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IL CARRO DEL VINCITORE

La ressa ai piedi del carro è accesa e tutti cercano l’assalto. Non solo il PD, che dopo le vittorie alle amministrative scopriva i referendum, ma addirittura il centrodestra. Esulta Futuro e Libertà per l’abolizione della legge Ronchi, lo stesso Ronchi che oggi fa parte del gruppo parlamentare di FLI; sempre la stessa FLI si loda di aver dato la spallata decisiva al berlusconismo, dimenticando di aver votato tutte e tre le leggi che ieri sono state abrogate. Esulta anche lo stesso ministro per lo sviluppo economico Romani, che dichiara senza sprezzo del ridicolo: “Non c’è stato nessuno schiaffo, sul nucleare [i referendum] ci danno ragione”.  Esultano i leghisti, che come sempre fiutano il vento che cambia e si apprestano a posizionarsi vicino al prossimo avvicendamento di poltrone: “Voterò quattro si, le centrali sono una scelta anacronistica” dichiarava imperterrito il governatore del Veneto Zaia, non prima di aver votato, lui e tutto il suo partito, le leggi ora abrogate.  E via dicendo. Nonostante il barnum di queste ore,  sono due i grandi dati che emergono prepotentemente e irrompono nel dibattito politico a seguito del risultato referendario.

Il primo è lo straordinario sforzo organizzativo delle associazioni referendarie, che contro i partiti, tutti i partiti (a parziale esclusione dell’Italia dei Valori), e contro l’oscuramento illegale dei media da un anno a questa parte, hanno messo in campo una capacità di mobilitazione a dir poco eccezionale. E’ stata la dimostrazione, assolutamente stupefacente, che l’attivismo politico ha ancora un peso sociale e pubblico rilevante nel nostro paese. Senza poter contare su finanziamenti pubblici o visibilità mediatica, i comitati referendari, e le associazioni che in questi mesi hanno appoggiato attivamente i referendum, sono riusciti a mobilitare ventisette milioni di italiani. Contro tutta la politica del palazzo, e soprattutto contro tutti quei partiti che oggi si accreditano la vittoria. E invece questo è stato un voto soprattutto contro questi partiti e contro questa politica che da trent’anni ci governa. E’ stata una mobilitazione che ha riportato al voto tutta una fascia di astensionismo politico che da anni non riusciva (giustamente) più ad essere intercettata dalla politica. Un astensionismo che aveva detto basta con questa politica, con partiti tutti uguali, con un’unica scelta politica: quella del capitale. E invece questo referendum ha riportato al voto anche coloro che avevano ormai perso –o buttato- la scheda elettorale, convinti che tramite le elezioni fosse assolutamente impossibile cambiare qualcosa. Dunque nessuno, e men che meno i partiti di oggi, anche quelli fuori dal parlamento, si avvicini a questa vittoria che è invece frutto dello sforzo militante di migliaia di compagni in tutta Italia, dei movimenti, dei centri sociali e dei lavoratori che hanno infuocato questo autunno con le lotte operaie. Solo loro è il merito della vittoria, coloro che hanno lottato contro il liberismo e il capitalismo anche quando questo non andava di moda e non serviva elettoralmente a cacciare il feticcio Berlusconi.

Il secondo dato eccezionale è questo: si trattava di un referendum di sinistra, profondamente di sinistra, e la maggioranza degli elettori lo ha capito e gli ha dato credito. Non era di sinistra perché veniva portato avanti da partiti o associazioni di (centro)sinistra, ma perché nei contenuti esprimeva il disagio sociale verso questo modello di sviluppo. Per la prima volta da decenni viene messo in dubbio il ruolo taumaturgico e miracoloso del privato, del liberismo economico e del libero mercato come soluzione ai problemi del nostro paese. E, al contrario, si riafferma, dopo decenni, la volontà di tornare al pubblico, a un’idea di bene comune e collettivo che non ha niente a che fare col privato e con la privatizzazione dei beni e dei servizi. Dopo decenni di martellamento ideologico su quanto fosse bello privatizzare tutto il privatizzabile, accusando il pubblico di ogni male di questo secolo. Con l’abrogazione dell’articolo 23 gli elettori hanno espresso un concetto chiaro: i servizi pubblici di rilevanza economica e sociale devono restare pubblici. Andando contro anche le intenzioni di quei partiti che stanno cercando di cavalcare ora questo risultato. Non solo. Hanno voluto dire che le centrali nucleari non sono possibili nel nostro paese, ma che la soluzione energetica, la sbandierata politica energetica del paese, va ricercata nelle fonti rinnovabili, ma soprattutto in una diminuzione del nostro fabbisogno di energia. Il problema non è trovare altre magiche fonti energetiche, ma farci bastare quelle che abbiamo e possibilmente attivare politiche volte ridurre il nostro consumo di energia.

E’ stato un referendum intimamente antiliberista, e che questo dato provenga dalla maggioranza degli elettori italiani è un fatto di cui non possiamo non tenerne conto. Tutti quei soloni che ci predicavano di quanto l’italiano medio fosse in realtà di destra, di come fosse cambiata la composizione sociale, e quindi anche politica, della società italiana; di quanto non ci fosse spazio, nelle richieste degli elettori, di qualcosa di diverso del liberismo oggi rappresentato politicamente dal PD-L e dalle varie ali più o meno fintamente radicali.

Ieri abbiamo avuto la prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che una politica che faccia gli interessi dei beni pubblici di tutti contro la privatizzazioni a vantaggio dei pochi ha la maggioranza del paese. Il resto è solo falsa rappresentazione della realtà, creata dal circuito mediatico in mano a chi governa, oggi come ieri.

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29 comments to IL CARRO DEL VINCITORE

  • Lavoratore atac

    Articolo condivisibilissimo, ma io ci penserei due volte prima di credere che l’italiano medio sia di sinistra.
    Magari si è votato CONTRO il nucleare, e non PER le rinnovabili.
    Magari si è votato CONTRO berlusconi, e non PER una giustizia uguale per tutti.
    MAGARI si è votato PER paura che l’acqua costi di più.

    È chiaro che le intenzioni del comitato referendario, del vostro collettivo e le mie siano “quelle di sinistra”, ovvero il rispetto dei beni comuni e arginare la prepotente liberalizzazione di tutto.

    Non riesco però a togliermi l’idea che l’italiano medio (e quindi non il militante, ma la gente comune), che ha votato DC per 50 anni e berlusconi per 17, finito questo effetto referendum altro non sia altro che il rampante professionista con la partita iva, suv e abiti firmati, che si permette di alzare la voce quando i lavoratori di auchan chiudono le serrande di domenica, perchè paurosamente sottopagati.

    In ogni caso, grazie di cuore anche a voi, tra le tante cose anche l’atac non sarà privatizzata, almeno per ora.

  • Alessandro

    Ha vinto un referendum contro il mercato e il liberismo economico e per i beni di proprietà pubblica. Magari inconsapevolmente, sicuramente inconsapevolmente da parte di molte persone, ma tramite il voto si è invertita una tendenza deflagrante da anni in tutta europa, una tendenza che accomunava tutte le parti politiche e che è stata bocciata dalla popolazione. Non scordiamoci, poi, che fino a neanche 2 anni fa anche il PD era per il ritorno al nucleare e per la privatizzazione dell’acqua, quindi mi è sembrato un voto anche contro i partiti in parlamento e i loro programmi politici.
    Più di sinistra di così…

  • Josip

    sono d’accordo che il flagello liberista forse per la prima volta in italia si e’ arenato(per ora) su questo voto deciso…vedremo in futuro se questa tendenza rimarra’..su questo non metterei la mano sul fuoco.

  • Ile

    Solo che magari si poteva dire alla gente che essere contrari alle pivatizzazioni dei servizi pubblici E’ di sinistra… no perchè è passata l’idea che si trattava di un referendum nè di destra nè di sinistra, “etico” e non “politico”. Tanto è vero che, secondo i sondaggi (a cui io non credo a prescindere, ma lo dico a titolo informativo) dicono che hanno votato il 44% degli elettori del pdl e il 40-50% di quelli della Lega… questi, quando si voterà, secondo me continueranno in gran parte a votare Lega e Pdl…

  • Alessandro

    Infatti secondo me è stato un voto di sinistra inconsapevolmente. Oggi essere di sinistra è diventato parteggiare per le toghe rosse, per la magistratura e la poòlizia, per la sicurezza nelle città e per la legalità. E invece questo è stato un voto che ha scompaginato le carte della politica, e infatti puntualmente la politica non lo ha capito (sta facendo finta di non capirlo) e cerca di tirarselo per la giacchetta. A parte quelli del centrodestra, che infatti cercando di demonizzare l’esito referendario parlano fuori dai denti di un voto “anticapitalista”, come ha espresso oggi Stracquadanio…evidentemente da una parte avendo compreso la portata del voto e dall’altra cercando di spaventare l’elettorato “moderato”.

  • Santiago

    Lo straordinario risultato è a mio avviso frutto di 3 fattori:

    1) il grande e costante sforzo militante dei comitati e dell’associazionismo, per la maggior parte – ma non solo – “di sinistra”

    2) Fukushima

    3) l’onda-lunga delle amministrative di maggio e la sensazione di fine-corsa per il nano della P2

    Sul primo dei 3 fattori è giusto rivendicare e festeggiare la straordinarietà (in senso letterale) del risultato e soprattutto del percorso, ma attenzione a non confondere uno “scatto, per quanto importantissimo, di dignità etico-politica” su questioni vitali e riconoscibili anche per i non avvezzi alla politica, con i prodromi di una riscossa dal basso del paese. Io ci andrei estremamente cauto, anche perchè sappiamo benissimo che quel 57% per buona parte è figlio del voto della piccola e media borghesia sinceramente democratica e “tanto sensibile all’ambiente”.

  • Lorenzo

    Pur felice del risultato, avendo io stesso votato, condivido l’opinione del Lavoratore Atac cui fa eco Alessandro (“è stato un voto di sinistra inconsapevolmente”).
    Proviamo a fare un referendum dove la domanda non sia “Volete una centrale nucleare dietro casa?”, bensì “Volete che il vostro paese venga invaso dai clandestini?”, e vediamo che succede! Ve lo dico io: succederebbe IL CONTRARIO: ovvero che anche quelli che si dicono ‘di sinistra’ si riscoprirebbero di destra…

  • Alessandro

    Infatti un referendum sui clandestini non sarebbe un referendum di classe, e non capisco per quale ragione la sinistra sta coi clandestini e la destra contro i cladnetstini.
    Invece, un referendum contro il mercato e per il pubblico utilizzo delle risorse e dei servizi che riguardano tutti, questo si che era un referendum “di sinistra”, dove per sinistra si intende un referendum di classe.
    Il problema è che in questi anni essere di sinistra è significato essere dalla parte dei clandestini, o degli immigrati, e questo la gente non lo ha capito perchè non rispondere a nessuna esigenza popolare ma solamente a sovrastrutture politiche immesse nel dibattito pubblico ma completamente distanti dalle esigenze popolari.
    Quando invece viene toccata una vera esigenza popolare, abbiamo visto come vota la gente.

  • Alessandro

    Poi un giorno dovremmo anche fare un bel discorso sull’immigrazione, perchè non ho capito perchè dovremmo essere noi quelli che difendono la maggiore arma del capitale che in questi anni ha reso sempre più poveri i paesi poveri e sempre più ricchi i paesi ricchi, tutto grazie al nostro consenso.
    Neanche io vorrei l’italia invasa dai caldnestini, ma non perchè abbia un risentimento etnico verso di loro ma perchè così si fa solo il gioco del capitale

  • Ile

    Bhè oddio, alle condizioni attuali al capitale conviene che i clandestini siano al paese loro, tante le aziende vengono delocalizzate. L’unica grande eccezione è l’agricultura, ormai.
    Non penserete mica che la destra – e parlo della destra liberista – sia ostile ai clandestini perchè sono razzisti, vero? Al capitalista medio – distrutto ogni diritto dei lavoratori occidentali, precarizzati i loro posti di lavoro, in tempo di disoccupazione – non serve più l’immigrato senza diritti che abbassa la soglia delle ritribuzioni e dei diritti sul posto di lavoro. Gli è più utile che questa cosa la faccia al paese suo, dove vengono delocalizzate le imprese.
    Detto questo, neanche io voglio un’Italia “invasa” dai clandestini: voglio un’Italia in cui gli immigrati abbiano dei diritti sociali, civili, politici, dove non campino di elemosina, dove non vengano utilizzati come schiavi nelle campagne pugliesi, dove non vivano reclusi nei cie. E questo non dipende dal loro numero, ma da come il paese si pone nei loro confronti. Se, per “invasa”, intendi un’Italia multietnica come Marsiglia, Bruxelles, Parigi, Londra, ma anche l’inaspettata Oslo, io non avrei alcun problema a viverci, ma sinceramente ritengo ridicolo un quesito di questo tipo (“invasione sì”/”invasione no”).
    Infine, non penso manco che il compito dei comunisti sia “inseguire” le esigenze popolari, al massimo indirizzarle, ma di certo non inseguirle. Quindi, se queste presunte masse popolari non si curano degli immigrati e li vedono come un nemico perchè gli frega il posto di lavoro, il mio compito è quello di fargli capire che il nemico è il padrone e non l’immigrato, e certo non quello di far finta che il problema non ci sia (perchè non riguarda le “masse popolari”… come se tra l’altro gli immigrati non fossero “masse popolari” pure loro) o tollerare un’avversione – spontanea o indotta – delle “masse popolari” verso gli immigrati. Altrimenti faccio il populista, non il comunista.

  • Hoo-Liang

    Tu ti riferisci all’esercito di riserva di disoccupati, che obbliga la classe operaia a competere tra lavoratori e a ribassare il costo del lavoro, con guadagno unicamente per il capitale.
    Ciononostante non mi trovi d’accordo su quanto detto da te sull’immigrazione.
    Il dato principale che ci deve interessare nel fenomeno migratorio sono le rimesse, che sono una iniezione di soldi verso i paesi del “terzo mondo” ma soprattutto rappresentano un indennizzo di fatto riguardo secoli di saccheggi coloniali neocoloniali e imperiali.
    Ora, è vero che creano nei paesi di origine una nuova piccola borghesia. Ma è anche vero che solo guardando al Peru, le rimesse rappresentano quasi gli stessi punti di PIL delle miniere.
    Quindi la mia posizione è : saccheggiamo l’Europa! Ridateci tutto!

  • Lorenzo

    Alessandro, forse non mi sono spiegato come avrei voluto e dovuto, o forse ho scelto un esempio poco adatto; o forse ancora, fra struttura e sovrastruttura stiamo facendo un po’ di confusione.
    Lascia stare i migranti, lascia stare la classe.
    Cosa ce ne viene in tasca se il popolo drizza le antenne e vota in base alle proprie “esigenze popolari”? Non è detto che tali esigenze debbano andare per forza contro al mercato, contro ai padroni (o meglio: per me sì! Ma per loro?). Di contro, è possibile invece che esse vadano contro alle esigenze di altri individui, di altri proletari. E allora? Che si fa? Questo per me non è stato un referendum di classe, ma un refendum di culo; dove il culo ben rappresenta per l’appunto le “esigenze popolari”. Ma io ho fino ad oggi valutato che se voto in base a quanto mi prude il culo esprimo un voto borghese, non altro. La CONSAPEVOLEZZA dovrebbe essere, a parer mio, altra cosa. Ma tu scrivi appunto che s’è votato “magari inconsapevolmente, sicuramente inconsapevolmente da parte di molte persone”: embè, allora dove sta il risultato, nella capacità illusionistica dei promotori? Allora facciamo a gara a chi ha più strumenti per diffondere paura tra la gente in maniera da spingerla a votare in questa o in quell’altra maniera…

  • Ile

    Hoo-Liang, non so a quale interlocutore ti stai riferendo, se a me o ad Alessandro. Ad ogni modo io ho detto che a me l’immigrazione non dà assolutamente problema e che non me ne frega niente se le “masse popolari” vedono gli immigrati come il nemico che gli frega il lavoro, in quanto penso che il compito dei comunisti sia dare a tutti gli strumenti per capire che il problema è il Padrone, non l’immigrato.
    Quindi se gli immigrati vogliono venire in Occidente a cercare lavoro per me sono i benvenuti, figurati, ho detto che non mi darebbe problema se l’Italia diventasse multietnica come Bruxelles. Purchè, appunto, gli immigrati siano trattati come lavoratori e non come schiavi.

  • Alessandro

    Allora, cerco di affrontare il tema dell’immigrazione (che mi sta molto a cuore) in maniera più approfondita.
    Più che ragionare in termini di sinistra o destra credo si debba ragionare in termini di capitale e capitalismo e anticapitalismo.
    Sotto questo aspetto, dire che il capitale sia contro l’immigrazione è una barzelletta, visto che è proprio il capitalismo ad alimentare i flussi migratori mondiali. Mi spiego: da che mondo è mondo il capitale favorisce lo svuotamento di manodopera e di forze produttive dei paesi poveri spostandoli nei paesi ricchi. Questo non solo perchè nei paesi ricchi questi lavoratori lavorano con meno diritti e dunque con meno costo per il padrone, ma soprattutto perchè, andando ad ingrossare la disoccupazione dei paesi ricchi costituiscono il grimaldello per contenere le rivendicazioni lavoratrici.
    Infatti, nonostante la demagogia politica del centrodestra, sono proprio i governi di centrodestra, in europa come in italia, ad aver favorito negli anni lo sviluppo della immigrazione. La cosiddetta legge “repressiva”, o “restrittiva” bossi-fini è stata quella che in Italia ha portato più immigrati di tutti, seguita poi dalla sanatoria più grande d’europa che ha regolarizzato 500.000 immigrati in italia in un solo mese.
    Oltre a questo, andate un pò in Veneto, o ovunque ci siano distretti produttivi importanti, e andategli a dire che da domani gli immigrati se ne tornano a casa: sarebbe la volta buona che i leghisti scendono in piazza coi fucili!
    Dunque, la demagogia politica del centrodestra e del centrosinista non è volta all’espulsione degli immigrati, o a combattere davvero l’immigrazione, ma è volta a tenere l’immigrazione senza diritti e dunque senza possibilità di richiedere salari più adeguati. Insomma, è un fenomeno volto a mantenere il costo del lavoro sotto un certo livello, cosa che sarebbe impossibile se non ci fosse quel tipo di disoccupazione rappresentata appunto dagli immigrati.

    Detto questo, anche affermare che ormai la produzione è tutta dislocata nei paesi del terzo mondo è una affermazione che non rappresenta il vero. E’ sicuramente vero che una parte importante della produzione dei paesi ricchi è delocalizzata in altri paesi che non siano quello d’origine dell’impresa, ma i paesi ricchi continuano ad essere dei centri di produzione importanti, perchè in qualche modo devono alimentare la propria domanda interna. E infatti i paesi che crescono solo per l’esportazione hanno gravi problemai di redistribuzione della ricchezza, e infatti sono 2 anni che c’è un grande dibattito in Germania sulla qualità della propria crescita attuale, fondata solo sulle esportazioni, dunque squilibrata e non redistributiva (fenomeno che verrà avverito dalla popolazione nel medio periodo e non subito).
    Detto ciò, tutta la produzione delle nazioni ricche è stata creata dall’immigrazione, sia da un paese all’altro sia dalla immigrazione interna allo stesso paese. Pensiamo solo per un momento allo sviluppo industriale italiano, che ha potuto affermarsi unicamente grazie all’immigrazione dal sud che comprimeva i salari di tutti i lavoratori.

    Detto questo, dunque, nel corso dei secoli il fenomeno migratorio ha reso i paesi poveri sempre più poveri, e i paesi ricchi sempre più ricchi. Questo è un dato di fatto, e non bastano le rimesse nei paesi d’origine a invertire questo effetto, visto che se così fosse l’immigrazione negli stati uniti avrebbe nel corso dei secoli arricchito i paesi d’origine degli immigrati, e invece i vari puerto rico, messico, irlanda, latinoamerica in generale sono rimasti sempre nella merda nonostante i flussi di rimesse dagli immigrati usa ai propri paesi.

    Ultima cosa: andrebbe anche fatta una analisi socio-economica sul tipo di immigrazione che raggiunge i paesi ricchi. Gli immigrati che raggiugnono i paesi ricchi non sono i proletari, i lavoratori o i poveri dei paesi d’origine, ma la piccola borghesia di quei paesi che tenta l’arricchimento tramite l’immigrazione.
    Io con gli immigrati ci lavoro da anni, e nessun (ovviamente esistono le eccezioni) immigrato che mi è mai capitato di incontrare era nel suo paese un lavoratore dipendente, o cmq appartenente ad una qualche forma di proletariato. Hanno tutti la casa (chi più d’una) e un tenore di vita relativamente alto nei propri paesi. E infatti, tanto per fare un esempio, in genere nelle elezioni dei paesi d’origine fra gli immigrati prevale sempre -sempre- il candidato di destra. Fateci caso, alle prossime elezioni che riguardano parte dell’immigrazione italiana.

    Insomma, cerchiamo, quando parliamo d’immigrazione, di approfondire bene il tema. Qui non si tratta di avercela con l’immigrato, contro cui non ho assolutamente nulla. Anche io non ho nessun problema, ci mancherebbe, con la multiculturalità e la multietnicità dei paesi e del mondo intero. Ma solo se volontaria e paritaria, non se determinata dai flussi migratori determinati dal capitale.

  • Mic

    @ Alessandro:
    D’accordissimo con te sul fatto che le leggi tipo bossifini servono non a limitare l’immigrazione ma a costringere l’immigrato a essere clandestino, privo di diritti e quindi costantemente ricattabile come lavoratore.
    Molto meno d’accordo su quanto dici in merito alla collocazione socioeconomica degli immigrati.
    Non so da dove vengano quelli con cui lavori tu (sicuramente ci sono differenze notevoli a seconda del paese), ma quelli che conosco io (prevalentemente da Perù ed Ecuador), a partire da mia moglie, erano tutti lavoratori dipendenti e proletari al loro paese e la casa di proprietà se la sognavano.
    Il fatto che votino tendenzialmente a destra non vuol dire niente: basta vedere come vota la maggioranza dei proletari italiani…

  • Alessandro

    Ecco, io lavoro proprio con i peruviani in principal modo, e ti posso assicurare che sono tutti così. Cioè, io fra lavoro e vita nelle occupazioni ne avrò conosciuti centinaia, praticamente li frequento tutti i giorni, e i peruviani in italia so tutti di quel tipo di estrazione socio-economica che ho descritto prima. Intrisi di razzismo culturale e sociale verso gli indios peruviani, provenienti da quella piccola borgheisa creata da Fujimorismo e spinta ad emigrare per “riuscire nella vita”. Mentre i proletari, quelli veri, in Perù come nel resto dell’america latina fanno la fame.

    Poi ecco, se mi citi l’eccezione non vale, pure io conosco diverse eccezioni, ma il dato generale è quello. E pure l’emigrazione araba non fa eccezioni, anzi, di quella poi è meglio non parlarne.
    Purtroppo una certa “sinistra” ha dipinto in questi anni l’immigrazione come un fenomeno diverso dalla realtà, un fenomeno che non ha mai attraversato e vissuto, quindi non capendolo si è assuefatta a una narrazione che deriva più dalla chiesa che dalle condizioni reali della società.

  • Mic

    @ Alessandro:
    Forse non ci intendiamo sul significato del termine “proletario”. Io lo intendo nel senso di “colui che non possiede mezzi di produzione e deve vendere la sua forza lavoro”. In questo senso, la stragrande maggioranza dei lavoratori stranieri che conosco sono indubbiamente proletari.

    È chiaro che se intendi per proletariato esclusivamente un proletariato dotato di coscienza di classe, insomma il proletariato “classe rivoluzionaria” e consapevole di esserlo, il discorso è diverso: ma questo vale sia per gli immigrati sia per chiunque altro.
    Che differenza c’è tra un proletario veneto che odia i meridionali e gli stranieri e un proletario peruviano che disprezza i “cholos” e gli indios? Non è che smettono di essere proletari in senso socioeconomico perché il padrone è riuscito a ficcargli in testa idee di merda.

    E per restare al Perù, anche il tuo discorso sul fujimorismo non mi torna: più che creare una piccola borghesia e poi spingerla a emigrare per inseguire il successo, il fujimorismo ha proletarizzato gran parte della classe medio-bassa spingendola all’emigrazione come unica alternativa alla fame. E questo non mi risulta da nessuna “narrazione” ma dal racconto di chi ci è passato.

  • Alessandro

    Per quel che riguarda il vendere la propria forza lavoro, se è per questo la vende anche la borghesia. Non è che il commerciante che fattura 50.000 o 100.000 euro l’anno e si trova in una posizione economica vantaggiosa non lavori, anzi, si fa un culo come un secchio. E questo cosa c’entra?
    Il problema è che solo il proletariato è forza lavoro dipendente dal capitale, mentre la borghesia gestisce quote di capitale. Pure se magari hanno lo stesso stipendio, la differenza è la dipendenza o la gestione del capitale in questione. Non è che l’operaio al 1° livello che magari guadagna 3.000 euro al mese cambia di classe, neanche se di fronte a lui c’è uno appartenente alla borghesia che magari di euro ne guadagna 2.500.

    Detto ciò, però, evitiamo di finire in questi discorsi un pò astratti o quantomeno teorici. Rimaniamo alla realtà.

    Il Fujimorismo non è che ha detto alla piccola borghesia urbana “andate e disperdetevi”. Il Fujimorismo ha creato le condizioni di una polarizzazione della società per cui sono aumentati i poveri e i disoccupati e affianco a questi, nella società, è cresciuta una piccola borghesia rentiera tipica delle società moto polarizzate (pensa solo al messico). E’ proprio questa piccola borghesia che è emigrata, che a Lima si costrusice le case di proprietà per tutta la famiglia con le rimesse che manda dall’Europa e dal resto del mondo. E in egual misura questo discorso vale per i paesi del Maghreb.
    Detto ciò, cmq, i proletari peruviani non odiano nessun “cholos” e nessun “indio”, è la piccola borghesia che che ha rinnegato le proprie origini, si vergognano di provenire da un paese indio e fanno a gare a spacciarsi per “spagnoli”.
    Cmq, basta parlarci con questi immigrati, ti farebbero capire molte cose su quale sia la loro visione del mondo.

  • Mic

    Eh, compagno, che ti devo dire? Si vede che credevo di parlare con dei lavoratori stranieri e invece parlavo con giornalisti di liberazione travestiti… oppure i peruviani con cui parlo io sono borghesucci rentier sotto mentite spoglie con casa di proprietà in patria. Speriamo mi ci ospitino anche a me, che non ce l’ho…

  • Alessandro

    Si, anche io pensavo di avere a che fare con persone bisognose, o povere, fino a quando non ho approfondito la vita di queste persone. Sicuramente mi ha cambiato il modo di ragionare e intendere l’immigrazione..è proprio vero che la realtà dei fatti è sempre più rivelatrice di intere biblioteche…

  • pablo

    io invece colgo altri punti.
    il proletario o immigrato che parte in cerca di soldi e lavoro, spesso è spinto da ncessità che riguardano la prole.
    e la parola prole è unita a “prole-tario”.
    famiglie numerose, come appunto avviene nei paesi etichettati come terzi mondi, sono la causa di fame, disoccupazione, portare da mangiare a casa e spazio.
    ecco che un peruviano o un indiano o africano o arabo o messicano o ecuadoreno o romeno, viene qui, si fà il mazzo per 10 anni e dopo aver inviato stipendi a casa, poi ci ritorna.
    perchè gli italiani sono razzisti, perchè fa freddo..etc etc

    noi italiani, invece, che facciamo pochi figli, o stiamo dentro le case occupate, o si sta dentro le case con mamma e papà, o si lavora e con quei soldi si vive alla giornata, o si tenta la fortuna fuori.

    ecco la differenza, tra noi e loro.

    capitolo capitale.
    i ricchi vanno nei paesi poveri, dove la povertà è causata dalle guerre volute dai ricchi, che creano fame, morte, malattie, prostituzione, orfani etc etc
    però ci sono anche i ricchi, che dopo aver schiavizzato gli stessi compaesani (esempio cina), spostano il loro capitale nei paesi esteri. (le varie cinatown piazza vittorio o prato come esempio).

    li il capitale si trasforma in mafia e suoi derivati.
    le varie mafie si alleano con quelle del posto (camorra-napoli-calabria) ed ecco che vediamo nigeriani-albanesi-cinesi che si spartiscono la torta…

    ultimo appunto.
    le votazioni ho paura, cari compagni, che non le ha vinte la sinistra.
    primo, perchè come ora qualcuno ammette, le hanno vinte i cybernautici, ovvero tutti quelli che vivono di internet.
    però tra uno come me che scrive un commento su internet e invece chi fa politica, tipo i grilli e company..ce ne passa.
    la borghesia è quella che vive di facebook, di annozero, di tfilm al cinema, dei bar e degli aperitivi.
    si è fidata della maggioranza, anche perchè la minoranza borghese stava già in vacanza.
    il voto è stato come dice qualcuno, sia per pararsi il culo, (ma la paura è stata creata ad arte), e sia perchè la moda si sta spostando verso l’ecologismo e la green revolution o energy.
    questo a me spaventa.
    perchè al gore non è tanto diverso dagli svizzeri che si incontrano in segreto nei castelli e allontanano i borghezio della situazione a suon di calci nel sedere..
    vedere un paese che si sta aggrappando a questurini ed ex magistrati mi spaventa molto.
    gli italiani stanno diventando tutti pseudo sceriffi e gendarmi del proprio giardino.
    le votazioni ora hanno regalato ancora più potere ai comuni, ancora più potere alle polizie locali, aumentare varie protezioni, controlli etc etc, con la scusa dell’acqua libera o dell’andare contro la micro e grande criminalità.
    a me gli avvocati, come i magistrai o giudici mi sono sempre stati sulle palle, come tutti i maiali e cani delle tante scuole diaz.non dimenticatelo!
    attenti compagni, che dietro a tutto, c’è sempre olo zampino di rwell e i suoi gendarmi.

  • Lavoratore atac

    Aggiungo a corollario, di quello che dice alessandro, che la situazione dell’immigrazione benissimo si lega al problema abitativo.

    E questo soprattutto a roma, dove i palazzinari non si contano.

    Quando mi è capitato di lavorare con una ragazza romena, non era infrequente parlare di case divise in 5-6 persone.
    Quando andai a fare ripetizioni d’inglese a una signora giapponese, essa affittava casa sua a 6 persone di nazionalità diverse.
    E ogni tanto saltano fuori i cinesi tutti ammassati a piazza vittorio, magari accanto ai macchinari nel magazzino dove lavorano.

    È chiaro che si viene a formare un giro di soldi tutto diverso: per un padrone 600 euro da dare all’immigrato vanno anche bene, tanto l’affitto lo pagano in 8!
    E se il palazzinaro vuole alzarci su qualche soldo, non ha problema a chiedere 50 euro in più a testa.

    Questo per fare qualche esempio di come siano economie a volte lontanissime, quella di chi è costretto a emigrare e di chi invece è costretto a stare a casa…

  • Lorenzo

    Mi dispiace, tirando fuori la parola ‘clandestini’, d’aver creato i motivi per una digressione off-topic di simile portata! Intendevo semplicemente mettere in dubbio quel “secondo dato eccezionale” per cui secondo Militant “si trattava di un referendum di sinistra, profondamente di sinistra, e la maggioranza degli elettori lo ha capito e gli ha dato credito.” Tutto qua. Comunque mi pare che anche nel corso di tale digressione si sia arrivati a discutere sulla differenza fra ciò che si è/si rappresenta e ciò che si sa/si è consapevoli di essere.
    Saluti

  • hoo-liang

    xile sis scusa abbiamo postato allo stesso tempo, quindi non avevo letto il tuo intervento, mi rivolgevo ad alessandro, ciao

  • Ile

    Bhè lavoratore atac, non credere che gli studenti vivano in condizioni diverse!! ;)

  • Lavoratore atac

    Lo so ile, ci sono passato in mezzo ;)

    Lungi dal fare una digressione etnica, il discorso della casa è la cartina di tornasole di come lo sfruttamento avvenga in tantissimi modi ;)

  • marco

    non sono troppo d’accordo sulla lettura del referendum come di sinistra…la verità è che la gente ha votato contro il nucleare per paura di fukushima e contro il legittimo impedimento (scheda che a mio avviso i compagni dovevano rifiutare ma vabbè capisco che lo slogan “vota 4 sì” è più efficace di “vota 3 sì e rifiuta una scheda”) per antipatia verso berlusconi. Già che c’erano poichè volevano votare contro queste cose si sono ritrovati a votare pure per l’acqua senza secondo me capirci un gran che…credo che l’unico voto sull’unica questione su cui si può fare un discorso di classe sia stato casuale…però vabbè…vittoria! tanto oggi fra i compagni va di moda considerare una vittoria addirittura l’elezione a napoli di un MAGISTRATO!!!

  • hoo-liang

    vorrei ricordare che sinistra e destra sono categorie interne alla democrazia rappresentativa borghese, quindi essere di sinistra non vuol dire essere rivoluzionario o di classe, ma solo essere “piu buoni”

  • pablo

    “A sostenere la protesta, sono stati quasi tutti militanti dei centri sociali del Nord, giunti a Chiomonte domenica notte. Sul piazzale, invece, non c’erano più abitanti della Valsusa. Al punto che, nel corso della mattinata, la loro presenza è stata richiesta a gran voce dagli incappucciati neri non pratici della zona. Dentro il presidio c’erano almeno 500 persone.”

    oggi c’è stata la dimostrazione di chi ancora crede nella maggioranza del voto, nella massa, nei “sindaci” e nei cambiamenti politici.

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