Saranno anche i fascisti del terzo millennio, ma a quanto pare rimangono stupidi come quelli del ventennio. Non si potrebbe commentare altrimenti la loro ennesima prodezza, cioè quella di organizzare una spedizione punitiva di dieci e passa persone da Roma addirittura per Viterbo (!). L’obiettivo, il temibilissimo giornalista futurista Filippo Rossi, reo a quanto pare di aver parlato male di casapound sul suo giornalino. E siccome i Nostri riescono a battere in stoltezza persino le prime camicie nere (impresa non da poco), l’aggressione veniva capeggiata dal loro aitante ciccione-capo Iannone, così, tanto per non farsi riconoscere.
Ora, qui il problema non è l’uso della violenza o meno. Anzi, siamo i primi a sostenere che chi scrive sui giornali, così come chi si muove nell’ambito della comunicazione e della manipolazione dell’informazione pubblica, dev’essere responsabile di ciò che scrive. Responsabile tanto quanto chi fa politica direttamente. E a volte, e lo sappiamo benissimo anche noi, capita di usare maniere dure contro certi infami del mondo del giornalismo. Questa infatti è proprio la versione “soft” che hanno cercato di pubblicizzare quelli di casapound. Peccato che la realtà sia completamente differente. Basterebbe infatti leggersi i commenti terrorizzati dei lavoratori della festa, aggrediti da una ventina di soggettoni in camicia nera e ridicole magliette, che hanno sparso terrore fra gli inermi avventori viterbesi. E basterebbe non solo leggersi le dichiarazioni di Rossi, che possono valere poco, ma dei tanti testimoni oculari della vicenda. Non si è trattato infatti di una scaramuccia, o di uno schiaffo, fra lui e Iannone, cosa che non avrebbe avuto alcuna rilevanza; ma di un vero è proprio assalto alla ricerca del malcapitato, con tanto di pestaggio a terra del temibile giornalista, in tre o quattro contro uno e con gli altri che bloccavano le uscite e imbruttivano al resto della gente.
Insomma, in questa vicenda come in molte altre, il motto forti con i deboli gli si addice benissimo. Il problema, dicevamo, è la loro stupidità. Anni e anni a cercare di ripulirsi, di uscire dalle fogne, di presentarsi come i fascisti buoni, non violenti, antirazzisti, poi però il richiamo della foresta torna prepotente. Il problema è di chi ancora ci casca, soprattutto nel mondo dell’informazione.
Ed è per questo che due pizze andrebbero sì date, e anche volentieri, ma magari a chi ancora li ospita in trasmissioni televisive, nelle radio, nelle feste, sui libri, contribuendo allo sdoganamento fascista che va avanti ininterrotto da anni. Loro sono i primi amici dei fascisti, i primi responsabili morali delle centinaia di aggressioni che avvengono annualmente in tutta Italia.














http://costituentex.altervista.org/innoa-epiche-geste-futuriste-del-terzo-millennigesti-epici-nel-terzo-millennio/
perfettamente d’accordo con quello che dite. Anche se più che aggressione squadrista lo considero un regolamento di conti interno perchè Rossi è sempre stato fascista in gioventù e poi ha continuato giocando il ruolo di intellettuale amico di casapound partecipando ai loro dibattiti e facendo presentazioni nella loro fogna. Nessuna solidarietà, ma se vuole gli possiamo dare il resto.
“poi però il richiamo della foresta torna prepotente.” Ahahahahahahahah. Comunque finchè se menano fra di loro non ci sono problemi, anzi si risparmiano pure energie.
“aitante ciccione-capo Iannone”…rispecchia bene l’individuo Iannone,il buon Iannone che non manca mai ogni anno,di regalarci qualche perla della sua deficenza!!!Sennò non si chiamavano Casaclown
http://archiviostorico.corriere.it/2012/luglio/15/Casapound_calci_pugni_direttore_del_co_9_120715037.shtml
Da quello che si apprendo dalle dichiarazioni di Rossi (autore insieme a Luciano Lanna di “Fascisti Immaginari, libro cult per Casapound), il giornalista si era sentito per telefono con Iannone, dandosi appuntamento con lo stesso al ristorante “La Pentolaccia”. Da lì si son spostati “in un posto più tranquillo”, nella sede di “caffeina cultura” dove è avvenuto lo scazzottamento. Quindi Filippo Rossi ha accolto Iannone con tutti gli onori, e se il seguito di Iannone ha seminato terrore tra i lavoratori del festival la responabilità è del Rossi che l’ha portato “dentro casa”. E’ evidente che si tratti di un regolamento di conti, probabile che Iannone gli abbia rinfacciato un mancato riconoscimento per la diffusione militante di Fascisti Immaginari.
Affari loro!
E’ stata la destra “in doppiopetto” a dare spazio, finanziamenti e visibilità a Casapound, pensando di trarne dei vantaggi. Si sono accorti troppo tardi della loro natura “incontrollabile”.
“Fascisti immaginari” – che tra l’altro, a mio avviso, è un volume utilissimo – è uscito 9 anni fa… mi sembra un po’ strano che Iannone possa avergli “rinfacciato un mancato riconoscimento per la diffusione militante di Fascisti Immaginari”. Del resto, credo che quello che scrive Rossi su cpi sia abbastanza pubblico…
Poi, che la destra “estrema” sia incontrollabile è tutto da verificare. A me sembra sempre controllatissima, cooptata quando serve pace sociale, sguinzagliata quando si deve fare politica sull’ordine pubblico…
@IIe era una congettura, ai posteri l’ardua sentenza. Non sono riuscito a rintracciare pezzi del Rossi su Casapound, ma il suo partito di riferimento, FLI, ha espresso sostegno al famigerato Zippo dopo il raid di prati fiscali (dicembre 2011, poco prima della strage di Firenze). Resta il fatto che se c’è un alto grado di inimicizia, come il Rossi vuol fare intedere, non avrebbe dato la punta al ristorante e poi fatto accomodare la controparte nel suo ufficio.
@Alessantro A volte sembra controllatissima anche a me, altre volte no. I fascisti si offrono come strumenti del sistema, ma a spesso fanno certe cazzate!
Il vero dramma è che il fascista Alemanno gli ha regalato due casali con 30.000 ettari di terreno in IV municipio : speriamo che ci siano abbastanza topi così staranno coi loro simili.
vedere articolo su “Contropiano”
Questo franchising di cappellini e magliette ha come target una gioventù priva di qualsiasi competenza e finanche scarsa di senso del ridicolo: all’inaugurazione della sede fiorentina sono stati ripresi dai telegazzettieri dei ragazzi che sfoggiavano ridicoli calzoncini corti a quadretti, come quelli del “Gian Burrasca” di Luigi Bertelli.
Le prospettive di elementi del genere saranno con ogni probabilità destinate a restringersi ulteriormente in un prossimo futuro: uno degli aspetti migliori della globalizzazione consiste nel fatto che finalmente cominciano ad esserci problemi nell’ostentare competenze che farebbero vergognare l’ultimo dei pastori del Kirghizstan (uno dei quali, dal sottoscritto incontrato sulla strada tra Osh e Bishkek, padroneggiava alla perfezione la lingua inglese) e a pretendere stipendi e tenore di vita da city londinese.
Essere giusto, non è mai stato giusto.
La novità è che adesso non è neanche più possibile.
In questo, Boutique Pound ha sostanzialmente la funzione di assicurare un reddito ad una minoranza di franchiser. Un reddito che dipende da una buona padronanza dei mass media e, in buona sostanza, dalla pubblicità.
In questo secondo settore, i problemi arrivano a causa delle preferenze estetiche del target che Boutique Pound ha scelto e che rimandano alla composita iconografia caratteristica di una forza politica autoritaria nata da una guerra mondiale.
In guerra si ammazza, quindi non è nulla di strano che la violenza indiscriminata faccia parte del corredo iconografico; il fatto è che nello stato che occupa la penisola italiana non è attualmente in atto alcuna mobilitazione generale, il che dovrebbe imporre ai suoi sudditi di astenersi da atti ostili nei confronti altrui, specie se con l’utilizzo di armi più o meno proprie.
Sicché, se qualche cliente di Boutique Pound si mette a sparare alla gente perbene, i gazzettieri possono far finta di dimenticarsene fino ad un certo punto. E’ probabile che esauriti gli ultimi elzeviri contrattati, di Boutique Pound si sentirà parlare assai meno e si dovrà sperabilmente cercarne l’epilogo in pubblicazioni diverse dalle gazzette.
Per esempio, il bollettino dei protesti.
parole sante!