Ieri, nelle due pagine dedicate dal Corsera ai disagi provocati dal maltempo, spiccava in bella mostra questo titolo che la dice lunga su quanto valga la vita di un lavoratore in Italia. Almeno per i media mainstream. Gianmarco Desana, un operaio genovese di 37 anni, è morto schiacciato da due rimorchi nel garage di un traghetto, ma per il giornalista la notizia è il ritardo dei passeggeri e del traghetto stesso. Ci hanno fatto due palle come un secchio per i due incisivi rotti di Berlusconi, fiumi di parole per la plastica da rifare che neanche i Jalisse ne ’97 a Sanremo, e per un camallo morto al massimo 5 righe e un titoletto… diventa sempre più difficile dirvi quanto vi disprezziamo.














Complimenti l’hanno ucciso per la seconda volta così
Disprezzo che aumenta ogni volta che uno guarda un telegiornale e riflette su quanto risalto venga dato a certe “notizie” prive di valore. Oggi, ad esempio, al tg1 teneva banco la notiza dell’errore di un’agenzia pubblicitaria che aveva messo nella pubblicità di Cortina le immagini delle montagne di Madonna di Campiglio, con tanto di interviste agli abitanti di Cortina infuriati.
Ma il culmine è stato toccato quando Giorgino ha annunciato con una certa preoccupazione che nella notte a Livorno sono state fatte 21 (??) scritte sui muri contro La Russa (ovviamente a causa del suo vergognoso omaggio alla X Mas, che Giorgino si è guardato bene dal ripetere). Mentre Giorgino parlava di “raid” (ora quando uno fa delle scritte sul muro si parla di “raid” termine che secondo il dizionario indica un’”Azione di violenza compiuta in modo rapido, spec. da gruppi di persone”… che ci sarà di violento nel fare una scritta sul muro lo sanno solo Giorgino e il “Giornale”, che riporta la stessa notizia), scorrevano sul video le immagini di queste scritte (piccoline, fatte con la bomboletta, neanche a dire che hanno insultato La Russa con una scritta di 10 metri): un “La Russa merda”, un “Eserciti assassini”, un “W Stalin” e un “W Lenin”.
Ovviamente guardo con simpatia a quest’azione dei compagni di Livorno, ma mi chiedo: come può sembrare a tutti normale che la vita di un camallo, a livello di risonanza mediatica, valga di meno di un “La Russa merda” e di una foto delle montagne di Cortina?