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Le dure repliche della realtà

 

Si ribaltano i rapporti di forza, ma il quadro rimane pressoché identico allo scorso 4 marzo: il populismo viaggia attorno al 50% dei voti, mentre l’unica alternativa politico-elettorale ad esso continua ad essere rappresentata dalle forze liberali, Partito democratico in primis, minoritarie ma non irrilevanti. Eppure, nonostante il campo continui ad essere sostanzialmente diviso in due, non tutto è perfettamente uguale a se stesso. Valutando i risultati in tutta Europa, appare chiara la ritirata politica del “populismo di sinistra”. Non tanto in Italia, dove questo veniva rappresentato contraddittoriamente dal M5S, quanto nel resto del continente. Nella Francia “sconvolta” dalle proteste dei Gilet Jaune, dove cioè si presentava la situazione migliore per capitalizzare elettoralmente una protesta sociale non predeterminata dentro i confini della reazione, France Insoumise di Mélenchon prende il 6%. A capitalizzare è solo il populismo “di destra” della Le Pen, anche questa volta primo partito transalpino. Nella Gran Bretagna della Brexit a capitalizzare la lotta alla Ue è la destra populista di Farage, col suo 32%, mentre il “compagno” Corbyn si ferma al 14% fallendo totalmente il suo patetico agnosticismo di non appoggiare né la Brexit né il “remain”. In Spagna Podemos si ferma al 10%, superato persino da Ciudadanos. E così via. In sintesi, queste elezioni sanciscono il fallimento di una torsione democratica e coerentemente antiliberista del populismo. Una lezione da valutare con grande attenzione. Tornando al nostro paese, l’ex centrodestra sfiora il 50% dei voti. E’ un evento anch’esso. Neanche nella più rosea delle stagioni berlusconiane l’insieme delle forze conservatrici raggiungeva tale risultato. Se mai questa opzione dovesse trovare uno sbocco politico effettivo, e quindi governare, avremmo per la prima volta un esecutivo di centrodestra a trazione reazionaria, con Salvini premier. Anche questa, una novità non da poco conto, visto che un governo di questo tipo farebbe impallidire persino le “democrazie illiberali” di Visegrad. Spostando il focus dalla politica che conta alle curiosità cabalistiche, va ancora una volta sottolineato lo stazionamento nell’irrilevanza tanto delle destre quanto delle sinistre “radicali”. Le prime fagocitate in tutto e per tutto da Salvini. Le seconde incomprensibili al genere umano. Nella Riace di Mimmo Lucano la Lega prende il 30% – primo partito – e Lucano il 2% – ultimo partito: insegnerà qualcosa tutto questo? Non crediamo: cosa può la realtà di fronte alle convinzioni ireniche della sinistra?

E’ inevitabile chiedersi a questo punto cosa fare. Di fronte a un paese ideologicamente di destra (ma lo era anche con Renzi al 40%, e non a caso), che decide coscientemente di premiare l’opzione politica più regressiva, bisogna in qualche modo attrezzarsi. Se la via dell’intelligenza col nemico liberale è preclusa, va comunque escogitata una tattica di sopravvivenza che non passi per l’onanismo degli zerovirgola, non si ritiri dalla politica in favore di particolarismi di ogni tipo e, al tempo stesso, affronti con realismo la situazione. Non crolla il mondo, ma finisce certamente un mondo: quello dell’irrealtà entro la quale una certa sinistra si ostina a perseverare. Ma è così da molti anni ormai. Anche in questo caso non servirà da lezione.

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24 comments to Le dure repliche della realtà

  • Hirondelle

    Post così sconsolato! Ma in realtà se si guarda al numero dei voti l’avanza della dx non è così straordinaria. Paradossalmente o forse non tanto gli elettori hanno tenuto conto del fatto che si trattava di elezioni UE e agito di conseguenza più di quanto sembri. I partiti con una posizione più netta o comunque meno oscura in merito , fosse pro o fosse contro, hanno aumentato sia pur di poco i loro voti rispetto alle politiche gli altri li hanno persi sugli specchi. Così PD e Lega e persino Rizzo nei confronti dell’”incomprensibile sx”. Più che la dx forse va detto che Lucano non ha questo come primo punto. L’astensione altissima va letta secondo me nello stesso modo: un rifiuto della UE che non si sa come articolare prima ancora che esprimere. Rimane forte la preoccupazione e peggio davanti a un Salvini senza freni rispetto a boiate tipo il sicurezza 2. Si spera ricordi di aver preso solo qche decina di migliaia di voti in più rispetto a un anno fa. Renzi pagò caro l’esserselo scordato.

  • Militant

    La questione dell’astensionismo e dei voti assoluti è un mantra di cui, dopo un decennio, possiamo anche fare a meno. Esiste, bisogna tenerlo in considerazione, ma politicamente è inservibile. Il discorso sull’astensione ha senso se c’è qualcosa che politicamente si muove al di fuori di ciò che viene certificato sul piano elettorale. Il problema è che questo decennio perduto ci ha mostrato che fuori dalla fotografia elettorale *non esiste niente*. Non per questo bisogna allora andare a votare, almeno per quanto ci riguarda. Ma prendere atto che l’astensionismo in assenza di mobilitazione è sempre più menefreghismo e sempre meno bacino potenziale di alternativa. Ficchiamocelo in testa: l’astensionismo ha valore politico quando questo trova altre forme di espressione e mobilitazione fuori dalle elezioni. Se ciò non avviene è solo massa di manovra della borghesia. Dunque, i voti di Salvini contano e pesano per quello che sono, e cioè maggioranza nel paese. Se questa non lo è in termini assoluti, la domanda dovrebbe piuttosto essere: quando mai la politica si è contata sui numeri assoluti? La politica, i voti così come i numeri, sono sempre relativi, e si “pesano”. Vogliamo ripartire dal 45% di astenuti autoconvincendoci che rappresentano un 45% di proletariato convinto alla rivoluzione? Non sarebbe altro che reiterare quelle ragioni dell’irrealtà che fanno di Mimmo Lucano il faro della sinistra degli zerovirgola (di questo, ovviamente, Lucano non porta alcuna responsabilità, sia chiaro).

    • 1993

      Ottimi. Condivido ampiamente.

    • Hirondelle

      Se volevate rispondere a me: c’è un equivoco. Per quanto riguarda il valore dell’astensionismo in generale sono più che d’accordo con voi su quasi tutto, perché sfumerei l’idea che si possa parlare di vera « maggioranza del paese » per quei voti, mi pare un consenso ancora abbastanza parziale anche se più che funzionale sul breve e medio periodo a livello di governo e conseguenti abituali disastri (TAV, repressione, grandi opere, niente tutele del lavoro, niente concorsi e servizi pubblici se non per le forze del disordine ecc.).
      Il ragionamento che tentavo di fare è diverso e riguarda il caso particolare delle elezioni UE. L’Italia è sempre stato uno dei paesi in cui l’affluenza alle urne per le europee è stata più alta, a partire dagli anni’70 quando raggiunse il 70% rispetto al 30% dell’UK – e alla luce di quanto sta avvenendo oggi magari quell’astensionismo un significato profondo l’aveva ed è toccato all’Ukip trainarlo fino a significato politico, pur non essendo mancati a sinistra al momento del referendum sindacati e militanti per l’exit. Lezione forse da meditare.
      In Francia l’affluenza è aumentata rispetto al 2014 e non a sostegno del presidente che dell’europeismo è espressione e facente funzione al di là delle illusioni di gloria. La repressione ha sicuramente spostato il voto in Francia che era già condizionato dall’effetto Chirac nel 2017.
      Il calo dell’affluenza in Italia, paese storicamente diverso da entrambi, potrebbe esprimere non rivoluzionari sul piede di guerra, questo è certo, e nemmeno militanti. Piuttosto una reale incomprensione e incapacità di decisione in merito alla questione UE. Da un lato se ne percepiscono gli effetti devastanti almeno dal 2011 dall’altro le fonti di informazione classiche fanno del loro meglio per spargere il terrore su cio’ che ci attende se non facciamo i bravi con « l’Europa ». Formarsi una conoscenza e consapevolezza alternative non è proprio semplice e nemmeno facile, ci siamo passati in parecchi, direi. Oltre alla difficoltà di trovare fonti alternative, di comprenderle, ci veniva rovesciata addosso la peggiore vulgata stalinista: eravamo più o meno dei neonazisti armati di cinghie e coltelli, non ce lo scordiamo tanto facilmente, quello che ci gettavano addosso « i compagni ». E non è che non vediamo di essere in continuazione sotto esame per ogni virgola da parte di quei furbi che pensano di prendere in castagna la nostra profonda anima salvinista a ogni stormir di fronda perché osiamo dire cose reputate sulfuree.
      In questo contesto i partiti di sinistra hanno fatto del loro peggio in un cerchiobottismo fintamente critico ma in realtà profondamente europeista che li accompagna da oltre vent’anni e quello che pareva presentarsi a chi non ha coscienza politica reale come il partito di massa « alternativo », 5S, non ha aiutato a dare una chiave di lettura diversa di quanto accadeva, nemmeno superficiale come « la corruzione ».
      In questo contesto e solo in questo contesto, astenersi ha espresso, in modo certo menefreghista e pavido, un rifiuto sia della vulgata dominante a livello mediatico e istituzionale (Presidente della Repubblica ad esempio), sia dei partiti che avevano la posizione meno esplicita sulla questione, pro o contro che fosse.
      Questo significa che gli astenuti sono dei militanti o siano pronti a mobilitarsi al minimo cenno di lotta non elettorale? Certamente no. Ma a mio parere significa, in questo caso, che c’è uno scetticismo pavido e inconsapevole certo, più forte di quanto la propaganda proUE vorrebbe far apparire. D’altra parte è verosimile che questo scetticismo, piaccia o no, prenderebbe più facilmente la via dell’espressione elettorale che un’altra, il che potrebbe certo dispiacere a qualcuno che la ritenesse fondamentalmente inutile o indifferente.
      E mi illudero’, ma c’è un immenso bisogno di formazione e di informazione.

      (Solo per dire la cosa più banale: quanti ad esempio sanno che i soldi dei « progetti europei » « con cui si fanno tante cose buone mentre lo stato non ci pensa, eh, se non ci fossero quelli… » non vengono dalla BCE o dalla Commissione, ma sono pagati dagli stati e redistribuiti dalla UE? E che non si perderebbe niente uscendo da questo punto di vista? Quanti hanno idea di quali siano le conseguenze reali di un deficit superiore al 3%, quale sia il legame tra questo e il famoso « debito superiore » puntualmente evocato quando si fa notare che altri paesi se ne infischiano della regola del tre, o cosa causi l’aumento della differenza dei tassi di interesse, o che la spesa pubblica « fuori controllo » è in avanzo primario da oltre trent’anni? Sanno solo che con queste oscure cose vengono terrorizzati ogni volta che se ne parla, che c’è la corruzione e che lo stato spreca.)

      • Hirondelle

        Per non parlare del calcolo della disoccupazione non inflattiva rispetto al prodotto potenziale, o dell’idea che tutto il debito pubblico vada pagato, o che sia un debito con la UE. Sto facendo esempi reali di cui ho dovuto discutere recentemente!

    • Ingmar

      Quindi rilevare le contraddizioni non funziona o mediaticamente non si fa abbastanza? E se non mediaticamente magari sul posto.
      Non so, non è l’esempio migliore o il portatore di proposta politiche da cui lo si auspicherebbe, ma con Zingaretti sembra che il Pd sia tornato nella periferia di Casal Bruciato, provando a dare delle risposte, al tempo stesso spiegando che non c’è nessun italiano bianco sfrattato in quanto tale per favorire immigrati o italiani rom in quanto minoranze, al tempo stesso proponendosi di aiutare ed essere vicini a chi è stato sfrattato, qualcosa del tipo “se siete stati sfrattati ditecelo e vi aiuteremo”, ovvaimente il come è decisamnte da approfondire. L’idea sembra avere sortito risultati e in quel comune sono primo partito, certo bisogna vedere l’affluenza.
      Poi osserviamo più nel dettaglio, come ho proposto più volte le contraddizioni anche tramite confronto. La leghista ospite ormai fissa a Di Martedi, ennesimo prodotto mediatico, critica la finanza e difende flat tax, parlando degli investimenti e ovviamente del possibile ritorno delle imprese. Non ricordano i discorsi renziani per giustificare il Jobs Act, di Berlusconi e Monti per giustificare il rientro dei capitali?
      Vogliamo mettere i leghisti soprattutto i neo convertiti davanti ad un esame di coerenza, a parte l’immigrazione, c’era qualcosa per cui odiavano la politica economica di Renzi, in teoria, no? In cosa la Lega è alternativa a quelle politiche?
      Si tratta di giustificare qualcosa che effettivamente non lo è e per farlo, il presupposto è che molta gente ha accettato la contingenza e la logica per cui se pochi dominano i mezzi di produzione e non ci si organizza perchè si redistribuiscano, ricomprandoli o in altro modo, questi pochi fanno le condizioni e la tassa al 15% è l’estremizzazione di questa logica, cioè questi pochi devono avere le condizioni più favorevoli per il massimo guadagno e apparentemente sembra che l’appeal della tassa bassa faccia gola a molti che si illudono di esserne i beneficiari, infatti questa qui fa molta confusione a proposito tirando dentro anche chi non è privilegiato. Il Jobs act invece è più difficile da contrabbandare mediaticamente come qualcosa di diverso da una sottrazione di garanzie, ma in realtà anche per la flat tax dovrebbe saltare in faccia a tutti.

  • quetzal

    quindi.appresa la lezione che il populismo – anche da voi vezzeggiato-non si può piegare a sinistra; che le insurrezioni vantate producono non la conquista del potere ma un ben piu magro 6%; che è ovviamente esclusa ogni convergenza coi demoliberali e anche con quella che sprezzantemente definite “la sinistra dello zerovirgola”; che l astensione non serve (urka…e “vota nessuno ” che fine ha fatto?); che naturalmente le lotte si hanno da fare ma a quanto pare non spostano il voto; considerando infine che il cercare una tattica di sopravvivenza è idea che condivido, la domanda è sempre la stessa:che fare ?

    • @Quetzal.
      Beh, dai, il ‘vota nessuno’, che a me come idea anche garbava, era un astensionismo rivendicato e cosciente che usciva pubblicamente e in parte a suo modo propositivamente.
      In questo astensionismo non c’è nulla di quello, e lo dico io che non ho votato…sinceramente davvero, anche volendo, non avrei saputo chi, per cui nel modo meno ‘politico’ possibile, anche perchè considero personalmente il voto uno straumento tattico da usare o meno a seconda dei contesti reali.

    • @Quetzal

      Resta, al netto di tutto, questa sì urgente e impellente, la necessità di capire il ‘che fare’, almeno a parere mio

  • sandrone

    ma se il ‘populismo di sinistra’ è quello che son anni e anni che tutto l’establishment, il mainstream e soprattutto dalle ‘sinistre’ viene quotidianamente attaccato con ogni pretesto e boicottato (vedasi il Renzi in Tv post politiche 2018 ad impedire la possibilità di un governo m5s-pd, per consegnarlo all’abbraccio mefitico della lega), come si fa a stupirsi di un arretramento?
    quando c’era da spingere concretamente in quella direzione (che non era nè Comunismo nè Rivoluzione indubbiamente, ma non era certo fasciomafiorazzismo, e sui cui si poteva cercare di lavorare) si è sversato bile, elargito dei ‘fascisti’, ‘antidmocratici’ e amenità varie.
    e mhò ci sta la Lega al 34%.
    chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

  • Militant

    @ quetzal

    Sul voto, noi rimaniamo astensionisti per assenza d’alternative. Alternative che, sia chiaro, per noi – oggi – non sono il Partito bolscevico, ma quelle rappresentate da un credibile soggetto politico che sappia stare nelle lotte di classe, non nasca immediatamente per rappresentarle politicisticamente, ma sappia crescere dentro queste e farsene naturale portavoce. Quello che invece critichiamo è l’innamoramento dell’astensionismo, che vede in questo una presa di coscienza, una sinistra “dormiente”, dei compagni “silenti”, una lotta di classe “in fieri”. L’astensionismo, al momento, non è niente di tutto ciò. Potrebbe esserlo, certo, ma al momento non è così e non ci si può adagiare su questa visione ideale della realtà. In questo momento contano solo i voti espressi. E questi ci dicono che serve una tattica di resistenza, che non ceda alla tentazione del fronte comune col liberismo, come altri compagni stanno facendo da tempo. Quale la soluzione? Non ce l’abbiamo a portata di mano.

    • Lupo

      Ragazzi perchè non siete convinti del Partito Comunista di Rizzo? Non vi sembra una valida alternativa?

      • Ingmar

        Non so, forse perchè sembra talvolta stalinista e non esserlo non vuol dire essere antirivoluzionari, a volte un comunista crede negli ideali, anche un trotzkista anche se non le ritengo categorie tanto attuali, anche questi ultimi in genere non approvano Kronstadt, mentre in genere nello stalinismo c’è precisamente l’apprezzare i metodi ed il “pragmatismo” di Stalin. Come nel fascismo c’è l’apprezzamento dell’autoristarismo in molti campi, del nazionalismo e delle maniere forti anche se non necessariemante delle guerre imperialiste, ma Trump dimostra che il sovranismo non esclude affatto l’imperialismo, anzi lo rafforza perchè i patti vengono rimessi in discussione nel nome di un presunto interesse nazionali in realtà ristretto. Poi è un antieuropeista, lo so, è una provocazione perchè si potrebbe pensare, che c’è di male?
        C’è il dubbio che noi vogliamo cambiare questa unione, non avere i popoli in concorrenza tra loro però e meno uniti, possiamo uscire dall’Europa se questi non sono uniti, li vediamo come concorrenti o come alleati di tutto il mondo da unire, come i proverbiali proletari?

  • Ingmar

    “categorie tanto attuali” e riferito soltanto a trozkismo eh

  • Mi sembra che alla domanda di Quetzal ……………
    “quindi, appresa la lezione che il populismo – anche da voi vezzeggiato-non si può piegare a sinistra; che le insurrezioni vantate producono non la conquista del potere ma un ben piu magro 6%; che è ovviamente esclusa ogni convergenza coi demoliberali e anche con quella che sprezzantemente definite “la sinistra dello zerovirgola”; che l astensione non serve (urka…e “vota nessuno ” che fine ha fatto?); che naturalmente le lotte si hanno da fare ma a quanto pare non spostano il voto; considerando infine che il cercare una tattica di sopravvivenza è idea che condivido, la domanda è sempre la stessa: che fare ?”

    si debba rispondere, vista la serietà delle questioni poste.

    Per parte mia, una domanda sulla traccia di Quetzal, facendo un poco l’avvocato del diavolo:
    se l’antirazzismo moralistico è irricevibile (da chi e perché), come voi avete più volte sostenuto, perché invece dovrebbero essere ricevibili (da chi e perché) le istanze degli italiani, poveri o che vivono nelle periferie?

    Semplicemente per chiarirci meglio e non dare nulla per scontato.

    • Ingmar

      Bravo. Io ho cercato o almeno provo da tempo a dare un contributo. Ho spiegato perchè le lotte o anche la presenza possono spostare il voto
      “se l’antirazzismo moralistico è irricevibile (da chi e perché), come voi avete più volte sostenuto, perché invece dovrebbero essere ricevibili (da chi e perché) le istanze degli italiani, poveri o che vivono nelle periferie?”
      Esatto, questo è il mio dubbio, perchè se si accetta questa logica, la conclsione che ne consegue è che è normale che chiunque non abbia una posizione chiaramente antimigranti sarà visto come colluso coi poteri forti sarà visto come una copia sbiadita del populismo che “difende il popolo”, come è accaduto con M5s, il suo “argine alle Albe dorate” è durato quanto un muro di palizzata, abbattuto prima qui e rallentato invece altrove. Sono i fuffari che distorcono il marxismo, dicendo che gli immigrati sono esercito di riserva e quindi da chiudere fuori.
      e a questa gente che crede alla retorica di chi si dichiara contro poteri forti e finanza, pensa che ci siano i banchieri e finanzieri cattivi e i capitalisti “buoni” che danno lavoro alla Nazione che bisogna difendere perchè è normale vogliano massimizzare il guadagno e quelli che delocalizzano perchè cattivi o perchè poveri, ci sono troppe tasse qui, vorrei chiedere, Bannon, miliardario che grazie a Cambridge Analytica conosce vita morte e miracoli, punti deboli e sensibili nella psiche di forse centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e ha contribuito ad orientarle con un successo di larga scala senza precedenti chi è allora? Una persona del popolo, limpida e trasparente?
      Ditemi anche voi se è normale che ai primi posti se digiti su google lo spot Gillette sul ragazzo trans che inizia a radersi, ai primi 3 posti ci siano gli articoli della carta igienica digitale, il Giornale e Il primate nazionale con toni finti allarmisti e oltraggiati, ma con la vigliaccheria della disumanizzazione del diverso, che non può che avvenire con l’omologazione dell’”uguale”, del medio.
      Seguono criteri di popolarità o cosa? So del criterio controversia e la propaganda reazioaria è clickbait per definizione, più brava a urlare. Youtube oltre ai like privilegia la “controversia” e l’engagement, quindi attenzione anche coi dislike, possono far schizzare al primo posto nei suggerimenti anche video che ne hanno il 90%.
      Consiglio la resistenza digitale tramite consapevolezza di Ippolita a questo proposito, però sembra abbiano reso i pdf difficilmente accessibili.
      Ovviamente non voglio cadere nella retorica antirussa, Putin certamente non mi piace, ma sinceramente Bannon spiega meglio ciò della collusione coi Russi, che tanto di che spartire con i suprematisti bianchi mi sembra non abbiano.
      Sì, i problemi che la sinistra ha lasciato insoluti ci sono, ma a far apprezzare così la contradditoria brodaglia sovranpopulista e reazionaria come risposta è un forte propaganda capillare.
      Anche l’Isis, come dicevo, attechisce come risposta alle ingerenze occidentali, semplifica, distorce, addita l’Occidente come “crociato”, un nemico da odiare senza distinzione tra chi ha più e meno potere.
      Ritornando al punto iniziale, esatto, leggo troppo spesso di sinistra “dirittoumanista”, in un modo che sembra il diritto umano di per sè il problema piuttosto che una risposta incompleta. Se da una parte è vero che povertà e paura rendono più malleabili e creano il frame secondo cui, prima i diritti con Monti e, in chiava ottimista con Renzi e poi i diritti umani e la civiltà con Salvini e compagnia, sono lussi e quindi bisogna dare risposte inclusive e al tempo stesso positive sul medio termine, è anche vero che va affermato con forza che reagire così alla prima crisi è ingiustificabile.
      E’ infatti importante che la sinistra coniughi analisi delle cause e delle circostanze, sapendo che alcune circostanza favoriscono delle situazioni negativa, criminalità, razzismo, terrorismo, etc. e puntare quindi su queste cause come prevenzione, alla responsabilità personale di chi si trova convinto di queste cose.
      Manca la premessa stessa per cui chi è pronto a buttare sotto il bus chi sta sotto non dovrebbe ricevere lo stesso dalle presunte elite cattive.
      In fondo non si tratta di altro che del meccanismo nord contro meridione e roma ladrona, crea paura nei poveri e disprezzo nel ricco. Perchè questo funziona nei paesi ricchi, ci si chiede?
      Perchè anche lì ci sono poveri che si illudono che senza la roma ladrona Bruxelles e i vari sud parassiti (tra cui i fintamente alleati nell’”internazionale sovranista”) c’è più trippa per loro, mentre il problema trasversale e quanti pochi si spartiscano le fette più grosse.

  • Militant

    @ Flacons 2.1

    L’antirazzismo in sè non è mai irricevibile, chiaramente. Ciò che è irricevibile è la convergenza liberale in funzione anti-populista. Questo è quello che in parte sta avvenendo, in parte potrebbe avvenire nel prossimo futuro. Presentare il populismo – qualsiasi populismo – come “male assoluto”, non può poi che portare alla riedizione di un fronte politico comune con il male relativo, quello cioè giudicato minore: il Pd. Ecco, questa cosa va evitata, crediamo, per due motivi: il primo, perchè le fortune politico-elettorali del populismo dipendono direttamente dalle politiche liberali incarnate dal Pd; il secondo, perchè il problema principale oggi, nel mondo, in Europa e in Italia, è il liberal-liberismo rappresentato politicamente dal duopolio “popolare-socialista” che governa oggi l’Unione europea. Questo fronte ha nell’antirazzismo uno dei suoi strumenti ideologici attraverso cui modellare questa alleanza, che presenta come razzismo unicamente le parole e le azioni del populismo ma tace sul razzismo prodotto dalle politiche sociali del liberalismo democratico. Per questo, va rifiutato sia il fronte comune sia il terreno culturale che lo prepara, e cioè l’antirazzismo non associato alla lotta di classe e alle ragioni economico-sociali che lo preparano.

    Le istanze sociali degli abitanti della periferia (italiani e stranieri) vanno ricevute perchè espressione di contraddizioni di classe. Ovviamente la ricezione dovrebbe avvenire non direttamente, come fa la destra, ma mediando le ragioni obiettive del malcontento sociale trasformandole in lotte di classe, e non nella classe. Dovrebbero essere temi ovvi dopo anni di ragionamenti, ma evidentemente non è così.

    Quel che invece va capito collettivamente, è come resistere alla congiuntura politica avversa e sempre più reazionaria che ci troviamo a vivere. Per fare questo però occorre un ragionamento collettivo e che “viva” dentro nuove lotte, d’altro tipo e significato. Se tutto si riduce alla campagna di striscioni contro Salvini, alle fiere del libro e all’antifascismo organizzato da Repubblica, continueremo a reiterare le ragioni della nostra sconfitta.

  • @Militant:
    si, posso essere d’accordo sui fondamentali.
    Tuttavia, tempo fa scrissi:
    “Ci stancheremo mai di regalare dignità ai razzisti ed ai fascisti con la scusa dell’oppressione che subisce la classe lavoratrice? Si, proprio la miserabile, povera classe lavoratrice. Questa classe di derelitti oppressi nella propria nazione dai politicamente corretti ed istruiti membri delle classi medie e (a bassa voce, prego) dai presuntuosi e barbarici immigrati.”
    E ancora, sul proletariato (senza prole?) odierno, i quartieri popolari, eccetera:

    “C’è una considerazione di classe implicita in quest’ultimo argomento che non ha nulla a che fare con la classe in quanto categoria politica ed economica. Non è neanche il vecchio modello di cultura dello status che regge le classificazioni statistiche ufficiali. E’ una chimera, un modello di classe puramente sentimentale e pseudo-etnico in cui una persona appartenente alla classe lavoratrice viene definita per mezzo degli abiti e degli aspetti esteriori, attributi che si escogitano per la comodità di etichettare, ma che da sé stessi non producono intuizioni sociologiche. E’ un oggetto di nostalgia e malinconia, il “deus ex machina” della polemica reazionaria che non coincide strettamente con ciò che veramente la classe lavoratrice oggi vive e su come si riproduce. Quella classe lavoratrice, la “vera classe lavoratrice del giorno d’oggi”, tanto per usare un termine migliore di altri, ha in essa degli antifascisti e degli antirazzisti, gente di sinistra e sindacalisti. E studenti, autodidatti e altri tipi di persone istruite. E gente che si veste bene. Una volta chiarito questo, l’identificazione della classe lavoratrice come la casa naturale dell’estrema destra non può che apparire come una calunnia ed il parlare della classe operaia leghista una furba bassezza contro la reale classe operaia che resiste ostinatamente a tutte le codificazioni.”

  • sergio falcone

    Wu Ming svela la verità nascosta dietro le esagerazioni mediatiche sull’esito delle elezioni europee in Italia: “Se proprio si vuole ragionare in termini di percentuali, ragionando sul 100% reale vediamo che la Lega ha il 19%, il PD il 12%, il M5S il 9,5%. Sono tutti largamente minoritari nel Paese [...] Salvini non ha con sé gli italiani [...] #Salviniscappa può essere un buon sismografo nei prossimi mesi. L’effetto-shock (ingiustificato) del «34%» finirà, il conflitto sociale no”.

    Fonte: Dall’articolo “Sui veri risultati delle Europee” di Wu Ming. Non facciamoci abbagliare da percentuali di percentuali”.
    https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/05/sui-veri-risultati-italiani-delle-europee-2019-non-facciamoci-abbagliare-da-percentuali-di-percentuali/

  • Francesco (M)

    Concordo del tutto sul significato dell’astensionismo in questo momento; e della necessità di non feticizzarlo in generale.

    Per il resto, sulla frase “l’antirazzismo non è mai irricevibile” e “Ciò che è irricevibile è la convergenza liberale in funzione anti-populista.” che su quello che riesco a capire delle posizioni di Ingmar e Flacons 2.1 avrei qualche riflessione. Mi pare ci sia un problema di equilibrio: l’antirazzismo, come valore fondante è fondamentale, senza sè nè ma. Ma quando entra nel campo politico, cioè necessariamente subito, diventa fondamentale anche quale antirazzismo praticare in relazione alle situazioni che si presentano,senza che ciò debba intaccare il valore fondamentale dell’antirazzismo in sè. Vale anche per femminismo, antifascismo e così via. Il problema non è solo la funzione anti-populista ma la capacità effettiva del capitale di sussumere tutte queste tematiche e altre a venire, svutarle e renderle parte dello strumentario ideologico e di profitto a seconda delle necessità. Ora, la reazione a questo è spesso di rifiuto di queste istanze, una contrapposizione tra classe e donne, migranti, ecc. Questo è profondamente sbagliato, nei casi in cui chi lo propone ci crede onestamente, criminale negli altri. Ma mi pare che a questo si reagisca con uno sbilanciamento parallelo, ovvero il rifiuto dell’analisi di classe e delle critiche legittime a distorsioni effettive: lo ripeto, le critiche legittime non sono mai quelle che rifiutano l’antirazzismo o il femminismo, ma quelle che mettono in luce distorsioni (non sono sicuro che sia il termine giusto) e i modi in cui l’ideologia neoliberista ha trovato conveniente e possibile convergere con queste. Criticare la feticizzazione di un certo immaginario dell’operaio, come fa Flacons, e le analisi che partono dal concetto di esercito industriale di riserva per arrivare a giustificazioni del razzismo va benissimo, anzi è necessario: ma serve anche la critica all’antirazzismo “moralista” e “liberale”, per molti motivi, uno dei quali, non certo l’unico, è l’inefficacia effettiva di queste modalità per ottenere obbiettivi concreti. E la posizione di Ingmar di appellarsi “alla responsabilità personale di chi si trova convinto di queste cose.” è proprio quella che mi convince di meno, perchè chiude il problema a chi è già convinto e alla volontà personale, cioè all’impotenza. La vedo così per analisi e anche perchè ho fatto parte di un gruppo che la pensava così; la reponsabilità personale può iniziare a farti muovere, ma per mettere le mani nella merda delle contraddizioni ci vuole ben altro. Inoltre, bisogna evitare di cadere nel rovescio del divide et impera, come su questa questione della casa-rom: tenere fermo l’antirazzismo ma non cascarci e creare divisioni classe-antirazzismo dall’altro, per cui parlare di classe sarebbe un modo per “regalare dignità ai razzist”: quando è così, si deve conmbattere questa tendenza ad ogni costo, senza derogare alla necessità di fare analisi di classe.

    Sulla questione classe vs tutto il resto, la posizione di Marco Maurizi, espressa nell’articolo “il personale, il politico e il capitale” mi sembra la più equilibrata, come ottima è la sua analisi (dell’autore conosco solo questo pezzo, che mi sembra molto buono): la questione di classe è il perno senza cui le varie lotte non riusciranno mai a incidere sulle cause effettive di ciò che combattono all’interno delmodo di produzione capitalista; ma il perno, senza queste istanza gira a vuoto, perchè non tutto si riduce alla questione di classe. L’articolo contiene molto di più, se interessa si trova su sinistrainrete e da altre parti.

    Scusate la lunghezza, sono tematiche molto complesse e sto cercando di raccapezzarmici.

    • Ingmar

      Nessuna lunghezza e sono d’accordo, mai rifuggito l’analisi di classe, anzi. Ho spesso riflettuto, sì, su come il capitalismo abbia svuotato molte istanza progressiste rendendole pop e molto semplificate, a partire dal femministmo, la positività del corpo, aspetti importantissimi resi caricaturali e retorici, mi viene in mente soprattutto Buzzfeed, in questo senso. In pratica fino agli “anni 10″ il progressismo ha effettivamente usato il clickbait e la semplificazione, a scopi commerciali e di lucro, anche se non biechi come il populismo che è venuto dopo. Molti adolescenti di internet, penso, che si sono formati con la versione pop e svuotata di queste pur nobili tematiche, sono stati identificati come “Sjw” per la loro apparente astrattezza e stralunatezza nel modo di condurre le loro battaglie. Ne sono venuti fuori i meme o “scherzi correnti” (che sarebbero le barzellette, poi, ma tale locuzione rende meglio l’idea delle dinamiche di internet) quali il famigerato “mi identifico in un elicottero Apache”, per prendere in giro alcune correnti molto minoritarie che ritenevano di potersi identificare in animali e altre creature, quasi esoteriche in quella galassia progressiva adolescenziale, e, tramite l’ironia bullesca e la negazione plausibile dello scherzo, conflarle sottilmente con la transessualità, come se in fondo non ci fosse molta differenza, tutto in fondo viene dall’accademia, dai campus, dagli studi di genere, dove quei nazifemministi negano il diritto di parola, in fondo perchè non vogliono sentire la verità e negano la scienza. Questa la narrazione.
      Torniamo quindi alla questione di classe. La responsabilità personale, sono d’accordo era fraintendibile tutto questo. Era solo una mia intenzione superare questa presunta dicotomia tra analisi della società e responsabilità personale, siccome la sinistra populisticamente parlando, è accusata di negarla, soprattutto per le minoranze etniche e le categorie svantaggiate e di colpevolizzare invece chi non ha i “punti oppressione”. Ovviamente chi dice che la povertà in generale e quella della gente di colore e altre minoranze è riducibile alla responsabilità personale soffre di un forte astrattismo fuori dalla realtà.
      Potremmo dire che però il populismo ribalta nella percezione questa narrazione, creando quello che è percepito come un equilibrio ristabilito e evitando di incolpare il capitale, in un periodo in cui la “sinistra occupata” con i relativi mezzi di produzione mediatica, votata dalla gente di sinistra in virtù del solo brand, della speranza, della fedeltà alla linea (questa sì una grave responsabilità, non aver reagito a Renzi subito e collettivamente fargli mancare i voti), l’ha sostanzialmente assolto (il capitalismo), il populismo che ha fatto, ha incolpato il globalismo, che la sinistra fece suo, ma separandolo dal vecchio capitalismo buono, quindi qualcosa da incolpare per chi si è percepito come discriminato dalla narrativa dei “punti oppressione” e fuori dall’inclusione di una categoria da proteggere. Più qualche spruzzata di complottismo che a quel punto spiega tutto, anch’esso però reazione alla corruzione di molte notizie mainstream e delle bugie che vengono mischiate alla verità nel nome della protezione di vari interessi (per semplificare direi, dopo lo sbugiardamento mainstream di Bush sull’Iraq, copertura equivoca sulla questione Ucraina, silenzio sul sostegno al nazista poroshenko, la Siria con Assad, la Libia e le narrazioni positive sulle rivoluzioni colorate, i rapporti coi sauditi le case farmaceutiche, gli Ogm (da approfondire) la Tav, il nucleare), ma nondimeno il sostegno anzi la sottomissione a Trump, che va contro gli interessi europei, è disposto ad affondare tutti coi dazi, dopo aver fatto un gran parlare della difesa dell’indipendenza dalle ingerenza americane, da parte del sovranismo, sui rapporti coi sauditi, quando c’era Obama, entrare in questo cortocircuito di sostegno, nel nome di un’internazionale che non c’è perchè Trump sarebbe sovranista, dovrebbe essere facilmente sbugiardabile e noto che chi ha a dispozione, tra l’opposizione e i giornalisti, più mezzi di produzione mediatici, non spara diretto come dovrebbe dicendo neanche opinioni “buoniste” e “politicamente corrette”, ma semplicemnte fatti. Che si è dimenticato tutto, si è dimenticato di come ci si sia trovati a difendere Salvini e Trump così, di cosa si era votato ai referendum del 2011, di aver voluto Rodotà e Gino Strada nel 2013, degli Indignados, e del referendum del 2016 che doveva essere contro l’accentramento del potere, non solo contro Renzone. Piuttosto si sdilinquisce in pessimistiche e semifredde analisi. Ora leggo l’articolo Wuming e spero di condividere questo ottimismo, o perlomeno la costruttività, perchè non è davvero il caso di buttarsi giù, dirsi sconfitti e cospargersi il capo di cenere, pur senza minimizzare la portata degli eventi.

    • Ingmar

      Ops non ho concluso il filo del discorso sulla responsabilità personale.
      Insomma, vista la suddetta percezione della classe media, questo ribaltamento, anche se è una piatta ripicca nei confronti di chi soffre, intersezionalmente parlando, di maggiore svantaggio sistematico su alcuni aspetti, nella ricerca del lavoro, etc, che sostanzialmente afferma è colpa tua, vuoi solo leggi speciali, sono io discriminato, io che mi do da fare e produco, è vista, nonostante la totala mancanza di sfumature e profondità, come un ristabilimento dell’ordine. Come ho detto le dinamiche di classe opprimono tutti, ma se ti viene detto che ad altri viene dato la precendeza, in America dicono, per le quote, presentandole come posti riservati non a parità di merito ma a prescindere da esso, cosa che pur discutibile/migliorabile non è come la presentano i reazionari e lo ritroviamo qui per le case popolari. Questo prende due piccioni con una fava, chi non vuole protezione e chi la vorrebbe e la vede negata a favore di altri (anche se non è esattamente vero) da un progressismo che ha perso il focus sulla classe.

  • sandrone

    direi che invece è proprio ancor meno il caso di astenersi.
    astenersi, per quanto rivendicato politicamente possa essere, è comunque un lasciare campo ad ‘altri’.
    che il problema poi diventa che gli ‘altri’ che intanto han preso i voti, fanno ‘qualcosa’ (di peggiorativo, specie inteso in lavaggi del cervello su tematiche particolari… si veda tutto il progressivo svuotamento dei diritti portato avanti passin passino da tutte le forze politiche da Fi fa Pd fino ad adesso).
    e poi alla tornata successiva, per fare un rewind, anche se mai qualcuno davvero ci riuscisse, avrebbe un compito più gravoso perchè il passo di ri-conquista di qualcosa di eroso sarebbe più grande.
    Idem come per diritti dei lavoratori, si veda come negli anni, tutti di nuovo d Fi a Pd, han sbocconcellato al ribasso sui diritti umani e dei migranti: chi in modo palese e virulento, chi giocando sui termi e sui distinguo, ma poi alla fine il risultato è stato lo stesso: fa passare nella mente degli italiani che… etc etc etc.

    vota Rizzo, vota PaP, vota M5S..: ma vota! chiunque sia ostacolo alle politiche del quadrumvirato di fotocopie di PD-FI-Lega-FdI è voto utile.

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