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Passeggiate primaverili

Se escludiamo l’aver reinventato creativamente la forma corteo tramutandola in una passeggiata primaverile sui marciapiedi della stazione Termini e aver fatto respirare un po’ di aria fresca – al posto della quotidiana puzza delle caserme – ad un consistente numero di caschi blu anche ieri, l’impresa dei febbricitanti camerati di forza nuova non sarebbe stata degna nemmeno di un trafiletto sulla colonna destra di Repubblica online.

La solita sparata buona solo a mostrare le proprie misere, sempre più misere forze e a concedere qualche foto a Roberto Fiore, volto sempre in cerca di un primo piano a passo di marcia. Vero è che, anche nel caso in cui la minaccia in camicia nera si fosse mostrata in modo leggermente più concreto, la piazza non l’avrebbero vista neanche col cannocchiale, data l’ampia risposta studentesca e la decisa presenza della Roma antifascista che già dalle giornate di Casalbruciato ha dato prova di efficienza.
Una partecipazione larga e decisamente sentita – una ventata di aria fresca per un’università politicamente asfittica – ma tuttavia non priva di ipocriti entusiasmi: vedere comunque i soliti sinceri democratici avanzare in processione per esaltare Mimmo Lucano non può che lasciare perplessi. Visioni e punti di vista come quelli propri di una certa sinistra diritto umanista che non possono fare a meno di ridurre una delle più grandi sfide che vediamo vivere nelle nostre metropoli a semplice questione umanitaria o assistenzialista non possono di certo convivere con una pratica militante che riporti al centro del discorso politico la presenza e l’organicità alle periferie. Il momentaneo affiatamento che ha visto l’unione tra i capoccia dell’Accademia e masse studentesche, la variopinta dimensione dell’associazionismo e la presenza filo Pd o subito a sinistra (ma non troppo, non sia mai) di questo non può che ricordarci quanto lontana sia una proposta conflittuale e quanto vicine siano le elezioni.

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5 comments to Passeggiate primaverili

  • Francesco

    “I soliti sinceri democratici”, come li chiami tu, con una certa supponenza, scusami, io me li tengo stretti. Qua è come una guerra di liberazione e le guerre di liberazione son sempre interclassiste (intanto liberiamoci del nemico comune, poi ne riparliamo). Altrimenti schiatteremo di questa autoreferenzialità fine a se stessa ( io mi distinguo da te, che ti distingui da lui) che ha portato la sinistra a un punto di non ritorno. Smettiamola di fare a gara a chi ha letto più saggi, sporchiamoci un po’ le mani con chi non è proprio come noi, anche se ne fa una questione umanitaria e assistenzialista, come dici tu , trovandomi tra l’altro d’accordo. Magari confrontandoci senza pregiudizi ne verrebbe fuori qualcosa, anche perchè peggio di così….

    • Hirondelle

      Militant ha ragione. I “soliti sinceri democratici” erano li’ solo e soltanto perché siamo in periodo elettorale. Non fosse questo, e non fosse stato travolto dal voto e dall’astensione del 4 marzo il loro scellerato e nefando programma politico ed economico, da trent’anni targato Bruxelles e Francoforte, avrebbero difeso la libertà di espressione di Forza Nuova.
      ‘Sta gente puo’ essere utile solo da SFRUTTARE, nel caso occupassero posti minimamente visibili o influenti in circostanze in cui se ne avesse un bisogno immediato.

      Ma non chiamiamoli sinistra mai più.

      Le “periferie” sembrano averlo capito molto più di certi militanti.

      E non diamoci colpe: se la sinistra organizzata è sparita in Italia ha da incolpare solo sé stessa, ma non per la propria litigiosità interna, al contrario, per la sua acquiescenza esterna, attiva o passiva in cambio di du’ spicci per le proprie associazioncine di beneficienza tanto fiighe e tanto senza diritti del lavoro, alle politiche economiche che hanno distrutto quel poco welfare che c’era, e le conquiste degli anni ‘70 come la scala mobile, i salari medio bassi o il diritto del lavoro. Questo le ha alienato il consenso, non le liti di bottega sull’aria fritta. Finché non lo si vuole capire, l’unico discorso che si sta facendo è quello della più sfacciata e parolaia ipocrisia. Se lo facciano da soli.

      Possono frignare quanto gli pare, a noi, ceti popolari, non servono, e sono la loro stessa insipienza, viltà e supponenza che li hanno portati a questo. Nel migliore dei casi non hanno alcuna coscienza di classe, nel peggiore sono complici di una classe dominante profondamente violenta, di cui condividono la – sempre caritatevole – maschera del perbenismo benpensante.

      Quel che resta di costoro va politicamente (ripeto per gli utili idioti, politicamente) sterminato. Altro che sale, su quelle rovine, che rappresentano le rovine che costoro han creato delle nostre vite, van sparsi napalm, plutonio. Sterminato.

      • Ingmar

        Infatti non capisco una cosa, che andrebbe chiarita. I reazionari sono comunque classisti, per abbassare le tasse a chi ha di più facendolo passare per aiuto alle piccole imprese, cosa che comunicativamente la sinistra non riesce ad intercettare, pur volendolo dire, e mi riferisco a quelli a sinistra del Pd. Mi trovo quasi ad incitarli, a rassicurare e intercettare il discorso tasse, dicendo che sì chi inizia ha bisogno di agevolazioni e meno burocrazia e facilità nel rispettare le regole, mentre si comincia a prendere le tasse quando le cose vanno bene, non ha senso altrimenti e inserire lì il discorso della progressività.
        Però per quanto riguarda il discorso delle periferie e del sovranismo, vogliamo dire che non c’è una vera contrapposizione tra le minoranze e gli altri o se c’è dov’è? La narrativa è che, ribaltando la frittata, sono gli italiani e le maggioranze ad essere discriminate, insomma gli autoctoni rispetto agli immigrati, gli uomini rispetto alle donne, le famiglie etero contro quelle gay, ma ne siamo sicuri?
        Voglio dire, sì, sbagliatissimo il liberismo, lo sappiamo, ma esso colpisce tutti, quindi se chi lo opera, paradossalmente difende dalla discriminazione queste altre categorie, non risparmia queste ultime dai rigori del liberismo spinto, al limite li rende uguali nella miseria alle categorie con meno assi di oppressione o sbaglio, semplificando? Teniamo conto, anche stessi semplificando, il nucleo del discorso regge? Se regge come facciamo ad avvicinarci all’idea che il liberismo non sta favorendo queste categorie storiche a scapito delle maggioritaria, ma le penalizza tutte sull’asse della classe, forse con l’eccezione, parziale, dell’immigrato. Per il resto condivido, ma cosa intendi per ceti popolari?

  • Fabrizio Marchi

    Sottoscrivo in toto l’articolo.

  • Hirondelle

    @Militant: la scomparsa che voi notate di Forza nuova potrebbe significare che sta diventando egemone Casapound che attira militanti anche da altre formazioni? Vedi l’editoria…

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