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ACCADEVA OGGI…

14 November :
1947 - A Cerignola (Foggia), nel corso di una manifestazione contadina, la polizia apre il fuoco uccidendo Domenico Angelini e Onofrio Perrone. Per reazione, i dimostranti danneggiano il palazzo di un agrario e le sedi di alcuni partiti. Anche 2 agenti di Ps rimangono uccisi negli scontri. 114 lavoratori vengono incriminati

STATS

Caro amico ti scrivo…

L’ultimatum inviato ieri da Moscovici al governo italiano dovrebbe rappresentare un memorandum anche per gli euroingenui di casa nostra e per tutti quelli che, a sinistra, continuano a coltivare l’illusione che, se mai un giorno andranno al governo, potranno mettere in campo politiche espansive e redistributive rimanendo all’interno dell’Unione Europea. Che è un po’ come dire di voler allargare casa senza abbattere nessun muro.
E dire che da un punto di vista macroeconomico la cosiddetta “manovra del popolo” varata da Di Maio e Salvini è tutto fuorché rivoluzionaria o convintamente keynesiana. Infatti, com’era lecito attendersi, la montagna che era stata promessa agli italiani  dopo il 4 marzo si è trasformata nel più classico dei topolini. Agli occhi di Bruxelles questo minuscolo roditore ha, però, il maledetto difetto di muoversi nella direzione opposta a quella indicata dal Fiscal Compact, e tanto basta.

Nel giro di poche settimane, pur di far alzare la pressione disciplinante dei mercati (leggasi speculatori), abbiamo assistito allo stravolgimento di ogni protocollo istituzionale e così ogni euroburocrate di stanza a Bruxelles si è sentito in dovere di preannunciare l’imminente catastrofe economica pronta ad abbattersi sull’Italia, fino ad arrivare alla missiva consegnata ieri in cui si denncia la “deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità”. Non osiamo immaginare cosa accadrebbe “nell’Europa benigna e culla dei diritti umani” se davvero qualcuno provasse ad alzare i salari o a ripubblicizzare i settori strategici dell’economia… apriti cielo!

Molti analisti concordano giustamente nel considerare le prossime elezioni europee come le prime in cui i cittadini proveranno ad esprimersi sull’architettura ordoliberale dell’Unione Europea. Fin da quando si è approdati all’elezione diretta dell’europarlamento le Europee sono state sempre considerate una sorta di elezioni di midterm attraverso cui pesare gli spostamenti negli equilibri interni della politica nazionale e/o ricollocare qualche politico trombato in patria regalandogli una poltrona a Strasburgo. Questa volta però, nonostante l’europarlamento continui a contare più o meno quanto un’assemblea condominiale, queste elezioni rischiano di trasformarsi in una sorta di referendum indiretto sul futuro della UE. Un referendum in cui, purtroppo per noi, a contendere la palla alla grande coalizione europeista (PPE/PSE) ci saranno quasi esclusivamente forze appartenenti all’eterogeneo campo del populismo. Nel nostro Paese questa è ormai quasi una certezza.

I diktat europei hanno infatti regalato alla coalizione giallo-blu la più classica delle situazioni win-win dal punto di vista elettorale. Se riusciranno a far passare la manovra così com’è, potranno dire di aver iniziato quantomeno a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. E, al di là delle analisi più o meno raffinate che possiamo fare noi della legge di bilancio, quando una platea tutta ancora da quantificare di pensionati al minimo e disoccupati inizierà a percepire i soldi promessi, il ritorno di consenso sarà inevitabile. Lo stesso vale per quei lavoratori che potranno andare in pensione prima guadagnando qualche anno di vita. Se invece dovesse prevalere Bruxelles, come con Berlusconi nel 2011, allora si tornerebbe nella comfort zone del populismo, con i poteri forti e le élite a cui addossare i propri fallimenti. Comunque vada non è dunque difficile prevedere un successo elettorale del blocco populista a fine maggio.

Per contro la sinistra (più o meno radicale) è immersa in una condizione lose-lose, e per la prima volta dal 1979 probabilmente non manderà nessuno al parlamento europeo. Dopo essersi autoconfinata in un’opposizione ideologica al “fascioleghismo” si ritrova adesso con l’antirazzismo etico come campo quasi esclusivo di mobilitazione. Una sinistra, ahinoi, capace di “parlare al cuore” del popolo delle ZTL, ma completamente afona se si tratta di interloquire con la pancia del popolo delle periferie e, perdipiù, rannicchiata a litigare con se stessa. L’unica speranza di superare la soglia di sbarramento (4%) sarebbe quella di dar vita ad un listone che tenesse dentro tutto, dagli europeisti entusiasti agli euroscettici, ma così tutti sarebbero costretti a mediare le loro posizioni mantenendo intatta quell’ambiguità sulla UE che è una delle cause del disastro in cui ci troviamo. Se invece dovesse procedere divisa difficilmente nessuno, probabilmente, riuscirebbe a superare il quorum. Molti si fermerebbero prima ancora, naufragando sullo scoglio delle firme. E anche fuori dai “palazzi” non è che poi la situazione sia più rosea. La traversata del deserto è appena all’inizio.

 

 

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15 comments to Caro amico ti scrivo…

  • Pablo

    Come leggevo qualche giorno fa in rete non mi ricordo più dove, il problema centrale della manovra non è lo sforamento del deficit (in perfetta continuità con i deficit degli anni scorsi targati Pd), ma l’ammettere – nero su bianco – la non volontà di rientrare del deficit, almeno per quest’anno. E’ questo il piano, simbolico ma decisivo, che l’Unione europea sta rifiutando.
    Lo rifiuta a ragion veduta, perchè un passaggio simile arerebbe il terreno per l’introduzione degli eurobond, cioè quella condivisione del debito europeo che dovrebbe essere l’obiettivo strategico di paesi come l’Italia e invece il problema strategico di paesi come la Germania. Se però da parte della Germania questa strategia è evidente, da parte dell’Italia lo è meno, visto che, per realizzarsi, un tentativo simile andrebbe portato avanti con la fondamentale sponda della Francia, concorde sulla condivisione del debito a livello europeo, ma con cui l’Italia insiste a scontrarsi. Questa mancanza di una strategia complessiva è al cuore del problema politico inerente la manovra economica.

    L’alternativa al rigore monetarista dev’essere costruita secondo una strategia, che prevede relazioni internazionali, economiche, finanziarie, per l’appunto alternative al sistema Ue. Senza questa strategia l’Italia rischia lo stritolamento finanziario, senza neanche portare a casa un qualche risultato a legittimare il rischio corso. Insomma, una volta si sarebbe detto che “le rivoluzioni a metà servono solo a scavarsi la fossa”. Oggi non stiamo di fronte ad alcuna rivoluzione mancata, ma anche solo questo braccio di ferro, per essere preso seriamente, ha bisogno di una volontà di rottura che al momento non si intravede. Il rischio è piuttosto quello di arrivare ad un nuovo Monti (Draghi?) dopo qualche altro giorno di ottovolante sui mercati. Ma l’Italia può reggere una nuova stretta liberista e rigorista, senza sprofondare in una nuova recessione?
    Insomma, qui lo scenario politico è in continuo mutamento, aspettiamoci di tutto, anche – soprattutto – il peggio.

    • Gracco Babeuf

      Sono pienamente d’accordo.

    • Hirondelle

      La rivoluzione mancata sono state due: quella degli anni’40, quando nasce il progetto UE creato dagli USA, a contrappeso delle “Costituzioni socialiste” che la forza delle resistenze rosse aveva spinto a concedere alla fine della guerra, e poi quella tra ’60-’70, quando le migliori condizioni di vita e di lavoro dovute alle socialdemocrazie (servizi sociali e boom economico) rendono più forte la lotta di classe e le rivendicazioni dei lavoratori. Così viene deciso, dal rapporto Werner in poi (1971), di bloccarle attuando politiche deflazioniste nei paesi sviluppati, smontando quel che si era costruito e ritornando a un’economia liberalizzata per la circolazione di merci e soprattutto capitali (globalizzazione). Aiutate da un ritorno al gold standard, cioè al sistema dei cambi fissi (1979, SME). Ormai dovremmo saperlo a memoria…

  • Kees Popinga

    Come sempre mi trovo d’accordo con le analisi di Militant, in particolare quelle che parlano dell’UE e della confusione della sinistra su questo versante.
    Proprio su questo, una considerazione. Anni fa, nella c.d. sinistra extraparlamentare, di movimento, parlare di lotta all’UE, parlare dei diktat della Troika etc. era considerata eresia allo stato puro: si metteva in moto la macchina dell’Inquisizione Movimentista e scomparivano da dibattiti, assemblee, cortei e comunicati le parole d’ordine di una lotta che – anni dopo, quando il tempo galantuomo restituisce i fatti e non le chiacchiere – è oggi centrale. Negli ultimi anni non c’è stato momento in cui non ci si scagliava contro le draconiane misure dell’UE; un passo avanti, si pensava. Eh no. Contro l’UE di oggi per riformarla, dicono i vates del Movimento….e allora eccoci, ridotti a sproloquiare alle ZTL urbane e alle comfort zones mentali di pochi.
    La sinistra, o ciò che ne rimane, è un concetto superato non perché “laggente” l’ha superato essa stessa per prima o perché è una categoria oggi vuota di significato, ma perché la Sinistra in prima persona ha agito nel tempo e nello spazio politico per dismettere i propri panni, diventando un ibrido scialbo, un megafono che gracchia e pensa di parlare a masse sterminate di ribelli in armi – mentre somiglia più a quello che con il megafonino grigio e giallo aizza lo spezzone di 3 file da 4 persone, in un corteo di poche centinaia di martiri che sfilano tristi nel centro e raccontano il giorno dopo di aver “attraversato la città”.

    • Hirondelle

      Già: e c’è voluto Salvini al 20% per farlo. Così ovviamente l’uscita dal capitalismo è più prossima e più facile. Dei geni, dei veri geni, questi del movimento, dei geni. Analisti, strateghi, tattici: dei GENI.

  • Giuliano

    Un articolo di Domenico Moro sul debito pubblico italiano, che smonta la retorica degli ultimi mesi fatta propria da tanti “sinistrati” di questo paese:
    https://sinistrainrete.info/politica-economica/13427-domenico-moro-l-esplosione-del-debito-pubblico-senza-un-prestatore-di-ultima-istanza.html#comment-3918

    • Brigante

      Sacrosanto mettere in evidenze le contraddizioni dell’austerity, diventata la principale strategia economica dell’ordoliberismo made in UE. Al tempo stesso però vorrei fare l’avvocato del diavolo e dire che bisogna stare attenti a non cadere nella trappola di ricondurre tutte le contraddizioni dell’UE ad un esempio di “cattivo capitalismo” a cui contrapporre un buon capitalismo keynesiano illuminato, caratterizzato da investimenti pubblici a perdere e indebitamento fuori controllo. Di per sè, incrementare il deficit, sebbene attraverso una parziale (molto parziale!) redistribuzione della ricchezza, non intacca il vero problema e cioè come e perchè lo Stato capitalista è OBBLIGATO a creare debito. Debito che può prendere svariate forme perchè non dobbiamo dimenticare, per esempio, che l’inflazione a due cifre degli anni ’70, pur con il meccanismo della scala mobile, andava a pesare come un macigno sulla vita dei proletari. Per cui: si, mettiamo in evidenza le contraddizioni dell’austerity ma non ci accodiamo al monetarismo spicciolo che riconduce ogni critica all’interno dell’alveo del capitalismo. Il problema restano i rapporti di produzione e le differenti attraverso il quale il Capitale cerca di estrarre maggiore plusvalore.

      • Hirondelle

        Orpo, e quindi dove mai Keynes avrebbe propugnato “l’indebitamento fuori controllo”? e la quota salari negli anni del “macigno” era di molto inferiore a quella odierna, giusto? mentre la riduzione dei salari indiretti per evitare (pia illusione) il “fuori controllo” pesa come una lieve piuma solo sulla nostra speranza di vita, che vuoi che sia. E l’austerity sarebbe tattica recente e non connaturata a un’istituzione che dal 1957 almeno si basa sulla “stabilità dei prezzi” e l’economia competitiva e quindi perciostesso comporta alti livelli di disoccupazione e precarietà per deprimere il potere d’acquisto.
        uno ha il diritto di non amare Keynes, di non volere la socialdemocrazia ma la rivoluzione comunista ma qui si tratta di accattare il peggior ciarpame liberista ancora rimasto in circolazione per contestare il “capitalismo illuminato” in nome di una critica radicale del sistema!
        ma che baggianate ma che baggianante ma che roba tocca ancora ascoltare, dio santo, ma basta, ma buttiamola nella pattumiera dove merita di stare, invece di rabberciarla ancora e ancora, ma basta.

      • Brigante

        Non mi sembra il caso di agitarsi cosi tanto. Riportavo l’attenzione sul fatto che almeno tra noi si dovrebbe evitare di accodarsi ad una visione puramente monetarista/capitalista del debito. La quota salari ha risentito (pesantemente)della fine della stagione di lotta degli anni ’70. E non ho detto che l’austerity sia tattica recente (ma quando mai?). Piuttosto si dovrebbe inquadrare l’opzione politica che sta dietro una certa visione del debito. Essenzialmente la narrazione che si è imposta e che è il pilastro economico delle critiche “sovraniste” è questa: i problemi del debito nascono dall’impossibilità di svalutare la moneta. Tutte le analisi intorno alla separazione tra Tesoro e Banca d’Italia ruotano intorno a questa visione. Ecco, magari è questo il ciarpame da buttare nell’immondizia. Come comunisti forse si dovrebbe riflettere maggiormente sul ruolo della spesa pubblica nello Stato capitalista, si dovrebbero evidenziare le contraddizioni di un sistema in cui il debito pubblico ha essenzialmente il ruolo di sostenere il saggio di profitto, si potrebbe sottolineare come l’indebitamento progressivo sia stato il cappio utilizzato per sottrarre sovranità politica ecc ecc. Uscire dalla narrativa ordoliberista delle popolazioni di spendaccioni che vivono al di sopra delle proprie possibilità significa anche reinquadrare questi problemi in una cornice anticapitalista.

      • Giuliano

        Condivido ciò che hai scritto, Brigante. Hai fatto bene a precisarlo. Mi permetto, però, di aggiungere che l’alienazione dello Stato, nell’attuale impianto EU, è in essere non solo come tendenza storica del capitalismo, ma attraverso un passaggio formale, istituzionale. Le notizie delle ultime ore penso lo confermino. La lotta contro questa UE non è certo una lotta per il Socialismo ed è chiaro se ne deve uscire in avanti… Ma con questa cosa, come comunisti, bisogna farci i conti.
        Riporto, di seguito, il link di un articolo su Contropiano che ho trovato interessante:
        http://contropiano.org/news/news-economia/2018/10/20/chi-ha-in-mano-il-debito-pubblico-italiano-0108618

      • Hirondelle

        E dàgli. Cazzo c’entra la svalutazione della moneta con l’indipendenza della Banca centrale?
        La visione monetarista è proprio quella che si sostiene qui.
        La fine delle lotte anni’70 è dovuta anche e proprio al vincolo esterno del serpente monetario: o svaluti i salari o svaluti la moneta. 1979 SME, 1980 licenziamenti alla FIAT, accordo non accettato ai cancelli ma dichiarato tale dal sindacato opportunamente “educato” direbbe Monti. 1981 la BdI non acquista più l’invenduto dei titoli di stato per decisione del ministro del Tesoro. E il debito o piuttosto i suoi interessi vanno “fuori controllo”.
        Quindi oggi ci facciamo atterrire dal medesimo e ricattare da una manica di mascalzoni che hanno distrutto mezzo continente e impoverito i tre quarti degli abitanti dell’altra metà.
        Soprattutto continuiamo a non ammettere che l’austerità è connaturata al liberismo su cui si basa la UE: serve a mantenere alta la disoccupazione che mantiene a sua volta bassa l’inflazione (er macigno, ovvio).

        Se volete prendervela con Keynes accomodatevi, ma date a Keynes quel che è di Keynes.

      • Brigante

        E dagli Hirondelle! Il legame tra svalutazione della moneta e l’indipendenza della Banca centrale fa parte di un unico percorso politico di cessione della sovranità alle istituzioni europee. E non sono certo io che mi mettero’ a difendere questo processo. Ho solo detto che non bisogna, secondo me, accodarsi passivamente alla narrazione sovranista che individua in questo processo la causa prima dell’esplosione del debito, della perdita di competitività del “sistema Italia” e, quindi, del peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Questa NON è la mia posizione, è quella dei sovranisti. Ed è una FALSA ALTERNATIVA all’austerity che, come giustamente dici, è connaturata al liberismo UE e soprattutto a quello mercantilita di matrice tedesca. Falsa perché riconduce tutta la discussione sul debito e sulle condizioni di vita dei lavoratori all’interno del campo capitalista. Noto, invece, con preoccupazione che molti compagni hanno introiettato la narrazione sovranista e hanno messo da parte ogni riflessione alternativa sui meccanismi del debito in uno Stato capitalista. Il che, ovviamente, NON significa sposare l’austerity UE se è uesto il cruccio che ti preme.

      • Ingmar

        Scusate se c’entra relativamente ma non sapevo dove scriverlo.
        Lo Yemen e l’esplosione enigmistica delle contraddizioni.
        Sì, spero in un consistente arrivo di profughi di guerra dallo Yemen. No, non sono un’antiitaliano autorazzista pro-invasione, anti occidentale e che spera nella sostituzione etnica e via delirando ^_^, ma il fatto è che obbligherebbe a parlare più in dettaglio dello Yemen e della guerra da cui scappano.
        E quindi, chiederà il sovranista, che ha votato il governo del cambiamento contro i poteri forti, contro la sinistra globalista turbocapitalista o, a seconda di quale parte del target è recipiente, la sinistra globalista delle coop, dei migranti che rendono più della droga, dei privilegi acquisite, dov’è la contraddizione?
        Risponderò con una domanda che presuppongo sappia se è versato in geopolitica: Contro chi sta combattendo lo Yemen e chi ha venduto le armi al paese che lo sta attaccando? Quali sono i rapporti del governo del cambiamento e contro i poteri forti con il governo che gli ha venduto le armi e come ha salutato la vittoria del suo leader uno dei leader del suddetto cambiamento.
        Questo vorrei chiedere adesso a chi si sente contro le elite ed i poteri forti cosiddetti.
        Perchè si complimenta con Bolsonaro, uno che vuole [del:"perche tanto non frega niente di loro"]togliere di mezzzo le riserve coi nativi[/del] distruggere le foreste per fare posto a Mc Donald e campi ogm

  • Hirondelle

    @militant: io sto in una ztl peraltro non ricca, anzi, ma a me questa sx non parla e non ha mai parlato: sono troppo povera e di origine e posizione sociale troppo modesta perché vogliano considerarmi… e non sono un caso isolato! La proletarizzazione che la sx ha scientemente portato avanti, riscattandola con il paravento del cattocaritativo che descrivete così bene, ha creato anche questo cortocircuito perverso, da decenni. Ma mi sembra sbagliato contrapporci alle periferie, così come mi sembra sbagliatissimo contrapporci al precariato, per mascherare il fatto che sono le politiche di controllo dell’”indebitamento fuori controllo” come direbbe qualcuno, a imporre il precariato e non chi precario non è. Eppure dove lavoro è quel che si sta facendo, ovviamente su spinta sindacale…

  • Hirondelle

    In tutti i miei commenti sul blog ho sempre precisato che la scelta di prassi politica comunista e anticapitalista può evidentemente opporsi a quella liberista come a quella socialdemocratico-keynesiana. Questo discorso non lo vede solo chi ha interesse a non vederlo, quindi squalifica le sue osservazioni da sé.

    Dopodiché, siccome siamo adulti, ognuno si fa la sua, di siffatta scelta e magari i più bravi dicono anche con quali forze e tattiche pensano di perseguire il risultato che si sono posti nel contesto attuale, senza bisogno di fervorini.
    Tutt’altra cosa è sposare gli argomenti liberisti per negare l’analisi economica dei no euro keynesiani. Ci possono stare antipatici, ovviamente, possiamo trovare insufficiente da un punto di vista di classe la loro prassi, ma la distanza dalla loro scelta politica non è affatto sufficiente a invalidare e nemmeno a screditare il rigore della loro analisi, per di più mal conosciuta e mal spiegata, che è ben diversa da una narrazione.

    Si alimenta invece una confusione peggio che capziosa tra i due piani, che mira a racchiudere e identificare artificiosamente e erroneamente un’analisi più che documentata che riflette discussioni di teoria economica sulle cause immanenti e i passi che hanno portato alla crisi, in una mera posizione partitica, peraltro mal identificata dal termine “sovranismo” che le è stato dato dai suoi avversari politici, liberisti e comunisti in solidale abbraccio. Questa posizione non si alimenta con argomentazioni economiche. Tutta la sua forza sta nel suscitare la primordiale reazione pavloviano-identitaria del comunista davanti a tutto ciò che suoni come accettazione del capitalismo sotto qualsiasi forma, ottenendo così di non confrontarsi con analisi alle quali non sa contrapporre che narrazioni profondamente liberiste (ne sono prova il continuo e generico riferimento al debito pubblico, all’inflazione o una fraseologia come macigno ecc., che non sono affatto l’origine della crisi, anzi, riportano proprio alla peggio narrazione liberista in materia, o la sovrana indifferenza alla ricostruzione storica che arriva a negare ogni correlazione tra avvenimenti di natura più che affine).
    Insomma una narrazione che sfrutta anzitutto artifici retorici.

    Personalmente ho sempre trovato molto sospetta l’isteria che ha colto e coglie tuttora la sinistra in merito alla questione dell’euro e questo benché persone del tutto insospettabili di simpatie leghiste e da sempre anticapitaliste la trovino dirimente per lo sviluppo delle lotte di classe. Sospetta perché sembra una contesa alquanto personalistica, più ricca di dispetti e starnazzi prefabbricati che di riflessioni. Ha avuto l’effetto di distaccarmi dal 90% delle organizzazioni e gruppi che prima trovavo interessanti. Militant è una rara eccezione.

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