C’è un legame, una forma di proporzionalità inversa, non soltanto simbolica, tra quanto sta avvenendo in America Latina e in Europa, tra il trionfo (l’ennesimo) di Chavez e la scomparsa della sinistra europea, tra il socialismo del XXI secolo e l’ondata xenofoba e securitaria che investe il vecchio continente. Alla crisi di egemonia del capitale e delle sue politiche neoliberiste, che alla fine degli anni ’90 portò alla ribalta mondiale il cosiddetto “movimento dei movimenti”, la sinistra latinoamericana ha saputo dare risposte concrete che si sono via via trasformate in progetti di società. In quell’altro mondo possibile di cui tanto si dibatteva nei forum sociali mondiali. Mentre da noi quell’enorme accumulo di forze, o come direbbe un fisico, di energia potenziale, è stato malamente dissipato, tanto che oggi sembra passata un’era geologica dalla giornate di Praga, Napoli, Genova… Com’è successo? A nostro avviso la divaricazione è stata prima teorica e poi, di conseguenza, pratica. Un intero movimento è stato affabulato da analisi tanto suggestive quanto scollate dalla realtà. L’inattualità della legge del valore e la conseguente fine del lavoro, la scomparsa delle classi sostituite da un’indistinta “moltitudine”, la fine dell’imperialismo per il sopraggiungere dell’impero, l’illusione di poter trasformare il mondo senza prendere il potere… e chi più ne ha più ne metta. I fatti, diceva un vecchietto di Treviri, hanno la testa dura e si sono presi la briga di dimostrare quanto inadatte a interpretare il mondo fossero queste “nuove” categorie e i risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. Il conflitto, acuito dalla crisi, ha difatto smesso di essere “verticale” (tra le classi) e si è fatto “orizzontale” (nella classe). Proletari italiani messi contro lavoratori stranieri. Quello che sta avvenendo in questi giorni a Roma è paradigmatico, la bestialità di qualche individuo viene presa a pretesto per pogrom razzisti. Lo straniero diviene il comodo capro espiatorio su cui scaricare le responsabilità e i costi della crisi; e mentre le organizzazioni fasciste cercano di rappresentare l’estremizzazione di un senso (troppo) comune, la borghesia italiana, per mezzo del governo, vara decreti e pacchetti sicurezza che hanno come unico scopo quello di spingere milioni di proletari immigrati nell’illegalità. Aumentandone così la precarietà e diminuendone la forza contrattuale, facendone insomma una massa di manovra da utilizzare per contrarre ulteriormente salari e diritti dei lavoratori italiani. Crediamo che il compito dei comunisti, in questa fase, sia dunque quello di riconnettere i diversi segmenti in cui è stata frammentata la classe ricostruendo quella coscienza soggettiva che è una condizione necessaria affinchè i propositi di trasformazione dell’esistente non si trasformino in enunciati triti e ritriti o in proclami velleitari. E per fare questo sarà sempre più necessario guardare, scevri da ogni pregiudizio eurocentrico, a quanto avviene nel continente latinoamericano. Esperienze da cui abbimo tantissimo da imparare.















Portando avanti un programma di lotta ispirato al socialismo in america latina sono giunti al potere e stanno cambiando la società…questa mi sembra la differenza più evidente fra loro e l’europa. Sono state rigettate in toto analisi scientificamente provate e confermate, sostituite col mito della comunità indigena zapatista…tutto questo importato nella metropoli occidentela post industriale è chiaro che sarebbe fallito, e infatti adesso non sappiamo più che pesci prendere.
Le analisi per il futuro devono guardare al potere, pensare a come arrivarci e come gestirlo, creare contropotere nei nostri quartieri…solo da qui possiamo ripartire…è cmq necessario visto che tutte le nuove teorie si sono dimostrate fallimentari e/o inservibili nel contesto europeo.
Non si tratta di scendere a patti col potere stesso, nè accordarsi per modificarlo. Si tratta di combatterlo…le forme troviamole ma è da qui che si deve ripartire, da una analisi seria sul contropotere che dovremmo esercitare noi per primi.
aho secondo me sono piu che mai attuali le teorie di kardelj teorico del socialismo jugoslavo.
Il socialismo di Tito è uno dei pochi a cui è davvero diffcile rimproverare qualcosa,è per questo che lo stanno infangando con sta favola delle foibe
tiè ve passo er link
http://digilander.libero.it/maximusmagnus/nuovi/storia/titoismo.htm
Lasciando stare i giudizi personali che dà er tipo che l’ha scritta è molto utile ed interessante.
Anche io credo che ci debba essere un maggior coinvolgimento del popolo,come in jugoslavia e non in URSS.
sempre vivo il socialismo autogestionario
http://digilander.libero.it/maximusmagnus/sito/liberalcomunism.htm
Tiè pure questo non è male.
Tralasciando i richiami a quel cojone de gorbaciov e alla non violenza,se rivisto in modo più incisivo,anche questo può essere attuale.
in particolare trovo giusto il richiamo alla diversità tra proprietà statale e proprietà sociale,il rifiuto del dogmatismo,della centralizzazione e della burocrazia,oltre al rifiuto della gerarchia e il far partecipare i lavoratori alla gestione dei processi produttivi.
Potere ai lavoratori,non alla burocrazia borghese di partito!!!!
per me la risposta e’ una sola in europa e’ che il capitalismo ha preso il sopravento sulle coscense di tutti (anche l’operaio vuole il figlio dottore) diceva un vecchia canzone.e questo che sta accadendo ,nn sono ne un marxista ne un intelletuale ma uso il cervello e vedo che troppi soldi o finti tali annebbiano la mente delle persone, in america latina dove tutto questo capitalismo nn ci sta la gente pensa ad altro e nn si distrae (dalle insegne luminose) si accontenta di quello che ha, noi vogliamo sempre di piu’dovremmo riflettere e aggire di conseguenza…………SALUTI COMUNISTI
Sicuramente puo risultare fastidioso pensare che anche in una fase di transizione come quella che stiamo vivendo, le masse, in modo particolare la classe operaia (da non confondersi con il sotto-proletariato urbano) abbiano bisogno ancora di avanguardie che sappiano reindirizzarle. Scendere nell’operaismo, come gia è stato negli anni 70 significa sostanzialmente cadere in una forma di anarchismo senza meta che, sicuramente è piu gratificante ( sarebbe bello che la classe operaia fosse in grado di rappresentarsi), ma non è altrettanto in grado di creare un’adeguata coscienza di classe (unica forma di emancipazione dell’operaio). Credo dunque che il partito resta lo strumento reale piu avanzato, quello in grado di saper rappresentare la classe dominata. Continuo dunque a sostenere la necessita dell’independenza di classe e del rifiuto piu totale della collaborazione con i partiti borghesi. La sensibilizzazione del movimento operaio va portata avanti coinvolgendo le soggettività piu avanzate e non l’intera classe. E’ importante creare un soggetto politico mondiale ( ad esempio la LIT ) che sappia creare dei veri e propri quadri militanti.
Il processo di internazionalizzazione è di vitale importanza per tutto il movimento comunista e rappresenta l’unica via per il contrasto della borghesia gia globalizzata, ka quale come possiamo vedere si ristruttura periodicamente attraverso le sue guide piu avanzata. Non cadiamo nei modelli operaisti degli anni 70, la borghesia non si muove in modo spontaneista ma secondo una pianificazione studiata che esce dai suoi centri di potere (le “sue avanguardie”). Le fasi storiche in cui il movimento operaio ha saputo esprimere tra le sue fila delle vere e proprie avanguardie sono coincese con i momenti in cui essa è stata costretta a cedere!!!
Un Abbraccio a Tutti i Compagni
Saluti Comunisti
http://coordinamentostudentilt.splinder.com/
Sicuramente puo risultare fastidioso pensare che anche in una fase di transizione come quella che stiamo vivendo, le masse, in modo particolare la classe operaia (da non confondersi con il sotto-proletariato urbano) abbiano bisogno ancora di avanguardie che sappiano reindirizzarle. Scendere nell’operaismo, come gia è stato negli anni 70 significa sostanzialmente cadere in una forma di anarchismo senza meta che, sicuramente è piu gratificante ( sarebbe bello che la classe operaia fosse in grado di rappresentarsi), ma non è altrettanto in grado di creare un’adeguata coscienza di classe (unica forma di emancipazione dell’operaio). Credo dunque che il partito resta lo strumento reale piu avanzato, quello in grado di saper rappresentare la classe dominata. Continuo dunque a sostenere la necessita dell’independenza di classe e del rifiuto piu totale della collaborazione con i partiti borghesi. La sensibilizzazione del movimento operaio va portata avanti coinvolgendo le soggettività piu avanzate e non l’intera classe. E’ importante creare un soggetto politico mondiale ( ad esempio la LIT ) che sappia creare dei veri e propri quadri militanti.
Il processo di internazionalizzazione è di vitale importanza per tutto il movimento comunista e rappresenta l’unica via per il contrasto della borghesia gia globalizzata, ka quale come possiamo vedere si ristruttura periodicamente attraverso le sue guide piu avanzata. Non cadiamo nei modelli operaisti degli anni 70, la borghesia non si muove in modo spontaneista ma secondo una pianificazione studiata che esce dai suoi centri di potere (le “sue avanguardie”). Le fasi storiche in cui il movimento operaio ha saputo esprimere tra le sue fila delle vere e proprie avanguardie sono coincese con i momenti in cui essa è stata costretta a cedere!!!
Un Abbraccio a Tutti i Compagni
Saluti Comunisti
Tito un modello?
Mi sembra quantomeno azzardata la presentazione della jugoslavia di Tito come un modello. Al “socialismo” di Tito sono in realtà molte le cose da rimproverare. Da quando per ingraziarsi l’imperialismo occidentale chiuse le frontiere ai guerriglieri comunisti greci, da quando riconsegnò all’Italia partigiani comunisti italiani colpiti dalla repressione, da quando nel 1948 procedette alla carcerazione ed all’uccisione dei comunisti dissenzienti rispetto alla sua linea (quelli che guardavano all’URSS)…. ma si sa che se la borghesia ha prodotto e diffuso una vasta pubblicistica contro l’URSS, quando invece i morti sono “stalinisti” e gli assassini revisionisti la cosa passa nel dimenticatoio.
Sì al socialismo
No al revisionismo
embe mejo no? grande tito che perseguitava fascisti e stalinisti,stessa faccia della medaglia autoritaria
anche stalin era contro la rivoluzione greca,anzi tito in un primo momento la supporto scontrandosi appunto con la contrarietà di stalin.Dopo un iniziale appoggio Tito lo ritiro visto l’embargo sovietico nei suoi confronti e isolato dall’URSS decise semplicemente di commerciare con altri paesi
Perchè non serve lo spontaneismo?Certo da solo è difficile che riesca a conquistare il socialismo,ma una via di mezzo tra il socialismo sovietico dall’alto e i
ltotale spontaneismo è possibile e Tito ce lo ha dimostrato.
Potere al popolo
Socialismo autogestionario
avanguardia=reazione
Tito resiste alle minacce staliniste e sconfigge l’imperialismo sovietico.Indipendenza sempre!!!
Noto che Il livello politico culturale della discussione ha raggiunto vette inarrivabili…notevole
aho ma pure leggendo il testo allegato a regà ce sta er punto in cui parla della mondializzazione socialista da contrapporre alla globalizzazione capitalista che porcoddio se è attuale.Fa da precursore a tutti i movimenti no global o new global,che lottano contro il soffocamento che le multinazionali fanno sui prodotti locali.Aho ve immaginate una mondializzazione socialista basata sui prodotti fatti in piccolo di ogni realta localeJOSE BOVE E UN TITOISTA COME NOI!!!
.Sta roba gia di per se è RIVOLUZIONE allo stato puro.
E quei geni gia negli anni 60 erano arrivati o comunque avevano anticipato simili soluzioni.
Quello che dico io è che andrebbe studiata a fondo la loro teoria,non che sia perfetta per carità,ma che se contestualizzata ad oggi,potrebbe veramente essere la soluzione alla crisi d’identità della sinistra radicale
eppoi io credo che il sottoproletariato urbano vada coinvolto se non anche di piu del proletariato.Noi lottiamo per la liberazione dei poveri dalla schiavitù del capitale.Non ci sono prediletti e chiunque sia vittima del capitalismo dev’essere considerato in una conseguente analisi sociale come tale
e potrebbe dare solide basi teoriche,(ovviamente aggiornata)nella lotta contro le multinazionali avanguardia del capitalismo bastardo dominante
Vabbè… cerchiamo però de non fa confusione co’ ste discussioni… insomma, se parlava della contrapposizione tra un sistema socialista che cammina autonomamente per cambiare la direzione dei centri di potere, ed un modello tutto nostro – eurocentrico – che invece vorrebbe usare la bacchetta magica: nuova declinazione per le stesse problematiche, ovvero la frammentazione della coscienza politica dei lavoratori , la spinta propulsiva del Capitale (oggi qualcuno lo chiama Impero, ma sempre da combattere è), e via discorrendo. Credo che l’articolo postato da militant metta in luce alcuni aspetti davvero interessanti, tra tutti il passaggio in cui si afferma che “Il conflitto, acuito dalla crisi, ha difatto smesso di essere “verticale” (tra le classi) e si è fatto “orizzontale” (nella classe). Proletari italiani messi contro lavoratori stranieri.” – insomma, la discussione su questo punto mette in relazione tutte le vertenze che in questo momento coagulano nel variegao arcipelago movimentista romano (se non nazionale): la lettura della crisi, la questione dei migranti, la condivisione di essere classe e non segmenti sociali, lo spostamento dell’asse capitalista che preme ed incide laddove ha trovato maggior favore, lasciando campo alle lotte delle comunità in resistenza e tornando a stritolare i frutti marci della sua secolare azione (ovvero Stati Uniti ed Europa su tutti) … il discorso non è per nulla scontato, è la reiterazione delle parole senza l’analisi del loro significato che lascia interdetti e fa pensare ad una retorica già sentita… della serie tutti parlano della crisi, ma uno su dieci ha un’idea di cosa è e da dove viene.
[Spartako] ” grande tito che perseguitava fascisti e stalinisti,stessa faccia della medaglia autoritaria”
Quindi ammetti che sia giusto colpire militarmente le frazioni dissenzienti all’interno del movimento? Complimenti davvero una bella concezione antiautoritaria.
[spartako] “Tito resiste alle minacce staliniste e sconfigge l’imperialismo sovietico.Indipendenza sempre!!!”
Peccato però che l’”indipendenza” sia stata raggiunta sotto l’ala protettrice di Washington e sia stata pagata consegnando comunisti perseguitati a paesi imperialisti.
La questione di fondo è un’altra: nel 900 il movimento comunista è riuscito ad elaborare una teoria ed una concezione organizzativa per la vittoria in paesi feudali, semi-feudali, coloniali ecc.. mentre non è riuscito a segnare una giusta strada per la presa del potere nei paesi capitalisti avanzati. Questo è il nodo da sciogliere per chi lotta per il socialismo in Italia oggi.
n’altra volta
BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Qui concordo decisamente con Spartako.
Sicuramente Tito aveva ragione a rifiutare la sottomissione all’ Unione Sovietica, e non è vero che quest’ indipendenza è stata realizzata “sotto l’ ala protrettrice di Washington”, la NATO cercò di mettere le mani sulla Jugoslavia ma non ci riuscì minimamente, poi è normale che la Jugoslavia sfruttò la situazione e visto lo scontro con Stalin e la conseguente apertura della NATO nei suoi confronti, economicamente si comportò di conseguenza, ma non politicamente.
Sicuramente Tito sbagliò, (quindi non dico che non li si possa rimproverare niente), a reprimere gli stalinisti jugoslavi, non lo metto in dubbio, (ma anche in URSS comunque l’ accusa di “titismo” non era da poco…).
Anche il sistema repressivo del regime comunque si attenuò molto, (visto anche il vasto consenso popolare), negli anni successivi in Jugoslavia.
L’ esperienza slava senz’ altro a me personalmente affascina molto dal punto di vista della società multietnica e multiculturale, campo in cui non si possono negare i meriti della Lega dei Comunisti.
Come pure concordo con la linea di opposizione anti-imperialista alla NATO ed al Patto di Varsavia.
Quanto però al “socialismo autogestionario”, ovvero dell’ autogestione delle fabbriche per mezzo dei consigli operai, ho degli scetticismi in merito, certo, delle conquiste e dei progressi sociali ci furono eccome in Jugoslavia con questo sistema di cui peraltro accennavano anche Marx e Lenin, e senza dubbio rispetto alla merda ora quella sicuramente era ORO se si volesse fare paragoni…
La differenza tra il socialismo autogestionario di Tito e la socializzazione proposta dai fascisti della Repubblica di Salò è sottile ma direi determinante…
La Jugoslavia fece l’ autogestione di aziende statali.
L’ RSI proponeva l’ autogestione che “garantisse il diritto inviolabile della proprietà privata”.
In poche parole, nell’ RSI c’ erano dei dirigenti d’ azienda, che avrebbero dovuto proporre i loro programmi sull’ orario lavorativo, redistribuzione del porfitto dell’ azienda ecc ecc all’ assemblea aziendale che poi doveva approvarli.
Chiaramente sarebbero state pochi i casi in cui i dirigenti d’ azienda avrebbero proposto redistribuzioni a vantaggio degli operai e non loro.
In quanto di fatto i padroni dell’ azienda continuavano ad essere loro.
Nelle autogestioni titine invece i lavoratori eleggevano i Consigli Operai ed i Consigli Operai eleggevano il Comitato d’ Amministrazione che si occupava appunto di proporre i programmi di redistribuzione del profitto, orario lavorativo ecc ai Consigli Operai che potevano approvarli o respingerli.
Però la differenza è che appunto in questo caso, i dirigenti venivano dal basso e comunque le assunzioni ed i licenziamenti non erano di loro competenza.
Questa è una differenza di non poco conto, in cui senza dubbio le autogestioni slave superarono il progetto di socializzazione fascista dell’ RSI.
Poi certo…Anche qui si può rimproverare a Tito che il regime esercitava un controllo indiretto anche sulle autogestioni, perchè per far parte dei Consigli Operai bisognava essere membri dei sindacati legati alla Lega dei Comunisti.
Ma a parte questo, io credo che sia per quanto riguarda la socializzazione fascista che quanto riguarda le autogestioni titine ci siano un paio di punti che la differenza di base e sostanziale che dicevo prima non risolve, ovvero:
Se la suddivisione del salario tra i lavoratori si fa a livello aziendale e non nazionale, è chiaro che le aziende più produttive e che contano meno lavoratori, avranno di conseguenza salari più alti.
Questi due fattori, (il salario legato alla produttività dell’ azienda ed il vantaggio di avere meno colleghi possibili con cui dividere il profitto aziendale), potrebbero mettere in moto meccanismi e situazioni spiacevoli sia nel caso della socializzazione repubblichina che nell’ autogestioni titine.
Resta comunque un dato di fatto che mediamente con questo sistema il proletariato jugoslavo raggiunse un livello di benessere e dei progressi sociali che ad oggi sono solo un bel ricordo…
Insomma io penso che potrebbe pure valere la pena anche di tentare un esperimento del genere simile alle autogestioni titine e vedere come va, ma c’ andrei piano col considerarlo un modello, qualche scetticismo in merito ce l’ ho ugualmente, però è una cosa discutibile e che si potrebbe anche sperimentare se ci fossero un giorno le condizioni, (ma in questo momento sono chiaramente “fantasie” e discorsi campati in aria…).
Viva la Jugoslavia comunque.
Detto questo, concordo con l’ analisi dell’ articolo di Militant
Emmò semo antiautoritari ma un minimo de brutalità ogni tanto ce sta.Fascisti e stalinisti la repressione se la meritano.Come dì m’hai provocato emmò metemagno!!
daje elpì forza Tito
ma sicuramente è una cosa difficilissima da compiere ed è un passo successivo al socialismo leninista presente in un primo momento in Jugoslavia,pero sicuramente resta un modello ideale
da studiare piu affondo e da ricordare sempre con orgoglio.Ricordiamo anche i meriti del comunismo,non facciamoci imporre questo pensiero dominante di oggi!!!
quello che intendo io è che Tito non viene annoverato tra i Grandi del Comunismo,con altri, e credo che bisogni ricordarlo e prenderlo a modello come attuale anche piu di Lenin,
e omaggiarlo e ricordarlo sempre annoverandolo tra i nostri esempi.E troppo dimenticato e sottovalutato.
Grande Tito viva sempre la Jugoslavia socialista!!!
eppoi il fatto che fosse sotto l’ala protettiva degli USA è fuori dal mondo e dalla storia.Porcoddio nun ve ricordate che è stato il fondatore dei non allineati in cui c’era Cuba,l’Egitto di Nasser,la Cina per un periodo e l’India del socialista Nehru.Ha portato avanti una politica contro l’imperialismo e a favore della pace del mondo conquistando una posizione propria nel mondo da leader.Altro che sottoposti a qualcuno!!!
Mettendo insieme tutti i paesi del terzo mondo
Viva Tito comunista terzomondista e antimperialista.
E non sottovalutiamo che nel paese c’era libertà per esempio di entrare e uscire.MITICO!!!
Spartako, a parte comunque tu potresti scrive tutto quanto in un intervento solo invece che a rate…
Comunque calmiamoci un secondo….
“daje elpì forza Tito”
Rileggi un attimo quello che ho scritto, non è che siamo a fare tifo da stadio..Io dico semplicemente, il governo di Tito aveva dei difetti e mi pare d’ aver citato quelli maggiori, però non penso che gli “stalinisti” meritavano la repressione, (che poi semplicemente magari erano anche coloro che volevano entrare nel Patto di Varsavia per motivi non necessariamente di “stalinismo” o che volevano seguire la nazionalizzazione e la pianificazione dell’ economia in stile sovietico che comunque aveva dato dei buoni frutti, piuttosto che addentrarsi nell’ avventura dell’ autogestione..Quindi c’ andrei piano), comunque forse è meglio non entrare nemmeno in merito alla questione, in fondo era un momento delicato, però certo, da un punto di vista obiettivo dico che reprimere il dissenso tra Compagni non mi piace.
Ti invito comunque a rileggere quanto ho scritto, che il sistema di Tito portò progressi e benefici, (ad oggi andati perduti), al proletariato jugoslavo è comunque fuori discussione, la disoccupazione, la povertà, la criminalità ecc sono aumentate vertiginosamente, la sanità è peggiorata molto, (non è nemmeno più gratuita) ecc ecc.. Per non parlare dell’ unione dei popoli balcanici con il conseguente progetto di costruzione di una società multi-etnica e multi-culturale, che per me rappresenta un sogno, e che è un merito innegabile della Jugoslavia…Se si pensa alle guerre che ci sono state dopo e si riflette un attimo sulla situazione di prima quando c erano milioni di famiglie e di matrimoni “misti” in jugoslavia….
Sono vere anche le cose che hai citato che aprì le frontiere ecc
Anzi lo Stato pagava anche viaggi di ferie ai lavoratori pure in Italia o altri Paesi della NATO, quindi qui certo non vale l’ accusa, (nemmeno troppo vera comunque), che i capitalisti fanno all’ URSS o a Cuba di “rinchiudere il popolo” ecc
Personalmente lo ritengo abbastanza in linea con le tesi di Lenin che in fondo anche lo Stato che voleva costruire lui era basato sul potere dei soviet, (che appunto in Jugoslavia erano Consigli Operai).
Però il fatto dell’ autogestioni, comunque ti ho detto, preferirei andarci un attimo piano, ti ho detto che ho delle perplessità comunque e te le scritte nell’ altro messagggio, però come ti ripeto si fosse nelle condizioni potrei anche pensare di sperimentarle, ma in questo momento so discorsi campati in aria, lasciamo perdere un attimo sta storia di Tito ecc
Si sta andando fuori tema, in questo momento senza dubbio le esperienze da cui abbiamo tantissimo da imparare sono quelle dell’ America Latina come dice l’ intervento.
aho emmica m’hai detto cazzi.E caduto er socialismo se so fatti la guerra civile tra etnie mentre prima stavano tutti assieme.eh vojo di qui stamo davero apparlà de cose serie aho
eppoi collastoria dell’autoritarismo:Stalin perseguitava i titoisti tacciandoli di titofascismo,Stalin ha cominciato sto conflitto perchè voleva praticamente annettersi la Jugoslavia,cheddoveva fà Tito fasse sottomettè?
MORTE ALLE GERARCHIE ORA E SEMPRE
RESISTENZA!!!!!!!!!!!!!
Siamo d’ accordo che la situazione di prima era un paradiso rispetto a ciò che è venuto dopo.
Basta pensare che quando la Jugoslavia nel 1989 chiese di entrare nell’ Unione Europea, (ovvero quando Tito era già morto da 9 anni e che l’ economia jugoslava era stata strangolata dalla NATO e dal Fondo Monetario Internazionale e veniva dalla crisi degli anni ’80), addirittura aveva ancora le stesse statistiche e gli stessi indicatori economici di Spagna o Irlanda. Prima vivevano in integrazione ed armonia, dopo abbiamo visto razzismo e guerra a non finire ecc ecc.
Non si tratta di paragonare con prima, che prima era meglio non c è dubbio.
Te l’ ho detto fin da subito che io concordo col distacco da Stalin e dall’ URSS e la difesa dell’ indipendenza nazionale.
Però devi contestualizzare, devi comprendere anche che in quella situazione un Compagno è lecito anche che si ponga alcuni dubbi, “e se dopo che si chiude con l’ URSS poi si rimane isolati sia da loro che dalla NATO come si metterà?”, oppure “e se poi va a finire che per sopravvivere distaccandosi dal Patto di Varsavia si rimane in qualche modo sottomessi alla NATO o compromessi con essa?”, oppure “l’ economia nazionalizzata e pianificata comunque ha permesso buoni progressi all’ Unione Sovietica, allora perchè ricercare un’ altra strada se poi si rischia di fallire?” ecc ecc..
Nel senso, ora noi abbiamo il senno del poi, ma sul momento Tito prese delle decisioni forti, che potevano benissimo essere discusse, mi sembrano scelte che era impensabile che non avrebbero susciato polemiche interne, anche da gente che poi magari non sarebbe nemmeno stata realmente “stalinista”.
Per tornare in tema con l’ intervento io credo che sia necessario un progetto del movimento comunista italiano che miri ad interagire di nuovo a livello concreto con le masse sia di italiani che di immigrati, solo così ci si potrà riappropriare delle lotte sociali, (anche se più che del movimento s’ avrebbe bisogno del Partito ma si sa…Su questo ci sarà da lavorare molto…), e quindi tentare poi di reindirizzare il conflitto non più “orizzontalmente” come ora, ma appunto “verticalmente”, se non si ricerca l’ egemonia sociale non si può andare da nessuna parte…
A riguardo un Compagno di Viterbo mi ha parlato di un progetto di “partito sociale” che sta avanzando piani concreti in questo senso anche a Roma che hanno distribuito il pane a 1,50 euro invece che 2,50 o altre cose così, (che ultimamente stanno provando a fare anche i fascisti).
M ha detto che faranno una riunione a Lucca io per esempio credo di farci un salto, anche se c’ è da stare attenti che non ci metta troppo le mani Rifondazione….
L’ intervento dice:
<>
Io concordo molto su questo punto, ma per fare questo c’ è bisogno di tanta contro-informazione ma soprattutto di tanti, tanti, progetti concreti tipo quello a cui accennavo prima.
I PROLETARI MUOIONO ANCHE IN VENEZUELA. UCCISI DAI PADRONI.
Ancora una volta scorre il sangue dell’avanguardia proletaria venezuelana.
Il 28 novembre scorso nello stato di Aragua, tre dirigenti regionali della confederazione sindacale Unione Nazionale dei Lavoratori (UNT) – Richard Gallardo, Luis Hernandez e Carlos Requena- appartenenti alla sua ampia corrente di sinistra classista e all’organizzazione trotskista Unione socialista di sinistra (USI), sono stati assassinati, con ogni probabilità da sicari prezzolati della azienda alimentare “Alpina”, per il loro ruolo di sostegno e direzione della dura lotta degli operai di questa grande fabbrica, a proprietà colombiana, per un contratto dignitoso.
Questo a dimostrazione che nel Venezuela “socialista” del piccolo bonaparte Chavez i padroni, venezuelani o stranieri, continuano a fare, in difesa della proprietà privata delle loro fabbriche, quello che vogliono.
Ma la sera del 29 gennaio nella città di Barcelona (stato di Anzoteàtegui) non sono stati sicari padronali, ma la stessa polizia (che dipende dal governatore chavista dello stato, Tarek William Saab) a versare il sangue dei lavoratori.
La fabbrica locale della grande multinazionale Mitsubishi era stata occupata il 22 gennaio, contro la decisione di liberarsi di 135 lavoratori di una azienda di appalto con l’incarico della manutenzione dei macchinari, la Induservis (il voto per l’occupazione è stato di 863 si, contro 21 no e 4 astenuti).
Ma la magistratura su istanza della multinazionale, ha ordinato la fine dell’occupazione. Quando gli operai della Mitsubishi, hanno rifiutato di accettare l’ordine di un giudice presentatosi alla porta dell’azienda accompagnato dalla polizia e da alcuni crumiri , le “forze dell’ordine” hanno aperto il fuoco contro gli operai accorsi al cancello, uccidendone due – Pedro Suarez e José Marcano- e ferendone altri 12 (di cui cinque in modo grave).
Salutiamo la memoria di questi compagni come quella dei tre dirigenti sindacali di Aragua.
Espriamo la nostra piena solidarietà agli operai della Mitsubishi che continuano, di fronte alle reiterate minacce di magistratura e polizia l’occupazione della fabbrica.
Segnaliamo a tutti i/le militanti operai/e e di sinistra come ancora una volta i fatti dimostrino come non ci sia da aspettare salvezza dai demagoghi populisti “progressisti”, difensori della proprietà privata, come Chavez, ma solo dalla lotta di classe indipendente e dalla prospettiva del potere dei lavoratori e di un vero socialismo.
Franco Grisolia – Resp esteri del PCL Franco Grisolia – Resp esteri del PCL
comunque elpì i limiti che tu vedi nell’autogestione io non li ravviso.Nei primi 6 anni di autogestione operaia la produzione operaia è aumentata del 70%.Vojo di se so limiti questi,anche perche il precedente piano quinquennale jugoslavo(ispirato a quello sovietico,quindi)era fallito clamorosamente.
Quindi oltre all’aspetto umano anche quello pragmatico riferito al piano economico-produttivo è nettamente superiore.
Secondo me la categoria marxiana che in questo momento potrebbe salvarci il culo e darci gli strumenti teorici per riproporre il Comunismo, ripulito dal vecchiume novecentesco, è la categoria della “GEMEINWESEN” ossia “COMUNITA’ UMANA”, in effetti, il Comunismo, se non è comunitario, non è. Può sembrare un’ovvietà, ma è il punto dirimente per riproporre senza esitazioni la declinazione teorica di un Comunismo liberato da allucinazioni messianiche, positivistiche, meccanicistiche(sul piano teorico) e da prassi suicide, come la regressione nella pura forma folkloristica ripiegata sul sistema capitalistico e conflittuale o l’estremismo comportamentale estraniato ed antisociale.
” Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale e fare del mondo una grande caserma o una grande officina. Vi sono comunisti che se la prendono comoda e che negano e vogliono sopprimere la libertà personale, che secondo loro ostacola la via dell’armonia; ma noi non abbiamo nessuna voglia di comprare l’uguaglianza a prezzo della libertà. Siamo convinti(…) che in nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla Comunità.
K. Marx – Kommunistische Zeitschrift, 1847
Che l’ autogestione chiaramente incentiva la produttività, (perchè appunto è essa che determina il salario in un sistema del genere), non ci sono dubbi.
Ma aumento della produzione non significa certo miglioramento delle condizioni di lavoro.
Poi che in generale in Jugoslavia questo miglioramento ci possa essere stato è un altro discorso, ma ciò non ha a che fare col dato riguardante la produttività.
Poi quelli che ho citato io sono alcuni casi in cui l’ autogestione potrebbe malfunzionare, però non è una regola assoluta, ci può anche essere un’ azienda che facendo lavorare un casino di operai poche ore ciascuno, riesce a produrre così tanto da garantire con questa suddivisione del profitto aziendale, salari buoni a tutti loro, ma anche questa non è una regola valida in assoluto…Ci possono essere anche situazione inverse in cui per produrre molto e suddividere poco si preferisce fare orari prolungati e più intensi e con meno colleghi con cui spartire il profitto…Diciamo che è un sistema che lascia comunque un margine di incertezza, ma che per questo, io, nel caso, potrei essere disponibile a sperimentarlo, magari affiancandolo ad un sistema politico invece sul modello cubano.
Però come spiegavo prima bisogna fare attenzione anche al fatto che queste devono essere autogestioni, come lo erano nella concezione titina, non cogestioni con i padroni come lo erano in quella repubblichina.
Perchè in quel caso, il ruolo dei lavoratori sarebbe solo quello di accettare o rifiutare i programmi dei padroni, ma alla fine, se i programmi comunque li fanno i padroni si tratta pur sempre di “prendere o lasciare”, certo forse migliorerebbe comunque la contrattazione, (meglio questo che la completa libertà di sfruttamento del proletariato), però i maggiori beneficiari sarebbero per forza i padroni.
Invece la differenza è che nelle autogestioni titine, è che le aziende autogestite erano di proprietà statale, e ad eleggere il Comitato d’ Amministrazione, erano i Consigli Operai, quindi gli operai sapevano chi è che mandavano a fare i programmi di lavoro…
Programmi di lavoro che comunque i Consigli Operai potevano anche resoingere
respingere*
beh direi che con l’autogestione invece si che migliorano le condizioni di lavoro come no aho?
Lo sfruttamento nun ce sta piu
se gestiscono loro e i padroni nun ce stanno
si nun so miglioramenti questi…
Non ci siamo capiti