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Dalle fake news alle fuck news

 

Che il romanzo giornalistico sulle fake news fosse un’arma ideologica nelle mani dell’ordoliberismo è cosa persino ovvia. Basti pensare a come è stato raccontato l’attentato subito dal presidente Maduro («attentato farlocco», «fatto in casa», «prefabbricato»…) e metterlo a confronto con il “tweet storm” subito dal presidente Mattarella: «attentato alla libertà del capo dello Stato», «attacco all’Italia», «atto terroristico», «cyberterrorismo» e via delirando. Chi è il produttore di fake news in questo caso? L’oscura spectre russa al soldo di Putin? Qualche invasato nerd dell’alt right americana? O, più prosaicamente, il normale flusso informativo liberale fabbricato dai principali quotidiani, dai telegiornali, dalla cultura politico-giornalistica mainstream?

Eppure la vicenda Mattarella racchiude non solo l’allucinazione di un potere mediatico che presenta come “attacchi terroristici” qualche decina di tweet contro il presidente della Repubblica, ma qualcosa di ben più profondo: l’immagine di una ragionevolezza liberale, per ciò stessa impossibile da contestare. Ogni opposizione, qualsiasi messa in crisi del discorso liberale e dei suoi rappresentanti politici, culturali ed economici, non può che derivare da interessi esterni, stranieri, anti-nazionali e anti-razionali, e non possono che essere bufale, fake news appunto, a cui può abboccare unicamente quel “popolo della rete” che infatti ha causato la vittoria elettorale del populismo. Suona più o meno così il sottotesto che prorompe dalle cronache giornalistiche riguardo al temibile attentato subito a maggio dal presidente Mattarella, immaginiamo ancora scosso dai postumi di un così grave attacco alla sua persona.

L’idea che quei tweet – da qualsiasi parte provenissero – non fossero il mero sentire comune di una parte importante della popolazione del paese (e, come si vede nell’immagine a corredo dell’articolo, anche del noto militante dell’alt right americana Paul Krugman), ma la manfrina architettata da Putin, Steve Bannon o qualche altro Babau anti-liberale, dice molto su chi sia il vero centro propulsore di fake news nel paese, nel frattempo divenute vere e proprie fuck news a cui credono ormai solo farlocconi liberali e sinistre di complemento. Come sempre, però, la capacità che ha il potere mediatico di imporre un recinto discorsivo, e quindi ideologico e politico, non può essere combattuta dall’interno, accettando cioè il discorso sulle fake news, ma unicamente dall’esterno, ribaltando il ragionamento, smantellando e decostruendo minuziosamente l’ideologia della fake news. Il risultato del mancato ribaltamento è quello di puntellare il potere esattamente nel ruolo di “eresia vitale”, come la definiva Eco, nella parte della “voce critica” che rafforza l’ideologia dominante, perché ne certifica il suo lato democratico.

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6 comments to Dalle fake news alle fuck news

  • antonio

    non c’è, purtroppo, niente da meravigliarci o sorprenderci visto in questo “colonizzato culturalmente” paese è presente – ed ha perfino qualche lettore (oltre a pseudo-giornalisti tossici e servili) – un quotidiano dal titolo “Verità”. Mai simile concetto è stato calpestato e infamato.

  • yak

    “Attacco cyberterroristico di Putin contro Mattarella”. La cosa in sé potrebbe essere una barzelletta molto meglio di quelle scenette loffie di Crozza…

  • Ingmar

    Sono d’accordo, in generale, ma penso che ci sia la necessità di sbufalare equanimamente la propaganda pro establishmente insiema alla malriposta macchina di propaganda e slogan “populisti”.
    Per rendere l’idea, la macchina 1 dice di difendere la scienza, il buonsenso, il progresso, però poi appunto ti spaccia la spectre russa tentacolare, che in Ucraina l’aggressione fosse quella di Putin. Difende precariato, multinazionali, interessi case farmaceutiche, liberismo.
    La macchina di propaganda alternativa, quindi cosa fa? Ne approfitta e dice establishment caccapupù, quindi case farmaceutiche corrotte, allora i vaccini sono pericolosi, con i problemi economici non si fanno figli e allora diciamo che è colpa del gender e dei migranti che prendono i soldi che dovrebbero andare agli italiani.
    Anzi sapete l’ultima di Salvini, reintroduciamo la leva obbligatoria contro il bullismo e per educare e disciplinare i figli, ma cosa c’entra? Ah e poi il nonnismo, che problema c’è si parlava di bullismo, sono due cose diverse, no? Sti giovani d’oggi, mammalucchi e pappamolle.
    Ecco il consenso a queste sparate cos’è? Il fatto che è il calco perfetto di un discorso da bar che sottoscrivi istintivamente nell’era del qualunquismo postmoderno, nostalgico di un passato che pensa di conoscere o ricordare come genericamente migliore, nonostante le mille complessità, perchè suona bene “sì, è quello che ci vuole finalmente!”?
    Il liberal di cui parli, sicuro si senta complice del fusariano ordoliberismo? Intendo dire non inconsapevolmente, ma non credo abbia una visione più liberista di quanto in realtà già non sia quella dei suddetti populisti, solo un po’ smorzata in M5s.
    Credo abbia a cuore le cose che con queste sferzata, diciamo sono in pericolo o perlomeno in discussione, comunque sotto esplicito attacco, quei diritti civili, quella componente libertaria con cui il liberismo ha probabilmente compromesso, usando la sinistra, slegandoli completamente da ogni armonizzazione sociale tra le parti, senza la negazione del conflitto tramite il depotenziamento (aspetto social-democratico).
    Ovviamente sono la cosa più facile da difendere, dialetticamente parlando, perchè difficilmente puoi negarne la bontà, ma appari al tempo stesso lontano dai problemi se ti preoccupi solo di questi, con lo stato sociale smantellato e ai minimi termini.

    Questo qualunquismo social, raccoglie una rabbia ed un risentimento, sebbene talvolta lucido, specie su alcuni aspetti, estremamente eterogeneo, coacervo di punti di vista contradditori, che talvolta fanno a pugni tra loro e non stanno insieme, magicamente aggregati da questi slogan minimo comune denominatore ed un vago senso di “non sono il pd/quelli là voluti dall’establishment nè pericolosi comunisti, nè (ma sempre meno) troppo neri, che poi nemmeno esistono più ste categorie, sono uguali, collusi etc, traditori delle patria etc.”, come ho scritto, ma non solo io, non voglio autocitarmi, coesiste più che un rossobrunismo un “canchescappismo”, ora contro il liberismo (ma sempre con l’elemento retrivo alla Fusaro), identificandolo contro l’europa, ora un anti socialismo, sempre identificato con l’Europa “orwelliana”, e poi la mangiatoia statale, la corruzione, le coop, gli appalti gonfiati, roba, nell’immaginario, “un po’ di sinistra”. Qualche vago antiberlusconismo.

    noi si deve rilevarne le contraddizioni mastodontiche, in una discussione, nei social o nel mondo fisico, svolta con atteggiamento fermo ma non presuntuoso, per quanto talvolta si possa perdere un po’ la calma.
    Ne è un esempio il rapporto con Trump, dove Conte ha evitato accuratamente tutte le criticità, il fatto che questo tipo di “destre” e populismi non possono essere alleati, poichè sono basati su nazionalismo contrapposti, sono eletti sulla base dell’idea della competizione globale per il potere. Se la Le Pen sarà Nazionalista quanto e più di Macron, una destra italiana avrà un interesse a lei contrapposto, e quanto fa lui per massimizzare potere ed influenza, lei farebbe lo stesso e logicamente dovrebbe attrarre le stesse accuse di egoismo.
    Ma l’idea di essere uniti contro establishment, immigrazione e sostituzione etnica è un velo d’oppio difficile da squartare, ma bisogna provarci, facendo i giusti raffronti, cosa che non si vede spesso nei discorsi su Internet.
    Scusate se mi dilungo (:

  • Militant

    @ Ingmar

    Hai perfettamente ragione, e crediamo sia uno dei temi più complessi da affrontare. Da una parte le retoriche del potere, dall’altra quelle ultra-mistificanti dell’opposizione “populista”. Da una parte i sacerdoti delle case farmaceutiche, dall’altra i no-vax, da una parte i corifei della share economy, del tecnicismo scientifico, del cosmopolitismo; dall’altra le truppe dell’autarchia e del “sovranismo” (definizione da mettere tra virgolette, perchè oggi le forze coerentemente “sovraniste” sono quelle ordo-liberali-europeiste, a dispetto della falsa contrapposizione tra Ue=meno Stato e sovranisti=più Stato, contrapposizione che può ingannare solo gli ultimi preti negriani).

    Però le due retoriche non sono speculari. Da una parte queste incarnano il potere, almeno per come si è definito ideologicamente in questo quarantennio. Dall’altra una vasta, indefinita ed estremamente composita *critica del potere*, delle sue retoriche ufficiali, delle sue ideologie presentate in forma anti-ideologica. Una critica fallace, bislacca, incoerente, che non ha più le parole, i concetti, i riferimenti storici e politici per esprimersi in forma più adeguata o solamente più coerente ai propri interessi. Ma è un campo, questa la nostra tesi, con cui giocoforza doversi confrontare. L’altro è il campo della “nemicità”, per usare il lessico reazionario di Schmitt&soci.

    Con le forze del capitale monopolista, che si organizza culturalmente attraverso l’ideologia della neutralità tecnicista, non può essere messo in campo alcun “recupero” ideologico o politico: queste rappresentano e si esprimono coerentemente ai propri interessi.
    Con le variegate espressioni di critica del capitalismo monopolista, al contrario, andrebbe ingaggiato un costante corpo a corpo, di critica e di “recupero”, condannandone l’irrazionalità di fondo ma salvaguardandone lo spirito critico, che esiste non nei Salvini e nei Di Maio (pienamente coscienti della propria funzione reazionaria), ma in molta parte dell’elettorato dei Salvini e dei Di Maio (senza alcuna coscienza di sé, per dirla con Marx, che non a caso aveva posto l’evidenza tra classe “in sé” e classe “per sé”).

    Questa la sfida oggi, una sfida difficilissima perchè la sinistra procede con le proprie formule ideologiche ferme agli anni Settanta, mentre il contesto è profondamente cambiato, una trasformazione radicale che imporrebbe un mutamento radicale delle proprie tattiche politiche, degli strumenti di intervento, del proprio lessico. Un compito per il quale siamo, con ogni evidenza, ancora impreparati.

  • Ingmar

    Ciao e grazie della risposta, oltre che della stima in secondo luogo.
    Altra risposta lunga, non vorrei annoiare ^_^.

    Chiaro, infatti non le vedo come speculari, anche se vedo in entrambe degli elementi di reazione, ho visto un amico, persona razionale che stimo, stringersi di più al Pd per il discorso che con tutti i suoi difetti è la forza di opposiziono che ha più potere e che comunque la propaganda l’ha demonizzato quando alcuni meriti ce li ha, ok, i vaccini, le unioni civili nonostante i soft-con come alleati, vero in parte, ma ho elencato tutta una serie di criticità dal Jobs Act ai tagli alla sanità,
    alla Tav a tutti i costi, agli accordi sottobanco con Berlusconi (sulla concussione. non be sono sicuro, guardero su Butac xD) ma sembrano passare in secondo piano davanti alla necessità di fronteggiare i reazionari.
    “perchè oggi le forze coerentemente “sovraniste” sono quelle ordo-liberali-europeiste a dispetto della falsa contrapposizione tra Ue=meno Stato e sovranisti=più Stato, contrapposizione che può ingannare solo gli ultimi preti negriani).”
    Per capire meglio, allora, sovraniste in che accezione? In teoria sovranismo, almeno nella retorica è indipendenza da poteri sovranazionali, nel bene e nel male.
    Forse intendi dire che uno stato sovranista può avere meno potere statale e uno che non lo è, se le direttive sovranazionali lo richiedono, può diventare molto presente per metterle in atto?
    Ma al suo interno non sono presenti anche i paesi scandinavi, credo più social democratici?

    Sì, un potenziale di critica del potere c’è e non c’è e bisogna coltivarlo, ci mancherebbe smettere di crederci e chiudersi in una deprimente torre d’avorio, io vedo l’ormai famigerato “contro i poteri forti” degli un tempo marginalissimi manifesti di Forza Nuova dei primi 2000 e, nonostante quel partito effettivo non abbia aumentato significativamente i voti, quel discorso è ormai nel sentire comune.
    Come si coniuga questo con la voglia di dare tutto questo potere e fiducia (o fede) alla polizia, per esempio? Più autoritarismo e potere centrale, sostanzialmente.
    Poi c’è l’apparente paradosso tedesco, la gente dice, hey questi sono ricchi cosa vogliono ancora, perchè la propaganda antieuropea attechisce anche lì?

    Dov’è la critica al capitalismo nel voto a Trump?
    Obama, per i suoi votanti era ad un tempo stesso troppo socialista e troppo globalista :D . Lui dice di richiamarsi a Reagan, notoriamente isolazionista, ricordo male io a rammentarlo come tra gli iniziatori delle globalizzazione?

    Solo nei primi 2000 la destra al potere era globalista e i No Global e disobbedienti quelli “fermi agli anni 70″ ora che la classe media ha perso la scommessa basta globalizzazione?

    Tornando alla Germania, non dobbiamo dimenticare che gli emarginati ci sono anche lì, disorientati e senza punti di riferimento a sinistra come ovunque o quasi. Quello che entra in gioco secondo me è la classe alta e la sua voglia di mantenere i privilegi. E’ possibile che la retorica nazional reazionaria riesca a dire ad ognuna di queste categorie che i loro interessi (in termini di massimo guadagno, per chi sta meglio) non sono in contrapposizione. E’ la secessione del ricco con l’affrancamento del povero. Il trucco sta nel convincere il ricco che non saranno difesi i fannulloni, che gli verranon ridotte le tasse che non andranno alle coop, alle pensioni d’oro, vitalizi ed all’assistenzialismo, etc, oppure ai paesi (o regioni) inefficienti e scrocconi, che credendo di vivere in una perfetta meritocrazia, pensano siano così per vizio, appunto i terroni e Roma ladrona in chiave Europea, ma non dobbiamo dimenticare, hai ragione che la luna che questo dito, sia pure artigliato e sgraziato indica, è un problema serio.

    Al povero invece si deve andare a dire che l’Europa toglie soldi, appunto, favorisce le banche, i migranti, le coop, il traffico di esseri umani, pagandoli con soldi pubblici che possono essere usati per il welfare. Oppure contro l’austerità e per l’uso del protezionismo contro le delocalizzazioni.
    Oppure che le imprese paghino troppe tasse, per questo non assumono.
    Anche se in America la prima parte, per esempio, non ha avuto grande peso, lì anche con i poveri se la sono cavata senza difesa del welfare, vuoi anche solo contro bersagli fittizi, anzi.
    E’ bastato utilizzare l’idea di detassare i ricchi per avere più lavoro per tutti, tenere aperte le miniere di carbone, invadere territori indiani per altre opere. Protezionismo portato alle estreme conseguenze mediatiche e non, prove di forza. Far rientrare chi delocalizza, sempre tramite indecenti sconti fiscali come esca, simili ai condoni di Berlusconi e Monti.
    Dire che Obamacare era un disastro che teneva i costi alti perturbando la concorrenza a dispetto del dare comunque uno straccio di garanzie con l’intervento statale e di essere tale accrocchio perchè era l’unico modo in cui i repubblicani erano disposti a farla passare.
    I rifugiati non sono stati stigmatizzati come ruba welfare, ma come privilegiati mantenuti, contrapposti a chi si mantiene con duro lavoro senza avere nè cibo nè sanità garantiti, ma immancabili sono anche gli “alieni” che rubano il lavoro.
    Ovviamente l’Europa scroccona, l’elemento da incolpare come ostacolo a delle sorti grandi e progressive, non si capisce a che pro, visto che di welfare praticamente non ce n’è, ah sì meno tasse, più soldi per grandi progetti come militarizzare lo spazio e armi nucleari :)

    Quali critiche possiamo distillare da questo mare magnum in America, al capitalismo?
    La globalizzazione, le delocalizzazioni. Uhm qualcosa, ma un po’ pochino, il resto mi sembra servitù ed assoggettamento alla grande impresa, ed anche il modo in cui li si combatte è sostanzialmente una regalia con il cieco ed entusiastico consenso della base…
    Se hanno deciso che la disuguaglianza è lo sprone ed il motore ed ogni forma di limitatore a stratificazione sociale e concentrazione di ricchezza invidia sociale e socializzazione della miseria.

    La componente fusariana anticapitalista, come detto, è integrata, soprattutto in Europa, a questo discorso antisistema. Si può puntare su di loro, per rilevarne le contraddizioni e metterli di fronte a Trump, condoni e flat tax varie, la sua ambivalenza con Putin, contrapposta alla loro stima, la sua politica estera.
    Ma in M5s la stanno già mandando giù facendo loro un discorso che avrebbero irriso solo pochi mesi prima, sempre che non siano infiltrati nel sito e ce ne sono, in un post sul progetto Difesa, ne ho visto uno pro leva obbligatoria che è sicuramente un Bot con un generatore di Supercazzole con scappellamento ad estrema destra.
    Anche se dal Vate non si sente volare una mosca da un po’
    https://www.giornalettismo.com/archives/2661088/diego-fusaro-flat-tax-m5s-lega

    Ma nell’altra componente non vedo critica al potere, anzi il potere, anche l’abuso è un mezzo lecito, la nazione qualcosa attraverso cui sentirsi grandi in modo non dissimile e come ci si sente grandi quanto 11 persone vincono ai mondiali. Basta avere la sensazione che risponda al Volere Democratico, alla ggente che il potere la temono, Altro che amore per la propria terra, non scherziamo (:
    Ogni richiesta di mediazione è vista come violazione di questo Epos (ho detto bene? C’è anche Hubris, se vogliamo ^_^) di cui sentirsi parte.

  • Ingmar

    In breve, mi sembra che tutto ciò rappresenti un altro establishment in tutto e per tutto e favorisca altresì l’apice della società. Se poi le persone sono abbastanza condizionabili e pendono dalle loro labbra, anche se hanno iniziato con la critica alle missioni americane, basta ritirare fuori il militarismo e la base si gasa, così i produttori di armi sono comunque contenti, come lo sono con Trump, più di quanto già non lo fossero con Obama, per non parlare dei petrolieri.
    Per cosmopolitismo cosa intendi? Non mi sembra negativo in toto.

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