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San Lorenzo mon amour

Quelle appena passate sono state giornate tese, è inutile nasconderselo. Prendendo a pretesto la tragedia della sedicenne Desirée Mariottini attori diversi, a livelli diversi, hanno provato a giocarsi la propria partita politica o economica, tentando di ridefinire la geopolitica romana che da più di 70 anni ha fatto del quartiere di San Lorenzo un simbolo della sinistra di classe. Non ci interessa, in questa occasione, ritornare sulla vicenda di cronaca in sé. Appare evidente, con il passare dei giorni, che il “degrado” e “l’abbandono” in cui è maturato l’omicidio non riguardano solo le baracche di via dei Lucani, ma anche l’ambiente umano che ha portato una ragazzina a perdersi in quel modo. Dev’essere altrettanto chiaro, però, che niente e nessuno può giustificare, e nemmeno attenuare, le colpe di chi si è approfittato ed ha abusato della fragilità di un’adolescente. Mai. Esiste un confine, nemmeno troppo sottile, che separa la bestialità dalla capacità di rimanere umani. Una linea di demarcazione che rimane ben visibile in ogni frangente. E chi la oltrepassa ci è comunque nemico, al di là del suo vissuto, del colore della sua pelle, del passaporto cha ha in tasca o della lingua che parla.

Ma come scrivevamo non è su questo, però, che vorremmo concentrare il nostro ragionamento, quanto sulla risposta quasi inaspettata che il nostro “popolo”, la nostra “gente”, ha saputo dare con intelligenza e determinazione in questi giorni disinnescando la trappola in cui avrebbero voluto farci infilare.

San Lorenzo, come abbiamo detto, è molto più di un quartiere, è un simbolo che generazioni di militanti si tramandano come fosse il testimone di un’ideale staffetta. Un simbolo che inevitabilmente ogni volta cambia, muta, evolve, riflettendo le trasformazioni sociali in cui siamo perennemente immersi. Il quartiere dei ferrovieri che impedì ai fascisti di entrare durante la marcia su Roma non c’è più, così come non ci sono più il feudo popolare del Pci del dopoguerra, la base rossa dell’Autonomia degli anni Settanta o la trincea del movimento degli anni Ottanta e Novanta. Frammenti della lotta di classe di questo Paese che nel corso del tempo, però, non sono andati dispersi, ma si sono stratificati in una storia collettiva che va difesa con le unghie e con i denti.

Perché anche se oggi questo simbolo è un po’ sbiadito, un po’ ammaccato e sicuramente afflitto da enormi contraddizioni, mantiene comunque un valore per noi irrinunciabile. E a ricordarcene l’importanza, paradossalmente, sono stati proprio quelli che in questi giorni hanno provato ad appropriarsene e le migliaia di compagni che, quasi spontaneamente, sono invece scesi in piazza a difenderlo.

Il ministro Salvini, quando ha provato a risalire per Via dei Lucani, era ben consapevole del significato di quel gesto, ma al posto della solita claque si è ritrovato, per la prima volta dal 4 marzo, la contestazione di chi ha ritenuto intollerabile che si potesse speculare politicamente su una tragedia come quella di Desirée. Un’ipocrisia davvero insopportabile in un Paese in cui quasi quotidianamente “mogli e figlie” vengono assassinate o brutalizzate, quasi sempre in famiglia, senza che nessuna autorità dello Stato senta nemmeno lontanamente il bisogno di rendere loro omaggio.

Così come deve essere stata altrettanto intollerabile, immaginiamo, l’equiparazione strumentale fatta dai media mainstream fra gli spazi abbandonati dalla speculazione edilizia e quelli liberati grazie alle occupazioni. Anche in questo caso con l’ipocrisia di chi finge di ignorare che senza la Palestra Popolare, ad esempio, oggi al posto dei ragazzini che fanno sport a prezzi accessibili avremmo l’ennesima serranda abbassata o l’ennesimo pub. Oppure, che se qualcuno non avesse deciso di occupare il Cinema Palazzo, ci ritroveremmo con una delle tante Sale Slot intente a spellare qualche ludopatico, invece che con uno spazio di socialità e cultura accessibili per il quartiere e per tutta la città.

Per questo motivo venerdì in piazza e poi in corteo per le vie del quartiere c’erano migliaia di donne e di uomini. Per salutare idealmente Desirée, ma anche per ribadire che il quartiere non può essere rappresentato dalla penna morbosa di un giornalista o dalla voce sguaiata di qualche personaggio in cerca di autore e di cinque minuti di celebrità. Lo stesso motivo per cui il giorno dopo, di fronte alla provocazione di Forza Nuova, altre diverse centinaia di compagni hanno presidiato e affollato il quartiere fin dal mattino sbarrando l’accesso ai fascisti. Perchè una cosa dev’essere chiara: San Lorenzo è di chi ci vive quanto di chi la fa vivere ogni giorno costruendo iniziativa politica o sociale. San Lorenzo è un bene collettivo che non ci faremo portare via senz combattere, e queste giornate lo hanno dimostrato.

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23 comments to San Lorenzo mon amour

  • Hirondelle

    Cherchez le bâtiment… nelle uscite del “leghista” oggi…
    per il resto concordo.

  • quetzal

    buon articolo, tuttavia devo aggiungere che , nel corso degli anni,la deriva culturale di alcuni ambienti di movimento. non ha aiutato. le logiche di “strada” sono state forse un po troppo coccolate anche da noi.preferisco non indicare elementi specifici.solo che quando ci siamo svegliati dal ns sogno di far rivivere un contesto che decenni prima era reale ( nelle periferie ma anche a san lorenzo e monti,trionfale,il rapporto tra militanti e “ladroni”, prima dell arrivo dell eroina era una contraddizione interna al popolo,per dirla con mao…) la “strada”era andata da tutt altra parte.
    nei loro salotti, gli importatori , i grossisti , speculatori immobiliari, intermediari d affari ,ed i loro sodali intenzionati replicare la sconfitta del black panther party con gli stessi mezzi, brindano.
    a san lorenzo resta un immensa movida, qualche militante, fiumi di bamba e ora (stasera stessa) il deserto ed un sacco di guardie.

    • Hirondelle

      Ci sono malgrado tutto anche spacciatori e clienti in attesa. Lo spaccio più duro è stato concentrato lì quando si è deciso di speculare sugli immobili della zona di Termini; poi ci si sono aggiunti un po’ di tipi che non si voleva avere in giro nel centro storico il sabato sera, creando un polo di attrazione alternativo. Questi sono clienti più occasionali ma molto numerosi.
      Ad ogni modo un quartiere sempre più finto.

  • Fred

    Chi vota a sinistra a Roma, abita in centro nelle case dai prezzi esorbitanti, quelle con la fontana di Canova nel cortile, con il giardino, la rastrelliera per le bici e il portiere con il sorriso e la guardiola con le foto e qualche rivista. Loro, ma sopratutto i loro figli, con la bandiera arcobaleno appesa alla finestra o da qualche parte nelle loro belle stanze, quella comprata dal papà o dalla mamma quando ancora ciucciavano latte, sono quelli che hanno fischiato e urlato contro Salvini. Chi vive a San Lorenzo, non ne può più di gentrificazione, piscio e degrado! Chi vive a San Lorenzo è eroe e vittima. Eroe per i motivi che sappiamo e vittima di questa mentalità di accoglienza e solidarietà, con il culo degli altri! Stoppiamo le guerre, aiutiamo le democrazie, isoliamo i governi fantoccio al servizio del sistema in Africa questo è l’unico obiettivo del comunista.

  • Militant

    @ Fred

    Ora però non esageriamo con le caricature. Che la sinistra, genericamente intesa, si stia riducendo ad espressione culturale delle classi colte, è una tendenza in atto. Che ogni compagno, militante o meno, sia espressione di quelle classi colte, è invece una generalizzazione indebita. Molti compagni, anche a San Lorenzo, da tempo portano avanti un discorso critico sui fenomeni di gentrificazione. Il problema, uno dei tanti, è che le soluzioni pratiche proposte o immaginate da questi stessi compagni favoriscono – magari indirettamente o involontariamente – la gentrificazione stessa. La “studentizzazione” di alcune questioni sociali, anzi: la “studentizzazione dello studente”, è uno dei problemi che in questi anni ha erettoun muro di scarsa comunicabilità tra chi era dentro i processi di acculturazione di massa e chi ne restava fuori per motivi di classe. E’ un problema, d’altronde non facile da risolvere.

    Riguardo San Lorenzo, il processo di studentificazione del quartiere non ha solo portato movida sconsiderata e riconversione recettiva di ogni singola costruzione. Ha portato anche all’innalzamento vertiginoso dei valori immobiliari dei residenti, che mentre si lamentano della movida ne hanno anche un’evidente tornaconto economico. Numerosi ex residenti del quartiere si sono trasferiti altrove, mantenendo la proprietà di immobili affittati a prezzi criminali agli stessi studenti. Paradossalmente, chi è rimasto è chi non è potuto scappare altrove. Ma se da un quartiere il primo istinto è quello di scappare, significa che qualcosa non va, e non va non per lo spaccio, ma per il progressivo degrado determinato da speculazione immobiliare sommata a gentrificazione del territorio e delle relazioni sociali. Solo a valle di tutto questo intervengono i problemi più immediati del degrado fisico delle strade, la sporcizia, lo spaccio in piazzetta, i conflitti e gli accordi tra spacciatori, le strade buie e le aggressioni, eccetera.
    Dunque, nè esaltare nè deprimersi. San Lorenzo – per fortuna – è sempre stato un territorio a se stante, con le sue logiche di quartiere che resistono all’appiattimento speculativo. Su queste bisogna ragionare e relazionarsi, senza tabù nè scomuniche, come sempre avendo la capacità di sapersi sporcare le mani e la testa.

  • sandro

    bamba alcool sesso movida vinceranno sempre sulla politica.
    non centra come prime cause lo ‘studio’o la gentrificazione (che è/sono solo il successivo passo di sfruttamento capitalistico di una ‘opportunità’ di business… business tra l’altro nemmeno disdegnato da molti di chi dovrebbero per appertenenze politiche criticarlo).

    è che proprio a livello di desideri e valvole di sfogo umane (di essere umano), il rapporto tra ‘ascetici militanti’ e ‘apparire fichi e divertirsi’è completamente sbilanciato verso il secondo.
    è entropia sociale; è una corruzione pratico-morale che intacca (alla lunga o meno) anche il militante.
    é il sesso-alcool-moda-divertimento che fornisce e rimpiazza la strategia dell’eroina/lsd, per quelli che non son caduti nel gioco pianificato a tavolino della polverina per distruggere una (piu) generazioni.
    i signori del business e del controllo sociale l’han capito benissimo e hanno usato anche quest’arma (come l’altra, classicissima, di distrazione di massa dalle lotte sociali tramite il ‘dio pallone’).
    per i padroni del controllo, degrado e delinquenza non sono e non sono mai state un problema perchè sono espressioni che non minacciano gli status quo.

  • Fred

    Ma davvero pensi che chi nasce figlio di operaio a San Lorenzo possa essere proprietario di una seconda casa?
    Ma chi ce li ha i soldi per comprarsi la prima e poi la seconda casa? Il figlio del ferroviere di San Lorenzo, il figlio del muratore, del facchino, dell’operaio? Ma davvero ? I nipoti dei nipoti degli Arditi? Forse si, qualcuno, ma se di caricature parli è a questa che fai tu che ti dovresti guardare. Sporcarmi le mani ? la testa ? ma per chi? per cosa ? in venezuela, yemen, siria saprei con chi prendermela ma qui hai a che fare con un polpo con infiniti tentacoli…pensa che ho letto da qualche parte che il rudere/tomba di quella sfortunata ragazza è proprietà del fratello di veltroni, ovvero questi ne divenne proprietario attraverso una sua società negli anni in cui il fratello era sindaco …e ne sono certo il degrado in cui versa non è un pensiero per lui…lo è solo per chi ci vive in quel quartiere!

    • berja

      fino a pochi anni fa lì c’era il magazzino del negozio di cucine che stava davanti.
      via dei lucani fino alla fine degli anni ’90 era una via di falegnami ed ebanisti, dalla parte verso la tangenziale una officina meccanica di precisione, tornitori, l’ombrellaro a metà via e la carrozzeria verso largo talamo.
      si parlava di una “riqualificazione” già verso il 2002-2003, c’era un progetto per abbattere i vecchi locali e costruire dei palazzi pregiati, tipo quello che stanno facendo al posto della fonderia, solo che il progetto speculativo si scontrò con la parcellizzazione della proprietà dell’area, probabilmente il “degrado” era il solito strumento usato dagli speculatori, consapevolmente o meno, per abbassare il valore dell’area e ripartire con il progettone (comunque dietro al distributore al posto del parcheggio già stanno facendo un palazzo).
      mi sa che tu di via dei lucani hai letto solo sui giornali.

  • Jonas Milk

    Articolo ineccepibile, che pur facendo un focus sulla mobilitazione sanlorenzina e la sua capacità di resistenza (oltre il feticcio della San Lorenzo-roccaforte-antifascista ormai superato) pecca nel non articolare o abbozzare una critica al connubio tra spaccio e compagneria, e una certa connivenza che sappiamo essere uno dei problemi di fondo in quel quartiere.
    Per quanto incentrato sulle ragioni politiche delle “4 giornate di San Lorenzo”, credo che in qualche maniera l’articolo avrebbe dovuto tenere conto di questa specifica: e allora, semmai, che sia l’inizio di un ragionamento collettivo sul tema – perché la presenza stessa di figure a dir poco contraddittorie davanti quella che era una sede di compagni fa si che nell’immaginario collettivo (e nelle cronache dei quotidiani) si parli di spaccatura tra i compagni: tra chi sostiene in qualche maniera le rivendicazioni del quartiere (erroneamente identificate negli sproloqui a telecamere accese di 4 cecione intrippate) e chi invece sembra difendere a priori l’immigrato in quanto tale – anche se spacciatore e stupratore.
    Sappiamo che non è così, ma dobbiamo dirlo a voce alta.

  • berja

    parole giuste e giudiziose, lunedì pomeriggio a piazza dell’immacolata c’erano comunque i soliti spacciatori, siamo al copione già noto fin dalla fine degli anni ’70

  • dziga vertov

    si può parlare di preoccupante mancanza di controllo del territorio senza così facendo mancare di rispetto a chi vive e milita tutti i giorni in quella realtà? si può dire che l’equazione, per quanto recondita nei nostri pensieri possa essere, “spacciatore nigeriano = migrante che sbaglia” è da rigettare senza se e senza ma? si può tornare a dire con fermezza totale ed assoluta che eroina e metadone sono droghe di stato, che tutte le droghe sono droghe di stato e che una sinistra di classe non può avere tra le sue priorità istanze da partito radicale? facciamoci un pensiero, magari autocritico, su una certa cultura dello sballo che veniva insieme al sound system nei magnifici e progressivi anni 90. che ha nulla a che vedere, direttamente, con il vuoto pneumatico di relazioni sociali in cui annaspano le desirèe di tutta italia. ma che ha portato a tollerare zone d’ombra e contiguità.

    • Fred

      Sono sostanzialmente d’accordo con te. Lavoro e vivo a Parigi per circa trecento giorni all’anno, weekend più weekend meno, sic! Sono vissuto per vent’anni a Roma Monteverde, con i miei, con la prima moglie per quasi vent’anni a Torino, la mia attuale famiglia è a Roma Appio. Non conosco benissimo San Lorenzo, ma conosco la vita. Nessuna equazione nigeriano spacciatore. Ero e sono no global e contro la guerra ed ogni tipo di imperialismo le cui prime vittime sono proprio gli immigrati!

    • uno di passaggio

      Oh finalmente qualcuno che tira fuori il discorso sull’antiproibizionismo bandiera della sinistra radicale degli ultimi 40 anni.
      Le feste della semina,del raccolto etc era un modo cinico per attirare giovani imberbi nei centri sociali visto che con Marx & Lenin sarebbe stata dura?

    • Ingmar

      Che la droga sia stata usata per fiaccare la lucidità e la fantasia dei movimenti e la loro creatività è vero
      http://www.punk4free.org/download/ebooks/Crimethinc%E2%80%99s.Anarchia.e.Alcool.pdf
      Viene fatto l’esempio dell’alcol dato ai nativi americani durante la colonizzazione, per dire.
      Ma non proporrei mai il proibizionismo come soluzione, certamente però non spiccherebbe così sull’agenda politica, soprattutto a livello mediatico, visto che per la maggiore semplicità, diciamo si presta “x partito vuole legalizzare le droghe leggere” per dire, togliendo spazio a programmi più complessi che ridiano dignità a chi lavora a partire dai rapporti di produzione, il lavoro come mezzo di partecipazione al benessere individuale e collettivo.

  • sergio falcone

    San Lorenzo è un quartiere profondamente diverso da quello che abbiamo conosciuto quando eravamo giovani. E da anni vittima della speculazione e del degrado. Quelle poche pattuglie di compagni presenti in zona non sono riuscite a fermare tutto questo. Camillo Berneri diceva una cosa apparentemente ovvia: “Dobbiamo stare nella società”. Noi nella società non ci stiamo.

  • Militant

    @ sergio falcone

    Hai ragione. Purtroppo San Lorenzo vive di stereotipi, d’altronde inevitabili: è stato negli anni un quartiere operaio, poi popolare e sottoproletario, poi *il* quartiere della sinistra extraparlamentare romana, poi il quartiere degli studenti e della movida notturna, infine del degrado, tanto “estetico” quanto sociale. L’affastellarsi di tutti questi elementi porta a una generale incomprensione, aumentata al massimo grado dal fatto che tutti credono di conoscere il quartiere solamente per il fatto di passarci inevitabilmente qualche giorno al mese o alla settimana. I commenti di @Fred sono, in buona fede, esemplari di questa incomprensione di fondo.

    Per fare un esempio: è completamente fuorviante parlare di San Lorenzo in nome di un passato più o meno “eroico” (cioè esente da quelle contraddizioni che invece oggi si citano a riprova dell’imbarbarimento del quartiere). San Lorenzo è sempre stato un quartiere difficile, contraddittorio, dove elementi popolari e sottoproletari si mischiavano profondamente. Se oggi spaventano quattro “spacciatori” di quartiere, chissà cosa avrebbe generato in questa “sinistra” la San Lorenzo di qualche decennio fa.

    Altro esempio: nel momento di massima espansione del movimento no-global, quando la presenza dei compagni e della sinistra di movimento era fortissima nel quartiere, quando questa sinistra esercitava una vera e propria forma di contropotere territoriale e il 32 era davvero una casa del popolo riconosciuta e “temuta”, i Boys, storico gruppo ultras romanista di tendenze politiche chiaramente neofasciste, aprivano a dieci metri dal 32 la loro sede. Non c’era nessuna “crisi” della sinistra sociale in quel momento, eppure avvenne questo fatto che tanto fece discutere nel movimento. Dinamiche che però risultano incomprensibili per gli osservatori esterni del quartiere, che non ne conoscono gli intrecci (e le contraddizioni) sociali.

  • Fred

    Noto con sommo dispiacere che quello che scrivo serve per altri scopi. Ho scritto che il quartiere San Lorenzo, come tanti altri c’è ne sono a Roma e in generale nelle grandi metropoli risultano essere divenuti nel tempo esempi fatiscenti dei fenomeni con i quali il turbo capitalismo globalista estrinseca il suo dominio. Che il fratello di Veltroni, immobiliarista, risulta proprietario dell’immobile in cui la povera ragazza è deceduta ne è peraltro l’ennesima riprova. Che in generale gli immigrati sono le vittime principali delle conseguenze di questo nuovo imperialismo principalmente secondo me perché si dissanguano nazioni di forza lavoro, gioventù e risorse per soffiare sul fuoco della deflazione salariale neii paesi in cui essi emigrano. Che sono contro ogni guerra per principio e che queste sono prima stragi e poi fonte di emigrazioni di massa. A me sembrano piuttosto delle ovvietà, che vi siano in questo blog pareri opposti…beh forse ho sbagliato io a leggervi addio. Un saluto, col pugno chiuso.

  • Gracco Babeuf

    voglio fare i miei complimenti per l’articolo. Confesso che ho iniziato la lettura in maniera pregiudiziale (d’altronde il titolo è la prima cosa che ho letto) ma dopo poche righe mi sono ricreduto.
    Complimenti per l’umanità, come giustamente dite “Esiste un confine, nemmeno troppo sottile, che separa la bestialità dalla capacità di rimanere umani”.
    Può sembrare scontato ma in un momento come questo credo sia assolutamente necessario custodire e difendere proprio quell’umanità indispensabile- ancor prima di qualsiasi formazione culturale- per affrontare una tale deriva (globale) di cui un ministro dell’interno che apre in diretta facebook il plico della procura col decreto d’archiviazione delle indagini manco fosse su canale5 al grande fratello o quell’altra decerebrata che di volta in volta ci riprova proponendo stavolta il 4 novembre come festa nazionale sono solo la punta di un iceberg.

  • Da Roma

    @ militant
    Giusto ricordare il periodo dei boys all incrocio fra via degli equi e dei volsci accanto al 32. Una di quelle grandi contraddizioni di San Lorenzo che non ho mai capito. Si logiche di quartiere…di strada dicevano…con quei coattelli che stavano lì all incrocio a vendere il fumo e la bamba. E poi magari andavano al 32 a farsi una birra.
    San Lorenzo è sempre stata così..mi fanno sorridere certi commenti che parlano del degredo come qualcosa che si è creato negli ultimi anni. Mio padre la frequentava a inizio a mi 80 e certe dinamiche spaccio criminalità compagni ci sono sempre state.
    Hasta siempre

  • Militant

    @ Roma

    Ci sono sempre state, ma la studentificazione del quartiere ha decuplicato il mercato, moltiplicando la richiesta e quindi anche l’offerta.

  • quetzal

    sorvolo per carità di patria sul “contropotere” esercitato a san lorenzo, che non è mai esistito , a meno di confondere l esercizio del potere con una semplice presenza diffusa. ma ho solo una domanda…come mai tra compagni e boys non finì a bastonate? delle due l una :o c era questa inammissibile tolleranza dovuta all estetica “de strada” , o c era un accordo di non belligeranza.o forse c era il secondo a causa della prima.

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