamericano. Questo ha perfettamente senso, a meno che non si consideri una cosa. Che cosa succederebbe se si scoprisse che gruppi industriali ed holding finanziarie hanno assunto abbastanza potere da liberarsi del vincolo statale e sovradeterminare direttamente la politica di diversi Paesi?

    Di base, la questione rimane quella dell’imperialismo descritto da Lenin o del superimperialismo di Kautsky, che tradotta nel dibattito odierno, si legge “imperialismo o impero”. Per molto tempo sono stato un feroce sostenitore della prima ipotesi, avendo visto nel modello dell’Impero di Negri- Hardt più un pretesto per “buttarla in caciara” da parte di una parte del movimento con l’intento di muoversi verso posizioni più riformiste in campo nazionale e meno “antiamericane” in campo internazionale.

    L’evoluzione della crisi economica però, con l’ingerenza di organismi transnazionali come l’FMI o l’Unione Europea, l’evidente ruolo di istituzioni private come gli istituti di rating, ed infine tutto quello che c’è dietro la speculazione finanziaria, a me (che di certo non sono un esperto) hanno dato l’idea dell’esistenza di un meccanismo superiore e transnazionale in grado di determinare la politica su scala globale. Ad essere onesto, ultimamente, non considero più il modello dell’Impero un’idea così peregrina.

    Di certo rimango dubbioso e profondamente ignorante e quindi mi sforzo di essere il più possibile ricettivo. Però a questo punto gli scenari si fanno due.

    Se il modello classico dell’imperialismo è ancora valido, allora l’approccio di Militant non fa alcuna piega.

    Se però, come temo, esiste un sistema complesso di potere che non si basa sugli stati nazione ma che addirittura li ingloba determinandone i destini in base alle proprie necessità, allora quello a cui stiamo assistendo è una semplice riconfigurazione di quel “mostro” che abbiamo sempre conosciuto. In pratica questa idea pone sullo stesso piano USA e Siria, Putin e Cameron, Ahmadinejad e la Merkel, Chavez e Cristina Kirchner, tanto da un punto di vista ideologico, quanto strategico, giustificando quindi la necessità di appoggiare tutti quei movimenti più o meno antagonisti un pò ovunque (incluse le pussy riot).

    Perché parlarne? Perché tanto la formazione, quanto l’assetto tattico, quanto la scelta dei giocatori della squadra di cui parliamo dipendono da questo.

    E fate attenzione ad una cosa. I famosi “disobbedienti” basano oggi la loro politica su di un’analisi condivisa, dei metodi ben rodati ed una prospettiva a lungo termine, che è la prospettiva del famoso “comune”. Possiamo contestarle, e nemmeno io indugio a farlo, però il fatto è che ci sono, esistono.

    Altre parti del movimento faticano a raccogliersi dietro un’analisi comune, non hanno accordo sui mezzi (vedi la stessa questione relativa ai “partiti”) e non riescono a trovare un orizzonte condiviso.

    Allora forse, e dico forse, molto del lavoro che c’è da fare è proprio questo, aprirsi ad un dibattito condiviso che sia produttivo e senza tabù di sorta, nel far convergere una buona parte del movimento verso un’analisi comune, ragionare su metodi e pratiche condivise e tentare, per quanto possibile, di tornare a tracciare un orizzonte verso cui muoversi.

  • decatlon

    è sempre faticoso rileggere tutto ma vedo che le discussioni e i dibattiti vanno avanti, ma non deve fermarsi ad un click altrimenti questo termine “troll” che da poco ho scoperto lo si potrebbe dare a tutti quelli che vivono e vegetano sui computer.
    perchè siamo comunque su un blog militante..figuriamoci su facebook e compagnia bella cosa succede tra condividi e mi piace, allora ecco che mi spiego come questo “troll” ha fatto fare pure i soldi a chi si è inventato le magliette con queste facce orribilanti, e la gente se le compra pure..in tempo di crisi!!..ecco il popolino chi è e cosa produce..consumismo si..ma anche ignoranza e tanta distrazione..la stessa che va avanti per moda e per maggioranza..appunto la maggioranza che forma democrazia e consenso..che va avnti per voti e leggi..le stesse che poi reprimono, decidono sulla vita di tutti..e se poi ti lamenti eccoti il carcere e il processo..avvocati che con i tuoi soldi ti difendono grazie al loro patentino..come se “da solo” uno non potrebbe..sempre per legge..come quando muori..non sei libero di andare sotto terra o dentro un mae o bruciare..a gratise..e no..anche li devi pagare.
    sui centri sociali, ho già scritto in passato la mia tesi, ricostruirli, cambiare i modi e i tempi, renderli più dormitori per i senza tetto, più mense per i poveri, più asili nido per le coppie disoccupate, più scuole per gli analfabeti e più ospedali per i malati.
    sui partigiani e seconda guerra mondiale,
    è davvero triste leggere di “male minore”, anche perhè poi il male si rincarna e si rigenera sempre, ecco che poi non puoi lamentarti se ti arrestano dop il 25 aprile o i savoia ti torturano..e tu da partigiani di devi riciclare in clandestino o brigante..perchè chi VENDE L’ANIMA AL DIAVOLO non ha alibi e nè ragioni.

    invece tornato sul titolo come militant chiede, allora dico subito che io la coppa non la voglio, come non voglio stellette o medaglie.
    non voglio scettri e poteri da poter dire..ora facciamo come dico io! io detesto il calcio proprio perchè uno sport di “competizione” dove c’è un vincitore e sconfitto..invece è proprio nel partecipare e basta che già si fa rivoluzione e “partecipazione”.
    poi usare un termine come stella rossa, dove nella realtà c’erano le famosi tigri arkan mi sembra un’altro autogol militant, di esempi ce en sarebbero da fare, se volete però seguo il gioco..se si può chiamare così.
    l’udinese è una squadra che forse si adatta a questa mentalità operaia, poi immagino una società in famiglia con presidenti-giocatori-tifosi tutto made in proprio, mi viene in mente il cagliari ma un certo cellino (leggendo) ha scelto come sponsor la tirrenia che ha creato tanti scazzi ai sardi, allora mi rimane che pensare alle squadrette di categorie inferiori, che fanno divertire dal vecchietto di paese al giovane, che non arriverà mai a certi risultati..ma che anche non si ammalerà mai per doping o schifezze simili, che non costruirà mai stadi di repressione e controllo o biglietti nominali, che si renderà capace di costruire qualcosa dal basso e magari diventare un esempio per molti..già sò dove militant vuole arrivare…immagino sank pauli di amburgo…ma l’ovvietà a volte è ancora più controproducente alla lunga, perchè poi se facilmente aggirabile e manipolabile, oltre che riconosciuto…intendo controllo e repressione…e allora come ho intreletto qui dentro…se un prete come don gallo, conosciuto e rispettato, prende in mano iniziative, non meravigliamoci se poi sempre in quel di genova qualcuno ha preso in mano pistole e altro, non meravigliamoci se i passamontagna come i caschi…passeranno di moda..

  • KS

    Piccolo è bello Decatlon, piccolo è puro e non conosce compromessi. Meglio re all’inferno che schiavo in paradiso, giusto? Il punto è che non esistono paradisi, esistono solo schiavi all’inferno. Ed esiste anche il re, che continua a comandare e che è inutile sostituire con un altro re, o almeno non è questo che vogliamo, perché vogliamo la Repubblica.

    E allora, se tanto mi da tanto, la coppa di cui stiamo parlando non è la semplice presa del potere, ma il cambiamento dei paradigmi dello stesso. La coppa di cui parliamo è la possibilità di decidere delle nostre vite, di dare una speranza agli sfruttati e riuscire ad avere una società non perfetta, perché non lo sarà mai, ma comunque in grado di crescere e migliorare di continuo. Il torneo di cui parliamo deve essere giocato, non per scelta, ma per necessità oggettiva.

    Oppure possiamo fare come dici tu. Star per cazzi nostri, non giocare, rimanere nelle serie minori e costruirci li la nostra nicchia. Se lo facessimo crederemmo che la politica altro non è che esprimere ed enunciare alti principi, rimanendo il più possibile fedeli ad essi, il più possibile puri, il più possibile puliti.

    Per fortuna in molti ancora pensano che fare politica altro non è che stare in un letamaio con la merda che ti arriva alle ginocchia, la pala in mano, a spalare otto ore al giorno. Ed in tutto questo, la sola ricompensa alla fatica ed all’insopportabile fetore è quella di sapere di aver spalato un pò di quella merda.

    Ma se vuoi, e perdona la franchezza, resta legato al tuo campetto di periferia con la legge morale in te ed il cielo stellato sopra di te.

  • Brigante

    Penso che tra i commenti quello di KS sia quello che abbia centrato meglio il problema. Aggiungo che a mio modo di vedere non è detto che la dicotomia che tu proponi (imperialismo o impero) sia necessariamente valida. L’esistenza di centri di potere transnazionali non intacca di una virgola il concetto di lotta di classe allo Stato, semmai rafforza il concetto di internazionalismo. Ho sempre vissuto il modello negriano con una certa inquietudine perché l’ho spesso considerato un modello che poneva più domande che risposte. Senz’altro inadeguate quello riguardo alla gestione della lotta. Nel tempo però mi sono reso conto che la complessità della gestione del potere non si riduce al “chi vince prende tutto” che è il presupposto al modello di Negri. Benché per molti versi il modello rappresenti una delle analisi più coraggiose venute fuori dagli anni ’50 in poi, trascura un punto importantissimo: il potere è equilibrio tra interessi diversi che possono incontrarsi-scontrarsi in infinite combinazioni durante i differenti momenti storici. Per quanto il Capitale sia oggi, senza discussione, “padrone” dell’Impero, sarebbe sbagliatissimo considerarlo un monolite. Il Capitale è piuttosto la combinazione di forze storiche che viaggiano in una certa direzione e alle quali, ogni comunista, ha il dovere di opporsi. Detto in altre parole trovo semplicistico parlare di un centro di potere, come se realmente ci fossero i 10 capitalisti con il cilindro alla Zio Paperone e il sigaro in mano a muovere le pedine sullo scacchiere. Provocatoriamente dico: magari fosse così, sarebbe più semplice eliminarli! ;-)

  • Alessandro

    @ KS
    Allora, quello che tu scrivi: “…Che cosa succederebbe se si scoprisse che gruppi industriali ed holding finanziarie hanno assunto abbastanza potere da liberarsi del vincolo statale e sovradeterminare direttamente la politica di diversi Paesi?” è esattamente il processo storico-economico che, semplificando, i movimenti antagonisti chiamano *globalizzazione*. E cioè, quel processo per cui determinate forze economiche (le multinazionali, ma non solo), si liberano del potere statale e gestiscono *direttamente* (termine da sottolineare) la gestione dei territori e della produzione. Si liberano del potere poltiico che rappresenta la (formale) mediazione fra capitale e lavoro, e si autorappresentano come amministratori del territorio e della sua popolazione.

    Se questo è vero, dov’è la contraddizione nel definire “meno peggio” la richiesta di sovranità nazionale del proprio sviluppo economico rispetto all’avanzata del captialismo transnazionale, globalizzato, liberista e senza rappresentanza politica? L’idea è proprio quella di dividere il fronte imperialista tentando di far avanzare ciò che ne rappresenta il suo nemico: e cioè la sovranità nazionale, che significa il primato della politica sulla gestione economica.

    Certo, anche la Russia, come tutti i paesi capitalisti, possiede le sue multinazionali che si pensano e tentano di attuare lo stesso dispositivo della globalizzazione, cioè liberarsi del potere politico per gestire direttamente i territori, ma è un dato di fatto che il potere politico russo, proprio perchè si definisce potere e politico, è un problema rispetto alle multinazionali, che anch’esse si vorrebbero definire tali, o accentrare in sè potere e politica.

    Per dire: negli Stati Uniti uno come Khodorkovky sarebbe già senatore in qualche stato, o candidato presidente (tipo Roomney), proprio perchè espressione dell’economia contro lo Stato. In Russia, lo Stato lo incarcera, per l’esatto motivo, perchè rappresenta il tentativo del capitale transnazionale di prendere il potere a discapito del potere statale (cioè politico).

    Tutto questo, per dire non che il potere russo è “migliore”, più giusto o più democratico. Ma sta ancora a una fase precedente del capitalismo, quella in cui il potere politico tenta di pensare lo sviluppo economico. Nel capitalismo anglosassone, e sempre più nell’Europa continentale, siamo già alla fase successiva: quella in cui il potere economico si pensa da sè, senza bisogno della politica come mediazione nella gestione del territorio.

    Ora noi, come compagni, visto che facciamo politica e non siamo miliardari, avremmo più voce in capitolo, e più possibilità di condizionare (anche in piccolo) il potere, in un mondo dove la rappresentanza politica conta qualcosa, oppure in uno dove la politica non esiste più e comandano solo le multinazionali con i loro rappresentanti negli organi tecnici ormai svuotati di ogni potere?

  • KS

    @Alessandro. Si la sensazione che il processo di “superamento dello stato” riguardi più che altro l’Occidente l’avevo anche io. Tra l’altro con modalità differenti. A quel che ho capito in America la questione è in stato talmente avanzato da arrivare a paradossi assoluti, come il fatto che la stessa difesa sia nelle mani dei privati (lo scrivono in due articoli su internazionale Chomsky e la Klein ma non riesco a ritrovarli).

    In Europa invece è ipotizzabile che quanto sta succedendo sia parte del processo di integrazione europea. Se ci fate caso prima hanno indebitato gli stati, ora li stanno facendo fallire e da qualche tempo la Merkel parla di “accelerazione del processo di integrazione europea”. È possibile che questa crisi possa essere descritta un giorno come l’atto fondativo di un superstato europeo.

    Poi, giustamente, la situazione degli stati arabi, della Russia è diversa. In questo ci metterei anche l’America latina, non soltantanto quella del nord, quella di Chavez e Morales, ma soprattutto quella in grande crescita del sud (Argentina, Brasile, Uruguay e Cile).

    Stando a quanto dici di certo è più facile lottare laddove il potere politico ancora è sovradeterminante sull’economia. Il punto però allora diventa un altro.

    Bene sostenere quei paesi che ancora si pongono a freno dell’avanzata della globalizzazione, ma in quelli che già conoscono un sistema di governance differente, come si può arrivare a forme di contrasto?

    Ecco che forse quello sforzo di confronto e di elaborazione collettiva di cui parlavo prima, dovrebbe dare una risposta proprio a questo.

  • Alessandro

    Sosotenere, ad ogni modo, non significa appoggiare determinati governi criminali quali ad esempio quello di Putin, ma capire che nello scontro fra due paradigmi (stato capitalista sovrano-stato debole in mano alle multinazionali) se vince il secondo per noi è, se non la fine,quantomeno l’ennesima sconfitta.

    Altra cosa: preferire lo stato politico allo stato liquido non significa di certo non tentare il cambiamento del sistema in questo. Anzi, significa esattamente il contrario: intensificare la lotta perchè è più probabile una vittoria, o una serie di vittorioser battaglie, la pittosto che qua. Solo che queste lotte non devono andare nella direzione dello stato liquido, liberista, “multinazionalista”. E’ per quuesto che la Pussy Riot sono oggettivamente nemiche: perchè il loro modello politico è l’occidente, l’individualismo liberale, il trionfo della globalizzazione culturale-economica, ecc…
    E’ chiaro che una protesta contro Putin in Russia è da appoggiare, ma dipende da dove proviene e dove vuole andare. La direzione delle pussy riot (o di tutta la serie di rivolte costruite in questo decennio), va nella direzione di un sistema politico peggiore di quello di Putin.
    Quanto ci vuole a capirlo?

  • Taliesin

    @ decathlon Visto che l’ho citato io il termine mi sento di doverti rispondere, troll non è che ha un’opinione diversa dalla tua, è semplicemente uno che porta avanti la contraddizione fine a se stessa finendo per buttarla in caciara utilizzando anche argomentazioni appositamente confuse e senza senso. Che poi c’abbiano fatto le magliette non mi dice nulla, è un’altra esemplificazione di come il capitalismo si appropria della creatività libera e gratuita e ci mette un prezzo sopra, ma stiamo divagando.

    @Alessandro Sullo stato politico anzichè liquido sono totalmente favorevole, meno sull’accento nazionale su cui sta puntando la discussione, altrimenti si ritorna al nazionalismo autarchico che da noi verrebbe plaudito dalla più sordida gentaglia, io personalmente non sono contro l’U.E. (ovviamente non come è adesso) e sarebbe un passo indietro chiudersi all’interno dei confini nazionali, e allora perché parliamo di internazionalismo? Che non ci sono in Europa altri movimenti che lottano in chiave anticapitalista? Lo stato europeo a mio giudizio non è peggiore di qualsiasi altro stato, il punto è che ne decide la politica, se un Consiglio di tecnocrati non eletti ( guarda caso come da noi in Italia attualmente) o i rappresentanti del popolo. Ovviamente sarebbe una federazione di stati ma è innegabile che se vogliamo mantenere una moneta unica la polita economica deve essere gestita a livello europeo. Facciamocene una ragione il cambiamento ( se lo ha detto la Merkel vuol dire che è già in cantiere) punta in questa direzione prima ci organizziamo perché non diventi quello che noi tutti temiamo ( un superstato guidato da tecnocrati) prima si potranno organizzare proteste a livello europeo e non solo italiano. Immaginiamoci a brussell ( o ognuno nel suo paese ma con azioni concertati a livello europeo) a fianco dei compagni francesi, greci, spagnoli per me è l’unico modo di ragionare, pensiamo alla TAV se i nostri contatti con i compagni francesi fossero più forti non porteremmo avanti una lotta molto più incisiva?

  • Alessandro

    Ma l’Unione Europea, in astratto, va benissimo. Il problemone della UE è che si sta togliendo sovranità, e dunque potere politico, agli stati per concederlo no a uno stato più grande, ma alle multinazionali europee che determinano, tramite il (legale) lavoro di lobbyng alla commissione europea, le decisioni politiche.
    Insomma, per fare un esempio: se in Italia chiude una fabbrica, gli operai aprono una vertenza che coinvolge anche il potere politico, che media. Se questo potere politico non decide più nulla perchè la fabbrica (leggasi, la decisione e il potere di produrre o non produrre una cosa) viene aperta o chiusa in base a una politica economica europea senza guida politica, con chi se la prendono gli operai (e, più in generale, i cittadini?).

    E’ la stessa identica cosa che hanno sperimentato le democrazie latinoamericane una volta nelle mani dell’FMI. Se il potere politico, mettiamo argentino, non ha più potere di decidere se tenere aperto o chiuso un centro di produzione, perchè la sua sorta è già stabilita dal FMI, le proteste dove si dirigono se quel potere non può più nulla? E’ per questo che va salvaguardata la capacità statale di determinare le scelte di politica economica: perchè queste sono il risultato della rappresentanza politica, e li abbiamo un potere di intervento/condizionamento. Senza Stato, niente rappresentanza = rappresentanza del più forte, cioè del potere economico liberato dai lacci dello stato sociale

  • Taliesin

    Esatto, quello che dicevo è appunto visto che la tendenza è quella di togliere poteri agli stati nazionali per darlo alle multinazionali con sede a brussel che in pratica governano tramite il consiglio europeo, qual’è la nostra risposta? Puntiamo sul governo nazionale forte e va bene ma se poi a livello di unione europea ci levano la possibilità di fare scelte in campo economico ci metteranno davanti alla scelta o dentro o fuori, io non è che ci tengo particolarmente all’unione europea, anche se devo dire che mi fa comodo di poter girare con la sola carta d’identità ma questo è secondario, dico a livello economico quali sarebbero le ricadute di un’uscita dall’euro? Io ovviamente non ho risposte, più che altro dubbi, come ne usciremo? Il timore di un superstato europeo in cui diventeremo a tutti gli effetti sudditi dei tecnocrati di Brussel à la Monti mi fa venire i brividi.

  • Alessandro

    Ecco, e cosa sono gli Stati Uniti se non una federazione di stati senza autonomia politica che hanno delegato tutto il potere politico a Washington (cioè la nostra Bruxelles) dove agiscono le lobby delle multinazionali americane che, ogni 4 anni, eleggono il loro presidente?

    La vittoria dell’imperialismo americano (cmq, ha già vinto e continua a vincere da anni, mettiamoci l’anima in pace, visto che ha già trionfato culturalmente fra i compagni), significherebbe allargare il modello U.S.A. di dominio dell’azienda transnazionale a tutto il resto del mondo che ancora non adotta quel modello

  • Taliesin

    Oddio un presidente dell’Europa no!!! Ma allora non ha senso proprio l’U.E. in sè lungi dal voler farla diventare degli Stati Uniti bis oramai ci siamo dentro quindi o ne usciamo o la miglioriamo, non è che possiamo ignorarla come se non ci toccasse, perché col disinteresse ci imporranno sicuramente ‘sta cosa degli stati federali d’europa. Io comunque giusto per fugare ogni dubbio ero alla manifestazione contro la costituzione europea a Roma, che sennò pare che sono europeista convinto e invece mi sto solo interrogando sulle possibile vie d’uscita, qual’è il male minore in questo caso?

  • ca_dy

    l’internazionalismo è pace tra nazioni e patrie libere. diceva propio mao che l’internazionalismo senza patriottismo è una scatola vuota.

    e non possiamo fare i sognatori adesso in questa fase, l’obiettivo specifico è riconquistare la sovranità popolare all’interno di schemi geopolitici e geoeconomici nazionali ed inter-nazionali. la fase è simile per noiper certi aspetti a quella anti-colonialista cinese africana e latino-americana del novecento.
    questo è un fronte concreto di lotta, non certo la lotta contro lo stato (come concetto), l’illiberalità dei costumi e il patriarcato globale.

  • Taliesin

    Guarda non puoi che trovarmi d’accordo, volevo appunto capire entro quali limiti si portava avanti il discorso della lotta, sono consapevole che a volersi spingere troppo oltre si finisce per perdere il contatto con la realtà, io sono per il pragmatismo, assolutamente, mi piace il paragone con il nazionalismo post-coloniale è vero infatti che siamo stati culturalmente colonizzati, l’omologazione della società dei consumi è ha tutti gli effetti un’impresa coloniale, in questa chiave rileggo positivamente il discorso stato-nazione, non possiamo far altro che puntare al rafforzamento dei singoli stati che ricollegandosi all’ultimo articolo sono più gestibili rispetto ad un superstato europeo. Chi l’avrebbe detto però!!!

  • decatlon

    e già..chi l’avrebbe detto però..che stato-nazione lo insegnavano nei campi hobbits..chi l’avrebbe detto che una volta sbarcati gli americani avrebbero barattato figa con l’aspirina e avrebbero importato padrini e doncorleonesi ed esportato la tv con dentro i tanti mike bongiorno e i primi innocenti morti alla tortora..chi l’avrebbe detto che una cartomante azzeccò il luogo di brigatisti veri e finti e (a questo punto) innocente moro ma il regime andreottiano fece orecchie da mercante..chi l’avrebbe detto che ora in afghanistan si stanno organizzando i primi reality show…chi l’avrebbe detto che a 400 metri sotto terra un operaio si tagliasse un polso in “mondo visione” per salvare un posto di lavoro che gli ha sterminato il bestiame e ha fatto nascere bambini con malformazioni e tumori e leucemie ai più grandi…

  • Brigante

    @KS @Alessandro
    “È possibile che questa crisi possa essere descritta un giorno come l’atto fondativo di un superstato europeo”
    Più che di un superstato io parlerei di una nuova gestione del potere decisionale. Questo perchè le istituzioni che stanno emergendo come portatrici del dominio di classe in Europa, non somigliano per niente allo Stato moderno nel senso storico del termine. Il punto fondamentale è proprio questo e mi sembra che dai commenti per fortuna stia emergendo: come si può sviluppare la lotta contro quello che Alessandro, giustamente, chiama Stato liquido? Benché in linea di principio il ragionamento non faccia una piega, non credo che, come dice Alessandro, sia possibile una lotta in difesa del potere decisionale dello Stato per un semplice motivo: il meccanismo di defraudazione del potere decisionale è avallato dall’INTERNO e non dall’esterno degli Stati stessi. Provo a spiegarmi meglio: lo Stato stesso, in quanto espressione delle dinamiche capitaliste, ha costruito (o sta costruendo a seconda delle nazioni e cui ci riferiamo) le basi per il passaggio a forme di potere che valichino i suoi stessi confini. Si tratta del medesimo percorso storico (quello dello Stato e de potere trans-nazionale) davanti al quale l’anticapitalismo non ha saputo trovare risposte adeguate. Questa frase l’avremmo sentita 1000 volte e risulta anche retorica ma finché non avremo sciolto questo nodo, difficilmente troveremo il bandolo della matassa.

  • Taliesin

    @deca Già brutta storia, speravo che nel 2012 si fosse superato il momento degli stati nazionali, e sta avvenendo infatti ma nel peggiore dei modi

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