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Emilio Quadrelli: Elezioni, classe e comunisti. Un contributo al dibattito

Qualche tempo fa avevamo detto ad Emilio Quadrelli che se, compatibilmente con i propri impegni, gli fosse andato di scrivere qualcosa per il nostro blog, noi saremmo stati felici di pubblicarlo. Quello che segue è il suo primo, interessantissimo, contributo.


A volte la Storia ha bisogno di una spinta (V. I. Lenin)

Quanto accaduto nella recente tornata elettorale è di non poco interesse. Se prendiamo i risultati  delle due principali città, Genova e Palermo, la prima cosa che salta agli occhi è l’altissimo tasso di astensionismo. A Genova su 504.110 elettori il numero dei votanti si è fermato a 263.849. Un’astensione non distante dal 50%. Ancor più esplicativo il dato di Palermo dove, a fronte dei 564.019 aventi diritto, il numero degli elettori si è attestato a 210.203 unità. In questo caso l’astensionismo non è distante dal 60%. Ancor più interessante è osservare il consenso ricevuto dalle forze filogovernative. A Genova sommando i consensi del centro sinistra, del centro e del PDL si supera di poche decine la soglia dei 200.000 voti e, per di più, tra questi sono compresi i circa 56.000 voti di SEL, Federazione della Sinistra, Lista Civica Marco Doria e IDV che, ai propri elettori, si propongono come forze antigovernative per cui a Genova, gli elettori che coscientemente si sono espressi a favore dei partiti che sorreggono il Governo Monti, si attestano intorno alle 150.000 unità ovvero il 30%  del corpo elettorale. A Palermo la percentuale per le forze governative diventa addirittura ridicola poiché, tutte insieme, raggiungono i 93.454 voti rimanendo al di sotto della soglia del 15%.
Se c’è una cosa ovvia ed evidente che da queste elezioni esce fuori è la netta avversione della stragrande maggioranza della popolazione verso il Governo e le forze politiche che lo sostengono. Una contrapposizione che si è espressa principalmente attraverso l’astensione mentre, tra chi si è recato alle urne, tale tensione si è riversata andando a infoltire i consensi per il Movimento 5 stelle o, aspetto che non va ignorato, votando candidati, come a Palermo, che, vero o falso che sia nel contesto ha poca importanza, si sono presentati in aperta rottura con le segreterie dei partiti governativi. La stessa candidatura di Marco Doria a Genova è stata una candidatura in aperta opposizione al PD tanto che, questi, mirava a candidare soprattutto Roberta Pinotti attraverso la quale avrebbe dato vita a un’intesa, in prospettiva non solo cittadina e amministrativa, con l’UDC e i vari raggruppamenti centristi, utilizzando le amministrative come laboratorio per la messa a punto degli scenari politici futuri. Quanto, tanto Doria a Genova come Orlando a Palermo, si mostreranno pie illusioni è cosa sulla quale, al momento, possiamo tranquillamente soprasedere poiché ciò che è rilevante porre in evidenza è la sostanziale delegittimazione di massa nei confronti del Governo e delle forze politiche che lo sorreggono.
Se, come ricorda Lenin, perché un processo rivoluzionario si ponga realisticamente all’ordine del giorno occorre che due fattori si sommino: il rifiuto da parte delle masse di continuare a essere governate da una determinata classe dirigente, ovvero la sua obiettiva delegittimazione; l’impossibilità da parte delle classi dominanti di continuare a governare, oggi sembra realistico affermare che, almeno la prima delle due condizioni, è in via di realizzo. Alla prova dei fatti, e dei numeri, l’attuale Governo e le forze politiche che lo sostengono possono contare su adesioni oscillanti tra il 20 e il 30% della popolazione. Per altro verso, sarebbe stolto non riconoscerlo, l’impossibilità per le classi dominanti di continuare a governare non è certo dietro l’angolo. La delegittimazione alle quali sono sottoposte, al momento, non va oltre il rifiuto spontaneo e disorganizzato e, notoriamente, una simile condizione consente alle classi dominanti, pur navigando a vista, di rimanere in sella senza subire eccessivi scossoni. Avere tra il 20 e il 30% dei consensi, in assenza di un’opposizione politicamente organizzata, è un dato sicuramente non rassicurante ma pur sempre sufficiente per continuare a gestire senza troppe ambasce il potere politico. Perché una classe dominante venga messa in mora non è neppure sufficiente una sua palese entrata in crisi ma occorre che, dentro a tale crisi, una soggettività politica sia in grado di presentarsi sulla scena storica come alternativa CONCRETA E REALE allo stato di cose presenti. Occorre che, una soggettività politica, cogliendo l’occasione sia in grado di esercitare sino in fondo la decisione. In altre parole ciò che diventa urgente è porre al centro della riflessione e della pratica delle avanguardie comuniste la questione della soggettività politica. Così come senza teoria rivoluzionaria, non esiste un movimento rivoluzionario, senza Partito non esiste sbocco rivoluzionario alla crisi. Sotto tale profilo la situazione è tutt’altro che tranquillizzante.
A Genova come a  Palermo, rimanendo sulle città prese in considerazione, la presenza dei vari partiti comunisti nella contesa elettorale ha dato vita all’ennesimo risultato da prefisso telefonico. A Genova Sinistra – Partito Comunista prende 1536 voti pari allo 0,58% e il Partito comunista dei lavoratori lo segue con 951 pari allo 0,36%. Ancora peggio vanno le cose a Palermo dove il Partito comunista dei lavoratori, che a sinistra non ha rivali, raccoglie 352 voti pari allo 0,17 %.  Si tratta di prestazioni che non hanno bisogno di commento. Da un lato abbiamo un rifiuto di massa del Governo e dei partiti che lo sorreggono dall’altro la sostanziale incapacità da parte delle avanguardie comuniste a trasformare questo rifiuto in progetto politico il tutto senza poter avanzare un qualche alibi di sorta.
In fondo sia la forza del qualunquismo, Beppe Grillo e via dicendo, sia quella delle forze opportuniste e socialdemocratiche, Ferrero, Diliberto e Vendola, non sembrano essere in grado di incanalare più di tanto lo scontento delle masse o di esercitare nei loro confronti un’egemonia degna di questo nome.  Il Movimento 5 Stelle non è Alba dorata, la Lega e neppure il fascismo degli esordi così come SEL e la Federazione della Sinistra non sono la Socialdemocrazia tedesca del 1918 o del 1933 e neppure il PCI degli anni Settanta e, per di più, queste ultime possono vantare una qualche legittimazione di massa solo quando, come è avvenuto in tutte le tornate elettorali, portano avanti una linea di condotta, almeno in apparenza, dichiaratamente avversa al PD mentre, come è accaduto a Palermo, quando a prevalere è l’allineamento alle necessità delle Segreterie vanno incontro a sonore batoste.
Vendola non è Kautsky il quale, in ogni caso, poteva contare su un certo numero di divisioni sicure, Vendola, al massimo, può vantare la fedeltà di uno sparuto gruppo di yes man il quale dipende, in tutto e per tutto, dalle prebende elargite dal capo mentre Diliberto e Ferrero neanche questo. Un po’ poco per poter esercitare qualcosa che si chiama egemonia. Allora non cerchiamo facili ma inesistenti alibi. Se oggi il rifiuto palese delle masse a essere governate da questa classe dirigente non trova una corrispondente forma di rappresentanza  politica in grado di rendere razionale e concreto ciò che spontaneamente è già patrimonio storico della classe è un problema e una responsabilità che ricade per intero sulle spalle delle avanguardie comuniste per questo, mettere al centro del dibattito e dell’iniziativa politica la questione del Partito è questione che non può essere più rimandata. Il treno della Storia, dentro la stazione, non aspetta in eterno.

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21 comments to Emilio Quadrelli: Elezioni, classe e comunisti. Un contributo al dibattito

  • Pipo

    Scusate la nota tecnica o ortografica.
    Per amor di correttezza e di leggibilità, non si mettono spazi nei numeri quando viene usato il punto per differenziare gli ordini di grandezza in ragione di 10^3.
    Già che ci sto a far l’antipatico, nella nota introduttiva, interessantissimo manca di una s (intereSantissimo).
    Ovviamente non pubblicate il commento, ma modificate, qualora lo riteniate opportuno, l’articolo.

  • stalin

    scusate ma lo 0.6 nn e’ del partito di diliberto ma del partito di rizzo?Genova:csp-pc 0,6 ,Prc+Pdci 2,3, Pcl 0.3

  • quechua

    stiamo ancora a “stalin” come qui sopra e poi si cerca di analizzare cause e riflessioni, partiti o no, 0,6& o 2,3% ??
    stiamo messi proprio male.
    a chiosa aggiungo che l’astensionismo e/o menefreghismo, oltre che non-voto politico è anche il risultato di una politica capitalista di colonia americana, che oltre ad aver ammazzato la politica e spinto all’anti-politica, favorendo una cultura e generazione senza valori e incollata alla televisione, ai reality e alla moda massmediatica, è anche il risultato di una nuova popolazione multirazziale, dove dalla badante romena al pizzettaro egiziano, fino al negoziante cinese e al kebab indiano…non ha nè idea e nè interesse a votare..ma è cittadino italiano.

    a breve quando arriveranno le prime statistiche dell’ultimo e pluri-pubblicizzato (con tanto di multa se non compilato o riconsegnato) del censimento, si apriranno nuove tematiche e palcosceni e si capirà bene chi sono gli attuali elettori e a chi si devono rivolgere le istituzioni.

  • rebeldia

    La sensazione provata, dopo questo voto delle amministrative, è quello di un paese allo sbando, dove a prevalere non sono più le ideologie, ma interessi di municipio, di parentela, di rabbia , di frustrazione,l’ affidarsi a leader improponibili insomma ormai è chiaro, siamo alla frutta, anche solo guardando alle votazioni in Grecia e tralasciando la Francia, dove in seguito avremo le solite sorprese , dei personaggi che in campagna elettorale dicono una cosa,e poi una volta al governo si allineano alle politiche imposte dal capitale finanziario. E’ vero, nelle amministrative il voto è condizionato da tanti piccoli interessi, ma sono quasi sicuro che alle prossime politiche, l’unico dato a variare sarà quello dell’astensione, crescente.Di fronte a tanto disagio, da militante comunista, posso solo esprimere una speranza, ossia toccato il fondo, che si possa risalire, magari iniziando a sciogliere quella miriade di inutili partitini, ad uso e consumo dei loro patetici leader, e tornare a considerare l’idea di dar vita ad una compagine o come altro la si vuole definire, che sappia riunire tutti quelli che ancora credono nelle teorie marxiste-leniniste, magari finendola ad es. con la ormai stomachevole disputa , tra trotskisti e stalinisti, internazionalisti o maoisti.Insomma la storia è cambiata, molte cose sono accadute, continuare a ragionare in termini e pensieri dell’altro secolo, veramente rende l’idea dell’inadeguatezza della sinistra attuale. Sull’idea lanciata dalle pagine del Manifesto, mi riferisco all’ALBA, forse potremo provare a ripartire, stilando un minimo di programma, almeno 10 punti, in cui ribadire la nostra avversione all’imperialismo , ai dettami della finanza, al sostegno del welfare e della scuola pubblica.Penso alla tutela dell’ambiente, come alla lotta ai privilegi, un sostegno ai precari, all’edilizia popolare, insomma provare a riunirci e convergere piuttosto che litigare. Penso anche alla riunificazione, dei tanti sindacati di base, offrendo una sponda alla FIOM,chi si liberi dal mantello protettivo, ma soffocante della CGIL, per poter contrastare sui posti di lavoro e nelle piazze, il delirio di un governo fantoccio del FMI. Cosa impedisce tutto questo, l’autoreferenzialità dei tanti leader della sinistra,oppure la voglia di tanti noi a non voler rinunciare ad un pezzo della nostra identità e convergere in un percorso comune, che sappia trovare la sua indipendenza da un passato, ormai possiamo dirlo fallimentare.Inoltre, e finisco, uno dei collanti deve essere la totale distanza da quel Partito Democratico, che in questi anni ha fatto tanto per far sparire tutele e sostegno alle classi più deboli e svantaggiate.E’ cosi’ difficile dar vita a tutto questo ?? Saluti comunisti

  • Marcantonio

    Ma perchè se voto IdV a Genova starei votando contro il Governo?
    E’ un’elezione nazionale o dei comuni?

    Secondo me Quadrelli interpreta sti dati a buffo; parte da un fatto importante: l’alta astensione, ma poi dice un sacco di cazzate sul rifiuto delle masse per il Governo.
    Manco fornisse un pò di dati sull’evoluzione dell’astenzione al voto comunale negli ultimi decenni.
    Magari ha pure ragione, ma spiegata così, mi sembra speculazione pura.

  • @Pipo, grazie dell’appunto. Sonno e fretta sono cattivi consiglieri.

  • Non Un Passo Indietro

    Per quello che mi riguarda, allo stato attuale delle cose è assolutamente indispensabile la ricostruzione del Partito Comunista in Italia e questa passa indiscutibilmente dall’unificazione del Partito della Rifondazione Comunista con il Partito dei Comunisti Italiani, poichè nonostante io non abbia alcuna fiducia in alcuni dei personaggi presenti all’interno dei vertici dei due rispettivi partiti, sono le due strutture politiche che garantiscono i livelli di agibilità maggiore all’interno della società e che permetterebbero un inserimento dei propri militanti nelle rispettive fasce di competenza, siano esse di età giovanile o siano esse di età più avanzata. E’ chiaro allo stesso modo che le strutture, specialmente quelle giovanili, non hanno la benchè minima idea di come si operi nella società e quindi, a mio modesto parere, sarebbero i compagni e le compagne che operano nelle strutture della sinistra extra-parlamentare a dover inserirsi, loro per primi, all’interno di quello che sarebbe un’eventuale Partito Comunista in Italia. Ciò non avverrà, nell’immediato, fino a che, determinati grupposcoli, come già scritto in precedenza da altri, non si renderanno conto che sono loro per primi ad operare contro la ricostruzione del Partito, fino a che non la si smetterà di curare il proprio orticello, non pensando alle possibilità ed agli sviluppi che il Partito offrirebbe non andrà da nessuna parte…

  • Alessandro

    A me sembra che, nonostante alcune profonde differenze, i voti di Grecia, Francia e amministrative in Italia possano leggersi più o meno in uno stesso senso; almeno, io noto che vadano tutti in una medesima situazione. E cioè, come dice Quadrelli, che gran parte dell’elettorato si stia stancando dello status quo politico e cerca un modo per esprimere questo suo malcontento, questo rifiuto del sistema politico così com’è. Che poi lo esprima votando Grillo, il KKE o Malenchon, non è questio importante, per adesso.
    La questione è che ormai i governi e le opposizione “ufficiali” (quindi i due maggiori partiti in ogni stato), vengono leggittimate da circa un 30% degli elettori. Tutto il resto si perde fra astensionismo, voti buttati via in qualche modo, ma la sensazione è che una parte importante di questo elettorato cerchi sulla scheda qualcosa che possa rappresentare la linea di discontinuità, e non la trova. Non trovandola, si ritrova a votare Grillo. Ma, se Grillo è un coglione, ciò non toglie che molti dei suoi voti sono voti di sinistra, di una sinistra che vorrebbe rompere col sistema e cade nella provocazione Grillo, ma ci cade perchè manca l’alternativa.

    Anche secondo me, il dato delle amministrative italiane è sorprendente, roba da studiarci su e capire come intercettare questo malessere che per la prima volta viene espresso anche a livello elettorale. Mentre negli anni scorsi si turava il naso e si votava, oggi parte della popolazione non ci sta più, a turarsi il naso. Cerchiamo di capire come fare a intercettare tutto ciò, questa è una grande sfida, ma le condizioni oggettive piano piano stanno maturando..

  • Manfredi

    Secondo me il senso dell’intervento di Quadrelli è proprio che sebbene le condizioni oggettive stiano pian piano maturando (anzi, Quadrelli parla addirittura di “patrimonio storico della classe”!), mancano del tutto, in Italia, le condizioni soggettive (un Partito Comunista) per un cambiamento dell’attuale stato di cose.

    Quindi Quadrelli dice due cose: 1) la galassia di collettivi, centri sociali, partitini e “intellettuali d’oggi..” che compongono l’avanguardia comunista non basta, è assolutamente insufficiente, a prescindere da qualsiasi mutamento delle condizioni oggettive. Saremo sempre più poveri e arrabbiati, le manifestazioni di questo scontento sempre più caotiche e violente, eppure il progresso sociale e politico non si avrà. 2) La soluzione è nella costituzione di un partito comunista.

    Per quel che mi riguarda, sono sempre stato d’accordo con questa idea, ma ho paura di averla troppo spesso utilizzata come una sorta di ‘scusa’ per non prendere parte ad iniziative e organizzazioni ‘parziali’ (= diverse da un Partito Comunista del tipo indicato da Quadrelli…). Il fiorire di movimenti locali, centri sociali, collettivi etc si deve proprio alla scelta di tanti di “accontentarsi” di quella parzialità pur di portare avanti lotte fondamentali. Dunque una scelta nobile. Ma, ci dice Quadrelli, quella parzialità resta, ed impedisce a quei movimenti di rappresentare una vera opposizione al capitalismo.

    Io sono assolutamente d’accordo con l’intervento, ma poiché la questione è essenzialmente pratica, cosa si può fare per “mettere al centro del dibattito e dell’iniziativa politica la questione del Partito”? Mi piacerebbe leggere, nei commenti all’articolo, le risposte dei militanti (e dei Militant!) alla domanda fondamentale di Quadrelli. Grazie…

  • Non Un Passo Indietro

    In merito agli ultimi due commenti mi sento di dire che alcune valutazioni secondo me sopravvalutano eccesivamente quello che oggettivamente dovrebbe essere, ma nei fatti non è, la capacità di influenza di determinate “strutture”, poichè, la vera innovazione, stupendomi che non si arrivi mai al nodo centrale della questione, cioè che tutto ruota attorno al minimo comun denominatore che dovrebbe unificare PERLOMENO alcune realtà, ovvero sia il sapersi muovere in maniera lungimirante, ossia in un ottica anticapitalista, dando il peso necessario a quello che invece alcuni gruppi della sinistra extra-parlamentare vedono, in maniera totalmente cieca, come il proprio nemico principale, che non è quello di classe, bensì quello che lo Stato vuole che si identifichi come il proprio “opposto estremismo”.

    Quando ci si rapporterà finalmente al reale peso numerico e conseguentemente politico, di certe “espressioni” si vedrà finalmente il tutto in maniera più chiara.

  • flaneur62

    L’articolo è interessante e lo condivido nella prima parte, meno nella seconda. E’ vero che la classe dominante oggi ha sempre meno legittimazione e il suo governo-quello tecnico- esce male dalle elezioni.
    Ma penso che il problema vero sia il basso livello di conflitto in Italia rapportato alla situazione di crisi. Basso livello di conflittualità che ha dei responsabili: a cosa sono serviti i tre scioperi generali della Cgil fatti tra lo scorso anno se non a mettere il coperchio su una possibile radicalizzazione delle lotte esistenti?
    Credo che il problema vero oggi sia la scarsità o la mancanza di coscienza di classe. Quello che ieri era ceto medio e oggi è proletariato si pensa e si raffigura ancora come ceto medio. E in questa situazione il lavoro và fatto prima sul piano sociale creando un fronte che metta insieme lavoratori e precari contro le politiche della troika europea e della borghesia italiana alla cui guida si candida il Pd. Unire contro queste politiche chi il lavoro ce l’ha e sta perdendo tutte o quasi le garanzie e le tutele che aveva- i ferrovieri non hanno più un contratto nazionale di lavoro, ad esempio- e chi il lavoro non ce l’ha o ce l’ha con una delle innumerevoli forme contrattuali precarie. Penso sia in questo contesto che si possa formare quella coscienza di classe che porterà poi alla rappresentazione o all’autorappresentazione politica
    Il punto è che bisogna fare in fretta.

  • Alessandro

    A mio modesto avviso, la proposta oggi non può essere quella della ricostruzione del partito comunista.
    L’obiettivo, ovviamente, dev’essere quello; ma la costruzione del partito comunista è un processo che si staglia in un percorso storico che oggi manca del tutto. Non può nascere un partito comunista senza un movimento di classe, e oggi manca proprio il movimento di classe. Il partito comunista è l’avanguardia del movimento di classe, questo significa che esso può esistere solo quando ci sarà un movimento di classe in via di mobilitazione che però non trova l’organizzazione ideale per organizzare le sue lotte.
    Oggi manca proprio la premessa, ecco perchè secondo me dalla situazione attuale alla costruzione del partito comunista dev’esserci un passaggio mediano che ricostruisca le basi della mobilitazione di classe e, dal suo seno, possa portare la nascita di un partito comunista.
    Se oggi crei l’ennesimo partito comunista, sei destinato alla sconfitta storica. Oggi il costituente partito comunista deve nascere dai conflitti, non chiamarsi “partito comunista” e stare nelle lotte, ma non starci da accodato, ma promuoverle, fomentarle. Solo dopo, può nascere il partito comunista. Il partito comunista classico oggi come oggi è fuori dal discorso politico. Ragionare ancora come se avessimo alle spalle una massa sociale potenzialmente – e implicitamente – comunista è fuori dalla storia.

  • Alessandro

    Il commento di Flaneur62, che mi ha anticipato, sembra scritto in fotocopia al mio…mi ci ritrovo al 100%

  • rebeldia

    http://www.dazebaonews.it/economia/lavoro/item/10138-i-sindacati-di-base-uniti-per-dare-una-risposta-efficace-alle-politiche-del-governo Un primo segnale, ancora poco rispetto alla situazione drammatica che dobbiamo affrontare. Io non credo che il partito, visto che abbiamo deciso di chiamarlo così debba nascere dopo i conflitti che nascono spontanei.Con lo spontaneismo, al massimo possiamo ripetere l’esperienza di Genova, dove andando ognuno per proprio conto, si è dato lo spunto al regime per annientare intere generazioni di militanti.Solo con l’organizzazione, la ramificazione capillare nei quartieri, possiamo sperare di ricompattare le varie anime , non solo dell’antagonismo, ma anche dei semplici militanti, che vagano alla ricerca di un punto fermo da cui ripartire. I sindacati hanno gettato una base, ora spetta a tutti i vari partitini, collettivi, assemblee, comitati, nati spontaneamente a fare un primo passo, magari una grande assemblea in tutte le grandi città per decidere un percorso, dei punti fermi, come il diritto ad una vita dignitosa per tutti.Altrimenti, si andrà avanti, ognuno con le sue specificità, ma con numeri talmente esigui,che al confronto un giullare , populista e privo di una precisa identità, riesce a fare il boom alle elezioni.

  • Alessandro

    Chi ha parlato di conflitti spontanei?? L’embrione dell’organizzazione deve alimentare i conflitti, ma dubito che questo possa accadere “semplicisticamente” con la formazione di uno dei tanti “partiti comunisti”. Il partito comunista nasce nelle lotte, le alimenta, le organizza, le fomenta, le rigenera, ecc…

  • Nello

    Chi ha votato per il M5S non ha protestato ma si è impegnato per un programma che vi invito a leggere prima di parlare di quel cojone di Grillo che non era neanche candidato. Dateci un occhio
    http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf

  • [...] “A Genova su 504.110 elettori il numero dei votanti si è fermato a 263.849. Un’astensione n… [...]

  • quechua

    interessante questi commenti di chi rappresenta la democrazia nel campo sindacale e lavorativo :

    Susanna Camusso. “Le tensioni sociali sono figlie della difficoltà economica, ma il terrorismo non è figlio del disagio sociale, il terrorismo strumentalizza il disagio sociale – dichiara la leader Cgil -, non è una risposta né gli si può dare questa giustificazione”. Per quanto riguarda, invece, il movimento dei lavoratori, “il tema è quello di alzare la guardia, di non concedere nessuna attenutante – sottolinea con forza Camusso – perché è evidente che, nella storia, il terrorismo ha solo danneggiato i lavoratori, le loro conquiste, e soprattutto la democrazia del Paese”.

    Ma l’Italia, avverte la segretaria generale della Cgil, ha la necessità “di ricostruire una sua capacità di intelligence e di indagine rispetto a un fenomeno che, in qualche modo, pensando che fosse in esaurimento, non è stato al centro dell’attenzione”.

    (più repressione?

    Contrario all’uso dell’esercito il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che consiglia al governo di “rispondere alle richieste dei sindacati di polizia che chiedono più uomini, mezzi e risorse”. “Non si può militarizzare tutto il territorio italiano – avverte Bonanni -. Il terrorismo è stato sconfitto nel nostro Paese grazie alla coesione sociale e all’impegno straordinario del sindacato, dei partiti, delle forze di polizia e di tutte le istituzioni democratiche”. Il Governo, inoltre dovrebbe “dare più forza alla concertazione e al dialogo con le parti sociali per evitare tensioni e isolare le frange estremistiche, anarchiche e populistiche che sono alla base delle intimidazioni e degli atti violenti”, conclude Bonanni.

    (meno potere all’esercito, più soldi e potere alle polizie?)

    Pier Luigi Bersani, “non bisogna sottovalutare il fenomeno che può presentarsi in forme nuove, anche in forme molecolari, ma non per questo meno aggressive e pericolose. E’ chiaro che nel disagio sociale queste formazioni cercano l’acqua nella quale nuotare. Bisogna stare molto attenti anche alle parole che si dicono, perché non bisogna dare alibi”.

    (cerchiobottista, il solito cospiratore, figlio del copisar d’alemiano)

    Emma Bonino. “Mi ricordo gli anni del terrorismo – afferma la senatrice dei Radicali -, niente è mai uguale, ci possono essere similitudini ma in ogni caso la mia impressione è che alla fine è proprio la vanificazione della politica che produce effetti collaterali. La parte più violenta è la parte più preoccupante, ma a volte le forze politiche rischiano di soffiare sul fuoco senza rendersi conto che poi non possono spegnerlo quando decidono loro”. “Trovo irresponsabile questo meccanismo – aggiunge Bonino – e mi auguro che chi soffia sul fuoco si ponga qualche domanda in più. Ogni politica ha l’antipolitica che si merita, mi pare di aver sentito dire”.

    (mi sembra di ricordare che militant aveva sottolineato questo loro “gioco” politica/antipolitica, quello che è rimasto dei Radicali, del dopo giorgiana masi, aborto, dvorzio e antiproibizionismo si sintetizza in critica e giudizio, politica filoisraeliana, passando per diritti umani e disabili)

  • valerio

    Premetto che mi trovo spesso d’ accordo con i vostri post e vi preferisco a molti quotidiani nazionali.
    Non riesco a spiegarmi il motivo del perchè continuate a vomitare in testa a quei pochi esponenti di sinistra che continuano a lottare in difesa dei diritti dei lavoratori contro questo sistema capitalista guidato dai vari Monti o Marchionne.
    La federazione della sinistra a mio modesto avviso, non è che l’unica possibile risposta alla situazione politica che ci rappresenta.
    Qualcuno qui preferisce Grillo o Dipietro ! Mi sono dimenticato forse di qualcuno ?
    Purtroppo Lenin non c’ è più e se permettete io a votare ci voglio andare.

    Hasta la victoria.
    Un compagno

  • [...] di tornarci a breve con una nostra riflessione, nel frattempo così come già accaduto un mese fa (leggi) riceviamo e pubblichiamo più che volentieri un contributo al [...]

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