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Roma non si sgombera

La lista dei 24 spazi occupati considerati da questo governo come obiettivi da colpire è solo l’ultimo atto di una lunga serie di provvedimenti volti a dare un chiaro segnale di intolleranza nei confronti di una città che non si vuole piegare alla nuova china reazionaria, e che ha sempre rivendicato il diritto a costruire un’alternativa concreta a partire proprio da quegli spazi salvati dall’abbandono e liberati dalla speculazione.

L’approvazione del decreto sicurezza bis – un deciso inasprimento del decreto sicurezza precedente – si inscrive nel solco profondo della stretta autoritaria già inaugurata dal decreto Minniti e restituisce la vera cifra di questo governo, il quale non ha mai mostrato la minima esitazione quando si è trattato di adottare misure repressive nella gestione del conflitto sociale e più in generale delle varie lotte e contraddizioni che attraversano questo paese: dall’emergenza abitativa alla disoccupazione di massa, dalle lotte per rivendicare servizi pubblici alla gestione degli sbarchi. Una progressiva stretta autoritaria che non può che far riflettere chiunque in questo paese si misuri con le necessità pratiche delle lotte sociali e il corrispettivo repressivo che non tarda mai ad arrivare, come abbiamo visto anche di recente con le cariche nei confronti dei facchini della Fniper in provincia di Cremona.

Se infatti nei pressi dei magazzini della logistica l’effetto Salvini prende la forma dei manganelli che si abbattono sugli operai che lottano per un salario dignitoso e per non essere costretti alla fame dalle cooperative che proliferano grazie ai subappalti delle grandi catene di distribuzione, nelle grandi metropoli come Roma il cambio di marcia segue i vari provvedimenti anti-degrado e l’approvazione dell’ultimo regolamento di polizia urbana – l’ennesimo straordinario salto logico che pretende di combattere le cause del declino di questa città come le privatizzazioni, la carenza di servizi e la disoccupazione inibendone gli effetti con una sfilza di norme anti-qualcosa volta a limitare il consumo di alcool, scoraggiare la movida o perseguire l’accattonaggio – e prende il volto delle minacce di sgombero sempre pronte ad essere tirate fuori dal cassetto quando il clima lo rende necessario.

In una città dove la parola degrado si legge speculazione edilizia, dove il numero di stabili tenuti artificiosamente sfitti ha raggiunto ormai cifre a cinque zeri e l’unico modello possibile sembra essere quello che vede un centro anestetizzato dal conflitto, svuotato da consistenti fasce di popolazione e totalmente piegato al turismo di massa da una parte, e un’ipertrofica periferia con la cronica carenza di servizi, le inesistenti opportunità e la disoccupazione crescente dall’altra, il governo minaccia senza esitazione proprio quelle esperienze che tentano di strappare del terreno alla gestione privatistica e prona agli speculatori di questa città, e che lo fanno con la prospettiva di restituire a chi la abita spazi e attività prima inutilizzati o inesistenti.

Il corteo di questo sabato vedrà scendere in piazza queste realtà unite a tutte quelle che da sempre si battono per un’alternativa concreta alla gestione padronale della capitale.
Un’alternativa che parte dalla decisa difesa degli spazi sociali e degli stabili sotto minaccia di sgombero ma che deve puntare alla difesa delle periferie da una gestione politico-amministrativa che come unico risultato sembra avere la desertificazione urbana e la trasformazione delle aree periferiche in vere e proprie bombe sociali.
Una situazione esplosiva, quella delle periferie romane, che quando trova modo di sfogare lo fa, come abbiamo visto, sui soggetti più vulnerabili che le stesse periferie le abitano e dove il fascista di turno tenta sistematicamente di insinuarsi – magari chiamato da qualche generoso funzionario capitolino – proprio come a Tor Sapienza, Tiburtino III e Casalbruciato.
Combattere un’idea di periferia neutralizzata dall’abbandono e paralizzata dalla guerra tra poveri significa combattere quella che è la chiara risultante delle politiche a misura di palazzinaro che hanno caratterizzato con continuità tutte le recenti amministrazioni capitoline.

Sabato, a Piazza Vittorio, scenderà in strada la Roma solidale e contro gli sgomberi per ribadire la ferma resistenza a questa dichiarazione di guerra del Viminale e per mostrare che un’alternativa alla gestione padronale della città esiste ed è viva nelle strade romane.
E’ per questo che noi ci saremo, con la consapevolezza che sarà solo la prima di numerose giornate di lotta. Perché la difesa degli spazi dagli sgomberi è solo il primo passo di un percorso che dovrà guardare a una risposta decisa e unitaria a chi minaccia di voler normalizzare e neutralizzare la Roma che lotta.

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18 comments to Roma non si sgombera

  • sandrone

    “… puntare alla difesa delle periferie… Una situazione esplosiva, quella delle periferie romane…”

    e quindi il corteo lo si va a fare fare in Piazza Vittorio.

    E lo si indice e lo si va a fare per difendere le istanze del proletariato delle periferie? No.
    Ma a difendere gli spazi sociali occupati in città.

    Poi si frigna che le destre si appropriano delle periferie.

    the best of bipolarismo.

    • Ingmar

      Se preferisci possiamo continuare su questo filone delle case e del proletariato, che comunque dà spunti per spaziare, mentre potrei aver disperso molto altrove, sfiorando tuttavia nuovamente il tema, ISEE irreperibile e contrapposizione tra poveri nelle case popolari.
      E se ti va puoi dirmi e a tuo parere ho visto bene, il populismo, i cui “pascoli” convergono lentamente verso tematiche di “destra”, vuole creare un clima in cui la spiegazione del malessere è di volta in volta la scarsità, cioè ci sono risorse limitate e qualcuno deve restare fuori, preferibilmente invasori e occupanti.
      Poi ci sono vari “sbandati” (riecheggia “gli sbandati perderanno sempre!” di Lebowski senior?) e mangiapane che sembrano premiati a scapito di chi invece osserva la legge e si sente fesso, nostalgico di presunti tempi in cui il duro lavoro era premiato.
      Una spiegazione di costume, contro la “deboscia” che il liberalismo favorirebbe.
      Piegare poi a destra anche l’antiglobalismo che sotto forti pressioni della stessa destra che difendeva gli affaristi, la sinistra abbandonò per stare al passo coi tempi, ma con quale morale? Tornare alla svalutazione competitiva, se non è possibile in chiave monetaria, in chiave fiscale, aspirare al paradiso fiscale, con flat tax, tassazioni speciali, spero anticostituzionali, ai pensionati milionari, per elemosinare qualcosa. Narrazione? Meglio trattare bene chi ha il potere economico che perderlo e perdere posti di lavoro, speriamo che che assumano qualcuno e ci facciano la carità. Meglio accrescere la forbice e creare qualche posto e far circolare qualcosa. Ma quanto può durare.
      Dicono che con Trump siano andati bene, ma la statistica è la scienza più manipolabile, gli stipendi? La qualità?
      Per i dazi poi?
      Trump non si limita ad usarli per evitare corse al ribasso dei prezzi e perdite di posti, ma anche per imporre ad altri paesi di comprare i propri, ad esempio i polli alla varecchina in Europa. Ma la gente nel frattempo è disposta a pagare di più qualcosa solo perchè è americana dove non necessariamente la qualità è migliore, se non aumentano gli stipendi?
      Magari diminuiscono i prezzi e la scala economica del potere di acquisto relativo si riaggiusta?
      Abbiamo visto che l’accumulazione nelle mani di pochi non può reggere troppo a lungo creando ricchezza.

  • Ingmar

    Una curiosità, gli spazi occupati non sono un’istanza del proletariato dove per questo si intenda chi ha basso potere contrattuale e livello socioeconomico da disoccupato e sottopagato e di conseguenza non può permettersi una casa propria?
    Semmai il problema è che la manifestazione si dedichi al solo aspetto delle case occupate che guarda caso è quello che la destra ha sempre avuto più facilità a delegittimare nel nome dell’ordine, senza dedicarsi ad altre cause?
    Come lo fa? Se non sbaglio dicendo che la classe media è diventata bassa e miserabile perchè c’è qualche usurpatore favorito rispetto al lavoratore indefesso, senza negare che c’è un ultimo che magari lo precede, se questo accade è perchè tale ultimo non ha lavorato oppure non è italiano e altre cose così.
    Però è vero che focalizzarsi sulle sole case occupate, sempre che sia il solo tema della manifestazione, rischia di fare “centro sociale, zecca, etc.” dal punto di vista pubblicitario.
    Spieghiamo perchè non è così? Come inglobarlo in una manifestazione? Il legalismo si focalizzerà su casi in cui gli occupanti sono contrapposti non con altri ricchi latifondisti, ma altri in graduatoria che hanno avuto legittimamente un posto.
    Che porta ad un’altra domanda, si tratta di case popolari occupate o di case di proprietà affittate o rese sfitte per far lievitare i prezzi? In polemica quindi con le privatizzazione e per introdurre un programma di case popolari?

  • sergio falcone

    Solidarietà!

  • Ingmar

    Nella Cgil votano lega al 18% ma apprezzano Salvini al 44%!
    https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/11/cgil-iscritti-lega-voto-europee/42479/

    Cosa che fa pensare ad una unità di vedute a favore di salvini di tutta la parte giallo verde rosso bruna, per continuare coi colori, sulla questione dei migranti, nei commenti di FQ trovi la spiegazione, sintesi gialloverde sempre più verde più o meno, penso, un 30% voteranno 5s e quel 18% può avere trovato palatabili le parole pseudosocialiste fuffare e post ideologiche di Rinaldi, votandolo al parlamento europeo :D .

    Troviamo un allusione alla sinistra danese, quindi in pratica la sinistra deve ascoltare quello che il popolo ha decretato sulla questione migranti e la deve seguire, questa è la conclusione di gente che a parole vorrebbe votare a sinistra ma continua a contrapporre la questione economica, qualcuno allargandosi ulteriormente, a migranti e femminismo.

    A dire il vero qualcosa non torna a meno che una piccola percentuale di chi vota Pd gradisca Salvini, poichè tra gli iscritti Cgil abbiamo Lega 18%, M5d 20% e Pd 44% +Europa 4%, La sinistra 4.8%
    Questo significa ammettendo che più o meno la totalità non solo di Lega ma anche degli iscritti 5 stelle approvi l’operato di Salvini, c’è un 6% circa nascosto altrove tra coloro che dovrebbero avversarlo!

    Nel relativo articolo del Primate Nazionale (lo so è fascista storpiare i nomi ^_^)
    paleolibertario 18 Giugno 2019 at 13:30

    Abolire i sindacati. Favorire la contrattazione privata tra dipendente ed azienda. Vogliamo meritocrazia, basta livellamento, basta egualitarismo.

    Ma l’abolizione del sindacato si trova anche come tema in un commento dei verdi stellini di FQ

    Continua eventualmente nel prossimo post con un report e analisi più dei commenti all’articolo relativo del fatto.

  • sandrone

    Ingmar,
    famola leggermente più semplice.
    la sinistra istituzionale di Sinistra non ha proprio più nulla da anni e anni e anni e anni e anni anni e anni…
    (appoggio ai padroni, appoggio al neoliberismo, appoggio alle guerre, appoggio alla Nato, taglio dei diritti, appoggio alla chiesa, appoggio al colonialismo, appoggio ai trafficanti di esseri umani, appoggio allo sfruttamento, appoggio alle privatizzazioni, etc etc etc)

    e già questo basterebbe ad una spiegazione.

    se a questo ci aggiungi l’enorme allargamento della forbice tra ricchi e poveri anche su scala mondiale, tra chi ha avuto vantaggi e chi ha dovuto rinunciare a diritti: il tutto sempre poco o tanto avvallato da tutta la catena di montaggio sinistra istituzionale>giornali complici>sindacati complici: ma mi spieghi perchè qualcuno dovrebbe ancora guardare e votare a ‘sinistra’ (a meno che non si aspetti di papparsi per amicizia/vicinanza un par de briciole che cadono dal tavolo)?

    e pure con sta storia del ‘razzismo/accoglienza’ s’è rotto abbastanza il cazzo alla gente (sempre dall’alto di una mai provata superiorità morale che al limite sta bene in bocca ai pretonzoli): ti basti ascoltare le parole, non certo di Salvini, ma del DALAI LAMA !!!
    link: https://www.bbc.com/news/av/world-asia-48767048/dalai-lama-trump-has-lack-of-moral-principle
    punto 2; circa dal min. 1.00

    è sbagliato fare le pulci al sindacato. sbagliatissimo. il Sindacato è una delle nostre basi portati. Imprescindibile.
    Ma non altrettanto imprescindibile è fare le pulci agli amichetti, ai venduti, ai continui di partito, agli svenditori di diritti per non disturbare troppo il manovratore.

    E’, come al solito, che i tempi sono cambiati e ideologie e modi di agire di un tempo che non c’è più sono sorpassati nei fatti concreti (non in quelli di pensiero).

    Tutte le parole d’ordine sono state scardinate, svuotate e rivendute con significati inventati che non gli appartengono (ciao Orwell!).
    prendi l’Internazionalismo che oggi ci spacciano per il volemocebbbene a qualsiasi immigrato. ma col cazzo che l’Internazionalismo è mai stato quello! Era andare ad intervenire in altri paesi per migliorare là le condizioni de proletariato! NOn negava nè confini nè identità. Era riferito alla classe e alla dicotamia sfruttato-sfrutatore che porta con sè, per i Comunisti, di non esimersi dalla lotta, anche se fuori dai propri confini nazionali perchè il proletariato come Classe è una cosa sola ovunque.
    Non accogliere qui chiuque perchè la santa romana chiesa ci dice che siamo tutti fratelli e Buzzi e Carminati ci spiegano che è con i nuovi schiavi che si fanno i soldi. che cazzo ha di Comunismo ‘sta roba? che cazzo ha di comunismo partecipare (fomentando involontariamente?) alla guerra tra poveri (nelle nostre periferie).

    i cinquestelle dicono che ‘non c’è più la destra e la sinistra’.
    stronzate.
    è solo la (quella) sinistra che non c’è più, perchè si è lasciata abbindolare come un tordo, svendendosi (politicamente ed umanamente) un pochino alla volta ogni giorno.
    manco più cattocomunisti, ma solo catto del cazzo son diventati e bbasta.

    guardali come sono ridotti! manco scendono più in piazza con le bandiere arcobaleno a protestare contro una possibilissima guerra (all’Iran). E perchè? Perchè ormai si bevono ogni cazzata che il mainstream gli passa (meglio se sui social dai quali non riescono più a saccarsi e sono la vera arma di dominazione di massa) e l’Iran è il cattivo.

    Pagliacci svenduti tutti quanti.

    • Ingmar

      Ciao Sandrone, è benvenuto ogni spunto di riflessione.
      Innanzitutto mi scuso per le sgrammaticature nella prima parte, era una bozza di commento ed impressioni.
      Sì ci siamo che non solo con Renzi, ma era un processo iniziato da prima una cricca padronale ha infiltrato la sinistra e occupato con la sua narrativa gli spazi mediatici.
      Sui trafficanti di esseri umani ed allo sfruttamento degli immigrati c’è un po’ di verità e tante manipolazioni populiste, ovviamente. Tra i comunisti così la versione fusara ha fatto sicuramente presa, i migranti sono esercito di riserva sfruttato da capitalisti e caporali, giusto?
      Ecco, mai però il focus dovrebbe distogliersi da chi li sfrutta, ovvero i padroni. Mai disse Marx che la soluzione era vuotare il secchio dell’esercito di riserva per squalifica, con la non italianità per gli immigrati, con l’ISEE irreperibile per l’assegnazione delle case, anche se è indubbiamente una risposta scomposta a delle contraddizioni a cui la sinistra attuale sembra non dare risposte forti, perchè anche Leu e sinistra italiana possono dire “padroni” solo sottovoce, mentre un’altro strilla “prima gli italiani” col megafono ^_^. Poni sicuramente spunti interessanti a tal proposito.

      “se a questo ci aggiungi l’enorme allargamento della forbice tra ricchi e poveri anche su scala mondiale, tra chi ha avuto vantaggi e chi ha dovuto rinunciare a diritti:”
      Considerazione non rivolta a te, d’accordissimo, mentre la flat tax, invece…
      Quello che dicevo a chi apprezzava Renzone, tutti a manifestare contro la proposta di Berlusca di togliere l’art. 18, mentre il Jobs Act, invece, ed ecco che lo tolse senza colpo ferire, proprio perchè con le primarie e quell’investitura l’area renziana divenne proprietaria dei mezzi di produzione mediatica e quindi della narrativa, di conseguenza molta gente, che non ragionava con la propria testa nè allora nè allora, ne deduco, non scese in piazza in massa.

      “è sbagliato fare le pulci al sindacato. sbagliatissimo. il Sindacato è una delle nostre basi portati. Imprescindibile.”
      Non credo sia rivolto a me, ma quanto da me detto era rivolto a tutt’altro che al sindacato, forse alla, in parte comprensibile, confusione degli iscritti, proprio per la suddetta incoerenza e svendita al liberismo della “sinistra”, fin qui ci siamo.
      Come ha fatto notare Landini domenica scorsa, sebbene potesse essere più incisivo, non è che è migliorato il dialogo coi sindacati con il presente governo, qualche minimo timido accenno con Di Maio, ma zero con la Lega.
      Parliamo comunque di una piattaforma che poteva far populismo contro il sindacato, perchè “non serve più”, senza sottigliezze come che magari lasciamo che i lavoratori sentano quando potranno o meno farne a meno, insieme a perle come il superamento della democrazia rappresentativa grazie alla loro cristallina democrazia (o oclocrazia?) diretta.

      Ho ascoltato il Dalai Lama e ricordavo una considerazione del genere. Diciamo che è vero che non ci si può limitare ad accogliere come limitarsi a respingere. Il sovranismo attuale è, in codice, continuare a fare gli interessi coloniali e tenere fuori chi fugge dal casino creato, dicendo che in fondo è colpa loro, che sono “paesi di merda” o in spagnolo “paises agujeros de mierda”.
      Certamente la priorità dell’internazionalismo non era esplicitamente la caduta dei confini, ma aiutare i paesi ad emanciparsi. Non so se il socialismo arabo in parte lo fece, da Nasser in Egitto all’afghanistan, scalzato poi con i talebani foraggiati dagli Stati Uniti. Sappiamo che tali governi venivano definiti nazionalisti, ma per capire che tipo di nazionalismo dovrei informarmi, dai trattamenti delle minoranze al resto.
      ma se ascoltiamo e leggiamo Gramsci, è tutto il contrari del coltivare l’antiintellettualismo, si danno risposte sì, agli interessi materiali diretti, ai rapporti di sfruttamento all’interno della produzione, ma al tempo stesso dando un grande valore all’istruzione ed al sapere proprio anche come arma di emancipazione e di difesa. Grazie a quanto si è fatto nel nome di questa sinistra, il populismo che si fa passare per alternativa, ma raccoglie e coltiva semplicemente una reazione, ha gioco facile a rivoltare la popolazione contro quell’arma a fare in modo che non distingua chi voglia emancipare e quella parte che è semplice ripetizione della propaganda ufficiale.
      Che sia pro accoglienza, pro vaccini (anche se poi si spaventano un po’ e corrono a farseli) è chiaro che se c’è una narrazione che dice avete ragione, seguite il vostro sentire e non ascoltate nessun altro perchè non rispetta il vostro volere, è parte di un’elite intellettuale, siccome una parte del mainstream ha effettivamente perso di credibilità, allora si rischia di assecondare un rifiuto dell’istruzione, della scienza, economica, medica e non solo, e si preferisce ascoltare ciarlatani come Borghi e Bagnai in quanto “anti mainstream”.
      Il discorso sull’identità è importante, peccato che qui parliamo della religione e della sua osservanza materiale, tra l’altro in modo poco spirituale, come riscoperta del collante identitario, ma da contrapporre per dire “noi siamo noi, abbiamo i nostri usi, meglio se ognuno sta a casa propria”, mentre, per quanto magari troppo tranchant, si diceva che fosse l’oppio dei popoli e io, personalmente non mi riferisco all’aspetto spirituale di esso, ma al fatto che certamente la politica ed il potere, sia economico che politico, che d’altronde sono intrecciati, ha sempre usato l’identificazione religiosa per dividere, assoggettare i propri sudditi e disporli alla guerra. L’hanno fatto tanto col cristianesimo, quanto con l’Islam. Esiste a tal proposito un’emancipazione spirituale, tra cui annoveriamo la teologia della liberazione, a cui il Papa sembra, da quanto ho letto, ispirarsi parzialmente, non sembra in modo radicale, ci sarebbe da approfondire. Ma Don Gallo era un prete libertario, pur con le sue contraddizioni.
      Penso si stesse emancipando anche l’Islam, in questo senso, ma con un meccanismo simile al sovranismo ed al populismo, possiamo notare che l’Iran si è riappropriato dell’Islam integralista in una chiave identitaria, anticolonialista e antioccidentale.
      La sinistra la fece propria, sicuramente in chiave anti atlantica, tuttavia si sottovalutò le dinamiche reazionarie di tale rifiuto, un rifiuto dei valori di laicità ed emancipazione dei costumi, come valori coloniali, che insieme al colonialismo andavano rifiutati come valori dell’invasore, in un moto di pancia, appunto.
      Da quanto ho letto, però prima dello Scia di Persia, quindi del fantoccio occidentale, mica le donne erano velate.
      Non so se possiamo assecondare la paura dell’islamizzazione dell’Europa, quindi, ma sicuramente dovremo dire alla gente, che alleandosi con Trump non si fa nulla per “aiutarli a casa loro”, che sono solo frasi fatte di Bossi nobilitate dal sincretismo gialloverde e dal fuffarismo confusionario(voglio usare i termini fuffari anch’io, ordoliberismo, etc ^_^) .
      Non bisogna dare ai Sauditi le armi per fare la guerra in Yemen, in primis per lo Yemen, secondo perchè si creano nuovi profughi. Il pensiero critico e la visione di un altro come fratello, unito in una lotta contro varie forme di sfruttamente, perlopiù tramite il capitale, il valore simbolico dei soldi, l’intermediazione finanziaria, rimane fondamentale, per quello la chiusura nell’italianità e nelle “radici cristiane” degli uni e nell’islam identitario degli altri non aiuta. Ed una sinistra con una forte teoria e pratica, che oggi indubbiamente non c’è e naviga a vista, avrebbe potuto fare molto di più.
      La sinistra non è sola a lasciarsi abbindolare, quindi, anche chi dice che non c’è più e vota lega e M5s talvolta rischia di bersi ogni cazzata antimainstream, forse si poteva pensare che M5s si opponesse all’atlantismo acritico, ma se poi transumiamo, delusi anche da loro, alla lega, torniamo a quello che dice l’”antimainstream” e antiestablishment Trump, cioè l’Iran è cattivo, vendiamo le armi ai sauditi. E tutta la critica all’establishment?
      Cioè è anti o pro establishment trump? Anti contro immigrazione, contro femminismo, diritti civili etc. sui dazi e pro in politica estera e per i favori ai petrolieri, alle lobby delle armi.
      E di nuovo in bocca a Silvio? Poi, cioè la sinistra neanche si è presentata col Pd (certo a livello locale sì, ma è un altro discorso e spesso il renzismo viene sconfessato) , ma gliela fanno pagare lo stesso, questi si presentano con FI e li rivotano? La Lega sarebbe una forza popolare? Sinceramente non riesco a capire, a parte nell’immigrazione in che altro modo possa essere vista come antiestablishmente, vicina al popolo etc.
      Non so se essere d’accordo con Lerner, ma il marketing del turpiloquio è visto come vicino al popolo? Si vuole credere a questa autocaricatura oppure si è un po’ meglio di così?

    • Ingmar

      Possiamo dire che sia “internazionalismo”, che “esercito di riserva” sono stati indebitamente distorti ed appropriati e svuotati, insieme a molti altri, da parte rispettivamente della “sinistra rosè” che dai “rossobruni”, sovranisti etc. ^_^?

  • sandrone

    @Ingmar,
    puoi dire quello che vuoi, ma dipende dal momento in cui lo riferisci (ossia al periodo/anni a cui fai riferimento).
    il cd ‘rossobrunismo’ è assolutamente successivo, così come ad esso è successivo l’attuale sbandierato ‘sovranismo’.
    E facci caso: termini entrambi inventati da chi traeva/trae vantaggio dello svuotamento di termini come Internazionalismo, Comunismo, etc .

    La realtà è che al ‘comunismo’ è stato prima sovrapposto il ‘catto-comunismo’ per edulcoralo, e poi -con operazione di sottrazione delle intelligenze grazie alla propaganda dei media/social, fatto scomparire del tutto il ‘comunismo’- lasciatoo in piedi solo il ‘catto’… e soprattutto lasciando i catto-allocchi a credere (e tirarsela) di essere di ‘sinistra’.

    PS:
    il giochino non è solo ‘esercito di riserva’ in funzione ricattatoria lavorativa (cioè, quella parte lo è solo nei confronti degli “alleati” occidentali che son pur sempre dei competitor capitalisticamente parlando), ma anche e soprattutto in quella della creazione di masse enormi di diseredati che diventano facilmente ‘proxy’ armati per i finti e fasulli etnico-religiosi conflitti (utili geopoliticamente ancora una volta solo ed esclusivamente ai fini e agli interessi dei due grandi manovratori).

  • sandrone

    PS:
    per non parlar addirittura del precedente berlingueriano dell’euro-comunismo (primo tassello-grimaldello dello svuotamento in Italia)
    poi il catto-comunismo, poi l’arcobalenismo pacifista, etc etc

    inzomma: tutta manipolazione per annacquare, diluire, diluire, diluire, diluire etc fino ad arrivare alla minestrina insipida ed inutile di oggi (e oggi il mondo è seriamente sull’orlo della sua fine multipolare e assai seriamente a rischio catastrofe di una guerra nucleare)

  • Ingmar

    Proseguiamo l’approfondimento sullo spunto del Dalai Lama, bisogna dire che si è generalmente più ricettivi verso il suo discorso, quindi può essere positivo citarlo, perchè ammorbidisce la questione immigrazione in un discorso costruttivo, per quanto identitario.
    Cioè i popoli emigrano perchè stanno male nei paesi di provenienza, si dovrebbe cooperare a che stiano meglio, che dal punto di vista internazionalista si ottiene anche con la cooperazione della classe sfruttata e svantaggiata. Ottenuto il cambiamento politico, dice il Dalai Lama, potranno tornare alla loro terra e io condivido che molti vorranno.
    Specialmente chi particolarmente legato a usi e costumi della sua terra, che si sente un pesce fuor d’acqua.

    Individuiamo quindi le altre questioni, il linguaggio utilitaristico del “non ci servono, le immigrazioni devono servire” è disumanizzante, ma ci dice molto del modulo di ragionamento coerentemente applicato e in fondo chi lo applica è spesso il primo a subirlo.
    Non possiamo quindi legittimare i seguenti argomenti, se non molto parzialmente.
    La questione lavoro – esercito di riserva
    La questione criminalità – integrazione
    La questione non ce n’è per tutti si salvi chi può.
    premettendo che vanno affrontate le cause alla base del problema dei flussi.
    La questione del lavoro e dell’esercito di riserva, che poi è il gioco al meridionale. Puoi sbarazzarti dei concorrenti se c’è già un sistema che non va che li vuole sfruttare al ribasso? Ha senso investire energie politiche ed elettorali (il proprio voto), senza mirare alla fonte del problema, i padroni e caporali ma alle vittime, senza pensare ad una migliore unione sindacale?
    Quando non erano questi immigrati, erano i terùn e gli albani, come già scrissi tempo prima. Ora, con la sindrome di stoccolma, questi terùn votano chi li insultava fino a poco tempo fa, finalmente insigniti di uno status che gli dà la precedenza, gli italiani, amaramamente “soddisfatti” (ma non veramente e si vede) di un altro meridionale che gli si può dare in pasto. Ma in fondo più del razzismo c’è la paura della complessità del problema e la vulnerabilità verso gli argomenti di insostenibilità e, talvolta, nelle periferie, di effettivi problemi di mancata integrazione, che svelano la contraddizione tra la disumanità del capitalismo che fa a pugni con l’umanità dell’accoglienza, senza poter dare diritti ne a loro nè agli autoctoni.
    Come si vede, però la tensione si coltiva anche con italiani, come i rom e con residenti di vecchia data, facendogli credere che l’establishmente liberal e radical chic è razzista contro gli italiani (e bianchi?) e li sfratta per fare posto a immigrati e rom. O che gli dia la precendenza su base etnica. Il che è largamente debunkato.
    Ed è ingiustificabile.
    Non c’è posto per tutti- beh, bisogna dire che a questo moto di reazione deve avere contribuito non poco una parte di quella retorica terzomondista sul senso di colpa bianco occidentale per lo sfruttamento e la colonizzazione del cosiddetto “meridione globale” e non perchè tale dinamica non sia vera ma poichè prevaleva troppo spesso un’impostazione pressochè totalmente interclassista, cioè trasversale, che non distingueva tra i principali beneficiari e fautori di questa sperequazione del benessere e come nello stesso mondo opulento, questa sia ancora più concentrata e sempre più verticistica. Il risultato era che suonava come, anzi spesso diceva esplicitamente questo, il benessere medio di un cittadino occidentale è solamente possibile grazie a questo sfruttamento. Risultato, il cittadino povero pensa belle parole, brutta storia, sarò privilegiato ma sto già messo male, per salvare il sud del mondo dovrò rinunciare a quel poco che ho?
    Riecheggia il montiano “abbiamo (gli italiani hanno) vissuto al disopra delle proprie possibilità) e la paura che ancora una volta questa accoglienza venga pagata da chi ha già pagato, così come fu con il debito.
    Certo, a dire il vero, la critica, tra le righe c’è, le multinazionali, la grande industria, l’investimento in paesi poveri e con scarsi diritti, quindi ad intuito capisci che il problema del plus valore sta in capo al padrone anche se noi “gente” siamo i destinatari del suo ribasso.
    Soprattutto nella critica no global, il “No logo” di Naomi Klein, etc.
    Credo che il sentire a cui ti riferisci e che ha più indisposto fosse appunto quella traduzione in un senso di colpa cattolico di cui fare ammenda ed espiare, come in un peccato originale, facendo la spesa equo solidale, etc., cosa che comunque, fatta con metodo ha un suo significato e ancora di più con la consapevolezza di mirare al plus valore a favorire circolazione e redistribuzione.

    Ma il grosso della sperequazione non sta certo in capo all’occidentale medio, ma a poche persone che si arricchiscono. Si ha paura quindi di perdere quel poco che si ha in un collasso dovuto ad una crisi migratoria, mentre il grosso sta nelle mani del famoso 1%. Sennò ora sarà il migrante, poi di nuovo il meridione e roma ladrona con le autonomie, appunto, come ti è credo ti sarà familiare come allusione, le piccole ripicche, secessioni e le “Padanie” mondiale. Questo se al centro non c’è l’analisi del potere e delle dinamiche di produzione e distribuzione a livello mondiale, dal simbolico a materiale :) .
    Ci vuole un discorso appassionante e positivo al tempo stesso, se vuoi “populista”, nel senso che infiammi e rivolga altrove questa rabbia, declinandola in positivo. Che si veda la fonte del malessere, oltre ovviamente alla critica allo status symbol, al consumismo, all’obsolescenza programmata.

    La questione lavoro, distribuzione del lavoro è diretta conseguenza della distribuzione della ricchezza e del fatto che risparmiare sulla manodopera non è sullo stesso piano del risparmiare su tutti gli altri aspetti del costo di produzione e dell’aumento della produttività. Sia per le esternalità e distorsioni date dal minor potere d’acquisto, sia perchè si tradisce lo scopo dell’economia e in quanto qualcuno beneficia di questo risparmio più di altri, creando ulteriore distorsione e disoccupazione, per la mancata redistribuzione del lavoro restante (eccedenza).
    Breve spiegazione, poichè approfondire questo è un capitolo a parte, certamente se produrre tot costa meno ore di lavoro, lasciando da parte al momento il discorso qualità, inquinamento e obsolescenza programmata, è un beneficio, poichè in meno tempo si produce di più e un prodotto è il risultato di meno ore di lavoro, di conseguenza scambiabile con meno ore di lavoro corrispondenti (domanda – offerta a parte). Quanti se ne avvantaggiano, però, dipende dalla distribuzione di quel mezzo, che sia un arco più preciso e potente per cacciare meglio, rispetto a chi ha ancora uno più rozzo, o meglio ancora in seguito, una balestra. L’aratro rispetto alla zappa, etc. Ci può essere un periodo di transizione volto alla produzione di questo mezzo, che a sua volta diventa un servizio-lavoro richiesto e comunitariamente si può pensare che il benessere possa essere distribuito a chi ancora non è aggiornabile, non certo gettarlo via. Magari chi può partecipa ai nuovi utensili aggiornati etc.
    Questa pappardella a proposito della distribuibilità del lavoro, inconcepibile quasi in questo paradigma dove pochi controllano i mezzi e se possono fare a meno di impiegare qualcuno lo fanno, aldilà del valore sociale del lavoro, per aumentare i guadagni.
    Rimane così l’ambivalenza dei costi diminuiti dell’efficienza e della dispensabilità delle vittime delle innovazioni.
    Mi scuso per la lunghezza, ma spero serva per esprimere, per quel poco che so, non certo in prima persona. E’ questo il problema della spersonalizzazione, il paradosso.
    E’ chiaro che il rossobrunismo come termine nasceva in opposizione a Zjuganov da parte della stampa pro Eeltsin alle elezione russe del 92, ma prima ancora i “nazimaoisti” i “nazbol” nazional bolshevichi.
    Chiaramente è strumentalizzato come termine, ma secondo me, come il cattocomunismo o il rosè, l’arcobaleno etc. si appropria strumentalmente di istanze positive, come antifascismo, pacifismo antiimperialista, l’opposizione al sessismo, al razzismo all’omofobia, per poi svuotarlo e talvolta additare a rossobruni chiunque non veda in Assad e Putin un mostro. Rendere in pratica tutto innoquo e svuotato.
    A loro volta i rossobruni e poi i sovranisti, si appropriano della voglia di opporsi al mainstream, liberarsi da quella paccottiglia, ma vi contrabbandano elementi fortemente reazionari, e qualunque elemento illuminista e progressista diventa allora una parte di un complotto capitalista per le deidentarizzazione. Questo per i fuffari o per quel sincretismo che mette d’accordo una buona parte. Altri preferiranno invece la narrazione per cui è il “marxismo culturale”, entrambi convergono però nella critica al postmodernismo.
    Si tratta quindi in entrambi i casi di mescolare in cattiva fede istanze valide e da analizzare con serietà.
    Mi sono un po’ perso nella giungla dei termini, ma spero che la sostanza rimanga valida al netto di questo :) .

  • Ingmar

    Veniamo a Berlinguer, di lui ricordiamo il compromesso storico con Moro, non so se fosse una possibile alleanza nel nome dell’antifascismo in un periodo di colpi di stato tentati e strategia della tensione, in cui forse le Br possono essere stati gli utili idioti.
    In seguito, la questione morale, che ha influenzato la visione di mani pulite come modello e molto dell’antiberlusconismo, anche se credo che ci fosse di più della semplice onesta formale e la questione di opportunità, distinzione tra giudizio politico da cui trarre conclusioni e verità formale giudiziaria. Da cui viene anche l’opposizione ai privilegi di casta.
    Non so se questo aspetto “morale” possa dirsi che conduca al cattocomunismo. Però sì, in Berlinguer si sente l’abbandono della questione di classe come elemento forte. Che ci si dissociasse dal modello sovietico come progetto politico è una buona cosa, poi, secondo me, ma non vuol dire abbandonare la questione materiale, ma solo la prassi politica per una diversa gestione del potere più democratica e pluralista. Lo disse anche Occhetto da poco, sulla svolta della Bolognina ma mi sembra un po’ tardivo, come ha fatto a non accorgersene, sennò.

    “il giochino non è solo ‘esercito di riserva’ in funzione ricattatoria lavorativa (cioè, quella parte lo è solo nei confronti degli “alleati” occidentali che son pur sempre dei competitor capitalisticamente parlando), ma anche e soprattutto in quella della creazione di masse enormi di diseredati che diventano facilmente ‘proxy’ armati per i finti e fasulli etnico-religiosi conflitti (utili geopoliticamente ancora una volta solo ed esclusivamente ai fini e agli interessi dei due grandi manovratori).”
    Questo è molto interessante, quindi dai Mujaheddin, ai talebani, all’Isis, ma anche i molti mercenari americani pronti a partire in guerra per mantenersi, anche se non deve essere una cosa soltanto americana.
    Ma perchè parli di due soli manvratori specificamente? Chi sarebbero?

  • sandrone

    @ingmar…
    too much!!! non riuscirò a risponderti (ma nemmeno ci tento) come meriterebbero gli argomenti toccati.
    troppo complicato rispondere nei dettagli, specie al primo dei due commenti (razzismo/migrazioni/etc).
    Pur condividendo parte dell’impalcatura del costrutto, mi sembra però che nella foga di espressione tu abbia fatto un pò di calderone. che non sarebbe nemmeno cosa così sbagliata, non fosse che -IMHO- il calderone è esattamente quello a cui cercano di imbonirci (pro domo altrui).
    I problemi complessi (ammesso che si possano risolvere) non si risolvono con un unico algoritmo complesso, ma sminuzzandoli in tanti problemi meno complessi, interconnessi, e scrivendo una somma di singoli più semplici algoritmi.
    Nella complessità ci sguazza il “e ma allora questo, e ma allora quello…” e tutto va a culo come sempre.

    Per il secondo commento… mi trovi in disaccordo su “mamma Urss” e dintorni :)
    e dubito assai assai assai che il compromesso storico avesse a base l”Antifascismo’ :)

    Parlo di due manovratori perchè nei fatti i fili dei burattini solo quei due ce li hanno in mano (con uno dei due pure mille volte più sveglio dell’altro, al punto da tirar lui anche alcuni/i fili altrui e lasciare credere all’altro di tirarli)

  • Ingmar

    E lo so, me ne sono reso conto, a volte è un mio punto debole, alla fine l’idea può essere illustrare e toccare vari argomenti affrontabili. Il fatto che abbia espresso un pensiero sintetico su ognuno già ha reso il commento meno sintetico :D , lo ammetto.
    Altra piccola osservazione sul lavoro, chi può “recintare” legalmente o in altro modo un determinato dominio di lavoro, coi relativi mezzi, può fare in modo che vi lavorino meno persone possibile, facendo più lavoro possibile, dico tendenzialmente e in termini di potere.
    Questo si oppone alla piena occupazione.
    “http://www.militant-blog.org/?p=11260″
    “NAWRU – L’acronimo sta letteralmente per “Non Accelerating Wage Rate Of Unemployment” e rappresenta il tasso di disoccupazione di equilibrio tale da non generare aumenti eccessivi nei salari che potrebbero provocare inflazione. In pratica, è il tasso di disoccupazione giusto per far stare tutti buoni, quello che presuppone un “esercito industriale di riserva” abbastanza grande da ridurre al minimo i rapporti di forza in favore dei lavoratori che altrimenti potrebbero avanzare richieste in termini di migliori salari e condizioni di lavoro.”.
    La mia impostazione non è però propriamente un “ma allora questo e quello” allo scopo di non fare nulla, anzi tutt’altro, un orizzonte che abbia ben chiaro diversi temi. Evitare, pur nell’inevitabile diversità di prospettive di dividersi nel narcisismo delle piccole differenze e integrare le prospettive, non rinunciare a far sentire i propri dubbi, correggere sbagli di prospettiva storica, ma senza perdere di vista l’obiettivo comune di sintesi. E la prospettiva storica ha di certo rilevanza nel discutere i percorsi per raggiungerli o avvicinarsi.

    Arricchibili ovviamente nelle proposte di chi è più compentente nei singoli, se mai si trattasse di farne un programma vero e proprio, :) .
    Possiamo affrontare al momento la questione integrazione, che penso sia poi tra le più temute e meno approfondite dalla sinistra, in termini di cultura e lavoro.
    L’incompatibilità culturale. Capirei questo discorso dal punto di vista progressista, immigrati musulmani che mediamente vengono da una cultura meno secolare. C’è la percezione, con esagerazioni e parte di verità, che il melting pot e lo scambio non sia invece avvenuto e non si sia riconosciuto nella parte laica e progressista (volontari, mediatori, erasmus, etc.) la parte più disposta ad aiutarli al punto da allentare l’identitario noi contro voi occidentali, ma che anzi, secondo la propaganda xenofoba gran parte di questi soggetti odi l’occidente e non veda altro che nei laici semplicemente un’identità più debole e facile da soggiogare, degli utili idioti per introdursi più facilmente.
    La parte reazionaria entra in contraddizione poichè oppone ai “selvaggi” cose come la tolleranza, la parità dei sessi, la laicità, che sono state conquistate duramente con l’illuminismo e la lotta contro il potere temporale, con il femminismo, etc. tutte cose che vedono in teoria con il fumo negli occhi.
    Ma che serve per dire che questi sono valori irriducibilmente occidentali e bianchi, che non saranno mai adottati e che sempre rifiuteranno. Anche se il Khomeinismo è stato purtroppo il risultato di un’esasperazione portata dal colonialismo.
    Purtroppo però cade una tesi sull’emancipazione della donna e parziale evoluzione della sua condizione prima dello Scià Reza Pahlavi, che mi era stata introdotta in una conversazione,
    http://www.smartweek.it/condizioni-donna-iran/
    in quanto egli salì al potere nel 1962, e a quanto sembra è con lui che si introdusse il divorzio e si mise in discussione l’istituto del ripudio.
    La mia idea è che movimenti libertari e di emancipazione civili, così come quelli di natura economica sono presenti in tutte le popolazioni e sono patrimonio globale, non certo bianco e occidentale, poichè come detto anche lì si dovettero conquistare.
    Non sto dicendo con questo che l’autodeterminazione non fosse importante perchè troppo “bruna” e conservatrice nella genesi, ma che di certo è probabile che le donne la pensassero diversamente.
    Non è come il caso della rivoluzione russa o meglio ancora di quella cubana dove sia pure con aspetti controversi c’era anche un aumento dei diritti nel frattempo. Le persone gay furono perseguitate, da quanto so, sotto Castro, nei primi tempi, ma non è che stessero meglio sotto Batista, dove i contadini erano sotto schiaffo e le donnee spesso violentate.
    Da approfondire prossimamente il caso Nasser e Gheddafi.

    P.s Peccato militant abbia tolto dalla prima pagina il link al pdf sulla genesi del disordine sociopolitico medio orientale. Ora lo ricerco :)

    Umm misteriosi questi manovratori :) , se ti va puoi non dirli e dare solo qualche indizio. Non so, Trump e Putin con Putin chiaramente più sveglio. Oppure Soros che fa credere a Trump di tirare più fili ^_^. Ma io vedo più un sistema che due boss mastodontici e monolitici.

  • sandrone

    @Ingmar
    USA&Israele.
    un unico medesimo sistema.
    ———
    per tutto il resto (lavoro/razzismi/sfruttamenti/paesi), anche se può sembrar strano, nel senso di poco politico, ti provo a suggerire due spunti di riflessione: ‘qualunquisti’ se vuoi, ma concretissimi ed imprescindibili: l’imperfezione dell’essere umano, e le tradizioni locali.

    che sia di sx o di dx, l’essere umano non è perfetto nè mai lo sarà. ha sentimenti/comportamenti/propensioni più accettabili e meno accettabili.
    idem ogni paese si porta dietro un bagaglio di tradizioni (accettabili o meno secondo i parametri occidentali) che possono anche essere ‘sbagliate’ in forma assoluta (che tanto non esiste), ma che non possono essere imposte con le armi (vedi la mitica balla della guerra in Afganistan per liberare le donne afgane dal giogo maschilista del burka), e che invece lo sono, e che ancor peggio sono e vengoono imposte con una globalizzazione che marcia a velocità di orologio e calendario estremamente differenti tra le nazioni ipersviluppate (grazie al colonialismo) e quelle meno sviluppate.

    E quindi -IMHO- certe manifestazioni bisognerebbe anche avere il coraggio di leggerle ricordandosio dell’esistenza di quelle variabili di lettura.

    Questo vuol dire assolvere o sdoganare il razzismo? Assolutamente NO!
    ma vuol dire che bisogna anche comprendere che c’è una grande fetta di gente che oggi viene etichettata come ‘razzista’, perchè magari sposa tesi leghiste o perchè una volta usava l’epiteto ‘terroni’ in chiave negativa (cit. tua), che non è che sia razzista come il nazismo o lo sterminio degli indiani d’america fu certamente razzista (nella teoria e nella prassi), ma che lascia in questi momenti trasparire (per mille motivi) quel lato umano, brutto, che ha bisogno di essere educato per migliorarsi ma che non può essere soppresso (in quanto precisamente umano).

    In una società esacerbata, le manifestazioni sono esacerbate.
    e la società è esacerbata perchè… etc etc etc

    Se poi prendiamo l’esempio dell’Italia… ma ce lo ricordiamo che la storia dello stivale è quella fatta di centinaia di anni di guerre medioevali tra feudi e città?
    ce lo ricordiamo che la gente si scanna campanilisticamente allo stadio per una cazzo di squadra perchè è di una città e quelli di un’altra squadra, ossia ‘stranieri’ di un’altra città, li vede come nemici?
    Ce le ricordiamo le botte alle sagre di paese (specie nei paesi valligiani di montagna) perchè il tipo della valle accanto ha osato guardare una nostra compaesna o addirittura presentarsi alla festa di un aese che non è quello dove abita?

    Ecco, solo per dire: magari stupiamoci un pò meno e facciamo un pò meno le verginelle che gridano ai ‘nuovi hitler’, che quella era proprio un’altra roba.

    gridiamo contro il nuovo schiavismo, contro lo sfruttamento dei più diseredati: ma facciamo con cognizione di causa dell’assenza di quelli ragioni politiche ed ideologiche che vorremmo ci fossero. e che non ci sono.

    E son cose che accadono e son sempre accadute -umanamente- ovunque, mica solo in Italia: quelli di Stoccarda ai bavaresi li han sempre guardati dall’alto verso il basso. I fiamminghi ai valloni li han sempre smerdati, etc etc.

    E’ roba che adesso fa notizia e ‘scalpore’, perchè adesso è fatta su scala maggiore ed organizzata (e che va a sovrapporsi agli impoverimenti sociali, etc etc etc), ma da lì poi a venderci la Rackete (per restare a temi ultra odierni) come ‘santa’ o ‘novella Partigiana’: cazzo se ce ne corre!
    PS: che non vuol dire darle contro, eh! vuol dire: senso della misura!

    E ce ne corre ancora di più se pensi -politicamente, stavolta sì- che le masse che si spostano, si spostano alla ricerca di ‘benessere’: ossia di capitalismo/liberismo, le ammerighe delle lands of opportunities.
    Non vengono in Italia a cercare Marx o il Tenente Alvaro.

    Non pretendo che debbano stare a combattere per i loro diritti in casa loro, giustissimo che si spostino e cerchino quello che reputano meglio per loro; ma come tutto ciò lo si voglia far passare per un cavallo di e della ‘sinistra’: beh, no. non lo capisco proprio. Non basta essere degli sfruttati e basta. no. bisogna anche almeno anelare a qualcosa di diverso del puro e semplice salire un paio di gradini nella scala sociale di chi ti ha reso sfruttato. se no, a che serve? a passare da sfruttato a sfruttatore? buon per chi ci riesce, ma la merda resta, la sposti solo più in là. e allora -politicamente- a che pro?

  • Ingmar

    Ok cool, giusto, l’imperfezione dell’umanità e di tutti noi, di cui tenere conto, ovviamente senza farne un alibi per non migliorarsi, come dici anche tu alla fine :) .
    La questione delle tradizioni locali, il tema del relativismo culturale, paradossi della tolleranza, relativismo assoluto etc. sarebbero lunghi, però un punto di svolta, con mille imperfezioni è stato il passaggio a sistemi più etici grazie al parziale superamento della morale “moralista”, non più basato soltanto sulla semplice sostituzione di un dogma morale per un altro.
    L’occidente stesso ha dovuto combattere e ancora ci sono resistenze a riguardo, contro il primato della tradizione, il concetto si separazione dei poteri, tra chiesa e stato, peccato e crimine, di cui è sicuramente figlia anche quella tra gli altri tra politica e magistratura. Le lotte molto dure contro razzismo e sessismo sono positive per la convivenza e la partecipazione, si oppongono al giudizio aprioristico sulle capacità di una persona sulla base di preconcetti, per valutarne invece le capacità caso per caso, per rimuovere gli ostacoli di accesso allo studio, i quali non facevano che esacerbare le differenze. Con la liberazione sessuale e la lotta all’omofobia stabilire che c’è una sfera personale e che le azioni vanno valutate per le persone che ne vengono affette e non per una indiscutibile morale che decreta sia peccato o malattia. O almeno ci si prova, non significa credersi perfetti, ma fare in modo di contrastare la tendenza a che alcuni paghino la nostra imperfezione più di altri :) , in un certo senso privilegiati, relativamente parlando nel non essere oggetto su cui tali tare e intolleranze trovassero maggior sfogo. Tutto questo è diventato “cultura occidentale” in quanto, secondo me, sono sentimenti emancipatori e di liberazione presenti nelle popolazioni, che per cirscostanze socioeconomiche favorevoli si sono affermate di più nell’occidente. E che appunto
    “possono anche essere ‘sbagliate’ in forma assoluta (che tanto non esiste), ma che non possono essere imposte con le armi (vedi la mitica balla della guerra in Afganistan per liberare le donne afgane dal giogo maschilista del burka)”
    e dici bene, l’idea stessa di esportare questi valori a suon di bombe oltre a non essere credibile in quanto scusa di facciata, proprio questo motivo, insieme all’arroganza ed alla sfacciataggine non può che contribuire al rifiuto di essi come dell’invasore, del “crociato”, della cosiddetta società degenerata occidentale come la definiva l’Ayatollah.
    E’ secondo me parte integrante anche dell’emancipazione economica, tant’è che come questa, ebbe i suoi massimi fermenti negli anni 60.
    C’è stata una messa in discussione all’epoca necessaria di alcune autorità indiscusse o di un modo di concepire alcune figure, tra cui i professori, ma sempre allo scopo di scardinarne i meccanismi classisti. Non tutte le alternative proposte erano felici.
    Oggi si ha, sbagliando in buona parte, l’impressione che da questo vengano i bulletti che picchiano i professori, i genitori che li difendono, i professori con le mani legate che non possono dividere gli aggressori. Genitori pronti a difendere il prepotente.
    Ma in realtà penso siano sullo stesso filone di quelli che quando ci sono i programmi contro l’omofobia gridano al gender e dicono che indottrinano i figli al rispetto, quindi c’è un rifiuto proprio di un ruolo educativo che si discosti da un astratto e neutrale modello servizio – cliente, anche quando si trattasse di semplice rispetto reciproco e convivenza civile.
    Proprio per questo un articolo di Militant invita a non cadere nel tranello della nostalgia della vecchia disciplina rigida di un tempo come soluzione.
    E una persona di mia conoscenza ha buttato lì la leva obbligatoria, come se non istruisse più che al rispetto della competenza al rispetto del potere e appunto il prof ne ha comunque meno di un militare, quindi non farebbe che aggravare il problema.

    Certo c’è il fascista, il picchiatore militante, ma certi concetti si fanno strada nel non militante, quindi è lì che tra le altre cose bisogna inserirsi. Pensiamo alla polemica sull’”autorazzismo”. Digitandolo hai ai primissimi posti ovviamente siti dell’estrema destra, Bagnai ma anche l’intellettuale dissidente, segno che è un concetto ampiamente contrabbandato in quell’ironica (post?) e beffarda appropriazione del gergo progressista rivolta contro lo stesso. L’autorazzismo sarebbe insomma parlare male degli italiani, anche fare critica di costume, è implicito che si sottintenda che ciò è male, ma non lo sia altrettanto parlare male di altri popoli.
    Proseguo in un secondo tempo sul resto dei tuoi temi, perchè qui mi sono di nuovo dilungato di brutto.

  • Ingmar

    L’ultimo commento non è stato ancora approvato, è un po’ lungo e ci sono alcuni link. Se ha violato qualche regola, lieto di collaborare, ma è probabile abbia solo attivato qualche filtro di sicurezza che lo mette in coda di moderazione :) .

  • Ingmar

    In breve per rosso bruni, non intendevo il sovranismo reazionario vero e proprio, quello che già viene dal rifiuto del socialismo, quindi i Trump, i Bolsonaro, quelli contigui, Vox in spagna persuasi già all’anti egualitarismo e che, complici anche alcune forzature nell’implementazione, più la distorsione propagandistica, questi cercano di screditare come forieri di vizio, corruzione, connivenza, malfunzionamento, disordine, come non bug o cose legate al tradimento dell’idea progressista, ma vere e proprie feature, etc. conosciamo. Il sovranismo si distingue semplicemente, credo, nel rifiutare i trattati di libero scambio e rivendicare il protezionismo.
    Il rossobrunismo a cui mi riferisco ha molti più elementi socialisti e di senso di tradimento della sinistra, ma in un ottica o qualunquista o nel tentativo di interpretari i tempi, provocare, ma in breve essere vittima di confusione oppure essere in cattiva fede, alla fine converge nella reazione. Quel tipo di propaganda è ormai la parte che cerca di pescare a sinistra. M5s era forse la temporanea metà del guado della temo logica conclusione di quel pensiero e quelle persuasioni, anzi ne ha forse spianato la strada, sdoganando certi linguaggi, pressapochismi, rifiuti delle sfumature, pur essendo presenti, in forma diversa anche nel populismo Renziano. Penso che Rinaldi abbia avuto una breve funzione mediatica di imbonire questa parte bagnaiana di elettorato.

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