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Errata corrige, ma il senso non cambia e quindi ribadiamo…

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Un commentatore molto attento ci ha fatto notare, giustamente, che l’astensione al Senato equivale a un voto contrario e non ad un voto favorevole, come noi invece avevamo sostenuto. Questo, però, cambia forse la forma ma non la sostanza, dal momento che quel voto di astensione era stato comunque annunciato (dall’opposizione) e percepito (dalla maggioranza) come un momento di convergenza bipartisan tra i due poli. Si legga ad esempio l’articolo di commento del Corriere del 19 dicembre, o quello del La Repubblica del 13 dicembre. Quindi, visto che cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia, PD e PDL continuano a rappresentare due facce della stessa medaglia…

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2 comments to Errata corrige, ma il senso non cambia e quindi ribadiamo…

  • Ile

    Generalmente l’astensione al Senato è un modo per votare “no” con dei distinguo rispetto agli altri che votano “no”. Tipo, sono un partito minore in una coalizione di maggioranza ma non mi piace un provvedimento: non voto “no” come l’opposizione, ma mi astengo; oppure sono un partito dell’opposizione e sono contrario ad un provvedimento ma su posizioni diverse rispetto agli altri partiti dell’opposizione che votano “no” e, quindi, mi astengo.

    Generalmente, però… In questo caso è un modo per dire “nè sì (perchè aspettiamo i decreti attuativi) nè no (perchè vogliamo collaborare)”, ovvero è un modo per dire “sì” senza farlo capire ai propri elettori (perchè altrimenti come si fa a parlare male di Brunetta? come fanno gli entusiasti elettori del Pd a ridere per le battute su Brunetta mentre il partito che votano se li incula in combutta con Brunetta stesso?). E’ un voto di astensione che rende palese la convergenza con il Pdl – rendendo tra l’altro accettabile e condivisa agli occhi di tutti gli italiani la retorica “antifannulloni”, che si trasforma in un attacco a tutto quello che è pubblico a favore di tutto ciò che è privato – visto che, anche se è contrario in termini quantitativi, non può certo influire sugli equilibri nel Senato (non hanno i numeri perchè il loro voto contrario blocchi un provvedimento)…

    E’ un voto contrario in termini quantitativi, ma favorevole – in questo frangente – in termini qualitativi.

    Insomma, se mi piace una cosa voto “sì”, se non mi piace voto “no”… se sono all’opposizione – da dove ci si aspetta che vengano i “no” – e mi astengo, vuol dire che il provvedimento non è che mi dispiaccia poi tanto… del resto, perchè al Pd dovrebbe dispiacere?

  • Alessandro

    Direi anche di superare questa fase di attacco del PD. Si tratta di un partito che è una variante moderata del centrodestra, è abbastanza chiaro. Non rappresenta neanche più nessuna classe o strato sociale di riferimento che possa interessarci.
    Anzi, involontariamente, criticando in questo modo il partito democratico, si attua quasi una rivalutazione delle radici politiche del pd che invece erano meglio, ma che meglio non lo erano affatto. Il discorso del pd altra faccia della medaglia del pdl equivale, sul piano storico, al rapporto fra pci, dc e sistema. Come oggi il pd è il partito della repressione delle istanze sociali, il partito della borghesia illuminata, il partito che insieme all’altra faccia pdl governa il parlamento e così il paese, così è stato il pci, sicuramente dagli anni 70 in avanti. Si tratta di un percorso storico omogeneo e non di una rottura riformista prodotta in questi anni.
    L’unica differenza col pci, è che il partito comunista era il rappresentante di una classe sociale, il proletariato, veramente progressiva e con cui farci i conti; ma la direzione politica non cambia, da togliatti a Veltroni la linea politica riformista borghese rimane, oggi aggiornata ma uguale nel suo sviluppo storico.

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