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Il governo del cedimento

Avrebbe dovuto essere la manovra del cambiamento e invece quello a cui abbiamo assistito è stato il cambiamento della manovra, per giunta sotto dettatura dell’Unione Europea che, almeno fino a febbraio, continuerà comunque a vigilare sui nostri conti non fidandosi affatto delle rassicurazioni del governo italiano. Qualche settimana fa Mario Monti, in un’intervista divertita al Corriere della Sera, e cogliendo purtroppo nel segno, aveva descritto questo particolare frangente del rapporto tra un governo “ribelle” e Bruxelles come “il momento Tsipras”: ovvero quell’esatto istante in cui il populista di turno (di destra o di sinistra poco importa) non regge più il bluff del tiro alla corda e dunque è costretto a calare le braghe, accettando tutte le richieste della Commissione. Tanto per ribadire il concetto l’ex idolo delle sinistre europee aveva anche ammonito il governo italiano: arrendetevi subito, perché dopo sarà peggio. Ieri Antonio Polito ha esposto il concetto in maniera forse meno sarcastica, ma ugualmente puntuale.

Dopo 4 mesi di “me ne frego” e di “non ci sposteremo di una virgola” Salvini e Di Maio hanno quindi dimostrato di essere più che ligi ai diktat della UE, e la virgola l’hanno spostata eccome. Il passaggio dal 2,4 al 2,04 del rapporto deficit/Pil (senza voler cambiare i numeri 2 e 4 nel patetico tentativo di mascherare la sconfitta agli occhi di un’opinione pubblica magari un po’ distratta dagli sforzi per arrivare a fine mese) ha significato concretamente un taglio di circa 10 mld di euro e ha reso quella del governo giallo-blu la manovra più timida e meno espansiva dai tempi dell’ultimo governo Berlusconi.

A rendere la sconfitta ancora più bruciante ci ha poi pensato Macron che, mentre il governo italiano elemosinava sui decimali, per venire incontro alle proteste del Gilet Gialli ha potuto tranquillamente allentare i cordoni della borsa portando il rapporto deficit/Pil della Francia per il 2019 al 3,4%. Il tutto senza incorrere nelle reprimende o nelle minacce da parte di qualche euroburocrate e dimostrando così, per l’ennesima volta, quali siano le reali gerarchie all’interno dell’Unione Europea.

Se Atene piange, però, Sparta non ride. L’impressione è che da questa situazione ne usciremo con un’ulteriore slittamento a destra del quadro politico. Perché a pagare lo scotto di questo bagno di realtà saranno soprattutto i cinque stelle, mentre Salvini potrà comunque capitalizzare la sua lotta a costo zero contro i più poveri e i migranti. La “sinistra reale” nel suo complesso sembra invece incapace di sfruttare l’occasione per recuperare almeno un po’ del terreno perduto convinta ancora com’è, almeno in larga parte, che la causa del problema, ovvero l’Unione Europea, possa invece rappresentarne la soluzione. Eppure l’ennesimo fallimento populista dovrebbe averlo dimostrato: o rompi o ti pieghi. Non ci sono altre strade.

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29 comments to Il governo del cedimento

  • Pablo

    La situazione politica italiana vive un momento talmente paradossale da non avere molte analogie nella storia del paese.

    Da una parte c’è un populismo di governo che ha prima presentato una manovra confuse e regressiva, ma che conteneva un significato politico di tutto rispetto, cioè progressivo: sfidiamo i diktat autoritari della Ue sul piano del deficit, dimostrando che con una ferma volontà politica si può cambiare l’austerità sulla quale si fonda l’ordoliberalismo europeista. La dimostrazione di forza si è risolta in una sconfitta senza precedenti, con la prima manovra scritta direttamente da Bruxelles, senza neanche la mediazione della politica italiana (come ai tempi di Monti e Letta).

    Di contro, le opposizioni – della natura più diversa – si sono scagliate contro l’elemento “progressivo” della manovra – cioè la lotta all’austerity fiscale europeista – facendo propria la narrazione di Bruxelles. Questo il motivo per cui di fronte alla peggiore manovra economica della storia recente del nostro paese (quantomeno la più ridicola), non c’è un aumento di consensi delle forze di opposizione. *Proprio perchè* queste opposizioni continuano a scagliarsi contro l’unica cosa giusta che – in teoria – caratterizzava la manovra.

    La sinistra anti-liberista, al contrario, rimane al palo. Avrebbe, oggi come mai nel recente passato, un margine d’azione e una copertura politica straordinaria e irripetibile (almeno in tempo di pace). Altro che Gilet gialli: potrebbe permettersi di dare fuoco al Colosseo e verrebbe coperta politicamente dal partito di Repubblica, dalla Magistratura, dalla grande borghesia internazionale, dalle televisioni, eccetera. Tutto ovviamente piegato in chiave anti-populista e filo-europeista, ma quel che conta è che oggi alla protesta verrebbe concessa quella dignità politica mai concessa in passato. Poi nelle proteste, vedasi i Gilet gialli, si sa sempre come iniziano ma mai come vanno avanti, si evolvono e finiscono: *l’importante è iniziare*. Ma iniziare veramente, non attraverso le pagliacciate rituali dei Gilet gialli indossati in assenza di conflitto (puntualmente apparsi a Roma, come ti sbagli), che replicano le terribili scene di manifestanti vestiti come i personaggi della “casa di carta” o il blockbuster di V per vendetta. Si inizia facendolo, questo conflitto. Non mimandolo attraverso una fraseologia comprensibile solo all’interno delle minuscole assemblee di movimento. Vuoi fare il gilet giallo? Allora inizia a dare fuoco alla polizia. E invece a Roma, di fronte allo sgombero della Penicillina (che andava sgomberata!) ci si indossa il Gilet giallo ma poi non si riescono a cacciare quattro carogne fasciste arrivate a speculare sulla vicenda.

    Dunque, anche per questi motivi, non c’è alcun recupero della sinistra in questo paese di fronte al duopolio forze liberali-populismo: l’alternativa al governo giallo-verde sarà il ritorno al centrodestra a trazione leghista; in caso contrario, ad un ritorno del Pd alleato, chissà, proprio col M5S. Ma mai e poi mai – almeno dall’angolo di visuale di oggi 20 dicembre 2018 – una “rinascita” della sinistra, presa tra la messa in scena francese di cui non vengono capite le radici (e ci si affida sterilissimi e forzatissimi sociologismi marxisti che non riescono neanche a capire la differenza tra *impoverimento* e *proletarizzazione* della piccola borghesia, ma lasciamo perdere), e la costruzione dell’ennesimo perverso carrozzone elettorale europeista di De Magistris, cioè esattamente quello che andrebbe evitato come la peste per ripresentarsi credibili agli occhi di una parte del proprio elettorato.

    Questa la situazione, in attesa che la prossima serie Netflix ci indichi il dresscode necessario alla partecipazione del prossimo corteo.

    • Pablo

      Aggiungo un appunto su impoverimento e proletarizzazione: non c’è *nessuna* proletarizzazione della piccola borghesia, altrimenti non ci sarebbe nessun “populismo” egemone ma una ripresa del conflitto di classe (quantomeno nella sua parte sociale-sindacale). C’è, al contrario, un impoverimento di ceti che rimangono saldamente borghesi. E’ per questo che è forte il populismo, perchè non ci sono più proletari, ma più “impoveriti”, e questi impoveriti si alleano (implicitamente, senza auto-coscienza, ovviamente) tra loro, o meglio, *su* di loro viene costruita una narrazione politica, organizzata in senso populista, che convince perchè dice chiaramente chi è la fonte (reale) di questo impoverimento.
      Ma noi continuiamo pure a dirci che sono in aumento i “proletari” e che il problema è il cattivone Salvini (o il ritardato Di Maio) e che, tolti i quali, non può che sopraggiungere la lotta armata per il comunismo.

    • Hirondelle

      I jaunes non hanno cominciato “dando fuoco alla polizia”. Ci sono sindacati di polizia che hanno indetto uno sciopero permanente per premettere ai poliziotti dei servizi ausiliari di non partecipare alla repressione dei jaunes. Ci sono poliziotti che hanno partecipato ai cortei in divisa, cosa non priva di rischi. I manifestanti come sempre chiedono alla polizia di unirsi a loro. (“CRS avec nous”)

      I jaunes non vogliono la politica economica di Macron che è quella dell’UE. Chiedono le sue dimissioni e non hanno come richiesta di bruciare checchessia, men che meno l’Arc de triomphe, assai più solido e recente di un manufatto archeologico di epoca romana. Il tutto comincia quando Macron nega il permesso di manifestare sugli Champs Elysées e loro giustamente se lo prendono.
      Dare fuoco alla polizia in sé non serve assolutamente a nulla, anzi.

      • Pablo

        Si, certo, il problema non è “dare fuoco alla polizia”. Ma è la conseguenza di un confronto politico bloccato, dove il potere non dà segni di risposta che non passino per la repressione poliziesca-giudiziaria. Di fronte alla chiusura del potere le mobilitazioni francesi non si sono arrese e hanno posto il problema *anche* sul piano “contro-repressivo”: se la guerra è l’unica risposta organizzata concessa dalla politica, accettiamo il campo. Come evidente dalle “concessioni” di Macron, accettare il piano dello scontro, *se legittimati socialmente*, ogni tanto conviene anche in termini prettamente sindacalistici.

        In Italia cosa succede? Anche nel nostro paese c’è una chiusura totale verso rivendicazioni sociali. A dire il vero c’è un fatto dirimente: parte di queste rivendicazioni sociali sono oggi al governo. Ribellarsi contro il “proprio” governo è sempre più complicato che avere a che fare con una naturale controparte. Ad ogni modo la situazione è cristallizzata da diversi anni, quindi non è un fatto che riguarda solo “il populismo”. Di fronte alla chiusura del potere o si accetta come dato di fatto questa chiusura, e si sceglie di giocare sul terreno offerto dal potere stesso, oppure ci si rifugia nella ritualità: da una parte ci si affida a stanchissime e solipsistiche riproposizioni della messa in scena manifestante, quindi l’inevitabile corteo autunnale di rappresentanza; dall’altra si spera di aggirare il problema attraverso una fraseologia radicale (in assenza di fatti) e, forti di questa stessa fraseologia, presentandosi alle elezioni sperando di azzeccare il turno vincente.

        Questa è la sinistra italiana oggi.

  • Sono d’accordo. Tuttavia, come si suol dire, le condizioni oggettive e soggettive devono ancora maturare. Le persone sono ancora convinte che potranno tornare a consumare come facevano ai “bei tempi” non sapendo che questi ultimi non torneranno più.
    La maggioranza schiacciante degli italiani non è in grado di contrapporsi all’Europa.

  • Enrico

    Uno dei motivi per cui la ‘sinistra reale’non è in grado di sfruttare il.fallimento del.governo.sulla finanziaria e’ che una parte importante di essa si è totalmente schiacciata su posizioni filogovernative

  • Militant

    @ Enrico

    A chi ti riferisci in particolare? Perchè se parliamo dei vari Fassina e soci, stiamo parlando davvero del nulla, che non ha nè avrebbe presa sulla società qualsiasi posizione avesse. Fuori da questo ristrettissimo ambito più culturale che propriamente politico, e non prendendo in considerazione le varie gradazioni del rossobrunismo, dove starebbe questa sinistra “totalmente schiacciata su posizioni filogovernative”?

    • Roma

      @ militant
      per esempio la vostra!
      quando non dite che con gli altri ancora al timone questa sarebbe stata l’ennesima manovra lacrime e sangue. Eppure non si vuole cogliere alcun miglioramento rispetto alle manovre degli anni precedenti. Il ritocco alla fornero, una piccola misura di ridistribuzione del reddito, il contrasto alla deformazione dell’immigrazione-sfruttamento-contrazione salariale sono segnali al ribasso rispetto a quelli annunciati, ma sono vittorie importanti rispetto alle precedenti misure. Abbiamo vissuto anni bui, riforme che hanno massacrato il popolo, i lavoratori nel silenzio più assordante. Manovre economiche scritte dai burocrati europei, consegnate al presidente della nazione ed accettate dal parlamento che esautorato dai suoi poteri era presieduto da presidenti del consiglio sotto ricatto per sfruttamento di mignotte o mai eletti dal popolo. Parlamenti che hanno perfino riscritto la costituzione, di notte e senza chiedere permesso a nessuno!

      • Hirondelle

        IL RDC NON è una “misura redistributiva”, perdio!
        Ce lo vogliamo ficcare in testa una volta per tutte?
        Per ‘sto cazzo di sussidio LIBERISTA si sono bloccate un’ennesima volta le assunzioni nel pubblico impiego. Posti di LAVORO, non elemosine, lavoro dignitoso e garantito. Lavoro che serve per dare SERVIZI ai meno favoriti, cioè appunto a REDISTRIBUIRE il REDDITO. Infatti si chiamano salari indiretti.

        Poi ovvio che la cosa da fare era andare alla rottura senza se e senza ma. Com’è ovvio che sia nella Lega sia nei 5* le posizioni in merito siano più sfumate di quanto sembra. Nella Lega ci sono posizioni molto più critiche in merito alla politica economica verso la UE di quanto non faccia il 5*. Ma non è una posizione unanime.
        Cosi’ com’è noto che il presidente della Repubblica non resta con le mani in mano, come ha già fatto a maggio.

        E comunque ha ragione militant: si andrà a nuove correzioni in primavera e in autunnno e il voto si sposterà a destra, era chiaro già mesi fa. Confindustria chiede e governo risponde.

  • Militant

    @ Roma

    Ti accorgi che scrivendo “per esempio la vostra” stai in realtà dicendo il contrario di quello che dice @enrico, cioè ci dai degli “antigovernativi” (e vedi un pò!), mentre @enrico parla del problema di una “sinistra filogovernativa”? Nel senso che qui il problema ci pare, molto prima di toccare l’universo dei rapporti politici, quello non meno vasto dei rapporti alfabetico-funzionali, senza i quali però non si capiscono i primi. Consigliamo un veloce ripasso.

  • Roma

    @giuseppe
    malgrado te bel coatto da tastiera e il tuo bel nome tento di esprimere solo il mio punto di vista.
    @hirondelle
    concordo con il fallito, spero solo per questa manovra e chissà nella prossima, piano assunzionale, necessario sotto l’aspetto di ridistribuzione del reddito che su quello meramente sostitutivo. Il RDC credo abbia però lo scopo di aiutare chi non probabilmente neppure chance di vincere un concorso, per vari motivi ci siamo dimenticati che centinaia di migliaia di persone oltre i 40/50 anni hanno negli anni perso il lavoro e sono stato tagliate fuori da ogni possibilità di reinserimento! Questi intanto devono pur sopravvivere.
    Il si al global compact, il rinsaldare gli accordi con gli USA, il bacio a Israele, Tav e tutti gli altri accordi su gas e petrolio, il nostro atteggiamento passivo sulla questione delle sanzioni ONU, l’Iran ed il ritiro della mano offerta a Putin sono invece le mie personali più feroci critiche a questo esecutivo. La partita vera dovrebbe giocarsi a livello internazionale, con le nazioni che non aderiscono al mercato liberista globale!

    • Hirondelle

      Roma, la PA non assume solo per concorso, anche per chiamata diretta soprattutto nei livelli bassi e meno qualificati, si tratta di persone con livelli di reddito modesti, spesso in situazione difficile. Inoltre nelle graduatorie già esistenti che potrebbero scorrere con nuove assunzioni ci sono anche moltissimi precari e sotto/disoccupati.

      Lo scopo del rdc è abbassare i salari e peggiorare i contratti di lavoro. Le assunzioni della PA, che possono anche arrivare a una famiglia in cui altrimenti si dovrebbe ricorrere al rdc (ad esempio dopo il licenziamento di uno dei componenti) mettono in sicurezza la situazione economica di individui e nuclei familiari con dignità e in prospettiva autonomia, in più erogando servizi a altri individui e famiglie. Si pensi solo a cosa succederebbe se la sanità diventasse completamente gratuita e con attese inferiori alla settimana.

      Esattamente quello che i padroni hanno distrutto per trent’anni via UE. Per questo lo schiavetto di Confindustria Salvini non vi tiene (s’è precipitatoa sognare l’Europa e a incontrarli nel giorno del signore appena hanno parlato), mentre ci tiene a prepensionare gli operai e impiegati delle industrie per riassumerne di nuovi licenziabili a piacimento, dato che per il settore privato adesso c’è il JA di Renzi che né 5* né Lega hanno abrogato.

      E la sx gli va dietro vedendo in questa porcheria una « redistribuzione », facendosi illudere da due spicci nel portafoglio. Poi si chiedono le ragioni della propria impotenza. Meglio sarebbe chiedersi quanto le parole d’ordine tattiche di mezzo secolo fa, come le,integrazioni al reddito, appunto, che avrebbero permesso di « liberarsi dal lavoro » seee…, abbiano serbato del loro senso originario in una società in cui il modello liberista e non quello socialdemocratico comandano il ruolo dello stato nell’economia (analisi che Militant ha fatto correttamente più volte).

  • Roma

    @hirondelle
    aldilà delle attuali regole di assunzione nell’ambito della PAcredo che solo per il numero e per le specifiche mansioni non possa esiste una modalità diversa dalla indione di concorso, tralasciando i forti dubbi che scatenerebbe la raccomandazione nel paese in cui la dai tempi dei latifondi questa si è esercitata…anche dal panettiere! ….mi raccomando un filone di quello buono!
    Per quanto riguarda le altre critiche e misure di contrasto a questo governo, tutte fondatissime, io la vedo nel modo che avevo scritto nel precedente commento. Andrebbe ripensata un’altra strategia che non può non tenere conto altro che l’uscita immediata dai vincoli europei e sopratutto da quelli nato. Bene Conte che ridiscute con la Libia e con Haftar. Mi chiedo che fine abbia fatto il Salvini che appoggiava la Russia. Cosa aspettiamo a riveder al ribasso un piano energetico trattando con Russia gas metano e l’Iran petrolio. Smettere ogni conflitto di guerra in africa questa si serbatoio inesauribile di manodopera ad uso e consumo dei governi liberisti per il contenimento salariale e per aumentare il tasso di profitto in epoca inflazione inesistente o peggio di deflazione. Politiche che
    da decenni in occidente hanno visto passarsi il testimone psudocomunisti/alias democristianisocialisti! Le liberalizzazioni hanno visto gli anni migliori sotto le bandiere rosse! Non dimentichiamo gli anni di Ciampi,Prodi, Amato per finire a renzi! Tutti all’insegna delle riforme che voleva l’Europa ovvero svendita del patrimonio nazionale e subalternità a gogo!

    • berja

      guarda che uno si può coprire con la bandiera che gli pare e piace, ma sono i fatti, la prassi, che fanno la politica, non la teoria o la retorica.
      poi tutte ‘ste bandiere rosse liberalizzanti non me le ricordo affatto, ci siamo opposti in tutti i modi ma eravamo già minoranza e non sapevamo predire il futuro.
      poi se per qualcuno d’alema era “comunista” pazienza, se ne prende atto, si vede che bisognerebbe ri-mettersi d’accordo su cosa significhi “comunista”

    • Hirondelle

      Roma, per le categorie basse il concorso non è indispensabile, si chiama dal collocamento. E sono proprio le fasce che più hanno bisogno del rdc che sarebbero beneficiate se lo stato assumesse. A vita, non per tre anni. A vita. E NON col JA, o precarietà di stato che dir si voglia. Chiaro? Allora, perché lo stato NON assume? A vantaggio di chi? Di chi si fa bello per avere elargito elemosine miserabili?

      Per i livelli medio alti si’ ci vuole il concorso (credo sia proprio nella Costituzione), ma ad ogni modo non mi pare faccia molta differenza. Per questi livelli, assumere tutti coloro che sono oggi nelle graduatorie già esistenti sarebbe un altro passo di quella ricostruzione del reddito -vero, non condizionato all’accettazione di offerte di lavoro private a qualsiasi condizione – e del servizio pubblico.
      A meno che non vogliamo arrivare sul solito discorso dipendenti pubblici fannulloni e raccomandati improduttivi, perché sulla base di questo ammuffito ennesimo mantra liberista proprio non ci si puo’ parlare.

  • Roma

    Ci tengo a precisare che le bandiere rosse sotto cui
    Il liberismo ha trovato ottima sponda non sono rosse come le intendo io, e credo anche buona parte di chi legge! Sono rosse secondo la narrazione che vuole rosso ciò che si oppone al capitalismo salvo poi scoprire, che è tutta una grande costruzione, dagli anni 70, gli hippy, la rivolta studentesca, droghe, strategia della tensione, prima e seconda repubblica! Altrimenti come come sarebbe stato possibile arrivare da Democrazia proletaria a Renzi o Minniti o peggio a Grasso? Come avrebbero potuto avere la firma del PCI le bombe sganciate dai nostri aerei su Sarajevo? Come può un Vendola pretendere una gravidanza surrogata se non attraverso il denaro come merce di scambio, per giunta per la vita di un essere umano? Uno che si dice essere di sinistra?
    Di quale sinistra sta parlando???
    Lo so, ho fatto un fritto misto, siamo alla vigilia…passatemi lo sfogo, credo comunque che il concetto si possa tuttavia comprendere!

    • berja

      sei a un passo dal cambiare sponda

    • Hirondelle

      Roma che il Pd, antenati e dintorni siano tutto fuorché comunisti e persino socialdemocratici siamo proprio tutti d’accordo, per fortuna.
      Che sia « tutta una grande costruzione » no. Di certo dagli anni’70 il capitale passa al contrattacco delle lotte sociali spintesi ai suoi occhi troppo oltre (rapporto Werner). Ma negli anni’70 ci sono anche l’istituzione del Servizio sanitario nazionale per tutti, allora senza ticket, l’indicizzazione Dei salari, lo statuto dei lavoratori, l’accesso all’università provenendo da tutte le scuole non solo dai licei, il diritto allo studio, il tempo pieno (un aiuto per le famiglie e per gli alunni) – chiesti proprio da quegli studenti oggi cosi’ vituperati e nel complesso una quota salari sul pil che gli organismi UE distruggono dallo SME in poi. Quanto agli hyppie che si opponevano e disertavano la guerra imperialista e capitalista in Vietnam, non dovrebbero starci cosi’ antipatici… Poi certo ci sono fenomeni ambigui e distruttivi: le droghe pesanti vengono spacciate anche per stroncare l’opposizione di classe ma non avrebbero forse trovato la diffusione che hanno avuto se non vi fosse stato un terreno favorevole dovuto a quegli intellettuali che pensavano di fare la rivoluzione, o piuttosto chiamavano rivoluzione il tentativo di risolvere il proprio disagio strettamente individuale a botte di chimica nelle proprie cellule. Ma la diffusione delle sostanze psicotrope nei ghetti urbani viene descritta già nel XVIII secolo e non è una scoperta della contestazione giovanile. Allora era il gin, poi l’oppio…

      Questo viene dagli anni’70 e da quelle lotte, avverse al potere, alcune rivoluzionarie e armate, altre no, ma non sue complici e non riconducibili per forza ad esso.

      Ci sono alcuni individui che hanno preso parte a quelle lotte che hanno poi cambiato idee e a volte anche prassi e schieramenti politici. Vanno ovviamente combattuti, ma non perché fossero sbagliate le lotte di allora, ma perché si sono poi schierati con il nemico di classe.
      Ci sono poi dei partiti che hanno fatto altrettanto, appunto il P(CI)D, perché le sue gerarchie erano CONTRO quelle lotte sin dall’inizio, per paura di vedersele sfuggire di mano e per antipatie verso una società meno capace di controllare la sfera privata e i rapporti gerarchici esistenti al suo interno.

      Il voler ricondurre tutto a una generica unica origine più o meno sovrumana finisce con il confondere cause, effetti, posizioni e idee, creando un nemico tentacolare e mostrificato che susciti orrore, quindi pura emozione anziché riflessione e lucidità al momento di conoscerlo, analizzarlo e combatterlo.
      Li’ per li’ puo’ sembrare consolante: « Erano tutti d’accordo e nemici del popolo, quindi miei » ma alla lunga impedisce proprio di capire il processo storico che ha costruito i nemici veri di oggi e soprattutto cosa vogliono farci pensare e fare.

      • Roma

        @ Hirondelle
        per varie ragioni, la principale perché credo di non esserne capace, non vorrei che ti mi avessi travisato. Non intendevo mettere in discussione gli ideali di rivoluzione anzitutto antiautoritaria e, poi, coerentemente, anticapitalista e antimperialista che hanno animato il 68. Figuriamoci! Ma credo che coerentemente, aldilà dell’opinione che si è fatto/a di me Berja, sono un complottista ?, anche quelle rivolte hanno agito su un solco tracciato dall’establishment. Rivendicazioni necessarie, il vietnam come i reparti punitivi in fiat, gli spari sugli agricoltori ad Avola come il napalm sul corpo di Kim Phuc. Insomma cosi come saragat e il suo partito socialdemocratico tolsero il timone al psi e al pci grazie alla corruzione della cia nel ’48, Kennedy, MalcomX, Moro fino ad arrivare alla polverina di Powell e all’omicidio on diretta del dittatore Gheddafi, tutto accade secondo copione! Fino alla prossima rivoluzione. Ma se siamo lo zero virgola dove vuoi andare? La minaccia per l’establishment sono le fake news, ma intanto Assange è recluso in una stanza! Dico che siamo sotto dittatura capitalista e tu mi dici si ma il ’68? Il ’68 cosa? Lo statuto dei lavoratori? L’indicizzazione dei salari? Il SSN? ma dove vivi? Non ci sono più!!!

  • Pablo

    @ Roma

    Su questa china si è attestato già Fusaro da qualche anno. Libero di seguirlo, però verità e giustizia stanno da un’altra parte.

  • Roma

    Capisco la ritrosia a condividere il confronto considerato il paradigma verso il quale scaglio i miei dubbi e da cui secondo me nascono le incertezze di molti compagni. D’altra parte quello che scrivo è a molti ormai noto da tempo, vedi anche i miei commenti di cui sopra, sono dati di fatto che però per alcuni sembrano essere chine dietro cui ci sono gli abissi, per altri sponde lontane e deserte…vorrei sbagliarmi e vedervi uniti, una moltitudine di compagni diciamo il 37/40 percento…per il momento però ve lo dico: non è così! Anzi!Siamo allo zero virgola. La lotta di classe? Così io non la vedo possibile !!

  • berja

    @Hirondelle: chi abbandona il materialismo dialettico lo riconosci subito perché non riuscendo più a interpretare la realtà e la storia piomba nel complottismo o nella religione

    • Hirondelle

      E questo è un bene?
      O stiamo giocando al giudizio universale?

      • berja

        no, non credo affatto sia un “bene”, purtroppo personalmente ho grandi difficoltà a interloquire con questo tipo di persone e qui mi autoaccuso di incapacità di lavoro politico, sia chiaro

  • Hirondelle

    @Roma: il ‘68 lo hai evocato tu, non io.
    Se le conquiste degli anni’70 non ci sono più, con gran danno di tutti, non è un motivo per ritenere che fossero conquiste pilotate da una rivolta concepita dal potere, anche se il potere quando si è sentito minacciato ha dovuto concederle e concordarle per poterle guidare e controllare.
    In Italia in molti casi si è trattato di attuazioni della Costituzione che JPMorgan direbbe « socialista » rimasta meno applicata rispetto agli accordi avvenuti nel primo dopoguerra in altri paesi europei, come la Francia. Il capitale passa ovviamente al contrattacco duro dal 1990 usando come strumento la UE e i suoi notabili e profeti; come docile e disponibile manovalanza i partiti PCID + nebulosa varia anche polemica (e i loro miti: l’associazionismo etico&bello&Figo, per dirne una, al posto del servizio pubblico e delle assunzioni nello stesso, prodromo in realtà di esternalizzazioni e privatizzazioni).
    Detto cio’ che le rivolte, specie quelle a colori, siano a volte meno spontanee di quel che sembrano è più che possibile.
    Ma che ci sia un copione sempre già scritto no. Semplicemente il potere, politico e economico, ha molti modi per fronteggiare e incanalare anche la ribellione, il che fa pensare di vivere in una trappola deterministica mentre si tratta del riassettarsi dei rapporti di forza ed economici che superano gli equilibri preesistenti ma non possono prescinderne totalmente, tranne forse rarissimi casi.
    Cosa assai pericolosa perché offre gioco facile a misticismi reazionari che mirano a farci abbandonare la presa sulla realtà per rinchiuderci in un gruppo di « illuminati » contro la massa bieca preda di forze oscure e corruttrici.
    L’antitesi del marxismo e di ogni sinistra, insomma.
    Ciao.

  • Roma

    Eppure credo che spesso, a partire dall’unita’ d’Italia, ci sia stata la lunga mano delle élites nelle rivolte che questo paese ha vissuto. Spesso anche nelle altre e perfino in Francia e URSS. Ma non allontaniamoci troppo, a mio avviso non può esistere contropotere a quello attuale senza prima ripensare agli accordi fondamentali al capitalismo. Nato, Onu, Eu. Tout se tient! Grazie per avermi sopportato Hirondelle, auguri!

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