
Ecco il volantino che dalla giornata di ieri è cominciato a girare in città; un volantino che è stato lanciato nella giornata romana contro gli autoritarismi che si è tenuta a Piazza Navona. Un volantino, un comunicato, una presa di posizione che punta l’indice contro il colpevole che si autoassolve, contro l’omertà che lo foraggia, contro i silenzi che uccidono più e più volte chi già è stato vittima della sua impunità. Dai compagni assassinati nella lunga storia del nostro paese alle morti più recenti, tutte vittime dello stesso sistema di controllo e repressione che oggi si maschera dietro il falso mito della sicurezza. Nell’ultimo decennio il fenomeno dell’autoassoluzione dello Stato è andato a braccetto con una continua repressione dei dissensi, con una malcelata complicità fascista e con una politica di criminalizzazione delle lotte sociali. Da Carlo Giuliani a Federico Aldrovandi, da Dax a Renato, da Nicola ai molti deceduti nelle prigioni dei CIE. Le morti, tutte, hanno pesi differenti in questo paese; lutto di Stato e bandiere a mezz’asta per chi uccide nelle guerre imperialiste, criminalizzazione e disprezzo per i nostri morti. La vicenda di Stefano, per quanto slegata (solo di primo acchitto) dalle lotte sociali, è l’ennesimo emblema di quanto denunciato finora, l’ennesima vita spezzata da un carcere a cielo aperto.
ROMA NON DIMENTICA STEFANO, UCCISO DALLE GUARDIE, UCCISO DALLO STATO!

Tonino libero, liberi tutti!
Dove sono finiti i soldi per le scuole pubbliche?
Carolina 30ottobre2009
qua ci stiamo preoccupando di chi si incula marrazzo, ma non ci rendiamo conto che 4 carabinieri ricattano dall’alto della loro impunità, ci preoccupiamo di descivere dettagliatamente quanta droga aveva in tasca stefano come per giustificarlo, ci dimentichiamo quanta droga si infilano nel naso politici e guardie e di quanta gente coprono nei suoi traffici. in tutto ciò in tv e sui giornali si parla solo della droga, non del fatto che un ragazzo è stato lasciato senza cibo e pestato ripetutamente, lasciato agonizzare fino alla sua morte.
Luca 30ottobre2009
La vicenda di Stefano Cucchi è terribile. Per fortuna sta avendo una grande eco. Oggi campeggiava sulla prima pagina de il manifesto. È l’ennesimo esempio di come, in questo Paese, le guardie siano intoccabili. Però, mi chiedo: è un omicidio politico? Non vorrei apparire cinico, ma mi sembra difficile paragonare la morte di Stefano Cucchi a quella, per dire, di Valerio Verbano. Lo stesso dicasi per quella di Aldrovandi, a Ferrara. Che si sia formata una rete di parenti delle vittime dei soprusi delle forze dell’ordine (che comprende anche Carla Verbano) è un’ottima cosa, perché aiuta i parenti in questione a non sentirsi soli nell’affrontare il muro di gomma che possiamo ben immaginare. Ma un militante politico deve distinguere, secondo me, tra un compagno ucciso per la sua attività politica e un qualsiasi altro povero disgraziato che ha avuto il torto di incontrare un gruppo di guardie con manie assassine e deliri di onnipotenza. Ovviamente bisogna indignarsi in entrambi i casi, ma allora, per coerenza, è necessario ricordare anche i nomi di altri poveri cittadini vittime delle guardie. Casi spesso dimenticati. Sempre senza giustizia. Anni fa, sulla Via del Mare che collega Roma a Ostia, un sorpasso avventato di un militare che faceva l’autista di un generale provocò un terribile incidente: alcune macchine si scontrarono (non quella del generale), divampò un incendio, ci furono, se non ricordo male, un paio di vittime. La macchina dell’autista e del generale neanche si fermò a prestare soccorso, scappò come la più vile delle bestie. L’inchiesta non procurò alcuna giustizia: fu assolto persino l’autista del mezzo, perché risultò che stava obbedendo agli ordini del generale. Il quale, evidentemente, aveva fretta. Ancora qualche anno fa, a Latina, una ragazzina su un motorino, fu travolta e uccisa da un’auto blu che portava un assessore del cazzo di quella città. Anche lì nessuna condanna. Poverina, al posto sbagliato nel momento sbagliato. Vogliamo continuare con le decine di persone morte in carcere, con i suicidi sospetti, quando non materialmente impossibili? Quei morti, secondo me, hanno gli stessi diritti di essere ricordati di Aldro e Stefano anche da parte nostra, se si assume la logica che non ricordiamo solo chi è stato ucciso non perché si è trovato di fronte la guardia stronza, ma perché era un militante comunista.
Elpidio Valdes 30ottobre2009
L’ aspetto politico c’ è eccome.
Sono anni che denunciamo le politiche autoriarie e repressive, davvero pensi che non c’ entrino niente?
Gli sbirri che hanno ucciso di botte queste persone, sono gli stessi che sono addetti alla repressione delle lotte sociali.
Non sono solo “guardie stronze”, sono anche guardie fasciste, guardie addestrate alla violenza, guardie messe al centro della politica del governo e delle sue smanie di sicurezza.
Anche l’ impunità di cui godono ha una sua motivazione politica: serve perchè quando c’ è da reprimere le lotte siano liberi di massacrare crudelmente i Compagni.
Non ci deve sfuggire questa connessione.
Gli sbirri sono il braccio repressivo dello Stato capitalista, dunque tutto ciò che riguarda il loro modo di “lavorare” riguarda direttamente o indirettamente la loro attività di repressione del dissenso.
Perchè questo e solo questo è il motivo della protezione che lo Stato gli fornisce, non perchè i politici siano corrotti da guardie stronze, ma perchè NON PUò ESSERE DELEGITTIMATA LA REPRESSIONE, va contro gli interessi del padronato che la repressione sia in qualsiasi modo delegittimata o accusata.
Mentre è interesse dei ribelli (di qualsiasi tipo) che la repressione sia delegittimata e messa sotto accusa.
Infatti secondo me bisognerebbe parlare di tutte le altre vittime, anche se non sono morte durante la loro attività politica. Secondo me sì.
Alessandro 31ottobre2009
A me sembra una storia che ricorda in maniera fin troppo simile i desaparecidos di una qualche dittatura latinoamericana…insomma, una persona arrestata e portata immediatamente in questura, la picchiata e poi portata in carcere, poi nuovamente picchiata e infine uccisa; tutto ciò senza che nessuno, partenti, amici, avvocati, giornalisti, potesse sapere neanche lo stato di salute di questa persona…
Cioè, un conto è un pestaggio immediato che provoca la morte, dunque la follia di qualche guardia infame e sadica, altro è quello che è successo in questo caso. Insomma, sono passati 6, dico 6 giorni di silenzio totale mentre Stefano moriva, e nessuno ha potuto sapere niente. Mi sembra veramente incredibile, senza senso, neanche nel più fascista degli stati autoritari…
Veramente senza parole…
valeria 31ottobre2009
Già Luca, sopportiamo tutti assai bene il silenzio trentennale sugli assassini di Valerio Verbano, o di Fausto e Iaio…..ma loro vivono nelle lotte, che ci frega della Giustizia. E quelli nelle carceri prima di Stefano, magari un mese o due fa (come Stefano Frapporti) o un anno fa (come Manuel Eliantonio). Non si tratta di discriminare Stefano, si tratta di non discriminare gli altri. Mi ha colpita (positivamente) la risonanza immediata anche mediatica di Stefano, come il silenzio sugli altri. Normale farsi domande, cosa è mancato a Manuel Eliantonio? Anche nel farne una causa per la quale lottare intendo, con la stessa rabbia……mah?
Brigante 31ottobre2009
Sono perfettamente d’accordo con Elpidio.Se lo Stato crea un gruppo di violenti fascistoidi con il compito di reprimere il dissenso e le lotte e a tale scopo li protegge ad oltranza regalandogli una sorta di impunità,è chiaro che ci saranno sempre episodi di violenza per così dire “collaterali”, cioè non direttamente politici ma causati proprio dalle motivazioni politiche di cui sopra.
Gesù 20novembre2009
a voi le ultime nuove…
http://it.notizie.yahoo.com/10/20091119/tit-cucchi-riesumata-salma-il-23-esami-2dba20d.html