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E’ uscito ormai da qualche settimana per i tipi della Editori Laterza un agile pamphlet di Luciano Gallino di cui ci sentiamo, pur con qualche critica, di suggerire la lettura. Una delle tesi di fondo da cui muove il sociologo torinese, e su cui ovviamente non possiamo che trovarci d’accordo, è che a dispetto di ogni “nuovismo” la nozione di classe sociale è tuttora fondamentale se si vuole tentare di comprendere la realtà che ci circonda. Come afferma l’autore rispondendo alle domande di Paola Borgna “una classe sociale esiste indipendentemente dalle formazioni politiche che ne riconoscono o meno l’esistenza, e perfino da ciò che i suoi componenti pensano o credono di essa” e pertanto “far parte di una classe sociale significa appartenere, volenti o nolenti, a una comunità di destino, e subire tutte le conseguenze di questa appartenenza“. La seconda idea forza altrettanto condivisibile su cui ruota il saggio è che da diversi decenni e per diverse ragioni i capitalisti sembrano essere rimasti gli unici a comprendere cosa questo comporti esercitando, dall’alto e in beata solitudine, la loro lotta di classe contro i lavoratori. A partire dall’inizio degli anni ’80 nei paesi a capitalismo avanzato si sarebbe dunque assistito (altra tesi che sottoscriviamo) ad una vera e propria controrivoluzione sociale, culturale e politica e che ha rappresentato il presupposto per quella che poi è stata definita globalizzazione. Una reconquista capitalista che ha avuto nel neoliberismo la sua armatura ideologica e che, poggiando sulla cosidetta terza rivoluzione industriale, ha messo in competizione diretta i circa 500 milioni di salariati occidentali con un miliardo e mezzo di nuovi salariati. Questo, a detta dell’autore, avrebbe determinato un processo di rinnovata mercificazione del lavoro a cui per il momento non avrebbe ancora fatto seguito, per dirla con Polanyi, nessun contro-movimento degno di nota. Come negli altri suoi lavori l’autore non si affida mai esclusivamente a speculazioni logiche ma corrobora quanto afferma con dati empirici, il che rende la lettura dei suoi libri particolarmente interessante e utile anche quando, come anticipavamo in apertura del post, non se ne condividono in toto le conclusioni. Difatti, quando si tratta di tirare le fila del suo ragionamento Gallino non riesce ad uscire dal recinto teorico del neokeynesismo, o forse più semplicemente non può. Così come già esposto più diffusamente nel suo precedente libro (Finanzcapitalismo) il sociologo torinese rimane intimemente convinto del fatto che la la finanziarizzazione del sistema economico abbia rappresentato una sorta di golpe dei capitalisti speculatori ai danni di quelli produttori, e che ci sia dunque questa “stortura del sistema” alla base della crisi scoppiata nel 2007. Una lettura preminentemente “etica” della crisi che non si discosta poi molto dalla visione degli economisti mainstream e che finisce col confendere il sintomo con la malattia. La conclusione che ne trae è che, fatta salva la necessita che la classe dei lavoratori torni ad essere una classe per sè, andrebbe riproposta una sorta di “alleanza dei produttori” in grado di rompere l’egemonia neoliberista, un patto tra capitalisti “buoni” e lavoratori sulla falsariga di quello che aveva retto per tre decenni subito dopo il secondo dopoguerra. Sinceramente non riusciamo a comprendere dove Gallino veda il margine economico, prima ancora che politico, per questa possibilità. Ci sembra di poter tranquillamnte affermare che in questi trent’anni il capitalismo globale abbia ridisegnato la divisione internazionale del lavoro in maniera tale da rendere obsoleto questo tipo di compromesso sociale, e per di più in un regime di accumulazione flessibile che vede ogni garanzia e diritto alla stregua di insoppportabili lacci e lacciuoli. Il nodo da sciogliere non è, dunque, come uscire dalla crisi del capitalismo, quanto come uscire dal capitalismo in crisi, Detto questo, però, a fronte dell’omologazione culturale che ci asfissia… 10 100 1000 libri di Gallino.

La lotta di classe dopo la lotta di classe/Luciano Gallino/Editori Laterza/12 euro

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