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Gramsci oggi

Ci apprestiamo ad iniziare un ciclo di seminari sul pensiero di Gramsci, ad indagare sul suo contributo dato al movimento comunista nel lungo secolo breve.

Perché Gramsci oggi?

Di incontri seminariali in questi anni ne sono stati fatti tanti, esiste anche una vasta comunità di studiosi e militanti che dedicano molte energie allo studio di Gramsci, al suo contributo politico come dirigente del partito comunista d’Italia e come brillante pensatore dei Quaderni dal carcere.

Nonostante l’89’ e il violento revisionismo operato dal mondo politico e culturale occidentale, Gramsci è forse l’unico pensatore comunista che ha vissuto una fortuna notevole a livello internazionale, in particolare in America latina. E’ uno degli autori italiani più studiati nel mondo, esistendo una bibliografia di studi sterminata. Nell’Italia del dopoguerra il PCI ha costruito un enorme lavoro di alfabetizzazione politica per generazioni di militanti; la pubblicazione, fortemente voluta da Togliatti, dei Quaderni è stata la scuola politica di massa del Pci, con un uso spesso anche spregiudicato del pensiero gramsciano.

Tanto che negli anni ’70, spesso attraverso una lettura deformata e parziale di alcuni temi, il PCI ha usato l’opera di Gramsci come copertura per il suo progressivo e irreversibile abbandono del campo socialista, in particolare escogitando un Gramsci teorico della democrazia borghese e oppositore del socialismo realizzato.  Insomma quando parliamo di Gramsci parliamo anche di questa eredità. Il fatto che gran parte del movimento rivoluzionario degli anni ’70 lo avesse largamente ignorato o visto con diffidenza ci racconta le divisioni di quegli anni ormai lontani, ma ci dice anche come il contributo gramsciano sia stato parzialmente utilizzato in funzione stabilizzatrice nel nostro paese. Il concetto di egemonia e di blocco storico figlio del dibattito ideologico kominternista viene, dagli anni ‘60 in poi, piegato a veste teorica di legittimazione della via nazionale al socialismo, prima, e alle riforme democratiche, poi. Quando approcciamo a Gramsci e al “gramscismo” dobbiamo tenere conto anche di questa storia, contestualizzarla e cogliere gli elementi posticci inseriti solo come funzione strumentale di una linea e di una battaglia politica contingente.

Oggi che tutto ciò è concluso, provare a ritornare o scoprire Gramsci può essere utile, senza da parte nostra avere necessità di aspirare a essere dei gramsciani.

Lo spirito con cui ci avviciniamo a Gramsci è l’interesse verso un importante dirigente, un grande pensatore comunista che ha saputo analizzare, fare un bilancio della storia nazionale, delle classi dirigenti e subalterne di questo paese. Probabilmente può essere considerato l’uomo che ha, soprattutto nei Quaderni, esaminato più a fondo, in forma necessariamente disorganica, anche date le condizioni imposte dal nemico, il nodo irrisolto della rivoluzione socialista nel centro capitalista, per quanto l’Italia degli anni ’20-‘30 non fosse che la periferia di quel centro capitalista.

Innanzitutto ci interessa approfondire il contesto storico in cui prende forma il suo contributo teorico: Per esempio, il tema strategico nei quaderni,  guerra di posizione/guerra di movimento, è originato dal dibattito tenutosi in sede di Terza internazionale nei primi anni venti.

Gramsci fa i conti con lo scenario tedesco e italiano, fa esperienza di alcune lezioni impartite dalle dure sconfitte di quegli anni (parliamo degli anni’ 20), gli anni del riflusso rivoluzionario; Da un parte il caso tedesco, che è centrale nella riflessione di Gramsci, ed il tema del fronte unito, che sarà occasione di grande dibattito e divisione nel Komintern e per i comunisti tedeschi, sono il materiale politico e teorico con cui il pensatore comunista ragiona; c’è poi la lezione italiana, ancora più dura e tragica, visto che il movimento operaio e socialista tracollerà sotto i colpi della reazione fascista e del padronato.  Il grande merito di Gramsci sta nella capacità di non rimanere in superfice, non limitarsi a un bilancio solo politico, ma rielaborare il confronto migliore prodotto dalla Terza Internazionale, cercando di definire la centralità di alcune categorie della politica, della strategia rivoluzionaria, della tattica e del lavoro culturale. I quaderni sono un cantiere di filosofia, di scienza della politica e di storia critica della cultura, con particolare attenzione alla formazione delle classi dirigenti e alla storia nazionale democratico borghese. Premesso che intendiamo affrontare Gramsci, non isolando la sua concezione dal vivo dibattito dell’epoca, quello che ci interessa come militanti politici è comprendere se questo pensiero permetta ancora di interpretare alcuni questioni di fondo della società e della politica contemporanea.

Un punto che ci sembra anche solo intuitivamente produttivo è il considerare la battaglia delle idee come un terreno non secondario della lotta di classe, della lotta per l’egemonia politica tra le classi, pochè sottovalutare questo terreno significherebbe condannarsi all’arido economicismo della lotta immediata e contingente.

Su questo il lavoro dei  Quaderni è una miniera preziosa di spunti, di interrogativi, di approfondimenti.

Il senso di questo ciclo di seminari però è anche indagare sui limiti e sulle contraddizioni di questo pensiero, e domandarsi come mai questo enorme contributo di analisi si sia prestato anche a letture opposte e revisioniste. Quella di Gramsci è una teoria rivoluzionaria per la presa del potere in un paese del centro capitalista, oppure nel multiforme e complesso lavoro di Gramsci alberga anche un limite congenito, un’incompiutezza rivoluzionaria?  Cercheremo di capirne qualcosa di più in questi mesi.

 

Primo incontro: Gramsci e la rivoluzione in occidente nel dibattito della terza internazionale

il 25 ottobre al Granma, Via dei Lucani 11

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21 comments to Gramsci oggi

  • sandrone

    riassumendo, domando:
    ma Gramsci, oggi, se la farebbe coi burattini curdi di CIA e MOSSAD, o li denuncerebbe per le avide mafio-marionette sud-vietnamite che sono?

  • @sandrone: sei severissimo….! E fuori da ogni “chiesa”.
    @militant: è inutile sottrarsi al peso, decisamente grande, che Gramsci ha avuto nel comunismo italiano e non solo. Vorrei anche dire che il peso lo ha avuto proprio perché in carcere. Non sappiamo cosa sarebbe successo in un’altra situazione di “non cattività”. Cosa avrebbe detto, scritto, teorizzato.

    Tuttavia, sui limiti di Gramsci, riassumo così: essi (i limiti) sono dovuti alla sua origine filosofica crociana, quindi idealismo e non materialismo storico e dialettico.

    Detto questo, rileggerlo va benissimo oltre che essere impresa ardua. Ma non credo troveremo spunti per il presente.

  • luca

    Se avete registrato attendo il contributo audio.
    Grazie da Brescia

  • sandrone

    @Falcons
    ….eh! ma guarda che puoi leggere e rileggere i classici ed i maestri quanto vuoi,ma poi se non li cali nel tempo odierno, a che ti serve leggerli e rileggerli?

    E allora, anche proprio in concomitanza col ribadire odierno di Mark Esper [segr. dif.], di nuove truppe e nuovi carri armati pronti a sparare a chiunque osi avvicinarsi ai pozzi petroliferi siriani(!!!), che la vendita di quel petrolio siriano(!!!) deve andare nelle tasche dei compagni(sic!) curdi: non c’è proprio nulla di ‘cattivissimo’ nel chiedere come si possa conciliare Gramsci e CIA, CENTCOM, Mossad, guerre e occupazioni militari, etc.

    Prossimo passo verso il Comunismo ‘nostrano’ (dalle file sempre più folte… magari chiediamoci perchè la linea del saltare ogni volta su un carro di altri alla cazzo qualsiasi crei solo confusione e disillusioni, eh), sarà schierarsi pure con le Camicie Verdi, per la nascita della Padania?
    Avanti di ‘sto passo, non stupirebbe affatto.

    • Ingmar

      E’ un casino, Israele è alleata coi sauditi, che vorrebbero probabilmente il petrolio siriano e poco gli frega dei curdi in sè.
      Una curiosità, a tuo parere Trump ha fatto un grande favore all’isis e ai qaedisti ritirandosi?
      “purtroppo” è anche morto, però suicida(?) Al Baghdadi, ma “così il merito se lo cucca tutto lui” (cit. Pazienza, La prima delle 3) al momento più opportuno per dimenticare quanti sono scappati dalle prigioni Curde con il suo ritiro. Erdogan sembra implicitamente alleato di Isis e Qaedisti.
      Quanto a Kobane, sarà anche vero che gli americani hanno la potenza di fuoco, ma i curdi hanno combattuto l’Isis da terra.
      Non so come si risolvono queste cose, ma la Turchia mi sembra l’Israele islamica, ultimamente e questa del Rojava la sua striscia di Gaza, se ci pensi le motivazioni addotte sono simili, che serve una zona tampone turca poichè il Rojava rifornirebbe di armi il Pkk e l’ha definito un non stato terrorista.
      Ora capisco che c’è tutta la questione simbolica potenzialmente nazionalista, nell’indipendentismo, puoi dire il solido Curdi = Padania = Catalogna, secessione dei ricchi, d’altronde c’è anche il petrolio, non è semplice trovare soluzioni, poichè gli stati e i confini sono risultati di guerre che si preferirebbe non ripetere e lasciarli come convenzioni sempre più deboli, ma se la palestina ha diritto ad uno stato ed un riconoscimento, lo hanno anche i Curdi, serve però un accordo alla Mattei per il loro petroli.

      • Ingmar

        La parte su Isreale è riferita al Mossad, per capire se intendi dire che Israele voglia i curdi sul posto per impedire alla Siria di prendere il petrolio, quindi forse non è in contraddizione con il fatto che i Sauditi vorrebbero mandarli via.
        La guerra in Siria è un tentativo fallito grazie a Russi e Siriani, quindi, che l’America ha aiutato solo per l’interesse comune a sconfiggere l’Isis, giochetto che era sfuggito di mano. Però i curdi hanno aiutato a pulire in parte il casino, anch’io comunque spero si alleino con la Siria.

      • sandrone

        @Ingmar
        è molto meno un casino di quello sembra.
        da un lato della medaglia ci sono:
        - la solita ed eterna politica guerrafondaia dell’Imperialismo yankee (volta ad accaparrarsi ricorse) che fonda le sue radici nel suo auto-nominarsi ‘migliori degli altri’, per cui gli altri ai loro voleri si devono adeguare o subire bombe e invasioni)
        - la volontà integralista biblica yankee di pieno ed assoluto supporto agli altri biblici integralisti di Israele (e quindi, qualsiasi distruzione e qualsiasi feccia mercenaria va bene purchè crei distruzione e settarismi nei paesi vicini al suo storico padrone-alleato a sei punte )

        E dall’altro lato della medaglia:
        - c’è la solita feccia venduta e prostituente ‘sud-vietamita’, che per una manciata di dollari ed armi è disposta a vendersi ai signori della morte, leccandogli il culo come meglio possono.

        E nel mezzo:
        - c’è tutta la manfrina Mainstream (quindi imperialista) che gioca ad imbellettare la feccia delle ypg/pkk/sdf come i ‘poverini’, ‘eroi’ etc etc.
        [vedasi ad esempio la leggenda – falsa e farsa- dell’ “assedio di Kobane”, quandi i curdi a Kobane non sono mai stati assediati dall’Isis (avevano tutto il retroterra che li accoglieva [e se non come avrebbero fatto a fuggire anche in Turchia?]; erano collegati e riforniti da ben due strade principali; erano coperti dal cielo dagli americani [anche se all'epoca non avevano ancora ufficializzato una illegale no-fly-zone imperialista su parte dello Stato Sovrano di Siria, sopra Kobane l'avianzione siariana e russa non ci poteva volare impunemente].

        Raqqua, venne liberata dalla presenza dell’Isis solo ed esclusivamente dai bombardamenti a tappeto (civili inclusi, ma se lo fanno gli imperialisti va bene) degli americani. la feccia sud-vietnamita curda, si limitò al minimo indispensabile di rastrellamento a terra post sistematici bombardamenti

        La conquista dei campi di petrolio a sud-est, avvenne senza colpo sparare, con quelli dell’Isis che (inspiegabilmente? ma molto molto comprensibilmente) davanti alle jeepette dei servi venduti delle SDF si ritiravano senza sparare colpo.

        Ad oggi i campi di petrolio sono protetti dagli americani e dai loro luridi servi venduti.

        Quelli che subirono e vissero e resistettero un lunghissimo vero assedio [vincendo! eroicamente per davvero]: furono i siriani a Deir-Eizzor [onore e gloria al Generale Issam Zahreddine!!! R.I.P.]… nonostante gli americani avessero completamente raso al suolo la base militare siriana che proteggeva la città, dicendo di essersi sbagliati e di averla scambiata per una base dell’Isis (permettendo così invece all’Isis proprio di poterla accerchiare)!

        Non ci sono ‘se’ o ‘ma’ o ‘complicati casini’. non esiste feccia venduta che sia ‘buona’ (e ‘compagna’).
        C’è chi è disposto a tradire e vendersi agli imperialisti, e chi no.
        e chi si vende: è e resta solo e sempre un venduto.

        ATTENTI: i compagni(sic) italiani che si schierano a favore di tali infimi servi: sono a tutti gli effetti da considerare alla stregua di infiltrati di Cia e Mossad nel Movimento (o di ciò che ne resta attualmente).
        NON fidatevi di loro. Emarginateli.

        BOICOTTA I CENTRI SOCIALI CHE SOSTENGONO I SERVI CURDI DELL’IMPERIALISMO.

        FARE TERRA BRUCIATA NEI CONFRONTI DEI FINTI COMPAGNI, a questo punto possibilissimi e/o probabilissimi agenti infiltrati, CHE SE LA TIRANO CON L’ESSERSI SCHIERATI ED AVER FREQUENTATO I SUD-VIETNAMITI DELLE YPG

  • Francesco (M)

    Il sarto di Gramsci è molto arrabbiato: a furia di tirarlo per la giacchetta da tutte le parti (democratici vari, nuova destra, larivoluzioneèsoloculturalisti e chi più ne ha…) gliela deve sistemare di continuo. Non parlo di voi, ovviamente; anzi, mi interessa molto vedere cosa uscirà fuori da questi seminari. Gramsci ha molto da dire su formazione storica, quindi politica, di processi, organizzazione, “battaglia delle idee” (cioè rapporti tra struttura e sovrastruttura, per cominciare). Sui limiti penso pesino molto le condizioni in cui scriveva e in cui versava la lotta politica in quella fase; ma penso anche che quasi ogni grande contributo possa essere strumentalizzato se, come viene fatto costantemente con Gramsci, viene costantemente decontestualizzato sia dal momento storico che dal complesso del lavoro, specie se tale contributo tocca a fondo temi compessi. E credo che la disorganicità, data dalla situazione di scrittura, contribuisca molto, poi, alla possibilità di strumentalizzarlo.

    Flacons, io non “credo” che si trovino in Gramsci spunti per il presente, ne sono sicuro, dato che continuo a leggerlo e a trovarne e questo vale anche per altri. L’importante è sia non mummificare e dogmatizzare i grandi pensatori e rivoluzionari sia non sputargli addosso dandoli per sorpassati; sono entrambi approcci pericolosi, per non dire altro. Mi sembra poi assurdo dire che i “limiti” di Gramsci siano nell’idealismo. Se alcune ibridazioni sono pericolose, come il nietzschesimo di sinistra, questo non vuol dire che non si possano ricavare strumenti utili da elementi non immediatamente interni al marxismo, sempre evitando l’eclettismo per l’eclettismo; la costruzione di un anti-Croce, poi, che richiede una profonda conoscenza dell’idealismo era urgente e fondamentale.

  • Militant

    A breve (speriamo) metteremo l’audio del seminario.
    Rispetto all’attualizzazione di Gramsci, non siamo d’accordo sull’impossibilità del tentativo. Soprattutto oggi, ci verrebbe da dire, in cui ci troviamo a ragionare continuamente di “populismo”, “alleanze sociali” e “lotta alle elite”, Gramsci torna più utile di quarant’anni fa. Poi, certo, il tutto *cum grano salis*: non siamo “gramsciani”, almeno non in senso stretto, nè antigramsciani. Ne riconosciamo il valore, così come le “antinomie” presenti nel suo pensiero. Lo stiamo approfondendo in un ciclo di seminari, di cui il primo venuto molto bene sia in termini di partecipazione sia nel merito dei contenuti. Staremo a vedere. Quello che invece possiamo dire rispetto al primo incontro, è che una conoscenza più approfondita di quello che significa *alleanza sociale* ci consente di valutare meglio l’idea di alleanza che sottosta al concetto di populismo (e soprattutto di “populismo di sinistra”). Tutto a tempo debito però.

    • berja

      lo sapete che vi dico?
      GRAZIE!
      Antonio Gramsci ha passato la vita ha interrogarsi, sulla classe, sullo stato, sulle dimaniche sociali ed economiche; magari alcune sue risposte non collimano con le nostre prospettive attuali, magari alcuni riferimenti culturali sono usciti un poco dai nostri orizzonti, ma, cacchio, quanto pensiero, quanto lavoro, quanta passione politica (da comunista), quanti strumenti dialettici e didattici ci sono nel lavoro di Gramsci.

      • Ingmar

        Io non conosco bene molti suoi lavori, quindi possiamo pensarlo come una chiave di lettura, un invito ad interrogarsi, a non chiudersi negli schemi ma riadattarli al presente?

  • @sandrone: hai ragione, rimane poi il fatto che la storia del comunismo e dei comunisti è strapiena di queste ed altre contraddizioni.

    @francesco: se dal socialismo scientifico dobbiamo tornare a quello…utopistico o allo storicismo positivista, la vedo dura. Ciò non toglie che vada letto, studiato e riportato “a casa”.

    @militant: attendiamo gli audio.

  • Francesco (M)

    Flacons, il punto è che non ritengo affatto che Gramsci sia riducibile a queste correnti che citi più di qunto Marx sia riducibile (insisto sul verbo) a Hegel e non si tratta di “tornare” in nessun luogo ma di prendere e continuare a sviluppare gli strumenti di analisi e azioni più efficaci. Di positivismo, poi, vedo poco, semmai una consapevole analisi della storia per coglierne scientificamente i processi nella loro complessità e senza ridurli a meccanicismi, come dovrebbe essere il materialismo storico. Come ogni pensiero di livello va attualizzato e bisogna continuare a svilupparlo, chiaro, ma va fatto appunto perchè si tratta di un pensiero rivoluzionario che può dare elementi per l’analisi e la prassi politica attuale. E sono certo che questa effecacia la si veda appunto nella pratica politica, quindi è lì che vedremo chi ha ragione. Attendo gli audio con grande interesse.

  • Giovanni L'Aitonomo

    per tutti i commentatori:

    A) da quando l’ampliamento della cultura e delle conoscenze personali e collettive deve essere soggetto a settarismo..? conosci gli amici .. ma ancor di più i nemici..!!!
    B) sui curdi e tutti i movimenti rivoluzionari armati.. incominciate a fare una lotgta rivoluzionaria armata ijn italia paese militarmente occupato dal ’45 … poi aprite bocca chiaccheroni

    • sandrone

      @Giovanni L’Aitonomo
      forse hai ragione, ma sai come è: non è divertente fare una “una lotgta rivoluzionaria armata ijn italia” [cit] se non si viene stipendiati in dollari e shekel per farla.

      e poi vuoi mettere che figura barbina si fa a fare una “una lotgta rivoluzionaria armata ijn italia” [cit] senza manco poter esibire sullo smartphone un selfie con una fica kkkurda affianco e ak-47!?

      chi sta coi kurdi sta con cia e mossad. punto.

  • @francesco: va bene, attendiamo sviluppi.

  • riso

    Attendo gli audio! Grandi.

  • Ingmar

    Dopo i trascorsi tra, facendo una carrellata Bolognina, Blair, blairiani, privatizzazioni, legge Treu, gli ammastellati, Monti, poi gli ottennati liberali e la speranza delusa di Tsipras senza dimenticare il collante di Pietrista che dopo il popolo viola fu cavalcato e assorbito da 5 stelle e portato alla deriva insieme alle istanze di cui sembrava farsi forte oltre ad ambiente e lotta alla casta, si è come persa fiducia nelle letture di classe, anzi il populismo di reazione assorbe tanto l’ex comunista orfano dell’analisi marxista e i fuffari fanno da tramite, quanto chi vuole la “liberazione” dell’Emilia e la caduta del muro.
    Penso abbiamo tutti notato l’inesplicabile consenso a flat tax e soluzioni di detassazione.
    Perchè, ci si chiede? E’ evidente che la domanda se sia giusto così non viene posta, perchè questa non potrebbe essere la risposta. Ma è vista come risposta pratica al problema immediato, non se è giusto.
    Ti chiedi se in questo modo si rendano conto di darla vinta a chi ha il dominio delle risorse, se almeno ti rispondessero onestamente “hanno vinto” e se sì è positivo o negativo a loro dire.
    E’ invece secondario, il post ideologico è più neutro e tollerante di contraddizioni o di scelte date da impressioni senza ammettere di non avere gli strumenti critici di cui Gramsci ha sempre sottolineato l’importanza e che un periodo la sinistra si impegnava a diffondere come forza di emancipazione delle classi sfruttate, magari talvolta con l’effetto collaterale di ideologizzare troppo l’arte, si potrebbe pensare, talvolta strumentalmente e perchè interessati nella polemica, talvolta non senza torto.
    L’idea che quanto la crisi genera disoccupazione, i diritti sono secondari e anzi ancora meglio far arricchire di più l’imprenditore, detassarlo e agevolarlo tanto più è ricco e potente, non ci voleva il populismo ultrareazionario a dirlo, lo faceva già Renzi. Forse non lo faceva abbastanza?
    Beh, non ha creato benessere tangibile, a parte qualche indicatore positivo, di conseguenza le destre non potevano occupare la sua frequenza, Jobs Act, deregolamentazioni e compagnia appena bilanciata dal divieto delle dimissioni in bianco, probabilmente aggirabile.
    Meglio spararla grossa e pseudoargomentare una flat tax al 15% per redditi tanto bassi quanto alti e dire che c’è una burocrazia soffocante.
    Semplificare le procedure e agevolare va bene intendiamoci, ma solo per chi sta iniziando un attività e finchè non sta facendo soldi o si sta ancora rifacendo delle spese.
    Farne invece un discorso di tasse oppressive per cui non si riesce a lavorare mentre si sta discutendo di concessioni e ulteriori privilegi a chi è già privilegiato è di una disonestà incredibile, anche ammettendo che funzioni e quelli di Trump siano effettivamente risultati (ed è discutibile).
    Si tratta di non far fuggire in altri paesi non chi non riesce ad andare avanti, ma chi vuole arricchisi ulteriormente, quindi qualcuno che già farà parecchio plus valore per poterne fare ulteriormente, oppure per implorare di tornare altri o con trattative speciali o diventando un paradiso fiscale a tutti gli effetti. Cosa che anche quando ci si è talvolta, nelle trasmissioni, richiamati esplicitamente ad essi, che facendo leva sull’antipatia per il fisco riesce persino a fare breccia.
    Esiste la domanda, quindi se “hanno vinto” e quindi possono chiedere queste condizioni, meglio chinarsi e non perdere il posto. E’ possibile però che la risposta sia come “in un certo senso sì, ma e quindi?” oppure in seguito “ma è poi sbagliato? E anche fosse è così”.

    Ok, quindi noi proponiamo soluzioni, tassare i i pagamenti che si originano sul luogo a prescindere dalla sede legale, e/oppure i trasferimenti sulla base del differenziale di tassazione. La globalizzazione dei diritti a cui avevo accennato, che boicotta o premia aziende estere sulla base del rispetto di standard e diritti. Cosa che chi frequenta 5 stelle e Rousseau può magari fare presente con mezzi più efficaci e ricordare che può essere inserito nella lotta alla grande evasione e ai giganti del web. Lo stesso Bonafede ha ricordato che è l’80% e proviene da pochi grandi evasori, alto che Monti che diceva che “purtroppo” bisogna cominciare coi poveri perchè sono molti.

    Nel frattempo però, chi di voi avesse tempo di commentare dove commentatori leghisti e i sovranisti nel mondo si annidano, Il Fatto (purtroppo) il Giornale, il Guardian, Wsj etc. potrà partire da un punto, ok diciamo che serve per tenere buono chi ha potere economico e contrattuale, ma per piacere non mettiamo di mezzo startup, burocrazie e veri o presunti tartassamenti di imprese in difficoltà che non c’entrano nulla con il discorso che si fa con la flat tax e anzi sulle prime una sinistra può anche condividere, non è un’idea nuova, ma è comunque un discorso che non c’entra con le flat tax, che servono a blandire le imprese ricche, cosicchè *il discorso rimanga sul merito* di questa specidica idea senza farsi scudo di chi ha davvero bisogno!
    Eppure la trickle down è stata smerdata da anni, cosa succede ragazzi? No non dite propaganda dell’establishment liberal (mi rivolgo ai sovranisti) visto che hanno tutti liberalizzato e fatto quello che i fautori della globalizzazione chiedevano, “trickle down” si è screditata da sola con la crisi.
    Quindi cosa ci si inventa? Trickle down estrema + dazi, quindi liberismo interno ma contro la globalizzazione e per dirla con Trump “getting screwed over by other countries” soprattutto in termini di concorrenza “sleale” che però è sempre stata l’essenza della riuscita lotta antisindacale del capitalismo.

    Ma andiamo dentro l’argomento turbo trickle down e le possibili dinamiche. Se ho ben capito il discorso sarebbe che una parte di quanto risparmiato in tasse, ovviamente il meno possibile, possa andare in diverse proporzioni in, aumento stipendi, assunzioni, riduzione del prezzo finale, investimenti, con l’argomento che la tassa progressiva dell’invidia marxista impedirebbe tutto ciò bloccando l’economia rendendola meno competitiva aumentando i costi e costringendo a licenziare, (però competere con l’estero è troppo, quindi invochiamo l’eccezione dei dazi). Ma abbiamo già stabilito che non riguarda il povero piccolo imprenditore che viene sempre tirato in ballo e per la giacchetta, che non è ricco e ammesso che non paghi già il tanto “flat” non sentirà molto l’abbassamento.
    Va da sè che chi non ha bisogno non assume, però abbassando i prezzi in teoria può far aumentare i consumi e solo a quel punto aumentare le assunzioni. Mi pare di capire che gli stipendi vengano aumentati se i lavoratori sono molto contesi che non è questa situazione visto che sembra siano tutti a bussare.
    Siccome la grande impresa sarebbe una spugna che assorbe più di quanto spende e di quanto la loro classe dirigente metterà in circolo a parte, prevalentemente, nel lusso, e con le flat tax, a parte qualche assunzione la situazione si inasprirebbe ulteriormente, la ricchezza monetaria da dove si creerebbe in quantità sufficiente per tutti?
    Sì, certo che non c’è la somma zero, in teoria hanno ragione i liberisti, ma il punto è che la ricchezza è un rapporto di potere, che per essere tale richiede una differenza di potenziale, se anche gli altri sono ricchi non ci sarebbe, perchè non riusciresti a servirti di ore di lavoro altrui nell’ordine di 100x circa pagandole con 1 delle tue.

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