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Il ritorno della sinistra imperiale

 

«Chi non sa con quale facilità nella santa Russia un intellettuale radicale, un intellettuale socialista si trasforma in un funzionario del governo imperiale, in un funzionario che si consola al pensiero di essere “utile” nei limiti della prassi burocratica, in un funzionario che giustifica con questa “utilità” la propria indifferenza politica, il proprio servilismo…?»

Lenin, I compiti dei socialdemocratici russi, 1897

 

Il criceto umanista gira a vuoto e senza memoria: ogni volta si riparte dal punto zero. Iraq, Serbia, Kosovo, Afghanistan, ancora Iraq, e poi Libia, Siria, Venezuela…“Soleimani non è il nostro eroe”, così come non era il nostro eroe Milosevic o Saddam o Gheddafi o Assad o Chavez o Maduro. O i mille altri leader e popoli bombardati ed espropriati di una qualsivoglia sovranità che non fosse quella decisa e imposta dalla Nato, e dagli Usa in particolare. Capovolgendo ragionamenti e realtà dei fatti, l’onere della prova non spetta alla mano assassina ma al morto: non “perché è stato ucciso”, ma perché non meritava di morire? Il problema non sono più dunque le politiche imperialiste occidentali, l’ingerenza militare esterna, con i suoi agenti di prossimità manovrati da referenti vieppiù radicali e radicati (Usa, Nato, sauditi, israeliani, Isis…), ma gli Stati, i governi e i popoli che, resistendo a questa ingerenza, lo fanno seguendo politiche indigeste ai dipartimenti universitari occidentali, laddove prospera la monocultura liberale-radicale. E dunque Soleimani – inteso come sineddoche dei mille Soleimani del mondo che si oppongono all’imperialismo occidentale – “non era certo un compagno”, quindi si meritava di morire. È una guerra tra pari, tra soggetti di pari valore reazionario: poco deve interessarci anzi: né con gli Usa né con l’Iran, motto che riecheggia sinistri presagi di ignavia.

 

Il mondo, tuttavia, resta ancora molto eterogeneo. Il coercitivo imperialismo delle nazioni avanzate è in grado di esistere solo perché restano sul nostro pianeta le nazioni arretrate, le nazionalità oppresse, i paesi coloniali e semicoloniali. La lotta dei popoli oppressi per l’unificazione nazionale e l’indipendenza nazionale è doppiamente progressiva perché, da un lato prepara condizioni più favorevoli per il loro proprio sviluppo, mentre dall’altro infligge dei colpi all’imperialismo. Questa, in particolare, è la ragione per cui, nella lotta fra una civilizzata, imperialista, democratica repubblica e un’arretrata, barbarica monarchia in un paese coloniale, i socialisti stanno interamente dalla parte del paese oppresso, nonostante la sua monarchia, e contro il paese oppressore, a dispetto della sua “democrazia.

Trotskij, Lenin e la guerra imperialista, 1938

 

In questo calderone infame a venire meno è la realtà: che l’Iran sia uno Stato storicamente subalterno e dipendente dall’imperialismo occidentale; che sia accerchiato da decine di avamposti militari statunitensi e israeliani; che sia situato in un area di controllo strategico statunitense e israeliano; che resista alla sottomissione occidentale, tentando quelle vie di fuga e di resistenza consentite dalla realtà: tutto ciò non tange minimamente i “ragionamenti” della sinistra euromane, schierata a difesa della realpolitik americana, coperta dall’ignavia confusa per “anticampismo”. Soleimani non era un “eroe”, forse (per giudicare, dovremmo aver vissuto decenni e secoli di sottomissione coloniale, di violazione imperialista del nostro territorio e della nostra popolazione, cosa che non è avvenuta, al di là delle ciance massimaliste con cui riempiamo le bacheche social).

[Frantz Fanon, I dannati della terra, 1961]

Come non è un “eroe”, per dire, Salvini. Eppure, se un drone americano bombardasse il territorio italiano e colpisse Salvini, poco importerebbe delle qualità umane e politiche di chicchessia: la violazione della sovranità – non della sovranità “capitalista”, ma della sovranità della popolazione italiana formalmente intesa – ne verrebbe intaccata tanto quanto. Il “problema Salvini” verrebbe immediatamente ridimensionato da un problema più importante. Questo accade in Medioriente, in Africa e in America Latina da decenni, e in particolare in questo ultimo quindicennio di guerre aperte e per procura. Intere regioni del mondo che ancora non sono sottomesse al controllo americano-occidentale vivono costantemente il rischio di venire attaccate, invase, colpite da mano occidentale: sono forse i nostri referenti politici ideali? Probabilmente no, ma: ha davvero senso chiederselo? La questione palestinese è determinata dal governo di Hamas o dall’occupazione coloniale israeliana? Rimuovere Hamas con le bombe americane o israeliane porterebbe ad una soluzione dignitosa della questione palestinese? Prima di Hamas, con Fatah o col Fronte popolare, l’occupazione era forse meno violenta e illegale? Bombardare l’Iran per mano occidentale lo renderebbe finalmente una “democrazia”? L’Iraq finalmente “de-saddammizzato” è una terra più democratica, meno asservita alle potenze internazionali? Oppure è una terra completamente privata di indipendenza politica? La sostituzione di Assad e lo smantellamento della Siria porterebbe ad un avanzamento delle condizioni sociali, economiche e politiche della popolazione siriana? O alla costituzione di un altro – ennesimo – Stato dipendente dai voleri della geopolitica americana e israeliana?

Per lungo tempo ho creduto che fosse possibile abbattere il regime irlandese mediante la ascesa della classe operaia inglese. Ho sempre sostenuto questo parere nella ‘New York Tribune’. Uno studio più approfondito mi ha convinto ora del contrario. La classe operaia inglese ‘non farà mai nulla’, prima che si sia liberata dell’Irlanda. Dall’Irlanda si deve far leva. Per questo motivo la questione irlandese è così importante per il movimento sociale in genere.

Carteggio Marx-Engels, 10 dicembre 1869

 

E dunque: ha davvero senso domandarsi delle qualità umane e politiche dei morti per mano americana? Non sono, al contrario, tutti quanti accomunati da un unico motivo, quello di essere contrari e contrapposti al dominio imperialista americano, e per questo al centro dei piani di eliminazione personale e di invasione nazionale? C’è una verità nelle vicende storiche? O queste finiscono per perdersi nei mille rivoli delle singole verità, à la carte, dove ciascuno si costruisce la sua verità, se ne sceglie una a sua discrezione, in base ai suoi gusti personali, alla sua cultura, alla sua condizione sociale? La moltiplicazione delle verità è l’attuale caos entro cui ci muoviamo, in cui tutto perde di distinzione e valore obiettivo, ritrovandoci così in una notte in cui gli Usa e l’imperialismo occidentale sono uguali all’Iran – ai mille Iran del mondo, su di un piano di identica valutazione politica. È questa l’impressione che le società occidentali danno al mondo esterno e sottomesso, non a caso giudicate in blocco come campo di nemicità: quale colonna antimperialista dovrebbero d’altronde scorgere in società compattamente schierate a difesa del proprio privilegio?

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32 comments to Il ritorno della sinistra imperiale

  • sandrone

    l’articolo con più punti di domanda che si sia mai letto. :)
    E che tra i mille punti di domanda qualcosa pare vorrebbe pure cercare di dire. Ma guardandosi bene dal dirlo.
    Accipicchia che timidezza!

  • emanuele Martuscelli

    Secondo me è molto semplice , come era semplice al tempo delle guerre irachene o tante altre guerre . Becero imperialismo yankee . Dopodichè non si può portare in gloria uno stato che ha fatto ammazzare 20000 comunisti perchè rifiutatisi di giurare fedeltà al mullah ( er Prete ) , tratta le donne come esseri de serie b , reprime sanguinosamente minoranze etniche (kurdi e de sicuro pure altri ) e ancora peggio assurgere a simbolo de libertà e de sinistra il suddetto macellaio che perseguitava donne comunisti omosessuali in nome de dio patria famigla . Sennò dalla sinistra imperiale se passa alla sinistra rossobruna . Detto questo , de sti tempi de campismo esasperato credo di dover ripetere sempre contro le guerre imperialiste e Yankee go home.

  • sandrone

    torneranno i Compagni un giorno nel mondo reale (fosse anche solo per i pochi giorni che probabilmente restano prima della nucleare ww3), o continueranno a dialettizzarsi addosso come una cascata di diarrea nelle mutande tra una canna, un selfie, una sardina, un web-project e un sound-system e l’altro?

    FUORI A SPUTI IN FACCIA LA VENEFICA INFAME FECCIA DI SPIE FILO KKKURDA DAL MOVIMENTO.

    • Ingmar

      Anche qui con i Curdi? Ma cosa possono fare secondo te, mandare via gli americani anche volendo? Anzi se ne sono andati loro, da serpenti a sonagli quali sono (intendo politicamente nella persona di Trump) e hanno lasciato che i turchi li invadessero e tra l’altro facendo pure scappare terroristi Isis dalle loro prigioni. Così si è rafforzata la loro alleanza con Assad e indirettamente con la Russia.
      Poi non so se ora l’Iran metterebbe da parte le vecchie ostilita, contro l’Isis e l’imperialismo americano, vista la rivalità con la Turchia.
      Poi anche tu parli di ww3 e sembra che un po’ goda all’idea dell’eventualità di avere ragione.

  • Militant

    @ sandrone

    Ci auguriamo che la tua lotta indefessa contro “le spie filo kurde” la prosegua dal vivo, andando di persona a portare le tue rimostranze ai “compagni che sbagliano”. Noi, invece, ti salutiamo qua, perchè ogni posizione, anche la più critica, può essere portata avanti con argomentazioni e non con insulti gratuiti dietro una tastiera. Saluti.

    @ Emanuele

    Ma certo, nessun campismo astratto, figuriamoci. Ma teniamo in considerazione la realtà, il contesto reale entro cui le divisioni, le differenze politiche e la funzione della religione agisce nel concreto. E nel concreto non c’è, al momento, un’alternativa socialista e anticapitalista. L’antimperialismo “vive” nei contesti che lo determinano, che possono sicuramente non soddisfarci, e che andrebbero peraltro combattuti da una coerente sinistra antimperialista in quei contesti. Non con l’ingerenza internazionale scambiata per lotta per la democrazia. In ballo, in Iran come altrove, non c’è una democrazia immaginaria e più conseguente, ma una più concreta resistenza all’asservimento. E’ questo il tema obiettivo, non i nostri desideri al momento irrealizzabili. Pensare che in mancanza di questi tutto possa essere relegato a scontro tra poteri reazionari è, come si sarebbe detto un tempo, profondamente miope.

    • berja

      stavo iniziando a credere di essere scemo io per non sopportare di leggere sotto ogni vostro intervento la tiritera sui curdi…

    • Ingmar

      Potremmo invogliare, facendo pressioni sul governo, anche tramite le sardine (Senza farsi illusioni, tentar non nuoce, ma potrebbero essere un buon veicolo per un dialogo oltre ad una possibile convergenza di tematiche importanti nella resistenza al populismo che possiamo contribuire ad arricchire) , l’Iran a riappacificarsi coi curdi visto il nemico comune, anche se Sandrone ha spesso parlato della questione del petrolio e, secondo lui dell’utilizzo della questione curda per evitare l’accesso a queste risorse da parte di Siria e Iran, se ho ben capito, anche se non mi convince, secondo me l’America vuole occupare semplicemente quella zona e ha utilizzato i curdi per ripulire il casino combinato appositamente ma poi sfuggito di mano, voi che ne pensate? Se ne discute (spesso Off Topic) da molto tempo.
      Dite che non c’è alternativa socialista all’antimperialismo?
      Dipende, credo che abbiate ragione se intendete alternativa che abbia forza militare e potere sufficiente.
      Un periodo c’era il socialismo laico anche in Iran, il socialismo panarabo di Russia e Egitto, anche ben ricevuto da molta parte della popolazione, ma sempre molto male dalle frange più conservatrici.
      Con l’il colpo di stato e l’insediamento dello Scià, l’insoffereza a forze esterne è cresciuta e il populismo islamista l’ha capitalizzata in una sorta di fenomeno sovranista e reazionario di riaffermazione dell’identità. Islamismo e islamofobia sovranista reazionaria nel ramo della xenofobia sono due fenomeni e soggetti che odiandosi si guardano allo specchio. Entrambi hanno forme di terrorismo su base etnica, l’Isis come Breivik, come l’attentatore di Christchurch.
      Entrambi colpiscono più obiettivi civili che militari e puntano alla radicalizzazione dello scontro.
      Durante la rivoluzione iraniana, inizialmente erano proprio i socialisti a combattere, poi gli Ayatollah gli si sono rivoltati contro.

      • Ingmar

        Altre precisazioni. Il “terrorismo” sciita colpisce molto più raramente obiettivi civili. Trump ha prima lanciato poi ritirato una minaccia che profilava un crimine di guerra e atto terrorista da cui l’Iran si è distinto, nonostante il linguaggio, sottolineando abilmente il limitarsi a obiettivi militari, non civili e alla parola chiave “proporzionata” rispetto allo sproporzionato o smisurato di Trump e Netanyahu.
        Sottolineo che prima, inoltre ho utilizzato sovranismo non per criminalizzare la difesa della sovranità da attacchi esterni, ma la sua declinazione intollerante e anti internazionalista.
        L’antiinternazionalismo infatti divide e non aiuta quella consapevolezza che dalle manovre imperialiste guadagnano pochi e che le popolazioni locali avrebbero interesse invece ad organizzarsi e solidarizzare internazionalmente come vittime anche se non tutte nelle stesse condizioni. L’uomo medio più che beneficiare dall’essere nel paese vincitore, beneficia dal non essere in quello sconfitto e vittima di sanzioni strangolatrici.
        Purtroppo questa reazione base e di pancia viene rafforzata e coltivata invece.
        Ho letto infatti in alcuni articoli di militant che il nostro benessere è imprescindibile dallo sfruttamento del sud globale, e trovo quindi importantissimo smentire questo, perchè chi già sta male non deve avere paura come l’ha di perdere il poco che ha da un cambiamento di uno status quo ingiusto, diversamente non vorrà questo cambiamento e da qui viene il sovranismo reazionario di “prima la nazione”. I frutti dello sfruttamento si concentrano nelle mani di pochi e l’abbassamento generale degli stipendi distorce il potere d’acquisto in modo tale che si tenda a non avere potere d’acquisto sufficiente per pagare qualcosa ottenuto nel rispetto delle giuste condizioni di lavoro e che sia così percepita come costosa. Ovviamente qualcosa si può fare, ma l’abilità è stata incastrarci nelle necessità a breve termine di risparmio nonostante questo alimenti la suddetta spirale.

  • emanuele Martuscelli

    Hai ragione . Ma il motivo del mio commento era un altro , il fatto che da una certa parte de “sinistra” porta in gloria il tizio suleymani che nessuno conosceva fino a che non lo hanno bombardato .me sembra eccessivo . Mica quando se contestava la guerra in iraq abbiamo rappresentato saddam hussein come un compagno o esaltato il suo regime . Tutto quà

    • Ingmar

      Hai ragione, io penso però che probabilmente lo conoscessero e che più che altro gli avessero riconosciuto il ruolo nella lotta all’Isis, parte della strategia americana sfuggita di mano per il cambio di regime di Assad (i “ribelli” etc), forze probabilmente in combutta coi sauditi e con un loro piano, usate come al solito per una guerra per procura. Ora gli Stati Uniti con Trump strombazzano che questo fosse il più pericoloso e sanguinario terrorisa, quindi da una parte è bene ricordare che ha combattuto, ironia, proprio terroristi che gli americani hanno supportato contro Assad, come fecero con i Mujaheddin per l’Afghanistan.
      Ricordiamo anche che stanno supportando i sauditi in un guerra questa sì, sanguinaria contro lo Yemen e contro la resistenza Houthi.
      Dall’altra è vero che ad ignorarne i lati oscuri si fa il gioco delle narrazioni contrapposte e delle incomprensioni, per cui sembra che lo si santifichi e che quindi la sinistra sia una degenerata apologista se non del terrorismo di islamisti radicali molto conservatori in contraddizione con il suo sostegno al progressismo in occidente. Ovviamente tutto questo secondo la narrazione e la propaganda populista.

  • berja

    grazie.
    ottimo intervento, preciso e chiaro.
    perché non è importante il “chi”, sono importanti il “dove” e il “come”, se c’è chi non ci arriva o che si mette a fare dei distinguo magari giustificabili ma fuoriluogo (è ovvio che non fosse “un compagno”, anzi era tuttaltro, ma cosa importa? era “un compagno” noriega? e saddam? e gheddafi?) va come minimo corretto.
    il nostro problema qui e ora è che mancano le basi per poter recepire tale correzione.

  • giovanni

    “il nostro problema qui e ora è che mancano le basi per poter recepire tale correzione.”
    MA anche no. La questione fondamentale è questa, ed è elementare, per cui non c’è bisogno di basi per capire: c’è una parte che aggredisce e una che è aggredita. Chi dice che sono tutte uguali, abbia l’onestà intellettuale di ammetterlo o meno, sta dalla parte dell’aggressore. Il neneiesmo è SEMPRE appoggio oggettivo dell’aggressore. Quando uno dice che l’aggredito non è innocente sta già facendo apologia dell’aggressore, perchè minimizza la violenza dell’aggressione. CHi lo nega, è in malafede, e va denunciato in tutti i modi.

  • Ditemi se ci prendo o sono infinitamente “fuori linea”:
    Se il “generalissimo, prima di essere carbonizzato, avesse bussato alle nostre porte dicendo: “O con noi o con gli Stati Uniti”, la risposta preponderante sarebbe stata: “Con nessuno dei due”, come ai tempi nostrani dell’assalto al Quartier Generale? Se sì, ma questo è solo il mio parere, abbiamo buttato via 42 anni.

  • Militant

    @ carlo

    Non crediamo di aver afferrato bene il senso, puoi essere più chiaro?

    • Il paragone (asimmetrico) è con la primavera del’78, quando un’infinità di sinistri parolai accese il lumicino della dissociazione positiva e propositiva da un certo tipo di pratica antagonista. Con che razza di “democratico” risultato, scaturito da tale atteggiamento, ci stiamo arrovellando ancora oggi.Insomma, Soleimani aveva le mani sporche di sangue? Certo, ma era antagonista risoluto di chi crede che il pianeta sia il proprio orto di casa (USA e Israele). Se la sua liquidazione porterà lutti a quelli che l’hanno spedito nei “campi elisi”, penso che ciò possa essere un fattore positivo per l’antagonismo globale.

  • Militant

    @ carlo

    Allora, il paragone è decisamente forzato: il riferimento al ’78 riguarda una storia tutta interna all’estrema sinistra e alla lotta per il comunismo; qui, al contrario, stiamo parlando di scontri geopolitici tra Stati e interessi contrapposti. In questa contrapposizione *non* ci sono due imperialismi concorrenti, ma una forza imperialista egemone a livello planetario (gli Usa) e uno Stato – e per estensione una serie di Stati – minacciati costantemente di ingerenza internazionale al fine di sottomettere Stati, regioni e popolazioni ancora non sottomesse. E’ evidente che in questa sfida non c’è una prospettiva rivoluzionaria, sarebbe anche sciocco pensarlo. Non per questo la cosa non ci riguarda: la lotta all’imperialismo non è *immediatamente* sovrapponibile all’anticapitalismo o al comunismo, e nonostante ciò si presenta in ogni caso come lotta progressiva. Meglio un imperialismo indebolito che un’egemonia incontrastata. In tal senso è sempre meglio l’Iran – e per estensione i diversi Stati dipendenti dal centro capitalista – di questo centro stesso.
    La nostra posizione è comunque sempre la stessa, che si parli di Iran, Siria, Libia, “Primavere arabe”, Hong Kong e via discorrendo: la lotta alle politiche anti-popolari e repressive dei governi in questione è legittima, sacrosanta e auspicabile, ma *non può* avvenire in nome dell’imperialismo.
    La Cina, ad esempio, non è un nostro modello di riferimento politico. Crediamo al contrario che sia un regime fortemente revisionista di quella che è stata l’esperienza del maoismo. E’, in altri termini, un governo che va – andrebbe – combattuto. Ma in nome di cosa? Se la bandiera che si innalza è quella della restaurazione coloniale, meglio la Cina attuale! I manifestanti di Hong Kong sono in tutto e per tutto una quinta colonna ultra-capitalista, neocoloniale e imperialista che combatte il governo e le politiche cinesi da destra, anzi: dall’estrema destra neoliberale e liberista. Rispetto a ciò, non può esserci equidistanza nella sinistra: il (pessimo) governo cinese è comunque più progressivo degli interessi occidentali presentati in forma “democraticista” dalle proteste eterodirette di Hong Kong. E via dicendo con gli esempi: Assad, Gheddafi e i mille altri che potrebbero venire in mente.
    Non si tratta di schierarsi acriticamente o difendere una propria parte, che non c’è al momento (esclusi Cuba e Venezuela potremmo dire). Si tratta, invece, di saper leggere le dinamiche internazionali al di là del proprio orticello e delle proprie suggestioni culturali, cogliendo il senso della storia che si incarna di volta in volta nelle singole vicende.
    Anche perchè, tanto per fare un paragone, anche le lotte anticoloniali tra gli anni ’40 e gli anni ’60 non erano dei riferimenti “puliti” e cristallini di coerenza rivoluzionaria. Tutt’altro: gli interessi delle diverse borghesie nazionali erano concorrenti – e molte volte predominanti – rispetto a quelli della popolazione povera o lavoratrice, alle forze proletarie e comuniste. Eppure quelle lotte erano lotte progressive, democratiche, sociali, infinitamente più avanzate delle controparti occidentali. Anche se in Francia, in Inghilterra o negli Usa persisteva una democrazia liberale più sviluppata dei contesti involuti africani o asiatici, non per questo la democrazia risiedeva in Occidente piuttosto che in quelle lotte.
    Il senso, ripetiamo, è sempre lo stesso: valutare dove e come si spostano i rapporti di forze, e (anche) in base a questo prendere posizione. E nella questione Usa-Iran la posizione non può che essere quella di rifiutare la guerra imperialista, ma concretamente questo rifiuto si materializza sostenendo l’indipendenza dell’Iran. Tertium non datur.

    • Grazie.
      Chissà perché, anche da “fuori linea”, non riesco mai a darvi torto.

    • Ingmar

      Sono d’accordo nel complesso sul difendere i paesi vittime di manovre imperialiste, di volta in volta attaccati dietro narrazioni pseudoetiche oppure al contrario di cinico realismo (esempio: sono contro gli stati uniti o li sostengono?)
      Ci può essere il primo registro in Kosovo, la persecuzione di islamici.
      Entrambi nel caso dell’Iraq parte 2, Saddam è un dittatore sanguinario quindi è bene attaccarlo e non dispiacerà a nessuno e il complemento geopolitico “ha armi di distruzione di massa”, quindi minaccia per la sicurezza.
      Nel caso di Gheddafi invece, abbiamo la narrazione puramente 1: E’ un dittatore sanguinario. Per sostenerlo si sono anche inventati eccidi e massacri di cui non c’era prova.
      Con l’iran abbiamo un po’ entrambi, paese sanguinario oppressore di donne e che finanzia hezbollah, quindi un pericolo per Israele, soprattutto se fa l’Atomica (ma che non può lanciare su Israele essendoci la Palestina)
      Se vai su r/thedonald e fai notare che l’Arabia Saudita è peggio, la risposta sarà di realpolitik, sulla loro lealtà alle truppe Usa sull’essere un ottimo alleato.
      Salvo poi giustificare un colpo di stato contro la “dittatura socialista e oppressiva e fallimentare” di Maduro.
      Però il sostegno alle rivoluzioni iraniane è stato controverso, era giusto uno si chiede, continuare a sostenerle in quanto anti imperialiste contro lo scià di Persia quando il “populismo” identitarista religioso stava prendendo il sopravvento e si è rivoltato contro i socialisti?
      Per donne e persone lgbt sicuramente no, lo scià aveva tra varie cose eliminato l’istituto del ripudio. Purtroppo però era un fantoccio americano e non un socialista, ma sono problemi che in caso del genere vanno posti, a mio parere. Diverso è il caso ed il momento soprattutto in cui lo si voglia instaurare, come, se per dire con guerre distruttive, e a che scopo.

      Non so molto invece dell’espansione della Russia in Afghanistan, si può definire imperialista? Anche se indubbiamente migliore della situazione con i talebani che sono stati usato pur di mandare via il regime socialista, altro atto criminale e terrorista con regia atlantica.

  • Yak

    Sono arrivato a detestare l’ideologia “né-né”, con la quale ho avuto a che fare spesso nella mia passata ventennale militanza nel PRC, tanto quanto detesto gli esegeti degli Usa. Il bisogno continuo di puntualizzare nei volantini, nei comunicati, nei documenti, che noi eravamo si contro la guerra (“imperiale”, non “imperialista”, mi raccomando…) ma non appoggiavamo certo il puzzone di turno, di cui riconoscevamo gli “errori” se non addirittura le “nefandezze” etc. Una cosa stucchevole fino alla nausea. Per come la vedo io, invece, i vari Milosevic, Gheddafi, Soulemani avevano una statura politica e morale mille volte superiore agli esponenti pseudo “radicali” che pretenderebbero di ergersi a giudici politici pur essendo dei nani. Gente che ha corso dei rischi, che è stata assassinata per difendere il proprio paese dal “grande Satana” (definizione più che mai azzeccata e veritiera). Gente che meriterebbe prima di tutto rispetto

  • red

    @militant
    “Il senso, ripetiamo, è sempre lo stesso: valutare dove e come si spostano i rapporti di forze, e (anche) in base a questo prendere posizione. E nella questione Usa-Iran la posizione non può che essere quella di rifiutare la guerra imperialista, ma concretamente questo rifiuto si materializza sostenendo l’indipendenza dell’Iran. Tertium non datur.”

    Quindi, per capirci:
    - o si tratta di chiacchiere al vento giusto per salvare almeno la facciata e cercare di tenere i piedi in piu scarpe

    - o per la Siria ci si deve schierare con il legittimo governo nazionale e non con i proxy delle ypg-sdf che sono al soldo e al fianco degli imperialisti apertamente contro la Siria.

    Tertium non datur.

  • yayo

    Mi manca solo di capire cosa rispondere ai compagni iraniani, che continuano a farsi massacrare per le strade di Teheran e perchè nella vostra analisi questo punto è completamente assente.

  • emnuele Martuscelli

    Tnto per arricchire la discussione : sempre da quello che so io e che comunque è incompleto , anche perchè molti libri sui comunisti iraniani inn italiano non si trovanì+o più e altri non sono mai stati tradotti dal farsi , La rivoluzione in iran è stata fatta in larga parte dai comunisti , l’occidente spaventato dall’espandersi del comunismo anche in Iran ha supportato Khomeini , che infatti è venuto da Parigi (non da mosca o da l’avana )dove faceva il professore universitario , é una tattica che gli usa hanno usato per motlop tempo , la sostituzione di governi progressisti/socialisti con la religione . Come sempre giocando agli apprendisti stregoni la faccenda gli è sfuggita di mano . Comunque L’ayatollah e i suoi accoliti hanno fatto una grande epurazione di tutti i comunisti , e consiglio la lettura del “libro nero del capitalismo” nel capitolo scritto da Fracois Derivery massacri e repressione in Iran , dedidacto ai suoi amici del partito tudeh , desaparecidos , o a leggere “la gabbia d’oro ” di shirin ebadi o a guardare il cartone animato Persepolis o a legger il rarissimo “lotta armata in Iran ” di bizahn Jazani . é una storia grossomodo sconosciuta in Italia . Ecco RIPETENDO IL RIPUDIO CHE TUTTA LA “SINISTRA” DOVREBBE ESPORRE SENZA SE E SENZA MA CONTRO L’ENNESIMA GUERRA IMPERIALISTA , avendo qualche amico iraniano comunista che non può tornare in iran se non vuole affronatre la forca , ho torvato veramente ridicolo e mentecatto assurgere Il macellaio suleymani a simbolo di nonsobene cosa , tra le sue tante gesta c’e la repressione dei moti kurdi degli anni novanta , oltre alla feroce repressione dei comunisti portata avnti con zelo negli anni . Siamo a corto di eroi e uomini simbolo e alcuni hanno preso al volo sto macellaio genocida omicida . Poi non si capisce perchè se ad esempio in spagna francisco franco proibisce la lingua e la cultura basca sia un fascista e se lo fa la repubblica islamica dell’iran con la lingua e la cultua curda attraverso sto soleymani diventa un eroe . Chi assurge il tizio soleymani a eroe sta implicitamente supportando tutti i suoi crimini , e me pare che noi di “sinistra” non supportiamo pulizie etniche ma anzi la libertà di autoderminazione di popoli . Tutta sta storia secondo me ribadisce ancora una volta che come “sinistra” stamo alla frutta . Spero di essere stato abbatsanza chiaro di non essermi prestato a “ambiguità” a combattere il regime islamico ci devono pensare gli iraniani e non trump

  • red

    Yayo,
    ma che vuoi rispondere ai ‘compagni’ iraniani che invocano l’America e l’egemonia militare, razzista, sfruttatrice e ordoliberista del suo imperialismo:
    di inneggiare al Maidan ucraino, ad Hoover, alla Savak, all’isis e ai white helmets? di farsi regalare qualche decine di anni di distruzione di infrastrutture e cancri e tumori a gogò per l’uranio impoverito come per l’Irak, l’Afganistan e la Siria?
    O di darsi una svegliata e aprire gli occhi?

  • Militant

    @ yayo

    Non siamo a conoscenza, quali sono le manifestazioni dei compagni iraniani?

  • globulorosso

    @militant
    credo faccia riferimento al micro corteo con qualche bandiera americana a garrire tra le mani dei manifestanti, postato da Pompeo(!!!) il giorno dopo l’assassinio di Suleymani.
    un pò come per le fonti di Martuscelli sul Suleymani “macellaio” nella repressione dei moti curdi negli anni 90.
    Tanto ormai basta leggere il WP o ascoltare la CNN per avre le verità da rivendere.

    Post Scriptum:
    e di questa ultima uscita (https://youtu.be/k3hQZNMoSgk) di Pompeo, i ‘compagni’ ravanello-antiperialist, cosa ne pensano?

    qualche breve estratto per chi non avesse lo stomaco di ascoltarlo in video…:

    “President Trump and those of us in his national security team are re-establishing deterrence – real deterrence ‒ against the Islamic Republic of Iran”.

    “Your adversary must understand not only that you have the capacity to impose cost but that you’re in fact willing to do so”.

    “The importance of deterrence isn’t confined to Iran”

    “In all cases, we must deter foes to defend freedom. That’s the whole point of President Trump’s work to make our military the strongest it’s ever been.”

    “We’re restoring credibility to deterrence,” he said.

    • Ingmar

      Ti ringraziamo della trascrizione (caption?) e del pensiero per il nostro stomaco nel risparmiarci di ascoltare Pompeo :D .
      Non so, Martuscello forse ha ragione sulla repressione dei comunisti, anche se non ne sono sicuro, ma proprio perchè si tratta di una risposta “sovranista” di tipo reazionario e identitario all’imperialismo occidentale, è possibile che siano stati perseguitati molti comunisti anche se inizialmente alleati contro l’imperialismo ed il fantoccio Pahlavi.
      Chiaro che se da una parte gli eventi recenti ci insegnano che spesso letture alternative dei fatti sono utili al revisionismo reazionario (Fuffari vari sul ’68 finanziato dai poteri forti, e la speculare interpretazione anticomunista della scuola di Francoforte di Adorno burattinaia del progressismo) esiste un dovere di controinformazione critica che poi si rivela veritiera, come le menzogne sulla guerra in Iraq, come su quella in Libia e in Siria, poi Piazza Fontana, Ustica, l’attentato alla stazione di Bologna, etc. Premesso questo possiamo, con cautela avvicinarci alla sua ipotesi di sostegno di parte dell’occidente all’Ayatollah che era ospitato a Parigi in una tenda, oppure faceva il professore universitario? Provocazione apparente, ma più curiosità di sapere di più da Martuscelli e/o da altri.

      Però anche lo Scià era voluto dall’occidente, quindi Parigi ospitava Khomeini in esilio in teoria per proteggerlo dalle persecuzioni, cosa che se non sbaglio è sempre stata un po’ nello spirito costituzionale francese e in parte europeo, infatti la consegna di Ocalan è stata una pagina vergognosa. Parigi ha anche protetto Battisti.
      Se poi l’abbiano utilizzato allo scopo di pervertire la rivoluzione inizialmente socialista contro lo Scia in una teocrazia anticomunista, questo non lo so.
      Poi non difenderò certo la repressione di manifestanti se pacifici, comunisti o no, ma quelli in questione che ha mostrato Pompeo non penso siano socialisti. Ci saranno oppositori di molti tipi, alcuni atlantisti, immagino consapevoli sia proprio l’Atlantico a soffocare l’Iran con sanzioni draconiane, aggredendo selvaggiamente chi si azzarda a portare qualcosa. Ma se odiano particolarmente il regime islamista è comprensibile anche se non giustificabile che premano ulteriormente per il colpo di stato e per far apparire l’Iran più terribile di quanto non sia all’opinione pubblica, è il solito gioco, volto a utilizzare persino la fame dei cittadini.
      A presto.

      • Ingmar

        Che poi è sempre ipocrita quando denunciano le repressioni, come già menzionai qualche post innanzi, per l’Arabia Saudita tutto si mette a tacere e tutto passa, in quel caso ti dicono che va bene perchè sono alleati leali (ma la lealtà sannò almeno cos’è questi signori della guerra americani, vista le continue pugnalate alle spalle, da Saddam a Gheddafi ai Curdi?).

  • cesri

    Si continua a parlare di Suleymani come criminale, macellaio, genocida senza citare una fonte o testimonianza a riguardo.Era un militare e come tale ha agito nelle operazione di belligeranza, presumibilmente non offrendo fiori ma sparando ed ordinando di sparare.Ha difeso la sua patria e combattuto i terroristi finanziati dalle potenze occidentali.Ha fatto uso di tattiche di guerriglia, questo fa di lui un terrorista?
    Anche Che Guevara, per fare il nome di un intoccabile, fece lo stesso.Anche Guevara uccise e ordinò di uccidere.All’epoca delle presunte repressioni dei Kurdi iraniani aveva 22 anni, era un semplice soldato,quale potente e malefica influenza avrebbe potuto avere?

  • emnuele Martuscelli

    La repressione è stata fatta dai pasdaran , sarà stato giovane ma mi pare ovvio che per arrivare a diventare comandante di quella formazione abbia partecipato con zelo a le sue operazioni . Poi il confronto con che guevara … vabbè . Mai pensato fosse terrorista .

    • Ingmar

      Questo non posso escluderlo, personalmente, tuttavia non so se è così ovvio che sia per questo, in un periodo del genere che è diventato una figura di spicco e che quindi sia stato particolarmente zelante contro i Kurdi, per quanto non mi aspetto lo rinnegasse e questo non va giustificato. Potrei pensare che dipenda dal suo ruolo nella rivoluzione iraniana purtroppo quella che portò a trionfare gli Ayatollah, e poi nella guerra contro l’aggressione Iraqena, esempio doppio di pedina, Saddam in una guerra per procura, contro la quale si regolano i conti una volta utilizzata. Ma magari era già comandante a quel punto.
      Magari hai ragione, se comandante lo è diventato subito dopo la repressione dei kurdi.
      Questo secondo la tua teoria interessante, implicherebbe che proprio lui una parte dell’occidente supportò contro i comunisti rivoluzionari laici.
      Ma è vero che allora molta sinistra era dalla parte degli Ayatollah perchè comunque leggeva in ciò una vittoria contro l’imperialismo?
      C’era all’epoca una parte di socialisti e comunisti che opponeva invece l’argomento che anche gli Ayatollah e i fanatici religiosi sono nemici del progresso e della libertà come lo è stato per i bigotti cattolici e religiosi in generale nell’occidente?
      Qualche comunista all’epoca avanzo l’ipotesi che dietro l’Ayatollah potessero esserci manovre occidentali?
      Che poi subito dopo fossero in guerra per la crisi degli ostaggi, non mi stupisce, l’occidente* è un alleato che per un nonnulla si rivolta e ti colpisce alle spalle.

      *No, non vuol dire che sono anti occidentale anti bianco nè che il socialismo lo sia anche se la propaganda reazionaria, perlopiù americana ama ripeterlo, o con noi o contro di noi, come per Israle.

  • Ingmar

    La teoria dell’interferenza Russa a favore di Trump, specchietto per le allodole o c’è del vero?
    Obama, pur controverso per i droni, le due guerre in Libia e Siria, molto volute soprattutto dal segretario di stato Clinton, ma nondimeno di responsabilità del Nobel preventivo per la pace :) , aveva anche fatto un accordo di pacificazione con l’Iran, oltre che un passo avanti con Cuba nelle relazioni diplomatiche, ma con diminuzione molto parziale delle sanzioni del bloqueo.
    Non è andato avanti con la guerra in Ucraina, nonostante il suo ruolo nella sua amministrazione per il colpo di stato nazista.
    Avrebbe avuto molto più senso che Putin interferisse a favore di Sanders, piuttosto che di Trump.
    Oppure ha pensato che Trump fosse il meno peggio in politica estera solo rispetto a Clinton, la quale ok, possiamo dire che la propaganda rossobruna abbia esagerato un po’ di cose sul suo essere falco, ma sembrava avere diversi fronti aperti.
    Era evidente quanto ipocrite e strumentali, tuttavia, fossero le accuse a Obama di voler fare la guerra in Iran nel 2012 solo per farsi rieleggere.
    Nella campagna 2016 ne ha invece attaccato l’accordo, criticando però la guerra in Siria e forse accusando Clinton di essere una guerrafondaia per la sua posizione molto antirussa in ucraina, anche se poi non è detto che avrebbe fatto la guerra.
    La questione è, se Putin ha favorito Trump, lo ha fatto con un calcolo ponderato sui pro e contro? Lo rifarebbe quest’anno?
    Trump non prometteva bene sul fronte iraniano e si intuiva quanto fosse molto più aggressivamente filo Isrealiano, nel senso di con Netanyahu senza se e senza ma, rispetto a Obama, che nelle sue intenzioni voleva pacificare o anche così non fosse, non penso si sarebbe sognato di esortare ad espandersi ulteriormente, radicalizzare lo scontro con lo spostamento della capitale da Tel Aviv a Gerusalemme.
    E se ha favorito Trump piuttosto che Sanders è stato perchè le connessioni con la Alt right erano più forti che coi social democratici allo scopo di influenzare l’elezione?
    Cosa pensa oggi di Salvini, vedendolo come il più zelante tra gli atlantisti nell’attuale arena politica? Che sia una manovra del primo per allontanare sospetti di lealtà con la Russia dopo i fondi che Savoini sembra proprio avere ricevuto?
    A che scopo volere populisti così filo trumpiani in Europa, visto che sembra finanziarli, vedi la destra in Austria?
    E’ apparentemente un deterrente per indurre gli americani alla cautela in quelle zone di suo interesse, però è difficile da sopportare.

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