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“Aleksandr Rodčenko” e “Realismi socialisti. Grande pittura sovietica, 1920-1970”

Un’arte comprensibile per le masse (Lenin)

 

Come avevamo anticipato nel post sull’esposizione delle opere di Deineka, in occasione delle iniziative per lo scambio culturale Italia-Russia 2011 il Palazzo delle Esposizioni di Roma sta ospitando dall’11 ottobre altre due mostre sull’arte russa del ‘900: Aleksandr Rodčenko e Realismi socialisti. Grande pittura sovietica, 1920-1970. Qualche giorno fa le abbiamo visitate entrambe, approfittando del fatto che, come ogni primo mercoledì del mese, gli under 30 entravano gratis.

Sulla retrospettiva su Rodčenko, organizzata dal Museo Casa della fotografia di Mosca, il nostro commento sarà breve: essa non rende il giusto onore al genio dell’artista, uno dei principali esponenti dell’Avanguardia russa del XX secolo e del costruttivismo russo. La disposizione delle opere – circa 300 tra fotografie, fotomontaggi e stampe vintage – risulta infatti piuttosto disordinata e difficile da seguire: esse sono spesso ammassate e alcune sono disposte talmente in alto sulle pareti che si vedono con difficoltà. Certo, Rodčenko è sempre Rodčenko e fotografie come i ritratti di Vladimir Majakoskij, la serie dedicata allo sport o il poster “Knigi” (“Libri”), pubblicità della casa editrice di stato (vedi), viste dal vivo, sono sempre emozionanti. Ma il merito è tutto di Rodčenko, i curatori gli hanno remato contro. Comunque, una retrospettiva da visitare.

Del tutto diverso è, invece, il discorso sull’altra mostra, la rassegna sui Realismi socialisti (la più grande mai presentata al di fuori dei confini russi), che è straordinaria sia nella scelta delle opere sia nella loro disposizione. Essa è inoltre accompagnata da pannelli esplicativi (stranamente) piuttosto onesti dal punto di vista politico e culturale: non contengono un’apologia dell’Urss, ma sono quanto meno abbastanza equidistanti da permettere di valutare il sistema che rappresentò nella sua complessità.

L’arco cronologico scelto, 1920-1970, ripercorre quasi completamente il periodo dell’esperienza sovietica, durante la quale la sperimentazione economica, politica e sociale coincise con quella artistica. Fin dagli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione, lo stato sovietico sostenne e finanziò migliaia di artisti, provenienti dalle zone più disparate del suo grande territorio multietnico. Nell’intento di diffondere un’arte dal forte contenuto sociale che fosse comprensibile e significativa per le masse (inizialmente in gran parte analfabete) e non solo per una ristretta cerchia di intellettuali, fu esaltata la superiorità del contenuto sulla forma: da qui la nascita del Realismo sovietico che, in opposizione ai movimenti artistici che si proponevano di fare tabula rasa del passato, incoraggiò il recupero di motivi stilistici ed iconografici dell’arte dei secoli precedenti. Un recupero che, tuttavia, non fu mai mera riproposizione, ma sempre sperimentazione e innovazione.

I risultati furono davvero notevoli, sia nel contenuto sia nella resa artistica: basti pensare che alcune delle opere degli anni ’40 (vedi) in alcuni dettagli sono tanto aderenti alla realtà da sembrare quasi delle fotografie e da far andare il pensiero a quelle degli iperrealisti occidentali post-anni ’70.

Ogni artista sovietico rispose in modo diverso – in ambito di tematiche e di approcci formali – alla sfida lanciata dal Realismo socialista. Esso non si presenta come una tendenza monolitica ed univoca e la rassegna dà conto di tutti i differenti risultati raggiunti: da qui il titolo, al plurale, della mostra. Non un’arte grigia al servizio di un regime, dunque, ma dinamismo culturale e sperimentazione continua.

Sono, queste, considerazioni piuttosto innovative: per decenni il Realismo socialista è rimasto al margine delle storie dell’arte complessive del Novecento, considerato non come movimento artistico in quanto tale, ma solo come il mero prodotto di un sistema definito “totalitario”, che avrebbe schiacciato la sperimentazione astratta dell’arte russa pre-rivoluzionaria. Come è ormai noto, tali punti di vista avevano un fondamento ideologico: studi autorevoli, infatti, hanno evidenziato che durante la guerra fredda la CIA e altri servizi hanno tatticamente sostenuto e promosso l’astrattismo, considerato più affine alla promozione dei valori liberali di stampo occidentale.

Le due mostre termineranno l’8 gennaio. Affrettatevi, perché meritano davvero!

 

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22 comments to “Aleksandr Rodčenko” e “Realismi socialisti. Grande pittura sovietica, 1920-1970”

  • Brigante

    “…studi autorevoli, infatti, hanno evidenziato che durante la guerra fredda la CIA e altri servizi hanno tatticamente sostenuto e promosso l’astrattismo, considerato più affine alla promozione dei valori liberali di stampo occidentale.”
    Avete qualche riferimento? Interessante ma non ho mai letto nulla a proposito.

  • Militant

    Se ne parla abbondantemente nell’introduzione del catalogo della mostra… ;)

  • valeria

    Confermo….la mostra “Realismi socialisti” è magnifica!

  • Alessandro

    Anche io avrei bisogno di qualche riferimento.

    “Astrattismo” in sè non significa nulla o vuol dire tutto. Bisogna interrogarsi che tipo di astrattismo la CIA avrebbe voluto favorire.
    L’astrattismo, in sè, è una corrente artistica che abbraccia tutti i campi dell’arte dalla metà dell’ottocento, con i primi impressionisti, ad ogni branca dell’arte contemporanea odierna.
    In netta contrapposizione all’arte figurativa esistente fino all’ottocento, l’opera astratta si pone come obiettivo quello di riempire di contenuti l’arte che si vuole rappresentare. Chiude un epoca storica in cui l’arte significa sostanzailmente “rappresentazione” di ciò che si vede, e apre quella dell’arte critica. Motivo per cui l’unica arte politica possibile è solo quella astratta, perchè è l’unica che non si pone il problema del “visuale”, della bravure tecnica nel riprodurre le immagini, ma ha come obiettivo supremo quella di veicolare un messaggio.

    Detto questo, infatti, la prima arte astratta prende piede proprio a seguito di quei fermenti rivoluzionari che ne costituiscono la necessaria base culturale, ed è proprio l’Unione Sovietica ad essere uno dei baricentri mondiali dell’astrattismo artistico dei primi anni trenta del novecento.

    Anche il realismo socialista si innesta in quel filone artistico “astrattista”, proprio perchè riprende le concezioni, direi filosofiche, degli espressionisti (guarda caso, anche qui molti sono russi), che sono una forma di arte astratta, si noti bene, e non di arte figurativa.

    Non è neanche un caso, oltretutto, che è proprio con l’astrattismo che l’artista si immerge nel politico. Basta dei e madonne, cami di grano e autoritratti, con l’arte astratta l’artista inizia a descrivere i problemi del mondo, l’artista diventa politico in tutti i sensi, e diventando politico di conseguenza diventa rivoluzionario, e infatti quasi tutti i grandi artisti del filone astrattista sono intimamente rivoluzionari. Chi palesemente comunista, chi obiettivamente rivoluzionario.

    Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare sul ruolo dell’arte, e soprattutto dell’arte realista, all’interno del contesto rivoluzionario sovietico, ma ho già scritto troppo, poi magari ci ritorno.

    Detto questo, però, quale forma d’astrattismo avrebbe finanziato la CIA? Rciordiamoci poi che l’arte moderna è appunto un mezzo, non il fine (come l’arte pre-moderna, appunto). Quindi, se il futurismo, per dire, nasce in Italia e in Russia, da una parte prende la strada della reazione, dall’altra quella rivoluzionaria. Perchè il mezzo, cioè l’arte, dipende dal messaggio che decide di imporgli l’autore e il suo contesto culturale. Anche il nazismo ha avuto il suo realismo, eppure era un realismo nazista, proprio perchè non esiste l’artista senza il suo contesto sociale nel quale opera.

  • emiliano

    Ciao compagni, sono un musicista e sto scrivendo uno studio su musica e comunismo. Purtroppo non ho il catalogo della mostra, quindi se potreste indicarmi dei riferimenti bibliografici o mandarmi una mail (sulla questione CIA astrattismo) mi fareste un grosso favore. Sempre che la militanza vi lasci tempo! ;)

  • Alessandro

    Mi sono scordato di aggiungere una cosa, che però è importante. Il realismo sovietico non è “rappresentazione della realtà”, ma costituisce una “iperealtà”, una raltà che non esiste ma che descrive, attraverso dei simboli rappresentati iperealisticamente, il senso della realtà che descrive.
    Non c’entra nulla, ma è un pò come i quadri di Hopper dell’iperealtà dell’america anni venti. Quadri che sembrano fotografie, e nonostante questo rientranti nell’astrattismo, se vogliamo prendere questa parola nel senso ampio di arte critica novecentesca. Perchè la realtà che vanno descrivendo non esiste così come descritta, ma attraverso appunto simboli. Un pò, e anche qui salto di palo in frasca, come Warhol, che per descrivere la realtà moderna degli anni sessanta dipinge una iperealistica lattina di zuppa pronta. E’ realistica, ma al tempo stesso astratta, e contiene un messaggio politico ben preciso.

  • Frank

    @ Emiliano, il libro che parla dei rapporti tra Cia e Astrattismo si chiama: THE CULTURAL COLD WAR
    The CIA and the World of Arts and Letters di Frances Stonor Saunder uscito nel 2000

  • Kamo

    Chi pubblica il catalogo?

  • Alessandro

    C’è un’ulteriore riflessione sull’arte sovietica nel tempo di Lenin e Stalin prima della guerra, cioè nel periodo di maggiore evoluzione ed espansione artistica del movimento sovietico.
    Una dei presupposti principali del socialismo è proprio quello di rendere accessibile la cultura, e dunque anche la produzione artistica, a tutti. Questo significa che anche, e soprattutto, il lavoratore deve avere la possibilità di comprendere l’arte, soprattutto l’arte moderna, l’unica peraltro che richiede uno sforzo di comprensione maggiore rispetto alla semplice arte figurativa.
    Questo però significa una cosa: che anche ai lavoratori dev’essere data la possibilità di apprendere gli strumenti per comprendere l’arte, non che l’arte deve diventare “semplice” e comprensibile a livello superificiale.

    Non confondiamo l’arte con la propaganda: la propaganda serve a veicolare messaggi verso tutti in forma semplice e diretta, l’arte serve a veicolare messaggi in forma artistica, quindi più elevata. Il socialismo, e l’arte socialista, non riducono l’arte a semplice propaganda, ma lavorano per dare gli strumenti ai lavoratori per comprendere non solo la semplice propaganda (che si comprende da sè e non richiede strumenti culturali), ma addirittura la forma artistica. E’ qui la grandezza dell’esperimento socialista in campo artistico.

    Quando Lenin dice “un arte comprensibile per le masse”, non intende rendere tutto comprensibile svalutando l’arte, ma elevando le possibilità culturali dei lavoratori di comprendere le forme d’arti moderne.

    Detto questo, è anche vero il fatto che nei primi anni, proprio perchè quello di elevare la condizione culturale dei lavoratori richiedeva un programma di largo respiro e di lungo periodo, l’arte e la propaganda andavano mischiandosi. Ma era un’impostazione tattica, momentanea, in attesa che anche i lavoratori avessero gli strumenti per comprendere il linguaggio artistico. E’ proprio allora che viene alla luce il grande movimento realista (peraltro non nato in Russia), che fa propaganda politica coi linguaggi dell’arte.
    Ma non è fine a sè stesso, come il realismo fascista e nazista, che intendono portare l’arte alle masse riducendo l’arte a strumento di mera propaganda al servizio dell’ideologia. No, l’arte sovietica è pregna di elementi culturali che avranno lo sbocco necessario nell’operaio che comprende l’arte moderna, che parla d’arte, che legge, che guarda i film, che va a teatro, che abbia una vita culturale oltre che lavorativa. Quetsa è l’arte per il popolo, un popolo che comprende l’arte tanto quanto i padroni chiusi nei loro uffici!

  • Ile

    Una mostra davvero bella!

    @Alessandro
    Secondo me c’è un equivoco di fondo in quello che dici. Il Realismo socialista non era una delle tante correnti del ’900 che si mette in linea con quello che tu definisci, un po’ troppo semplicisticamente secondo me, “astrattismo”. Il Realismo socialista è l’esatta denominazione che si dà all’arte di stato sovietica, che ROMPE con i movimenti artistici moderni, e che prende forma tra il 1932 e il 1953, con dei colpi di coda (di altissimo livello) durante il periodo brezneviano. In questo senso, il Realismo socialista si pone sulla stessa linea dei fenomeni artistici degli anni ’20 che si possono riassumere come “ritorno all’ordine”, che assunse anche diversissime coloriture politiche: per capirci, in Italia era espresso da “Valori plastici”, dichiratamente antisocialista e propugnatore della restaurazione di un canone, artistico e sociale; in Germania, invece, il “ritorno all’ordine” prese la forma della “Nuova oggettività”, che si presentava come REAZIONE ALL’ESPRESSIONISMO, un movimento che tra l’altro è tedesco (Schiele, Kuban e Kokoschka erano austriaci; Kirchner e Franz Marc erano tedeschi, Munch era norvegese… Jawlensky, Kandisky, Chagall e la Gončarova erano russi, ma erano emigrati e vivevano soprattutto in Germania… in gran parte tornarono in Russia solo con lo scoppio della prima guerra mondiale… ci saranno stati degli espressionisti russi, ma non mi sembrano i fondatori del movimento); i suoi artisti (della nuova oggettività) erano generalmente di sinistra: considerata “arte degenerata” dal nazismo, negli anni ’30 fu posta fine a questa esperienza.
    In Unione sovietica – piaccia o non piaccia – questo “ritorno al passato” è ancora più marcato.
    Credo che tu a proposito dell’astrattismo volessi parlare di primi 30 anni del Novencento e non di primi anni ’30, perchè nei primi anni ’30 l’astrattismo in Urss era completamente abolito (se non vietato…): con l’adesione sempre più netta dello stato sovietico al realismo, infatti, i non realisti (astrattisti e futuristi/raggisti… del resto già subito dopo la rivoluzione Lenin, parole sue, si era messo alla ricerca di artisti “ANTI-FUTURISTI affidabili”: si vede che del fatto che in Russia il futurismo fosse rivoluzionario gliene importava poco…) se ne vanno. Chagall torna a vivere a Parigi nel 1923, Kandisky torna in Germania nel 1921, Anton Pevsner se ne va nel 1922, suo fratello Naum Gabo si stabilisce a Parigi nel 1926, Larionov se ne va nel 1919.
    Rimane Malevic, che nel 1926 (o 1927, non ricordo e non mi va di controllare… non che le altre date non le abbia cercate per conferma, ma questa non saprei come cercarla) viene richiamato in Urss dalla Germania e viene arrestato nel 1930.
    Tatlin dal 1932 si dedica solo al disegno industriale.
    Insomma, delle avanguardie astratte degli anni ’10 ci rimane poco nell’Urss degli anni ’30. Anni ’30 in cui, tra l’altro, anche gli stessi Deineka e Rodchenko furono accusati di “formalismo” e messi sotto accusa per questo.
    Nonostante queste partenze, negli anni ’20, almeno fino al 1928 (data in cui termina, tra l’altro, la prima sala della mostra… diciamo quello che potrebbe essere definito come un “proto-realismo”), ci sono effettivamente delle esperienze pluraliste in Urss: ma non si tratta di realismo socialista, che invece è una corrente ben precisa! Certo, si ebbero ancora opere simboliste come “Il Bolcevico” (http://images2.corriereobjects.it/gallery/Cultura/2011/10_Ottobre/realismi-socialisti/1/img_1/01_kustodiev-bolscevico_672-458_resize.jpg) o astratte come la Formula del proletariato di Pietrogrado di Filonov, ma era appunto un periodo di transizione. Lenin, appunto, auspicava l’avvento di pittori “ANTI-FUTURISTI affidabili”, come Brodskij, che appunto fece opere come questa (http://www.themoscowtimes.com/photos/large/2006_03/2006_03_31/picture_2.jpg): egli fu uno degli iniziatori del “realismo eroico”, la corrente che anticipò il “realismo socialista” (di cui si può parlare propriamente solo dal 1932).
    Il realismo socialista recuperò proprio la pittura religiosa russa antica, l’arte italiana rinascimentale, il Modernismo… e, a livello iconografico, quello che tu descrivi come “dei e madonne, campi di grano e autoritratti” (se si escludono gli dei e le madonne, che col comunismo ateo avevano poco a che fare…). Dal 1932, in Urss non si ricorre più o quasi a principi pittorici modernisti e si cerca di mettere fine anche ai tentativi di coniugare realismo ed astrazione. Dalla metà degli anni ’30, le cose più sperimentali sono queste: http://www.deineka.info/images/works/parashtist_nad_morem.jpg
    Le influenze moderniste, poi, scompaino definitivamente con la campagna contro il formalismo, lanciata nel 1936. Si afferma invece la teoria, di stampo leninista, “del riflesso”, secondo cui ogni percezione era il riflesso, l’immagine specchiata della realtà: l’arte doveva essere socilista nel contenuto e realista nella forma. E le opere di questo periodo sono quelle che rappresentano Stalin come “guida, maestro ed amico”, come questo di Efanov (che non è esposto alla mostra, ma rende l’idea: http://faculty-web.at.northwestern.edu/art-history/werckmeister/April_1_1999/Efanov.jpg ), come questo di Lakitionov (http://www.soviethistory.org/images/Large/1947/ase072.jpg).
    Una tendenza che, ovviamente, si rafforza con la guerra, la Grande guerra patriottica… durante la quale vengono addirittura fatte opere come questo Aleksandr Nevskij di Korin (http://harmonia.tomsk.ru/files/Korin._Aleksandr_Nevskij.jpg): ovviamente rappresentare Nevskij ha un significato simbolico, ma è lo stesso significato simbolico che hanno avuto TUTTE le rappresentazioni di Nevskij come eroe nazionale russo (e quindi anti-germanico) a partire dal XV secolo. Per non parlare poi di questo ritratto di Zukov rappresentato come Napoleone: http://2.bp.blogspot.com/-wU5nLNeEIDY/TrLiy31GQ8I/AAAAAAAAADw/d-cbOWCdXxw/s320/IMG_0262.JPG
    Nel dopoguerra, alla “teoria del riflesso” si aggiung anche quella della “non conflittualità” delle immagini rappresentate: ed ecco che ci sono anche i campi (http://www12.georgetown.edu/students/organizations/nscs/capitalscholar/Stalin/Fig11.jpg ) e il grano (http://www.neue-gegenwart.de/images/tfk_jablonskaja_brot_1949.jpg)!
    Tra l’altro, alla fine degli anni ’40, con la “Disputa sull’arte”, si ritiene proprio FONDAMENTALE la cura dei dettagli, la finitura, ecc: insomma, ciò che definisci la “bravura tecnica nel riprodurre le immagini”!
    Solo negli anni ’50, inoltre, finisce di essere bandita la rappresentazione di atteggiamenti considerati antisociali, come il brutto voto a scuola o l’alcolismo. E poi venne Krusciov, ecc ecc
    Ma, alla luce di opere come quelle che ho linkato, del periodo diciamo 1932-1953, cioè l’apoteosi del Realismo socialista, mi sembra difficile affermare che il Realismo sovietico sia arte astratta e non figurativa: affermando ciò, si va anacronisticamente contro le sue stesse premesse.

    Infine, non capisco cosa voglia dire che “l’opera astratta si pone come obiettivo quello di riempire di contenuti l’arte che si vuole rappresentare. Chiude un epoca storica in cui l’arte significa sostanzailmente “rappresentazione” di ciò che si vede”: quando mai l’arte è stata SOLO rappresentazione di quello che si vede? Cioè, se si escludono i ritratti che i nobili si appendevano in casa (ma anche qui i simboli ci sono…) e le scene di genere (che so, quelle di caccia), l’arte ha sempre avuto dei contenuti che vanno al di là della mera rappresentazione. Perchè altrimenti pure “L’amor sacro e l’amor profano” di Tiziano diventa arte astratta…

  • andrea

    Io direi, invece, de dedicasse ar cinema a gennaio

    http://www.acabilfilm.it

    periodo migliore pè fa uscì sti film nun ce poteva esse, speriamo nun fomentano i già fomentati tutori dell’ordine…

  • Ile

    @Alessandro
    Ma perchè un’arte realista e figurativa dovrebbe essere uno “svilimento” dell’arte? Per comprendere una qualsiasi rappresentazione di Aleksandr Nievskij c’è bisogno di un bagaglio di conoscenze culturali enormi. Idem per comprendere la simbologia del ritratto di Zukov vincitore, che viene raffigurato come Napoleone (già questa, del resto, è una conoscenza culturale… se lo faccio vedere a mia nonna, non pensa al Napoleone di David).
    Non è che solo Mondrian è difficile e tutti devono arrivare a capire Mondrian per essere “elevati”…
    Uno può anche pensare che Kandiskij possa esprimere dei significati bellissimi, ma mi pare evidente che essi siano più forti se espressi alla maniera di Efanov: e questa è un’opzione POLITICA, che in Urss scelsero.

  • Alessandro

    Cazzo, hai messo in campo troppe cose, non saprei neanche da dove cominciare perciò vado in disordine.

    Prima cosa, io non definisco l’astrattismo, quindi non lo semplifico. L’arte astratta è assolutamente variegata, eterogenea e impossibile da sintetizzare. Si va dagli impressionisti a Pollock, da Kandinsky e Mondrian, da Picasso a Bracque a Malevic. Come fare a condensare tutto questo in un unica definizione? Ed è proprio per questo che l’affermazione “la CIA e altri servizi hanno tatticamente sostenuto e promosso l’astrattismo” ha poco senso.
    Allora, non dico, anzi credo proprio che sia avvenuto, che la guerra fredda culturale sia stata combattuta anche con la promozione di arti più efficaci per veicolare certi messaggi. Ma bisogna chiarire quali forme artistiche, cosa è stato veicolato, che tipo di astrattismo. Un’affemrazione di questo tipo invece fa pensare subito a questo: il realismo è di sinistra perchè si capisce subito quello che si vede, quindi possono comprenderlo tutti i lavoratori, mentre l’astrattismo è di destra perchè non è facilmente comprensibile il contenuto.
    Ecco, questa è un’affermazione falsa, ed è provato proprio dal fatto che tutte le avanguardie artistiche otto-novecentesche (o almeno la gran parte) nascono da contesti o da personaggi di cambiamento, di rottura, insomma rivoluzionari.
    Proprio in Russia, e in Unione Sovietica poi, fervono movimenti artistici astrattisti (in tutti i sensi) che però flirtano alla grande con l’esperienza rivoluzionaria, e le condanne postume dell’involuzione sovietica non bastano a considerare certe forme d’arte contro-rivoluzionarie. Altrimenti sarebbero controrivoluzionari Majakovskij, Malevic e i tanti altri futuristi russi che contribuirono alla rinascita culturale russa. Il che è chiaramente un controsenso.

    L’involuzione sovietica si comprende pure dalla messa al bando, come tu dici, di Rodcenko stesso, accusato addirittura di formalismo. Questo sempre per la necessità sovietica di usare l’arte per scopi propagandistici, che a mio modo di vedere andava sicuramente bene per una fase, ma che non poteva costituire le fondamenta della produzione artistica sovietica, cosa che poi ha tentato di fare successivamente.

    Sulla contrapposizione arte figurativa/arte astratta. E’ evidente che l’arte è sempre stato uno strumento per veicolare messaggi. Solo che l’arte moderna si pone questo come obiettivo, l’arte premoderna figurativa lo pone come accessorio. Il metro di giudizio di Michelangelo o di Caravaggio è la bellezza della forma artistica che creano, non per il messaggio, che pure c’è, ed è l’esaltazione di Dio e della chiesa, della rilettura di passi del vangelo e della veneraizone della Madonna. Anche l’opera d’arte che mira a esprimere un messaggio, lo fa tramite la figura.
    L’arte moderna rompe la necessità di produrre raffigurazioni, si fa quasi esclusivamente forma di rappresentazione del pensiero e non della forma. Ora, per fare esempi a cazzo, è evidente che non è più la necessità di rappresentazioe l’obiettivo dell’artista. Picasso sa disegnare esattamente Leonardo, ma non si pone più come obiettivo quello di rappresentare visivamente qualcosa. Utilizza immagini defomrate per poter dire qualcosa che vada al di là del mero aspetto estetico. C’è bisogno di nuovi linguaggi, di linguaggi rivoluzionari perchè la società impone la rottura col linguaggio classico.
    Nel mentre, è nata la fotografia, il cinema, l’esigenza di riprodurre il reale ha perso notevolmente significato, la figura non è più nell’ordine delle priorità, l’artista deve svelare ciò che si trova dietro all’immagine.

    Ma soprattutto, e per concludere, l’arte figurativa esprime il messaggio che parte dall’autore, dall’individuo, dal sentimento (e dunque l’amore, la passione, la religione). L’arte moderna invece si prende in carico il fatto di descrivere la società, il pensiero, la collettività. L’uomo non è più solo coi suoi pensieri, ma parte di un tutto sempre più impossibile da riconciliare, e questo porta a non accontentarsi più delle forme classiche ma di scoprire altre vie

  • Alessandro

    “Uno può anche pensare che Kandiskij possa esprimere dei significati bellissimi, ma mi pare evidente che essi siano più forti se espressi alla maniera di Efanov: e questa è un’opzione POLITICA, che in Urss scelsero.”

    E infatti non c’è contraddizione! l’errore sta proprio nel considerarli in contrapposizione. Gurda che a me l’arte realista piace, e il realismo socialista è uno dei più grandi esempi d’arte moderna, dov’è che ho detto il contrario?

    Ho tentato di spiegare il fatto che se l’Unione Sovietica ha scelto un certo tipo d’arte sacrificandone un’altra, l’ha fatto per un preciso intento politico “tattico” che poi, nella sua involuzione, è divenuto strategico (e quindi sbagliato). L’arte veicola un messaggio, l’importante è il messaggio non il mezzo! Non c’è contrapposizione fra realismo socialista, futurismo, astrattismo, espressionismo, sono correnti artistiche differenti che se utilizzate politicamente portano tutte allo stesso risultato. L’errore, appunto, sta nel considerare una forma artistica migliore “a prescindere”, piuttosto che andare a vedere il contenuto che cerca di trasmettere

  • Frank

    Credo che sia utile al proseguo della discussione che venga preso in esame uno scritto fondamentale di Lenin in quel periodo: “Sulla cultura proletaria” che traccerà la guida sopra la quale si muoveranno i movimenti artistici sovietici almeno fino alla metà degli anni trenta. Purtroppo in italiano non ho trovato neanche questo, mi prendo la briga di tradurlo sbrigativamente tanto è corto. Se volete leggere la versione in inglese la trovate qui http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1920/oct/09b.htm e qui http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1920/oct/08.htm

    SULLA CULTURA PROLETARA
    Progetto di risoluzione
    1) Tutto il lavoro educativo nella Repubblica sovietica di operai e contadini, nel campo della formazione politica in generale e nel campo dell’arte in particolare, dovrebbe essere impregnato dello spirito della lotta di classe condotta dal proletariato per il perseguimento degli obiettivi della sua dittatura, cioè il rovesciamento della borghesia, l’abolizione delle classi, e l’eliminazione di ogni forma di sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

    2) Quindi, il proletariato, sia attraverso la sua avanguardia, il Partito Comunista,che attraverso i vari tipi di organizzazioni proletarie in genere, dovrebbe dimostrare il massimo impegno e giocare un ruolo di primo piano in tutto il lavoro relativo alla pubblica istruzione.

    3) Tutta l’esperienza della storia moderna e, in particolare, più di mezzo secolo di vecchia lotta rivoluzionaria del proletariato in tutti i paesi dalla comparsa del Manifesto Comunista ha indubbiamente dimostrato che la concezione del mondo marxista è l’unica vera espressione degli interessi, del punto di vista, e della cultura del proletariato rivoluzionario.

    4) Il marxismo si è dimostrato come l’ideologia del proletariato rivoluzionario, perché, lungi dal rifiutare le conquiste più preziose dell’epoca borghese, ha, al contrario, assimilato e rimodellato qualsiasi cosa di valore di più di duemila anni di sviluppo del pensiero e della cultura umana. Solo ulteriori lavori su questa base e in questa direzione, ispirati all’esperienza pratica della dittatura del proletariato intesa come fase finale nella lotta contro ogni forma di sfruttamento, possono essere riconosciuti come lo sviluppo di una vera cultura proletaria.

    5) Aderendo fermamente a questa posizione di principio, il Congresso della Cultura Proletaria, rifiuta nel modo più assoluto, come alienati teoricamente e dannosi praticamente, tutti i tentativi di inventare il proprio particolare genere culturale, di rimanere isolati in organizzazioni autonome e, di marcare una linea di demarcazione nel campo di lavoro del Commissariato del Popolo per l’Educazione e la Cultura Proletaria, o di impostare una linea “autonoma” all’interno del Proletcult stabilita dal Commissariato del Popolo per l’Educazione. Al contrario, il Congresso invita tutte le organizzazioni del Proletcult a considerarsi pienamente in dovere di agire come organi ausiliari del Commissariato del Popolo per l’Educazione, e per svolgere i loro compiti sotto la guida generale delle autorità sovietiche (in particolare, del Commissariato del Popolo per l’Educazione) e del Partito comunista russo, come parte dei compiti della dittatura del proletariato.

    BOZZA DI UNA RISOLUZIONE PER LA CULTURA PROLETARIA

    1. Non idee particolari, ma il marxismo.

    2. Non l’invenzione di una nuova cultura proletaria, ma lo sviluppo dei migliori modelli, le tradizioni ed i risultati della cultura esistente, dal punto di vista della concezione del mondo marxista e delle condizioni di vita e di lotta del proletariato nel periodo della sua dittatura.

    3. Non oltre il Commissariato del popolo per l’istruzione, ma come parte di essa, dato che la RCP + Commissariato per l’Istruzione = Proletcult.

    4. Stretto legame con Proletcult e subordinazione al Commissariato per l’Istruzione.

  • Alessandro

    Sono d’accordo con Lenin!

  • Ile

    - Sull’astrattismo (e la Cia…)
    Ok, l’arte astratta è difficile da definire, però in realtà si può, secondo la differenza tra “astrazione” e “astrattismo”. Io credo che tu faccia riferimento – parlando di un’impostazione ottocentesca della questione – all’”astrazione” più che all’”Astrattismo”. Per capirci, quella teorizzata da Gauguin quando parlava di una visione totalmente pittorica che seguisse delle indicazioni soggettive, lontane “quanto più possibile dalla fotografia”: l’opera si doveva quindi basare su un codice stabilito dall’artista e non dal rapporto natura/pittura. Da queste premesse si passò poi, gradualmente, alla non-figurazione e, quindi, ad un’arte non figurativa. Una delle correnti di questa arte non-figurativa fu l’Astrattismo, cioè il preciso movimento artistico (variegato, non omogeneo, non strutturato)che si sviluppò negli anni ’10 ecc ecc e che ebbe come esponenti Kandiskij, Kupka, Delaunay, Mondrian, Malevic, ecc ecc E’ anche vero, tuttavia, che il termine “astrattismo” ha poi, erroneamente, assorbito completamente il concetto di “astrazione”, perdendo la specificità del movimento a cui si riferiva per passare ad indicare tutte le arti non figurative.
    Ora, mi sembra ovvio che DURANTE LA GUERRA FREDDA la Cia non poteva SOSTENERE E PROMUOVERE L’ASTRATTISMO che si era già sviluppato 40 anni prima: poteva però promuovere certamente delle forme di arte non figurativa CONTEMPORANEE ALLA GUERRA FREDDA e rappresentare il realismo sovietico come paccottiglia e retaggio del passato che aveva schiacciato ed abolito i movimenti artistici astratti DEL PASSATO.
    Io non penso che l’arte astratta sia di destra (per quanto sia obiettivamente poco comprensibile e, in alcuni casi, per me poco emozionante), ma mi sembra accettabile ritenere che i valori a cui faceva riferimento (niente scuola, niente canone e, quindi, in un certo senso, individualismo) fossero più adatti a rappresentare i valori occidentali rispetto ai ritratti di Stalin. E, infatti, si dice che la Cia sostenne l’astrattismo in modo strumentale, non che l’astrattismo sostenne i valori occidentali: nel realismo sovietico, invece, il rapporto tra arte e politica era un interscambio reciproco.
    Per questo nessuno dice che Majakovskij o Malevic o Rodhcenko fossero contro-rivoluzionari: semplicemente, la loro modalità di espressione artistica fu ritenuta MENO ADATTA NELLA FORMA a costituire la nuova arte di stato sovietica.

    - Sul Realismo sovietico
    E qui veniamo al fraintendimento: noi stiamo parlando del Realismo sovietico, che è l’oggetto della mostra. Ora, tu lo consideri un’”involuzione” perchè forse preferisci l’arte non figurativa che lo precedeva: e sei liberissimo di farlo. Ma non si tratta di un’involuzione del Realismo sovietico: QUESTA “INVOLUZIONE” è il Realismo sovietico. Per questo, credo, non abbia molto fondamento considerarlo una forma di arte astratta. In Russia, anche nella Russia immediatamente post-rivoluzionaria, c’erano sicuramente moltissime espressione artistiche non figurative: ma non fanno evidentemente parte della corrente che prende il nome di Realismo sovietico. Poi uno, anche apprezzando il Realismo sovietico in generale, può anche dire “Aò, a me il ritratto di Zukov mi fa cacare”, mica è un reato.

    - Sull’arte astratta/figurativa
    Prima di tutto avrei bisogno un chiarimento: per arte moderna intendi solo l’arte contemporanea (diciamo da fine ’700 in poi), diciamo secondo la definzione anglo-sassone di “modern”? O la intendi dalla fase successiva all’arte medievale, secondo la definizione dei paesi latini? E ti riferisci solo all’arte italiana? Non vorrei rispondere una cosa per un’altra.
    Tu dici che per Michelangelo (molto meno per Caravaggio), il metro di giudiizo è la “bellezza”. Questo è anche vero, ma perchè la “bellezza” faceva parte del contenuto dell’opera: ovvero, avvicinava a dio, era simbolo della sua espressione e perfezione, ecc. Ora a me immaginare la Cappella Sistina affrescata con personaggi con i baffetti come quelli di Mirò mi fa un po’ ridere: non si rispetterebbe il canone per quel tipo di rappresentazioni. Però, ad esempio, contemporaneo di Caravaggio era Annibale Carracci che, accanto a tutti gli affreschi (per palazzo Farnese, per Santa Maria del Popolo, ecc.), basati sulla “bellezza”, ha tutta una produzione pittorica molto diversa, che si può riassumere nel “Mangiafagioli” (lo linko, anche se è famosissimo visto che tra l’altro sta sulla copertina del classico libro di cucina che tutti abbiamo in casa, “Il talismano della felicità” di Ada Boni: http://www.frammentiarte.it/dal%20Gotico/Carracci%20opere/5%20Carracci%20-%20il%20mangiafagioli.jpg), che è uno dei quadri che amo di più di tutta l’arte dalla preistoria ad oggi. E questo perchè? Perchè se non devi gratificare preti, papi e nobili che ti pagano per fare altro, se esci dal discorso della committenza (che secondo me è il vero punto di passaggio all’arte contemporanea), puoi fare quello che ti pare: e la bellezza – come anche la cura per il particolare e per il dettaglio – diventa un contenuto come un altro legato ad un canone specifico, che puoi anche abbandonare.
    Ma, del resto, anche oggi quando si costruiscono nuove chiese ci si rifà a quel canone che prevede anche la bellezza di Michelangelo e Caravaggio (che ne stava abbastanza fuori da farsi censurare, basta pensare alla fine che ha fatto la “Morte della Vergine”, che infatti sta al Louvre e non nella cappella di famiglia di non mi ricordo quale chiesa per cui era stata commissionata), non è che ci dipingono un gesù crocifisso accompagnato dalla scritta “questo non è cristo crocifisso” o degli angeli che suonano un violino come quelli di Braque. Questo è un discorso di canone, non di modernità però…

  • Ile

    (Dette tutte ste cose, mi sono letta i link postati da Frank, e i finanziamenti si riferiscono a quello che prende il nome di “Espressionismo astratto” e che si è sviluppato negli Usa: quindi Pollock, de Kooning, Rothko; posto che essi si auto-inserivano in una linea di continuità con Kandiskij, Mondrian, Malevic, ecc. mi sembra che il mio ragionamento di sopra possa tornare…)

  • Alessandro

    Ma dov’è che ho detto che il realismo socialista sarebbe una “involuzione” rispetto alle correnti artistiche precedenti? Io penso esattamente il contrario, che il realismo socialista è una delle massime espressioni dell’arte socialista!

    Quello che io contesto è questo: il messggio politico trasmittibile da correnti artistiche differenti ha la stessa valenza e la stessa importanza, e non si può ridurlo a un “mi piace” o “non mi piace”, basato unicamente sul gusto individuale e non consapevole.
    Questo non vuol dire che tutte le correnti artistiche stiano sullo stesso piano, anzi: alcune sono migliori e decisamente più importanti di altre, ma per dirlo bisogna capirle, non fermarsi all’immagine. Reiterando così la solita contrapposizione fra figura e concetto, per cui tutto ciò che è figurativo è migliore di ciò che è apparentemente meno comprensibile (non sto dicendo che stai dicendo questa cosa, ma che così la pensa molta gente che parla d’arte senza averne gli strumenti).

    Su arte astratta/astrattismo sono d’accordo con tutta la prima parte del tuo post. Sulle coordinate storico-cronologiche dei movimenti artistici, diciamo che bisogna guardare al movimento artistico nel suo insieme: anche oggi ci sono artisti esclusivamente figurativi, anche negli anni 20 c’erano, ma erano evidentemente fuori dal contesto artistico di quegli anni. Così come non era completamente assente una pittura a suo modo concettuale nel periodo “classico”, ma anch’essa si poneva fuori dal percorso artistico collettivo.
    Diciamo però che dalla metà dell’ottocento, con i primi impressionisti, il concetto di riprodurre tale e quale del paesaggio esterno iniziava a venire meno, perchè l’artista non sentiva più la necessità solamente di “riprodurre”, ma anche di “interpretare”. Ecco, dal momento che l’interpretazione sopravanza, sempre più nettamente, la riproduzione, ecco che si ha, secondo me, la vera opera d’arte, cioè quella che attiva il pensiero, l’opera d’arte rivoluzionaria. E su questo piano si, preferisco decisamente l’arte moderna. Senza però minimizzare o relativizzare l’importanza e la genialità dell’arte classica, sia chiaro, non voglio fare paragoni assurdi fra rinascimento e novecento. Ma se c’è una cosa che può essere salvata dell’arte pittorica anche oggi che ha perso notevolmente importanza è proprio il fatto di poter creare punti di vista alieni e distorti rispetto ad un arte meramente figurativa.

  • Ile

    No, io non penso che l’arte figurativa sia meglio dell’arte astratta. Proprio a gusto, a me piace il realismo ottocentesco (che comunque era un movimento di rottura rispetto all’accademia) quanto il surrealismo novecentesco, che è invece astratto.
    Poi certo che il messaggio politico trasmesso da correnti diverse dal realismo ha la stessa importanza: solo che, tatticamente, fu ritenuto meno adatto nella FORMA, ma il contenuto era ovviamente rivoluzionario. Per questo il realismo sovietico si è fermato, ha preso ossigeno, e ha recuperato dal passato dal punto di vista iconografico: perchè si riteneva – e ripeto, questa è scelta politica – che se dovevano rappresentare Zukov come vincitore niente era più adatto del canone che si era costruito per i vincitori, col cavallo e compagnia cantando. E, quindi, ripartirono da David.
    Dopo la seconda guerra mondiale, cioè 20 anni dopo, la Cia, pensando a come portare avanti la sua guerra psicologica, ha pensato “ma insomma, se sto realismo sovietico ha soppiantato kandiskij e malevic, perchè non supportiamo un po’ esperienze artistiche che si richiamino ad essi rappresentandoli come interni al nostro campo?”. Facendo questo, però, il discorso si spostato dalla forma al contenuto, facendone una questione di ideali. Ma è la cia che ha fatto questo ragionamento, non quanti hanno studiato e scoperto questa cosa… o almeno credo… ;)

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