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Presentazione del libro “Sovranismi” (gli audio)

Sabato scorso, di fronte a più di 50 persone, abbiamo presentato “Sovranismi”, il libro di Alessandro Somma edito de DeriveApprodi. Come ha ricordato Giacchè nel suo intervento il termine “sovranista” era per lo più sconosciuto ed inutilizzato nel dibattito pubblico fino a soli pochi mesi fa, oggi invece è uno dei lemmi più adoperati del dizionario della politica al punto che, a detta di gran parte dei commentatori internazionali, le prossime elezioni europee si giocheranno proprio intorno alla diade sovranismo/europeismo. Il testo di Somma ha dunque il pregio di arrivare sugli scaffali delle librerie nel momento giusto ma, soprattutto, di mettere i piedi nel piatto del dibattito politico-culturale che non si è ancora aperto a sinistra intorno ad una questione, quella nazionale, che si presenta oggi in forme inedite e che invece era stata rimossa o archiviata frettolosamente tra i reperti d’antiquariato del Novecento. L’Autore chiarisce fin dal titolo, declinato al plurale, e dal sottotitolo (Stato, popolo e conflitto sociale), che la lotta per la sovranità può assumere caratteri diversi, antagonistici, a seconda di chi riesca ad esercitare egemonia su quello che, operando una semplificazione, potremmo chiamare  come il movimento di rifiuto della globalizzazione capitalistica che caratterizza il nostro tempo. Utile, da questo punto di vista, la distinzione più volte rimarcata nel testo tra la “sovranità dello Stato” e la “sovranità nello Stato”, ovvero la sovranità popolare. La discussione di sabato, di cui di seguito riportiamo l’audio degli interventi, è ruotata inevitabilmente intorno alla reale natura dell’Unione Europea, del suo futuro e della sua (ir)riformabilità, nonché della periferizzazione dei paesi dell’Europa del sud e dei compiti che questo scenario imporrebbe ad una sinistra di classe che, invece, al momento sembra completamente avulsa dalla partita in corso. Proprio quest’ultima è stata la contraddizione su cui nella nostra introduzione ci siamo soffermati e che dovremmo capire, anche rapidamente, come sciogliere. La giustezza dell’analisi e della critica alla UE “da sinistra” non si rivelano, di per sé, sufficienti per catturare consensi o costruire insediamento e lotte sociali. Rappresentano indubbiamente un orizzonte politico verso cui muovere, ma non esauriscono gli strumenti della politica. Capire quali siano questi strumenti e come dotarsene è l’arduo compito che ci si prospetta. Il rischio che si corre, altrimenti, è di rimanere impantanati in quello che Lenin definiva il “regime dei piccoli circoli”. In cui magari hai capito tutto su come funziona il mondo, ma non riesci a fare niente per trasformalo.

Introduzione

Vladimiro Giacchè

Alessandro Somma

Risposte dibattito

18144 letture totali 14 letture oggi

6 comments to Presentazione del libro “Sovranismi” (gli audio)

  • Giuliano

    Sono venuto sabato sera. E’ stata un’iniziativa importante e spero ne seguiranno altre. Penso, ad esempio, a “Sovranità o Barbarie – il ritorno della questione nazionale” di T. Fazi e W. Mitchell, di cui ho letto solo la presentazione di Domenico Moro

  • Hirondelle

    Scusate io non riesco a sentire nulla. Ho un solo dispositivo per connettermi, un ipad e non mi si avvia nulla. Come devo fare? Grazie.

  • Ingmar

    Allora, spero di non offendere quando affermo che la narrativa sovranista antagonista bastian contraria è un prisma rifrangente e cangiante che rivela una accozzaglia di contraddizioni unita dal collante di apparire contro lo status quo per i fatto di essere apparentemente contro un establishment ed i suoi innegabili guasti, ma che sposando qualsiasi cosa non ufficiale, si beve quello che offre internet in termini di teorie complottiste e ciarlatane e qualunque contraddizione arrivi dai media ufficiali è sbagliata e pro establishment per definizione, non dico il terrapiattismo, ma il no-vax, la negazione della causa e contributo umano al riscaldamento climatico.
    Ovviamente nasce da quando questi media difendono narrazioni di regime ed interessi ristretti, dalle case farmaceutiche alla tassazione agevolata di multinazionali, imprese che delocalizzano, svalutazione dei salari, e a fronte dell’ipocrita crociata contro la “svalutazione competitiva” non ha messo alcun freno alla competizione fiscale, ai paradisi fiscali.
    Ho accennato più volte anche alla presenza di un bipensiero anticapitalista – antisocialista al tempo stesso del sovranismo reazionario.
    Narrativamente deve infatti rivolgersi sia al nostalgico comunista che al neocritico del capitalismo globalizzato, ma anche all’imprenditore che sta pagando troppe tasse, anche assecondare chi associa fallacemente queste politiche alle forze di sedicente sinistra, che hanno messo la firma nelle politiche di austerità, che in 8 anni di crisi in cui hanno governato si sono arrese al liberismo ed alla deregulation e non hanno frenato in alcun modo la concentrazione della ricchezza e l’impoverimento delle masse.
    Si dirà, giustamente, ma da qui a dire che è una cosa di sinistra questo liberismo, perchè votare forze reazionarie.
    Se questo era il problema, come ha potuto vincere Trump, che abbassando le tasse a chi più possiede non può che aggravare il problema?
    L’associazione alla sinistra, però si impernia oltre alla presenza e firma (griffe?) di questa in questo lungo periodo e quindi l’idea che abbia plasmato il mondo secondo sua volontà, alle tematiche dei diritti civili, la lotta all’omofobia ed al sessismo, sacrosanta, ma slegata e non parte dei diritti sociali e della lotta contro sfruttamento, diseguaglianze ed emarginazione, ha prodotto un effetto stridente, soprattutto con l’immigrazione.
    Queste tematiche liberali-libertarie di lotta all’intolleranza sono invece sì, fortemente associate al ’68 ed alla sinistra!
    Ma alla fine il declino economico è stato visto ad un tempo stesso incapacità ed intenzione di queste forze politiche progressiste. Così si sono cercate risposte su internet e finalmente le teorie complottiste più suggestive, sensazionaliste e che colpiscono più alla pancia hanno trovato un senso e la condivisione acritica di fake news e bufale su facebook ha contribuito alla loro diffusione, consolidando il rifiuto delle narrative mainstream e l’adesione quasi acritica a ciò che è contro. Che si tratti di narrative regressive non è un caso, perchè se il mainstream è contro, allora ci deve essere qualcosa da rivalutare, qualcosa da nascondere. Alla fine la disconnessione tra il progressismo sociale, che fa un discorso di giustizia e lo smantellamento dello stato sociale, che la permette, è stata vista come parte intenzionale dell’agenda progressista, nonostante berlusconi e le varie destre hanno rotto fino a pochi anni prima su quanto la sinistra non si adeguasse al nuovo corso, e di certo non stavano ad ascoltare i No Global nè Naomi Klein, ora si riscoprono localisti, danno la colpa alla sinistra e la sinistra non riesce a dire nulla!
    Proseguento e dilungandomi ancora :D , quindi, sta di fatto che il legame mentale si è consolidato. Nonostante la reazione sia una protesta causata dagli effetti materiali del capitale sregolato, si rivolga in parte contro di essi, poi li associa alle politiche di sinistra. Da una parte la globalizzazione come conferma Vladimiro era un progetto Us e liberista ma essendo l’immigrazione parte della lotta contro razzismo e xenofobia, su cui la sinistra è stata ben sveglia, mentre si addormentava e cedeva (dolosamente, con Renzi) sulla globalizzazione e la svalutazione di diritti, salari e partecipazione dei lavoratori, tutto l’aspetto della lotta contro razzismo, sessismo ed omofobia è stato visto come organico e funzionale ad una agenda malefica di denatalita nativa e sostituzione etnica, con tutto ciò che ne consegue in termini di sdoganamento delle idee reazionarie e pur con tutti i distinguo del caso ed evitando di criminalizzare al contrario chi ha semplici dubbi.
    Questo collante, lega, quasi a la Fusaro, la protesta contro la globalizzazione a quella contro l’immigrazione ed il progressismo in generale. Concentriamoci su questo trait d’union e vediamo l’associazione. Diritti civili antirazzismo ed immigrazione sono parte del progressismo, no, ma c’è un punto di contatto tra l’immigrazione e la globalizzazione. Se poi piuttosto che sindacalizzare gli immigrati li si taccia alla bell’e meglio di essere esrcito di riserva ed ancora un po’ crumiri, abbiamo quasi il quadro completo ma qualcosa si muove, posso citare wu ming :D https://www.wumingfoundation.com/giap/2018/06/marx-immigrazione-puntata-1/ su una certa narrazione paternalista vorrebbe gli immigrati completamente alla mercè e privi di coscienza di classe?
    I diritti civili, il femminismo diventano poi bersagli perchè alla fine prevale l’idea di scontro di civiltà, per cui è necessario controllare le donne per la natalità, in quanto con l’incertezza economica si fanno meno figli e nel frattempo si favorisce l’immigrazione e le “devianze”, allora ci deve essere qualcosa dietro, capito il ragionamento? E’ folle lo rifuggo, ma temo che sia questo, questo il sospetto instaurato, da qui la follia delle paranoie contro le lobby gay e l’”educazione gender”. Il tutto in un bel frullato dove la questione economica perde il focus.
    Perchè è chiaro che la narrativa sia “questi sono i disastri del socialismo”, nel suo caso, cosa che fa comunque alquanto ridere, riferita ad Obama.
    Certamente bisogna richiamare chi, tra gli attuali votanti che premiano Salvini, avesse votato ai referendum contro la privatizzazione dell’acqua ed il nucleare nel 2011, superando il quorum per la prima volta in decenni, contro le trivelle (pochi) nel 2015. Mi si dice come si fa a salutare Trump positivamente, se in teoria il sovranismo doveva significare emanciparsi dalla soggezione agli stati uniti.
    Continua, ma mi auguro già una discussione, critiche e spunti, senza egocentrismo eh :)

  • Ingmar

    Quindi notiamo un giochetto per tutti i gusti, chi dice che il progressismo si è inserito negli anni ’60 per azione del capitalismo che si è infiltrato per deidentitarizzare, fiaccare debosciare svirilizzare (avete capito a chi alludo ormai ;) ) e chi invece riconduce tutto al marxismo culturale della Frankfurt School, ad adorno, poi al postmoderno alla teoria critica Foucault. Era una teoria vagamente antisemita, ma è mezzo mainstream populista anch’essa.
    Il sovranismo salda la il tema secessione del ricco alla voglia di riscatto del povero, però deve fargli credere che c’è un parassita altrove a cui vengono dati soldi e che se la Nazione ne tenesse di più . Roma ladrona che dà soldi al meridione e i negher, albani o terroni che rubano il lavoro. Chissà se Bossi conosceva l’esercito di riserva…
    Ma anche il povero e lo sfruttato non guarderà a certi parassiti, se sono a chilometro zero, nè a come la svalutazione del salario comincia da ben prima del povero immigrato. Non ho capito, i crumiri e l’esercito di riserva vanno bene finchè sono nei confini nazionali, anzi nemmeno, se arrivano dal sud povero. Dove ci si ferma? Forse serve a continuare a non guardare alla causa primaria anche quando la si ha davanti agli occhi e piuttosto beccarsi come i capponi di Renzo?
    Questo post è stato più breve, nel prossimo verrò al sovranismo, ed alla moneta provando a proporre una soluzione che vada al nocciolo del potere d’acquisto relativo, il baratto, le convenzioni economiche.

  • Ingmar

    La questione nazionale e la sovranità. Io, insieme ad altri che stanno seguendo posso avere l’impressione a primo ascolto che nel voler dare importanza a questo aspetto si abbia la tentazione assecondare il vento ed una risposta a mio parere sbagliata per essere più appetibili.
    Non è necessariamento così, se ci limitiamo a dire che in effetti, almeno in parte, la perdita di sovranità impone alcune regole che non permettono di tutelare il lavoro e regolare l’economia in suo favore. Nè permette di uscire dal paradigma capitalistico che impedisce di redistribuire il lavoro restante ed il reddito prodotto con gli avanzamenti tecnologici.
    Un prima obiezione che rivolgo, ma solo a titolo di discussione: la social democrazia dei paesi scandinavi, pur con tutti i suoi problemi. Ma un malcontento cresce anche lì: E’ perchè una flessione, anche lieve degli stili di vita è considerate insopportabile, la questione immigrazione, i populismi che convincono la gente che potrebbero stare ancora meglio? Dipende anche se lì la tendenza alla concentrazione di ricchezze è meno marcata o è un trend in diminuzione.
    Veniamo ora a cosa faremmo con la “sovranità monetaria”? I dazi come Trump, la svalutazione competitiva allo scopo di proteggere un economia più “debole” secondo il modello capitalista imperante quindi più piccola da una concorrenza mondiale insostenibile e giocata sulla pelle dei lavoratori. Se parliamo di proteggere piccole economie meno produttive da una corsa insostenibile alla produttività questo è un problema anche in patria ed anche col sovranismo.
    Ci vuole anche la stesura di un piano di azione dal basso, a livello dei consumatori, più consapevolezza di come le scelte possano premiare o boicottare, certo compatibilmente con le proprie possibilità, realtà che redistribuiscono e realtà che sfruttano.
    La faccenda dei pastori e del prezzo del latte è secondo me la chiave di lettura per la sinistra, se così vogliamo chiamare una politica che si occupa di questi problemi, per capire dove si può saldare, senza soluzione di continuità il problema di un imprenditore o autonomo e quello del dipendente, talvolta para subordinato: La valutazione degli sforzi delle sue ore di lavoro in rapporto al lavoro di altri soggetti (sfruttatori), che nella giungla del liberismo è lasciato praticamente a puri rapporti di forza nudi e crudi, senza la mediazione della comunità e la consapevolezza che in parte è lei a decretare, obbedendo a tale convenzione, la validità di tali rapporti di forza. Anche se la questione pastori e, ricordiamo, agricoltori, quindi, non si inquadra direttamente nel conflitto tra capitale e lavoro, il discorso rimane valido, perchè quel conflitto, centrale nella visione socialista della realtà penso sia uno dei più importanti snodi su cui si gioca lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ed i relativi rapporti di forza, che nella fattispecie è ulteriormente riconducibile ai rapporti di forza che decidono quanto vale il lavoro di alcuni rispetto a quello di altri, ed il linguaggio e lessico comunemente accettato, dei termini in oggetto di queste dinamiche, cioè il denaro come unico elemento di mediazione dello scambio, l’intermediazione finanziaria eventuale e le relative conseguenze.
    Alla fine, secondo me il discorso è la sovranità individuale l’appropriarsi del valore e linguaggio del denaro invece di subirlo. Ma mi spiegherò in concreto, perchè detto così siamo al proclama astratto ^_^.
    Il sovranismo individua questo nodo, un paradigma che rende dipendenti da esportazioni e prestiti dall’estero più di quanto necessario e, con la crisi finanziaria incaglia la domanda interna, cioè la capacità di scambio di merci, che dipende dalla circolazione del denaro, dipendente a sua volta dalla distribuzione di posti di lavoro, relativi stipendi.
    La moneta debito emessa dalla Bce, mi pare di capire, deve essere restituita dalle banche e perchè accada serve molta produttività ed esportazioni, praticamente una continua crescita, si entra nel circolo vizioso dei titoli di stato con ulteriore debito, ma non ho spazio per approfondire al momento.

    Arrivando al punto, in una società dove si produce, si deve poter scambiare, noi lo abbiamo delegato alla moneta, se questa non circola non si riesce a farlo, non si scambia quanto si produce e la produzione diminuisce, creando scarsità artificiale.
    Teoricamente ci dovrebbe essere abbastanza moneta circolante da rappresentare la ricchezza. Ma ci sono diversi aspetti, a questo proposito, una congestione di soldi che si accumulano nelle mani di poche persone e di conseguenza non circolano, in secondo luogo (non so se per importanza) i rubinetti del credito al consumo o ai progetti a secco, dove la finanza si allontana dall’economia reale e preferisce investire in altri prodotti e contratti finanziari, quindi lo stato che non può produrre moneta è solo uno di questi aspetti.
    Se non sbaglio il keynesismo consiste nel mettere in circolo nuova moneta in ragione della produzione, di modo che sia da subito scambiabile. Quindi un fluido per il baratto insomma.
    Perchè il problema è questo, se l’oro è moneta si diventa dipendenti da esso per gli scambi.
    Cosa ne deduciamo, che la società deve essere in grado di attribuire potere d’acquisto e ognuno di noi ad emettere una sorta di “buono” relativo al proprio prodotto, opportunamente messo in pegno.
    Inoltre se circola poco denaro, dovremo a questo attribuire più valore, tramite sconti solidali mirati a chi consideriamo sfruttato e sottopagato. Si dirà, come paghiamo le bollette nella sola valuta accettata?
    Beh, già con un circuito di poche persone si può fare in modo che quello che ogni persona che partecipa non guadagna, lo risparmia altrove, che poi è il principio del baratto.

  • Ingmar

    “I dazi come Trump? la svalutazione competitiva allo scopo di proteggere un economia più “debole” secondo il modello capitalista imperante quindi più piccola da una concorrenza mondiale insostenibile e giocata sulla pelle dei lavoratori?”
    mancavano dei dovuti punti di domanda ;) .

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