Oggi il Genoa, quart’ultimo in campionato e sotto di quattro gol in casa col Siena, sua diretta concorrente per la salvezza, è stato pesantemente contestato dai propri tifosi al Marassi. Subito, l’interruzione della partita è stata descritta in termini apocalittici da tutti – tutti – i commentatori sportivi, i giornalisti, pallonari vari e hostess televisive, camerieri e servitori che si aggirano nel magico mondo dello sport televisivo.
Non entriamo nel merito, vorremo però porre subito in chiaro come stanno le cose per noi:
1) I tifosi, organizzati o meno, hanno tutto il diritto di contestare, pacificamente o meno, la loro squadra di calcio se questa non si comporta dignitosamente in campo. Che non significa vincere le partite, ma portare rispetto ai propri sostenitori che consentono a tutto il carrozzone di andare avanti e ai giocatori di essere pagati
2) Per noi, i veri “proprietari” delle squadre di calcio rimangono i tifosi che le seguono. Hanno quindi tutto il diritto di esprimersi nel modo che ritengono opportuno, se questo atteggiamento è dettato solo dal tifo e dalla passione di una persona verso la propria squadra del cuore
3) Senza i tifosi, cioè persone che pagano per vedere la propria squadra di calcio (come di qualsiasi altro sport), non esisterebbero i giocatori, i presidenti, gli allenatori, i diritti televisivi, i programmi sportivi, il merchandising, le soubrette, ecc… Non sono dunque una variabile a sé, ma sono i diretti interessati di ciò che succede in campo e nella vita di una società
4) Il fenomeno del tifo organizzato può essere benissimo criticato, dileggiato o minimizzato, e che il calcio sia il nuovo “oppio dei popoli” non lo scopriamo certo adesso. Rimane il fatto che il tifo organizzato è uno dei modi d’espressione di vitalità collettiva più potente che abbiamo avuto in Italia da molti anni a questa parte. Non è il calcio, lo stadio o le curve a rendere “impolitici” o “disattenti” i frequentatori delle curve, e dunque non vale l’assioma per cui la fatica sprecata in curva potrebbe essere riversata nelle piazze per temi più “importanti”. Chi, come alcuni di noi, sono o sono stati parte di tifoserie organizzate non hanno mai posto la questione della militanza politica in contraddizione con quella di curva. Non è una o l’altra, ma l’una e l’altra, e così è anche per gli altri tifosi. In particolare poi per una tifoseria storicamente di sinistra, antirazzista e antifascista come quella genoana, che dimostra esattamente come si può essere ultras e compagni senza per questo essere in conflitto con se stessi
5) Le curve sono piene di contraddizioni e diversità, ma è innegabile che la maggior parte dei suoi frequentatori proviene dalla nostra stessa classe di riferimento, e per fare politica e *capire* la classe è necessario anche andare dove questa si riunisce collettivamente. La curva è uno di quei posti, uno di quei posti più importanti. Dunque, se una parte del proletariato si riconosce nei valori della vita collettiva del tifo organizzato, con le sue regole, i suoi miti, le sue leggi e le sue espressioni, queste più che snobbate andrebbero analizzate. E non stiamo dicendo che siano valori o leggi positive, ma che vanno analizzate senza la puzza sotto il naso per cui ciò che proviene dal mondo degli stadi è ontologicamente inferiore a ciò che proviene dalle piazze
Per tutto questo, oggi siamo vicini ai tifosi del Genoa criminalizzati dalle televisioni, che non possono tollerare un’interruzione momentanea di una partita, perché il “gioco deve andare avanti”, ne vale dei diritti televisivi e dei guadagni delle multinazionali dell’informazione.















ma quali ragioni? sono dei pagliacci!
non gli piace il calcio moderno? non gli piace la gestione Preziosi che nonostante tutto li ha presi da una B eterna e li ha portati in E.L.?
che se ne stiano a casa sti pagliacci!
Ovviamente, fra il dito e la luna ci passa di mezzo lo stolto. Discutere nel merito è cosa dei tifosi genoani. Se la società sia una buona società o meno; se i giocatori si stavano impegnando abbastanza o meno; se il Genoa merita la posizione in classifica o potrebbe stare più su o più giù: tutti problemi che non ci interessano perchè interessano esclusivamente i tifosi di quella squadra di calcio.
Il fatto è la criminalizzzione dei media, non altro. Appena il tifoso esce dalo schema preconfezionato televisivo, ecco abbattersi sulla sua testa la sequela interminabile di frasi fatte, di lamenti, di attacchi, di prese di posizione dai personaggi più disparati, tutti volti alla demonizzazione del tifo organizzato. Non in quanto tifo, attenzione, ma per il fatto di essere (auto)organizzato e dunque di sfuggire all’organizzazione imposta da altri (stato, questure, televisioni…).
Secondo questa logica, il tifoso in sè sarebbe buono, darebbe i soldi alle televisioni, sarebbe sportivo e per il fair play, ci sarebbero le famiglie allo stadio, eccetera eccetera, ma questo idillio è turbato dalle frazioni del tifo organizzato che sfuggono ai controlli del sistema organizzativo-repressivo e impongono le loro decisioni e le loro volontà al resto degli spettatori.
La versione di comodo che viene riproposta in ogni dove, dalle manifestazioni di piazza, le proteste, i cortei…una visione del mondo che tende a dividere fra buoni e cattivi, fra compatibili e incompatibili. Cose già viste, insomma…
se i giocatori sono costretti a dare le maglie ai tifosi è perchè sanno che se non lo fanno subiranno violenza fisica. E’ lo stesso meccanismo del pizzo, e quei tifosi sono OGGETTIVAMENTE mafiosi, altro che ribelli che rompono gli spazi preconfezionati
Per questa volta non troppo d’accordo con quello che dite. Dire che gli ultras mandano avanti il carrozzone del calcio e pagano gli stipendi ai giocatori è una bella forzatura, visto che a farlo sono gli abbonati sky e gli sponsor, grazie a cui arrivano i milioni di diritti tv. I soldi non arrivano certo da quattro pezzenti (in senso buono obv) che vanno in curva. Le analisi economiche dei fenomeni, in particolare quelle fatte da un punto di vista marxista, vanno fatte bene. Inoltre, come discorso generale, non mi piace l’esaltazione aprioristica di tutto ciò che esce dagli schemi. La non omologazione si può esprimere in molti modi, quelli rivoluzionari, gli unici di cui a mio avviso ci dovremmo interessare noi come compagni, sono solo una piccola parte. Se un gruppo di giovani passeggiassero per strada vestiti da clown, urlando come pazzi e mostrando il culo alle vecchiette che passano, sarebbero senz’altro persone non omologate che rifiutano gli schemi imposti dalla società, saranno anche autorganizzati e figli di operai, ma da compagno non devo per forza trovarci qualcosa di interessante. Così a mio avviso è per gli ultras: un modo di vivere non rivoluzionario (da non confondere con controrivouzionario, non dico questo!) di non omologarsi.
…con stima e rispetto!
Le curve sono un mondo interessante e popolare, anche se credo sia innegabile che l’esplodere del movimento ultras in Italia tra gli anni ’70 e gli anni ’80 sia stato legato anche all’implodere delle piazze e quindi corrisponda pure a un processo di (auto?)confinamento di quelle energie e di quei conflitti (rimando al bellissimo “La sindrome di Andy Capp”). Poi certo, nel mortorio che è seguito nella società italiana, ci sta che il conflitto ultras diventa paradossalmente una scuola di strada e di lotta. Non priva di grandi ambiguità. Dipende dalle soggettività concrete che poi “fanno” una curva.
Per quanto riguarda ieri, il rito dell’umiliazione dei calciatori, pur miliardari, francamente non mi ha entusiasmato.
RItornando infine al movimento ultras, rispetto a come lo abbiamo conosciuto negli anni ’80 e ’90, molti ancora oggi ne esaltano l’inafferrabilità. A me sembrano piuttosto dei sopravvissuti, con tutte le nevrosi del caso, al fatto che il capitalismo pallonaro italiano non ha i soldi per completare la ristrutturazione degli stadi. Dove è accaduto, questo ha trasformato lo stadio in un contesto molto controllato e selettivo economicamente e ha espulso gli ultras dalle curve quasi dappertutto.
Insomma devono ringraziare la crisi…
spiace sapere che tra i commenti ci siano quelli, MOLTO infelici, di CapitanoN6.
Che magari è della Lazio, e loro sì che di ragioni per contestare Lotito ne hanno quasi zero.
Personalmente, oltre che quotare l’articolo di Militant, apro una piccola parentesi su Preziosi, che sì, ci avrà portato in Coppa Uefa, ci ha regalato parecchie soddisfazioni in 5 anni…
ma è lo stesso di Genoa-Venezia truccata (ci ha fatto spedire in C1).
è lo stesso che ha trasformato il Genoa, dal vivaio piu’ bello e vincente d’Italia, a succursale di Milan e Inter per qualche milione di plusvalenza (Boateng)
Ed è lo stesso che, nonostante il quarto gruppo industriale al mondo nel settore dei giocattoli, ci sta mandando in B.
Quindi…di roba per fare casino ce n’è, eccome.
Che poi…guarda che strano.
Per gli intellettuali pennivendoli de noantri è giusto licenziare chi mostra “scarso rendimento” (rendimento, non impegno, badate bene)… e di questi che guadagnano centinaia di migliaia di euro che levano la gamba, che dovremmo dire??
Per me, comunque, è opportuno ricordare (e sbattere in faccia ai moralisti), che la contestazione è avvenuta senza incidenti.
senza torcere un capello a nessuno.
guardate qua che stile: rinviano alle 22.30 siviglia-levante per far finire la conferenza stampa di Mourinho… ma i tifosi del siviglia non ci stanno
In linea di massima condivido l’analisi ma non capisco le conclusioni. Il “movimento” e i compagni hanno molto snobbato lo stadio negli anni ’90. Poi, merito molto delle Bal, le cose sono cambiate (per fortuna) e tanti compagni sono tornati orgogliosamente nelle curve (segno anche di una ri-proletarizzazione del movimento fino ad allora soprattutto universitario e anche un po’ borghese). Alla fine però si è arrivato all’eccesso opposto: l’innamoramento del movimento ultras, un innamoramento che deriva a mio avviso dalla forza del legame collettivo di questo movimento e dalla carica di passione e rabbia che questo incarna. Una carica che nei movimenti di sinistra era venuta a mancare. Perfetto, siamo tornati ognuno a modo suo nelle curve. I migliori compagni della mia città sono sempre in curva, tra politica e curva scelgono l’una e l’altra come giustamente dite. Io però, e lo dico da malato di calcio, della mia squadra e dello stadio, non capisco perché dobbiamo andare dietro alle follie degli ultras. Cioè non entro nel dibattito violenza non violenza, me ne sbatto, ma dico: quel teatrino delle forche caudine ai giocatori, ma chi se ne fotte? Sì l’amore per la propria squadra è l’amore per la maglia (i giocatori per me sono quasi tutti mercenari e sono felice che nel mio stadio si facciano solo cori per la squadra e mai per i giocatori che vanno e vengono, mentre la maglia resta!) ma veramente se gli ultras sprecano la propria rabbia a contestare sti mercenari indegni in quel modo noi dobbiamo dargli ragione o, da compagni e tifosi, non dobbiamo pravare a dirgli “va bene il tifo ma indirizziamo la nostra rabbia ad altre cose?”. Questo non vuol dire snobbare ma provare ad essere, da comunisti, avanguardia anche nello stadio e non retroguardia che, affascinata da questo fenomeno collettivo che è il movimento ultras gli va dietro e gli liscia il pelo. La vita di un comunista in una società capitalista è fatta di contraddizioni e non possiamo fare i puri è chiaro. Non dico che dovremmo fare tutti come i tifosi dello United of Manchester e fondarci una squadra parallela, ma manco perdere tempo più di tanto appresso a questi burattini stramilionari. Gli ultras del Genoa li preferisco al lavoro dopo l’alluvione (lì sì esempio e avanguardia nel movimento ultras) ma sta cosa di far togliere le maglie, gesto simbolico quanto inutile, non so ma a me mi ha fatto solo tristezza. Il giorno che per una sconfitta della mia squadra mi ridurrò a partecipare a una contestazione del genere vorrà dire che ho davvero perso di vista i valori che da comunista mi dovrebbero guidare. Ripeto va bene comprendere, ma non per questo dobbiamo appoggiare necessariamente. La critica, se onesta e sincera, è un gesto molto più efficace e giusto dell’appoggio incondizionato (e non c’è bisogno di scomodare Mao per spiegarlo)
E lo dico con il massimo rispetto per i fratelli genoani
Forza Zena, forza Grifoni
chi minchiate i giocatori danno le maglie ai tifosi perchè i tifosi gli pagano le maglie e pure gli stipendi !! se non lo fanno subiranno violenza fisica? con tutta la polizia antisommossa schierata? vedete troppi film , in realta’ e piu’ facile demonizzare chi si incazza per una partita mal giocata da chi è pagato milioni di euro al mese , o venduta da altri ancora.. E piu’ facile prendersela con gli Ultras , non ho sentito nessun giornalista , ne ancorman televisivo parlare male di chi si vendeva le partite… no il male del calcio sono gli Ultras che si incazzano a vedere che il calcio è diventato solo un mezzo per fare soldi a scapito dello sport e della passione agonistica …
ogni volta…giù vittimismo.
d’accordo che il mov ultras è stato snobbato per anni..con livornesi, cosentini e ternani unici a scontrarsi con fascisti e repressioni.
poi ora…tutti di nuovo dentro..pure a roma..mi dicono..
mentre fuori sarebbe da prendere la bastiglia!
si potrebbe riassumere dicendo che dove si è lasciato lo stadio…è scarseggiato anche il sociale..
come se lo stadio aiutasse a unire e fare gruppo…
dove invece si è continuato a fare entrambi..
il movimento sociale è molto cresciuto..
3 esempi su tutti…roma, bergamo e firenze..
chi ha orecchie..ascolti..
poi arrivano gli arresti di teramo e ora le diffide di genova..e allora?
chi ha deciso di mettere i bastoni tra le ruote..
fà questo e altro..di critici o tuttologi ne ho le palle piene.
[...] @militant-blog Pubblica su:FacebookEmailTwitterLike this:LikeBe the first to like this post. [...]
complimenti compagn* per quanto scritto(condividiamo il 150% di quanto dite) sulla vicenda e anche sulle risposte date a qualche provocatorio e insensato commento di chi vede il calcio solo come un grande evento e non come aggregazione e partecipazione dal basso.
noi ogni lunedi facciamo la radio
http://www.facebook.com/groups/238815402831668/
e stasera la trasmissione è intitolata “no al calcio moderno” e visto che bisogna spiegare perchè secondo noi ieri i tifosi del genoa hanno fatto bene, ci farebbe piacere leggere il vsotro articolo in diretta.
ringraziandovi in anticipo, a pugno chiuso-iskra napoli
” Per noi, i veri “proprietari” delle squadre di calcio rimangono i tifosi che le seguono. Hanno quindi tutto il diritto di esprimersi….”
E’ come dire che i veri proprietari delle salumerie sono le massaie che ci vanno a spendere senza le quali la salumeria non esisterebbe. Quindi le massaie hanno tutto il diritto di distruggere la salumeria se il pane non è fresco.
Ma su.
I tifosi sono dei consumatori di un prodotto confezionato e venduto dai presidenti. Tutte le altre balle sulla passione, mentalità, appartenenza e amenità varie sono solo baggianate raccontate per fidelizzare e far spendere di più i gonzi.
Spiace constatare che in uno spazio come questo si cada su alcuni dei peggiori luoghi comuni borghesi.
Alcune considerazioni:
1)-Il movimento ultras è una realtà talmente variegata ed eterogenea che non vi si può fare riferimento se non in relazione alle singole realtà e/o al massimo alle singole città.
2)-In generale tra i pochi punti comuni che si riscontrano abbastanza trasversalmente (almeno nelle realtà ancora genuine rimaste estranee a logiche collaborative e/o di potere) ci sono sicuramente:
a)la composizione e lo strutturarsi “popolare” delle curve (laddove con il termine “popolare” s’intende chiamare in causa un concetto più ampio della semplice appartenza di classe).
b)il configurarsi delle diverse realtà ultras come vere e proprie avanguardie organizzate che lottano ogni settimana contro lo stesso sistema contro il quale lottiamo o dovremmo lottare noi.
E la diversità degli obiettivi (che pure c’è) non può cancellare questo dato.
Alla luce di quanto scritto i comunisti (e la sinistra in generale) si trovano di fronte due alternative:
1)Decidere di “sporcarsi le mani” e quindi entrare in contatto con queste realtà con un approccio che possa essere,perchè no,anche critico su alcuni punti,nel tentativo non dico di governarle (cosa che pure auspicherei) ma almeno di viverle stabilendo un rapporto organico con le persone che le compongono.
2)Continuare,nella migliore delle ipotesi,a sottovalutare,nella peggiore, a snobbare da un lato l’importanza di queste realtà ed il peso del conflitto che riescono a produrre dall’altro l’intelligenza di molte persone (e di molti compagni) che le curve le vivono abitualmente e che tutto sono fuorchè dei “pagliacci”.
Ovviamente,ove si scegliesse questa seconda ipotesi, occorre essere ben consci del fatto che abbandonare queste realtà significa lasciare campo libero…e a chi lo sappiamo tutti.
Provo a rispondere per ogni punto secondo il mio personale punto di vista:
1) “pacificamente” e basta. Chi minaccia di violenza un calciatore per una questione di “onore alla maglia” per me sta fuori e di molto. Concordo col commento di Giovanni.
2) I tifosi saranno pure per voi i proprietari delle squadre, ma nella pratica non mi pare proprio. Tranne poche eccezioni (Spagna) non hanno nulla in mano. A livello di entrate (soprattutto perché influiscono sugli sponsors) contano qualcosa tutte le forme di tifo: da quelli che vanno allo stadio a quelli che lo guardano in tv. Ma soprattutto contano pochissimo le forme auto-organizzate, purtroppo o per fortuna (magari ne parliamo).
3) Si continua a non fare distinzioni tra tifosi. I gruppi nelle curve influenzano gli sponsor o il marketing ? Con quale percentuale ? Avete dati alla mano per sostenere che un centinaio di tifosi del genoa contano più di TUTTE le altre forme di tifo che contribuiscono all’ “economia” del Genoa ?. E cmq se scomparisse tutto quell’indotto economico, sarebbe veramente un male ? E per chi ?
4) Sono d’accordo. Ma perché dire “l’una E l’altra” Cosi sembra quasi che la passione calcistica acquisti una legittimità solo se accompagnata ad un impegno sociale e politico. Una passione è legittima di per se no ? Caso mai una malattia deve avere una giustificazione (forse).
5) Bisogna entrare in ogni classe sociale e fare politica e propaganda. Sono d’accordo, ma se ci entri dentro bisogna essere consapevoli che si rischia di perdere l’obiettività, e quindi l’analisi che si vuole fare comincia ad essere condizionata.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/follia-ultra-genoa-quale/206598/
Spunti di analisi per una discussione collettiva.
Collettivo 20 Luglio (Scienze Politiche, Palermo)
Calcio e politica, ovvero quando il calcio si fa sfruttamento
Credo nell’importanza di appendere il proprio striscione in ogni stadio e ovunque giochi la propria squadra, a prescindere dal numero, dalla lontananza o dalla situazione di classifica.
Ieri a Genova è andata in onda l’ennesima puntata di una storia senza fine. Poco dopo l’inizio del secondo tempo della partita Genoa-Siena, sul risultato di 0-4, i tifosi rossoblù hanno dato vita ad una contestazione contro i propri giocatori, accusati di poco impegno e scarso attaccamento ad una maglia che ha fatto la storia del nostro calcio.
Anche questa volta non si è fatta attendere, da parte di giornali e tv, una netta condanna contro qualche centinaio di “facinorosi”, “professionisti della violenza”, “ultras scatenati” che hanno costretto l’arbitro e le autorità, nientepopodimeno che, a sospendere la partita per 45 minuti.
Ed eccoli tutti lì: Presidenti, Dirigenti, Politici, tutti pronti ad accusare i tifosi di voler rovinare lo sport più amato d’Italia, di voler imporre i loro diktat attraverso la violenza e le minacce.
Ma cosa è successo veramente ieri a Genova? Che significato dare a quegli eventi?
Partiamo innanzitutto da una semplicissima e banale constatazione: ieri non si è verificato nessun tipo di violenza, né un invasione di campo, né lancio di oggetti, né scontri con la polizia, niente di tutto questo, niente di folle insomma. Ieri i tifosi del Genoa, sdegnati dal comportamento dei giocatori, hanno semplicemente contestato la squadra obbligandola a togliersi una maglia che non meritano di indossare, una maglia che appartiene a chi segue sempre e comunque la squadra, a chi riempe ogni domenica le curve del proprio stadio, a chi macina centinaia di chilometri per non far mancare il proprio sostegno, a chi lotta contro la repressione pur di poter sventolare una bandiera.
Fatta questa doverosa precisazione, vogliamo adesso passare ad analizzare la situazione di un sistema-calcio profondamente malato e che riproduce appieno i peggiori meccanismi della nostra società.
Da anni ormai opinionisti e studiosi passano il tempo a domandarsi perchè i nostri stadi sono tra i più vuoti d’Europa, perchè il nostro calcio viene continuamente martoriato da scandali, scommesse, partite truccate (e il caro presidente del Genoa, Enrico Preziosi, ne sa qualcosa visto che qualche anno fa è stato colto con una valigia piena di soldi pronto a comprare una partita decisiva).
Le uniche risposte che sono stati in grado di propinarci sono sempre le stesse: il problema sono gli Ultras e le loro azioni violente che allontanano dagli stadi le famiglie con i bambini, il problema è la scarsa preparazione di società e polizia a fermare in tempo i teppisti. Ed ecco allora come giustificare l’utilizzo di strumenti normativi repressivi che limitano le libertà di tutti noi. Cominciarono tanti anni fa imponendo l’utilizzo della celere negli stadi (chi non ricorda agenti in antisommossa nelle curve “più calde”?), passando per la diffida (il famoso Daspo e il divieto di assistere ad eventi sportivi anche se ti sei reso colpevole di aver acceso un fumogeno in curva…uuhh che orrore!!), finendo con la tessera del tifoso (una vera e propria schedatura di tutti i tifosi, senza la quale è impedito a chiunque andare in trasferta o semplicemente abbonarsi!).
Contemporaneamente abbiamo assistito del tutto inermi ad una trasformazione radicale dell’organizzazione e della diffusione delle partite stesse con lo scopo di aumentare i profitti e gli introiti delle società. Ed ecco allora le pay-tv, pronte a mettere sul piatto centinaia di milioni di euro per la trasmissione delle partite pur di decidere come e quando le stesse partite si debbano giocare: anticipi al sabato, al venerdì, posticipi al lunedì, partite negli orari più strani, tutto pur di ottenere comodamente qualche milioncino da intascare senza troppa fatica!
E poi ancora, plusvalenze gonfiate, giocatori che cambiano le maglie delle squadre come fossero semplici camicie, allenatori che oggi dicono di odiare una squadra salvo poi ritrovarsi l’indomani seduto su quella panchina, agenti dei giocatori che intascano milioni di euro, i prezzi dei biglietti tutt’altro che popolari…
Ma tutto questo è capitato per caso? Tutto ciò è stato fatto davvero per il semplice interesse economico di qualche imprenditore e dei suoi lacchè?
Noi riteniamo di no, riteniamo ci sia qualcosa di molto più profondo dietro simili scelte, qualcosa di politicamente più ragionato.
Le curve, si sa, sono il luogo dove il proletariato metropolitano si incontra e dà vita a ragionamenti ed azioni collettive difficilmente riscontrabili nella quotidianità. Le curve rappresentano luoghi dove la creatività, la gioia e il sentirsi parte integrante di un qualcosa che vada oltre la propria individualità si manifestano con tutta la loro forza.
Non è un caso allora che lo stadio diventi luogo di sperimentazione della repressione dello stato. Non è un caso che i prezzi delle curve siano sempre meno accessibili ai proletari, così da tenere la gente a casa davanti al televisore, isolati, senza la possibilità di condividere gioie e dolori.
Non è un caso che numerose tifoserie di estrema destra siano finanziate da società e spesso da partiti politici a loro vicini.
Non è un caso che gli stadi vengano tenuti obsoleti e inagibili.
Non è un caso che venga negata libertà di movimento a quei tifosi non in possesso della tessera del tifoso, un po’ come viene negata tale libertà a tutti i migranti senza permesso di soggiorno.
Anche noi compagni dovremmo quindi porci qualche domanda e chiederci perchè troppo spesso e troppo facilmente abbiamo abbandonato le curve, e gli stadi in generale, alla destra fascista e reazionaria. Perchè abbiamo, troppo spesso, considerato quei luoghi come qualcosa di lontano e in contrapposizione con il nostro agire politico?
E’ vero, lo stadio non può avere la stessa importanza delle piazze, delle scuole, delle università, dei posti di lavoro, ma non può nemmeno essere considerato come un luogo in cui non entrare, da non attraversare con le proprie parole d’ordine e con le proprie pratiche.
Gli stadi sono casse di risonanza incredibili, che andrebbero utilizzate per far passare i nostri messaggi, per cacciare REALMENTE fascisti e qualunquisti nelle fogne, dove poter rivendicare tempo libero contro la schiavitù a cui siamo costretti ogni giorno.
Ecco allora che il nostro odio profondo contro questo sistema politico-economico, fatto di precarietà, sfruttamento, negazione di qualsiasi spazio, repressione e violenza, si ritrova appieno in una critica netta contro il “calcio moderno”, sempre più simile ad una società nella società.
Questo vuole essere un semplice contributo da cui poter partire per una discussione collettiva, senza la pretesa di esser stati esaurienti e con tante cose ancora da dire….
AMA IL CALCIO, ODIA IL CAPITALE!
Compagni contro il calcio moderno
Premesso che siamo ovviamente d’accordo con Dibba,
@ Marco: chi l’ha detto che
“Dire che gli ultras mandano avanti il carrozzone del calcio e pagano gli stipendi ai giocatori è una bella forzatura, visto che a farlo sono gli abbonati sky e gli sponsor, grazie a cui arrivano i milioni di diritti tv”
Chi ha parlato di ultras? Noi abbiamo parlato di *tifosi*. Tutti i tifosi, non esclusivamente gli ultras. E sono proprio quei tifosi che pagano gli abbonamenti (stadio o televisione, in questo caso poco importa) che sono i “proprietari” e i diretti interessati, nonchè gli unici che possono sindacare su come giocano i propri giocatori (anche perchè sono gli unici che ci rimettono i soldi, tutto il resto del carrozzone ci guadagna e basta).
Detto questo, evitiamo di entrare nel merito. Nel merito può essere anche che i tifosi del genoa abbiano sbagliato, non sta a noi dirlo.
E’ il metodo che vogliamo analizzare: i tifosi del genoa hanno tutto il diritto di comportarsi, nei confronti della squadra e della società, come meglio credono, senza essere criminalizzati dai media come invece è stato fatto.
Sono loro che decidono, perchè è loro lo sport, dei tifosi. Se non ci sono altri interessi e doppi fini dietro, tutto rientra perfettamente nella legittimità di contestare chi non viene ritenuto in quel momento degno di rappresentare la propria squadra e la propria città.
Il diritto alla contestazione, che sta lentamente scomparendo in Italia, va riaffermato con forza. Non la contestazione liberale del silenzio o del placido sdegno. No, qui dobbiamo riaffermare con forza il diritto a essere incazzati quando le cose vanno male, a sfogarsi e possibilimente a organizzarsi per isprimere il dissenso in forme anche non pacifiche.
“Diritto alla contestazione”…se quattro cojoni minacciano un giocatore perché hanno deciso che sta giocando male, vanno denunciati e basta. A regà la serie B capita! Che volevo fa ? Suicidio de massa ?!?! Capita pure un tumore ai polponi a chi è tossicodipendente per 30 anni. Smette de sfumà no eh ?
Io entro nel merito all’atto dei tifosi genoani proprio perché credo si sia passato e di molto il contatto con la realtà. Parlano di onore, di fedeltà alla maglia e poi c’hanno i paraocchi su quello che capita altrove e che magari domani capiterà pure a loro. Sempre più schiavi del DIO DENARO.
“In nome di chi? E di cosa? In Spagna il Getafe di Madrid – comprato dagli arabi del Royal Emirates Group – ha cambiato logo e nome, diventando Getafe Team Dubai. In Austria il Salisburgo – comprato dalla Red Bull – oltre al nome ha cambiato logo e colori sociali. In Inghilterra l’Arsenal di Londra, abbattuto il mitico Highbury ‘febbre a 90’ col petrolio degli sceicchi, oggi gioca nell’Emirates Stadium, proprio come in Germania – stesso brand naming – Bayern Monaco e Monaco 1860 giocano nell’Allianz Arena. E se i Mondiali 2022 vanno in Qatar (micro-emirato evidentemente con grande tradizione calcistica!) in Italia il nuovissimo Juventus Stadium rischia di votarsi ad un Dio Sponsor mentre la Roma a stelle e strisce (dopo un pensiero sul restyling del logo lupa) vuole il derby con la Lazio in USA, anziché all’ombra del Colosseo. Che ne pensano Tommasi e Petrucci? Se poi ci aggiungiamo tutto il resto della merda che c’è intorno al mondo del calcio, dal doping alle scommesse…mi spiegate che c’è rimasto di sano ?!? “
C’hanno tolto il diritto ad emozionarci per lo sport più bello del mondo. Questo hanno fatto.
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Giornalista terrorista, facessero vedere le lacrime dei giocatori che sapevano di avere torto, facessero vedere l’abbraccio di sculli col “tifoso cattivo” che piange insieme a lui . Tutto lo stadio ha contestato la squadra , 10 persone ci hanno messo la faccia e probabilmente la libertà . Il giocatore è un dipendente della tifoseria che paga partite , sponsor e televisioni . Se uno stadio intero protesta e decide che la partita va interrotta , così dev’essere . Si è parlato di violenza. Io ho visto solo scene drammatiche , nessuna violenza . Il questore istigava i giocatori a non togliersi la maglia, quella è violenza. Digos boia.
solo per puntualizzare.
le 3 piazze da esempio come bergamo, firenze e roma, hanno lasciato fare a fascisti e amici di padroneggiare e fare propaganda politica.
poi sugli arresti di genova, credo che siano per aver oltrepassato da curva a tribuna (divieto) e salito sopra il tunnell degli spogliatoi.
inoltre dico che ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita, chi gioca a calcio o si rompe una spalla a rugby o si sfascia una caviglia su una bicicletta.
quindi perchè continuare a sindacare e criticare?
a genova, molti ultras stavano pure tra operai e fincantieri, non vedo tanta distrazione li..anzi.
ultimissima cosa
gli arresti del 15 ottobre sono stati fatti grazie alla tessera del tifoso e al biglietto nominale, la famosa schedatura che ha aiutato l’alleanza ros-digos,
quindi credo che ora è un pò più chiara tutta la situazione.
tempi duri!
come diceva Salvatore, mosso dalla penna di Eco… …Penitenziagite!
http://www.today.it/sport/tifosi-genoa-siena-daspo-angeli-fango.html
SaLvE a TuTT@
premesso che è tanto che non frequento piu’ la curva della mia città..(curva sud roma)
MA il mio personale parere sui fatti appena successi è il seguente:
I genoani (tra l’altro una tifoseria di tutto rispetto sul piano esclusivamente “ultras”)hanno inscenato una protesta con metodi NORMALISSIMI. queste cose sono SEMPRE SUCCESSE in tutte le città; numerose volte negli ULTIMI 30 anni.
il modus operandi dello stadio è questo..niente di piu’ e niente di meno…si puo’ essere piu’ o meno d’accordo, contro, simpatizzare..ma non stupirci…sono cose consuete ed usuali se uno ha “familiarità” con i gradoni delle curve.
Arrovellandoci troppo il cervello sui modi, faremmo semplicemente il gioco della propaganda di regime, che vuole far passare una semplice(sacrosanta?) protesta ultras, per qualcosa che non è, come se fosse successo un’attentato o un fatto criminoso di rilievo.
Quello che mi premeva, era, appunto, cercar di capire, il modo in cui,in una città come ROMA, (ma anche MILANO o BOLOGNA) che tra l’altro aveva una curva, apparte qualche eccezione,FORTEMENTE CONNOTATA A SINISTRA, nel giro di 10 anni, come sia completamente cambiata la situazione.CHI è informato, anche un minimo, sà di cosa sto parlando.
Qualche risposta me la sono data:
1 le curve sono lo specchio dei tempi che corrono(dal riflusso del 77 sappiamo tutti com’è cambiato il modo di vivere il conflitto e com’è cambiata la popolazione in italia, ma piu’ in generale in europa. P2 DOCET)
2 Forza Nuova ha speso molte energie (e nn solo quelle) nel reclutamento di giovani negli stadi a partire dall’89.qui a roma soprattutto.
3 Il “disamoramento” di alcuni compagni verso il vivere ultras e le sue contraddizioni.
4 Il colpevole atteggiamento SNOB di alcuni compagni verso questo difficile e variegato microcosmo
5 Pochi anzi (quasi) nessuno è riuscito a fare una disamina decente sul tifo ultras in italia COMPLETAMENTE DALL’ESTERNO. chi ci capiva e scriveva in buona fede, aveva comunque(in passato o nel presente)militato in qualche gruppo o comunque frequentato lo stadio “in una certa maniera”
6 IL SOLITO PROBLEMA..OGNIPRESENTE in qualsiasi movimento: il ricambio generazionale
mi interesserebbe molto capire cosa ne pensate voi…sia chi frequenta lo stadio”in una certa maniera” sia chi è interessato dall’esterno
grazie in anticipo delle vostre risposte
R
volevo semplicemente far notare…che lo stadio è un punto di aggregazione forte, importante.BISOGNA ESSERE PRESENTI
non solo per tradizionalismi vari o altre ragioni”familiari”
ma usando il palcoscenico offerto da”mercenari strapagati che rincorrono un pallone” per evidenziare le contraddizioni del potere.Facendo capire(o riscoprire) alla gente CHE IL CALCIO è DEL POPOLO
Ditemi voi se Militant non ha azzeccato il tema! Straordinario dibattito! Uno spaccato infedele della realtà: di teste di ‘azzo sembrerebbe essercene po’e in giro!
Tranne rarissime eccezioni mi colpiscono in particolare le osservazioni dei critici. Magari uno ci si può anche incazza’ ma nessuno dice davvero stronzate.
Sarà perché io son di Livorno e le Bal le ho viste nascere, crescere, morire e “figliare” ma, anche senza l’enfasi del “laddove di riunisce la classe”, vi assicuro che vale la pena, magari in mancanza di meglio, di “provare a vivere” nel melting pot delle curve.
Per ragioni anagrafiche io ho sempre soltanto osservato. D’altronde, lo sapete, che parlo solo di emozioni e ricordi. Non voglio dire che qui, da me, sia tutto rose e fiori.
La mia Livorno vive una crisi drammatica sotto tutti i punti di vista, brutta, proprio brutta, però:
se quest’inverno un buon numero di famiglie ha trovato un tetto;
se un gruppo di scriteriati si prodiga perché i livornesi mangino le arance di Sarno e stringe legami con l’Aquila;
se c’è qualcuno che denuncia e mobilita la città sul disastro ecologico che stiamo vivendo dopo che la Grimaldi Lines ha scaricato barili di merda nel nostro/vostro mare;
se qualcuno sta insieme ai lavoratori delle microaziende che chiudono;
se qualcuno prova ad aprire gli occhi ai lavoratori delle aziende un po’ più grandi che chiudono sull’assoluta inefficacia delle politiche confederali;
se ogni tanto, qui in “provincia” passa qualcuno di “nuovo” e parliamo un po’ anche di ciò che accade “fuori”;
se festeggeremo il primo maggio con musiche e mangiate ma anche con un corteo pomeridiano, sfidando centrali sindacali amorfe…….se ecc. ecc. ecc……..
questo non è dovuto ai ragazzi delle Bal che ormai, anche loro, hanno una certa età ma a ragazzi che delle Bal hanno un rispetto profondo. Fanno parte della loro storia……magari piccola.
@ Iskra Napoli
Chiaramente potete fare dell’articolo tutto ciò che volete, scusate del ritardo con cui vi rispondiamo…
@ Antonio
I giocatori vengono pagati dai presidenti, che incassano i soldi da: biglietti dello stadio, diritti tv basati sugli abbonamenti dei tifosi a sky e sul canone rai, merchandising venduto, incassi derivanti da compravendita dei giocatori. Stop. Tre di questi quattro requisiti derivano direttamente dai soldi che i tifosi danno alle società. Dunque, chi paga, in questo caso i tifosi, ha tutto il diritto di contestare. Soprattutto perchè, come dice Lorenzo, i tifosi non possono mai entrare nel merito delle scelte societarie perchè in mano non hanno nulla. Dunque, l’unica arma che hanno è il diritto alla contestazione allo stadio.
Che contestazione sia!
p.s. Non sappiamo a che livelli di contestazione è abituata certa gente, ma quella di Genova è stata una contestazione ultras-soft. Non ci sono state violenze, non c’è stato alcun tipo di prevaricazione, c’è stata solo la richiesta di un chiarimento dopo che in casa il Genoa stava prendendo 4 sganassoni dal Siena. Forse avevano più di qualche motivazione per incazzarsi…soprattutto, a Genova la contestazione è stata compresa da tutti, senza i sensazionalismi di chi predica da lontano…
Sento sempre in giro, come molti di voi hanno ripetuto anche in questa discussione, che bisogna entrare negli stadi per non lasciare le curve alle destre. Ma che vuol dire ?
Quest’argomentazione esce sempre fuori ogni volta che qualcuno critica i gruppi ultrà. Ma che c’hanno il monopolio della propaganda politica negli stadi ? Sono meglio loro ? E perché ? I “tifosi militanti” che non appartengono a gruppi ultrà non ci stanno già dentro le curve ? E magari sono pure di più. Io ne conosco tanti di militanti che vanno allo stadio ma che non fanno parte di gruppi ultrà…
Io non sono mai entrato in un gruppo ultrà quindi non ne ho la minima idea di come possa entrarci la politica. Che si fa ? Non penso si metta qualcosa di “politico” nello statuto della tifoseria X giusto ? (ho dato una letta quello del Genoa e non ho trovato niente). Credo più si faccia indirettamente, creando legami autonomi tra i tifosi, per poi coinvolgerli in attività esterne, e in luoghi “altri” che non si limitino agli stadi, no ?
Su questo sono d’accordo. E’ normale che venga fatto, e deve essere fatto, come si fa in tutti i settori della società: scuole, università, piazze, etc. Però pare che si possa fare solo attraverso gruppi ultrà auto-organizzati…mah.
Vorrei sottolineare inoltre che l’espressione “entrare nelle curve” non vuol dire nulla. Non ci può essere un’azione, “ora sto fuori, ora entro”. Nella stadio, il “tifoso militante” o c’è o non c’è. Punto.
Le curve sono lo specchio della società (o parte di essa) e qui siamo tutti d’accordo. Ma sono appunto lo “specchio”, non la società stessa nel suo insieme. Sappiamo tutti che dalla fine degli anni ’80 c’è stata una progressiva fascistizzazione delle curve…ma perché ? Perché è PRIMA nella società tutta che questo fenomeno è avvenuto, e di riflesso gli stadi si sono riempiti di quello che le città hanno prodotto.
Se la maggior parte dei gruppi ultrà sono diventati quello che sono, un covo di fascisti, non è perché la sinistra benpensante stigmatizza il fenomeno ultrà (l’hanno sempre fatto o no? Hanno pure sempre rotto i coglioni agli autonomi ma non per questo gli autonomi hanno cessato di esistere). E’ successo perché sono state le classe popolari della società, ad aver virato a destra. La più grande colpa della sinistra è stata semmai la ritirata incosciente dalle periferie, dalla propaganda porta a porta. E poi grazie al cazzo che tutti a scuola negli anni ’90 sapevano a memoria Faccetta Nera, e che nei quartieri dove un tempo le sedi dell’MSI saltavano per aria nel giro di qualche minuto, ora sono un giardino di celtiche e svastiche.
Si riuscirà ad entrare nelle curve, e lo si farà automaticamente, se si riuscirà prima ad entrare nelle periferie di ogni città.
Sono daccordo con militant bisogna entrare automaticamente .La sinistra radical chich ha snobbato stadi e periferie permettendo alla destra di fare del becero populismo .Io vivo in periferia e so di cosa parlo . Senza tanti giri di parole
La curva non è automaticamente popolata solo e soltanto da ultras, ma anche da semplici tifosi che in curva ci vanno da pecore, quindi senza sapere cosa implichi il posizionarsi in curva.
La maggior parte delle curve, praticamente la totalità si basa sull’impegno e sulla guida di chi può a tutti gli effetti essere considerata un “avanguardia”, sia che questa si esprima attraverso il palesarsi formale del gruppo ultras, sia che questa si esprima attraverso il recente riproponimento del modello inglese hooligans/casual, che è schivo ad ogni inquadramento alle spalle di striscioni giganteschi, sciarpe, maglie del gruppo (e quant’altro richiami robe da anni ’80…), sia che questa si esprima nella maggioranza dei casi in una via di mezzo tra le due cose…
Con la tessera del tifoso, si è posto fine al mondo ultras per il semplice fatto che con essa è venuta a mancare la possibilità di trovarsi davanti presenze ultras avversarie all’interno dei settori ospiti.
E’ terminato così il confronto alla base dell’essenza ultras, che presuppone anche e soprattutto l’eventualità dello scontro fisico con le tifoserie rivali, un fattore che qualora le curve fossero popolate da 5000-6000 ultras avrebbe visto (in passati anche recenti) scontri di un certo livello ad ogni partita. Per chi non lo sapesse la lotta contro la tessera è portata avanti da frange minoritarie, ossia da frange di 40-50-100 persone che tra mille impedimenti burocratici cercano di presenziare, riuscindosi in casi rarissimi, all’interno degli stadi avversari, cercando di recuperare i biglietti di tribuna o dei distinti di volta in volta, con tutte le conseguenze repressive del caso.
C’è chi lo fa e chi no, c’è chi presenzia in casa e chi no, chi cerca di andare in trasferta e chi no, chi si tessera e chi no, chi rischia diffide di 5 anni e chi no.
Quanto al “curva rossa, curva fascista, curva apolitica”, la curva è in sè un’espressione pre-politica, con tutto ciò che ne deriva…
La curva ripropone il contesto cittadino ed in essa, volenti o nolenti, si ritrovano fianco a fianco, compagni, fascisti, fascisteria e modaioli vari… Personalmente non conosco il contesto genovese, ne sponda Sampdoria, ne Genoa, ma personalmente anche qualora ci fossero stati, ed è probabilissimo che ci fossero, persone non definibili compagni, il plauso dovrebbe partire proprio da qui, ossia da chi critica e lotta contro il mercato ed il capitale, l’azione dei genoani, spinta dalla difesa della propria maglia, della propria città, è un azione che ha criticato il profitto, umiliando mercenari che dei sacrifici di chi è ultras se ne sciacquano le palle, chi critica quell’azione difende i mercenari, difende i presidenti delle squadre di calcio e di conseguenza tutto il carro di merda che ne consegue.
Chi pensa di poter prendere piede in certi contesti brandendo la bandierina antifa in curva non ci ha mai messo piede.
ONORE ALLE BAL
Scusa “Non Un passo Indietro” se mi permetto ma avrei un paio di domande/osservazioni:
Che significa “la curva è in sè un’espressione pre-politica, con tutto ciò che ne deriva… “?
Senza voler fare riferimenti,data l’inopportunità della sede,a questa o quella realtà e a questo o quell’episodio credo tuttavia si possa dire che la curva sia una delle poche realtà politiche (nel senso autentico del termine) rimaste in questa nostra triste ed omologata società.
Ed oltre ad esserlo ontologicamente mi sembra che da parte dell’area politica opposta a quella che si esprime in questa sede ci sia stato negli ultimi anni un lavoro intenso per accentuare ancor di più questo tratto.
Poi tu scrivi “Chi pensa di poter prendere piede in certi contesti brandendo la bandierina antifa in curva non ci ha mai messo piede.”
Per carità, messa così è difficile non essere d’accordo però porre la questione in questi termini significa affrontarla in una prospettiva quantomento riduzionista.
Io voglio seguire il tuo discorso quando descrivi le curve come popolate da avanguardie organizzate e masse di semplici tifosi “che ci vanno da pecore”,c’è secondo me un che di semplificatorio ma lo voglio seguire lo stesso.
Il problema in un contesto del genere è il rapporto che si viene a creare tra queste due entità.
In particolare la capacità delle avanguardie di organizzare la masse e di porsi alla testa delle stesse formando un movimento più o meno unico ed omogeneo.
Questo è un punto la cui politicità mi sembra emerga in tutta la sua evidenza e che nulla ha a che fare con il brandire la bandierina antifà (attività che pure in generale non mi sentirei di disdegnare).
Ovviamente il presupposto teorico e pratico è la volontà delle avanguardie di cercare questo rapporto con le masse.
Se poi le avanguardie vogliono,cosa ovviamente legittima,restare tali disinteressandosi delle masse il discorso cambia.
http://www.youtube.com/watch?v=J2OmgN5G-i8
Questo in televisione è politica. La telecronaca di Italia-Serbia è politica, tutto in tv è politica.
Fare un coro allo stadio è pre-politica. E la curva in sè è un’espressione pre-politica perchè l’ultras limita la propria critica al sistema calcio e non si pone in contrapposizione al sistema economico nel suo complesso. Inoltre le modalità con cui poi vengono portate avanti determinate posizioni non sono certo documenti politici, ma al massimo volantini e comunicati che non sono certo nulla di illuminante per chi limita la propria “ribellione” al sistema calcio.
Sono d’accordo nel non fare riferimenti ad una o all’altra realtà, ma visto che di genoani si parla, correggo quello che ho scritto nel mio post precedente (molto semplicemente perchè non ho idea di quali posizioni politiche abbiano singolarmente quelle persone), ossia: se anche tra gli ultras che si sono spostati in tribuna a Genova facendo sospendare la gara, ci fossero stati leghisti, compagni, neofascisti tutti assieme, quella è stata e rimane un’azione ultras coi controcoglioni e a quanto si legge in giro quelle persone già stanno pagando abbondamente quanto fatto.
Quanto al lavoro della parte politica “opposta” alla nostra, personalmente opposto a me vedo sempre il nemico di classe, poi il resto è conseguenza. Ad ogni modo se ci fosse stato questo lavoro certosino da parte dei neofascisti, ad esempio a Roma ci sarebbero migliaia e migliaia di neofascisti militanti ufficialmente, non mi sembra che la situazione nella capitale sia questa.
Poi il “fascismo culturale e diffuso” è altra cosa e rapportarsi al coattello di 18 anni di periferia dicendo “tu sei fascista, io antifascista” non so quanto porti lontano. E’ riduttivo? In certi contesti la bandierina antifa quello significa.
Poi sulle avanguardie ed il loro rapporto con le masse siamo ovviamente d’accordo e le avanguardie per ciò che riguarda gli ultras contano su numeri assai bassi, ossia qualche centinaio di persone, un migliaio massimo, su curve di migliaia di persone, tanto per fare dei numeri.
Parlando di avanguardie in senso più generale, un corteo politico fatto da ultras è avanguardia rispetto al modo di stare in piazza che ha il popolo viola, per altre cose diciamo che l’ultras è tutt’altro che avanguardia, ma poi andremmo un po’ fuori tema…
Alcune considerazioni:
1)Non è scritto sulle tavole della legge che l’ultras debba limitare la sua critica al sistema calcio senza poterla estendere al sistema economico nel suo complesso.
Ed anzi secondo me in un epoca di repressione come questa l’estensione ed il miglioramento dell’orizzonte critico non farebbe altro che bene a realtà come quelle ultras che sfruttano molto le potenzialità aggregative del fenomeno denunciando spesso al contempo una certa pochezza sul piano contenutistico nell’analisi dei fenomeni che criticano.
2)Non so tu di dove sia (anche se dal nome e dal video postato potrei azzardare un’ipotesi…) ma evidentemente non conosci benissimo la realtà romana sia dal punto di vista ultras che da quello politico generale.
3)Sul discorso “avanguardie-masse” il tema secondo me non è tanto quello relativo alla consistenza numerica delle prime in relazione alle seconde quanto alla compattezza e/o conflittualità delle avanguardie al loro interno.
Chiunque abbia frequentato una curva sa che,ovunque,da bolzano a canicattì,anche quel migliaio organizzato è organizzato…per modo di dire! nel senso che molto probabilmente avrà dovuto fare e continurà a fare i conti con rivalità,scissioni,lotte inestine e fratricide e chi più ne ha più ne metta.
Allora il presupposto pratico per la ricerca da parte delle avanguardie organizzate del rapporto con le masse non è tanto la loro consistenza quanto la loro compattezza e la capacità di muoversi non solo sul piano tattico (l’episodio di genova,o,per fare un esempio a caso,quello di roma di ieri) ma anche sul piano strategico andando oltre il semplice (ma importante) momento aggregativo.
Ma anche qua il discorso diventerebbe lungo.
Saluti!
Sono un ex Ultras, la rabbia era troppa e le occasioni per sfogarla troppo poche, e così l’emozione vinse sulla ragione.
Ora che ho qualche anno di più, resta la bella esperienza di amicizia e condivisione, però non posso che pensare di essere stato un coglione a fare a schiaffi con coetanei, magari pure compagni, ma entrambi volevamo farlo.
La cosa che non riesco più a capire sono episodi come quello di Marassi; gente che in fabbrica subisce soprusi di ogni tipo e obbedisce silentemente, si ribella per 11 coglioni strapagati…
Ogni realtà fa storia a sè… cmq non sono livornese, scusami poi, ma parli di ultras come se stessi analizzando delle bestie da laboratorio, per me il discorso finisce qua, anche perchè l’intervento delle 13:01 ha detto tutto quello che c’era da dire.
Aggiungo solo, la ricerca dello scontro e lo scontro è parte fondamentale dell’essere ultras, senza scontri c’è il tifoso.
Poi se vuoi ti dico anche che 100 vs 100 la cosa finirebbe in carneficina ogni volta, ma evidentemente certe situazioni, come ovvio che sia, generano a volte teatralità, altre generano altro, a buon inteditor…
http://www.youtube.com/watch?v=Eb4E0ZeQ6k0
Saluti
“Senza i tifosi, cioè persone che pagano per vedere la propria squadra di calcio (…), non esisterebbero i giocatori, i presidenti”
Ne deriva che basterebbe eliminare i tifosi per veder sparire con loro anche calciatori, presidenti e padroni miliardari?
Lo avete scritto voi eh, mica io.
Eliminiamoli, dunque!
ma ancora con il calcio e con gli ultras stiamo? poi non ci meravigliamo che a san lorenzo per anni abbiamo abbassato le recchie per far posto a feccia come zappavigna e i suoi sgherri dei boys.. Buffoni
…bravo Romolo!! finalmente uno che dice come stanno le cose, eh? ce voleva sta lezione de ortodossia…
…buffone sei te, che straparli…o cerchi di capire il senso del post e la direzione del dibattito, oppure taci e risparmiaci la saccenza da tastiera…
questa non è Indymedia
che schifezza sentire quei fantagiornalisti pronti subito a usare parole durissime verso persone che hanno, direi in modo pacifico, semplicemente contestato una squadra di sfaticati senza rispetto per la maglia.
Detto questo, prima del calcio c’è tutta una vita..se ne facessero una ragione anche gli ultras.