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Il Venezuela e i sinistri “critici-critici”

L’autoproclamazione di Guaidò rappresenta a tutti gli effetti un tentativo di colpo di Stato, ed è davvero difficile, se non impossibile, provare a descrivere diversamente quello che sta avvenendo in questi giorni in Venezuela. Un tentativo che fortunatamente, almeno per ora, non ha avuto gli sviluppi che auspicavano a Washington, ma che però è ben al di la dall’essere stato scongiurato, come dimostra l’esproprio dei conti bancari della PDVSA negli Stati Uniti. Miliardi di dollari pubblici sottratti allo stato venezuelano e messi arbitrariamente a disposizione di un golpista, il tutto in barba ad ogni legge del diritto internazionale.

Ora immaginate solo per un momento cosa sarebbe accaduto se Bernie Sanders si fosse dichiarato unilateralmente Presidente degli Stati Uniti invitando l’esercito alla diserzione, magari contestando l’irregolarità delle presidenziali del 2016 adducendo come prova l’interferenza dei russi nel processo elettorale. Con ogni probabilità il “mondo civilizzato” che oggi plaude al “giovane ribelle” di Caracas lo avrebbe preso per matto, oppure ignorato. Probabilmente sarebbe stato anche arrestato e processato nel giro di qualche ora, visto che l’ordinamento giuridico nordamericano prevede il reato di cospirazione.

Oppure pensate a cosa sarebbe accaduto se Jeremy Corbyn, dallo speaker corner di Hyde Park, avesse annunciato urbi et orbi di aver spodestato Theresa May, garantendogli però, magnanimamente, l’amnistia. Anche in questo caso la risposta sarebbe stato un pulmino con le lucine blu lampeggianti e una di quelle camice bianche con le maniche lunghe lunghe che arrivano fin dietro la schiena, oltre che a una bella dose di tranquillanti.

E invece dopo nemmeno qualche ora dalla sua autoinvestitura Guaidò, un illustre sconosciuto a cui mancava solo di dichiararsi la reincarnazione di Napoleone, è stato immediatamente riconosciuto come legittimo presidente dagli Stati Uniti e dai suoi satelliti latinoamericani. D’altronde, verrebbe da chiedersi, se l’imperatore Caligola fece senatore un cavallo, perché mai Trump, che evidentemente si crede anche lui imperatore, non dovrebbe far presidente un asino?

Ieri, dopo i passi falsi all’Oea e all’Onu,  è stata la volta del riconoscimento di Guaidò da parte di Australia e Israele e, tempo qualche giorno, siamo sicuri che arriverà anche la consacrazione formale dell’Unione Europea. La farsa di un mitomane con la feluca immaginaria in testa rischia così di volgere rapidamente in tragedia, come abbiamo già visto in Jugoslavia, Iraq, Libia e Siria, solo per parlare degli “interventi umanitari” di questi ultimi anni.

Ora, di fronte a questo che, come abbiamo detto, è un vero e proprio golpe con mandanti internazionali, ognuno sul pianeta ha svolto diligentemente la sua parte in commedia. Nessuno si è sottratto al suo ruolo.

Televisioni e giornali di tutto il mondo hanno cominciato a costruire il frame orwelliano dentro cui inquadrare un possibile intervento militare: il golpista è così diventato il “giovane ribelle”; il presidente legittimo (democraticamente eletto con il 67,84% dei consensi solo 9 mesi fa) si è trasformato in un “dittatore”, un “despota feroce”; la rivoluzione bolivariana sarebbe in realtà un “regime liberticida” (nonostante dal 1998 ad oggi si sia votato per ben 25 volte); quelli che da noi verrebbero stigmatizzati come dei violenti black bloc sfasciavetrine sono stati invece promossi al ruolo di “combattenti per la libertà”peccato che invece delle vetrine delle multinazionali questi diano alle fiamme biblioteche pubbliche e ambulatori medici; il linciaggio dei chavisti di pelle scura si è tramutato in “azioni di protesta”, e così via traducendo nella neolingua dell’imperialismo.

Anche l’apparto politico di quello che noi veteroleninisti ci ostiniamo a chiamare il centro imperialista non è stato da meno. Centrodestri e centrosinistri, conservatori e liberali, sovranisti e globalisti… tutti hanno messo da parte le differenze ed hanno serrato i ranghi. Dimostrando che quando si tratta di combattere contro chi prova a costruire una società diversa da quella dominata dal mercato non ci sono differenze politiche che tengano.

Fin qui, però, tutto rientra nella “normalità” della funzione che ognuno svolge, più o meno consapevolmente, all’interno della lotta tra le classi. Peccheremmo di ingenuità stupendocene. Meno “normali” e scontate sono state, però, alcune prese di posizione che ci è capitato di leggere in questi giorni da parte di (cosiddetti) compagni che potremmo definire “critici-critici” e che, a golpe ancora in corso, non hanno resistito alla tentazione di salire in cattedra (d’altronde molti di loro sulle cattedre ci lavorano) a dispensare lezioni e reprimende a quei buzzurri dei chavisti.

Due esempi su tutti, anche se la lista si potrebbe allungare di molto.

In un articoletto pubblicato da R/project col significativo titolo “Con il distacco necessario” (leggi), il professor Joseph Halevi, dopo aver inquadrato come un rigurgito campista le manifestazioni di solidarietà con il Venezuela che si sono tenute in questi giorni, e dopo aver premesso lui stesso “non sono uno specialista dell’America Latina”, ci rende prima partecipi dei suoi ricordi di un convegno in Uruguay da cui trasse la conclusione inequivocabile che “i chavisti erano fuori da ogni discorso razionale”. Poi ci rende edotti sul fatto che gli organismi attivi di “potere popolare” altro non erano/sono che le gang delle guapperie di Caracas riorganizzate dal governo ed inquadrate da esso. Prima di Chavez facevano criminalità di strada. Ora hanno poteri di intervento politico polizieschi col governo che ha dato loro delle moto ecc.”. Infine ci assicura che “ Maduro non ha la fiducia della maggioranza della popolazione. Ne sono assai certo.”

In buona sostanza, stando a quello che scrive il professor Halevi, l’esperienza bolivariana si ridurrebbe quindi a un gruppo di fanatici che, grazie a dei criminali comuni plebei, governano senza il consenso dei venezuelani. Amen.

Ad andarci giù ancora più pesante, se possibile, è però il professor Antonio Moscato che, in un articolo pubblicato per il sito Popoff (leggi), ci spiega come in realtà il vero golpista non sia Guaidò, ma… colpo di scena… Nicolas Maduro. Ebbene si, avete letto bene, e questo perché nel 2016 in seguito ad alcune evidenti irregolarità “il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) nominato dalla precedente assemblea a fortissima maggioranza chavista, annullò l’elezione di tre deputati nello spopolato Stato di Amazonas, dichiarando poi decaduta l’intera Assemblea, che avrebbe dovuto essere sostituita da una commissione del TSJ. Era un vero e proprio golpe.” Come se non bastasse il benemerito accademico ultrasinistro, che in realtà ci ricordavamo qualche anno fa intento a spalare merda su Cuba, sposa in pieno la tesi dell’estrema destra venezuelana sulle presunte irregolarità delle recenti elezioni presidenziali arrivando quindi alla conclusione che “pur considerando una sciagura la crescita dell’opposizione di destra e socialdemocratica appoggiata da USA e UE, e che a giudizio di diversi compagni presenti il 23 gennaio è riuscita per la prima volta a coinvolgere alcuni dei barrios tradizionalmente chavisti, non me la sento di considerare LEGITTIMA la rielezione di Maduro, avvenuta a carte truccate.”

Lasciamo a chi legge giudicare quale sia la distanza tra le tesi sostenute da Moscato e quelle portate aventi dall’amministrazione statunitense per giustificare un eventuale intervento militare. Appare grottesco, però, che a muovere critiche così ingenerose siano solitamente personaggi e micro partiti che non hanno mai, nemmeno da lontano, tentato di trasformare in realtà la propria idea di società, e che oggi non riescono a raccogliere consensi nemmeno nel condominio in cui abitano. Ci tornano in mente i versi di De Andrè, mai così puntuali: così una vecchia mai stata moglie, senza mai figli, senza più voglie, si prese la briga e di certo il gusto di dare a tutte il consiglio giusto.

Crediamo che ogni processo reale non possa essere esente da errori, passi falsi, fallimenti e contraddizioni. D’altronde chi apre nuovi sentieri non ha né mappe né manuali a cui rifarsi. E la storia che si fa concretamente nelle strade e nelle fabbriche è fatta di sangue, sudore e merda ed è ben diversa da quella che si immagina nell’ambiente sterile di qualche aula universitaria. Questo non significa che le esperienze non debbano essere sottoposte a critiche anche serrate, anzi. E questo principio vale anche e soprattutto per la rivoluzione bolivariana, in cui la generosità dei compagni si scontra quotidianamente con lo iato materiale che c’è tra “stare al governo” e “stare al potere”. Ma c’è un tempo per la critica e uno per la solidarietà incondizionata con chi viene aggredito, e questo non è certo il momento di mettersi a discettare sugli  errori presunti o reali del chavismo. Non è campismo, è internazionalismo. E chi non lo capisce può andare a far in culo!

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73 comments to Il Venezuela e i sinistri “critici-critici”

  • Il problema è molto più ampio...

    Purtroppo ci sono molte altre componenti del cosidetto movimento “antagonista” che non si schierano apertamente contro il golpe,proclamano una finta indifferenza che diventa complicità.Parlo di quella parte di movimento che accolse con giubilo le varie “primavere arabe”,la guerra civile siriana,quella libica,il golpe in ucraina.Per questi signori,basta la vista di qualche manifestazione di piazza con scontri per non capire più niente,per iniziare ad applicare la distinzione manichea popolo/bene,stato/male,le cose si sono rivelate molto più complesse di cosie la presunta bonarietà con la quale si muovevano le popolazioni in rivolta,ha lasciato il posto allo scontro tra imperialismi.In poche parole non ci sono stati avanzamenti rivoluzionari in questi paesi ormai mi sembra chiaro.Come dite voi ora è il tempo della compattezza e di respingere gli attacchi imperialisti poi se vinceremo ne verrà un tempo della doverosa critica ad un sistema quello venzuelano,che ha prodotto anche corruzione e scelte economiche rivedibili oltre che avanzamenti nella lotta di classe.
    Comunque il problema al nostro interno andrebbe risolto, ci sono “strutture” che appoggiano movimenti di lotta solo in base alla copertura mediatica che hanno sui media borghesi, cercando di mettere il capello per sfuttarne la forza in Italia.Va da sé che non c’è niente di internazionalista in tutto ciò,anzi si è legati a doppio filo a una discorso edificante democratico e occidentale.Non si può più fingere che questo problema non
    Esista,abbiamo perso,salvo in pochi casi ogni autonomia di discorso.Scusate il pippone vorrei dire altre cose ma mi fermo qua

  • Hirondelle

    La storia del Venezuela e dei suoi cantori è semplicemente ributtante, quella del furto bancario poi spettacolosa. Tra l’altro un pessimo precedente per chi invoca la sovranità nazionale e al tempo stesso applaude il golpista.

  • Gino

    C’era da aspettarselo… già il rifiuto dei “democratici occidentali” di mandare gli osservatori internazionali alle elezioni del maggio scorso, delegittimando così già in anticipo il risultato del voto, fa capire come abbiano programmato il colpo di stato.
    Aspettavano solo il via da Bolsonaro, la scivolata di Morales su Battista e lo shutdown di Trump.
    Nulla accade per caso.

  • Nulla di nuovo a “sinistra”.
    Teniamo presente che gli spartachisti, nella Germania del primo novecento, furono trucidati anche dai socialdemocratici, e nessuno ha mai parlato di terrorismo.

  • sandrone

    gli ‘arancioni’in Ucraina, i curdi in Siria, i Guaidò in Venezuela.
    Stessi mandanti, stessi padroni, stessi dollari, stesso modus operandi, stesse pubblicità mainstream di contorno, stessi interessi: cambia, per contingenza geografica, solo la servitù.

    • Ingmar

      So che si criticano spesso i curdi, i quali però sono spesso vittime, usati e abbandonati, più che collaborazionisti. Hanno combattuto l’Isis, non sono diciamo i “ribelli siriani”.
      Ho notato che molti “rossobruni” o presunti tali, ne parlano male perchè ospiterebbero basi Nato, ma mi sembra una base insufficiente, dico questo condividendo che non vadano esaltati oltre misura, come lo stesso vale per Maduro, senza perdere di vista che quello contro il Venezuela è un golpe a tutti gli effetti apposta per i padroni che vogliono il via libera all’appropriazione delle risorse, che affamano il paese con le sanzioni per poi dare la colpa al socialismo.

      • Roma

        sui curdi fai confusione, molta confusione, ma non bisogna dirlo perche militant dice che è fuori contesto e tu che altrimenti si rossobruni! mah, mi aspetto tra qualche mese che in fondo Maduro se l’è cercata!

      • Ingmar

        Non ho detto che chiunque critichi i curdi sia rossobruno, anche quando non condivida la critica, ci mancherebbe, dipende da come è impostata.
        E ben venga perchè tutto va visto criticamente dai curdi al Venezuela, non che con questo stia condividendo gli argomenti di Moscato, se non che opporsi al golpe è un punto fermo, visti gli interessi che lo muovono per quanto si possa condividere o meno sbagliando o meno la politica di Maduro. Soprattutto l’accusa di immiserire il popolo senza parlare delle sanzioni e del bloqueo (Anche se forse mi sbaglio ma moscato le ha citate).

  • Giuliano

    Avete scritto bene voi in un post su facebook: chi tace è complice, chi tentenna pure. Sono davvero molto incazzato. Questo è peggio dell’assurdo “neneismo”… Questa è intelligenza col nemico!

  • …che poi la sconfitta di Maduro (speriamo di no, ma.…) non farebbe altro che ridurre ancor di più i già scarsi margini di intervento ideologico-culturale-politico in senso anticapitalista. Ma sono vent’anni che la “sinistra” ha bellamente disertato la questione del Socialismo del Siglo XXI.
    E nemmeno riesco ad inquadrare con chiarezza la necessità di pubblicare su Infoaut un pezzo di Raul Zibechi sul Venezuela che, oltre a dare qualche informazione interessante dice testualmente:
    […]“Iniziare dal Venezuela, come sottendono le strategie di Washington, è cominciare dal punto più debole. Il regime conta sull’appoggio di un settore di popolazione, probabilmente un terzo, e di una parte delle forze armate impossibile da quantificare.
    In Venezuela per di più le elezioni sono illegittime e usate come scusa minima per mantenere in piedi la facciata di una democrazia inesistente. Niente di molto diverso da ciò che succede in Honduras e Guatemala, per esempio.”[…]

    • Il problema è molto più ampio...

      Bravo…quando sopra parlavo di “strutture” ce l’avevo con loro…ma sai come ho già detto è più facile sostenere i curdi amici di trump con la copertura mediatica che hanno che IL Venezuela sotto attacco da tutte le parti…sai tutti quei servizi su la7 che,intervista i combattenti italiani in curdistan,le foto delle guerrigliere su tutti i bei giornaletti da repubblica all’ “internazionale” fanno gola…certo Maduro non è un bel partito tutti i media ne parlano male!!!per loro è meglio non schierarsi troppo per non avere problemi con nessuno

      • Ingmar

        I curdi amici di Trump?

      • Il problema è molto più ampio...

        Compagno succedone cose strane nella nato, ti sono sfuggite le ultime dichiarazioni di Trump contro Erdogan nelle quali l’America minaccia pesanti ritorsioni in caso di attacco turco all’ypg…ora mi sembra molto significativo che un paese nato ne minacci un’altro per difendere dei guerriglieri comunisti..te che dici?non lo so io continuo a farmi delle domande,le risposte cominciano a non piacermi…Negli anni ho visto iniziative,ho letto cose sul Rojava,ne ho sentite di tutti i colori,addirittura anarchici(in Spagna) che difendevano l’alleanza con l’America in nome della real politik,qualcuno mi ha risposto che”che anche i partigiani comunisti in Italia prendevano le armi dagli americani” cosa per lo più falsa.. prima dicendo “amici di Trump” ho voluto provocare,perché mi sembra che ci sia troppa accettazione acritica di tutto quello che viene dal Rojava e vorrei invece vedere più dibattito franco tutto qua.

      • Ingmar

        Ciao a te compagno , non mi sono sfuggite, infatti la faccenda è schizofrenica, mi sembra che al tempo stesso appoggi anche l’ingerenza isrealiana nel territorio siriano, per bombardare postazioni iraniane ma non solo. Poi i curdi sono appoggiati anche dalla Russia, da prima che si alleasse con Erdogan, non so bene per cosa, e li hanno fatti ritirare dalla zona al confine con la Turchia lasciandogliela riprendere e probabilmente contrattando che non rivendichino oltre. Qui mi sembra nè Trump nè la Russia li hanno difesi. l’anno prima li appoggiava già Obama nella lotta all’Isis, che comunque è il risultato del golpe voluto dalla Clinton nel suo primo mandato, di cui Obama è stato complice ma che poi nel secondo mandato e già prima della fine del primo non ha proseguito nella linea da lei desiderata. Credo che il violento golpe fosse voluto anche dai sauditi, ovviamente con le armi degli americani.
        Quanto ad alleanze o pseudotali strane, ce ne sono parecchie ed è giusto farsi domande, ma allora anche Erdogan appoggia il Venezuela insieme a Putin, se è per quello, dovremo allora dire che è amico del liberticità Erdogan (: ?

  • @il problema: concordo.
    Senza poi contare che, sempre da fonti ospitate e condivise da Infoaut, i cosiddetti compagni di Chuang.org (http://chuangcn.org/), che si occupano di Cina, quando sottoscrivi la loro newsletter vai a finire qui: https://www.axios.com/
    che è molto interessante ma non c’entra nulla con una visione antagonista delle cose!

  • Militant

    Cosa c’entrano i curdi col Venezuela? Rimaniamo sul topic per favore.

  • Gino

    Autorevoli storici raccontano anche che più che la resistenza vietnamita e le mobilitazioni internazionali, furono gli stessi yankee a spingere per il ritiro, causa le troppe bare e mutilati che tornavano dal Vietnam.
    Con la prima guerra del golfo, e poi l’Iraq e poi l’Afghanistan, lo strapotere militare USA e pochi scarponi sul terreno, anche se foraggiato più che i precedenza dagli alleati, siamo di fronte a una “morìa” quasi nulla dei militari impegnati, e questo dà più fiducia a quel famoso deep state che ha messo Trump alla Casa Bianca.
    E se c’è meno timore di vedersi tornare a casa i “giovani” morti o martoriati c’è anche più “audacia” per compiere azioni contro ogni giurisdizione internazionale. Insomma… la vedo dura per il Venezuela.

  • quetzal

    mettere tutto insieme , in un minestrone acido, i kurdi ,le primavere arabe (come se egitto e tunisia fossero la stessa cosa di siria e libia), la contra venezuelana e chissa cos ‘alro, è semplicemente indecent. W Maduro

  • Tatti

    Quindi secondo questa logica quando Rosa Luxemburg storceva il naso davanti alle modalità con cui i bolscevichi trattarono l’assemblea costituente, non lesinando critiche anche pesanti, e anche di legittimità dell’operato, si stava ponendo sullo stesso piano dei bianchi controrivoluzionari? Stava dall’altra parte della barricata? Seriamente, vorrei capire.

    • Ci stai dicendo che Rosa Luxemburg era equidistante tra i bolscevichi e la controrivoluzione dell’armata bianca? La sua posizione era nè con Lenin nè con Kornilov? Seriamente, vorremmo capire.

      • Tatti

        La posizione di Rosa Luxemburg era di sostenere la rivoluzione bolscevica e allo stesso tempo criticare Lenin e Trotskij, nel vivo della rivoluzione stessa (e con la guerra civile e l’aggressione imperialista in corso!). Che poi lei avesse ragione o torto è un altro discorso. Ma nessuno si sognò mai di dire che “sposava in pieno le tesi dell’estrema destra”, che io sappia.

      • Allora il tuo esempio non calza.

  • sandrone

    Non si capisce perchè dovrebbe essere un minestrone additare, ovunque stiano, il fatto di “CHI STA COI…” e di chi invece no.

    Ma pur di non rischiare l’etichetta di ‘rossobrunisti’… faremo una nuova ennesima ‘amnistia togliattiana’ inter nos?

    Chi attacca (Chavez) Maduro è lo stesso che attacca Assad, lo stesso che ha attaccato l’Ucraina, il Vietnam…etc etc.
    Ed ogni volta, sul campo: lo fa grazie alla manodopera di paritetici SERVI prezzolati di turno.

    Piacciono i burattini curdi? E battetegli le mani.

    Ma almeno si abbia la decenza di smetterla con il repetita della verognosa propaganda mainstream dei “curdi che han combattuto l’isis”
    a) come se fossero stati gli unici (e non è vero!), come se avessero fatto chissà che (e non è vero!!!)

    b) come se Raqqa l’avessero liberata loro e non i bombardamenti a tappeto degli americani che han raso al suolo completamente la città causando migliaia di vittime innocenti

    c) come se avessero davvero combattuto contro l’Isis (quando invece l’Isis si è ritirato senza opporsi minimamente) durante la ultra rapidissima avanzata praticamente senza scontri sull’altra riva di Der-Eizzor, pur di occupare i pozzi di petrolio degli Omar Fields e pozzi nei dintorni per conto degli americani

    d) come se nei più recenti combattimenti attuali, in prima fila non mandino quelli di etnia araba delle tribù locali, che forzatamente obbligano alla leva obbligatoria

    e) e soprattutto con la menata che sono stati abbandonati dai siriani (la farsa cinematografica propagandistica dell’epopea di Kobane, tzè!), quando per primi loro han sempre rifiutato l’aiuto che l’esercito siriano -che combatte per tutta la Siria e per tutti i siriani- (che tra l’altro stavano messi pure peggio di loro, in quanto ad attaccati da tutte le parti da quaedisti, isis, ribelli moderti etc etc.
    Riprendetevi in mano le cartine della Siria di quegli anni!!! e guardatele).

    Se poi, i curdi piacciono così tanto… impossibile non piacciano anche i leghisti.
    KURDISTAN = PADANIA
    paro paro.

  • Tatti

    @ Militant

    Perché non calza?

    • Perchè Moscato, oltre a ritenere Maduro un presidente illegittimo, gli da del golpista. E sono gli stessi argomenti di Trump, Guaidò e dell’estrema destra venezuelana. Essere fintamente equidistanti in questa fase significa contribuire al tentativo di isolare chi viene aggredito. Semplice.

  • Tatti

    “…pur *considerando una sciagura la crescita dell’opposizione di destra e socialdemocratica* appoggiata da USA e UE…”

    “*Opporsi all’attacco di uno o più paesi imperialisti* non deve attenuare la critica…”

    La posizione e il lato della barricata non sono chiari?

  • Pablo

    @ Tatti

    Per come la vedo io, il tuo ragionamento avrebbe senso se Moscato – e i vari Moscato di turno – rilevassero qui degli elementi nuovi, originali, riguardo alla situazione in questione.
    Al contrario, il problema di Moscato – e dei Moscato di turno – è che ogni qual volta si ripetono episodi analoghi (cioè, in estrema sintesi, ingerenze internazionali nella politica interna dei vari paesi “non allineati” al blocco di consenso statunitense) i vari Moscato prendono sempre, inequivocabilmente, la stessa medesima posizione. Nel momento in cui le vicende costringono inevitabilmente a schierarsi (da una parte o dall’altra del golpe, ingerenza, proxy war, rivoluzione colorata, eccetera), i Moscato di tutto il mondo decidono di non schierarsi, per ciò stesso appoggiando le ragioni del più forte. La scusa è sempre la solita: siccome in Venezuela (e in tutti i Venezuela del mondo) “non c’è il socialismo”, inutile perdere tempo nel difendere una causa che non ci appartiene. E’ un gioco delle parti interno al capitalismo, quindi indifferente per il proletariato.
    Ora, all’ennesimo episodio in tal senso, al ventesimo o cinquantesimo caso in cui Moscato e quelli come Moscato si schierano con l’imperialismo Usa, ad un certo punto uno inizia a dubitare della sincerità delle critiche “da sinistra” ai diversi Stati colpiti dalle ingerenze Usa. Comincia a pensare male, credendo che si tratti solo di dispute intellettuali che, con ragionamenti forbiti e presuntamente progressisti, servono solo a “buttarla in caciara”.
    Ecco, paragonare Moscato, uno a cui nessuno torcerà mai un capello perchè prezioso velo dissidente che invera le ragioni costitutive della democrazia liberale (“lo vedete”, ci dicono, “anche un estremista come Moscato può parlare”), paragonarlo a Rosa Luxembourg, uccisa perchè rivoluzionaria e per mano socialdemocratica, significa equivocare totalmente il senso delle vicende storiche. Moscato è un utile servo del sistema sotto-culturale capitalistico. Non altro. E per questo vivrà in eterno, sopravviverà a se stesso, vedrà replicata la sua persona nel massimalismo parolaio di cui si compone il campo del controllo liberale sulle ragioni della rivoluzione. E’ così dalla notte dei tempi, con buona pace delle ragioni ultra-socialiste poste alla base delle critiche del Moscato di turno.

  • Il problema è molto più ampio...

    La cosa che mi delude di più è che nonostante gli attacchi senza pietà che riceviamo,non ci sia mai unità nemmeno su una cosa basilare come l’antimperialismo.Mille però,mille distinguo che in realtà aiutano solo il nemico.Allende non era di certo il più rivoluzuonario del mondo, ma penso che a nessuno all’epoca sia saltato in mente di non difendere il Cile davanti al golpe vergognoso,oggi siamo qua a sgomitare per far svegliare un movimento (spocchioso,iperidealista, che ha perso ogni contatto con la realtà)davanti all’ennesima aggressione Usa ad un paese socialista.La critica e l’analisi sono sempre necessarie per migliorare,ma se vengono fatte facendo l’eco a campagne mediatiche borghesi vuol dire stare dalla parte dell’imperialismo.

  • sandrone

    @Il problema è molto più ampio…
    concordo.
    eppure, prima o poi, il bandolo di questa mania lo si dovrà pur trovare e correggere

  • Militant

    @ sandrone

    E’ vero, ci sono innegabilmente delle convergenze negli atteggiamenti di coloro che hai elencato rispetto alle vicende internazionali di questi ultimi anni. Il calderone che proponi però non contribuisce alla chiarezza, anzi, rende tutto il quadro più confuso.

    I curdi possono “piacere” o meno, ma non c’entrano nulla col Venezuela o l’America latina: perchè tirarli in ballo in questo caso? Secondo poi, il problema sono (sarebbero…) i curdi, o quel pezzo di sinistra europea che in loro vede un tentativo di superare le dicotomie novecentesche?

    Perchè nel primo caso rispondiamo che i curdi *non sono* un problema: lottano per la loro indipendenza, ed è perfettamente inutile stare qui a sindacare di come lo fanno. Nel secondo caso, invece, ci siamo espressi a sufficienza in passato: il “modello” politico generale che si vorrebbe estrapolare dalla vicenda curda è utilizzato da una certa sinistra per fare i conti con il Novecento.

    Quello che a una certa sinistra europea interessa dei curdi è in diretta contrapposizione coi caratteri del socialismo per come ha preso forma nell’Ottocento e nel Novecento. Peraltro, non ci sarebbe nessun problema a ragionare su questa evoluzione. L’importante è presentarla come tale. E invece il dialogo avviene per mezzo di un sottile inganno ideologico: a chi critica il modello curdo come modello generale viene sbattuta in faccia la loro lotta particolare (“cosa vuoi starne a parlare, loro sparano tu parli su internet”, e cose simili); per chi si vorrebbe limitare ad apprezzarne la portata specifica e relativa, viene ricordato il carattere universale dei caratteri di tale lotta (“facciamo come i curdi”: cosa significa fare come i curdi?). Non se ne esce.

    La tua chiosa (KURDISTAN = PADANIA), poi, smaschera il tuo approccio confusionario e inconcludente. Si potrebbe rispondere: Kurdistan=Catalogna, Kurdistan=Euskal Herria, Kurdistan=Irlanda, e via di questo passo. Non c’è nulla di positivo o negativo, di per sè, in una lotta per l’indipendenza. Tutto dipende dal valore politico che si da nella lotta, per mezzo di essa e oltre questa. Quindi, anche per noi il Kurdistan dev’essere libero e indipendente. Punto. Se poi vogliamo ragionare sul significato politico generale del revisionismo socialista curdo (di questo si tratta, seguendo i pensieri scritti dallo stesso Ocalan, non di altri), potremo ben trovarne di limiti. Ma solo su di questo ha senso parlarne e criticarne. Non sul diritto curdo di determinare la propria lotta.

  • sandrone

    @militant
    dissento dalla vostra risposta e su più punti.

    * “I curdi possono “piacere” o meno, ma non c’entrano nulla col Venezuela o l’America latina: perchè tirarli in ballo in questo caso?”
    1) perchè quello di Guaidò è un palese tentativo di golpe imperialista
    2) perchè ne consegue che si sta appunto parlando di ‘IMPERIALISMO’, e imperialismo, lo dice il nome stesso, non è roba piccola piccola legata ad una unica coordinata geografica specifica, ma anzi proprio l’opposto.
    3) perchè la ‘manina imperialista’ è la stessa in entrambi i posti (e se non si impara dal passato… difficile risolvere il presente)
    4) perchè in entrambi i casi ci sono interessi e sfere di influenze da manipolare
    6) perchè in entrambi i casi, ci sono i servi venduti che fanno sul campo il lavoro sporco dei e per i loro padroni

    Mea culpa, invece, a non far maggiormente pesare la più diretta somiglianza col metodo (sempre finanziato e pompato dallo stesso imperialismo) usato per l’Ucraina, ma in fin dei conti non è che in Siria coi curdi gli ordini del loro padrone siano poi stati tanto differenti (nel senso che non li hanno usati direttamente come carne da cannone contro il legittimo Presidente Assad, ma li hanno usati maggiormente come pedine di stretta sottrazione di territorio alla Siria).
    Ma del resto, a me, trovare differenze concrete e fattuali tra YPG e AZOV: mi risulta assai difficile

    * “nel primo caso (piacere o meno ma non centrano col Venezuela) rispondiamo che i curdi *non sono* un problema: lottano per la loro indipendenza, ed è perfettamente inutile stare qui a sindacare di come lo fanno”.

    1) non saranno un problema per i sound system e le serate benefit nei CSA in Italia, ma lo sono in Siria per i siriani: sia per quelli di etnia araba nei territori da loro militarmente occupati, sia per i siriani tutti per la sottrazione delle risorse energetiche dei vari campi petroliferi che hanno occupato su ordine dei loro padroni
    2) non è affatto inutile sindacare ‘come lottano’ (sic), perchè se dipendi per armi soldi addestramento pubblicità ordini e direttive…sei un servo e bbasta, e non lotti ma ubbidisci.

    * “La tua chiosa (KURDISTAN = PADANIA), poi, smaschera il tuo approccio confusionario e inconcludente. Si potrebbe rispondere: Kurdistan=Catalogna, Kurdistan=Euskal Herria, Kurdistan=Irlanda, e via di questo passo.

    1) ed infatti ne è la stessa chiosa, solo che… se dici “Euskal Herria” tutti i compagni (e io per primo) a battere le mani, se dici ‘Padania’ tutti a fischiare e a dire fascisti alle camice verdi (e io per primo).
    Perchè? Perchè se, vostre parole, “Non c’è nulla di positivo o negativo, di per sè, in una lotta per l’indipendenza” [cit]? Perchè i compagni non hanno mai lottato per l’indipendenza della Padania (e per fortuna!!!)?
    Semplice, perchè una lotta non basta che sia una lotta in sè per essere apprezzata, ma dipende da cosa si porta dietro e appresso come idee e modalità.
    Solo che, i curdi, in Siria (sottolineato Siria, mica in Turchia!) si portano dietro solo ed esclusivamente gli interessi imperialisti americani, sauditi ed israeliani e basta.
    Null’altro che quello, come del resto è ovvio non essendo liberi di scegliere nulla dipendendo interamente dai soldi dalle armi e dalla copertura aerea americana.

    2) quindi, giriamo la frittata e chiedo: ma se negli anni vi siete spesi per i baschi e per gli irlandesi: perchè non avete fatto lo stesso per la Padania?
    Ovviamente, e lo scrivete, perchè, “Tutto dipende dal valore politico che si da nella lotta, per mezzo di essa e oltre questa” [cit]. E siamo d’accordo.
    Ma, facciamo a capirci: ma che “valore”[cit.] date al fare le utile servette mantenute degli imperialisti americani?
    E’ cosa che ritenete si ossa far passare in secondo piano? Forse voi si. Io la penso differentemente.

    * “Se poi vogliamo ragionare sul significato politico generale del revisionismo socialista curdo (di questo si tratta, seguendo i pensieri scritti dallo stesso Ocalan, non di altri), potremo ben trovarne di limiti. Ma solo su di questo ha senso parlarne e criticarne. Non sul diritto curdo di determinare la propria lotta.

    1) e come si sposa il “diritto” (sic) curdo di “determinare la propria lotta” col prendere ordini ogni giorno ed ogni giorno dire ‘signorsì’? Cioè, fatemelo capire un pò perchè arrivarci mi è impossibile.

    2) e dove termina il “diritto”(sic) curdo?
    Termina nella creazione dello Stato del Kurdistan (a spese della Siria chissà poi perchè)? o poi prosegue nel “diritto” di un Kurdistan del Nord (padanico) e Kurdistan del Sud (da Raqqa in giù kurdistan non è più)? E se poi il Kurdistan del Nord non si sente abbastanza del Nord rispetto a quei terroni del Kurdistan del Nord ma che stanno un pò più a sud?
    Va tutto bene? è tutto ok perchè è “diritto curdo di determinare la propria lotta” [cit]?
    Avete presente l’Italia (che ancora non lo era) dei comuni in guerra tra loro? Ognuno che esercita il proprio diritto di determinare la propria lotta… Perchè insomma, i modenesi non son mica genovesi nè i genovesi son romani nè i romani son avellinesi… eppure ci son compagni in tutte queste città… dividiamoci, dividiamoci, dividiamoci! echecazzo, siam liberi di determinar la nostra lotta… solidali con l’Aska, ma in culo al Prenestino?
    E’ questo il sogno dell’andazzo?
    …’xxx di tutto il mondo unitevi’… non dividetevi. unitevi. unitevi contro il nemico comune… ma se, come le ypg/sdf, ti fai servo del nemico comune e col nemico comune ci vai a braccetto, ehm ehm… ma che vogliono da me!? col cazzo che hanno la mia solidarietà! Ma anzi, ma proprio il contrario.

    Ma facciamo pure finta che… solo che allora, lo stesso “diritto” dal loro punto di vista, ma proprio proprio proprio lo stesso, ce l’hanno anche i Turchi nei confronti dei curdi (per non parlare dei siriani che i curdi li hanno pure anche sempre accolti e tuttora non li considerano estranei). oooh, ooops!
    Quindi che si fa? ci si schiera per “par condicio di medesimo diritto” anche con Erdogan? … vabbè, tanto, già si sta con i proxy degli americani, che sarà mai stare anche con Erdogan che stando nella Nato sta con gli americani :)

    ***DOMANDA extra

    I palestinesi (Liwa Al-Quds, ad esempio) combattono al fianco e assieme ai siriani contro isis, ribelli moderati (HTS, ossia al quaeda), etc etc, per difendere l’integrità della nazione siriana dagli attacchi dell’imperialismo americano e dei loro proxy.

    I curdi, non combattono nè assieme nè a fianco all’esercito siriano (e pure combattono assai poco se è solo per quello), nè per l’integrità dello stato siriano a cui, invece, cercano di sottrarre risorse e terra, e lo fanno da proxy prendendo soldi e armi e ordini dagli imperialisti americani.

    Nella nuovalingua del 2019, toccherà dare dei ‘fascisti’ ai palestinesi, e dei ‘compagni’ ai curdi?

  • Tatti

    Penso che l’ultimo intervento di sandrone sia molto utile, perché consente di capire benissimo quali sono gli esiti di una certa sempre più diffusa impostazione sedicente antimperialista quando rimuove totalmente qualsiasi linea e riferimento di classe, e qualsiasi definizione classista di imperialismo, sostituendoli con la difesa dell’ “integrità nazionale” e con una malintesa demarcazione antimperialista, che è in realtà un rovesciamento speculare meramente geopolitico (=tutto ciò che ricade fuori dall’imperialismo è *di per sé* antiperialista, e tutto ciò che si oppone a ciò che è di per sé antiperialista è manovrato da/emanazione dell’imperialismo).

  • quetzal

    fantasie campiste a parte, anche in diversi interventi qui, i punti sono ,per me : 1. è legittima o no la critica in una società di transizione? si, se la critica non è teleguidata dal nemico.questo il caso di Moscato,oggi in torto marcio ma non certo sospettabile di collusione col nemico.il punto politico, per quanto sconosciuto alle masse è che piu o meno tutte le organizzazioni e gruppi che si rifanno alla IV internazionale sono,per vari motivi, contro maduro ( almeno 6 in italia : pcl sinistra anticapitalista pdac falcemartello FIR, voce operaia, forse La comune ex SR ),vai a sapere perchè… 2 è giusto o no difendere maduro? è giusto, soprattutto da parte di chi lo critica: perchè se lo critica “da sinistra”ma non lo difende fa finta 3 c’è chi critica assad ma difende il rojava , chi difende il donbass ma schifa i rossobruni, chi ha difeso le primavere arabe da una prospettiva socialista e si è trovato con gheddafi linciato etc etc: la ricchezza di posizioni è una invariante nella storia del movimento comunista-che si voglia o no idealisticamente fare i conti col 900-; lo era perfino nei campi nazisti.negarla oggi è grottesco

  • Gino

    Dall’America Latina ai curdi, primavere arabe, Siria, Gheddafi… cos’è, un parliamo d’altro?
    L’ultima pur labile speranza l’ha fugata Evo Morales, possa o no interessarci l’affaire Battisti, il segnale è inequivocabile.
    E non mi si venga a parlare di real politik, Macrì e Bolsonaro erano l’antipasto.
    Quel cortile di casa USA s’è piegato all’italica prassi: condonato con pochi centesimi.

  • berja

    ecco a voi “i capponi di Renzo”

  • sandrone

    @tatti
    son contento che il mio intervento (ti) sia stato “utile”; ma sono contentissimo di stimare la borghese banderuola Negri per quello che vale: cioè meno di zero, niente.

    Non capisco invece dove ne hai trovato una difesa di confini nazionali a prescindere, a differenza di cosa/chi in quei confini nazionali e di alleanze internazinonali ci sia.

    Se ti sei fermato al ‘dito’ che indica i servi ypg del mio intervento, è perchè in esso non si parlava dei contenuti politici e geopolitici, interni della Siria. Si parlava dei servi, della funzione dei servi e di come certi piani di intervento siano fotocopie che si ripetono pressochè identiche essendo calibrati sul medesimo format (format imperialista che non può procedere senza servi venduti sul campo a fare il lavoro sporco per loro).

    In senso più generale, non capisco invece di che “classe” e di che “definizione classista di imperialismo” vai parlando.
    Non ne trovo un esempio concreto (concreto, non parolaio) che sia uno da nessuna parte: nè nel caso Venezuela, nè in quello libico, nè in quello irakeno, nè in quello vietnamita, nè in quello siriano, nè in quello israeliano, nè in quello basco, nè in quello padano nè in quello catalano, nè in quello americano, nè in quello cinese, nè in quello russo, nè in quello talebano, etc etc… e meno che meno in quello irlandese (con l’eccezione, ma erano altri tempi veramente lontani visto che parliamo di primissimo 900 e non certo di dopo seconda guerra mmondiale, di Connolly)

    Ma la speranza è l’ultima a morire, quindi basta aspettare e vedremo…
    …nel frattempo, ben distanti ma ben agghindati ed ammantati nel vestito buono ed immacolato del “oh madamina, no no, non è abbastanza di classe”, c’è chi continua imperterrito a organizzare-sostenere-attuare golpi, bombardare ed invadere paesi, affamarli con sanzioni, spingere per riarmi e guerre nucleari.

    • Ingmar

      C’è un post di Militant che analizza la questione curda criticandono entusiasmi ed esaltazioni eccessive, ma in modo misurato e senza delegittimarla.
      Tra l’altro, forse parlo da ignorante, ma nel Pkk, che è il partito dei lavoratori curdi e in Ocalan, una elemento di classe c’è.
      La questione di non è abbastanza di classe, forse ho capito male ma la stavi
      Certo che non bisogna rendersi complici di golpi e sanzioni che riducono alla fame un paese per poi incolpare di questa le sue politiche ed agitare.
      Ci ho pensato che i curdi rischiano di essere usati, anche se magari ad essere usata è una rivendicazione legittima, essere critici è giusto se proponi un’alternativa al subire passivamente la repressione turca e non solo, perchè altrimenti si è strumento dell’imperialismo.
      Tu stesso dici sul rapporto tra curdi e siriani che “per non parlare dei siriani che i curdi li hanno pure anche sempre accolti e tuttora non li considerano estranei” quindi dici che i curdi anche se accolti dai siriani vorrebbero semplicemente sottrargli terra e sono finanziati dagli americani per farlo? Tutti i curdi? Tutti da condannare?
      Se usati sono dall’america è, secondo me, al limite, per rimediare al pastrocchio che hanno fatto destabilizzando la Siria e facendola cadere in mano all’Isis. Poi questo argomento di Kobane che ne sminuisce la resistenza in quanto molto dipende dai bombardamenti a tappeto americani, e russi, non dimentichiamolo e non dimentichiamo nemmeno che è stata la stessa America (il potere non tutto il popolo) che ha combinato quel casino, non rischia di ricordare l’argomento per cui la resistenza partigiana al fascismo è un mito perchè “se non c’erano l’america e i russi, col cavolo che c’era la liberazione”.

  • sandrone

    @ingmar
    esco un attimo dal topic in sè, per chiederti una cosa.

    (giusto per citarne uno, ma la documentazione abbonda) Il libro: “Grand Chessboard: American Primacy And Its Geostrategic Imperatives” di Brzezinski ( consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Jimmy Carter, dal 1977 al 1981, quindi per nulla, anzi!, un antimperialista o un rossobruno), l’hai mai letto?
    A leggere il tuo commento su, direi di no, visto che considera le strategie geopolitiche imperialiste come una roba che succede quasi per caso, decise in fretta all’ultimo minuto a seconda dei casi, che si debbano basare su situazioni pre-esistenti sul campo e che abbiano un fine primario, diciamo normale, di contingente ‘vittoria o sconfitta’.
    Mi spiace informarti: che non è così.
    In quel libro, ad esempio, Brzezinski spiega come gli americani hanno ‘lavorato’ per oltre dieci anni per costruire la situazione afgana: per intendersi, quella per la quale l’Urss non poteva far altro che intervenire. E che poi hanno continuato a lavorarla, durante tutto il periodo di presenza sovietica, al fine di logorarli, crearle un dissenso interno e farle consumare risorse economiche.
    E tieni presente che in afganistan, gli US, poi, fisicamente con i piedini in campo ci sono entrati solo post 2001 (pur avendo piani e truppe magicamente già tutte pronte per intervenire subito dopo l’11 settembre), e tuttora a 19 anni di distanza sono ancora lì, pur in un afganistan per nulla pacificato o ‘s-burkato’.
    Ma lo scopo non è quello. lo scopo, lì, oppio a parte (il nero per finanziare le guerre), è portare e mantenere l’instabilità al confine russo. Ed infatti sono ancora lì, perchè l’afganistan è solo un pezzetto della politica militare imperialista che da post wwII vuole arrivare direttamente ai confini russi (o pensi che facciano la ‘rivoluzione arancione’, uguali a quelle delle ‘primavere arabe’, in Ucraina per portare la democrazia a Kiev?)

    Idem in Siria.
    Non è così importante ‘abbattere’ Assad (se riusciva, meglio ma non è/era obbligatorio), quanto bloccarne lo sviluppo economico e sociale del paese per dieci anni e più (più tutti quelli che ci vorranno per la ricostruzione), etc etc.
    Lì non è il confine russo direttamente, ma la somma dello sbocco al mar mediterraneo della flotta russa e l’immancabile favore agli alleati storici israeliani.
    …e cigliegina sulla torta, ovviamente l’avvicinarsi all’iran (che la caduta del loro capobastone scià, non l’hanno mai mandata giù), e come sempre un di petrolio.

    E se pensi che l’isis sia nato così, di botto, di colpo, dal nulla e pure in lotta con credenti e imperialsimi e dittatori… beh, ti sbagli altrettanto di grosso. Studia le abbondantissime documentazioni su Al-quaeda e capisci in un lampo.

    Ti ho scritto ciò, per rispondere al vulnus principale del tuo commento (“…[i curdi] se usati sono dall’america è, secondo me, al limite, per rimediare al pastrocchio che hanno fatto destabilizzando la Siria e facendola cadere in mano all’Isis”), che è pura fantasia non corroborata da alcun fatto, ma anzi smentita in toto sul campo: lo scopo era ed è destabilizzare la Siria.

    Ma siccome quello è un vulnus che inficia il resto del quadro del discorso, sorry, mi diventa quasi impossibile rispondere al resto.
    Però, su un punto specifico, ci tengo a risponderti, ossia quello in cui citi la repressione turca.
    E ti rispondo con una domanda: secondo te, la Siria è la Turchia?
    Se i curdi (che non dimentichiamoci mai che sono quelli che han fatto da kapò nazisti per turchi ai tempi del genocidio armeno) c’han dei problemi coi turchi: se la prendano coi turchi (pure la terra si prendano se ci riescono… ma da soli non ci son mai riusciti da nessuna parte).

    E invece, ma guarda te che caso “antimperialista e anarcocomunista’ incredibilmente strano, la terra che si prendono (e se la prendono solo ed esclusivamente come marchetta per aver accolto gli americani, grazie ai bombardamenti americani e alle basi a terra che ci han costruito grazie all’illegale presenza e NO Fly Zone ad est dell’Eufrate) è quella della Siria (Siria attaccata da tutti: al-quaeda, isis, white helmets, francia, uk, israele, stati uniti, sauditi, emirati, turchi… wow! la crema dei ‘fedeli alla classe’).

    Comunque, dato il generale andazzo di ‘comprensione’, ‘apprezzamenti’ e ‘volemose bbene’ per le ypg/sdf (ossia i dollari della US Army), non vedo motivo per non apprezzare anche i Guaidò in Venezuela:
    - Entrambi pongono le stesse richieste (cambio di regime, elezioni, democrazia… etc)
    - Entrambi hanno gli stessi identici finanziatori e padroni e padrini a stelle e strisce
    - Entrambi sono egualmente acclamati dai mediamainstream
    - Entrambi all’interno dei loro fans hanno gente di tutte le estrazioni dal contadino al disoccupato dall’operaio al professore dal medico al borghese…
    - Entrambe le nazioni (Venezuela e Siria) sono sottoposte ad embargo, ma in entrambi i casi gli embarghi non valgono nè per i Guaidò nè per i curdi (nè i Guaidò e i curdi si guardano bene da denunciarne gli effetti deleteri)
    …etc etc.

    Mi resta quindi completamente insoluto il perchè ci debba essere qualcuno, che si dice ‘compagno’ e che contemporaneamente possa stimare, scusare, sostenere o coccolare la manodopera mercenaria del più grande esercito distruttore del pianeta.
    Provate solo a contare quanti golpe, guerre, invasioni, bombardamenti, distruzioni e sanzioni hanno inflitto in giro per il mondo da dopo la seconda guerra mondiale, e ditemi come si fa a parteggiare per dei loro -in Siria complici- avidi burattini mercenari

    Io, sinceramente non lo capisco.

    E ancor meno capisco (o forse, lo capisco fin troppo bene) il tentativo di solidale mistificazione scusante del cercare di voler tirare in ballo una questione di classe dove proprio, se centra, è l’ultimissima ma proprio ultimissima cosa concreta a centrarci, e che manco non può essere usata a discriminate essendo strasbugirdata dalla concretezza della volontaria scelta di ubbidienza remunerata a quel padrone scelto (che con tematiche di classe, proletariato e comunismo proprio è agli antipodi)

  • sandrone

    @ingmar,
    inizio dicendo che di robe, nel tuo commento, da ‘scremare’ ce ne sono molte [vedasi le citaz da Ildolomiti.it], e proseguo anche dicendo che hai evitato le ‘domande’ (retoriche o paradosso fin che vuoi) che avevo posto, e non trovo traccia di focalizzazione su quello che è materialmente sul terreno.
    Riproviamoci.

    * (la mitica epopea dell’assedio di) Kobane:
    anche in questo caso, basta prendere un cartina del’epoca per vedere che:
    Non ci fu nessun assedio.
    infatti i curdi non erano per nulla accerchiati [cose che invece avvenne, e per un lasso di tempo davvero ben ben maggiore, per gli EROI -siriani- a Deir Ezzor].
    l’isis era su tre fronti, mentre la retrovia di Kobane era tutta turca, ossia NATO, (dei cattivissimi turchi che scannano i curdi per il solo fatto di essere curdi, nevvero, eh?!), con tanto di trafficatissime strade ed autostrade che erano un continuo via vai di aiuti (medicinali, cibo, uomini e armi) e comoda via di fuga per i profughi.
    Domandina:
    fossero davvero stati accerchiati dall’Isis, come facevano gli internazionalisti-da-weekend ad andar da loro a farsi i tanti selfie ricordo col mitra in mano e la’bella e compagna’ curda al fianco?

    Domandina bis:
    e tutti gli altri internazionalisti che sono andati invece a combattere a fianco dei siriani (spesso dopo l’esperienza in Donbass contro i fascisti ucraini)? quelli cosa sono? merde?

    * (i curdi discriminati dal cattivissimo) Assad
    così discriminati che ogni volta che i curdi son scappati a gambe levate dalla Turchia, in Siria – stato laico e multietnico- son sempre stati accolti senza problemi.

    Se poi per “discriminazione” si intende che oltre che accoglierti ed integrarti tranquillamente in un paese, quel paese ti deve permettere di farti tu le leggi che preferisci tu, secondo il processo e le modalità che preferisci tu… beh, si allora parliamo pure di discriminazioni :) LOL

    * (i curdi) ‘traditi’ dai siriani
    così ‘discriminati’ e traditi che Assad ed i siriani continuano a mantenere contatti reciproci; che Assad ed i siriani continuano giustamente a considerarli siriani (quelli che già lo erano) e non terroristi alla stregua di isis/HTS/Wh et similia di sigle; che più e più volte si sono offerti di interporsi fra loro e i turchi (sia in Afrin prima, sia adesso in vista del fittizio e fasullo ritiro americano e possibile attacco turco tramite i terroristi delle milizie turche): ovviamente ‘in cambio’ dell’issare le regolari bandiere del legittimo stato siriano sul territorio siriano.
    Han sempre rifiutato.
    Solo in Afrin, quando era già ormai troppo tardi han lasciato entrare un paio di battaglioni di esercito territoriale siriano, la NDF (che son mezzecalzette), ma i siriani gli han permesso per tutto il dei preparativi di attacco, e durante l’attacco pure,tempo di far transitare dal Rojava fino ad Afrin, mezzi truppe ed armi.
    Alla faccia del cattivo Assad che tratta male ii curdi! :)

    * (la favoletta del) ritiro americano
    visto che non ci crede nessuno, e che nei fatti è già smentito dall’apertura di nuove basi, dalla mancata chiusura di qualsiasi base, dalla richiesta (quasi odierna) di passare la mano della No Fly Zone a uk, francia e qualche altro paese europeo, di minacce di ritorsione economica alla Turchia, di continuare ad insistere sull’Assad cattivissimo…
    …Che dici, i burattini comanderanno il padrone?
    O i burattini si son prestati al giochetto, magari sperando di tenere i piedi in due scarpe, (leggiti le 10 richieste presentate dal DFNS [Democratic Federation of Northern Syria]) il cui unico scopo è quello di esasperare la possibilità di un confronto diretto Siria-Turchia, perchè la Turchia è un paese Nato, e per trattato se ne tocchi uno tutti gli altri gli vengono in aiuto… anche i paesi europei più riottosi e tirchi?

    * (il non farsi mettere i) piedi in testa da Assad
    ops! mi è sfuggito che quella è casa loro e si chiama ‘KurdishLAND’ e non invece Siria.
    ops! mi sfugge quando i siriani di etnia curda hanno vinto le elezioni in Siria.
    Ops! Mi sfugge cosa si consideri “piedi in testa”?
    E più di tutto mi sfugge come i siriani ed Assad in primis, siano così gentili con chi da inizio guerra fino ad oggi, ha solo TRADITO il paese che non si è mai fatto nè si fa problemi ad accoglierli con gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri siriani.

    Ma forse, si vuole dire che quella che deve valere è la ‘Legge del Più Forte’? Adesso loro sono più forti (loro un cazzo! gli Americani!) e allora si tengono un pezzo di Siria invaso illegalmente dagli americani, perchè questo è.
    E’ cosa ammissibilissima, ci mancherebbe (ed in realtà il mondo purtroppo funziona principalmente in quella maniera), ma se è ammissibile de facto, non è ammissibile che allora faccian i frignoni a dire che li han trattati male, che i turchi li trattano male, etc … varrà ben anche in quel caso la STESSA ‘Legge del più forte’, si o no? O saran mica anche loro un ‘popolo eletto da Dio’ a cui non si può manco chiedere di rispettare una Risoluzione dell’Onu senza che paia che debba cascare il mondo?

    * i siriani hanno abbandonato i curdi all’isis
    questa, di tutte e balle mainstream, è sempre la solita, la più ripetuta e la più apprezzata.
    Peccato che la situazione per la Siria, all’epoca di Kobane, per fare l’esempio più significativo (e perchè di Afrin già abbiam parlato), fosse veramente mala.
    Fino a prima dell’intervento diretto russo, a mala pena riuscivano a tenere in piedi la capitale e poco altro. Le linee di rifornimento tra le città erano per lo più interrotte. c’erano bombardamenti con gli hell cannon ed i mortai quotidiani. non c’erano truppe addestrate ed il grosso dei militari preparati erano per lo più mercenari degli ex paesi dell’est ai quali si aggregavano in armi i civili siriani per difendere la loro terra [mitiche e brutali, le iniziali Isis Hunters; orgoglio della nazione le eroiche Tiger Forces; imperituri eroi i resistenti di Deir Ezzor ed il loro grande generale Zahreddine, r.i.p.]
    Vale anche la spesa ricordare, per chi fa finta di dimenticare, che ai siriani non era permesso volare su Kobane… quella bella roba che uno da fuori ti dice che a casa tua, se tu passi di li con gli areoplani, ti li abbattono.
    Ma gli avidi frignoni ci marciano su, e così la stampa.
    esattamente come con la farsa devastatrice di Raqqa, dove i curdi non han fatto praticamente nulla (e tuttora pure, lasciandola in un mare di macerie che sminano pure poco e assai a rilento… per le ovvie ragioni di interesse nel tenere la popolazione locale, di maggioranza araba, segregata nei loro ‘campi profughi’)

    * (kommandantur us-curdi, ossia) la democrazia, versione SDF
    - leva obbligatoria con rastrellamenti tra i giovani delle tribù arabe
    - discriminazione (e botte e arresti e pure morti) dei concili delle tribù arabe
    - reclutati a forza delle tribù arabe mandati in prima fila ed ufficiali curdi col culo al caldo nelle retrovie
    - rappresaglie e cacciata, spesso sistematica, di casa dei siriani di origine araba (specie nell’area di Raqqa)

    * (e per chiudere) un chiarificante indovinello riassuntivo:
    Va coi fascisti, si fa pagare dai fascisti, prende ordini dai fascisti, ubbidisce ai fascisti, fa gli interessi dei fascisti, combatte assieme ai fascisti, dai fascisti si fa dare il manganello, si comporta da fascista…
    Cosa sarà mai?

  • Roma

    Tra l’altro invito i compagni che leggono a tenersi aggiornati sull’ACTE XII dei gilet gialli!

  • Ingmar

    Sui vari paragrafi, presi dal link, voglio precisare che l’ho messo a mo di confronto senza predere per oro colato e verità infusa quanto detto e specialmente il punto su Assad che discrimina e mette loro i piedi in testa incontra maggiormente il mio scetticismo.
    Anch’io ho le mie perplessità e mi sono sempre chiesto quanto la componente del nazionalismo fine a sè stesso e ad ogni costo fosse prevalente nella rivendicazione del territorio rispetto alla volontà di autodeterminazioni e di una terra in cui vivere e questi dubbi non sono mai mancati nella mia analisi di queste vicende. Di conseguenza le modalità sono fondamentali.
    Nemmeno mi si può attribuire di credere che i siriani abbiano abbandonato i curdi ai turchi. Ma nemmeno voglio attribuire a te un intento polemico nei miei confronti e voglio pensare che sia a scopo illustrativo.
    “ei cattivissimi turchi che scannano i curdi per il solo fatto di essere curdi, nevvero, eh?!)” sempre più convinto di non essere io il bersaglio di questa polemica, ma semmai i media, sempre che non ci sia ironia sulla cattiveria dei turchi, perchè qualcuno potrebbe argomentare che sono dei rompipalle che vogliono farsi la loro terra e padania e minare l’unità della repubblica (o impero) indivisibile turca.
    I media comunque non hanno taciuto più di tanto sulle repressioni turche nei loro confronti, l’esautorarne la rappresentanza parlamentare, magari meno sulla falsità dei vari tentativi di attribuire al Pkk attentati che hanno le modalità dell’Isis, cioè colpire sulla folla persone qualunque. Ci sono mistificazioni, narrazioni fuorvianti e di comodo, ma non è automaticamente falsa qualsiasi cosa.
    Un’altra curiosità è, se contro l’Isis hanno fatto tutto gli americani e i curdi ben poco, a cosa gli servivano?
    Capisco, immagino per legittimare agli occhi dell’opinione pubblica e con una narrazione romantica, una sottrazione di spazio alla Siria, in realtà con luoghi e modalità ben delineate dalla regia atlantica :) .
    Lo scetticismo è d’uopo anche qui, però anche da parte mia, non vorrei quindi fare “sealioning”, ma qualche fonte sull’affermazione che i curdi non erano accerchiati e sotto pressione e che non abbiano combattuto granchè l’Isis aiuterebbe, sennò rischiamo di cadere nel negazionismo, lo dico senza polemica e per completezza.
    E che l’alleanza, anche fosse recente dei curdi con Assad sia vista con il fumo negli occhi dagli Usa non lo dice solo la stampa mainstream
    https://www.controinformazione.info/il-senatore-nordamericano-afferma-che-lallineamento-dei-curdi-con-assad-a-manbij-sara-un-grave-disastro-per-gli-usa/.
    Certo che se eroica era la resistenza curda lo era anche quella siriana, qui hai ragione i media lo omottevano. Io mai detto questo :)
    La no fly zone me la ricordo, in effetti, ma vagamente, vediamo http://www.uikionlus.com/una-no-fly-zone-per-proteggere-i-kurdi-del-rojava-dai-bombardieri-turchi/ si tratta però di una notizia più recente.
    qui si afferma che fosse contro i bombardieri turchi
    O ti riferisci a questa dell agosto del 2018? http://www.reportdifesa.it/sistemi-radar-usa-nelle-zone-siriane-controllo-curdo/
    Parla di no fly zone e radar messi nel territorio curdo dalla coalizione a guida Usa e in effetti se è vero c’è un elemento di controllo strategico che cito dall’articolo “Le nuove misure apparentemente sono in linea con il piano di Washington di rafforzare la propria presenza militare in Siria, rafforzando i legami con gli alleati e contemporaneamente limitando l’influenza dell’Iran nella zona e nel resto della Siria.”
    con la quale sembrano però alleati. Quanto a questo

    “Un’altra fonte del Partito Democratico Curdo (PYD) ha detto in precedenza a BasNews che le forze statunitensi non si ritireranno dal Kurdistan siriano dopo aver sconfitto lo Stato islamico, in vista di una strategia che eviti l’espansione dell’Iran nella zona.”
    Ora tuttavia se ne stanno andando, anche se non vogliono che Ankara li attacchi. Come qualcuno ha detto è strano e in effetti la Turchia è zona nato, tuttavia con alcuni screzi e accuse per il (finto, giusto?) tentato golpe, che attribuiscono a Gulen, sotto asilo negli Usa e che Ergogan vorrebbe vedere estradato. E’ un po’ il loro Battisti, ma in mano ad un alleato, come quando era in Francia (:. In seguito per la caduta della lira turca, che attribuiscono sempre, nella loro propaganda, a manovre americane, ma ad approfondire disperderei più di quanto già non faccia.
    Suppongo che ritirandosi possa comunque contenere l’avanzata iraniana con qualche leva diplomatica, dipende da quanto sia priorità dell’Iran avanzare e quanto pur avendo l’appoggio dei russi sia priorità per questi ultimi, etc. Credo e spero però che abbiano capito tutti quanti che è meglio la solidarietà, secondo me in generale, ma soprattutto in queste situazioni con Us, Isreale e Turchia come avversari infidi, spero che fratellanza e solidarietà internazionale e prevalga o perlomeno cominci ad avere una maggiore rilevanza su interessi e rivendicazioni nazionali. Si è tutti sulla stessa barca lì, quella è la sostanza aldilà delle “telenovele” geopolitiche.
    Spero di aver risposto ad abbastanza punti, se ti va puoi dirmi se ti suggerisce qualcosa il parallelo con la resistenza partigiana, pur con le dovute distinzioni, ci mancherebbe, perchè anche loro non avevano da soli la potenza sufficiente per combattere i nazisti. Alcune letture potrebbero indicarli come pedine imperialiste statunitensi.
    Sì, anche sulla leva obbligatoria, questo articolo ne parla
    https://it.blastingnews.com/cronaca/2017/03/la-riconquista-di-raqqa-e-il-gioco-delle-parti-001512465.html
    La notizia delle ultime ore sulle proteste dei cittadini kurdi di Kobane in merito alla coscrizione obbligatoria di leva per gli uomini dai 18 ai 30 anni, sottolinea una sorta di sfinimento alla guerra da parte di questa città kurda, dapprima invasa e poi liberata dall’Isis.

    Le rimostranze sono state avanzate soprattutto da parte di chi, durante il conflitto, ha visto morire i propri cari, e non vuole continuare a perderne altri. Del resto, le autorità del cantone hanno assicurato che la leva obbligatoria non vuol dire necessariamente andare a combattere al fronte.
    Non saprei però sui rapporti con le etnie turche, ma molto suggerisce siano alquanto multietnici.
    Ora proseguo sul Venezuela dài :) .

  • sandrone

    @ingmar:
    vado velocissimo, che giustamente dei servi curdi si è già parlato qui abbastanza.

    1) tranquillo. non ti ho attribuito nulla e non ho polemizzato con te

    2) i siriani non hanno abbandonato i curdi ai Turchi. Solo che i siriani, a casa loro, non hanno la possibilità/forza di combattere su tutti i fronti (specie se per fronti si intendono USA e Tuchia-Nato), e lo si vede sul campo dal fatto che non gli è permesso nemmeno andare a sterminare la feccia a Idlib.
    …anche se a molti farebbe piacere fin da ora una terza guerra mondiale nucleare, il senso di responsabilità russo (con tanto di bocconi amari da dover ingerire), per ora l’ha evitata

    3) no. i curdi (ypg e poi ypg/sdf) eccetto che per Kobane, han combattuto l’isis poco o nulla.
    -A Raqqa han fatto tutto gli americani.
    -La veloce cavalcata da Raqqa in giù fino agli Omar Fields, è stata fatta senza quasi colpo sparare e con l’Isis che eccetto in paio di micro villaggi non ha opposto alcuna resistenza e non ha fatto altro che ritirarsi (senza dimenticarsi, ovviamente di attaccare i siriani dall’altra parte dell’Eufrate). prova a chiederri il perchè.
    - per gli ultimi (anche odierni) combattimenti, quelli nell’ultima sacca di resistenza isis tra fondo Eufrate e confine irakeno, per quanto formalmente fatti dalle sdf (curdi), in prima linea vengono mandati principalmente i reclutati a forza tra le tribù arabe dell’area da loro occupata (e già si sono avuti molti screzi, non tanto a Kbane, ma da Raqqa un giu, tanto che recentemente gli americani son pure dovuti intervenire per ‘sedare’ un pò gli animi).
    E per parare il culo alle sdf, gli americani son di nuovo dovuti intervenire per trarli di impaccio dalle due o tre micro controffensive isis, risolvendo loro la questione.

    4) nel 2014 la nofly a siria e russia su Kobane (l’avevano proposta i turchi); non era la versione ufficializzata attualmente attiva sul territorio siriano ed est dell’Eufrate e sull’area di al-Tanaf, ma gli aerei che ci volavano sopra a bombardare l’isis erano comuqnue quelli della coalizione dei ‘buonissimi hamburger’. e dove ‘volano’ loro non lasciano volare gli altri.
    inoltre la situazione dell’aviazione siriana ad inizio guerra era pessima.
    E vale anche la spesa ricordare che appena poi l’anno successivo,2015, la Turchia (Nato) abbattè un caccia russo che attaccava i miliziani islamici (non su kobane ma comuqnue a nord), dicendo che aveva sconfinato di 4 km in territorio turco.
    i link che hai messo tu, riguardano la situazione odierna (che praticamente è tutta altra roba, politicamente parlando. E’ il voler imporre una no fly ai siriani, su parte della siria, nel caso avvenisse una riconciliazione con i curdi… con la scusa dei curdi da difendere da turchi e da Assad!!! lol. e sarebbe una no fly zone, senza manco la scusa americana, dell’aver truppe americane a terra. quindi pure peggio di come è la situazione adesso nell’est eufrate)

    4) non c’è bisogno di leggere le robe dei burattini del US-PYD. Gli americani (da Mattis a tutti gli altri, politici compresi) è da mhò che l’han già detto in tutte le salse che loro da lì non si schiodano perchè son lì per impedire che gli iraniani possano far comunella coi siriani. Crederai mica davvero che la distruzione della siria sia una idea/richiesta in prima battuta tutta americana, vero???)

    4.1) e le truppe americane si son così ritirate, che da quando Trump l’ha dichiarato, hanno inviato altri 600 soldati e costruito altre 4 basi (più x numero di convogli di materiale bellico per i curdi/sdf, etc etc. Al Tanaf è sempre occupatissima, e cigliegina sulla torta, notizia di stasera, oggi hanno (per l’ennesima volta) bomrbardato una postazione di artiglieria delle SAA (siriani) vicino ad al-Bukamal, nel sudest di Deir Ezzor che stava sparando a quelli dell’isis che, pressati dalle sdf dall’ltra parte dell’eufrate, stavano cercando di attraversarlo per avvinicarsi alla no fly di 55km^2 sopra la base americana di Al Tanaf, dove vanno di solito a nascondersi nei paraggi.
    https://southfront.org/breaking-us-led-coalition-warplanes-struck-syrian-army-position-in-deir-ezzor/

    5) il tentato golpe in turchia, non è affatto un tentato ‘auto-golpe’. Ma è stato un tentativo americano a tutti gli effetti di togliersi Erdogan dalle scatole.
    Gli ufficiali ed i militari turchi, sono ufficiali e militari Nato, ed è impossibile che possano anche solo chiacchierare di un golpe senza che i capibastone della Nato, gli Us, come minimo non lo vengano a sapere.
    Certo la Turchia è un alleato Usa, e certo erdogan è un alleato Usa. Ma -come dimostra nei commerci e diplomazie coi russi, nei fatti e nelle parole, pur essendo un pro-Nato è molto meno burattino (per manie di grandezza e autoreferenzialità) dei soliti nostrani italia francia spagna inghilterra germania etc.
    Sostituirlo con uno più malleabile gli avrebbe garantito un intervento di peso (sulle spalle turche) in Siria totale (e erdogan assad lo vede come il fumo negli occhi, eh). Un burattini fedele al suo posto, avrebbe messo la Russia nella condizione di non poter intervenire più in Siria (gli neghi i passaggi aerei o magari anche marittimi) a sostenere con mezzi e materiali la Siria.
    Altro che “auto golpe”!
    Che poi Erdogan ne abbia anche approfittato per farsi un pò di repulisti suoi: certissimo anche quello.

    6) non vi è alcun parallelismo con la lotta partigiana della wwII che regga, visto che i partigiani non han tradito l’Italia per farci una padania qua e una là, ma combattevano per liberare l’Italia, il loro paese, dai nazifascisti. e in quel caso va bene prendere aiuti da chiunque li combatta i nazifascisti.
    Dovrebbe, secondo l’esempio curdi->partigiani, essere lo stesso in siria, giusto? l’isis è il cattivo, il mondo dei buoni va ad aiutare i siriani attaccati dall’isis-cattivo dando una mano ai siriani attaccati.
    Ed invece no. Vanno per prendersi la siria (con la scusa da loro creata dell’isis) e “qualcuno” fa marchette a dargli una mano.

  • sandrone

    …e non finisce mai!
    poche ore dopo che gli US (i padroni delle ypg/sdf) hanno bombardato una posizione di artiglieria siriana nel sud di Dier Ezzor che sparava all’Isis, ecco che puntualissima l’isis lancia un attacco contro le SAA nel sud di Deir Ezzor
    https://southfront.org/isis-attacks-syrian-army-in-southern-deir-ezzor-few-hours-after-u-s-airstrike/

    curdi “compagni”?
    si beh anche forzanuova allora son compagni

  • sandrone

    per restare invece in topic Venezuela, consiglio questo (+pratico e -politico) articolo:
    https://southfront.org/the-coming-us-china-proxy-war-in-venezuela/

  • Ingmar

    A proposito di Sanders, lui e Ocasio Cortez si oppongono perlomeno al golpe e ai regime change, ricordando i disastri causati in Iraq, Siria e Libia e questo per gli standard americani è alquanto radicale. Pur con “neneismo” e senza prendere le parti, diciamo poco meglio della posizione italiana, definita da Ufficio Sinistri la più avanzata in Europa, non so se conoscete la pagina in questione (:, anche se almeno qui non ha tutti i torti purtroppo.
    Google ha spammato link sterpaglia di Breitbart, Dailycaller e altri media reazionari che ne dicono peste e corna parlando di complicità con chi viola i diritti umani.
    Il già nominato Fassina, poi WuMing (che ufficio sinistri (che è dove ho letto le prime volte le accuse ai curdi, non cosi bene argomentate però) accusa di appoggiare tutte le rivoluzioni colorate) e mi sembra Barbara Spinelli.
    Questa riflessione sui curdi può essere interessante http://www.militant-blog.org/?p=13583 anche se un po’ datata. Alla fine l’importante è non essere rigidi ed essere disposti a mettere in discussione ciò che si sapeva alla luce di nuove info, comunque da verificare, per quanto scioccanti possano essere talvolta da digerire, la cosa è più facile se si hanno alcuni punti di riferimento etici e in qualche misura morali, ad esempio Moscato, ma anche una pagina di FQ del periodo delle elezioni argomenta che Maduro avrebbe esautorato il parlamento in quanto privo di maggioranza e che quindi avrebbe fatto lui un colpo di stato, questo, almeno in me, pone dei dubbi, ovviamente dipende dalla verificabilità di tale affermazione e delle fonti, che spero sia smentibile oppure non provata. Fermo restando tuttavia che dietro al tentativo di golpe ci sono chiari interessi geoeconomici, mascherati da scandalo e sdegno propagandato per la presunta antidemocraticità di Maduro, unitamente ad accusarlo di affamare il popolo.
    La volontà degli Usa di esasperare la situazione dovrebbe essere evidente anche ai più critici, quando nella propaganda anti socialista sono disonestamente omesse le sanzioni. Spesso chi, degli antisocialisti si butta poi in una analisi dell’economia al netto dell’embargo, i bolivar inflazionati oltre il milionanta %, muove il bersaglio e lo fa dopo che gli si fa presente l’embargo.
    Premesso che anche non giustificando la presunta forzatura sulla corte suprema e poi sul parlamento, tale situazione è effetto delle pressioni ed esasperazioni atlantiche, non causa di esse, similmente all’inasprirsi della fame, questo mi sembra che Moscato lo ometta ed è fondamentale. Parte della narrazione di Moscato e altre posizioni simili è anche che Maduro è meno capace e amato o carismatico di Chavez.
    Similmente omette che l’opposizione, perlomeno quella “compradora” controlla gran parte delle emittenti private e che, a quanto sembra l’opposizione non venga repressa e sia libera di esprimersi.
    Quel capo dell’opposizione che è finito in prigione, se non sbaglio, agitava rivolte violente e aggressioni?

    Tornando brevemente ai curdi, anche qui il punto saldo penso sia comunque che alla fine si sono messi d’accordo con la Siria, almeno una parte di loro.
    La domanda è, se gli Usa glielo ordinassero, promettendogli la terra, sarebbero disposti a combatterlo? Ho i miei dubbi, infatti non hanno motivo secondo me di fidarsi degli Us.
    Riassumendo, Usa sono infastiditi da quella alleanza.
    Sui partigiani, l’ho detto che sono situazioni molto diverse. Certo sono stati molto coccolati dall’informazione mainstream come combattenti l’Isis e di certo è sospetto, dipende se e io dubbi anche se non certezze ne ho da sempre, l’Isis che sfugge di mano agli Usa è stato un evento previsto.
    L’informazione non lo diceva mai esplicitamente ma il casino Isis è stato scatenato dagli Usa e Clinton, come sappiamo, poi hanno, almeno sembrava pulito insieme, ovviamente compatibilmente con le proprie possibilità.
    Quanto dici mi dà l’idea che siano occupati dagli Usa con la scusa di proteggerli, dai Turchi e dal “cattivo Assad” e che li si voglia separare forzatamente dalla Siria e dall’Iran.
    Non so, cosa suggeriremmo loro di fare per smettere di essere servi a quanto si dice?
    “Da ognuno secondo le proprie possibilità” ricordiamo.
    A presto a tutti :)

  • Ingmar

    Mi è stato mangiato un messaggio. Riassumendo, fuoriluogo il paragone tra Maduro e Saddam per dire che ci si deve opporre ad un golpe anche quando non si approva il modello di democrazia, anche se è incredibile ricordare che alla guerra in Iraq si oppose gran parte dell’Europa, mentre oggi i Sanchez e i Tsipras sono a tappedo nientemeno che su Trump, o forse cambieranno idea qualora pensassero ad un intervento. Perchè oggi che scade quel ridicolo ultimatum ricorre la frase preferita di Trump “tutte le opzioni militari sono sul tavolo” rivolta di volta in volta nella sua presidenza a Siria, Nord Corea e Iran.
    Ebbero il coraggio di opporsi per Saddam, che comunque al netto della balla sulle armi nucleari non era certo un democratico, ma un ex complice degli Usa contro l’Iran a suo tempo e ricordiamo lo sterminio di molti curdi.

  • Tatti

    @ Militant

    cosa ne pensate di ciò che dice sandrone? Siete d’accordo con il suo punto di vista?

  • Militant

    @ Tatti

    Abbiamo già risposto qua: http://www.militant-blog.org/?p=15671#comment-795071

    Non c’è da aggiungere molto altro.

  • sandrone

    @Ingmar

    scrivi: “Tornando brevemente ai curdi, anche qui il punto saldo penso sia comunque che alla fine si sono messi d’accordo con la Siria, almeno una parte di loro.” [cit]

    A meno che non ti riferisci a di cose di metà dicembre 2018, ossia del villaggino di Arima (ad ovest di Manbij) e di un pattugliamento congiunto SDF-Russi-SAA in alcune aree attorno a Manbij, al solo fine di evitare l’ all’epoca ventilato attacco su Manbij da parte dei turchi…

    ma “punto saldo” de che????

    Dove?
    Quando ?
    Chi ?
    A quali condizioni ?

    Ci sono stati incontri, quello si, ma le posizioni sono distanti, soprattutto tenendo conto che la posizione curda (sic) è al momento completamente fittizia in quanto al momento non c’è proprio alcun nè ritiro nè disimpegno americano.
    (ti farà piacere sapere che giusto ieri, dall’iraq gli americani hanno inviato ai servi curdi ai loro ordini che occupano il nordest della Siria, l’ennesimo convoglio di aiuti militari. Info fonte SOHR (Syrian Observatory for Human Rights), per quello che vale l’omino singolo dei servizi inglesi che scrive di Siria dall’Inghilterra).

    Si stanno più che altro focalizzando non sui territori occupati dai curdi per parte americana, ma per la gestione della fascia “smilitarizzata”(sic) [sempre di territorio legittimamente siriano e sempre illegalmente sottratto alla Siria] che faccia da cuscinetto tra invasori turchi e traditori curdi al soldo dell’invasore americano.

    Chi, invece tuttalpiù, ha al momento raggiunto un iniziale accordo, sono: americani e turchi, appunto su come stabilire la safe-zone lungo il confine turco-siriano [come riportato oggi 3 feb, da Asharq al-Awsat].

  • daniele benzi

    Cari Militant,

    dal vostro punto di vista sono un sinistro critico-critico che vive da undici anni in America latina. Sono passato per tutte le rivoluzioni bolivariane e oltre, ed ho accompagnato fino al 2011 più o meno, alcune organizzazioni del chavismo popolare a Caracas e in altri stati del paese.

    Potete mandarmi a fare in culo se volete, non c’è problema, ma ciò non mi impedisce di dire la mia su alcune cose che affermate. Tra l’altro condivido spesso le vostre analisi, così come sorrido a volte sulle sciocchezze che di tanto in tanto scrivete sull’America latina, la più grande sicuramente quella sull’Ecuador nel periodo prelettorale.

    1. Halevi esagera enormemente quando dice che ““gli organismi attivi di “potere popolare” altro non erano/sono che le gang delle guapperie di Caracas riorganizzate dal governo ed inquadrate da esso. Prima di Chavez facevano criminalità di strada.”
    L’esperienza del “potere popolare” è stata molto più ampia e complessa. Ma l’aspetto che segnala il “professore” certamente esisteva ed esiste, sono stato personalmente molto vicino a realtà di questo tipo
    La seconda parte dell’affermazione, “Prima lo esercitavano nei quartieri prescelti, con l’allargarsi della crisi sociale, ora, con la crisi completamente legata alla super iperinflazione, lo esercitano ovunque”, è assolutamente certa, oltre alla loro moltiplicazione. Questo lo dice Andrés Antillano, non il “professore”, un militante chavista credo ancora proMaduro che da moltissimi anni ci offre dal campo analisi illuminanti sulla violenza in Venezuela.
    Poi, se di fronte alla violenza delle guarimbas, si considera che è legittimo da parte del governo assoldare e/o costituire gruppi parapoliziali, come hanno fatto quei mafiosi di Daniel Ortega e Rosario Murillo in Nicaragua, per gli scontri e il controllo (armato) dei quartieri, é un’altra storia…

    2. Ho appena letto anche l’articolo di Moscato da voi segnalato, che non conosco personalmente, il quale, però, su Cuba non spala merda, ma semplicemente ne sa molto più di voi da parecchi decenni, conoscendo bene le dinamiche cubane dall’interno.
    Forzate molto la sua interpretazione, affermando che per lui ” in realtà il vero golpista non sia Guaidò, ma… colpo di scena… Nicolas Maduro.”
    Purtroppo i suoi argomenti, per lo più derivati da José Natanson (un ex kirchnerista piuttosto moderato), sul fatto che parlare oggi di legittimità o illegittimità tanto di Maduro quanto dell’opposizione sia un assurdo, sono ineccepibili. Forse sarebbe il caso, insieme a Geraldina Colotti ed altri compagni, di dimostrare in modo convincente il contrario a persone che, come me, conoscono perfettamente di ciò di cui si parla.
    Tra l’altro alla fine del suo articolo Moscato afferma:
    “Opporsi all’attacco di uno o più paesi imperialisti non deve attenuare la critica al comportamento della vittima designata come capro espiatorio. Siamo stati al fianco dell’Iraq scelto come bersaglio da una “coalizione internazionale”, ma non per questo abbiamo difeso Saddam Hussein (o ritirato le critiche fattegli precedentemente), e così con la Libia, ecc. Abbiamo condannato il loro assassinio senza per questo trasformarli in simbolo della lotta all’imperialismo. In base a questo criterio ho pubblicato il comunicato dei compagni di Marea Socialista, che condivido.”.
    Tralasciare questo aspetto nella vostra critica è molto comodo ma anche ipocrita.

    Capisco che anche voi, come Bocca di Rosa, lo fate per amore…
    Ma non dimenticate neanche che se “bisogna farne di strada da una ginnastica di obbedienza, fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza”, bisogna farne altrettanta “per diventare così coglioni, da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”…

    • Egregio Daniele Benzi,
      permettici di iniziare dalla coda del tuo intervento per poi procedere a ritroso con le risposte ai quesiti che, come solitamente fa chi pensa di saperla più lunga degli altri, poni con un sarcasmo saccente e fastidioso. Se rispondiamo, perciò, è soprattutto perché questo ci permette di sottolineare alcune questioni.

      Ahinoi, siamo un collettivo di comunisti e a differenza di De Andrè, che come saprai si professava orgogliosamente anarchico, pensiamo che i “poteri buoni” ci siano eccome. Non la facciamo troppo lunga perché questo tema potrebbe portare via ore e ore tanto da diventare perfino tedioso, ma per noi la politica o è “lotta per il potere” o, semplicemente, non è.

      Un intellettuale cubano affrontando la questione ha definito il potere come “l’infinito di possibile”, insomma un verbo per fare più che un sostantivo da detenere. Ebbene noi pensiamo che questa “infinita possibilità” non solo non debba essere “distrutta”, come pure si usava scrivere fino a non molto tempo fa, ma vada conquistata (con ogni mezzo necessario) e posta in mano al proletariato. Potrà suonare un po’ novecentesco come concetto, ma non ci sembrano siano state trovate altre strade.

      Tra l’altro, se proprio la vogliamo dire tutta, forse il più grosso limite incontrato fino ad oggi dalla rivoluzione bolivariana è stato proprio quello di non aver fatto i conti fino in fondo con la distanza siderale che passa tra l’essere al governo e l’essere al potere, la porta stretta da cui ogni cambiamento prima o poi deve passare se non vuole retrocedere. Una considerazione che però facciamo molto sommessamente, visto che lo stato patetico in cui siamo ridotti alle nostre latitudini non ci permette di impartire lezioncine proprio a nessuno. Il diritto alla critica, proprio come il potere, si conquista.

      Ci scuserai quindi se troviamo indigeribili e ai limiti dell’offesa questi continui parallelismi che alcune anime belle della sinistra radicale (tra cui Moscato) fanno tra Nicolas Maduro e Saddam Hussein, Gheddafi o Assad per giustificare il proprio atteggiamento pilatesco nei confronti dell’aggressione imperialista al Venezuela. Come se la parabola discendente del nazionalismo arabo e dei suoi leader storici, che pure hanno svolto un ruolo progressivo innegabile nella lotta al colonialismo, potesse essere messa sullo stesso piano del rivoluzione bolivariana. Disconoscendo, inoltre, dietro questo personalismo esasperato che individua il problema nella presunta illegittimità del Presidete Maduro, la natura collettiva e partecipata del processo messo in moto nel 1998. E comunque, se non siamo stati equidistanti tra aggressori e aggrediti nel caso delle guerre contro Iraq, Libia e Siria, figuriamoci se potremmo esserlo con una rivoluzione che sentiamo come davvero nostra.

      Detto questo va da se, e ci sembra di averlo anche scritto nel nostro post, che tutte le esperienze concrete di trasformazione della società possano e anzi debbano essere sottoposte a critica e verifica continue, proprio perché non esistono i manuali del “Come si fa” a cui far riferimento o strade già tracciate da seguire pedissequamente. Avendo ben chiaro però il limite che forse un po’ enfaticamente tracciava Fidel: dentro de la revoluciòn, todo, contra la revoluciòn, nada. E certamente non quando la rivoluzione è sottoposta ad un attacco come quello che si è determinato il 23 gennaio scorso. Un golpe preparato a Washington e che ha avuto fin da subito fra i propri obiettivi principali proprio quello dell’isolamento internazionale come condizione essenziale per arrivare al “regime change”. Un’operazione a cui, nel loro piccolo, i sinistri critici-critici stanno più o meno consapevolmente contribuendo. E comunque fino ad ora non ci è parso di averli visti in piazza a manifestare contro il golpe e le ingerenze neocoloniali; né loro, né le organizzazioni di cui fanno parte. Probabilmente sarà solo un caso o siamo noi che siamo distratti, però quando c’era da sventolare la bandiera monarchica dei “ribelli” libici sotto l’ambasciata c’erano tutti, nessuno escluso.

      Ci scuserai quindi se, arrivati a questo punto e con il cappio che si stringe ogni giorno di più intorno al collo della rivoluzione, ci interessa davvero poco metterci a fare l’esegesi degli scritti di Moscato o Halevi. Ti invitiamo semmai, visto che dici di non conoscerlo (anche se poi affermi con molta sicurezza che su Cuba ne sa molto più di tutti noi), a leggerti per bene le cose che sta pubblicando in questi giorni e da cui traspare chiaramente quale sia il suo auspicio rispetto a come dovrebbe concludersi la crisi venezuelana: gli effetti del crollo morale del PT brasiliano sono gravissimi e duraturi, ma quelli di un regime come quello di Maduro se sopravvivesse solo grazie all’esercito sarebbero ancor più gravi. Facendo così finta di non sapere che la destituzione di Maduro, e bisognerebbe essere davvero stupidi per non capirlo, non aprirebbe certo le porte alla rivoluzione proletaria permanente o ai soviet dei soldati e dei contadini, quanto piuttosto al ritorno al governo delle oligarchie di sempre. Come dimostrano, tra l’altro, i video di ieri che riprendono Guaidò (che, ricordiamolo, è esponente di un partito di estrema destra) cordialmente a colloquio con Edgardo Lander, il “chavista critico” pluricitato dai neneisti.

      Per ciò che concerne l’ostilità di Moscato nei confronti della rivoluzione cubana e del suo gruppo dirigente, che tu invece sostieni non esistere, è cosa nota ormai da quasi un ventennio e affonda le sue radici, oltre che nella idiosincrasia congenita di alcuni filoni del marxismo nei confronti delle rivoluzioni che non falliscono, anche in questioni di bassa lega editoriale rispetto ai diritti d’autore sugli scritti del Che (leggi). Una vicenda che portò lo stesso a mettersi in contrasto con la vedova ed i figli del Che e ad adombrare in più sedi la volontà da parte dei cubani di censurare alcuni scritti di Guevara perché ritenuti “scomodi”. La famosa leggenda metropolitana secondo cui il burocrate Fidel avrebbe di fatto esiliato il rivoluzionario argentino costringendolo ad allontanarsi da Cuba.

      Per chiudere e non annoiarti oltre vorremmo aggiungere che come collettivo abbiamo preso forma a cavallo del 2003, proprio nella campagna politica e mediatica che si scatenò allora contro Cuba. Erano i tempi del Plan Bush, delle sanzioni della UE guidata da Aznar, dell’invito diretto al sabotaggio e al sequestro di navi in cambio della cittadinanza statunitense, dell’accerchiamento internazionale. Un’aggressione che ricorda molto da vicino quanto sta accadendo in queti giorni in Venezuela, e proprio come oggi anche allora le anime belle dell’ultrasinistra non persero tempo a tirare fuori le proprie critiche rispetto ad una rivoluzione che aveva il torto di non essere pura come i vangeli secondo Marx e Lenin avrebbero voluto. Schierandosi, anche quella volta, non dalla parte del torto, ma da quella sbagliata della storia.

  • daniele benzi

    Egregi Militant,
    permettetemi di cominciare dall’inizio della vostra risposta, per poi scendere punto per punto sul vostro intervento che, apprezzando e ringranziando in ogni caso, anche a me permetterà di sottolineare alcune questioni.

    “Ma como!”, esclamerebbe un popolare comico argentino. Lo stile sarcastico e saccente, spesso fastidioso, è il vostro marchio di fabbrica, almeno da quando leggo i vostri articoli. De te fabula narratur! Ma macari a mia mi piace, direbbero a Catania, nella tradizione di un Sciascia o di un Guttuso, per questo vi scimmiotto volentieri, a dimostrazione che non siete gli unici, a sinistra, a sapere usar di un “certo metro”.
    Non vi chiedo di diventare il suonatore Jones, ma non fate nemmeno come il giudice che sputa sentenze con tanto di foto segnaletiche senza conoscere bene i fatti o leggendoli a senso unico, in nome del socialismo e della inesorabile marcia della storia. E poi, se siete comunisti duri, marxisti-leninisti, il cui obiettivo principale è lotta “per il potere”, perchè usare così spesso nei vostri scritti le metafore di un anarchico? Non sapremo mai cosa avrebbe pensato Faber del “socialismo bolivariano”, ma sappiamo benissimo cosa ha pensato per tutta la vita dei marxisti-lenisti. Prendetevi il tempo e il tedio necessario del caso per spiegarlo, non a me, ma ai lettori più giovani e forse anche per far chiarezza a voi stessi sui cortocircuiti che emergono in modo evidente nel vostro ultimo pezzo De Andrè.

    Andiamo alla sostanza, dichiarando in anticipo che non prenderò in considerazione i concetti novecenteschi, ma solo quelli concreti sul Venezuela e la vostra polemica con Halevi e Moscato, che non conosco personalmente, ma di cui conosco lavori e frequentazioni a Cuba.

    1. “Tra l’altro, se proprio la vogliamo dire tutta, forse il più grosso limite incontrato fino ad oggi dalla rivoluzione bolivariana è stato proprio quello di non aver fatto i conti fino in fondo con la distanza siderale che passa tra l’essere al governo e l’essere al potere”.

    Ma avete idea di cosa sia un Petrostato e di come funzioni? Avete idea che dopo il golpe del 2002, lo sciopero padronale del 2003 con la relativa riconquista di PDVSA da parte del governo e il referendum revocatorio del 2004 il chavismo ha avuto tutto il potere fino al 2010-11, tanto da iniziare un’offensiva interna ed esterna per proiettare il “socialismo del XXI secolo” fuori dai suoi confini? E laddove non l’aveva, ha fatto un’alleanza con uno dei due unici grandi gruppi capitalistici del Venezuela?

    2. Forse il parallelismo con Assad ecc. che non fa Moscato, fate voi implicitamente, sarebbe esagerato con Maduro. Ma con un personaggio mafioso e gangsterile come Diosdado Cabello, che è presidente de facto tanto quanto Maduro ci sta assolutamente.

    3. “Disconoscendo, inoltre, dietro questo personalismo esasperato che individua il problema nella presunta illegittimità del Presidete Maduro, la natura collettiva e partecipata del processo messo in moto nel 1998.”
    Qui si vede proprio che non conoscete dall’interno il processo, che è stato collettivo e parzialmente partecipato solo fino al 2009. Dopo le riforme costituzionali del 2008 e la fusione fra PSUV e Stato, il processo è diventato un capitalismo rentista totalmente verticale, disastroso sul piano economico, con estetica socialista.

    4. “E comunque, se non siamo stati equidistanti tra aggressori e aggrediti nel caso delle guerre contro Iraq, Libia e Siria, figuriamoci se potremmo esserlo con una rivoluzione che sentiamo come davvero nostra.”
    Perfetto, ma non fate linciaggio mediatico verso chi la pensa diversamente e non appoggiatevi su controvertibili argomenti giuridici, teorici, filosofici, geopolitici, ecc.
    E’ la vostra scelta politica e basta.

    4. “Avendo ben chiaro però il limite che forse un po’ enfaticamente tracciava Fidel: dentro de la revoluciòn, todo, contra la revoluciòn, nada.”
    Esatto! E, infatti, una volta morto Fidel (che riposi in pace), un po’ prima in realtà, era già emersa una nuova generazione di giovani e brillanti intelettuali cubani (Guanche, Nerey e altri), che vogliono svecchiare e aprire il socialismo democraticamente, non incancrenirlo sulle posizioni filocinesi di Raul, delle FAR e degli attuali eredi…

    5. “Un golpe preparato a Washington e che ha avuto fin da subito fra i propri obiettivi principali proprio quello dell’isolamento internazionale come condizione essenziale per arrivare al “regime change”.Un’operazione a cui, nel loro piccolo, i sinistri critici-critici stanno più o meno consapevolmente contribuendo.”
    Bugia! I sinistri critici-critici latinoamericani o latinoamericanizzati come me (di chi va in piazza in Italia francamente mi importa poco in questo momento), ripetiamo dal 2014 che senza una negoziazione seria fra governo e opposizione la guerra civile con possibilità di intervento straniero sarebbe diventato uno scenario altamente probabile.

    6. “Facendo così finta di non sapere che la destituzione di Maduro, e bisognerebbe essere davvero stupidi per non capirlo, non aprirebbe certo le porte alla rivoluzione proletaria permanente o ai soviet dei soldati e dei contadini, quanto piuttosto al ritorno al governo delle oligarchie di sempre.”
    Invece voi che dite di conoscere la situazione odierna venezuelana, lo stallo attuale e la possibilità concreta di una guerra civile sì la lascerebbe aperta…insieme al proletariato, ai contadini e soviet dei soldati cinesi, russi, turchi, indiani ed indonesiani.

    7. “Come dimostrano, tra l’altro, i video di ieri che riprendono Guaidò (che, ricordiamolo, è esponente di un partito di estrema destra) cordialmente a colloquio con Edgardo Lander, il “chavista critico” pluricitato dai neneisti.”
    Scusate se ve lo chiedo, ma avete idea con quante multinazionali imperiali e del “Sud Globale”, nonchè gruppi criminali di vario genere, Maduro e Cabello hanno fatto pessimi affari per il Venezuela? Sapete che CITGO, l’impresa oggi bloccata da Trump, gli fatto durante la campagna una donazione di 500 milioni di dollari per ammorbidirlo? (occhio tutto ciò che affermo è assolutamente di dominio pubblico persino in canali chavisti come aporrea per esempio).
    E quindi il “traditore” sarebbe Lander se si siede con Guaidò cercando di intervenire nella negoziazione. Preferiti i buoni uffici del compagno Papa Francisco?

    8. “Per ciò che concerne l’ostilità di Moscato nei confronti della rivoluzione cubana e del suo gruppo dirigente, che tu invece sostieni non esistere, è cosa nota ormai da quasi un ventennio e affonda le sue radici, oltre che nella idiosincrasia congenita di alcuni filoni del marxismo nei confronti delle rivoluzioni che non falliscono, anche in questioni di bassa lega editoriale rispetto ai diritti d’autore sugli scritti del Che (leggi).Una vicenda che portò lo stesso a mettersi in contrasto con la vedova ed i figli del Che e ad adombrare in più sedi la volontà da parte dei cubani di censurare alcuni scritti di Guevara perché ritenuti “scomodi”. La famosa leggenda metropolitana secondo cui il burocrate Fidel avrebbe di fatto esiliato il rivoluzionario argentino costringendolo ad allontanarsi da Cuba.”

    Dunque, le cose di Minà sono un poco ridicole. L’ostilità di Moscato verso la dirigenza cubana io non la nego, la rivendico pienamente e forse sarebbe ancora più dura di quella Moscato. Compagni, io a Cuba ci ho vissuto, non ci ho fatto i campi di solidarietà internazionale, ed è proprio a Cuba che ho capito definitivamente che il terzomondismo socialisteggiante è morto. E che bisogna rinnovarlo.
    Dopodichè, non esiste persona di sinistra in America latina che non sappia che il Che sia stato un grande rivoluzionario, un mediocre stratega guerrigliero e un pessimo politico-burocrate. E che i suoi dissidi con Fidel, nessun esilio, sono assolutamente reali e facilmente rintracciabili (senza bisogno di carte segrete) in alcune biblioteche dell’Avana e probabilmente anche di Buenos Aires e Città del Messico. Solo le anime belle della sinistra marxista-leninista vogliono ignorare verità storiche peraltro per nulla scabrose dal mio punto di vista però, che certamente, non sono consone alla “storia” ufficiale ed ai miti degli orientalisti di sinistra metropolitani.

    Per chiudere e non annoiarvi oltre, ho vissuto a Cuba fra il 2008 e il 2009, quando la solidarietà di “papà Chàvez” (l’espressione è del popolo cubano non mia…) aveva fatto credere che il socialismo si potesse svecchiare ed apportare il suo contributo alla consolidazione del processo bolivariano. Quando Raul Castro e le FAR assunsero tutto il potere con i metodi del socialismo real-tropicale, in molti capimmo che non sarebbe stato così.

    Vi consiglio di leggere questo articolo di Haroldo Dilla, il sociologo cubano più brillante della sua generazione, costretto ad emigrare in Repubblica Dominicana quando dal CEA, insieme ad altri compagni, alcuni dei quali ben noti anche a voi e che poi per quieto vivere dovettero adattarsi, nei primi anni ’90 cercò di dar vita a degli esperimenti di socialismo comunitario per affrontare il periodo di pace. Furono direttamente epurati da Raul e dalle FAR…

    Quindi, cari, militant, “ognuna vada dove vuole andare e invecchi dove gli pare”, ma non raccontate a me nè di marce della storia nè cosa sia e come raggiungere la liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento.

    Un abbraccio affettuoso dal Brasile fascista,
    daniele

  • Militant

    @ daniele benzi

    A suo tempo, circa quattro anni fa, avevamo provato a ragionare sui limiti della costruzione del socialismo in Venezuela e, più in generale, sui limiti del bolivarismo come forma aggiornata e specifica del socialismo nel XXI secolo. Qui la riflessione:

    http://www.militant-blog.org/?p=12649

    Questo per dire che non sarà da queste parti che troverai preti rossi o terzomondisti col breviario di dogmi con cui evangelizzare gli incerti.

    Ora però c’è un golpe. Non altro: un golpe. Che sospende i tentennamenti, gli smarcamenti, i distinguo, e costringe – costringe il golpe, non il socialismo bolivariano – a una scelta di campo inequivoca: da una parte o dall’altra. Dunque, perchè *proprio nel* momento del golpe escono fuori le critiche che, in sostanza, dicono: “c’è un golpe, ma il socialismo venezuelano fa schifo”? E’ una consequenzialità ribaltata, laddove quella corretta dovrebbe/potrebbe essere: “il socialismo venezuelano fa schifo, ma c’è il golpe”. Tutta qui la differenza tra un comunista impegnato nella lotta (concreta o solo ideale) e il commentatore distaccato. L’unilateralità, laddove il consumato maitre a penseer può permettersi le sfaccettature, dando sapore a contraddizioni che hanno valore solo nella sua testa.

    Ecco, esattamente come la storia non lascerà ricordo dei “critici-critici”, ma solo del confronto-scontro tra imperialismo e anti-imperialismo, così in questo momento si deve avere il dovere politico di scegliere, se si vuole rimanere in sintonia con questa storia e non osservarla con distacco post-moderno. E’ certamente possibile, per intellettualismi impotenti, innalzare cortine fumogene in nome della giusta dottrina, nebulose correzioni del legno storto del (di ogni) socialismo realizzato, ma il nostro campo è altrove. Noi non soggiorniamo in Venezuela, Cuba o in Brasile (che invidia..). Noi pratichiamo – dal nostro piccolissimo e insufficiente punto di vista – solidarietà internazionale, cioè appoggiamo attivamente il colonizzato contro il colonizzatore. E’ la storia delle lotte di liberazione a dirci che *tutte* queste lotte sono spurie e insufficienti. Non di meno, costituiscono il campo di appartenenza di chi lotta contro l’inumanità.

    Le critiche, adesso, sono inutili perchè gratis: cosa costa criticare un paese allo sfacelo economico e a qualche migliaio di chilometri di distanza dal contesto? Nulla, ci si mette in comoda scia del poderoso mainstream politico-catodico, si occupa il campo della “critica da sinistra”, da sempre funzionale alla “critica da destra” nel comporre il falso terreno delle offerte ideologiche à la carte. Ma una scelta è tale solo se porta con sé una dose di sofferenza: appoggiamo incondizionatamente il Venezuela *proprio perchè* consci dei suoi enormi limiti. D’altronde, se questi non ci fossero, dove sarebbe la scelta di campo? Dove la fatica politica? Sarebbe tutto troppo facile, quindi sospetto, in definitiva falso. L’alternativa che propongono i Moscato di turno è falsa: non esiste, se non nelle loro teste. Non si è mai verificata, è il triste ruolo del grillo parlante che non trova posto nella storia e quindi ripiega nel solipsismo (“se avessero fatto come avevo indicato…”).

    A noi che un operaio ferroviere e sindacalista governi un paese in nome del socialismo ci basta per sapere da quale parte stare. E potrebbe essere il peggiore stronzo sulla faccia della terra (cosa che, peraltro, Maduro non è. Al limite, sconta errori e incompetenze di un processo che non sta permettendo una via d’uscita alla crisi, politica prima ancora che economica), e rimarremmo comunque con lui, in una dialettica anche molto critica ma mai convergente con quella delle forze imperialiste. Ma ora c’è il golpe. Non altro. Un golpe che può avverarsi *unicamente* grazie alle ingerenze internazionali. Il popolo, in Venezuela, sta con Maduro, il chavismo e il bolivarismo. Stanno col potere socialista i generali e tutto l’esercito, che gli Usa non sono riusciti a comprare. Stanno col potere socialista le masse, quelle vere, non i 15mila gusanos pro-Guaidò opportunamente mediatizzati. Questa cosa ha messo in crisi la politica Usa: non c’è via d’uscita all’intervento esterno, perchè il golpe sta fallendo per mancanza di collegamenti reali con la popolazione venezuelana. E’ un’altra Baia dei Porci, senza messa in scena militare, per adesso. Quanto durerà? Non sappiamo. Ma se Maduro verrà infine eliminato, lo sarà *contro* la volontà della popolazione venezuelana, non per merito di essa.

    E tutto questo viene chiamato “fallimento”. Avercene, di fallimenti che preservano un popolo dall’affidarsi alle sirene consumiste della propaganda Usa. Ci sarà una qualche forma di complotto se le masse venezuelane insistono nel non affidarsi alle teorie di Moscato. Non c’è altra spiegazione.

  • Militant

    Concludiamo il ragionamento con una formula di Saint-Just: “un patriota è colui che sostiene la Repubblica nell’insieme; chiunque la combatta nei particolari è un traditore”. Esattamente questo: un traditore. Non altro.

  • daniele benzi

    E in verità in verità vi dico, implorando perdono nell’atto di lasciare il vostro mondo, dopo essere stato ascoltato e condannato a morte per basso tradimento dalla giustizia proletaria di Militant, beati i marxisti-leninisti, perchè di essi è il sol dell’avvenire.
    Nel nome di Marx, Lenin e Mao Tse Tung, amen

  • Militant

    Consiglieremmo meno vangeli e più lotta di classe. Però rimarrai il benvenuto nell’illustrarci le oggettive carenze del prossimo paese preso di mira dall’imperialismo. Sapremo così da quale parte schierarci (schierarsi, che brutta parola).

  • Francesco

    Militant: “I poteri buoni esistono, eccome! Me ne citi uno, dal paleolitico a oggi, di grazia?

    • Ti rispondo io se per te è la stessa cosa: per cominciare direi quello istituito dai comunardi nel 1871, poi quello dei bolscevichi dal 1917, e poi quello nato dalla rivoluzione cinese, da quella cubana del 1959, dalla lotta antimperialista in Vietnam, in Nicaragua, ecc ecc fino ad arrivare ai tentativi tuttora in corso in Bolivia o in Venezuela. Insomma, ovunque i proletari e gli sfruttati abbiano strappato il potere dalle mani delle classi dominanti e si sono fatti le proprie istituzioni, anzi, si sono fatti istituzione, li c’è un “potere buono”. Al di la degli errori, dei limiti e delle contraddizioni,che pure ci sono state, e dei fallimenti. Tutte cose che però non cambiano di una virgola il ragionamento. Ti dirò di più, per come intendo io la politica sono stati “poteri buoni” anche quelli esercitati dalle borghesie laddove hanno svolto, in una certa fase storica, delle funzioni progressive per l’umanità. E penso alla rivoluzione francese o ad alcune lotte anticoloniali.

      • Francesco (M)

        Poteri “buoni” non so se esistono, ma il problema del potere è strutturale all’umanità (e non solo) e alle sue organizzazioni; ogni fase di cui abbiamo prove relativamente solide, prima anche dell’inizio della “civiltà” (dalla fase Ubaid-Uruk nel Vicino Oriente, quella Shang o fasi precedenti in Cina, ecc.), presenta meccanismi e relazione di potere, con buona pace di libertari, primitivisti e compagnia bella. Quindi concordo con Militant quando dice “la politica o è lotta per il potere o, semplicemente, non è”. E l’opporsi al “potere” così, in generale, senza riferirsi a quale o quali poteri porta solo a mentalità dannose per la lotta di classe (limitandosi a considerare i casi in cui chi sviluppa queste idee sia “onesto” intellettualmente): diventa evidente in una situazione come questa, che costringe non a dimenticare analisi e critica, ma a schierarsi nettamente da una parte o dell’altra, dalla parte dell’imperialismo, lampante, o dalla parte di chi è attaccato.

        E, daniele benzi, hai vissuto un anno a Cuba… e allora? Quale illuminante punto di vista ti da questo? Uno grandissimo storico come Marc Bloch ti direbbe che il semplice fatto di essere presente in un luogo o ad un avvenimento non dà, di per sé, alcuna capacità di comprensione attendibile o penetrante. Per il resto della tua “analisi”, valga la risposta di Militant, non c’è altro da aggiungere. Io ho, più volte ma brevemente, lavorato a Cuba e proprio per questo e vedendo che è una situazione di grande complessità raramente mi esprimo in proposito. No, tutto quello che dici rivela esattamente la spocchia e l’arroganza che attribuisci a questo collettivo.

        P.S. Il fatto di riconoscere uno statuto intellettuale e di riconoscere capacità di esprimere cose interessanti, nonostante o a causa delle sue contraddizioni, ad un artista come De Andrè e quindi, in questo senso, “servirsene”, marcando le distanze con onestà, è perfettamente legittimo, senza per questo prendere per oro colato tutto quello che hanno o “avrebbero” detto. E spesso è meglio avere a che fare con le opere degli artisti, piene di sfaccettature, che con le loro dichiarazioni (tipo la cazzata si Trockij).

  • Sono pienamente d’accordo con l’analisi di Militant.
    C’è in atto un tentativo di golpe, e ciò riduce la scelta di campo tra Maduro e questo qui:
    http://contropiano.org/news/internazionale-news/2019/02/07/112167-0112167
    Per preferirlo a Guaidó, mi basta che Maduro mangi meno di tre bambini crudi al giorno.

  • Pablo

    Che belli questi intellettualini globetrotter che, appena gli viene sbattuta in faccia la grezza materia prima di cui è composta la realtà, fanno armi e bagagli e si ritirano indispettiti. Restituiscono la cifra di una differenza: ad un certo punto, sull’orlo della guerra civile, o si sta con i carri armati o con la reazione. Non è tanto il famigerato “campismo” a spaventare, ma il “carrismo”, ben più indigeribile. Vallo a spiegare alle “coscienze critiche” della sinistra che ad un certo punto l’umanismo – che è l’essenza posta a fondamento del marxismo – va messo temporaneamente da parte. In realtà è un problema serio, per nulla liquidabile in poche battute. Ad un certo punto bisogna diventare inumani per poter salvaguardare il significato profondo del socialismo. La storia mi sembra che tutto sommato dica questo: prima o dopo (in genere sia “prima” che “dopo”), la rivoluzione (o quel che è) è posta di fronte a una sfida insormontabile. Non c’è dubbio che tale sfida implichi responsabilità proprie, colpe interiori, non solo attacchi esterni. Questi attacchi però fanno leva su queste contraddizioni e le organizzano. A quel punto per salvare tutto bisogna compromettersi notevolmente.
    Dunque, si ritorna all’alternativa: quale è questa oltre Maduro? A occhio, una gradazione venezuelana à la Bolsonaro o à la Uribe-Santos-Marquez. Perchè se il ragionamento fosse: l’alternativa reale a Maduro è il ritorno dello spirito originario del chavismo, io credo che saremmo tutti d’accordo. Ma oggi oltre Maduro c’è il socialismo consiliare, partecipato, popolare, siglato sull’alleanza progressiva tra periferie urbane e contadini? Pensare questo significa vivere un mondo letteralmente “altro”, disegnato sui propri desiderata intellettualistici e non sulla “verità concreta” (la verità è sempre concreta, giusto?). Mi sembra, però, che ci sia poca voglia di intendersi su questo punto. O si dà ragione al globetrotter libertario o si è “campisti”, dunque “rossobruni”, quindi fascisti. Alla faccia del campismo.

  • Diosdato Cabello

    Questo Daniele Benzi, nomade intellettuale che rincorre borse di studio per tutte le università del Cono sur, così esprime la propria “vicinanza critica” al bolivarismo:

    “La trasfigurazione di un mai ben chiarito “socialismo del XXI secolo” in una cleptocrazia pretoriana in Venezuela”

    “Nessuno, neanche il più scettico, avrebbe potuto immaginare una disfatta di queste proporzioni. Sembrerebbe naturale, quindi, puntare il dito contro l’imperialismo e i suoi “lacchè”, responsabili di “guerre economiche”, di “golpe parlamentari”, “mediatici”, “giudiziari” e tante altre improbabili cospirazioni. È la logica binaria dei leninisti, il loro sport preferito quando il Palazzo d’Inverno è assediato dai bianchi o sta per crollare”

    “La verità, sfortunatamente, è che la “restaurazione conservatrice” è stata servita su un piatto d’argento dai governi “progressisti”. Dal kirchnerismo, dal correismo, dal lulismo, dal chavismo. Perché mai gli imperialisti e i loro “lacchè”, con il vento globale in poppa, non dovrebbero suonarcele di santa ragione adesso che le condizioni sono più che mature?”

    “Eppure, se di rivoluzioni si è potuto parlare in questi anni in America latina – e c’è da dubitarne persino nel caso della Venezuela bolivariana – di “rivoluzioni passive” si è trattato”

    “Se non sono necessari complotti e cospirazioni per svelarne le cause è perché gli effetti del trasformismo, la regressione autoritaria del cesarismo, le conseguenze politiche ed ideologiche della passivizzazione ed il disciplinamento o anche la repressione delle organizzazioni autonome erano già palesi quando la “restaurazione conservatrice” ha incominciato a mietere le prime vittime”

    “La “restaurazione conservatrice” allora non si è fatta attendere. Ma in questo momento, purtroppo, non ha solo il volto subdolo di Michel Temer o quello raccapricciante di Jair Bolsonaro. Quello yuppie e un po’ stupido di Mauricio Macri o inetto e farsesco di Lenin Moreno (a cui naturalmente ho dato il mio voto quando vivevo a Quito). Mostra anche i volti insanguinati della repressione di Daniel Ortega e Rosario Murillo. Quello avvilito, smunto e pieno d’odio di milioni di venezuelani esausti o in fuga dalla bancarotta del governo di Nicolás Maduro e Diosdado Cabello. In questo senso il “laboratorio” politico latinoamericano ha chiuso per fallimento. E per lutto”

    Qui: https://www.sinistrainrete.info/estero/13544-daniele-benzi-chiuso-per-fallimento-e-lutto.html#sdfootnote1sym

    Dunque, qui, il problema non è il golpe, il complotto, l’imperialismo, l’ingerenza. E’ proprio il socialismo del XXI secolo, il bolivarismo, l’idea di indipendenza politica ed economica del sud dal nord americano. E’ tutta una vicenda storica ad essere presa in blocco e “nullificata”. Queste sono le “coscienze critiche”: quando finisce la borsa di studio, finisce anche l’”appoggio critico”, e inizia l’attacco aperto e la derisione. A cosa ci si aggrappa pur di non lavorare nella vita.

  • Brigante

    Non credo ci sia molto da aggiungere alle risposte di Militant se non ribadire un concetto semplice ma complesso: il “neutralismo” NON ESISTE. Quando ero ragazzino mi è capitato di assistere ad un pestaggio da parte di una decina di ragazzi contro un tipo “colpevole” di aver “guardato la ragazza di un altro”. Io, come molte altre persone intorno, non sono intervenuto. Ci ripensai spesso capendo facilmente che non ero stato “neutrale” ma avevo preso decisamente le parti degli idioti che hanno lasciato quel ragazzo mezzo morto a terra. Tempo dopo l’esperienza mi è servita per capire che se vedo delle guardie caricare dei compagni, IN QUEL MOMENTO non me ne frega un cazzo di come la pensano sul reddito universale e il capitalismo cognitivo, il libertarismo, il socialismo in un solo Paese e la Quarta internazionale, di come è stato organizzato il corteo e se si poteva fare meglio. IN QUEL MOMENTO Si coprono, si trova il modo di alleggerire la carica, si sta gomito a gomito e se c’è qualcuno a terra lo si rialza prima che lo prendano. Punto. Chiunque gira le spalle e comincia con il “Si, ma non dovevamo stare li’, ce la siamo un po’ cercata” NON è NEUTRALE, ma ha preso le parti delle guardie. Poi DOPO, finita la carica, ci si rimbecca, ci si manda cordialmente a fanculo, nelle assemblee ce le diamo di santa ragione (figurativamente o no) ma DOPO. La teoria politica ci permette di scegliere tra infinite opzioni pensabili, la pratica politica ci obbliga a scegliere tra finite opzioni possibili.

  • sandrone

    condivido appieno le parole (semplificanti e per questo esemplificanti) di Brigante e quelle di Militant.

    Volendo aggiungere un elemento di concretezza geopolitica (e non politica) in più: desso bisogna anche stare a vedere cosa, e come, Russia e soprattutto Cina (per i prestiti e gli investimenti lì fatti che rischia di vedersi congelati e/o sottratti) faranno per supportare Maduro ed impedire un intervento diretto armato americano o tramite i loro proxy regionali.

    Sinceramente, la situazione per Maduro/chavismo/bolivarismo e socialismo, in Venezueala, la vedo male: la differenza di forza in campo e la totalmente asservita campagna stampa di tutti i massmedia non lascia sperare nulla di buono.
    Ma se il popolo venezuelano non si farà incantare, modello gli ucraini… speranza c’è e resiste!

    Inoltre, anche per la Siria la si voleva vendere per spacciata agli inizi e ora, anche se ha ancora mille problemi e tanto territorio le è stato sottratto, è ancora lì: in piedi, orgogliosa, a fianco di Assad, del suo esercito e dei suoi alleati.

    • Ingmar

      Da quanto leggo sui curdi non voglio attribuirti la seguente posizione: “i gay sono servi utili di Israele perchè quelli palestinesi sono andati a manifestare a Tel Aviv con quelli israeliani perchè comunque Israele non li opprime altrettanto (non li ammazza), quindi vuol dire che per quanto gli riguarda Netanyahu potrebbe annettersi il resto della Palestina”

  • sandrone

    un articolo a proposito della situazione venezuelana di cui consiglio la lettura:
    https://southfront.org/the-saker-interview-with-michael-hudson-on-venezuela/

  • dziga vertov

    “Bugia! I sinistri critici-critici latinoamericani o latinoamericanizzati come me (di chi va in piazza in Italia francamente mi importa poco in questo momento), ripetiamo dal 2014 che senza una negoziazione seria fra governo e opposizione la guerra civile con possibilità di intervento straniero sarebbe diventato uno scenario altamente probabile.”
    (cit.)

    in quattro righe emerge dalla moltitudine postmoderna di distinguo pelosi e neologismi ad effetto la definizione stessa di collaborazionismo.

    prima ci liberiamo dall’equivoco di avere qualcosa da spartire con questo ceto di parassiti invecchiati male nelle università di mezzo mondo o a correggere bozze in patria per trenta denari e meglio sarà. e vista la deriva autobiografica aggiungo la mia: ho conosciuto bene e per esperienza diretta (altrimenti detto lavoro a salario, non borse di studio) il Venezuela pre Chavez, e posso testimoniare senza timore di smentite che si trattava del più perfetto esempio di stato neocoloniale, la cui struttura politica era forgiata piramidalmente sullo sfruttamento di classe e sulla discriminazione di razza. quindi di che cosa stiamo parlando?

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