APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

Nessun evento

STATS

Gramsci e la rivoluzione in Occidente nel dibattito della Terza internazionale. Audio del seminario

 

Pubblichiamo gli audio del seminario su Gramsci avuto luogo lo scorso 25 ottobre, tenuto da Paolo Cassetta. Si è trattata della prima lezione – delle tre in cantiere, seguiranno aggiornamenti – sul pensiero gramsciano. In questo caso, ci siamo concentrati sullo studio del contesto entro cui prendono forma i principali temi affrontati da Gramsci, messi in relazione al dibattito che negli anni Venti stava avvenendo nel movimento operaio internazionale. Temi che erano già al centro della discussione, che ruotava tutta attorno al motivo centrale della “rivoluzione in Occidente”: cosa significa rivoluzione nei paesi a capitalismo avanzato? Come fare la rivoluzione in Stati dalle evolute capacità di gestione del consenso (e del dissenso)? Sono domande che si fanno impellenti dopo il fallimento dei tentativi rivoluzionari in Germania, e che per la prima volta costringono a domande (forse) nuove: il rapporto con la socialdemocrazia, il valore delle alleanze sociali, la costruzione e il mantenimento di posizioni politiche in un contesto di (più o meno) raggiunte libertà civili e d’espressione, il “lungo periodo” come orizzonte politico. Insomma, la rivoluzione in Occidente è al tempo stesso una cosa uguale e diversa da ciò che è avvenuto in Russia. Questo fatto l’Internazionale comunista lo capisce bene. Di qui un contesto dialettico purtroppo ormai trascurato. E di qui anche Gramsci e la sua fortuna. Una fortuna che però ha una sua traiettoria particolare e rivelatrice: decisamente secondaria fino alla Liberazione; costruita ideologicamente da Togliatti con la pubblicazione delle Lettere e dei Quaderni, costruzione funzionale al legame che Togliatti tesse tra marxismo e cultura nazionale mediato dallo storicismo, con l’obiettivo della piena legittimazione politica; vertigine della sua fortuna dagli anni Settanta in avanti, cercato da tutti ma modellato politicamente sulle esigenze di chi, invece di ragionare di rivoluzione, mirava piuttosto a combatterla, dilazionandola attraverso le riflessioni del “padre nobile” par excellence: rivoluzionario ma realista, militante ma intellettuale, duro ma libertario, marxista ma crociano, estremista ma moderato. È in questo gioco di rimandi paradossali che trova accoglienza Gramsci un po’ ovunque. E invece, crediamo, Gramsci può esserci ancora utile. A patto di sottrarlo alle mene anestetizzanti di chi ne torce porzioni del suo pensiero per edificare il sillogismo tra riformismo e rivoluzione, come se in Occidente l’unica rivoluzione possibile sia quella pensata da Togliatti: la conquista del potere per via elettorale e la trasformazione della società per mezzo di riforme parlamentari. Sono questioni d’altri tempi, è un’evidenza. Ma nel nostro bagaglio politico non può non trovare spazio una problematizzazione di Gramsci e del suo pensiero. Per evitare l’assioma fasullo e pacificante del realismo riformista e dell’utopismo rivoluzionario, attraverso cui il Pci ha sempre combattuto ogni ragione rivoluzionaria dell’epoca. Può esserci una realismo rivoluzionario: ogni rivoluzione del XX secolo si assesta su di un punto d’equilibrio che realizza la rivoluzione come atto d’estremo realismo, non di “fuga in avanti” o di estremismo inconcludente. Al bando ogni idealismo dunque: la rivoluzione, quando tornerà all’ordine del giorno, non sarà altro che la realpolitik adattata alle esigenze del proletariato. O come si vorrà chiamarlo in futuro.

5702 letture totali 14 letture oggi

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>