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ACCADEVA OGGI…

26 September :
2006 - Silvia Baraldini, ai domiciliari per motivi di salute dal 2001, viene finalmente scarcerata

STATS

non li votiamo perchè…/1

Tra qualche mese, la primavera prossima o al massimo quella del 2013 se il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti dovesse tenere, saremo chiamati a votare. Immaginiamo fin d’ora gli appelli e le riflessioni sulla necessità di una santa alleanza che vada dal terzo polo fino alla sinistra “radicale” per “liberare” l’Italia dalla cricca del bunga bunga. Immaginiamo pure gli inviti alla “ragionevolezza” che arriveranno un po’ da tutte le parti nei confronti di chi magari proverà a sollevare qualche dubbio. Ogni perplessità andrà accantonata in nome dell’obbiettivo principale: cacciare il nano. Non è certo difficile prevedere quale sarà lo scenario in cui ci troveremo a dibattere, anzi, riteniamo che questo sia un esercizio piuttosto banale… visto che tutto questo è già accaduto. Più e più volte. Da vent’anni a questa parte il refrain che ci sentiamo ripetere alla vigilia di ogni appuntamento elettorale è sempre lo stesso: “ma come, non volete cacciare Berlusconi?” oppure “è il nostro popolo che ce lo chiede” o ancora “se ci presentassimo da soli i nostri elettori non capirebbero” fino al sempre verde “dobbiamo unirci altrimenti vincono le destre“. Un piano inclinato di cui non si vede la fine, anche perchè ci sarà sempre un “meno peggio” a cui appigliarsi. E così, inseguendo questa logica perversa, il Paese si è di fatto ritrovato ad assomigliare sempre di più al cavaliere. Come collettivo non siamo degli astensionisti per principio, riteniamo che con i dovuti anticorpi il movimento di classe possa utilizzare anche lo strumento elettorale qualora le condizioni lo rendano utile. Per intenderci, se ci fosse un Partito Comunista degno di tale nome molto probabilmente lo voteremmo. E la stessa cosa faremmo di fronte ad una lista anticapitalista in grado di andare oltre percentuali omeopatiche. Ma visto che la situazione è tutt’altra e che la sinistra radicale è quiello che è, crediamo sia necessario che i lavoratori comincino a riaffermare la propria autonomia anche attraverso la scelta politica del non voto, fuori da ogni compromesso a perdere e dalla camicia di forza imposta dal bipolarismo. Per questo motivo abbiamo deciso di inaugurare una rubrica aperiodica, aperta anche ai suggerimenti dei lettori del blog, in cui proveremo ad infilare tutte le ragioni per cui non andremo mai a votare per il PD o per chi si allea, in forma più o meno organica, con il PD. Lo abbiamo fatto anche perchè, come scrivono gli esperti di media, viviamo immersi in un flusso talmente vorticoso di informazioni che spesso non riusciamo “memorizzare” le cose essenziali. Il rischio, insomma, è che il nostro hard disk non sia in grado di contenere tutto e che per far spazio a nuovi dati sia portato a cancellare quelli più vecchi facendoci dimenticare alcune “fattarelli” che sono tutt’altro che dettagli e che invece  dovrebbero orientare le noste scelte. Iniziamo con quello che è accaduto in questi giorni (ma potremmo dire in questi anni) in Val di Susa. Grazie al clima bipartisan che si è creato sulla necessità di aprire il cantiere della TAV e partecipare al banchetto dei fondi europei abbiamo assistito prima alla militarizzazione della valle e allo sgombero violento del presidio, e poi alla repressione poliziesca della manifestazione del 3 luglio. Siamo convinti che senza il placet del PD tutto questo non sarebbe potuto accadere nelle forme e con la virulenza con cui è accaduto. I lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, le cariche indiscriminate, i rastrellamenti nei paesini e le violenze sui fermati sono perciò da addebitare anche al cosiddetta maggiore forza d’opposizione. Del resto quale sia stato il ruolo del partito di Bersani, Fassino e Chiamparino in questa vicenda lo ha chiarito (anche se non ce n’era bisogno) la campagna di criminalizzazione del movimento NO TAV partita immediatamente dopo la manifestazione. Un concerto di idiozie degno di un partito reazionario, ma del resto che cos’è oggi il PD? E quindi se adesso Maroni può straparlare di imputazioni di terrorismo e di tentato omicidio a carico dei manifestanti  è anche grazie alle dichiarazioni di solidarietà “incondizionata” alle forze dell’ordine e di “ferma condanna” della violenza arrivate dal PD. Per due sassi rotolati una volta tanto dalla parte giusta il redivivo Napolitano ha parlato addirittura di “violenza eversiva” e di “inaccettabile attacco alle istituzioni”. Verrebbe da chiedersi come possa parlare di “violenza” proprio lui che è il principale artefice della partecipazione dell’Italia ai bombardamenti NATO sulla Libia, ma si sa che il doppio standard in politica è l’abitudine. Così coma la faccia da culo. Altrettanto bizantine sono state però le dichiarazioni di certa “sinistra” sempre pronta a separare i “buoni dai “cattivi” e a distribuire, non si sa bene in nome di chi e di cosa, patenti di legittimità. Ci riferiamo all’imbarazzatissimo Vendola, al resuscitato Bonelli e al massone Diliberto che è arrivato addirittura a invocare la carcerazione preventiva per i famigerati black blok. Insomma, quando sarà, non venite a chiederci di andare a votare turandoci il naso, perchè per non respirare i vostri lacrimogeni lo abbiamo dovuto già fare il 3 luglio.

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28 comments to non li votiamo perchè…/1

  • Icho Melnik

    Di Diliberto ministro val la pena ricordare anche, nel Febbraio del 1999, la istituzione ufficiale del GOM, il corpo repressivo delle guardie carcerarie diventato presto tristemente famoso, e di un ‘Ufficio per la garanzia penale’, avente nella sostanza natura di un servizio segreto con compiti ‘informativi’ riguardo i prigionieri,

  • Lorenzo

    “Domenica, 3 luglio 2011
    16:00 La gente comune applaude i black bloc”

    Val di Susa , manifestazione No Tav – Diretta SMS
    http://www.corriere.it/direttasms/valdisusa_18/index_valdisusa_18.shtml

    “evitate di leggere stronzate, di parlare di violenza e blocco nero, di infiltrati e provocazioni! Solo tanta sana resistenza, tutta completamente coordinata con i valligiani”
    Rientro dalla Val Susa…
    http://baruda.net/2011/07/04/rientro-dalla-val-susa/

  • Giancarlo

    Ottimo articolo e totalmente condivisibile. Certamente nel 2013 o anche prima verranno a cercarci. Salvo miracolose apparizioni dell’ultima ora, ritengo che l’astensione sia, al momento, l’unica soluzione possibile. Astensione attiva.

  • rebeldia

    Come gia’ scrissi polemicamente con chi preferiva dialogare con la sinistra moderata, piuttosto che con il fascista Alemanno,la differenza fondamentale tra i due soggetti è che il fascista è quello che apertamente difende le sue idee reazionarie, arretrate, violente, prevaricatrici, e pur di restare a galla si dimena tra il sostegno ad un governo mafioso ed il tentativo patetico di difendere le istanze sociali di un proletariato ormai lasciato a se stesso.Diversamente il centro sx e la sfilza di partiti che paraculescamente si pongono a sinistra, ma di che poi, non hanno mai nascosto la loro idea di societa’ moderna, liberalizzata dalle regole, sottomessa ai comandamenti dell’imperialismo piu’ violento, quindi solidali con quelle istituzioni, dal FMI alla BCE che come unico scopo hanno quello di favorire i maggiori gruppi di potere economici . Per far questo non si preoccupano di devastare il territorio, di massacrare la scuola pubblica(vedi Berlinguer)di introdurre nuove regole e precarieta’ nel mondo del lavoro, utilizzando i’poveri’ giuslavoristi, il cui unico scopo era quello di creare una nuova categoria umana , quella degli schiavi a chiamata.Come dimenticare poi l’opera demolitrice nel Lazio, da parte di Marrazzo, con la chiusura di ospedali e riduzione di risorse, mentre per favorire l’alta borghesia, si incrementavano iniziative e risorse verso il mondo della moda , della musica e del cinema, attivita’ lodevoli, ma infinitamente meno importanti dei servizi sociali.Nessuno poi si scordera’ dei rifiuti di Napoli, governata sia a livello locale che regionale da figuri loschi come Iervolino e Bassolino.Sorvoliamo sul sindaco di Bologna, ma alla fine, come si puo’ chiedere a dei militanti comunisti, di votare turandosi il naso un leccapiedi del vaticano come Rutelli o una strenua paladina d’Israele come la Bonino??? Quindi condivido in pieno l’articolo, compresa la politica dell’astensione , finche ‘ la base non riuscira’ , seguendo l’esempio eroico dei resistenti NO TAV a creare una nuova compagine politica, fuori dal parlamento, in grado di coagulare tutte le migliaia di iniziative spontanee, che stanno nascendo in tutta Italia. Oggi occorre fare fronte, che sia anticapitalista, antimperialista, antisionista e soprattutto senza vertici, ma strutturato orizzontalmente e determinato.Saluti comunisti.

  • altro

    incominciate a guardare le cose sotto “altre” luci.
    eppure tacciate chiunque la pensi diversamente come terzaposizionisti.
    la lotta extraparlamentare non inizia ora nel 2011.
    questo articolo assomiglia a qualcuno che si è svegliato da poco, quindi mi chiedo,
    è un articolo di mea culpa o di consiglio sociale?
    perchè se ancora cerchiamo di consigliare la gente, qui passano altri 200 anni.
    il mondo si cambia con le azioni e non cercando sempre consenso o numeri o scommesse.
    altrimenti sempre dentro le sabbie mobili…si vivrà.

  • behemoth

    un piccolo video del corteo
    che mostra nell’ultima scena
    l’unità tra “buoni”e “cattivi”.
    stavolta il corriere è stato molto meno criminalizzante
    di repubblica e la stampa e quasi meglio del buonista manifesto…

    http://www.youtube.com/watch?v=Ag_j4pAlS-o

  • Roberto

    Una piccola ma sostanziale precisazione: leggendo il comunicato originale (http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7637&mode=thread&order=0&thold=0) in realtà, Diliberto non sembra invocare il carcere preventivo (quello che si fa dopo essere stati denunciati e si è in attesa di processo) ma addirittura il carcere CAUTELATIVO, come ai tempi del Fascismo, quando in occasione delle visite del duce si metteva in galera, tanto per stare tranquilli, chi avrebbe potuto nuocere…!!!

  • Alessandro

    Io credo che qui si corra il rischio serio di cadere nel famigerato “massimalismo”. Forse sarà una parola e un concetto logoro e ormai in disuso, ma non riesco a trovare altre parole che rendano meglio l’idea che mi ha dato questo post.

    Che io, che tutti noi, consideriamo il centrosinistra speculare al centrodestra è una ovvietà, non c’è bisogno neanche più di ribadirlo ogni volta.
    Che noi a noi piace solo il partito comunista che fa le barricate, radicato nelle fabbriche e che organizzi i lavoratori, anche questa è una ovvietà talmente ovvia che non ha bisogno di promemoria.
    Altra cosa, però, è capire la fase, il contesto in cui ci veniamo a trovare, e capire come avere ancora i mezzi per incidere politicamente in un mondo che non ragiona più politicamente.
    Ci troviamo senza mezzi, senza strumenti, attualmente, per incidere sullo sviluppo economico e sociale. Neanche avessimo un movimento coi controcazzi fatto di milioni di persone, figuriamoci ora che il movimento non esiste più come un insieme variegato ma univoco ma vive solo di episodiche “eventualità”, (14 dicembre, val di susa, e nel mezzo il niente..)
    Perchè la globalizzazione (sintetizzo) ha spezzato il ruolo mediatore della politica fra economica e società. Ruolo che la politica “borghese” ha sempre interpretato a servizio della produzione e del capitale, ma che cmq esisteva. Mentre prima c’era il politico (il presidente del consiglio, il parlamento, il governatore, ecc…) che mediava fra le ragioni del padronato e quelle del lavoro, oggi le istituzioni economiche, gli “imprenditori” si autorappresentano direttamente, senza necessità di mediazioni. E’ un fenomeno creato dalla globalizzazione, ma che in Italia ha avuto il suo apice con Berlusconi, cioè con un imprenditore che non si serve più della politica, ma che scende direttamente in politica per amministrare i suoi interessi e quelli della classe che rappresenta.

    Ora, credo che noi dobbiamo ragionare, in questa fase, su come ricostruire quelle condizioni che ci consentano poi di incidere politicamente, cioè di ridare alla politica la possibilità di rappresentarsi e di ritrovare quel ruolo “mediatore” che prima aveva e oggi non ha più.

    Per fare questo, al di la di rafforzarci noi stessi come movimenti comunisti e anticapitalisti, dobbiamo favorire quei passaggi -anche macropolitici- che possano agevolare questa condizione. Quello di cacciare Berlusconi dal potere è uno di questi passaggi che noi dovremmo favorire. No far vincere il PD piuttosto che il PDL (cosa di cui non me ne frega nulla, sia chiaro), ma *impedire* che Berlusconi, cioè un imprenditore, un capitalista, abbia anche ruoli politici.
    Sembrerà un’ovvietà, ma prima di venti anni fa nessun capitalista aveva ruoli di rilievo nella politica. Il parlamento era fatto da politici, al più da uomini di legge o di lettere. Oggi è fatto da imprenditori, da capitalisti che dirigoni la loro attività industriale dal parlamento.
    Primai ncidevano, eccome, ma non manovravano *direttamente* le leve politiche di uno stato.
    Con Berlusconi tutto questo è cambiato, la politica non esiste più perchè il capitale si rappresenta direttamente, non ha bisogno di mediazioni, del ruolo mediatore della politica. Fa tutto da solo, e quello che fa la controparte (il lavoro) non interessa più.

    Come facciamo noi ad inveritre questa tendenza, oltre all’ovvio fatto di rafforzarci noi come organizzazione e come proposta politica? Astenerci e basta non è una soluzione, anche perchè non è che siamo così forti nelle piazze da renderci autonomi dalla politica. Dobbiamo contribuire a ricreare le condizioni affinchè la politica torni a svolgere il suo ruolo. Già avere un politico, qualsiasi esso sia (anche con l’Alfano di turno cambierebbe già moltissimo), al posto di un capitalista al governo, sarebbe già un bel passo avanti.

    per cui io andrò a votare, non importa cosa, va bene tutto perchè tutto è uguale o ininfluente in sè, ma abbattere il capitalista al governo è un fatto positivo anche per noi stessi, contribuirebbe a ricreare quelle condizioni che nel frattempo sono scomparse.

  • stefano

    Prodi quindi si sarebbe beccato il tuo voto anticapitalista??
    A quel livello sotto bandiere nere,azzurre,verdi,rosa e viola batte un solo cuore,quello del grande capitale,delle banche..
    ..mi spiace ma non la penso come te!
    In Grecia non si stanno astenendo,ne stanno votando il riformista di turno.Oramai in tutto il mondo (forse Islanda esclusa…eheheh) è chiaro che le forze moderate sono le più affezionate all’attuale status quo aka dovrebbero essere il nostro nemico naturale.
    Cambiamento radicale ora,senza distrazioni,senza leccare la mano ai padroni del mondo.

    Il problema non è il capitalista ma il capitalismo che si rinnova e travisa!!

  • Alessandro

    Ma lascia perde la grecia, quelli hanno già abbattuto due governi e hanno l’autonomia necessaria per fare quello che gli pare, là la dialettica politica interna è fra anarchici e comunisti, stanno su un altro pianeta. Noi continuiamo a non fare i conti con la realtà italiana fatta di assenza di conflitto. Il conflitto è quello nei luoghi di produzione, no nelle manifestazione dei black block. In grecia stanno già in doppia cifra in quanto a scioperi generali, qua neanche uno da anni, neanche nell’anno della mobilitazione operaia d’autunno.
    Non facciamo paragoni impropri.

    Su Prodi e l’anticapitalismo, noto che non hai capito nulla del mio discorso, ma va bene così…

  • altro

    alessandro, su alcune cose la penso come te, su altre no, ma tanto con quelli come me, mezzi fasci o sbirri non ci parli..giusto?
    paragoni con greci o americhe latine..dai non scherziamo, che qui la gente piange per 2 scarpe sporche di fango o per uno sciopero che ti leva 30 euro dalla busta paga.
    rispondo poi a stefano.
    hai sottolineato islanda.
    non sò se per caso o per un abbaglio.
    islanda eccome invece…

    infine, votare chi e per cosa?
    che senso ha votare?
    per un domani poter governare o tirare somme o dirigere o legiferare?
    i soviet sono superati come mao tse tung e tutto il brodo anti e anti-anti.
    il capitalismo è il frutto di un modello di vita “politico”.
    uscire dalla politica è il primo passo per cambiare questo fottuto mondo. sveglia!

    Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
    Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

    Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

    Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
    ■2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
    ■2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%
    ■2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
    ■2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.

    Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.
    Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
    Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
    Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

    SINCERAMENTE NO.

    I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
    Siamo davvero sicuri che non ci sia “censura” o manipolazione nei mass-media?
    Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso.
    I più “tecnologicamente avanzati” potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo, lanciare una salvifica catena di Sant’Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

    L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

  • altro

    ovvio che l’articolo è riportato e copiato e incollato.

    io aggiungo che nel durante ci sia stato il famoso vulcano.
    qualcuno parlava di “ricatti tecnologici” della piramide massonica giudaica americana dei rockfeller, del nuovo ordine mondiale, degli zeitgeist e altre paranoie varie moderne.

    io dico che quando l’uomo difende la terra, la rispetta, la terra difende e premia quegli uomini.

    detto questo, la nostra “valle” a breve ci darà una dimostrazione.

  • Salvo

    Su TAV e disinformazione dei media con creazione di spauracchi black block vi consiglio quest’articolo http://informazioneconsapevole.blogspot.com/2011/07/criminalizzazione-del-dissenso-lo.html

  • stefano

    heheheh…..vabbene fate il paragone con chi ve pare!
    Guardate che la gente sta nella merda e anche io piango per 30 euro (magari siete voi a non farlo). Se i proletari si incazzassero magari la Grecia serabbe più vicina del modello socialdemocratico svedese.
    Vaffanculo l’alternanza democratica e tutte le speranze borghesi di chi ci suggerisce di superare la crisi (e non il capitalismo). Il problema nostro fa purtroppo parte della risposta che gli diamo: in Grecia hanno fatto 9000 scioperi (veri) generali? Bhè iniziamo a non leccare la mano della CGIL come poi puntualmente tutti fanno (vi posso citare un milione di occasioni sprecate).
    Ma che vi immaginate ,che le rivolte bussano alla porta di ogni intellettule,ogni storico,ogni universitario per chiedergli se è d’accordo,se gli sta bene,come sta il termometro della consapevolezza politica??
    Anche quando starete voi nella merda ci sarà sempre qualcuno che dirà “eh mica stiamo in Grecia,eh mica stiamo in Argentina,eh mica stiamo così messi male da rifiutare la preziosa amicizia dei partiti e dei sindacati”.

    How many times..

  • Alessandro

    Sono d’accordo su tutto.
    E cmq anche io piango per 30 euro, e me so pure rotto er cazzo.

  • altro

    le vostre risposte sono la risposta a tutto.
    in italia non si farà mai come la grecia o l’argentina, perchè le rivolte o pseudo rivoluzioni tali le fanno le classi medie di lavoratori e figli di papà.
    la violenza o determinazione di un azione o scontro, per chi ha mutui, giorni di ferie, ore di permesso retribuite non sarà mai a quei livelli.
    a genova, la multitudine della strada, dei famosi black block o cani sciolti ha dimostrato che se uno non ha niente da perdere ..le istituzioni cedono.
    chi vive nella felicità o nello stento (900euro)..ma comunque vive, non potrà mai tirare fuori veleno e voglia di distruggere i nemici e il potere.
    la povertà genera ribellione e rivolte,
    qui in italia è tutto un film e reality.
    buona chattata.

  • albos

    concordo con Altro: “..chi vive nella felicità o nello stento (900euro)..ma comunque vive, non potrà mai tirare fuori veleno e voglia di distruggere i nemici e il potere.
    la povertà genera ribellione e rivolte,qui in italia è tutto un film e reality.”
    Gli italiani sono un popolo pavido e i romani in particolare sono stati abituati da secoli a cibarsi delle briciole che cadono dalla tavola del potere.
    Potere religioso, poi monarchico, poi borghese, ora….ora il potere è sovranazionale, come non invidiare gli Islandesi? Ma forse li è accaduto perchè sono un popolo abituato a combattere per sopravvivere, qui per sopravvivere basta diventare una carogna.

  • Alessandro

    Questo accenno ai romani è degno del peggior leghismo…complimenti. Non so di quale briciole parli, di certo non arrivano al popolo, anzi, siamo costretti a vivere in una delle città più care d’Europa con gli stipendi più bassi…e ancora che parli di briciole…cojone

  • altro

    alessandro : “siamo costretti a vivere”.
    tu parlando così parli da schiavo.
    chi ti costringe?
    o te ne vai o se rimani fai la guerra invece di subire e filosofeggiare su internet o nei tuoi circoli o gruppi di amici.
    mi sembra di assistere al pre 14 dicembre.
    volevamo fare gli scontri e sovvertire il palazzo con i “bookblock” e le onde del piotta, poi invece chi è stato la davanti in prima linea sono sempre gli stessi.
    francamente di chi si impara i libri a memoria o studia la storia a pappagallo, di sindacalisti, di chi fà riunioni con gli sbirri per decidere i percorsi, di chi fà i servizi d’ordine nei cortei…e invece di attaccare il nemico…carica con i caschi i propri simili..ne ho le palle piene.

    vieni a genova tra qualche giorno alessandro, e vedrai che della tua/vostra “politica”, la gente si è rotta altamente il cazzo.

  • Alessandro

    Per quanto mi riguarda, io faccio politica tutti i giorni per le strade e non “filosofeggio” su internet, al massimo scambio qualche opinione.
    Non so se a Genova avete instaurato il comunismo, non mi risulta, ma magari avete aperto un qualche nuovo circolo pd in città, può anche essere…

  • Lorenzo

    “Penso agli anziani signori che incitavano i giovani antagonisti a lanciare sassi e a sradicare le protezioni del cantiere. Altro che black bloc.”
    La grande balla dei black bloc in Val di Susa
    Inventarsi frange violente per fugare la paura.
    http://www.ilprimoamore.com/testo_2375.html
    http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/07/05/fabrizio-tassi-la-grande-balla-dei-black-bloc-in-val-di-susa/

    “E così capita che dopo aver scampato un pericolo ti senti ancora prigioniero, senza voce e impotente di fronte ai teoremi ignobili che vengono enunciati con voce ferma dagli esponenti del Partito Democratico e di ministrucoli spietati. Appare evidente che tolto di mezzo Berlusconi non vi è alcuna differenza di approccio alla politica: il dissenso, per quanto di una moltitudine eterogenea, se confligge con gli interessi delle aziende o dei partiti deve essere respinto con le ruspe, letteralmente. (…) In tanti in questi giorni abbiamo pensato a Genova. Non solo perché sono passati dieci anni dai fatti del G8, ma anche perché abbiamo provato la stessa sensazione di profonda rabbia verso uno Stato violento che non ha alcun rispetto per chi vuole partecipare alla vita politica in forme e modi diversi da quelli parlamentari, per chi non si accontenta di votare e delegare la decisione ad altri ma vuole poter decidere del proprio futuro, sentirsi vivo e non passivo di fronte allo sfascio che stiamo vivendo.”
    E ad un tratto, mi è parso che il bosco cominciasse a camminare…
    http://www.ilprimoamore.com/testo_2373.html
    http://bartleby.info/content/e-ad-un-tratto-mi-è-parso-che-il-bosco-cominciasse-camminare

  • Danilo

    Continuità contro discontinuità. Unità delle lotte contro frammentazione. Buona politica nelle piazze e nei quartieri contro cattiva politica dei seggi elettorali e dei palazzi. Contrastare chi pretende di guidare il movimento e poi cerca accordi per garantirsi piccoli recinti (centri sociali e quant’altro organizzati sul modello pub con il compromessino col politicante di turno).
    Di cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse e persino impiegati arcistufi, vessati e con la voglia di cambiare questo Paese non scarseggia.
    E non sono le dinamiche impersonali della ‘politica’ o dell’economia o della globalizzazione a far mancare il respiro alla lotta.
    L’Italia dei ‘no’, i movimenti territoriali, persino le diverse anime che hanno animato la campagna referendaria sono una ricchezza che non stiamo mettendo a frutto. Non vuole essere il mio, un discorso elitista o quant’altro, ma spetta a chi ha maggior consapevolezza politica mettere a frutto queste dinamiche. Perchè non siamo riusciti in questi anni a creare un fronte anticapitalista che accomuni e tenga assieme queste realtà? Abbiamo lasciato che i riformisti avessero il sopravvento? Che i distinguo separassero? Non abbiamo avuto il coraggio di ribaltare una situazione di status quo della quale godono anche i suddetti ‘recinti’?
    Signori l’opera che ci si propone di fare richiede una pulizia radicale. Ma prima di tutto che si prenda coscienza della necessità impellente di quest’opera.
    La mia personalissima opinione…

  • Giancarlo

    Cari compagni, qualcuno qui diceva che il popolo italiano non si ribellerà mai perchè troppo abituato ad incazzarsi per le scarpe sporche che non per la palese ingiustizia di questa società e di questo sistema. Vero, però attenzione perchè in questi giorni la situazione anche in italia sta rapidamente precipitando. Quando lo crisi finanziaria scoppiò nel 2008 e sembrò terminata nel 2010, gli spiriti più avveduti profetizzarono che il peggio doveva ancora arrivare. Ed il peggio sta arrivando.Non se se vi rendete pienamento conto, ma la nostra nazione sta rischiando il default. Un governo oramai totalmente inesistente e allo sbando si fa dettare la politica dalla Merkel, tutti stanno nervosamente aspettando la reazione dei mercati e oramai è un dato consolidato che sono i mercati, e cioè la grande finanza cocmopolita, a dettare i tempi della politica.
    La situazione sta andando verso la catastrofe, forse sarebbe il caso di cominciare a prepararci. Mi fa veramente tenerezza chi vede ancora in Berlusconi il male assoluto. Il berluska è oramai con il cervello completamente spappolato a cause delle sue zoccole e del bunga bunga, conta meno di ZERO, occhio che il capitalismo finanziario ha già il suo governo bello e pronto con Napolitano come garante. Ritengo indispensabile che non ci si faccia coinvolgere in sindromi da governo amico, per me csx e cdx pari son.

  • BASCO

    vorrei giusto dire due cose sull’eventuale astensionismo. nell’analisi di fase di Alessandro manca un passaggio: è vero che il capitale, nella persona di Berlusconi, è sceso in campo direttamente, nella politica, da ormai 20 anni. Ma l’analisi di fase non la si può analizzare guardando esclusivamente all’Italia. Se guardiamo al di là delle alpi, la situazione di governi e parlamenti è la stessa: parlamenti svuotati delle loro funzioni e quasi privati dell’iniziativa legislativa, per mezzo di decreti legge (ormai all’ordine del giorno), e governi che, sempre per mezzo di decreti legge, impongono la linea politica ed economica, stessa linea che è decisa grossomodo a livello europeo. Dunque il quadro è: ci troviamo (e questo non ora per colpa del Pd o solo di Berlusconi, ma già da 20 anni e come frutto della ristrutturazione del capitalismo in senso neoliberista) a dover votare per scegliere dei rappresentanti che andranno in Parlamento a fare non si sa cosa; tutto è in mano alla maggioranza di governo che impone le proprie decisioni. In questo quadro, molto più analitico, si possono ritrovare le ragioni della “sfiducia” di buona parte del popolo italiano nella politica istituzionale, quei germi di “antipolitica” che Grillo ha saputo cogliere e far fruttare a suo piacimento. Alessandro dice che dobbiamo invertire questo tipo di politica. Benissimo; ma io credo che, come ancora non abbiamo i numeri e la forza per imporre l’autonomia dalla politica istituzionale, attraverso il conflitto e le lotte sociali, allo stesso modo non abbiamo forza e numeri per imporre una svolta alla politica istituzionale da dentro. La maggior parte della gente “di sinistra” continuerà a votare Pd, proprio per la motivazione che tu proponi: cacciare Berlusconi. La vittoria del Pd (o di qualsiasi partito che intenda cacciare il nano) provocherà la fine di un ciclo, ma è ovvio (spero anche per te) che non porterà assolutamente ad un miglioramento delle condizioni oggettive delle classi subalterne.
    Dunque tu ci proponi di votare per un partito, non solo capitalista ma addirittura neoliberista, per poter entrare nelle istituzioni borghesi e, cacciando il “capitalista”, dare una svolta alla politica istituzionale; sempre che poi non ne scenda in campo un altro, di capitalista. Io, se permetti, non sono assolutamente d’accordo con questa presa di posizione, e per un motivo strategico ben preciso: la lotta contro il capitalismo passa anche per la rottura con le istituzioni borghesi; cioè, è necessario, per mettere realmente in crisi il sistema (in crisi irreversibile), far perdere al proletariato la fiducia (e quindi l’accettazione) e dei modi di produzione e di accumulazione del capitale (quindi l’aspetto economico) e dei modi di imposizione delle scelte economiche (quindi del politico). Se siamo d’accordo su questo punto, c’è una riflessione da fare: negli anni ’70, periodo in cui molti pensavano di essere in una fase rivoluzionaria, era assai difficile “convincere” la maggioranza del proletariato a sfiduciare le istituzioni borghesi, e quindi ad abbatterle; oggi come oggi, ci ritroviamo invece, una situazione per cui gran parte della popolazione italiana ha perso fiducia in quelle istituzioni. Secondo me quindi, la cosa migliore che dovremmo fare non è ridargli fiducia entrandoci noi (che porteremmo una svolta), ma organizzare quel dissenso diffuso, dargli un ottica antisistemica ed anticapitalista, fare in modo che la gente non pensi “la politica fa schifo” ma invece dica “la politica borghese ha fallito”. Ho fatto tutto st’enorme giro per dire una cosa semplice, ma avevo anche bisogno di puntualizzare su alcuni passaggi.

  • Giancarlo

    Basco, in due parole, diciamo che hai ragione.

  • Alessandro

    @ Basco
    Io penso che il mio discorso non sia chiaro, e sicuramente è una mia colpa, perchè ogni volta mi si risponde con queste argomentazioni che mi vedono perfettamente concorde e non sono per nulla in contraddizione con ciò che penso. Io sono d’accordo con tutto ciò che hai scritto, ma il mio punto di vista è proprio un altro.
    Non esistono governi amici, il PD-L che oggi domina in parlamento è l’espressione politica non solo di un’unica classe sociale, cioè la grande borghesia, ma è l’espressione politica di un’unica opzione economica: il neoliberismo.
    Oltre a questo, non esistono, oggi, politici o opzioni politiche rilevanti da mandare in parlamento o nelle istituzioni a rappresentarci in qualsiasi modo.
    Il problema è che io ho detto proprio un’altra cosa, che può essere accettata o rifiutata, ma vorrei almeno che fosse capita, e cioè:
    in questi venti o trenta anni è cambiata in Italia la composizione sociale della classe dirigente politica. Da un parlamento fatto di politici si è passati ad un parlamento composto da capitalisti, gente che a casa ha la fabrichetta, ha dei lavoratori sotto di sè, un parlamento di imprenditori. E’ un cambiamento di non poco conto, perchè un conto è avere a che fare col politico che appoggia gli imprenditori, un altro è avere a che fare direttamente con degli imprenditori. Il politico è costretto a mediare, e se sei forte, se i rapporti di forza te lo consentono, il politico deve concederti qualcosa, anche per meri tornaconti elettorali. Oggi al capitalista in parlamento non gliene frega nulla di ciò che fai e che sei, oggi non puoi incidere più sulla realtà perchè la controparte non deve più mediare, non gli interessa più.
    Dici che è un fenomeno internazionale, globale, e in parte sono d’accordo. Però mi devi trovare il paese in cui al potere c’è un imprenditore. Te lo dico io: nessuno.
    Berlusconi (ora personalizzo, non me ne frega un cazzo del PDL perchè appunto identico al PD), ha cambiato il parlamento, portando con sè tutto il gruppo dirigente delle sue aziende. E’ un cambiamento epocale, che ha determinato anche dei problemi nel nostro campo.
    Dov’è che ci riguarda questo cambiamento? Nel fatto che ormai fare politica è diventato inutile. Incidere sulla realtà sostanziale è impossibile, proprio perchè questo cambiamento sociale ci ha spuntato ogni tipo di arma politica. Lo sciopero generale, arma una volta temuta da ogni governo (e che è ancora così in tutto il resto d’Europa), oggi lo troviamo se va bene alle pagine 26 e 27 di ogni quaotidiano, fra le notizie di cronaca. E via dicendo tutte le altre forme di lotta meno invasive.

    Detto questo, cerco di arrivare al dunque: a me che vinca Bersani, Casini, Fini, Vendola o Alfano non frega nulla. L’importante è che non vinca Berlusconi, l’importante è tentare di inverire la tendenza e riportare i politici a fare politica, e non gli imprenditori. Come fare questo? Con le nostre forze, autonomamente, senza dubbio. Ma se si può contribuire anche a livello elettorale, allora io cerco di contribuire. Non per dire chi o cosa votare, ma per impedire al capitalista Berlusconi (o Montezemolo, o un altro..) di decidere le sorti del nostro paese.
    Che poi lo facciano lo stesso, quello è un altro discorso, quello sta nei rapporti di forza che non riusciamo più a reggere. Almeno, cerchiamo di rendergli un pò più difficile il compito, e secondo me in questa fase può essere utilizzato anche lo strumento elettorale. Anche per votare Alfano, non è quello il punto. E infatti, là dove la scelta non prefigura queste opzioni, io non voto. Ad esempio, non ho votato alle comunali di Roma proprio perchè non vedevo (e ancora non vedo) la differenza fra Rutelli, Veltroni e Alemanno.
    Ma a livello nazionale e politico la vedo eccome, e continuare a dire “noi non votiamo” per non sporcarci le mani non credo dia una scelta proficua (nè capita dalla gente, dalla quale dobbiamo sempre farci capire e mai rinchiuderci nelle nostre analisi).

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