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Que viva Chavez

chavez-copy.jpg


tratto da gennarocarotenuto.it

Oggi si vota per le amministrative in Venezuela*. Dai massimi storici del 2004 il Partito Socialista Unitario (PSUV) del presidente Hugo Chávez, che secondo alcuni sbrigativi commentatori sarebbe un dittatore, prova a tenere le posizioni.

Conta su dati positivi ineludibili di dieci anni di governo bolivariano, in pace e in democrazia, che analizzeremo qui sotto, come è sempre stato in Venezuela anche quando lo scorso anno per la prima volta Chávez fu sconfitto e gli ipercritici che vaticinavano un golpe fecero finta di sorprendersi dell’ennesima prova di democrazia. Ovviamente anche questa volta per ogni governatorato e ogni sindaco perso, migliorare è impossibile, gli canteranno il “de profundis”.

Nonostante gufi e avvoltoi, ed un contesto che non è più in crescita, secondo i sondaggi il governo dovrebbe mantenere la maggioranza in almeno due terzi degli stati del paese. I principali fattori di preoccupazione sono il prezzo del petrolio che è in picchiata, e le incognite date dall’uscita o non entrata nel partito unitario di vari dirigenti storici. Questi a volte si candidano come terzo incomodo oltre al candidato del PSUV e a quello dell’opposizione. Per Chávez, inoltre, è la prima prova elettorale dopo la sconfitta di strettissima misura nel referendum costituzionale dello scorso dicembre. Una sconfitta venuta dopo un decennio di democratizzazione e inclusione vera nel paese e dopo una dozzina di vittorie elettorali consecutive, nel paese più monitorato al mondo.

I critici picchiano anche sull’inflazione e hanno ragione perché quest’anno chiuderà intorno al 30%. Hanno ragione ma anche torto perché con Chávez l’inflazione, comunque strutturalmente alta, è diminuita. Basta guardare alle presidenze dell’ultimo quarto di secolo. Con Jaime Lusinchi (1984-88) fu del 22.7%; con Carlos Andrés Pérez (1989-93) del 45.3%; con Rafael Caldera (1994-98) addirittura del 59.4%; con Hugo Chávez (1999-2007) del 18.4%. Chi in questi anni ha letto centinaia di contritissimi articoli sull’inflazione chavista mediti su questi dati e provi a ricordare se ha mai letto di tanta preoccupazione prima di Chávez.

Conosciamo i nomi dei falsificatori e occultatori, che mai pubblicano i dati più significativi della storia di questo decennio in Venezuela. Sono il gruppo mediatico spagnolo Prisa innanzitutto, quello di El País di Madrid che sta dedicando alle elezioni venezuelane lo stesso spazio di quello che dedica alla elezioni in Gallegolandia (la Spagna), la Sociedad Interamericana de Prensa (SIP), la CNN, la Fox, le messicane Televisa e Tv Azteca, la brasiliana Tv Globo, il gruppo argentino del Clarín, lasciando da parte i media venezuelani e i guitti nostrani, i Rocco Cotroneo e gli altri quaquaraquà della nostra stampa.

Perché non scrivono mai che l’indigenza in Venezuela è passata dal 20.3 al 9.4%? Perché non scrivono mai che la povertà si è ridotta dal 50% al 33%? Perché dimenticano che il salario minimo dei lavoratori (con una disoccupazione scesa dal 16 al 7%) è passato da 154 a 286 dollari ed è il più alto dell’America latina? Perché dimenticano che la mortalità infantile (il più indicativo della salute generale di un paese è passato da 21 a 14 per mille)? Molto resta da fare ma il PIL dedicato alla salute è stato quasi raddoppiato in dieci anni così come quello dedicato all’educazione. Ciò senza citare mille altri fattori di progresso e di uscita da un sottosviluppo atavico. E allora perché tanto catastrofismo? Chi scrive fa salva la buonafede preferendo passare da ingenuo. Tanto catastrofismo si giustifica perché continuano a parlare sempre e solo con i ricchi. Ricordate Raffaele Bonanni che nel dire che il Venezuela era peggio della Cambogia di Pol Pot ammise di non essersi mai affacciato fuori dal suo albergo di lusso? Ricordate Ettore Mo che per andare a prendere il caffé si metteva il giubbotto antiproiettile? E se i ricchi restano straricchi (e ben pochi sono andati a Miami) i ricchi in Venezuela sono tristi perché sono meno sideralmente distanti dal resto della società.

E arriviamo all’ultimo inspiegabile dato che i disinformatori di professione preferiscono non dare: se chiedi a tutti i venezuelani e non solo a quelli che hanno sempre tenuto il paese in pugno il Venezuela è forse il paese più ottimista al mondo. Secondo Latinobarometro (il corrispettivo di Eurobarometro e lontanissima dal potersi definire filochavista), la maggior parte dei venezuelani (il 50%) considerano che il futuro del paese sarà molto migliore contro solo il 31% del resto della Patria grande. L’economia attuale è “molto buona” per il 52% dei venezuelani mentre appena il 21% dei latinoamericani pensa lo stesso. Nel 1998 solo 35 venezuelani su 100 dichiarava di credere nella democrazia. Oggi dopo un epocale processo di inclusione sociale siamo arrivati al 59% e addirittura il 67% dichiara di aver fiducia nello Stato. Lo stesso Chávez continua ad avere la fiducia di sei venezuelani su dieci.

Si potrebbe continuare a lungo, ma sempre ricordando che questi dati sono occultati dalla stampa mainstream. Dopo dieci anni il governo bolivariano entra in una fase nuova e più difficile dove con il prezzo del petrolio in caduta lo Stato avrà più difficoltà ad approfondire la democratizzazione reale del paese. Ma il Venezuela è cambiato in questi dieci anni e solo in meglio. E chi lo nega non è in buona fede.

168 letture totali 1 letture oggi

8 comments to Que viva Chavez

  • nomade

    è buona norma fornire la fonte dei dati,
    così è poco credibile.

    link in fondo pagina!

  • militant

    Il post è stato ripreso da http://www.gennarocarotenuto. it. Il link era indicato all’inizio dell’articolo e, comunque, Carotenuto è uno dei più autorevoli osservatori del subcontinente.

  • nomade

    grazie!
    adelante!

  • nomade

    (indicate sempre le fonti per correttezza e per dar modo alla gente di approfondire ;)

  • Alessandro

    Bene, si è votato e ha vinto. Adesso dove sono tutti gli untorelli della democrazia, delle elezioni, della dittatura? Se avesse perso immagino le prime pagine dei giornali…finalmente il Venezuela si risveglia, via la dittatura.ecc…E invece eccolo la trionfare alla sua sesta o (settima?) elezione…e quindi? Non leggerò commenti che cerchino di capire perchè questo personaggio vince sempre, perchè il popolo è con lui; però sono altrettanto sicuro che se avesse perso, gli omero ciai di turno sarebbero stati pronti all’ennesimo articolo controfirmato C.I.A….
    Bene così…

  • antifascismo

    i primi commenti sui giornali passano e sottolineano l’avanzata dell’opposizione, come dire, l’unica vittoria per chavez sarebbe dovuta essere la conquista della totalità delle regioni dei municipi, però se fosse andasta così avrebbero parlato di dittatura. stampa borghese…

  • marcolino

    PSUV è la prima forza politica del paese

    é la maggiore participazione popolare degli ultimi anni per quanto riguarda le elezioni dei governatorati regionali. Il primo bolletino da come media nazionale il 95,67%.
    Mancano ancora i risultati di 2 Stati.
    Zulia, Nueva Esparta e Miranda, e la città di Caracas sono in mano all opposizione contro i 17 vinti dal PSUV

    GLI stati di Táchira e Carabobo hanno un margine di differenza minimo e non è ancora chiara la vittoria .
    seguono percentuali dei dati del primo bolletino ufficiale :

    Yaracuy
    Julio César Heredia: 57,46%
    Filipo José Lappi: 29,26%

    Delta Amacuro
    Lizeta Hernández: 55,54%
    Pedro Rafael Santaella: 25,85%

    Vargas
    Jorge Luis García Carneiro: 61,56%
    Roberto Smith: 32.18%

    Zulia
    Pablo Pérez Álvarez: 53,59% Opposizione
    Gian Carlo Di Martino: 45,02%

    Apure
    Jesús Alberto Aguilarte: 56,48%
    Miriam Flor Verdugo: 26.54%

    Aragua
    Rafael Isea Romero: 58,56%
    Henry Rosales: 40,17%

    Barinas
    Adán Coromoto Chávez Frías: 49,63%
    Julio César Reyes: 44,58%

    Bolívar
    Francisco Rangel Gómez: 46,97%
    Andrés Velásquez: 30,47%

    Cojedes
    Teodoro Bolívar Caballero: 51,53%
    José Alberto Galíndez: 40,36%

    Falcón
    Estella Marina Lugo: 55,27%
    Gregorio Graterol: 44,49%

    Guárico
    Willian Lara: 52,08%
    Lenny Tamara Manuitt: 33,68%

    Lara
    Henri Falcón: 73,15%
    Pedro Pablo Alcántara: 14,85%

    Mérida
    Marcos Díaz Orellana: 54,62%
    William Daniel Dávila: 45,11%

    Miranda
    Henrique Capriles Radonski: 52,56% opposizione
    Diosdado Cabello: 46,64%

    Monagas
    José Gregorio Briceño: 64,79%
    Domingo José Urbina 15,41%

    Nueva Esparta
    Morel Rodríguez: 57,64% opposizione
    William Fariñas: 41,69%

    Portuguesa
    Willmar Castro Soteldo: 57%
    Jóbito Villegas: 27,28%

    Trujillo
    Hugo Cabezas: 59,47%
    Enrique Agustín Catalán: 27%

    Sucre
    Enrique Maestre: 56,08%
    Eduardo Morales Gil: 42,62%

    Anzoátegui
    Tarek William Saab: 55,06%
    Gustavo Marcano: 40,50%

    Municipio Libertador de Caracas
    Jorge Rodríguez: 53,05%
    Stalin González: 41,92%

    Alcaldía Metropolitana de Caracas
    Antonio Ledezma: 52,45% opposizione
    Aristóbulo Isturiz: 44,92%

  • marcolino

    la partecipazione in realtà pare sia al 65,45% (nei dati forniti prima c’è evidentemente un errore).

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