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1979 - Prospero Gallinari viene gravemente ferito e catturato a Roma dopo una sparatoria con la polizia. Gallinari è uno dei componenti del nucleo brigatista che sequestrò Aldo Moro

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Quegli applausi mai sentiti

 

Gli applausi, bisognerebbe dire anzi la vera e propria ovazione, che il popolo di Genova presente ai funerali di ieri ha tributato al governo, a Salvini e Di Maio, sono un evento senza precedenti. Mai di fronte a una tragedia pubblica il governo ne è uscito così sostenuto, da un popolo vero, in carne e ossa, con tutte le sue tragiche contraddizioni. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale – lo abbiamo già detto? – che ogni giorno viene confermato da un fatto nuovo e clamoroso. Provate a chiedere alle migliaia di vittime delle multiformi catastrofi del nostro paese – di ogni paese. Bombe fasciste e terremoti, alluvioni e terrorismo, stragismo mafioso o calamità naturali: mai il sentimento di rivalsa di un paese si è rispecchiato così fortemente nella sua classe politica di governo.

Non basterà neanche questo ai discepoli del politicamente putrefatto per cambiare strategia, cogliere la novità tellurica al fondo di questo sostegno popolare. Ovviamente quegli applausi sono un problema, non l’inizio di una riscossa popolare. Ci raccontano, da una parte, di quanto in profondità abbia scavato la rabbia anti-liberista e anti-establishment, e dall’altra ci raccontano dei clamorosi limiti di questa rabbia, convogliata verso un governo a cui si delegano fideisticamente i propri propositi di rivalsa. Una rabbia che si ferma sulla soglia dell’urna elettorale, che fatica ad esprimersi fuori dai circuiti pacificanti dei social network, che affida all’irrazionalità del risentimento la difesa del proprio salario e del proprio statuto sociale. Ma questo è popolo vero, anzi, per dirla in termini negriani, vera e propria moltitudine rabbiosa, per certi versi interclassista, per altri accomunata da un impoverimento improvviso e spaventoso, un peggioramento radicale e inaspettato delle condizioni materiali sedimentate nel precedente quarantennio. Un’alleanza sociale di fatto che procede cementando le proprie ragioni sia contro il vecchio ceto politico, sia a favore del nuovo. Cosa opporre a tutto ciò? Da dove ricominciare? Ormai ci sembra difficile pensare una risposta credibile. Siamo – come sinistra – talmente tagliati fuori da questo sentimento di rivalsa, di vendetta atrofizzata e alienata, da non saper più come intrecciare un dialogo con questa società…Lo sappiamo: «i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come» [P.P. Pasolini, 1975].

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28 comments to Quegli applausi mai sentiti

  • Angela

    Si paga il polical-correct che anestetizza e nega l’emozione che va ascoltata , capita , interpretata e politicamente rappresentata.
    Si paga l’aver lasciato il popolo al suo destino e l’aver interloquito essenzialmente con i media.Si pensava che inseguire i media fosse la strada giusta per incrinare, rovesciare la narrazione liberista.
    Crebbero e crescono “i populisti” che danno dignità alla rabbia all’indignazione popolare nel decennio di crisi ancora in corso.
    Quando mai “la jaquerie” ha seguito il fine -articolato discorso professorale? Ha rotto e irrompe nel salotto mediatico e senza grazia pretende “il qui ed ora”sempre negato, limato annulato dalla congregazione sacerdotale politico-mediatica.
    La DC morì… il PD ansima.
    Dopo aver soppiantato la vecchia DC, i ragazzi del “compromesso storico” ne ereditano concezione e stile:attendono i tempi della magistratura,si fanno interpreti del battito della borsa, no alle forche in piazza pensando di autoassolversi.
    40 morti chiedono giustizia e perchè no VENDETTA; la più alta forma di giustizia popolare.
    Irridono con ilarità aristocratica la sovranità popolare dispreggiativamente definita sovranismo, populismo; si ritengono “illuminati” predestinati quasi di sangue regale sottoposti forse ad un taglio di rendita in ogni elezione ma insostituibili.
    Questa sinistra nelle sue diverse articolazioni fa l’autostrada al fascismo-liberista

  • angela

    scusate, ma quale sarebbe il nuovo ceto politico? il M5s, la lega? mah.

  • Ingmar

    Quale fascismo liberista, quello leghista o quello finto liberal?
    Perchè entrambi sono liberismi.

  • Enrico

    Hanno fatto due principali errori:
    1)hanno cercato di tacciare tutti di populismo senza considerare che il popolo da il voto, il popolo, e la sua pancia, non è stata pagata quindi ora pagano!
    2)hanno costruito la loro storia sull’antifascismo e nient’altro… tutto quello che facevano loro era giusto e gli altri (fascisti!) erano ovviamente nel torto.
    Ebbene sì, a questa storiella non crede più nessuno ed ora non sanno cosa fare… prendono fischi ed insulti ovunque vadano e da chiunque. Per loro è finita, vedrete alle europee!

  • Sarà già tanto salvare noi stessi da questa marea di merda che mi sembra sia solo all’inizio del suo manifestarsi.

  • Gino

    Ad onor del vero nessuno ha la forza di presenziare nei media se proprio non gli fai comodo, soprattutto se sei realmente contro questo sistema, ma sono i media a inseguire alla bisogna le realtà politiche che più gli sono utili. Se non gli servi ti oscurano.
    Quando una realtà o associazione politica è portata è inseguita dai media e portata alla ribalta allora dovrebbe scattare immediatamente l’allarme: i media non stanno in mano a una Pro Loco ma sono lo strumento più avanzato e più efficace detenuto dal sistema.
    E’ il sistema che sceglie, sempre.

  • Hirondelle

    Forse tagliando definitivamente corto con l’ambiguità di chi in questi giorni flirta con gli interessi del gran capitale privato e che una lunga consuetudine ormai morta ci fa ancora sentire obbligati a chiamare « sinistra »?
    Guardate che quella gente nel suo atteggiamento « parapolitico » sta dicendo esattamente questo: quella sinistra non li difende più e non li esprime più da decenni. Soprattutto non ha saputo o voluto indicare i modi in cui la reazione padronale si è organizzata e ha agito, al di là del singolo momento locale.
    Avevo notato anche io quegli applausi e quella gente, volevo commentare mi avete anticipato. Quali altri funerali di stragi di stato (intendendo nel caso specifico lo stato privatizzatore al privato) hanno avuto questo plauso?
    E stiamo ancora a dar retta a quelli che citavate ieri???? Il tempo della soggezione a tali cosiddette voci autorevoli dovrebbe essere finito per sempre, perché il loro tempo è finito e quando essi non hanno favorito l’avvento del tragico presente, si sono chiusi gli occhi imprecando contro le voci dissenzienti pur di non interpretarlo. Rimangano presi nella loro ragnatela mentre noi voltiamo loro le spalle, non c’è altro da fare. E’ già abbastanza tragico trovarsi intorno i deliri patriottardi per perdere tempo con i paradossi inani di chi pretendendosi di sinistra arriva a difendere persino magliari macchiati di sangue pur di perseguire parole d’ordine nate in contesti ormai divenuti storia.

    E comunque insisto, anche se so che il discorso è poco accettato: la domanda oggi è di socialdemocrazia. Piaccia o no. Solo accettandola si potrà pensare a costruire qualcosa di diverso e anche a opporsi al governo. Perché questo governo di socialdemocrazia NON VUOLE FARNE, con buona pace di chi disperato oggi gli piange tra le braccia. Al massimo fa e farà la carità del rdc che NON è socialdemocratico bensi’ liberista. Esso permette di abbassare i salari e rinuncia ai servizi come in tempi passati ben si sapeva.
    Questo momento di ambiguità durerà fino alle elezioni UE.

    Poi si vedrà la vera faccia nera di costoro, e di chi realmente faranno gli interessi… magari con la parola « PATRIA » in bocca a tutte maiuscole, vantando un preteso accordo tra « Italiani » che significherà non il corpo sociale bensi’ quella media borghesia cui essi appartengono, che Monti ha sacrificato all’EU(ro). La risolleveranno a danno del lavoro operaio e impiegatizio (i ceti quantitativamente più numerosi). Vogliono ricostruire gli anni’90 salvando sé stessi: ma sono anni in cui i ceti medio-bassi del lavoro dipendente hanno patito, e perduto, non il contrario.

    A quel punto rischiamo che ritorni il PD, per stanchezza e per sfiducia o se le condizioni saranno troppo estreme il neofascismo. Anzi cio’ è prevedibilmente quel che accadrà: una parte degli elettori di destra cercherà soluzioni più drastiche a una alleanza che avrebbe tradito la purezza dei principi originari.

  • dalla Carovana

    quanto all’analisi cogliete l’essenziale e cioè che il governo Conte, pur nella sua contraddittorietà, debolezza, provvisorietà e avventurismo, è comunque espressione e portavoce del largo malcontento delle masse popolari contro i vertici della classe dominante e il teatrino politico che ha gestito l’attuazione del suo programma comune (rif. alla classe dominante) negli ultimi decenni. Questa analisi vi distingue dai più che a forza di gridare al lupo al lupo (contro il governo più a destra, il fascio-penta-leghismo ecc.) danno una mano al PD e al resto delle larghe intese ad orchestrare il ristabilimento dell’ordine delle cose (quello che c’era prima del 4 marzo che è anche il quadro politico a capo della mobilitazione reazionaria nel nostro paese).
    Questo malcontento nasce nella classe operaia e coinvolge il resto delle masse popolari ed è la forza spontanea che il 4 marzo ha portato in alto M5S e Lega. Fin quando M5S e Lega staranno al mandato che hanno ricevuto scene come quelle di Genova si ripeteranno. Che valutiate ciò come “un problema” e che concludiate il pezzo con toni disfattisti dimostra eclettismo o come minimo uno scollamento tra un’analisi della situazione che sembra individuare le fessure in cui deve inserirsi l’azione dei comunisti e una linea d’intervento che, a leggervi, è un concentrato di disfattismo … in un momento in cui c’è tanto da fare e tanto di cui approfittare per trasformare la crisi politica in cui agonizza il nemico in fattore di rafforzamento del movimento comunista che rinasce e del movimento della classe operaia e delle masse popolari organizzate. Il punto non è la gradevolezza per noi comunisti (chi si ritiene tale, chi aspira a diventare tale) dell’acclamazione per i Di Maio e i Salvini ma come operiamo per mettere a frutto questa situazione.

  • Militant

    @ dalla Carovana

    Il consenso popolare verso il governo Lega-M5S va analizzato con cura, non demonizzato, ma neanche rafforzato. E’ un problema, non può non esserlo, perchè alimenta speranze popolari verso forze politiche pienamente inserite dentro una logica capitalistica avversa ai grandi monopoli privati ma da una prospettiva coerentemente piccolo-borghese e imprenditoriale. Sempre meglio del sostegno della sinistra al liberismo europeista del Pd, senza dubbio. Sostegno che, lo vediamo in questi mesi, è più forte di quanto avessimo potuto immaginare, completamente succube delle retoriche prodotte e imposte dai centri ideologici del liberalismo progressista. La “sinistra radicale” assomiglia sempre più alla coscienza critica della “sinistra moderata”. E’ questo legame che va sciolto definitivamente. La rottura popolare con quella forma di sottomissione ideologica è la cosa migliore che ci potrebbe lasciare in eredità questa stagione della politica.

    Ma i problemi non finiscono con la denuncia del male incarnato da Pd e dalle sue articolazioni mediatico-culturali. La fiducia nelle attuali forze politiche al governo è anch’essa problematica, anzi, va costantemente problematizzata, perchè altrimenti ci vedrebbe anche noi – come sinistra di classe – succubi di una realtà che, non dimentichiamolo, è costantemente rivolta contro di noi, non a nostro favore. Questo è l’interstizio entro cui dovrebbe trovare senso una “politica comunista” all’altezza dei tempi. Una critica del “populismo” che non assecondi neanche per un istante la critica del “populismo” di parte liberale. Una critica del “populismo” che sia al tempo stesso una feroce critica delle condizioni materiali che lo hanno prodotto, cioè l’egemonia politico-economica ordoliberale di marca europeista. E’ questa la sfida, alla quale siamo completamente impreparati.

  • Rudeboy

    Bravi,bell’articolo,siete una boccata d’aria e di intelligenza in un mare di ignoranza/opportunismo/insipienza.ci hanno tolto tutto,non facciamoci togliere la capacità di pensare.

  • berja

    E’ questa la sfida, alla quale siamo completamente impreparati.

    questo è il nostro nodo gordiano da circa una decina d’anni, ma siete gli unici che lo scrivono/dicono.

  • Cito:
    “Lo sappiamo: «i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come» [P.P. Pasolini, 1975].”
    Ne discende che anche l’esperienza di PAP parte male…o forse non serve proprio, a prescindere dalle nostre simpatie più o meno accese verso quella formazione politica.

  • Mirco

    Una critica del “populismo” che sia al tempo stesso una feroce critica delle condizioni materiali che lo hanno prodotto.
    Tipo questa? Che ne pensate?

    http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=5998

    • Hirondelle

      Che sarebbe il caso di evitare il solito spauracchio del debito pubblico come se non si sapesse benissimo che il problema non è la entita’ ma la garanzia.

  • gattomatto

    Mi aspetto una pubblica autofustigazione di tutta la sinistra c.d. radicale che non ha saputo intercettare il malcontento popolare e indirizzarlo verso la giusta strategia rivoluzionaria. Invece vedo che sapete come al solito dare la colpa al Pd (e a Renzi in particolare) della serie travi e pagliuzze dove sta la trave?

  • jangadero

    ma…a me lascia perplesso questa analisi perchè parte da un assunto secondo me sbagliato. come facevamo a intercettare la rabbia della piccola borghesia? avete spesso criticato negri e adesso riprendete la sua categoria di moltitudine..ma questa moltitudine italiana è piccolo borghese, l’italia è dagli anni 80 che esprime una profonda e sostanzialmente egemone cultura piccolo borghese, è una zitella acida che vuole che le feste terminino alle 11 e 30 così può vivere la sua insonnia di insoddisfazione in pace.
    che si sente rappresentata da chi gli promette niente negri sotto casa che se no si eccita a pensare al pene nero e non può neanche in questo modo vivere la sua insonnia di insoddisfazione in pace pensando che i vicini hanno comprato la macchina nuova come avranno fatto? .per me è sbagliato pensare di poter intercettare questo per me si deve pensare a come unire chi questo lo rifuta invece di lasciarlo disperdere in mille gruppetti sindacatini pensieri più o meno radicali false speranze di riradicalizzare gli zombies ..scusate m’è venuto così di getto però ho negli occhi la manifestazione antifascista di genova di pochi mesi fa..non fa a cazzotti con sta claque di morbosi che vanno ai funerali di stato?.. e quelle famiglie delle 20 vittime che l’hanno rifiutato ? avrebbero applaudito salvini?

  • Militant

    @ jangadero

    Non è rabbia piccolo-borghese, ma c’è un’egemonia politico-culturale piccolo-borghese su di una rabbia sociale che, al fondo, è fortemente proletaria. Ancor più precisamente, si è formata in questi anni un’alleanza degli sconfitti della globalizzazione e degli impoveriti dalla crisi economica: un’alleanza di fatto, che ha avvicinato stili di vita e rivendicazioni economiche, volte alla difesa dei margini di stato sociale, salario e condizioni di vita precedenti. E’ un’alleanza “di fatto” nel senso che non c’è alcun disegno politico dietro, si è semplicemente imposta nella realtà. E’ solo successivamente che questa convergenza sociale è stata cavalcata politicamente da diversi soggetti, accomunati tutti dall’essere, essenzialmente, espressioni politico-culturali di una borghesia in crisi. Di qui la forza del “populismo”.

    La contesa politica è tutta dentro questo scontro, non fuori da esso: esiste una frattura sociale dai caratteri nuovi, nè totalmente borghese nè pienamente proletaria. Non è “moltitudine”: il termine lo abbiamo utilizzato in senso provocatorio. Ma, proprio per il suo carattere ibrido e multiforme, dovrebbe trovare interesse proprio in chi negli scorsi decenni si è affannato a dire che la “classe” non esiste(va) più, sostituita da una frammentazione di soggetti produttivi non rispondenti alle logiche sociali e politiche del comunismo novecentesco. Invece di “cogliere l’occasione”, appena il soggetto moltitudinario ha dismesso i panni del ricercatore universitario per indossare quelli, decisamente più materiali e ostici, del coatto di periferia, del lavoratore sottomesso e pienamente asservito all’ideologia dominante, ecco che improvvisamente cessa di interessare. L’eterogeneità, da forza, si tramuta in capo d’accusa. Questa la sostanza del pensiero negriano, sempre un passo di lato dal corpo a corpo con la società (e con la storia).

    Tutto ciò non ha niente a che vedere con l’Italia degli anni ’80 e ’90 del berlusconismo rampante. Quella era un’Italia pienamente convinta della narrazione dominante, quella liberista che *finalmente* smantellava i problemi degli anni Sessanta e Settanta. Questo “populismo” è una contro-narrazione, che si associa per combattere il potere (identificato in forma mistificata con la “casta”), non per condividerne i risultati economici. Evitiamo di confondere fratture sociali che possono esprimersi apparentemente allo stesso modo, ma che nascondono significati storico-sociali affatto differenti. Rischieremmo di non capirci nulla. Ed è esattamente quello che sta avvenendo.

  • Brigante

    @jangadero
    A me sta anche bene il tuo discorso a patto pero’ di non lamentarsi se come al solito ci ritroviamo io e te, il compagno del centro sociale e il vecchio compagno nostalgico con la barba bianca e il fazzoletto al collo. Questa boutade è per dire che se si vuole avere anche solo la lontana volontà di incidere materialmente nel conflitto non ci si puo’ esimere dallo sforzo di comprenderne le cause, le faglie di attritto, le contraddizioni, i rapporti di forza in campo ecc. E riuscire ad imporre la propria egemonia sulle tematiche che preferiamo spesso richiede di adattare tattiche e strategie al momento contingente. L’esempio che faccio sempre è quello dei migranti. Con un imbecille che blatera di sostituzione etnica e piano Kalergi ovviamente non ci si puo’ dialogare e questo è pacifico. Il punto è che questa è una minuscola minoranza. Davvero credi che all’improvviso milioni di persone siano diventate razziste o piuttosto hanno trovato un colpevole fittizio al proprio impoverimento? Come possiamo rapportarci con la grande maggioranza di persone che seguono una determinata retorica su basi puramente economiche? Una possibilità è quella di: “No Borders, volemose bene, sparare il solito pippotto sul colonialismo, quanto buono e quanto bello vivere nella fratellanza in un campo profughi, i rom non hanno mai fatto la guerra” e farsi sfanculare puntualmente dall’operaio cosi come dal piccolo borghese. Un’altra potrebbe essere, per esempio, quella di comprendere il disagio di chi nelle periferie realmente soffre il degrado dovuto a centri di detenzione migranti gestiti come peggio non si puo’. E spiegare che in effetti sarebbe bene prendere le torce e bruciare tutti i CARA e mandare a fare in culo il sistema di accoglienza truffaldino messo in piedi dal PD, spiegando che cio’ vada fatto INSIEME ai migranti e non CONTRO di loro. Bisognerebbe parlare dei migranti che sono la dorsale delle lotte salariali nella logistica e spiegare come queste lotte facciano bene a tutti. Questo richiede uno sforzo non indifferente perché io, te e (spero) la maggioranza dei compagni sappiamo bene che quei pippotti sul colonialismo, il concetto di libertà di circolazione delle persone e l’internazionalismo DAVVERO sono dei valori da difendere. E c’è di più: per decenni quelli sono stati discorsi e parole d’ordine centrali nei conflitti. Ma non possono esserlo qui ed oggi perché oggi il conflitto si gioca su un altro terreno, su altre dinamiche. Altro esempio è quello del reddito di cittadinanza. Hai voglia a spiegare che sia una truffa, che sia un provvedimento liberista, che è solo il mezzo per smantellare definitivamente la tutela del lavoro salariato ecc. Il risultato è semplicemente quello di farsi sfanculare e ritrovarci puntualmente in 4. Come ho letto in qualche altro commento la gente oggi ha una fottuta voglia di socialdemocrazia! Questo perché la restaurazione in corso da un decennio ha progressivamente smantellato quella socialdemocrazia di compromesso conquistata negli anni ’60-’70. E se in QUEL contesto la socialdemocrazia era un compromesso al ribasso per il movimento, QUI sarebbe già grasso che cola riuscire a rivendicare un successo di questo tenore. Per cui come suggerivano i Militant qualche tempo fa: incalziamo il governo su questo tema! Il reddito di cittadinanza non ci piace? Bene, lo vogliamo ora e subito! 600 euro al mese? Bene, ne chiediamo 800!

  • Hirondelle

    Sembra propio che ci sia una visione davvero molto romantica della « piccola borghesia » e che il termine si allarghi a coprire qualunque atteggiamento ritenuto fastidioso. Un allargamento semantico che ricorda quello subito dal termine « fascista » e altrettanto pericoloso di quello.
    Non ho basi teoriche sufficienti per farlo purtroppo ma sarebbe utile una messa a punto del significato del termine e delle sue evoluzioni.

  • quetzal

    ci abbiamo messo del nostro.qualcuno ha pensato che si potesse utilizzare “da” sinistra il fenomeno populista e ha votato m5s, talvolta invece E’ stato votato dai 5s. altri hanno pensato che si potesse torcere “verso” sinistra il fenomeno populista, dando vita a soggetti organizzati, blogs, riviste etc che hanno la cifra politica del “populismo di sinistra” . dove sta l errore ? sta nel fatto che qui non stiamo in America Latina , dove il populismo di sinistra l hanno inventato, come unità popolare vera degli strati subalterni sociali e medio-bassi contro le loro borghesie compradore, proprietari delle materie prime latifondisti, servi delle multinazionali etc e probabilmente manco lo chiamano così ; non siamo neppure in Spagna ,per certi versi anche in Francia, dove il populismo ha radici sia nei movimenti di lotta che nella secolare tradizione insorgente. in italia il populismo è sempre stato il “politically correct” dell individualismo liberale, del trasformismo e dell opportunismo servile, privo di qualsiasi declinazione socialmente popolare e programmaticamente di classe. una filiera sola, per quanto articolata, che da da Giannini ai miliardari 5s a Salvini. abbiamo dimenticato che il marxismo ci insegna che gli strumenti del nemico non li possiamo piegare ai ns fini, abbiamo dimenticato l analisi gramsciana sulla costituzione materiale e culturale del popolo italiano. e mo’ siamo nella merda…

  • Militant

    @ quetzal

    Mah, ripetiamo: ci sembra sfocata e inconcludente una lettura della situazione che dica, in sostanza, “il populismo è sempre stato questo”.

    In primo luogo, “populismo” è una non-categoria, oggi utilizzata dall’establishment europeista per indicare qualsiasi opzione politica contraria al liberal-liberismo. E’ populista il M5S, ma lo è anche Podemos, Potere al Popolo, Melenchon, Tzipras, Alternative fur Deutchland, eccetera. Cosa lega tutte queste esperienze? Molto poco, se non l’essere identificate tramite una non-categoria, quella del “populismo”.

    In secondo luogo, concentrare l’attenzione sui personaggi politici che incarnano, oggi, questo “populismo” rende meno comprensibili le domande sociali, i soggetti reali e materiali, che rendono quelle rappresentanze attraenti. Continuiamo a concentrare l’attenzione su Salvini e Di Maio, mentre dovremmo concentrarla sul proletariato che li vota.

    La sinistra radicale sta procedendo identificando questo proletariato col ceto politico populista: Salvini è razzista perchè gli italiani (che lo hanno votato) sono razzisti; Di Maio è contrario ai vaccini perchè gli italiani (che lo hanno votato) sono ignoranti; eccetera. Ma procedendo di questo passo si sta decidendo, coscientemente, di considerare “nemico” non questo o quel personaggio politico (sai che ci vuole a dire che Salvini è un razzista, ci riuscirebbe persino Renzi), ma tutto un popolo.

    Cosa ci rimane, se confiniamo il popolo stesso nel campo della nemicità? Solamente sparuti gruppuscoli militanti sconclusionati, senza idee e in là con gli anni; qualche mitologia migrante completamente sconnessa con la realtà, del tipo “sono tutti proletari e fanno la vera lotta di classe”; e, infine, risentimento aristocratico verso chiunque non padroneggi le nostre stesse categorie ideologiche. In sostanza, stiamo procedendo auto-escludendoci da qualsiasi rapporto con la classe, quella vera, non quella mitologizzata dai sacerdoti della coscienza di classe.

    Senza classe, però, non si va da nessuna parte, e non perchè il lavoratore subordinato ha un grado di sviluppo politico superiore alla borghesia, ma perchè senza legami sociali materiali lo scontro politico diviene unicamente scontro di idee. E le idee dominanti, in una data società, sapete già da chi vengono stabilite…

  • sandro

    @Quetzal
    …il marxismo… l’analisi gramsciana…
    tutto bello, ma tutto a parole.

    Se non ti sei ancora reso conto che il nostrano “populismo” è in primis una manifestazione (piccola e piccolo borghese, in buona parte indubbiamente) di ‘rabbia’ verso tutta la merda che da anni e anni c’han fatto digerire a tutti quanti…

    se non hai capito che la gente comune (quindi, si, anche borghesi e piccolo borghesi) dopo essere stai per anni e anni presi per il culo da centro destra e vendutissima sinistra (dal pci in avanti): altro non aveva che provare la strada “nuova”(sic) del “populismo”…

    credo che il nocciolo che più ti sia sfuggito è che se li critichi così tanto lo fai per evitare di criticare “te stesso/noi stessi”.

    Dove erano le Avanguardie che dovevano formare ed indirizzare il popolo?
    che lavoro han fatto davvero?
    come è che non le hanno formate?
    come è che pure operai e periferie sono andate da un’altra parte?

    Solo che adesso, un pò come passare dall’analfabetismo a leggere filosofia, fa ridere sentir dire di “da domani…”, “andiamo nelle periferie…”, “cambiamo…”, “facciamo…”, “purismo qui, purismo là…” etc etc.

    la Politica non è un salto. E’ roba per gradi. E’ roba sporca, con mani da sporcarsi.
    Alle pure verginelle non ci crede più nessuno (e per fortuna!).
    Un “salto”, forse, sarebbe una Rivoluzione, ma…
    ma anche per fare un Rivoluzione hai bisogno di gente, di massa, di popolo: non di quattro che si battono le pacche sulle spalle l’un con l’altro dicendosi superiori a tutti gli altri e che tutti gli altri son dei “fascisti-populisti-razzisti-borghesi-capitalisti-etc etc”.

    la Politica son passetti, uno alla volta.
    Ma devono essere passi in avanti, non indietro come in tutti questi anni a causa di cumuli di stronzate autoreferenziali.

    La linea che sta esprimendo Militant in questi post, questi loro ragionamenti: sono (dovrebbero essere) la base semplice e palese per comprendere il momento attuale ed affinare, calibrare, ricalibrare strategie, impegni e politiche evitando gli errori di presupponenza e ambiguità del passato.

    la Politica si fa qui in Italia. oggi. adesso. con quello che c’è.
    Non domani o ieri, su Urano o su Utopia o con magicamente una “moltitudine” (bleah Negri) che si sveglia -oplà- da sola, magari pure “marxista e gramsciana”.

    Sandro

  • Gino

    Spiacente, ma non è la prima volta che lo scrivo e mi ripeto mio malgrado: il m5s e la Lega vanno assolutamente considerati movimenti QUALUNQUISTI, anche la Lega è un movimento, per chi ancora non l’avesse capito, da una trentina d’anni e passa è un coacervo informe, contenitore di qualsiasi nefanda rivendicazione classista filopadronale, manco borghese, intendiamoci, e “sbadatamente” velenosa.
    Questo story telling ha escluso la definizione QUALUNQUISMO dal lessico corrente, iniettato dal sistema mediatico per spacciare il qualunquismo per populismo, è il cancro terminale che ci costringe da anni a spendere fiumi di parole e analisi inconcludenti e ripetitive fino alla nausea, perdendo di vista le radici da cui bisognerebbe partire, due locuzioni semplicissime e dirimenti: populismo e qualunquismo… parola colta al popolo o sterco informe e maleodorante per l’altro popolo, questo da sempre usato alla bisogna per ogni necessità di stampo individualista. Che poi il capitale, il clero, la borghesia e le monarchie e financo le democrazie ne offrano sembianze appetibili non ne giustifica il ricorrervi.
    Le parole sono importanti, e quando ne stendono una sintesi così netta è bene non perdersi in virtuosismi lessicali, ma dedicarsi nel mettere le mani e la mente nel posto giusto.
    La famosa Lega e il famoso m5s non hanno intercettato un bel niente, e comunque niente di quel che il sistema non gli abbia servito su un piatto d’argento. Sono l’arma subdola e silenziosa di questo sistema.
    Se noi ci riteniamo vittime dell’attualità, prendiamo conoscenza di chi è il nostro nemico e cominciamo a combatterlo dal basso.
    La piramide ha il suo punto debole alla base… basta sfilare un tassello e comincerà a vacillare, se si parte dalla cima essa sarà rigenerata dalla base, all’infinito.
    Abbiamo a che fare con un sistema/potere che cambia la storia senza sparare un colpo, a gratis praticamente… e questo non ha precedenti. Il sangue viene versato altrove, ma non nelle nostre strade.
    Aspettiamo… siamo ancora al sicuro.

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