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‘Na discarica dell’ipocrisia

Ci risiamo.
L’allegra combriccola Clini-Sottile &C. sta per deliberare il fatidico nome del ”sito”dove andrà ad ubicarsi la prossima discarica di Roma.
Quest’ultima pare sorgerà a Monti dell’Ortaccio e Testa di Cane ossia – per chi non conoscesse la geografia di Roma  – un proseguimento dei terreni adiacenti a Malagrotta. E questa sì che non necessita di presentazioni…
Ascoltando la bellissima canzone dei Bassotti Quanta terra nella mani, dedicata ai “monnezzari”, inesorabile è salita forte la voglia di prendere parola su uno degli argomenti che già da tempo, con l’apice ad inizio estate con la questione Pian dell’Olmo, ha colmato pagine di giornali, riempito comunicati, affossato teorie in un continuo sciorinare di dubbi e ovvietà e naturalmente di falsità.
All’epoca noi tacemmo pubblicamente ma fummo animati da riflessioni interne.
Argomento molto difficile e controverso, tale da segnare un attimo di riflessione maggiore basata su dati di fatto reali,contraddizioni esistenti e invalicabili limiti della dicotomia Discarica Sì – Discarica No.


Certo, leggendo le ultime dichiarazioni sui dati che darebbero entro il 2016 una differenziata al 65%  e una pioggia di milioni da Regione e Stato nel cosidetto “Patto per Roma”, a noi viene bonariamente da sorridere.
Clini è avvezzo ormai a blaterare cifre e a foraggiare il nuovo orizzonte della green economy, frontiera quantomai appetibile per un capitale sempre alla ricerca di rigenerazione.
Noi non diamo numeri e cifre: chi lo fa probabilmente mente sapendo di mentire.
Vogliamo andarci piano esprimendo le nostre istanze. Nessuno di noi è studioso dell’ambiente, ma sappiamo osservare, criticare e focalizzare alcuni punti che da comunisti vogliamo far emergere per avere un’idea quanto mai allargata.
Chiariamo subito che se esistesse il modo per differenziare al 100%  i rifiuti in un contesto metropolitano come Roma, i cui benefici e guadagni venissero riversati nel pubblico, noi saremmo i primi a gioirne, ma sappiamo benissimo che è una vana, quantomai infondata, speranza.
Partendo da questo assunto, la prima immagine che ci viene in mente è proprio quella della discarica più grande d’Europa (e tra le prime nel mondo: seconda solo a quella di Rio de Janeiro che conta circa 9mila tonnellate di rifiuti riversati al giorno, contro i 5mila romani), quel buco nero, quel deserto insensato chiamato Malagrotta.
Per chiunque non abbia mai assistito all’orrido spettacolo di montagne di “monnezza”, riuscire ad immaginarlo richiede una fervida immaginazione.
E’ qualcosa di inspiegabile, un oceano di nulla che si estende per chilometri. Agghiacciante.
Quindi la prima cosa che pensi è “mai più”.
Eppure in questi anni tutte le amministrazione capitoline (ma anche i movimenti ambientalisti) hanno potuto constatare, senzaerò incidere su anni di deroghe, di malagestione, di incremento dei rifiuti non trattati, di lassismo e opportunismo politico che hanno solo ingrossato il mostro.
Talmente grosso che pure l’UE è dovuta perentoriamente intervenire a colpi di sanzioni e diktat.
Niente da fare: il mostro si ingrossa, così come il conto in banca del suo creatore Manlio Cerroni, avvocato nonchè sedicente “benefattore di Roma”. Qualche tempo fa la trasmissione Report fece un servizio sulla gestione rifiuti nella capitale, ben fatto e pieno di spunti, soprattutto il poco compianto assessore PD Di Carlo che parlava dei pranzi con Cerroni e la “coda ‘a vaccinara”, testimonianza della commistione profonda tra centrosinistra e speculazione ambientale.
L’evidenza, in sostanza, del ruolo sociale e politico di Cerroni, mai messo in discussione neanche tra i sinceri demo-ambientalisti.
Cerroni e il sindaco di turno rappresentano quello che già da secoli conosciamo: una sorta di rapporto vassallatico.Ci spieghiamo: Cerroni detiene il terreno su cui sorge la seconda più grande discarica moderna  e per questo elargimento  prende quasi 9 milioni a settimana. Non solo: le spese sono di fatto tutte a carico dell’Ama:personale, veicoli, macchinari. Anzi, nell’infimo affare per il Comune di Roma, il malfunzionamento della differenziata fa in modo che dal caos ci guadagni sempre Cerroni. Per meglio dire: i rifiuti non differenziati vanno nella sua discarica, quelli differenziati no (o non tutti), quelli differenziati malamente – di cui abbonda Roma perchè pensati per un tipo di raccolta detta a”campana” (basti pensare a tutte le campane del vetro e plastica dislocate nella città) – sì. Lo stesso sistema ha dimostrato tutta la sua inutilità ed inefficacia (perché troppo facilmente contaminabile, perché costosa da ripulire, perché esosa in termini di raccolta dei camion specializzati) però, se è inutile e a questo punto ipocrita per i romani, lo stesso non si può dire per il nostro Manlio Cerroni, lui di questa differenziata contaminata ne fa oro e la brucia nei suoi inceneritori (specie la plastica, in virtù del suo alto potere calorico) per rivenderla proprio al Comune di Roma. Un fenomeno! Ci guadagna due volte! Per giunta un criminale, vedendo l’incidenza tumorale di tutta Valle Galeria…
Tutti soldi e salute sottratti ai cittadini romani,  milioni di euro scippati al bilancio e impiegabili sicuramente diversamente. E intanto la Ta.Ri sale, sale…
Mentre ti chiedono sacrifici, si avalla la più grande rendita della storia dei rifiuti. Qui sorge spontanea la domanda: ma come fa una delle più grandi aziende municipalizzate dei rifiuti di tutta l’Europa (in termini di numeri conta 7.000 dipendi tra operai e impiegati) a non avere una propria chiusura del ciclo dei rifiuti? La risposta è banale se ci pensate bene…fate vobis.
La prima sensata cosa da dire è che nessuna discarica, gassificatore o termovalorizzatore che sia,  può essere delegata a un privato cittadino. Nella fattispecie, lo smaltimento dei rifiuti  deve essere pubblico, trasparente e controllato, l’Ama deve poter garantire la chiusura del ciclo dei rifiuti su demanio pubblico e nessun Nemico del Popolo (altro che benefattore!) può arricchirsi sulla nostra pelle.
L’altro elemento su cui è ragionare è come noi compagni dovremmo rapportarci con i nostri comportamenti etici e civili di fronte all’ennesimo abuso del sistema capitalistico, strettamente legato al modo di produrre, a sua volta legato al consumo  in un ciclo perverso e sfruttatore. Essere noi, in definitiva,  con comportamenti virtuosi, a tappare l’ennesima contraddizione proprio di quel sistema che vorremmo rovesciare.
Di converso, la raccolta a porta a porta, insieme ad altre soluzioni alternative, può giovare all’occupazione lavorativa. Sicuramente, ben venga infatti. Ma, finché il potere non lo deteniamo noi, succederà sempre quello che qui a Roma è gia passato col nome di Parentopoli: una sfilza di assunzioni pilotate, cooperative che si spartiscono i subappalti e tutto quello che conosciamo e abbiamo già affrontato in altri post.
Ennesimo elemento di riflessione: svelato il nome di un sito, le popolazioni “indigene” si ribellano contro la scelta.
Ben venga la protesta: l’abbiamo sempre appoggiata e combattuta nelle lotte territoriali. Siamo altresì convinti che tutte le lotte che non si caratterizzano come lotte anticapitalistiche o non assumono  i contorni di una comunità resistente – dove i compagni si ergano ad avanguardie (si pensi alla val di Susa) – beh… sono lotte che rischiano di essere già intimamente di destra, facilmente accaparrabili da chi l’anticapitalismo non sa neanche dove sta di casa. Quindi espressione di bieca instintualità. Non ci siamo stupiti, infatti, di fronte all’organicità di Casapound proprio nei coordinamenti e nei comitati anti-discarica di Pian dell’Olmo.
Roma non è Chiaiano. Anche i movimenti di decrescita o di “rifiuti zero” a volte la sparano grossa per puntare al massimo concedibile,  poiché raggiungere – come dici Clini – il 65% di differenziata significa che almeno il 35% andrebbe comunque in discarica. Quest’ultima, quindi, è quantomeno necessaria.Ora, se un merito lo vogliamo dare pure al ”povero Alemanno” è quello di aver investito (almeno mediaticamente, i romani ricorderanno la campagna affissioni con l’espressiva Arcuri come testimonial ) ed economicamente sulla differenziata. Quantomeno avrebbe voluto. I risultati di transizione sono mostruosi. In primis si dovrebbe dimettere solo per gli ingegneri e consulenti che fa pagare ai cittadini romani per esportare sistemi di raccolta che suonerebbero a dir poco inadeguati, se pensiamo che prima di Roma si effettuavano a Monaco di Baviera… Ora, giusto per citare un esempio di fallimento della differenziata, basterebbe passeggiare per le vie del X Municipio… Ci voleva un genio per capire che adeguare una città e un quartiere con densità democrafiche che non  hanno nulla da invidiare a Pechinoa  un sistema raccolta con postazioni mobili sarebbe risultato una catastrofe? Lo stesso sistema è stato faticosamente ottenuto nel I Municipio, ma ha visto quasi triplicati mezzi e uomini a disposizione, senza contare che il I Municipio conta  un sesto della popolazione del X. Grazie ar cazzo…alemà!
Ma pure lì economicamente è insostenibile. Noi pensiamo che qualsiasi sistema verrà portato avanti sarà difficile garantire una raccolta porta a porta per 5 milioni di cittadini e che il valzer dei numeri serve solo a confondere i più. D’altro canto, stiamo già modificando la nostra forma mentis riguardo alle vertenze e alle criticità politico-ambientali, ma nessuno ci chieda  di appoggiare la differenziata, o meglio questa differenziata, ennesimo strumento per addomesticare i cittadini e svuotare le loro tasche, arricchiendo gli speculatori di turno.
Il nostro ultimo pensiero è per tutti i lavoratori/trici e i compagni/e in Ama, troppo volte capro espiatorio di colpe non loro.
Per loro risuonano ancora le parole della Banda Bassotti:

Giornalisti, banche, calendari e auto blu…
Bancarotta fraudolenta e supereroi…
Io stacco alle 8 nun ce casco la monnezza sete voi…

La città è una miniera.. pala e picco
Minatori all’aria aperta.. monnezzari
Fate finta che er lavoro mio è er peggio che c’è sta… senti chi parla!
Portaborse e belatori… commercianti
Maghi e investigatori… bei mestieri
In mezzo a tutti sti signori i più puliti semo noi
La discarica… per voi.. la discarica per voi.. la discarica

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