APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

25 August :
1972 - A Parma, militanti missini uccidono a coltellate Mariano Lupo, ventenne iscritto a Lotta continua, presso il cinema Roma dove egli era accorso per difendere la sua ragazza, Gabriella, minacciata da un gruppo di militanti di destra.

1911 - In Vietnam, nasce il generale Giap.

STATS

Piazza Fontana, la strage è di Stato 1/4

piazza-fontana-sciascia.jpg


Tra qualche giorno ricorrerà l’anniversario della strage di Piazza Fontana, l’ennesimo anniversario senza giustizia. E questo perché apparati dello Stato, non deviati, ma perfettamente organici ai disegni delle classi dominanti di questo paese hanno mentito, insabbiato e depistato fino a rendere quasi impossibile l’accertamento di una verità giudiziaria. C’è però una verità storica e politica che ormai è incontrovertibile: la Strage è di Stato è a perpetrarla sono stati i fascisti. Purtroppo, però, soprattutto le nuove generazioni vengono sistematicamente mutilate della memoria storica attraverso l’oblio e la mistificazione. Questa serie di articoli non pretende di essere una ricostruzione organica dell’accaduto, ma al più uno spunto, una traccia, una pista da seguire in un percorso di approfondimento.

 

1/Il neofascismo nel primo dopoguerra, da Salò a Genova (1945-1960)

Il 3 aprile del 1945 si riunisce per l’ultima volta il direttorio del Partito Fascista Repubblicano. All’ordine del giorno c’è la discussione di due progetti predisposti da Alessandro Pavolini, ministro dell’interno della repubblica sociale. Il primo, immediato quanto velleitario, si propone di far convergere in Valtellina quel che resta delle camice nere per affrontare l’imminente arrivo degli alleati. Il secondo, di più ampio respiro, riguarda la costituzione di un partito clandestino in grado di far sopravvivere il fascismo nell’Italia liberata. E’ il famigerato piano “PDM” che avrebbe dovuto permettere al fascismo di sopravvivere anche dopo la sconfitta militare adottando la strategia delle “uova del drago”. Ovvero dar vita a tanti piccoli nuclei fascisti nella nuova Italia democratica, che poi, come piccole uova si sarebbero schiuse per far nascere e crescere una nuova generazione di fascisti.

Dopo il crollo del regime molti ex gerarchi e reduci repubblichini riescono a raggiungere Roma. La capitale d’Italia è ancora sotto il controllo degli Alleati ed i fascisti possono godere tanto della copertura delle alte gerarchie ecclesiastiche quanto delle attenzioni dell’OSS (Office of Strategic Service, la futura CIA) che intende reclutarli nella guerra fredda che si profila all’orizzonte. Lo confermerà, ad esempio, anche l’ex-repubblichino Cesco Giulio Baghino in un intervista rilasciata a Nicola Rao: “Ero stato condannato a morte. Arrivai a Roma e mi rifugiai, come tanti reduci, in un istituto religioso. Precisamente nell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, in via dei Monti di Creta” e ancora “L’arresto di Romualdi è sempre stato un mistero. Lui circolava liberamente per Roma, incontrava il questore e il capo dell’ufficio politico, senza alcun problema. Evidentemente qualcosa accadde, qualche equilibrio si ruppe” (1). E’ in questo contesto magmatico e caotico che il piano “PDM” comincia a prendere forma. Il compito di riunificare l’area viene assunto in prima persona da Giorgio Almirante, da “Pino” Nettuno Romualdi e da Roberto Mieville. Così, dietro la copertura di un ufficio di rappresentanza in Via Veneto, si ricostituisce il gruppo dirigente del neofascismo italiano che passerà alla storia come “il Senato”.

Viene avviata una doppia tattica attraverso la quale l’azione terroristica si combina con la partecipazione alla vita politica pubblica. Nell’autunno del 1946 vengono fondati i FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria), un’organizzazione clandestina che riunisce i diversi gruppi terroristici che avevano iniziato ad operare quasi subito nell’Italia del dopoguerra. Secondo quanto scrive Mario Tedeschi nel suo libro rievocativo Fascisti dopo Mussolini uno dei compiti dei FAR sembrerebbe sia stato proprio quello di mantenere in vita i gruppi terroristici che “andavano lentamente dissolvendosi”. Nei fatti i Fasci di Azione Rivoluzionaria hanno vita breve e, nel luglio del 1947, la decisione di Romualdi di passare alla lotta politica alla luce del sole ne decreta la fine. Dalle ceneri dei FAR nascerà poi la Legione Nera, gruppo terroristico legato all’area che dentro il MSI fa riferimento al filosofo nazista Julius Evola e che sarà particolarmente attivo all’inizio degli anni ’50 nel contesto della campagna per Trieste Italiana.

Il 26 dicembre del 1946 viene fondato il Movimento Sociale Italiano. Questo processo di legalizzazione del neofascismo viene direttamente favorito dagli apparati di sicurezza controllati dagli alleati che, in vista della rottura con le sinistre (PCI e PSI saranno esclusi dal governo nel febbraio del 1947) guardano con interesse ad una forza d’urto anticomunista decisa e controllabile. Si leggano a tal proposito gli accurati lavori di ricostruzione storica contenuti nel volume Fascisti senza Mussolini. Libro in cui il professore Giuseppe Parlato, allievo di De Felice e non sospettabile di simpatie marxiste, sulla base di documenti tratti dagli archivi statunitensi ricostruisce accuratamente “l’estesa trama di contatti tra neofascisti e amministrazione americana, che risale a prima della fine della guerra, grazie al lavoro di tessitura di alcuni fascisti clandestini al Sud, oltre che di Borghese e di Romualdi, con ambienti dei servizi segreti statunitensi”(2). Altrimenti si legga quanto rivela Giulio Caradonna al Corriere della Sera: “Ho scritto tempo fa un articolo per elogiare James Angleton, capo dei servizi americani in Italia, che nell’immediato dopoguerra svolse un ruolo decisivo per bloccare l’avanzata del PCI. Fu lui a salvare dalla fucilazione Romualdi e Junio Valerio Borghese dopo la caduta della RSI. E poi sicuramente contribuì alla nascita del MSI. Arturo Michelini, leader della Fiamma per lunghi anni, mi confidò che i primi finanziamenti ci erano arrivati dal santuario di Pompei tramite gli americani e e un alto prelato, Roberto Ronca”(3). Stessa valutazione storica viene fornita dal neofascista Vincenzo Vinciguerra, organizzatore della strage di Peteano che nel suo “Ergastolo per la libertà” scrive: “Il MSI è creato ad arte con la collaborazione dello Stato Maggiore badogliano e dei servizi di sicurezza; nella sua creazione fu attivamente partecipe il SIM (Servizio  Informazioni Militari) con la supervisione dell’OSS, il servizio statunitense antesignano della CIA”(4).

Molti reduci repubblichini vengono così risucchiati nella dinamica della guerra fredda che fonde nelle reti di resistenza antisovietica, promosse dall’intelligence angloamericana: militari, partigiani bianchi, e fascisti. Tutti uniti dall’anticomunismo. E’ ormai un fatto accertato la presenza di ex repubblichini nella campagna di attentati contro il movimento contadino in Sicilia che culminò con la strage di Portella della Ginestra il 1° maggio del 1947. Così come è noto che la notte del 18 aprile del 1948, data delle elezioni che consegneranno l’Italia a 45 anni di regime democristiano, la sede della DC a Piazza del Gesù viene presidiata da un nido di mitragliatrici. E a dirigere la postazione c’è Peppino Pugliese, ex marò ed intimo amico del leader neofascista Clemente Graziani. A conferma dello stretto rapporto intercorso in quegli anni tra fascisti, forze armate e forze dell’ordine anticomuniste, Baghino confessa: “Quando ci fu l’attentato a Togliatti (14/7/1948 ndr) e scoppiarono numerose sollevazioni comuniste in diverse città, la questura di Genova, una delle città più turbolente, ebbe da noi dei FAR le informazioni su quanto stava accadendo. Quanto al golpe del 18 aprile, effettivamente tra di noi è sempre circolata la voce che saremmo intervenuti in appoggio alle forze armate. Ma su questo non ho mai avuto riscontri diretti”. E Pino Rauti aggiunge: “Si sapeva che in quegli anni i carabinieri, in una caserma dietro Piazza Cola di Rienzo, tenevano pronta una speciale struttura proprio in chiave anticomunista (…) è evidente che se avessero vinto i comunisti (le elezioni ndr), noi saremmo scesi in piazza al fianco dell’esercito”(5).

In questa fase all’interno del MSI convivono e si scontrano tre aree politiche. Da una parte ci sono i fautori di un “socialismo nazionale” direttamente collegato all’esperienza della repubblica sociale, e che fanno capo a Giorgio Almirante. Dall’altra ci sono i “nazionalconservatori”, fautori di una politica più pragmatica fatta di alleanze tanto con i monarchici quanto con i liberali e i democristiani, e che fanno capo a Augusto De Marsanich e Arturo Michelini. Infine vi è una componente minoritaria definita “spiritualista” guidata da Pino Rauti ed Enzo Erra che ha nel filosofo nazista Julius Evola il proprio Maitre a penser.

Il 15 giugno del 1950 Almirante viene sostituito alla guida del partito neofascista dal “moderato” De Marsanich che inaugura fin da subito una stagione di alleanze che tenderà a condizionare, per un decennio e da destra, la politica democristiana. Nonostante  la rivolta della corrente dei “socializzatori” contro l’annunciata alleanza elettorale con i monarchici, le elezioni amministrative del 1952 premiano la svolta centrista e il MSI raccoglie, al Sud, l’11,8% dei consensi. Forti di questi successi i “nazionalconservatori”  accentuano la politica entrista prefigurando perfino un’alleanza con la DC per le comunali a Roma e arrivando a votare in parlamento a favore del patto Atlantico. Questo riposizionamento al fianco degli “angloamericani” vine accettato con qualche mugugno da parte della base ma è di fatto sposato dall’intera classe dirigente tanche che anche Junio Valerio Borghese, fondatore della X-Mas, una volta uscito di prigione oltre ad iscriversi al MSI farà pubblica professione di filoatlantismo in chiave antisovietica.

I primi anni ’50, come abbiamo visto, sono segnati dalla recrudescenza del terrorismo nero che fa capo all’ala spiritualista che mal digerisce accetta la svolta moderata. Dal autunno del 1950 all’estate del 1951 l’Italia è scossa da una serie interminabile di attentati tutti rivendicati con la sigla della Legione Nera. L’impunità termina quando i terroristi guidati da Clemente Graziani commettono l’imprudenza di distribuire volantini stampati con lo stesso carattere e nella stessa tipografia in cui veniva prodotta “Imperium”, la rivista degli spiritualisti. Si arriva così a numerosi arresti che porteranno in giudizio 36 neofascisti. Di questi solo 4 verranno condannati, e a pene estremamente lievi. Baghino, uno dei 4, ricorda: “Ebbi una condanna piuttosto mite, come tutti, del resto. Non bisogna dimenticare che eravamo ad appena sei anni di distanza dalla fine del fascismo e tutta la magistratura proveniva dal regime. Per questo fu piuttosto comprensiva verso di noi” (6).

L’11 gennaio del 1954 si celebra il IV congresso del MSI che sancisce il cambiamento nella continuità. Al posto di De Marsanich viene eletto un altro “moderato”, Arturo Michelini. Il clima interno è piuttosto tranquillo anche se il riposizionamento al centro di uno “spiritualista” come Enzo Erra porterà alla rottura nell’area evoliana e alla nascita del Centro Studi Ordine Nuovo, una corrente interna di cui faranno parte, fin dall’inizio: Pino Rauti, Clemente Graziani, Paolo Signorelli e Stefano Delle Chiaie. Tempo due anni e la tregua interna viene meno. La deludente tornata elettorale primaverile del ’56 cambia gli equilibri interni, Almirante esce dalla segreteria e torna a schierarsi con i “socializzatori”. Si arriva così al congresso di Milano del 24-26 novembre del 1956. Almirante si presenta alleato con la corrente di Pino Rauti ed è convinto di poter vincere, ma alla fine, per soli sette voti, la spunta nuovamente Michelini. La desecretazione di alcuni documenti del Viminale dimostrano che Michelini comprò i voti dei delegati che gli mancavano. Del resto gli industriali avevano tagliato i fondi promettendo di riaprire la cassa solo in caso di vittoria della più rassicurante maggioranza moderata.

L’esito congressuale, però, diede il via a numerose defezioni è portò alla fuoriuscita del gruppo degli evoliani che si riconosceva in Ordine Nuovo. Il movimento si ispira ad una concezione elitaria dello Stato, in assoluta contrapposizione con la democrazia parlamentare. Anche l’impianto dottrinario e simbolico sono in discontinuità con il fascismo storico di cui vengono liquidate le tendenza socialisteggianti. Il simbolo del gruppo diviene un ascia bipenne che rappresenta, secondo la mistica evoliana, la doppia “guerra santa” condotta dai militanti. In realtà, almeno nei numeri la scissione fu estremamente contenuta, solo un ottantina di neofascisti seguirono Pino Rauti nella sua nuova avventura politica. L’Msi esercitava ancora il monopolio di rappresentanza dell’area di destra e alle altre organizzazioni similari non restava che qualche spazio residuale. Nei suoi primi anni di vita ON restò un gruppo extraparlamentare senza peso, presente solo a Roma e segnato da continue scissioni. Anche i primi finanziatori, che avevano permesso la pubblicazione per qualche mese di un settimanale, si ritirarono ben presto constatando il fallimento della scissione. Già nel dicembre del 1957 le pubblicazioni del gruppo vennero sospese per assoluta mancanza di fondi. Nell’agosto del 1958 un consistente gruppo di esponenti ordinovisti cercò, peraltro, di rientrare nel MSI, chiedendo la mediazione di Almirante. Il tentativo non ebbe successo solo per l’opposizione di Michelini. In conclusione, ON non si sciolse, ma solo per condurre un’esistenza assai stentata. Come vedremo più avanti il mutato quadro internazionale assegnerà negli anni ’60 un tragico ruolo  al gruppo di Rauti, quello di strumento privilegiato dello stragismo.

Nel 1958, da una delle scissioni di ON prenderà vita un’altra formazione destinata a lasciare un segno sanguinoso nella storia d’Italia ed anch’essa organicamente funzionale ai disegni reazionari delle classi dominanti: Avanguardia Nazionale. In occasione delle elezioni un gruppo di giovani guidati da Stefano Delle Chiaie, rimproverando ai vertici di ON una linea attendista, esce per dar vita ai “Gruppi di Azione Rivoluzionaria” che, il 25  aprile del 1960, si trasformeranno in “Avanguardia Nazionale Giovanile”. Il gruppo di Delle Chiaie si differenziò da quello di Rauti per diversi aspetti, tra gli altri: l’estrazione sociale più modesta dei suoi dirigenti, la minor capacità di contatti a livello internazionale  e la scarsissima elaborazione politico-teorica, compensata da una spiccata propensione all’attività squadristica. AN assunse come simbolo la Odal, una lettera dell’alfabeto runico che era stata anche il simbolo delle Waffen-SS (le SS combattenti).

Dopo la vittoria del congresso di Milano l’attenzione del MSI alla politica della DC si fa sempre più insistente tanto che i neofascisti appoggeranno indirettamente due governi nel giro di tre anni: quello di Adone Zolo e quello di Antonio Segni. E’ il preludio di quanto accadrà nel 1960, anno che influenzerà in maniera indelebile la storia del nostro Paese e che sarà l’argomento del prossimo articolo.

 

(1)    Nicola Rao, La fiamma e la celtica (pag 18 e 33)

(2)    Ugo Maria Tassinari, Fascisteria (pag 50)

(3)    Antonio Carioti, “Il MSI figlio dell’America imbarazza la destra”, Corriere della sera del 27/11/2006”

(4)    Vincenzo Vinciguerra, Ergastolo per la libertà

(5)    La fiamma e la celtica (pag 42)

(6)    La fiamma e la celtica (pag 61)

 

Bibliografia articolo

La fiamma e la celtica, Nicola Rao

Naufraghi, Ugo Maria Tassinari

Fascisteria, Ugo Maria Tassinari

Fascisti senza Mussolini, Giuseppe Parlato

Da Salò ad Arcore, Saverio Ferrari

 

7185 letture totali 0 letture oggi

4 comments to Piazza Fontana, la strage è di Stato 1/4

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>