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Ex Penicillina: la lotta comincia adesso.

Era stato preparato in pompa magna, con decine e decine di comparse in tuta e casco blu ad arricchire la scena e con i giornalisti convocati ad immortalarla, eppure ieri lo showdown salviniano sullo sgombero della ex Penicillina non dev’essere andato proprio come se l’era immaginato il titolare del Viminale, almeno dal punto di vista mediatico. Salvini si è così accontentato di un’apparizione piuttosto fugace (giusto il tempo per l’immancabile tweet) e oggi della “grande operazione” resta solo qualche articolo in cronaca locale e un “bottino” di 35 persone fermate, a dispetto delle oltre 600 che da anni sopravvivevano nello stabile. Gran parte degli “occupanti” aveva infatti preferito andarsene già nei giorni scorsi e anche chi ieri non l’aveva ancora fatto è stato invitato ad allontanarsi da alcuni poliziotti in borghese prima ancora che il circo mediatico  venisse allestito.  La sceneggiata di ieri si è così trasformata nela dimostrazione materiale che gli sgomberi non risolvono i problemi, ma li spostano soltanto, imponendo a chi non può permettersi un tetto l’ennesima migrazione urbana da periferia a periferia, dove tutto inevitabilmente ricomincerà da capo.

Non tutti i “problemi” però possono essere spostati o nascosti sotto il tappeto. I detriti dei pannelli di Etenit e l’amianto polverizzato che ne deriva resteranno li, nonostante l’ordinanza della giunta Raggi finga di ignorarne la presenza, e nonostante i selfie tyrionfalistici di Salvini. Lo stesso vale per i residui chimici abbandonati nello stabile dalla proprietà dopo la dismissione della produzione e che a ogni piggia percolano nell’Aniene. Una fabbrica che dava lavoro a oltre 1600 persone, punta di lancia del settore farmaceutico internazionale, è stata trasformata in un ecomostro inquinante e in un lugubre monumento alla deindustrializzazione. Tutto “grazie” ai privati e alla compiacenza delle amministrazioni che non sono riusciti a realizzarci sopra l’ennesima speculazione edilizia.

La giornata di ieri dunque non è stata un epilogo, ma solo l’inizio di una lotta territoriale che racchiude in sè enormi potenzialità e che, soprattutto, ha un valore simbolico generale. Abbiamo la preziosa opportunità di provare a trasformare un’operazione di propaganda in un boomerang politico per chi ci governa, dando contemporaneamente forma ad un’idea di città diversa: pubblica e solidale. Di questo, del futuro della ex fabbrica e di come immaginare una pianificazione partecipata e dal basso dell’intero quadrante parleremo in un convegno organizzato dal Comitato Nuova Penicillina venerdì 14 alle 17, nel residence occupato di Via Tiburtina 1064. Siamo solo all’inizio.

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