Il travagliato e impetuoso dibattito seguito al post sulle Pussy Riot è esattamente ciò che avevamo in mente scrivendo l’articolo stesso. Era facile prevederlo, eppure ci ha stupiti la quantità e, in qualche caso, la qualità dei commenti stessi. Non sono mancati gli insulti gratuiti e quelli scritti senza neanche aver letto l’articolo, ma questo fa parte del gioco, dove la voglia di commentare immediatamente senza leggere e capire ciò che si commenta prevale su ogni altro discorso.
Francamente, l’obiettivo è centrato e ne siamo contenti. Quello cioè di suscitare un dibattito vero, con accuse e difese, insulti e riflessioni, su un tema che da anni cova in senso ai movimenti europei, e cioè quello del femminismo e della lotta di classe declinata sessualmente da una parte, e dall’altra l’antimperialismo, categoria sempre meno usata dai compagni per leggere le vicende di politica internazionale. Sono due vicende che non vengono mai dibattute, crediamo più per paura che per mancanza di coscienza. Da una parte, la paura del politicamente corretto, per cui se una donna o un gruppo di donne mette in piedi una protesta politica questa deve per forza essere appoggiata, unicamente perché a promuoverla sono delle donne. Difficile fare un dibattito vero (e non stereotipato) su queste cose e, a quanto ne sappiamo, questo è l’unico luogo (non ambiguo) dove ciò sia avvenuto. E poteva avvenire solo qua, perché tutti sanno perfettamente la collocazione politica e l’impegno quotidiano del collettivo nei movimenti antagonisti. E infatti, abbiamo letto e apprezzato, anche gli insulti, e nessun commento è stato censurato. Dunque, avendo la coscienza a posto, possiamo anche spingerci oltre i normali confini del politicamente corretto dei movimenti. Questa è la seconda ragione per cui un dibattito del genere difficilmente può avvenire in altri luoghi, e cioè perché qualsiasi cosa accada nessuno può, razionalmente, tacciare il collettivo di ambiguità. Qualcuno l’ha pure fatto in qualche commento, ma evidentemente non sa di cosa parlava, oppure non ci conosce. Ma veniamo a noi e alle perplessità suscitate dall’articolo.
Più di qualcuno ci ha accusato di difendere Putin, eppure il pezzo era in questo chiaro sin da subito. Putin è l’altra faccia dell’imperialismo, nessuna collusione, anche solo ideale, ci può essere con chi ha contribuito a distruggere non solo il socialismo, ma ogni ipotesi di cambiamento di segno progressista in Russia. Detto questo, bisogna anche essere attenti a non confondersi con le condanne che vengono espresse dall’imperialismo americano e dai suoi megafoni, e cioè i media occidentali. Questi, infatti, accusano Putin per la scarsa attenzione che mostra per i diritti umani e le normali procedure democratiche. A noi questa cosa ci interessa relativamente, perché sono le stesse modalità che avvengono in occidente senza che nessuno si scandalizzi (non abbiamo mai sentito i compagni lamentarsi o insospettirsi per il processo elettorale italiano, se è pulito o meno, eppure se questo avviene in Russia tutti diamo per scontato che sia pilotato). Le condanne occidentali nascondono l’obiettivo politico di ridimensionare il ruolo internazionale della Russia, oggettivamente nemica degli interessi occidentali (non per questo buona o progressista, sia chiaro). Questo è fin troppo palese, ma la scomparsa della categoria dell’antimperialismo, e dell’internazionalismo, impedisce a tanti compagni di analizzare la politica internazionale.
Quello che invece qui ci premeva sottolineare, era la strana complicità fra una condanna tutto sommato normale (intendiamoci, non auspicata o giusta, ma normale nel senso che sarebbe accaduto così ovunque) e la sproporzionata campagna mediatica costruita attorno ad essa. Fossero state condannate a morte o a trent’anni di galera, avremmo capito. Ma due anni di lavori forzati, come qualcuno li chiama utilizzando le stesse terminologie del mainstream senza rendersene conto (mentre in realtà sono lavori pubblici obbligatori, sempre meglio che scontare la pena recluso in un carcere tutto il giorno, vero?), dicevamo, due anni di lavori obbligatori non ci sembrano la giusta motivazione per montare tale campagna.
Eppure a nessuno è sorto tale dubbio, e qui veniamo al secondo punto, e cioè l’elevazione della battaglia per i diritti umani a bene assoluto, che produce quello che in qualche ottimo commento veniva definito riflesso pavloviano, per cui a qualsiasi strillo mediatico in difesa di presunti diritti umani violati bisogna correre alla mobilitazione. Ora, noi non siamo contro i diritti umani, nel senso che non sacrifichiamo, in nome della lotta di classe, i diritti umani di chi viene a trovarsi in mezzo a essa. Ma se a illuminare le coscienze sono i media occidentali, le istituzioni politiche ed economiche europee e statunitensi, le ONG più ambigue che mai, gli oligarchi russi, allora qualche sospetto ci viene. E cerchiamo di leggere le vicende nell’ambito più generale degli interessi economici e politici in campo. La scomparsa del concetto di lotta di classe è stato sostituito, nell’ambito della sinistra liberale, da quello di lotta per i diritti umani. La sinistra antagonista, trovatasi improvvisamente e colpevolmente sprovvista di una qualsiasi forma di analisi della società, ha sussunto tale concetto elevandolo a obiettivo principale del proprio essere politico. Non riuscendo a cogliere il pericolosissimo sovrapporsi di concetti che vengono promossi anche dall’occidente liberale.
Tutti siamo per i diritti umani: padroni e lavoratori, ricchi e poveri, conservatori e progressisti e così via. Tale concetto è stato il grimaldello ideologico che ha promosso e attuato tutte le guerre umanitarie degli ultimi venti anni. Guerre che tante volte sono state anticipate da oscure operazioni politico ideologiche create ad arte da determinate strutture occidentali. Otpor è solo uno degli esempi principali. Nel 1999, sempre in nome dei presunti diritti umani violati, più di qualche compagno incontrò l’associazione di Soros condividendone gli obiettivi politici. Non ci sembra sia mai giunta autocritica, parola ormai sconosciuta dal lessico antagonista.
Quanto all’antimperialismo, è la diretta conseguenza della scomparsa del concetto di lotta di classe nei movimenti. L’antimperialismo infatti altro non è che lotta di classe declinata a livello internazionale, la lotta di classe fra paesi. E’ ovvio dire che Russia, Cina e Stati Uniti condividono il medesimo sistema di produzione e di asservimento che combattiamo. Meno ovvio è dire che, fra questi, si sta giocando una lotta di classe evidente fra un polo imperialista occidentale e uno orientale, in cui però quello orientale ha l’oggettiva funzione di proteggere (per suoi scopi) determinati paesi che sono sabbia negli ingranaggi dello sviluppo capitalistico. Non è un caso che un commento tirava in ballo anche Chávez quale lacchè di Putin. Venuto meno il concetto di antimperialismo, tutto rientra nello stesso calderone. A meno che uno stato non instauri qui e subito il comunismo realizzato, questi è da attaccare perché al suo interno persistono ancora modalità di sviluppo capitalistiche. La miopia politica elevata a rango di scienza, insomma.
Qualcuno si è anche inalberato rispetto alla traduzione, letterale, di Pussy Riot in Fighe Riottose. Come se lo stesso concetto, riferito in italiano piuttosto che in inglese, cambiasse di segno e diventasse, in tal modo, maschilista. Altro riflesso pavloviano (mirabile sintesi) di come è ormai impossibile dibattere razionalmente di femminismi senza incorrere nella scomunica di femministe più femministe di te. Il problema è che noi non siamo femministi. Essendo antisessisti, non facciamo politica in base al sesso di una persona. La liberazione della donna, soggetto ultra sfruttato nella dinamica di produzione capitalista, può avvenire solo con il cambiamento del modo di produzione, non nello stesso ambito di produzione, sperando in qualche concessione del capitalismo che liberi da se la condizione femminile. Questo è bene precisarlo. Non ci sono le *donne sfruttate* ma, nell’ambito della condizione femminile, ci sono le donne povere che sono sfruttate e le donne ricche che sfruttano. A meno di non voler equiparare la condizione della Marcegaglia, per dire, con quella della casalinga-lavoratrice doppiamente sfruttata dal sistema di produzione. Che poi sia necessaria una battaglia culturale che spezzi il maschilismo strisciante anche fra i compagni, è un fatto su cui siamo completamente d’accordo, ma questo non nega il ragionamento precedente: non c’è liberazione sessuale senza liberazione di classe, e soprattutto la liberazione sessuale è conseguenza della liberazione di classe, e non viceversa.
La violenza di certi commenti, infine, la dice lunga sulla disponibilità al dialogo di certe persone. Noi poniamo un dubbio: guardate, stiamo dalla stessa parte di Repubblica e Corriere, Unione Europea e Amnesty International, Obama e Merkel, Monti e Khodorkovsky; non sentite anche voi odore di bruciato, qualcosa che puzza e che però non riusciamo a definire? Non è strano che gruppi creati da dissidenti russi, come Voina da cui sono emerse le Pussy Riot, appoggino così convintamente una battaglia che appoggiamo anche noi? Il dubbio può essere espresso o bisogna relegarlo nel non-detto che caratterizza il dibattito di movimento?















@Carloncino
Ti risponderà senz’altro meglio Militant, ma per agevolar loro la risposta ti domanderei:
1) come possa un tentativo di approfondimento (per quanto discutibile nella forma) risultare un’autocelebrazione, specie quando si accusano per l’appunto le PR dello stesso errore (l’autoreferenzialità);
2) non è vero, a tuo parere, che esistano i cosiddetti “soliti noti” sempre pronti ad indignarsi a comando? Gli indignados a chiamata, quelli che piangono unicamente – chessò – per la pena di morte in Iran e contro al terrorismo-non-di-Stato?
Non sono complottista e credo neanche Militant lo siano. Qui si è cercato forse solo di evidenziare contraddizioni e ipocrisie che i media dovrebbero addirittura evidenziare in maniera grottesca con il loro sistematico e puntuale gridare al lupo per poi accusare i compagni di non essere agnellini…mentre i più son pronti ad abboccare acriticamente all’amo. La tua ironia mi sembra dunque fuori luogo, se intendi che qualcuno si voglia mettere su un piedistallo fatto di presunta coerenza; secondo me si tratta solo di voler capire, sviscerare, e se possibile pretendere di più rispetto a quanto il movimento dimostri al momento di saper fare – sempre più frantumati e disgregati, ci si riduce facilmente ad azioni quasi suicide, se non si hanno la forza e l’unità tipiche ad esempio dei NoTav, che tante costruzioni mediatiche han saputo abilmente affrontare e dignitosamente contrastare.
Personalmente vorrei solo sapere quanto siano genuine certe manifestazioni di protesta, piuttosto che verificare se sian considerabili di classe o meno, messe in atto da compagni o no; insomma, se di pagliacciata vera si tratti, o se ci sia qualcuno – anche soltanto un artista radicale in buona fede – da salvare.
dico solo che quando si prova a fare una riflessione sul genere bisognerebbe essere un po’ più umili se non si sa bene di che cosa si sta parlando…
bravi, censurate gli interventi che vanno nel merito dell’analisi…
viva la “lotta di classe tra paesi”!
marx si rivolta nella tomba.
@materassa
Tu stai parlando con me, su QUEL video, non del più e del meno. Ora, a me non sembra che IO abbia parlato di donne o di femministe, riducendo a uno il loro punto di vista. Se non stavi più parlando con me, e quindi ho frainteso, ti prego di scusarmi.
@adrianaaaa
Non mi infastidisce nulla. Non capisco, solo, perchè quelle righe dovrebbero interessare la discussione.
no effettivamente non stavo parlando del video perchè mi sembrano un po’ sempliciotte le argomentazioni che hai apportato….non voglio offenderti perchè non penso che tua sia una sempliciotta (lasciami il termine) ma mi sembra un po’ aggrapparsi agli specchi,,,
se le domande si chiedano prima o no o se una tizia si dice contenta di appartenere ad un gruppo non sono elementi che mi fanno definire un video “agghiacciante”….
trovo agghiacciate invece una certa supponenza analitica, la trovo arrogante.
ho detto che si parla al posto delle donne e delle compagne perchè se l’obiettivo era quello di aprire un dibattito “non retorico” sul femminismo, avete toppato. all’inizio del post si fa riferimento all’apertura di un dibattito sul femminismo ecc ecc, ma alla fine dello stesso mi ritrovo una filippica sulla lotta di classe e sulle priorità che è veramente inefficace se l’obiettivo degli articoli è l’avvio un dibattito pubblico…mi fa un po’ pensare quest’atteggiamento e quale sia il vero obiettivo di questi post
io qialcosa di interessante e condivisibile delle pussy riot l’ho finalmente trovato, hanno i miei stessi gusti musicali (alle compagne di roma non piace molto sta musica) cito: “nos inspiramos en grupos Oi!, en el punk clásico de principios de los 80; The Angelic Upstarts, Cockney Rejects, Sham 69″
da un interressante intervista :
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=154717&titular=charlamos-con-las-%22pussy-riot%22-
mo me stanno un po piu simpatiche, jejeje
se rifiutassero la solidarieta di usa e ue, magari potrommo incominciare a prenderle sul serio… se buttano merda solo su gheddafi la corea e putin e neanche una, dico cosi per caso , una critichina al capitalismo , o agli americani, alla guerra permanente da loro imposta nel mondo, almeno a mezza di queste cose…
pure i 4Skins!
Con le dovute precisazioni, a certe femministe romane quella musica piace e anche parecchio, ce se prende addirittura spunto: http://cdn.c.photoshelter.com/img-get/I0000XABwEpYgSYk/s/750/750/donne-8marzo5.jpg…
Anche se ci fa un po’ incazzare quando ai concerti ci si trova circondate da sessismo e omofobia…
vive le detournement!
Ancora FaS e io lo sottoscrivo.
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/08/22/i-milit0nti-che-nelle-lotte-di-femmina-non-ci-sono-mai/
Prima delle Pussy Riot, furono i Cock In the Ass, cambia il genere, ma la solfa rimane la stessa!
http://www.flickr.com/photos/32214567@N06/sets/72157619096427708/
Fra le varie prodezze di Voina vorrei ricordare il lancio di gatti vivi verso i lavoratori di un McDonald’s
Aggiorniamo la vicenda, cercando di trascurare le cazzate sulle quali vivacchiano i media (chessò, Gene Simmons dei Kiss il quale avrebbe commentato che “sono delle ragazze molto carine”, pensa un po’ che news).
Anche se la loro volontà dichiarata era innanzitutto politica, l’effetto-Pussy Riot è ad esempio, in Russia, la nascita dei “vigilantes della fede” contro il “terrorismo spirituale”…
http://www.agi.it/estero/notizie/201208221314-est-rt10096-russia_dopo_pussy_riot_pattuglie_ortodosse_in_difesa_della_fede
Se a Militant la condanna pare persino leggera, io preferisco la definizione data da altri di “inquisizione medioevale”, visto che quello sembra il periodo che culturalmente si vive. Ma al di là della sensazione di continuare a vivere in un film grottesco e terrificante, il punto è: in una società del genere ha senso una protesta genuina, seppur imbarazzante, sguaiata, imprecisa, inadeguata e/o maldestra, contro potere & chiesa? Per me sì. Anzi, ne avremmo bisogno pure qui, col nostro bel Vaticano, per non parlar del recentissimo ‘scandalo’ (si fa per dire) del cosiddetto “sistema Ilva: tangenti mascherate da donazioni all’arcivescovo di Taranto”.
http://it.ibtimes.com/articles/34865/20120821/sistema-ilva-tangenti-mascherate-da-donazioni-all-arcivescovo-di-taranto.htm
Politica, chiesa, potere, capitalismo, sfruttamento, inquinamento e stragi: a mio modesto avviso tutto si collega, e se i media lo provano a scollegare noi s’ha da ricollegarli tutti questi aspetti, per non permettere comode strumentalizzazioni.
Il processo a loro carico è stato in grado di dividere il paese (perciò di scatenare un dibattito su determinati temi, certo non sulla lotta di classe) come qui da noi ha potuto solo il G8 del 2001, evento che pure fu gestito in maniera confusionaria dai movimenti: fra Rete Lilliput, Tute bianche e black bloc, non mi venite a dire che lì furono resi chiaramente certi punti…semmai furono chiare la dignitosa spontaneità della rivolta e la volontà repressiva dello Stato.
Passiamo dunque alla repressione. Dicono che “è caccia alle altre Pussy Riot”, che “Putin non è ancora soddisfatto e vuole fare piazza pulita del gruppo”. “Secondo quanto confermato a Reuters dalle autorità, la polizia moscovita si è di nuovo lanciata sulle tracce delle appartenenti al collettivo femminile, armate di un’imputazione diversa e separata da quella che ha visto la condanna di tre delle sue componenti a due anni di lavori forzati.”
http://www.giornalettismo.com/archives/458857/russia-e-caccia-alle-altre-pussy-riot/
In più, parrebbe “a rischio la custodia dei figli”.
http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pussy_riot_figli_madonna_assange/notizie/214830.shtml
Possiamo negare che si tratti di repressione, che siano possibili retate? Possiamo pensare che sia tutta una costruzione mediatica nella quale il povero Putin è cascato suo malgrado? Mi pare difficile. Si registrano arresti anche fuori dalla Russia.
D’altra parte, pur “con tre dei suoi esponenti agli arresti, il collettivo non tace. Non avendo un leader, e potendo chiunque partecipare, la ricerca delle altre Pussy Riot è un affare complicato. E mentre la polizia continua le ricerche – “stiamo effettuando le necessarie operazioni” dice un portavoce del comando di Mosca – arriva una nuova canzone dalle Pussy (…)”
http://www.giornalettismo.com/archives/460469/la-lettera-delle-pussy-riot-dal-carcere/
Se dunque da un lato questa continua ad apparire una mezza operazione di marketing (la terza grande truffa del rock ‘n’ roll, dopo Sex Pistols e Sigue Sigue Sputnik?), dall’altro ci sono una sincera diffusione ed una libera partecipazione che san quasi di pink bloc.
E’ stata fatta confusione anche sul fatto del marchio registrato. L’errore forse consiste nel dimenticare (o nel non voler capire) che non si tratta di un movimento politico, bensì più probabilmente di arte radicale anarco-situazionista (piacciano o no concetto e definizione), come del resto si legge su questo stesso sito. Le ragazze pubblicano dischi: è così strano pensare all’uso del copyright?
Dice dunque il loro legale che “il nome “Pussy Riot” è stato registrato per evitare che estranei possano approfittare od infangare l’immagine della band (…)
Il copyright consentirebbe alla band maggiore autorità riguardo all’utilizzo del proprio nome e sul modo in cui il proprio materiale artistico viene usato (…)
La band non chiederà soldi a nessuno che semplicemente decida di pubblicare il suo materiale da qualche parte, ma “considererà il da farsi” se ne dovesse trarre profitto”
http://www.themoscowtimes.com/news/article/pussy-riot-to-be-brand-name/466949.html
Non mi è chiaro dunque se l’intento dell’approfondimento sia quello di scoprire se queste ragazze siano ‘sangue nostro’ per poterne approvare l’operato, o se ci basterebbe scoprirne la genuina volontà. Peraltro, sangue vostro non lo son neppure io in quanto non comunista, e già su queste pagine s’è discusso a causa del sottoscritto (!) riguardo ai pesanti scazzi fra rossi e anarchici greci.
Politicamente, mi pare d’aver capito che a molte compagne Pussy Riot piace, se non come idea, quantomeno come momento di solidarietà, che si scontra col nostro dubbio un poco più oltranzista, generato perloppiù dalla consapevolezza dell’inefficacia ed erroneità del nostrano antiberlusconismo. Del come attaccare Berlusconi e l’amicone Putin possiamo discutere, ma sempre d’attaccarli per me si tratta, dannazione – non certo per mettere al posto loro un Vendola, questo è evidente .
Musicalmente, abbiamo la libertà democratica di preferire alle PR la sexy-band russa Cerebro, che senz’altro non ha bisogno di Putin per spopolare con il video hot “Mama Lover”. E vai! Tant’è, preferisco il punk.
Il bello è che, dopo centinaia di interventi, la domanda che ci vogliamo in fondo porre è infine semplicemente, parafrasando Edoardo Sanguineti: ma insomma, erano delle ragazze che volevano la Coca-Cola?
Oh raga, by the way persino quelli del Guardian fanno un minimo di autocritica:
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/aug/21/human-rights-critics-russia-ecuador
Dal Guardian
“…La difesa delle tre ragazze, particolarmente ben fornita in fatto di mezzi, ha chiamato a deporre 13 testimoni. Fra di essi anche Alexey Navalny, uno dei dirigenti dell’opposizione neo-liberale a Putin. Navalny è noto non solo per aver lavorato per conto degli oligarchi russi che volevano mettere le mani su aziende nazionali come Gazprom, Vtb Bank, Transneft, ecc. ma anche in quanto vicepresidente del partito di destra “Jabloko” e fondatore del movimento “Alternativa Democratica” (DA) che è finanziato dal “National Endowment for Democracy” (NED) come si può leggere qui…”
“…La NED, fondata dal Partito Democratico e dal Partito Repubblicano degli USA, si occupa di “promuovere la democrazia” attraverso un finanziamento approvato dal Congresso americano nel capitolo sull’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale” del budget del Dipartimento di Stato del governo prima di Bush e oggi di Obama. Secondo il giornalista statunitense William Blum tale organizzazione sarebbe stata creata appositamente per “sostituire” la CIA, ipotesi che ha trovato conferma anche da uno dei fondatore della NED, Allen Weinstein. Vale la pena aggiungere, per tornare in Russia, che nel movimento “Alternativa Democratica” che sta garantendo appoggio alle “Pussy Riot” gioca un ruolo di primo piano Marija Gajdar, figlia dell’ex primo ministro Egor Gajdar, l’esecutore delle radicali riforme economiche di stampo neo-liberista che Boris Eltsin preparò per la Russia post-sovietica…”
Più di qualcosa inizia ad uscire…
Comunque io faccio presente questo – Marina Cugnaschi, Compagna colpita dalla
> repressione,
> condannata a 11 anni & 9 mesi per gli scontri del G8 di
> Genova 2001. Concludo con libere le Pussy Riot – Libere Tutte .
@alessandro
Ma quale articolo del guardian contiene quelle informazioni?
@Ile, secondo google sta qui:
http://www.sinistra.ch/?p=1991
Quindi non è il guardian che lo scrive…
L’articolo del Guardian riprende le informazione che ho trascritto in italiano
Ma quale articolo del Guardian? Non lo trovo.
Ho linkato questa pagina in “Le Pussy riot e il futurismo fascista”, leggi l’articolo: http://federicoberti.wordpress.com/2012/08/22/le-pussy-riot-e-il-futurismo-fascista/
Putin adesso ha davvero superato il limite:quest’anno è stata proibita una gara importante, che si ripeteva da 10 anni.E’ arrivato il momento di mobilitarci, impedire ulteriori limitazioni alla libertà di espressione,ormai è evidente che in Russia agisce una dittatura,pronta ad impedire avvenimenti così importanti.Poi, appena possibile, se troviamo un momento libero,per capire come affrontare il prossimo settembre in cui circa 140 vertenze di aziende in crisi dovranno essere affrontate, per tutelare circa 700.000 lavoratori e famiglie.Saluti comunisti..http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2012/08/22/Russia-sfida-Sex-Doll-ma-quest-anno-_7365609.html
@rebeldia
Ovviamente sono d’accordo con te e con la tua provocazione, ma come la mettiamo col fatto altrettanto pragmatico che “In casa la maggior parte dei russi non si lasciano ammaliare dalle tre belle e dannate e, anzi, chiedono per loro una punizione esemplare” (da Panorama)?
Vogliamo prenderne coscienza, o ghignarci su?
No perchè se ne prendiamo coscienza forse potremmo pure capire meglio cosa significa e perchè trova gioco facile – con dissidenti e artiste punk così come con studenti ed operai – la repressione.
Capisco che da un punto di vista comunista non vada ormai più bene alcuna forma di protesta, se essa non esprime conflitto di classe (mi son sentito dire questa cosa anche riguardo al movimento NoTav, in quanto interclassista: ma allora statevene alla finestra zitti e muti ad aspettar che giunga la rivoluzione, perdiana, mentre compagni su compagni – ‘avanguardisti’, ingenui o cos’altro? – vengon denunciati od arrestati), ma capisco pure che il problema dell’immagine, della forma, della spettacolarizzazione delle lotte sia da sempre uno dei problemi da risolvere per il movimento: se vuoi comunicare, come lo puoi fare? Diventi subito schiavo delle regole nefaste dei media. E’ lo stanco problema della violenza: se ce n’è se ne parla, altrimenti otterrai appena due righe e le tue ragioni resteranno sconosciute. Con la nudità funziona uguale, mica lo scopriamo ora: come il da me assai poco apprezzato Jacopo Fo ricorda, al G8 di Genova “in molti proponemmo di rinunciare a marciare verso la Zona Rossa e sfilare invece in corteo nudi, per mostrare chiaramente che non volevamo lo scontro”…
Mi vien da ridere, chiaramente; ma è la testa sua, mica la mia. Se i pacifisti della rete Lilliput per manifestare contro il capitalismo avrebbero scelto l’esposizione nuda dei propri corpi, nei piani delle stesse Tute bianche l’assalto alla ‘zona rossa’ avrebbe dovuto essere nient’altro che “una sceneggiata”, come scrisse Il Fatto Quotidiano.
Ora, qui abbiamo nudità (Femen) e sceneggiata (PR), ed in più la giustificazione del femminismo. Son passati più di 10 anni e poco o niente è cambiato nell’ambito della nostra sudditanza psicologica dai media, nonostante il ruolo importante che la controinformazione ha avuto.
Tant’è, l’articolo di approfondimento di Panorama, senza ovviamente possedere caratteristiche di militanza, riesce benissimo a spiegare assieme la forza e la pochezza della protesta. Se ci riescono loro…figuriamoci a quale livello di “evoluzione dell’autonomia” dovremmo stare noi!
Sulla attendibilita dell articolo non mi esprimo, pero l autore fa nomi ed elenca connessioni che andrebbero verificate. Sero che il link non sia gia stato pubblicato, ma 223 commenti sono troppi da controllare.
http://www.sinistra.ch/?p=1991
@Valerio
A te sembra normale che in un sito che si chiama “sinistra” (??), venga ripresa una frase come questa: “Se degli skinhead avessero fatto qualcosa di simile in una sinagoga in occidente, sicuramente avrebbero già da tempo pagato multe salate e cominciato un lungo periodo di carcerazione per “insulti in pubblico sulla base dell’origine, appartenenza religiosa, razza o origine etnica”… e ci fornisce pure delle prove, eh!
Tra l’altro questo Tony Cartalucci – come del resto si evince anche dall’affermazione di cui sopra – è una persona di estrema destra, che vive in Thailandia, dove sostiene le camicie gialle. E non a caso viene ripreso da Aurora, che è un sito rossobruno, legato alla rivista Eurasia.
Forse bisognerebbe fare un po’ di attenzione, tra compagni (ammesso che di compagni si parli), quando si riprendono i link, no?
Poi cita le opinioni di illustri scoosciuti (chi è sto alberto parise? che conoscenza speciale del caso pussy riot ha per parlarne? Tra l’altro è un vero coglione, chiunque lui sia, perchè le pussy riot, e voina, non hanno fatto alcun film porno in un museo… la mistificazione – per quanto di un’azione insensata e, a mio avviso, deleteria – è sempre da condannare). Il vero problema è che i compagni non si possono permettere di fare un calderone che sminuisce quello di giusto dicono: bisogna vagliare attentamente quello che si riporta, non accettare tutto solo perchè ci dà ragione. Altrimenti nessuno farà più a caso al fatto che è giusto il nocciolo di quello che diciamo.
Altrimenti Ile succede che se scrivi di Marina 11 anni e 9 mesi per i fatti del g8 2001 .Nessuno ti considera anzi si continua a colpi di link per sbugiardare le pussy riot con siti rossibruni ( non volevo dirlo lo hai fatto tu Ile) . Sopra un post dello sgombero di LA Baracca solo un commento del PRC qui 200 e passa . I più per linkare fesserie che arrivano dai siti rossibruni postati da rossibruni tra altro .Ma altra parte ILE le teorie di militant sulle PR sono condivise da quegli ambienti quindi mi sembra logico che i rossobruni e complottisti si buttano a pesce su questo post per creare divisioni e flame e linkare le loro merdate .Quindi………..
avevo scritto tanto
ma militant richiede un indirizzo email valido
e si è cancellato tutto.
pazienza, sarà il destino che certe cose è melgio nons civerle più su internet
ho letto tutto dopo 2 ore
qualcosa di interessante è uscito a riguardo
ma il quadro è molto più grosso e complesso di quello che sembra
ognuno combatte il mostro con i propri mezzi
fino a quando ci si accorge che esiste un BENE
che da sempre contrasta il MALE
e allora la missione non è più cieca e pericolosa
perchè esiste qualcosa di grande e forte
qualcunA ha accennato a rivoluzioni, ad una russia attuale simile alla germania hitleriana
c’è chi è pronto e chi invece si è perso nei film, si è bruciato con l’elettromagnetismo di computer, televisioni e cibi ogm, nella guerra virtuale e “fredda”
buona battaglia a tutti
ma seguite sempre il caldo, la passione, l’istinto..
http://it.wikipedia.org/wiki/K-141_Kursk
@Lorenzo:non era solo una provocazione la mia, ma la constatazione che forse si è perso il contatto della realtà, e che troppi ormai rispondono , solo se sollecitati a comando dai media.Chiuso, almeno per me il discorso pussy riot, a cui davvero abbiamo dedicato troppo tempo,visto che molti di quegli artisti che sostengono questo tipo di lotta, poi dimenticano che nel loro paese di origine, ossia gli Stati Uniti,le forze dell’ordine ti massacrano a revolverate solo se non capisci un ordine, oppure sorpassi violando un limite.Ma questa è la solita contraddizione di un paese, che nel 2012 riscopre il problema della sifilide, grazie alla sua fiorente industria del porno, o che incrementa l’arruolamento di nazisti tra le sue truppe,come non ricordare le foto di soldati con bandiere e svastiche,con il debito pubblico più alto al mondo,che nessuno osa contestare,altro che la povera Grecia ,con un candidato alla presidenza che approva lo stupro( a proposito tutte le femministe rivoluzionarie hanno perso la notizia, impegnate a difendere un prodotto di marketing), che fino a pochi anni fa considerava , in qualche suo stato,l’omosessualità un reato, e che dall’altra si erige a modello sociale da esportare , forte della sua supremazia militare e tecnologica.A questo punto, come ho scritto infinite volte, dobbiamo decidere noi a sinistra CHE FARE, ossia se tifare di volta in volta rivolte taroccate ed improbabili rivoluzioni ben remunerate dalla CIA, niente di nuovo sotto il sole, una pratica che va avanti da decenni,basta ricordare i golpe in America Latina, fare i progressisti , finto pacifisti, alla partito democratico o ultimamente SEL, fare finta di credere che non ci sia altra possibilità nel pianeta, che quella di diventare tutti cloni del modello capitalista più forte al mondo.Per questo, chiedevo di abbandonare la partecipazione allo spettacolo, pur dissacrante delle pussy e parlare di noi,anche della lotta NO TAV,forse l’esempio più valido da seguire, altro che puttanate istrioniche pur se dentro una chiesa, luogo almeno per me privo di alcun valore simbolico.Non leggo Panorama, mi dispiace e quindi non rispondo alla tua domanda, ma leggo ogni giorno del disastro sociale che ci tormenta e dell’inadeguatezza delle nostre forme di lotta. Tu parli di Genova, di come qualcuno voleva mostrarsi al potere, mi dispiace ma davanti alla forza non mi spoglio,ma rivendico con forza la mia richiesta di rispetto della dignità di essere umano, a cui lo Stato non può rispondere solo con la violenza.Per far questo, abbiamo due strade,la prima quella della rivolta , ma realisticamente ad oggi non ne vedo le condizioni,basta vedere il numero esiguo di compagni che sostengono tutti quelli privati della libertà, l’altra è quella di riaffermare un linguaggio comune, quello della politica,intesa come difesa e proposta per una vita migliore.La sfida è questa, rimettere insieme i cocci, e grazie a Militant con il suo articolo, ne abbiamo preso atto,di un antagonismo litigioso, autoreferenziale,dispersivo,che ad oggi ci esclude da ogni decisione , da ogni sopruso che il potere ci impone.A chi mi rimproverava di parlare solo dei problemi dell’Italia,rispondo che molto semplicemente è difficile aiutare un altro malato, se a tua volta non hai la forza di reagire, quindi bando a stronzate su nazionalismi e rosso bruni, ripartiamo da noi, per poter essere poi di aiuto e collaborare con altri rivoluzionari,dotandoci di una linea comune, con un programma e idee condivise , evitando di fare il solito rito delle assemblee,dei raduni , dove parlano in cento, ma nessuno ascolta il pensiero degli altri.Non credo all’esigenza di un nuovo partito comunista, ma almeno dotarci di strutture e collegamenti in tutto il paese, che sappiano mobilitarsi rapidamente, anche per sostenere le ragioni di chi , come il disoccupato datosi alle fiamme, che qualcuno , cinicamente tra i commentatori, definiva un perdente, da ignorare.Nei prossimi mesi, ci saranno ulteriori sollecitazioni, da parte dei media allineati, ormai Siria e di conseguenza Libano ( Hezbollah), Iran e Venezuela ( Chavez ormai malato)sono i prossimi obiettivi da colpire,e allora resta a noi comprendere quanto di vero viene rappresentato e quanto è funzionale agli obiettivi di USA/ISRAELE,per ridurre intere aree geografiche sotto il loro controllo.Fermo restando, che di regimi teocratici, monarchie assolute,nessuno sente più il bisogno di sostenerle, che facciano i loro popoli se davvero si sentono oppressi, ma che nessuno intervenga militarmente ad imporre una sua concezione della vita,quella si da contrastare.
Rebeldia ma non ci sono differenze tra la Russia e l’America se non il fatto che la Russia sia un imperialismo minore rispetto quello Americano . Secondo me sarebbe ora di vedere per come sono .America sono quello che sono ma non scherza neanche il Venezuela , Russai , Iran , Cina e molti altri . Altrimenti mio parere personale uscendo offtopic non si puo lavarsi la bocca con repressione , galere e quant altro . Le PR sono in carcere questo mi basta per solidarizzare e non sto ripetere il motivo per il quale solidarizzo con le PR come con altre compagne rinchiuse nelle patrie galere di qualunque nazione siano .Secondo me sarebbe ora di finirla di avere la visione o con USA-ISRAELE oppure con Venezuela ,Iran e Siria sinceramente me fanno schifo tutti quelle nazioni quindi non mi schiero con i blocchi buoni degli imperialisti minori contro gli imperialistI di più grande potere . Infatti mio avviso davvero stancato questa politica anni 70 siamo nel 2012 questa politica frammentera’ tutto perchè voglio vedere chi scendera’ in piazza per Iran considerando i comunisti vengono ammazzati .Io non scenderò mai in piazza per Iran neanche se venissi costretto piuttosto mi faccio ammazzare come un cane rognoso .TOTALMENTE OFFTOPIC – FREE PUSSYRIOT -LIBERE TUTTE -I .
COMMENTO OFFTOPIC
@Rebeldia
Sul tizio arso vivo scusami ma perchè dovrebbe essere un martire un esempio di cosa? .Forse avete dimenticato che la classe operaia appena avuto occasione ha votato il nano hardcore si si lo hanno votato anche loro e non sai quanti …….. Quindi che adesso raccolgano cio che hanno seminato . Esistono persone che stanno peggio del tizio in questione e cosa dovrebberò fare bruciarsi????. Sarò cinico ma me di quel tipo frega davvero nulla …………………………….
@punkdisorder accendi il cervello pima di parlare, tu del Venezuela che cazzo ne sai, sei un povero demente!, del tuo sprezzo per la vita umana che dimostri poi manco ane parlo.
free pussy riot!
( e ma se poi si dimostra que sono davvero manovrate , dovete consumarvi la gola a chiedere scusa!)
Se vabbe buttiamola a parolacce che meglio…. Tu ci vivi in Venezuela ? Perchè se ci vivi sono disposto anche ascoltarti e prenderne atto .Nel frattempo però qui i fatti vengono descritti leggermente diversi dal tuo ( sai nulla del Venezuela) http://www.nodo50.org/ellibertario/ .Perchè devo accodarmi al coro del poverino quando la penso diversamente . In effetti io non capisco neanche perchè siamo al mondo per vivere come automi e crepare la vita obbiettivamente insignificante gia di per quindi suicidarsi non e un gesto eclatante da eroe semmai il contrario considerando che umilmente parlando basterebbe guardare chi messo peggio di te e continua andare avanti con la testa alta .FREE PUSSY RIOT -LIBERE -I TUTTE-I . Continuo comunque ricordare MARINA CONDANNATA AD 11 ANNI E 9 MESI PER I FATTI DEL G8 2001 ….
@ punkdisorder , non ho tempo ora di risponderti come vorrei, ma a Caracas ( che è la capitale del Venezuela) ci abita, e ci milita tutta la mia familia, ti basta?
Si si ma quando hai tempo portami dei fatti .Non per niente ma sai anche io sono capaci scrivere la mia famiglia abita chessò nel congo .Quindi quando avrai tempo mi spieghi e smentisci gli articoli del libertario .
@rebeldia
Ma è chiaro che io immagino la lotta quotidiana possibile assieme a persone come te e non con le PR! Ma dobbiamo stabilire di cosa stiamo parlando: io e te di lotta politica, appunto (capitale, guerra, lavoro, TAV, battaglie contro le nocività, ambientalismo…), incentrata solitamente sul nostro paese.
Qui invece stiamo a dibattere da giorni su tutt’altra cosa: “Artivismo” lo chiamano (bisogna proprio dare una definizione -ismica a tutto), ovvero “arte di protesta, arte sociale, attivismo politico-artistico” (vedi); con obiettivo Putin, con la scusa della religione, ed a sfondo femminista. E’ tutt’altro affare! Va semplicemente stabilito se sia affare genuino o costruito, libera espressione (magari con annessa strumentalizzazione) o macchinosa pagliacciata. E non è neppure detto che tutti debbano sentire il bisogno di esprimersi sugli stessi temi e con gli stessi metodi. Banksy non produce forse arte di protesta? Se l’arrestassero per un murale non scoppierebbe un finimondo? Un libertario percepirà comunque l’attacco alla chiesa ed al potere e l’aspetto repressivo della risposta statuale come motivi d’indignazione, qui invece – lodato sia il beneficio del dubbio – si evidenziano giustamente altri aspetti (l’assenza di questioni di classe, la schiavitù mediatica cui son soggetti gli stessi movimenti, battibecchi sul femminismo in cui non oso entrare, ecc.). Ma tutto questo dovrebbe spingerci secondo me verso la comprensione, non all’insulto.
Consideriamo che loro hanno Putin così come noi ci siam sorbiti l’amicone Berluska (lungi da me l’abbandono ad inutili nostalgie antiberlusconiane, ma credo che potremmo comprendere); e che qui si dibatte fra militanti/partecipanti, mentre quelli son fondamentalmente artisti buoni a provocare e a lanciar messaggi. Che poi possiamo valutare, e anche valutare nella loro incoerenza, inadeguatezza, ipocrisia o falsità. Ma nessuno ha chiesto loro di sbandierare questioni di classe… Non ho ancora capito se stiamo pretendendo da loro qualcosa (a conferma che stiano davvero dalla ‘nostra’ parte) – quando persino fra noialtri non facciamo altro che evidenziar differenze all’apparenza laceranti -, ma sicuramente ci vuol poco ad accorgersi dell’esistenza di problemi maggiori dappertutto. Ma questo che vuol dire? Ben conosciamo il potere lobotomizzante/annichilente dei media mainstream e la stupidità tipicamente consumistica delle masse: recuperando una vecchia vignetta di Jules Feiffer, mi vien da dire che forse le PR non han fatto altro che provare a vendere il proprio rifiuto sul mercato dell’indignazione, per scoprire che va a ruba; ma son pure finite in galera, mobilitando gli sbirri e creando indignazione inversa fra i conservatori. Chi non sia una Pussy Riot oggi ha minor visibilità, questo è sicuro; e in questo senso, se anche fosse opera genuina, potrebbe essere un boomerang. Ma diciamoci la verità, lotta e consapevolezza latitavano anche prima: non servivano le PR per farci allarmare sullo stato di lotte e movimenti!
Concludi il tuo intervento, infatti, giustamente ritornando sulla guerra, che pure rimane il mio di incubo principale. Ma che c’entrano allora le PR? C’entrerebbe piuttosto l’autocritica dei movimenti, assorti a tal punto da non avere avuto la forza di ribattere alle costruzioni politico-mediatiche che han prodotto l’intervento in Libia a pochi mesi dagli abbracci del Berluska con Gheddafi (giusto i compagni di Militant son riusciti a produrre controcultura di un certo livello, ma siamo lontani da certi cortei oceanici: perchè?). Siamo tutti immersi nell’Impero e lottiamo coi suoi ingranaggi; ci sta anche che qualcuno provi ad utilizzarli, magari ingenuamente, per forzarli, o fin troppo furbamente, per approfittarsi della situazione. Il dubbio dei lottatori lo capisco e lo sposo; la disgregazione delle lotte no. So di sembrare un prete, ma di certo non sono un pompiere.
@hoo_liang
Ovviamente vale anche il contrario: ovvero se poi si dimostra che non sono state manovrate… O no?
@Punkdisorder
Tu imposti proprio male i termini delle discussioni. Tra l’altro faccio proprio fatica a capire quello che scrivi, un po’ per la sintassi, un po’ per la punteggiatura.
Cmq il problema non è che le cose possano piacere ai rossobruni (pure che guevara mo piace ai fascisti, ma non è che smettiamo di considerarlo… tu magari sì, magari te lo dice el libertario…), il problema è che le cose i compagni le dovrebbero impostare secondo un’ottica di classe, parlando di politica senza toni moralistici e vedrai che i rossobruni si tengono lontani da sè. Per questo mi chiedo: sto sito sinistra.ch e valerio, che lo linka, come possono riportare a cuor leggero una frase come quella di quel cartalucci? I compagni se ne dovrebbero tenere alla lontana, proprio perchè coi rossobruni non c’entrano nulla.
Detto questo, visto il tuo discorso sulla classe operaia – che ha votato Berlusconi (da te definito, per motivi a me sconosciuti, “il nano hardcore”) come tutte le altre classi sociali italiane, forse proprio per tutte le mancanza nostre – mi fa capire che io e te non possiamo condividere neanche un cm di strada insieme.
Altra parte sono finito in questo sito tramite altri articoli .Conosco la realta’ Romana da scriverci 3 libri anche senza la corretta sintassi e punteggiatura . Detto questo si a me di una dittatura proletaria puo fregarmene di meno .Sconosciuto il soprannome nano hardcore non tanto magari eri anche in strada protestare per quei motivi ma non importa .Comunque non avevo dubbi che avrei scatenato la morale perchè me degli operai frega nulla visto che alla fine trovami un solo operaio che sia mai venuto sotto un CIE ???? .Il buonismo non fa per me.Sulla condivisione vale lo stesso per me quindi non mi meraviglio .Per lo più non conoscendoti se non come nik e per quel che so potresti essere un uomo -fake -troll come potrei benissimo esserlo io le nostre parole valgono meno di zero meglio viviamo lo stesso .
Chi si prende anni di detenzione,come nel caso delle Pussy Riot,per un flash mob ha tutta la mia solidarietà,su questo non c’è dubbio.Tuttavia non capisco questo stracciarsi le vesti.
A parte il pompaggio mediatico,su quest’ultimo non ci sono dubbi, è incredibile il fatto che in mezzo a noi comnpagn* non si possa fare un minimo di analisi.
Devi essere subito solidale,senza se e senza ma, altrimenti sei un compagno misogino e cazzocentrentico,frustrato,rosicone ecc…,altrimenti sei un complottista che vede gli ufo in cielo per cui il nemico del tuo nemico è il tuo migliore amico ecc… .
A me questa cosa sembra molto infantile,tipica di una militanza soprattutto internettiana nata in questi ultimi 15anni.
Io non dico che chi è contro Putin e il governo della Federazione Russa sia automaticamente nel libro paga della CIA,il governo russo è un governo capitalista e liberista,contrapporsi agli USA non significa automaticamente essere dei compagni,questa cosa deve essere ben chiara.Però dico che molto spesso,come in questo caso,inseguiamo i media di regime e tutta questa polemica ne è un chiaro,evidente,esempio.
La cosa triste è l’eurocentrismo,il razzismo,che affiora da certi commenti,certe opinioni: Tutto ciò che sta al di là dell’ Europa,del nostro occidente deve fare per forza schifo,in tutti i sensi,ragion per cui è molto meglio stracciarsi le vesti per le Pussy Riot condannate e stare ben zitti,e zitte,per chi si prende anni di galera nel nostro paese,magari per fatti risalenti a undici anni prima,oppure per chi si uccide,dandosi fuoco,incapace di sopportare una condizione legata alla precarietà,alla disoccupazione a una totale vita di merda tipica del nostro ricco occidente,sapete com’è non si sa mai cosa possa succedere….. …magari qualcosa che va al di là del cazzeggio telematico.
Il commento di Edo mi sembra davvero uno dei più condivisibili che abbia letto in questi giorni…
@ edo,sei tutti noi, cioe me, mi rispecchio totalmente nel tuo commento, grazie!!!
@lorenzo : io nel dubbio ho cominciato a scrivere (peraltro in inglese cosa che odio) Free Pussy Riot!
certo che faccio autocritica se poi si dimostra che sono/ siamo dei oaranoici, detto questo però io non ho insultato, smerdato, dato del fasciomaschilistaterzoposizionistafallocentrico ecc a nessuno, ribadisco che tutti/e quei/quelle compagni/e che invece anno scritto qua e su altri siti accuse infamanti, minacce velate, scomuniche varie, nel caso si dovesse dimostrare che erano nel torto, maghari due riche di scuse…
Pussy Riot Libere subito!, Alberto e gli altri di Genova Liberi subito!, 8000 compagni colombiani, liberi subito! compagni del MRTA sepoti nelle Carceri da 20 anni , liberi subito!, Sonia e Simon Trinidad, richiusi in isolamento da 2004 nelle carceri USA , liberi subito! los % heroes Cubanos, Liberi subito! tutti i prigionieri politici del mondo , liberi subito!
Carcere a vita per torturatori, assassini , terroristi , e dittatori , subito (parlo almeno del mio paese, l’Argentina.)
@punkdisorder (disorder mentale) vai al forte, fatti prestare “media libre” doc fatto da compagne del forte sui media venezolani e sul ruolo delle compagne in quei media, chiedile del argentino che gli ha passato y contatti a Caracas, sono io! poi vai alla snia, chiedi ai compagni dell incontro internazionale in solidarieta col venezuela, a efatti raccontare qualcosa, ascolta e impara,invece di leggere stronzate come il sito che hai mandato.
http://vimeo.com/31020531 ( per tutte le compagne, sul venezuela , fatto da compagne del forte , nel incontro mondiale a Caracas, dei collettivi femministi di tutto il mondo, (dove non credo ci fossero le Pussy)
@ punkdisorder: anarchici venezolani seri:
http://farvespecifistas.blogspot.de/
@ punkdisorder leggi:
http://farvespecifistas.blogspot.de/2012/03/la-farv-la-revolucion-bolivariana-y-los.html
Si e poi………. Mi guardo i video , mi traduco i siti e vediamo . Ma guarda che non ho bisogno di andare chiedere non sono na guardia . Pssi il disorder mentale che non nego di non averlo ma quella del chiedi qui e la te la potevi risparmiare . Dammi tempo di tradurre e leggere poi ti faccio sapero cosa ne penso disordine mentale permettendo …..
Le aule di tribunale e le carceri russe si stanno riempendo di decine e decine di nazionalisti, ultraortodossi e nazionalbolscevichi arrestati negli scontri durante le manifestazioni antiputin, dovremmo solidarizzare anche con loro?
Il carcere è uno strumento repressivo che considero totalmente inutile, oltre che dannoso e insopportabile, non auguro a nessuno di finirci, per nessun motivo, questo non vuol dire che solidarizzo con chiunque ci sia dentro.
In Italia ci sono decine e decine di compagni e compagne sepolti in carcere da anni di cui ci si dimentica troppo spesso, attirati dalle tante “insegne luminose”, in Italia la polizia ha sparato più e più volte uccidendo innumerevoli compagni e compagne, in Italia esistono leggi severissime sull’oltraggio alla religione o alle più alte cariche dello stato, esiste persino il vilipendio alla bandiera, basta bruciare o strappare o insultare un pezzo di stoffa con i colori bianco rosso e verde per rischiare fino a, udite udite, due anni di galera! Ma agli allocchi voglio far credere che questo sia il paese dei balocchi e che la Russia sia un terribile stato repressivo, che noi siamo libbberi, democratici, evoluti e non ci manca nulla, che non vale la pena fare la rivoluzione, al massimo qualche battaglia civile, qualche diritto in più.
Il problema non è di genere, che le Pussy Riot siano donne o meno interessa solo ai giornaletti scandalistici come Repubblica per ricamarci sopra articoli ben più sessisti di certi commenti letti qui, il punto è che di dare solidarietà a persone che non sono compagni/e che pensano di portare avanti battaglie tramite carnevalate per attirare non il consenso della gente, ma l’attenzione dei media dovrebbe interessarci meno di zero.
L’errore di Militant, secondo me, è stato quello di fare il passo più lungo della gamba nel dare per assodata la connivenza fra Pussy Riot e Optor, non basta qualche indiscrezione ripresa da vari blog per affermare per certa questa cosa.
Di sicuro anche a me è suonato un campanello d’allarme fin da subito, da prima dell’esibizione in chiesa, da quando ho visto il video in Piazza Rossa, c’era qualcosa che non mi convinceva, poi con la travolgente campagna mediatica, l’attenzione di vomitevoli associazioni come Amnesty International, fino a quella di ancor più vomitevoli istituzione come, nientepopodimenoche, il governo degli Stati Uniti d’America i miei sospetti hanno preso più corpo, qualcosa sotto c’è, ma mi pare imprudente affermare che sia Optor o altro.
Mi sono sempre trovato a difendere i-le compagni-e solo insieme ad altri-e compagni-e, avendo sempre contro l’opinione pubblica, i giornalisti, i partiti, gli organi di governo, le associazioni umanitarie, non vi pare ci sia qualcosa di strano nel combattere la stessa causa del governo degli USA, o di Amnesty? Non che forse siete totalmente assuefatti dai mass media fino al punto di lasciarvi dire per cosa è giusto ribellarvi?
Diffido sempre dalla spettacolirazzazione delle lotte, dalle pantomime a favore di telecamera, dai passamontagna colorati, arcobaleno o fucsia che siano, in Italia come in Russia.
Tutta la questione ha più il sapore di strategia di marketing piuttosto che di lotta politica.
Probabilmente fra qualche mese ci accorgeremo di aver perso un sacco di tempo a parlarne.
Edo e Cù han sintetizzato bene, credo, il pensiero che qui è più diffuso sull’argomento trattato. Resta il fatto che, se “Tutta la questione ha più il sapore di strategia di marketing piuttosto che di lotta politica”, è soprattutto in quanto trattasi per l’appunto di “arte di protesta, arte sociale, attivismo politico-artistico” (come dicono loro) e non di vera e propria lotta politica come vorremmo noi. Dopodichè, io penso che di arte impegnata (di arte urbana e di critica sociale) abbiamo bisogno; non la ritengo sovrastruttura, ma io non sono comunista.
Alle PR preferisco il già citato Banksy, ma il suo anonimato non impedisce alle sue opere murali di valere un sacco di soldini (quindi è marketing?)…e Banksy, guarda un po’, paga la cauzione per Voina (quindi non è considerabile un compagno? Che sia manovrato anche lui? O forse è solo questione di solidarietà fra simili, se tali ci si percepisce? Ma io personalmente non so mica se i compagni condannati per il G8 siano anarchici o…grillini!).
@Ile
“visto il tuo discorso sulla classe operaia – che ha votato Berlusconi (…) come tutte le altre classi sociali italiane, forse proprio per tutte le mancanza nostre – mi fa capire che io e te non possiamo condividere neanche un cm di strada insieme.”
Unica cosa che mi sento di aggiungere è sulla questione dell’operaio, e più in generale della classe operaia. Aggiunta che sicuramente non troverà il favore dei compagni, ma del resto io sarei il solito anarcoide cane sciolto ad aggiungersi ai lettori inconsapevoli del sito.
Ribadendo la volontà di non giudicare una legittima, disperata scelta individuale come è il suicidio, ed il suicidio dai tratti simbolici come quello del povero disoccupato è stato, debbo dire che la questione: dove stanno gli operai? posta da Punkdisorder non è fuori luogo. A Taranto, per svegliarsi diventando “liberi e pensanti” li han dovuti prima pigliare per il naso ed ammazzare per qualche decennio. In Padania, ovunque essa sia, si affidarono in massa ai pecorai della Lega quando ormai già da anni centri sociali & co. denunciavano pubblicamente l’inaffidabilità e pericolosità di quella gentaglia (ricordo con nostalgia il pezzo “Lega la Lega” della To.sse – Torino Posse). Son quotidianamente circondato da lavoratori (operai e no) del tutto inconsapevoli e incapaci di difendere i propri interessi pratici, e fra gli operai che ho conosciuto ne ho sentite di tutti i colori, compresa l’ammissione amorale riguardo a determinate scelte poco etiche dell’azienda per cui “quel che sta bene al padrone sta bene a me”. Ecco, se a te sta bene allora vaffanculo, mi sento di dire. E col cavolo che farò dell’autocritica (“per tutte le mancanze nostre”). Da un lato rilevo una questione di totale assenza di etica e di moralità (il capitalismo è amorale, io no! Quel che fa comodo a te potrebbe far meno comodo a qualcun altro…oppure classe si riduce a significare semplicemente: difesa strenua del proprio culo?), dall’altro una questione proprio di diretta convenienza: se oggi ti sta benone una data scelta del padrone, preparati ad ingoiare anche le sue meno convenienti scelte future, le sue spiegazioni strumentali della crisi ed i suoi simpatici accorgimenti per risolverla.
La classe operaia può andare a farsi fottere se tutto quello che sa darci sono orecchie da mercante e ghignate da furbacchioni… Se oggi finalmente essa invece ritiene, come dovrebbe essere logico ritenere, che qualcuno (praticamente tutti, direi) la prenda per i fondelli, che provi a dirigersi essa per prima verso mondi, realtà e posizioni differenti: ed allora poi vedremo se e con chi fare la strada insieme. Ma io conosco ancora operai abituati, nel vedere al telegiornale gli studenti lanciare uova marce contro le banche, ad indicarli come se fossero essi, e non le banche, il problema da considerare! Allora, se ancora non hai capito chi sta dalla tua parte, dopo le forze spese da sindacati di base, centri sociali ed altre realtà nella difesa ideale e pratica di certe lotte, se ancora non hai capito che io prima ancora di te son capace di rischiare di prendermi delle denunce per il tuo fottutissimo culo, forse non sarai mai in grado di capirlo, e forse a ‘sto punto neppure m’interessa di fartelo capire. Gli anarchici prendono a sassate gli operai della Tav, così come quelli che gli sgomberano gli spazi: forse voi non lo fareste. Non so Punkdisorder cosa ne pensi, ma si potrebbe prima chieder loro cos’abbiano votato. Perchè se gli sbirri son pecorelle, quegli operai allora cosa sono, se non volpi? Così siam messi: divisi persino nella difesa dei lavoratori, in quanto qui ormai o lavori per far girare l’ingranaggio, o t’ammazzi se sei costretto a starne fuori. In questo quadretto preferisco, onestamente, il ruolo dei sabotatori.
ottima sintesa lorenzo.
la differenziazione sta già nel “votare o no”
oltre che sabotatore, rivolto a chi sta dentro, io aggiungerei “ricostruttore”, rivolto a chi sta fuori.
creare oasi di resistenza e alternativa
e poi col tempo aumentare numero e pratica.
anche i centri sociali, io li rivedrei, invece che difenderli e poi essere sgomberi con beffe di denunce e arresti, opterei per nuovi metodi in stile europea del nord, alzare soldi e comprare strutture ed edifici.
all’interno agire e crescere.
poi le occupazioni o “riappropriazioni” continuarle ma mirarle alla terra e non più al mattone…
questo articolo è pessimo, ma così pessimo che non so nemmeno da dove cominciare. Cerchero’ di essere sintentica: dire che la vicenda è stata appoggiata dal mondo perchè erano donne, è veramente riduttivo, offensivo nonchè segno di una grave volontà di non vedere la realtà. Com’è che voi applaudivate tanto piazza Tahrir pur non spaendo una mazza dell’Egitto e della situazione politica, mentre in questo caso storcete il naso? Perchè non provate a pensare che semplicemente, ormai grazie a internet e ai social media la gente riesce a simpatizzare per le battaglie di protesta e dissenso della gente in altri paesi? E poi…che condanna sia giusta, lo dite voi: andate a farvi un bel paio d’anni in Russia e poi ne parliamo! voglio prorpio vedere come vi trovereste!
Il rischio di passare per un bacchettone stalinista è davvero forte, ma leggendo come spesso capita Contropiano ho trovato questo articolo davvero illuminante, tra l’altro cita proprio Militant, come esempio per evidenziare l’enorme campagna mediatica suscitata dalla vicenda delle pussy.Ora vedendo questo video linkato dall’Unità,se fosse davvero opera delle ragazze in questione, mi domando ma le femministe rivoluzionarie lo hanno visto, come giudicano la performance,e soprattutto in che modo viene raffigurata la donna, sempre in posizione prona o sottomessa, ? Mah, davvero troppo il tempo dedicato a questa geniale trovata di marketing, ora penso si possa tornare a parlare di lotte di classe e ideali politici.Saluti http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/10735-troppa-grazia-sulle-pussy-riot
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