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gli utili idioti

Riconoscete il personaggio qui sopra? Credo di no, a meno che non siate dei tifosissimi del Milan, di quelli che si vanno a vedere i tabellini dei giocatori inutili del calcio italiano. Eppure, questo personaggio qua, che risponde al nome di Marco Borriello (?), ieri ha vissuto i suoi 15 minuti di celebrità. Infatti, venendo meno al classico e sempre più vero aforisma secondo cui è meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi, piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio, ieri il Borriello, forse shoccato dall’esclusione dalla nazionale, ha voluto parlare di Napoli, di camorra, di Saviano. E come ne ha parlato questo tronista mancato, avendo come esempio intelligenze del calibro di Cannavaro, o nel Milan di Abbiati? Sentite qui:

“Per me, Saviano è uno che ha lucrato sulla mia città. Non c’era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos’è la camorra. Lui però ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto”

Ora, lungi da noi fare i difensori di Saviano, personaggio che appena ha intravisto un pò di celebrità ne ha subito abusato, diventando la macchietta di se stesso, immerso nel suo ruolo evangelico-catartico di personaggio anti-mafia, rimangiandosi nello spazio di un mattino le convinzioni precedenti. Anche il libro, seppure bellissimo e necessario, ha grosse lacune, come ad esempio il rapporto ta mafia e Stato, mai neanche accennato nel romanzo. Ma se critiche devono essere fatte al suo personaggio e al suo lavoro, queste dovrebbero essere per difetto nella sua analisi, nel merito del suo lavoro. E invece, personaggi come Borriello danno sfogo alle frustrazioni e alle pulsioni che purtroppo sono egemoni nella mentalità della gente.

Il ragionamento per cui della mafia è meglio non parlarne perchè tanto “la gente sa” è tipico di un mafioso, di quella mentalità omertosa che tanto dilaga nel sud come nel nord Italia, e infatti è il ragionamento di Berlusconi e dei suoi compagni di merende.

Ora, è chiaro che se tutto rimanesse alle esternazioni, tralaltro subito rimangiate, di questo sconosciuto giocatore, neanche varrebbe la pena occuparsene. Il problema, come abbiamo detto, è che tutto risponde ad un ragionamento più generale, è cioè servirsi di utili idioti, magari belli, palestrati, ricchi, per dire cose che pensa chi governa questo paese, così da sdoganarle e renderle pubbliche. E’ una operazione di costruzione ideologica della realtà, di falsa rappresentazione del reale, di immissione di concetti precostruiti. Berlusconi, o Maroni non possono mettesi a parlar male di Saviano, però c’è chi lo fa per loro, i vari Fede o i Cannavaro o i Borriello di turno. Così il messaggio passa, nessuno si ricorderà più di questo Borriello ma intanto più di qualcuno inizierà a credere che della mafia è meglio non parlarne, tanto la gente sa.

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20 comments to gli utili idioti

  • Ora Ics - Piemont

    Che ne pensate di:
    Il diritto di criticare l’icona Saviano
    [di Alessandro Dal Lago] Non ho intenzione di difendermi dalle «critiche» per il mio libretto sul caso Gomorra-Saviano (anche perché si tratta, per lo più, non di critiche ma di esecrazioni e «vade retro»). Se si è interessati alla questione, mi si può leggere e giudicare di conseguenza. Intervengo invece sull’accusa di dissacrazione che alcuni (per esempio Violante e Flores d’Arcais) mi hanno gettato addosso, visibilmente senza aver letto il testo e, nel caso di Flores, incitando il pubblico a non leggerlo. Qui, come in altri casi (penso a Sofri) non c’è solo un appello alla censura preventiva (mi si critica non per quello che dico ma perché lo dico).

    Appare anche un modo di pensare mitologico e autoritario, e quindi sostanzialmente papalino, il che fa specie in persone (parlo di Sofri e Flores) che passano per campioni della libertà di parola e del laicismo. È questa la cultura capace di opporsi a Berlusconi?

    Per Violante, il mio è un tipico caso di sinistra «iconoclasta». Ne deduco che per lui la sinistra deve adorare le icone. E non diversamente pensa Flores, quando invita a manifestare contro Berlusconi o a darsi al sesso o ad altre attività ricreative, piuttosto che leggermi quando critico Saviano. Insomma, guai a entrare nel merito di quello che Saviano scrive. E soprattutto, guai a interrogarci sul significato politico dell’identificazione di una parte consistente della sinistra nella sua figura e nella sua opera.

    È semplicemente quanto ho tentato di fare nel mio libro a tre livelli, narrativo, mediale e sociologico (tra parentesi, occuparmi di queste cose è esattamente il mio mestiere, diversamente da quanto Flores, che pure mi conosce da quasi trent’anni, fa credere ai lettori del Fatto quotidiano). Livello narrativo: ho analizzato la «verità» di Gomorra in base al testo e a nient’altro, ignorando qualsiasi pettegolezzo sulle sue fonti, ma portando alla luce il carattere tecnicamente auto-referenziale della narrazione («ci sono stato e ho visto, e quindi dico la verità»); livello mediale: ho discusso la costruzione, in buona parte dei media, dell’eroismo di Saviano, mostrando anche come lo scrittore, nei suoi interventi successivi a Gomorra, abbia in qualche modo fatto proprio il ruolo che gli veniva cucito addosso; livello sociologico (e se vogliamo, politico): che significa il processo di iconizzazione dello scrittore nella sfera pubblica del nostro paese?

    L’ultimo punto mi sembra decisivo e integra i primi due. La trasformazione di Saviano, a sinistra, in icona del bene contro il male (rappresentato dal crimine organizzato) sposta il conflitto politico in una dimensione morale e moralistica fondamentalmente diversiva e consolatoria. Una dimensione illusoria, in cui – ma questa è solo un’ipotesi – molti scaricano le frustrazioni di una sinistra che in buona parte non è più rappresentata, oppure è impotente di fronte al trionfo della destra. Il fatto interessante è che la categoria dell’eroismo è storicamente appannaggio della destra romantica (penso a Evola), e questo spiega la fortuna di Saviano tra i seguaci di Fini (si veda la fondazione Farefuturo e che cosa pensa di me). Di conseguenza, la classica accusa zdanoviana che mi rivolgono Sofri e Flores («a chi giova?») è risibile, un altro aspetto della loro reazione censoria.

    Come si conviene a qualcuno che, volente o nolente, è stato trasformato in icona dell’eroismo, molto spesso le posizioni di Saviano su questioni di interesse pubblico sono unanimiste e apolitiche, e cioè buone per tutti (anche se nel libretto riconosco che talvolta prende posizione contro le derive più clamorose dell’attuale regime in materia di conflitto di interessi). Sostenere che la recente lotta degli studenti contro la distruzione della scuola e dell’università pubblica conta ben poco di fronte al crimine organizzato o ridurre la morte dei soldati in Afghanistan alla questione dei poveri ragazzi del sud che non hanno alternative, senza dire nulla del significato della guerra e dell’implicazione dell’Italia, è qualcosa che non si può passare sotto silenzio. Nessuno chiede a Saviano di occuparsi di questi problemi. Ma se ne scrive o ne parla, naturalmente è criticabile, come chiunque altro. Io trovo grottesco che qualcuno liquidi tutto questo, e cioè la critica di quello che Saviano dice, in termini di «invidia»: è come sostenere che se un critico cinematografico parla male di un film, è perché invidia il regista.

    Ma dietro tutte queste reazioni, volta per volta isteriche o moraliste, si profila un enorme problema politico: l’impotenza evidente di un’idea di alternativa basata quasi esclusivamente sull’opposizione all’anomalia Berlusconi, e non al blocco di interessi (e valori e simboli) che il cavaliere sintetizza. Di fatto, precari e pensionati, studenti e lavoratori, insegnanti e tutte le altre figure socialmente deboli (per non parlare di marginali, esclusi e stranieri) sono sostanzialmente soli sulla scena politica, in balia di questa destra. E, come le elezioni dimostrano, la mancanza di rappresentanza porta anche quote importanti di elettori di sinistra a votare per gli altri (un classico sintomo di un sistema sociale e politico in preda al populismo). La destra fa politica di classe, eccome, l’opposizione no.

    E questo è anche un effetto dello spostamento del conflitto in chiave simbolico-morale (e, sì, giustizialista), come dimostra l’ossessione unanime per la legalità. Ecco allora che il conflitto è evacuato, che tutto (dalla questione del lavoro all’ignobile condizione delle nostre carceri o al razzismo imperante) viene minimizzato o comunque messo in secondo piano. Ed è inevitabile se, in nome della legalità, ci mettiamo a priori dalla parte dell’ordine, politico o simbolico che sia.

    Di questo, ovviamente, a Saviano non imputo una particolare responsabilità, anche se lo critico, in base ai suoi scritti, per aver contribuito ampiamente alla retorica dell’eroismo. Ma forse i suoi seguaci a priori e a prescindere, le vestali della pubblica indignazione che pontificano dalle tribune mediali, non sono proprio innocenti della spoliticizzazione di cui parlo sopra. E pensando proprio a loro, mi chiedo chi rispetti di più, in ultima analisi, lo scrittore perseguitato dalla camorra: chi lo prende sul serio, discutendolo anche polemicamente, o chi si genuflette davanti alla sua icona.

    Riferito alle polemiche su:
    http://www.manifestolibri.it/vedi_brano.php?id=547

    PS. Complimenti per il blog e le iniziative, davvero meravigliosa la controinformazione sul centro/sud america, davvero doverosa la vostra azione antirevisionista e antifascista

  • K.F.

    Solo per farvi notare un’incongruenza nella costruzione dell’articolo:
    se Borriello fosse tanto “inutile” e “sconosciuto” nel calcio italiano, non ci sarebbe da preoccuparsi per quel che dice…
    Il problema invece è che si tratta di un personaggio ben più in vista e sulla bocca della gente di quanto non lo siano, ad esempio, questo come tanti altri siti di movimento…
    Tant’è che, per l’appunto, ha fatto più notizia la sua esclusione dalla nazionale che le critiche per quel che ha detto su Saviano.
    saluti

  • franco

    Gran bel pezzo. Borriello s’è già rimangiato tutto, in ogni caso: Repubblica riferisce… “Sono fortemente rammaricato per come mi sono espresso nei confronti di Roberto Saviano e del suo lavoro di giornalismo d’inchiesta – scrive Borriello in una dichiarazione – La mia impulsività nell’esprimermi può aver dato adito a un’interpretazione sbagliata del mio pensiero. Da napoletano che vive lontano dalla sua città sono stanco di sentir parlare sempre di Napoli e dei suoi cittadini nei soliti termini di malaffare, corruzione e camorra”.

    “Riflettendo – conclude l’attaccante napoletano – mi sono reso conto che il problema è più grande di me e che determinati argomenti vanno trattati con più cautela e attenzione. Vorrei quindi dare il mio sostegno a Saviano e a tutti coloro che convivono quotidianamente con questa difficile realtà”.

    fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/06/03/news/borriello_saviano-4535216/

  • micio che canta

    Saviano il sionista, che avalla la fregnaccia del MSI che combattè la mafia, colui che ritirò la firma dall’appello per la liberazione di cesar battisti, che vai in tv a elogiare l’agente CIA politkoskaya…

  • luca

    mi tocca mio malgrado essere d’accordo con K.F.

  • Alessandro

    Il discorso è che è proprio da questi illustri sconosciuti che avviene il cambio di mentalità. Infatti il post dice
    “Ora, è chiaro che se tutto rimanesse alle esternazioni, tralaltro subito rimangiate, di questo sconosciuto giocatore, neanche varrebbe la pena occuparsene. Il problema, come abbiamo detto, è che tutto risponde ad un ragionamento più generale, è cioè servirsi di utili idioti, magari belli, palestrati, ricchi, per dire cose che pensa chi governa questo paese, così da sdoganarle e renderle pubbliche.”

    Cioè, mi sembra, ci si serve di personaggi avulsi dal contesto e dal’argomento di cui stanno trattando per dire qualcosa che altre persone non potrebbero dire. Ad esempio: Saviano ha rotto il cazzo a parlare della mafia, però non lo posso dire apertamente sennò sai le polemiche. Lo faccio dire a Emilio Fede, o a Borriello, così intanto nella gente sale il dubbio che se un calciatore, cioè uno che è arrivato al successo, dice che è inutile parlare della mafia, allora forse è vero…
    Per il resto, sono parzialmente d’accordo con micio che canta: sulla firma levata non ci ha fatto una bella figura, nè su questa storia dell’MSI, come d’altronde quando va in giro ad affermare che Maroni è il miglior ministro degli interni della storia d’Italia. Non capsico però il sionista…è ebreo?

  • alex

    l’agente CIA politkoskaya nun se po legge, ripigliati.

  • micio che canta

    Saviano ha detto di aver una gran voglia di trasferirsi in Israele, che ha definito una grande democrazia..da ciò il sionista(non bisogna essere ebrei per esserlo)

  • micio che canta

    alex, sai cosa sono radio liberty e radio free europe??? se sì allora azzittate….
    e aggiunfo pure la glorificazione di saviano alla presunta martire-modella iraniana,come si chiama..

  • Alessandro

    vabbè, mo però lasciamo perde la cia e gli istinti sionisti di Saviano, il problema è se il suo romanzo e la sua figura sono positive o negative, se il suo romanzo sia un buon libro o meno, se Borriello sia un coglione o semplicemente un deficiente, cose così insomma…

  • Brigante

    Qualunque cosa si possa pensare di Saviano e della sua opera ci sono delle coincidenze quantomeno strane che effettivamente avallano la tesi del post…
    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/04/news/scoppia_un_caso_su_saviano_la_rai_taglia_la_trasmissione-4560133/?ref=HRER2-1

  • C’è chi negli ultimi anni, senza aspettare presunti ribelli e nuovi eroi dell’antisavianismo, ha criticato con durezza il culto del Saviano-simbolo e la facile voglia di icone, senza però mai trascinare in una demolizione da (finti) bastiancontrari la persona e, soprattutto, il libro. La “critica”, come vuole anche l’etimo, deve sempre “tagliare”, separare, discernere, distinguere. Ad esempio, io credo di avere scritto parole molto chiare l’anno scorso (paragrafi 2,4 e 5):
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf
    Riprese poi da tutto il mio collettivo in un post di qualche tempo fa su Giap (la parte dopo i tre asterischi):
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=157

    A distinguere quella mia analisi da altre più recenti è che io, nel criticare il dispositivo che “blocca” Saviano e lo riproduce come soggetto non libero, non mi sono mai sognato di attaccare Saviano come persona chiamandolo “burattino”, “eroe di carta”, “narcisista”, “manovrato”, “furbetto”;
    non ho mai detto che il libro è una truffa, una merda, un diversivo o una favoletta;
    non ho fatto questioni di lana caprina su grammatica e sintassi (es. sprecare inchiostro per dileggiare l’espressione “erezione pendula”);
    non ho mai “fatto il finocchio col culo degli altri” lanciando frecciatine sulla scorta di Saviano o sull’effettivo pericolo che corre;
    non ho mai fatto illazioni odiose su Saviano che “fa il gioco” di questo e di quello, è “funzionale” a questo o quel potere, è “manovrato” da questo o quel padrone etc.
    Tutte cose che, con diverse gradazioni, troviamo invece nelle prese di posizioni accademiche e musicali degli ultimi giorni.
    In ogni caso, non siamo andati un centimetro oltre quello che scriveva quasi due anni fa Girolamo De Michele su Carmilla, in risposta ad alcune prime bouta(na)des:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2008/11/002859.html

    Purtroppo in Italia una medaglietta da “intellettuale controcorrente” non si nega a nessuno. E’ facilissimo e costa davvero poco mostrare un “conformismo dell’anticonformismo”, atteggiarsi da “scomodo”, buttarla intenzionalmente in vacca e poi, dopo le risposte comprensibilmente (e inevitabilmente) dure, lagnarsi che non c’è diritto di critica, appellarsi alla libertà, contro chi non fa parlare etc. E’ un copione ripetuto fino al vomito. Come scriveva stamattina Wu Ming 2, soltanto in apparenza a proposito di altro:
    “Oggi si prende il discorso rozzo per discorso verace, la reazione de panza per chiarezza mentale, il vaffanculo per rivoluzione.”
    Qualche tempo fa, a un appuntamento letterar-mondano della capitale, un piccolo editore de super-sinistra è stato visto fregarsi le mani soddisfatto e, con grande allegria, dire in giro: “Vedrete, vedrete cosa abbiamo pronto… Adesso gliela facciamo vedere noi, a Saviano!”
    Questa per me è miseria umana, e quel signore è un uomo di merda. Punto.
    In Emilia diciamo: “Piò che cumpagn, ien cumpagn a ch’ietar” [Più che compagni, sono uguali agli altri]

  • Alessandro

    Sono d’accordissimo, anzi, secondo me questo Dal Lago non solo è un incapace, ma ho il vago sospetto che abbia usato la polemica contro Saviano per farsi un pò di pubblicità. Insomma, come direbbe Borriello, ci ha lucrato sopra…

  • Aggiungo che questa di Dal Lago è esattamente la stessa strategia di Sansonetti, Azzaro & Co.
    Fase 1, buttarla in vacca con prese di posizione presuntamente “shock” e indifendibili, fintamente anticonformiste e in realtà subalterne alla banalità imperante.
    Fase 2, seguono prese di posizione giustamente dure.
    Fase 3, il vittimismo: “vogliono tapparmi la bocca”, “non c’è vero diritto di critica”, “bisogna avere il coraggio di prese di posizione scomode” etc.
    Fase 4, il plauso della destra e dei suoi giornalacci (“Il Foglio”, “Libero”, “Il Giornale”), che infatti difendono tanto Dal Lago quanto Sansonetti & Co.

    Un’altra cosa: Saviano su certi temi (soprattutto in politica estera) ha posizioni che noi tutti qui giudichiamo sbagliate. E alcune sue prese di posizione vanno sicuramente criticate. Ma dobbiamo accettare il fatto che le persone sono complesse, non possiamo pretendere dal 100% delle persone il 100% di coerenza rivoluzionaria sul 100% degli argomenti. George Lakoff, linguista cognitivo e studioso della mente umana, spiega che la maggior parte della gente è “bi-concettuale”, cioè ha una visione del mondo progressista su alcuni aspetti della vita e una visione del mondo conservatrice su altri. Anziché attaccarli per questi ultimi, spiega sempre Lakoff, bisognerebbe far leva sui primi, per stabilire una comunicazione e magari, da “bi-concettuali” che sono, farli diventare più progressisti. O comunque accettare che si possa essere dalla stessa parte su una cosa, e su fronti opposti su un’altra. Molti cattolici che fanno riferimento alla teologia della liberazione (e quindi anti-imperialisti etc.) saranno sicuramente contro l’aborto. Ogni volta, a seconda del contesto, dobbiamo sforzarci di individuare qual è la contraddizione principale, e quali quelle secondarie. Se nel contesto sudamericano una persona è coerentemente contro l’imperialismo, mi importa poco, sul momento, se è reazionaria in tema di aborto. Certo, su questo lo criticherò, ma senza trascinare nella critica la sua militanza anti-imperialista. Non so se mi sono spiegato.

  • mmm.. continuo a non riuscire a mettere sullo stesso piano un Borriello o un Fede rispetto ad un Dal Lago. Considerando che su quest’ultimo parto ‘prevenuta’ – positivamente – considerandolo ben diversamente da quegli altri, resto perplessa di fronte al suo attacco a Saviano, e dev’essere sicuramente a causa del bi-concettualismo cui accennava Wu Ming 1.. probabilmente ci vuole una certa elasticità mentale per scindere il giudizio su di una persona rispetto ai diversi argomenti. Per esempio io riesco benissimo ad apprezzare il Travaglio cronista di giudiziaria (finché ha fatto quello..) ma lo contesto fortemente quando si butta su ciò che non gli compete (vedasi difesa di Israele, del resto pure Saviano lo fa, pare) e quindi non mi turba più di tanto, accetto che abbia posizioni che non condivido, del resto è impossibile essere d’accordo con qualcuno su tutto, io non ci riesco neanche con me stessa… Sto cercando di elaborare ‘sta roba di Dal Lago allo stesso modo, ma mi viene difficile perché da un lato temo proprio la difesa ad oltranza per partito preso.. per questo voglio approfondire seppur non sono così sicura di voler acquistare il libro di Dal Lago.. l’autorevolezza di un sociologo ‘de sinistra’ poi, fa buon gioco per i soggetti citati all’inizio, e questo mi irrita notevolmente, a proposito di strumentalità. Insomma resto scettica su entrambi i fronti, e spero di potermi chiarire le idee, tra l’altro incontrerò Dal Lago e coglierò l’occasione proprio per far chiarezza.
    Comunque, per finire, c’è troppa voglia di attaccare Saviano e non capisco davvero il motivo, a proposito di sociologi ne ho sentito un altro sparare a zero in contesto pubblico, questa cosa mi induce ad estremizzare la difesa a Saviano.

  • Ile

    Secondo me su Saviano e sulla critica che gli viene fatta vanno distinti diversi aspetti.

    Da un lato, certamente la critica di Dal Lago – di cui premetto di non aver letto il libro – è una critica radical chic, che guarda alla forma e non al contenuto (almeno a leggere le recenzioni): cioè, voglio dire, sti cazzi dell’erezione pendula o del fatto che “Gomorra” sia, dal punto di vista letterario, una bella schifezza.

    Però da un altro punto di vista, a mio avviso, il libro di Saviano – e la figura di Saviano stessa – vanno comunque sottoposte a critica. E questo proprio perchè hanno il merito – che ammetto sinceramente mi ci è voluto tempo ad ammettere, e che l’ho fatto solo recentemente, forse perchè anche io guardo più al mio ambiente, in cui cosa è la camorra lo sanno tutti senza Saviano, che al contesto culturale italiano – di aver portato l’argomento camorra nelle case di centinaia di migliaia di persone. L’ha portato in un modo condivisibile? No, come riporta l’articolo, la collusione tra camorra e Stato non è mai presente: la denuncia si trasforma così in auto-assoluzione, in denuncia fine a se stessa, in testimonianza statica, immobile. E inoltre: è giusto personalizzare quando si scrive di un qualcosa (tipo la camorra, o la Resistenza) avendo lo scopo proprio di farla conoscere al grande pubblico? A mio avviso no, quello che imputo a Pansa lo posso imputare anche a Saviano: la storia e il giornalismo di inchiesta sono cose serie. Non metto in discussione la forma del romanzo – che secondo me è un modo straordinario di veicolare conoscenza – ma proprio di quella forma ibrida di cui Gomorra è esempio. Ed è giusto veicolare la conoscenza di un argomento in una forma populistica e buona per tutte le occasioni?

    Poi c’è un altro discorso, che riguarda la persona di Saviano. E’ vero che le persone sono complesse, ma è anche vero che ci sono dei paletti, degli steccati, che non vanno superati, perchè altrimenti passo dopo passo ci ritroviamo ad ammiccare all’anti-imperialismo (presunto) dei fascisti. Dunque è vero che Saviano deve vivere, ma è anche vero che secondo me uno che ritira la firma di solidarietà a Cesare Battisti è una persona che non merita la mia simpatia (anche perchè, volendo, anche Cesare Battisti deve vivere). Uno che è filo-israeliano, uno che è anti-castrista, uno che non perde occasione per delle frecciatine anticomuniste non merita la mia simpatia. E questo proprio perchè Saviano è tutti, perchè Saviano è un simbolo, perchè Saviano entra nelle case di migliaia di persone e porta un messaggio: che, camorra a parte, è sbagliato.
    Quindi, voglio dire… Io non critico Saviano – come invece fa Borriello – perchè dice solo “cose brutte” su Napoli. Nè lo critico per degli scivoloni letterari (“erezione pendula”, che come ossimoro – tra l’altro – non mi dispiace affatto), ma perchè anzi la sua critica alla camorra non tocca alcuni aspetti importanti.

  • Gomorra è una narrazione, non un trattato esaustivo sul capitalismo criminale. E’ una narrazione potente, che per la prima volta ha unito nella percezione generale cose che sembravano lontanissime, e scisso cose che erano percepite come unite. Ha detto che la camorra è non folkloristica bensì ipermoderna, la camorra non è un fenomeno locale bensì una corporation planetaria, la camorra non è parassitismo economico bensì intrapresa ultra-liberistica, la camorra non è un arcaismo bensì l’utopia realizzata del capitale (niente controlli né diritti né limiti). Tutto questo in Gomorra c’è. E ci sono anche importanti spaccati “antropologici” sull’homo camorristicus, su come consuma i media, su come fruisce la cultura di massa etc. Fino all’uscita di Gomorra, la camorra era quasi invisibile, pochissimo percepita fuori dalla Campania, e infatti Gomorra analizza la sciatta, stereotipata ed effimera copertura giornalistica della faida di Scampia da parte dei telegiornali. Saviano ha raccontato che una delle regioni a maggiore presenza camorristica è l’Emilia-Romagna, cosa che fino a quel momento nella mia regione era tenuta sotto una cappa di silenzio impenetrabile. Non è nemmeno vero che nel libro non si parli dello stato e della politica, si racconta delle complicità anche del centrosinistra, si elencano tutti i comuni del napoletano commissariati per mafia e si sottolinea che la maggior parte di essi avevano giunte di centrosinistra. Non è nemmeno vero che Saviano non abbia fatto nomi di politici: la prima volta che ho sentito parlare di Cosentino come complice dei casalesi è stato perché lo aveva detto Saviano. Del resto, moltissimi hanno sentito parlare per la prima volta dei casalesi stessi da Saviano. Fino all’uscita di Gomorra i libri che trattavano di quell’argomento, quando andavano bene, vendevano poche miglia di copie (Barbagallo disse che “Napoli fine Novecento” ebbe una tiratura di 7000 copie, di cui 2000 finirono al macero). Insomma, cosa si pretende di più da un libro solo, per giunta scritto da un esordiente?

    @ILE,
    l’esempio dell’antimperialismo dei fascisti non mi convince. Io ho parlato della teologia della liberazione, cioè di figure come Cardenal, Peres Martinez, preti guerriglieri il cui antimperialismo era reale e riscontrabile. Quello dei fascisti è finto, è una posa a cui non corrisponde alcuna azione concreta.
    Sul fatto che Saviano non meriti la tua simpatia: ma qui non è in discussione la simpatia, nessuno obbliga nessuno a provarla. Si tratta di non trascinare nella critica a un tema elementi di un altro tema che non c’entra. Si può (e si deve) criticare una presa di posizione di Saviano senza metterci in mezzo (come fanno questi ultimi sparacazzate) la grammatica, la scorta, le battutine, i complottismi etc.

    Aggiungo una cosa su un’altra accusa a Saviano che leggo in queste ore in rete, quella che sarebbe un “estimatore di Evola”. A parte che Saviano è ebreo e quindi la cosa si smonta da sola, questa diceria risale a un’intervista (brutta) a “Panorama” dove diceva:

    “Come scrittore, mi sono formato su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice, Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Celine, Carl Schmitt… E non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola, che mi avrebbe considerato un inferiore.”

    Evola lo ha citato a parte, dicendo solo che lo legge (precisando “persino”) e aggiungendoci un giudizio che non mi sembra il massimo dell’apologetico. Per il resto ha scritto che *come scrittore* (non come filosofo, non come ideologo, non come attivista) si è formato su Jünger, Pound, Celine e Schmitt.
    Ora, si dà il caso che i suddetti li abbia letti pure io, e che *scrivessero da Dio*. Personaggi le cui vite ebbero fasi esecrabili, ma non si può dire che non sapessero scrivere, e mi sembra normale che uno che li legge desideri scrivere a sua volta. Io li apprezzo come scrittori perché a volte aprono squarci folgoranti (la critica di Céline al colonialismo in “Viaggio al termine della notte”, certi passaggi dei “Cantos” di Pound, il “Trattato del ribelle” di Jünger, “Il nomos della terra” di Schmitt.
    Questo non mi avrebbe impedito, li avessi incontrati in certi momenti e avendone la possibilità, di appenderli per i piedi.

  • Ile

    Io sono d’accordo su quanto dici che racconta Gomorra (fermo restando che parlare dei rapporti con il centrosinistra non significa analizzare la collusione tra camorra e apparati dello Stato… non ho parlato dei rapporti tra camorra e politica, ma di collusione con lo Stato e con i suoi apparati, con le forze dell’ordine che poi paradossalmente sono quelle che devono difendere la vita di Saviano… e non ci sto facendo battute sopra, questo è un tragico problema, che riguarda tutti). E sono anche d’accordo sul fatto che abbia portato questo argomento nelle case degli italiani. Però per me il punto rimane un altro… come lo fa? E parlo di quello che viene trasmesso, non della forma grammaticale delle frasi, che è quanto di meno interessante esiste al mondo per me (perchè non sono una linguista, se lo fossi sottoporrei Gomorra a critica letteraria come tutti gli altri romanzi).
    C’è una cosa ad esempio che secondo me dà la cifra di alcuni problemi: tu, io, ammettiamo che Gomorra sia un romanzo. Un romanzo, non un saggio. Come “Il sangue dei vinti”: è un romanzo, non un saggio. Ma questa consapevolezza secondo te c’è anche in chi legge le due opere? Secondo me no, è questo è un problema.
    Inoltre, ripeto, anche “Il sangue dei vinti” ha venduto centinaia di migliaia di copie portando l’argomento Resistenza a conoscenza di centinaia di migliaia di persone, mentre i libri degli storici vendono poche centinaia di copie. Però questo non ne garantisce la qualità, è questo sia chiaro.

    Sul resto penso che siamo d’accordo. Se Saviano è filo-israeliano lo critico per questo, non perchè scrive erezione pendula.

    Su Evola non intervengo, non l’ho detto io, e se è per questo ho una copia del “Mein Kampf” tra i miei libri: tutti coloro che passano davanti alla mia libreria mi chiedono come mai sia insieme agli altri libri e non nascosta. Uno può leggere per conoscere, leggere per curiosità, leggere per piacere, senza per questo condividere ciò che legge.

  • Alessandro

    Io credo che Gomorra sia stato un libro fondamentale nel panorama letterario e saggistico italiano. Perchè è un libro bello, scritto bene, che nasce e si sviluppa tutto all’interno di quella nuova epica italiana che Wun Ming analizza molto attentamente. Non che questa new italian epic sia il faro della nuova narrativa italiana, è solo una delle possibili analisi, un modo diverso e innovativo di come si stia evolvendo la narrazione, almeno per quanto riguarda certi autori e certi romanzi, che non sono più solo romanzi ma che non sono neanche saggi, almeno scientificamente parlando.
    Detto ciò, il libro è fondamentale soprattutto per un altro motivo: e cioè, non è assolutamente vero che prima si conoscesse e si sapesse del problema “camorra”. Certo, sapevamo che era una delle organizzazioni criminali italiane; che viveva e aveva i propri affari in Campania e soprattutto a napoli e nel casertano. Ma poi? Al di la di quello che possiamo immaginare facciano tutte le varie mafie, cioè riciclaggio, droga, appalti truccati, speculazioni edilizie, ecc…che cosa è veramente la camorra? Come agisce? Come uccide? uccide? chi sono i loro referenti? Dove si ramifica? Esiste solo a Napoli o sta anche nel resto d’Italia?
    Insomma tutte queste cose noi compagni non è che le sapevamo proprio bene, ma c’è un altro punto. E cioè, se noi non le sapevamo, quanto ne sapeva il resto della popolazione, mediamente (mediamente..) meno informata di chi magari legge tutti i giorni più di un quotidiano, vari libri al mese, ecc..?
    Ecco il vero motivo per cui Gomorra è un libro necessario, perchè ha reso di dominio pubblico un problema che era affrontato solo superficialmente e poco interessante.

    Detto ciò, invece sul personaggio Saviano ho moltissimi dubbi, anzi, secondo me è veramente una persona che sta scadendo nel ridicolo. Non solo politicamente mi trovo lontanissimo da lui, e questo vabbè, ma sta assumendo posizioni e atteggiamenti da maiters a penseer di una nuova sinistra legalista, creata da Repubblica, lontana il più possibile da ogni riferimento sociale ma attaccata unicamente al problema Berlsconi e al legalismo esasperato e fine a se stesso. Un personaggio che si è fatto ubriacare dalla notorietà, a volte anche cambiando notevolmente pensiero, come quella squallida vicenda della firma per Cesare Battisti, che la dice lunga sul modo di ragionare di unpo che ha fatto una valanga di soldi e adesso si rimangia tutto.
    Ma detto ciò, tutto questo non influisce sul suo lavoro per quanto riguarda Gomorra, libro ripeto necessario, criticabile ma non condannabile con sufficienza.
    Conossco addirittura qualcuno che si vanta di non averlo letto. Cioè non che non l’ha letto, ma che se ne vanta dicendo che queste cose non le legge…ecco, questo si chiama masochismo tafazziano, pensiero radical-chic che dovremmo abbattere piuttosto che incoraggiare come fanno autori come questo Dal Lago…
    saluti

  • Militant

    “Micio che canta”, mo te lo diciamo con le buone e ti cancelliamo i commenti, la prossima volta ti banniamo del tutto dal blog.

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