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Fra Tunisi e Roma, cercando di capire…

Fra qualche giorno partirà una carovana umanitaria per la Tunisia, alla quale parteciperemo, cercando di avere una presa diretta (seppur parziale, ovviamente) di ciò che sta avvenendo in quel territorio. Per forza di cose, la presenza sarà centrata sulle condizioni di vita dei migranti nei centri di reclusione, e dunque il grosso dell’intervento politico si concentrerà sul monitoraggio e la donazione di materiali sanitari e strumentazioni mediche. Nonostante ciò, riteniamo sia una possibilità in più per capire da vicino ciò che si sta muovendo nel mondo arabo, e in particolare in Tunisia, primo territorio a ribellarsi e probabilmente quello caratterizzato dalla protesta più “politica” e radicale del panorama maghrebino.

Detto ciò, in attesa di sapere com’è andata per i nostri compagni “inviati al fronte”, consigliamo vivamente la lettura dell’ultimo numero di Limes, rivista italiana di geopolitica. Il numero analizza, grazie a una vasta mole di contributi, ciò che si sta muovendo nei territori arabi. I contributi e le analisi sono le più differenti, e questo è il punto di forza della rivista. Opinionisti, consiglieri militari, diplomatici, studiosi di medioriente, professori universitari, giornalisti e ricercatori; insomma, più in generale, un affresco di decine e decine di opinioni di esperti di cose arabe, italiani ma soprattutto stranieri. Ne esce un quadro certamente contraddittorio, ma riteniamo fondamentale per capire un po’ più a fondo ciò che è avvenuto nel Maghreb e soprattutto quali potrebbero essere gli sviluppi di questa situazione.

Non siamo mai stati, in questi anni, particolari estimatori di tale rivista, anche se non ne denigriamo a prescindere la sua importanza, soprattutto per la visione geopolitica che cerca di dare agli eventi che si susseguono nel mondo. In Italia, d’altronde, abbiamo una lacuna mostruosa rispetto a tale campo, altrove (ovunque) ritenuta giustamente fondamentale. Non solo, in Italia sappiamo sempre poco o nulla di ciò che si muove oltre i nostri confini, abbiamo un livello di informazione internazionale pari a zero, e questo certamente non ci fa bene alla salute e alla nostra capacità di leggere ciò che succede nel mondo, senza partire sempre e comunque da una visione italocentrica (o, nel migliore dei casi, eurocentrica) delle cose. Per questo riviste del genere sono comunque utili. Anzi, nel corso degli anni Limes ci sembra si sia liberata da quella relazione troppo stretta rispetto a Repubblica e alla sua area politica; nonostante le chiare inclinazioni politiche del suo direttore Lucio Caracciolo, e quindi nel respiro di fondo democratico-liberale che si nota nella analisi, i contributi sono veramente eterogenei, e le analisi ben fatte. Soprattutto, l’apporto di “tecnici” del settore contribuisce a rendere oggettive determinate analisi, con riferimenti a dati e considerazioni scientifiche difficilmente confutabili o “appropriabili” politicamente. Per poi scoprire con piacere che tante considerazioni fatte a caldo, o più ragionate, su questo blog trovano conferma proprio nelle analisi di veri esperti del mondo arabo (e non nei soloni italiani, per due settimane divenuti tutti novelli egittologi).

Questa numero, inoltre, contribuisce a mantenere alta l’attenzione su ciò che sta accadendo. Sui giornali, of course, le notizie ormai non arrivano più. L’unica cosa che tira ancora sono le sorti di Gheddafi, relegate tra l’altro dalla pagina quindici in poi dei maggiori giornali. Per il resto, un silenzio mediatico e una povertà d’analisi che già sapevamo, ma che stride evidentemente con l’abbuffata di dirette da piazza Taharir &co di pochi giorni fa. Tutto passato, sepolto da un’informazione che fagocita notizie, crea gli eventi e li annulla nello spazio di qualche giorno. E invece, adesso è il momento di concentrarci, per non risultare come sempre surfer della notizia.

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2 comments to Fra Tunisi e Roma, cercando di capire…

  • Alessandro

    dall’ultimo numero di Limes:

    “…degno di nota è che il movimento [Movimento giovani del 6 aprile, il network che ha portato avanti le proteste a piazza Tahrir] ha usato gli stessi simboli di Otpor, il movimento pacifista serbo che contribuì a rovesciare il regime di Slobodan Milosevic e le cui tattiche furono poi usate anche in ucraina e georgia….”

    “..pare sia ormai accertato il legame di certi elementi del “Movimento giovani del 6 aprile” e “Siamo tutti Halid Said”, tra cui Muhammad Adil, con lorganizzazione serba Otpor! e con il “Canvas”, -Centre for applied nonviolent action and strategies- con sede a Belgrado..”

    Passiamo poi all’utilizzo di internet e dei social network.

    “…secondo il sito internet “www.internetworldstats.com”, l’utenza Internet in Egitto rappresenterebbe solo il 20% della popolazione.”

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