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Numeri per un programma d’opposizione

Mentre Di Maio e Boeri litigavano sugli 8mila posti di lavoro (precari) che il “Decreto Dignità” farebbere perdere ogni anno, lunedì scorso il Corriere Economia pubblicava i risultati “sorprendenti” di una ricerca realizzata da Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea. Secondo l’Istituto, che fa direttamente riferimento alla Commissione europea, non propriamente il politburo del Pcus, in Italia mancherebbero oltre 2 milioni di posti di lavoro nel settore pubblico. E questo facendo il raffronto non con qualche paese del Comecon, ma con la media del tasso di occupazione specifico dei paesi della UE a 15 degli ultimi 10 anni. Nello specifico il deficit sarebbe di 843.181 posti nei Servizi Sociali, di 507.167 posti nella pubblica amministrazione, di 458.877 posti nella Sanità e di 435.851 posti nel settore dell’Istruzione. In totale 2.245.076 posti di lavoro a tempo indeterminato. di cui circa 1 milione e 350 mila per giovani dai 15 ai 39 anni.

Non ce ne vogliano i compagni mutualisti, nè tantomeno quelli reddististi, ma questi numeri rappresenterebbero da soli lo scheletro di un programma d’opposizione con cui provare a ricostruire un barlume di insediamento sociale e politico e a contrastare l’egemonia mercatista. Sappiamo bene che immaginare la realizzazione un piano d’intervento del genere all’interno dell’archittettura ordoliberista dell’UE è pura fantascienza, sappiamo anche che la nuova fase imperialista non prevede redistribuzioni interne sotto forma di welfare. Il ciclo politico della socialdemocratizzazione, che pure aveva interessato per qualche decennio i cosiddetti paesi a capitalismo avanzato, si è definitivamente chiuso.

Eppure questi numeri ci dicono, e ci potrebbero far dire, di come la tanto decantata razionalità economica del libero mercato non sia più in grado di assicurare il benessere sociale. Di come non possa più far incontrare l’offertà di lavoro con la domanda di servizi, perchè questa non genera profitti. In un paese dove la gente muore perchè in un’intera regione non ci sono reparti di nuerologia d’urgenza, in cui nel giro di pochi anni negli ospedali sono stati persi il 30% dei posti letto, in cui intere città sono ridotte all’abbandono perchè non ci sono sufficienti spazzini, autisti o vigili, mentre contmporaneamente milioni di persone restano disoccupate, questi numeri dovrebbero farci parlare della possibilità di un’altro tipo di società. Quella famosa semplicità difficile a farsi a cui si riferiva Brecht.

 

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46 comments to Numeri per un programma d’opposizione

  • Silvio

    Articolo molto interessante, non conoscevo questi numeri. Una domanda: con quali coperture sarebbe realizzabile ?

    • Antonio

      Nazionalizando tutto sarebbe la risposta più blastante ma anche il taglio delle spese militari, o degli aiuti alle banche e imprese potrebbe bastare. Secondo me andare in un sito comunista e fare una domanda del genere significa peccare di ingenuità, a volere pensare bene

    • Fred

      in deficit! se servono, lo fai e basta.

      • Silvio

        Ah quindi non basta il debito che abbiamo oggi? Guarda che il debito non è un numero fittizio, noi ogni anno spendiamo miliardi per pagare gli interessi… Sono soldi miei e tuoi

      • Ingmar

        @Fred, Così non lo convinci, ci sono argomenti più pregnanti ;) .
        Ad esempio come è stato ripagato il debito? C’è differenza tra farlo pagare alle fasce più deboli o a chi ha già pagato?
        Quanto debito è speculativo e quale no? Di quali soldi di questi creditori abbiamo bisogno? Si tratta di un modello di investimento accettabile?
        Cos’è un finanziamento in termini di risorse? Se le risorse esistono, non è che la dipendenza dall intermediazione finanziaria è un paradigma da ridiscutere?

    • Roberto

      togli la sanita’ ai privati e ridalla allo Stato.uguale per scuola,case,pensioni,ambiente,lavoro,banche.blocca i movimenti di capitale e non ci sara’ piu’il problema dello spred e quindi di trovare le coperture.

      • Silvio

        Roberto come vorresti bloccare i capitali, cioè fammi capire se io voglio andare in vacanza in Francia devo chiedere 3 mesi prima alla banca d’Italia se posso portarmi 500 euro dietro? E col blocco dei capitali non avremmo più titoli di stato, quindi niente più spread?

      • Ingmar

        Silvio, io sono il primo a porre questioni qui, sulla fattibilità delle cose meglio però in modo costruttivo. Rischiamo sennò di sembrare “leoni marini”
        https://en.wikipedia.org/wiki/Sealioning

        Tutti noi nella vita di tutti i giorni dobbiamo confrontarci con il paradigma dominante.
        Sì anch’io mi chiedo quale genere e in quali casi si voglia bloccare i movimenti di capitale. Qualsiasi forma di commercio, oppure sulla base che una determinata azienda estera rispetti dei parametri di equità ragionevoli per i lavoratori in modo da evitare competizione al ribasso. E non dazi alla cazzo alla maniera di Trump perchè l’Europa non gli vuole comprare prodotti che non rispettano le più elementari regole ed allora lui fa l’offeso a nome dell’America.
        Meglio essere uniti in tutto il mondo e libero mercato non dovrebbe voler dire, come il liberismo ha sempre affermato liberi da regole di circolazione, pensiamo alla libera circolazione ed ai semafori e limiti di velocità.
        In genere non penso ci si riferisca alle vacanze in generale, spero di non essere smentito.

  • Roberto

    e questi numeri,destinati a peggiorare ulteriormente,sicuramente ci porteranno o alla nascita di una nuova societa’,o alla barbarie di una catastrofe senza precedenti nella storia.(non c’ entra niente,ma l ad marchionne non sta molto bene.gli innumerevoli lavoratori da lui licenziati gli fanno i migliori auguri)

  • Giordano Bruno

    “A ciascuno secondo bisogni” funziona con “da ciascuno secondo possibilità”. Se c’è l’interesse ad entrare nei tecnicismi, parliamone.
    Per esempio, il controllo pubblico dell’economia, una tassazione realmente progressiva e basata sull’effettiva capacità contributiva dei singoli, il sequestro dei beni degli evasori.
    Se questi sono i propositi, lascio come esercizio a casa la valutazione della necessità di rottura con l’UE. Non è difficile.

    • Silvio

      Giordano guarda che la nostra tassazione è già molto progressiva, basta vedere le aliquote applicate sui redditi. Mentre il controllo pubblico dell’economia implicherebbe uscita dall’euro, tassi di inflazione altissimi,nonché interessi sul credito sopra il 15%. Quindi andresti a comprare il pane con la carriola di lire e se chiedessi un mutuo in banca dovresti spendere molto di più. E sto tralasciando l’effetto sulle imprese…

      • Giordano Bruno

        Silvio, scusa se vado tranchant ma vorrei stanare sul nascere certe bufale prima che circolino.
        Sull’uscita da UE/UEM puoi farti un giro su questo blog che evinco tu segua da poco. Sul resto ci provo io.
        1)È UN FALSO CHE LA NOSTRA TASSAZIONE «È GIÀ MOLTO PROGRESSIVA».
        Un esempio su tutti: le aliquote IRPEF nel 1974 avevano una forbice dal 10% al 74%. Questa forbice si è “progressivamente” (!) ridotta dal 23% al 43% nel 2007.
        2)LA CAPACITÀ CONTRIBUTIVA NON È (SOLO) IL REDDITO
        La capacità contributiva è la somma di tutti i redditi di qualsiasi fonte a cui vanno tolte le spese primarie (mangiare, bere, dormire, curarsi, lavarsi, spostarsi, comunicare, vivere dignitosamente).
        3)I REDDITI NON SONO TUTTI EFFETTIVI, MOLTI SONO INDOTTI
        Limitandoci ai redditi da lavoro, solo i redditi da lavoro dipendente sono effettivi. Quelli da lavoro indipendenti sono per la stragrande maggioranza “indovinati” al ribasso con gli studi di settore, a meno di dichiarazioni dei redditi “gonfiate” per evitare a quel punto l’accertamento sicuro della finanza.

      • Silvio

        Quindi giordano la soluzione sarebbe portare la tassazione sui grandi patrimoni al 70 per cento? E quanti ne rimarrebbero?

      • Giordano Bruno

        Silvio io sto parlando di redditi e tu di patrimoni. Stai a mischiare le carte, e questo dà fastidio anche se lo fai nella più illibata ignoranza. Terrei il discorso alto qui sul sito della Militant, una dialettica che vada alle questioni e non a chi ottiene la ragione. Secomdo me Giando sbaglia, qui, a invitarti in Siberia.

      • Ingmar

        Ciao Silvio. Condivido con Giordano l’idea di mantenere la discussione alta.
        La tua, quella per cui le imprese, quelle grandi, da cui si deve pendere per avere la grazia del lavoro, se ne scapperebbero per le tasse troppo altre, è la premessa per fare accettare la Flat tax, ma non ti voglio mettere parole in bocca, è possibile che la tua sia una posizione semiliberale per cui le tasse vanno bene così come sono e al limite andrebbero un po’ abbassate, spero partendo dai meno abbienti.
        Si parlava della forbice delle tasse tra i ricchi e poveri, molto ampia, che ha cominciato a ridursi col reaganismo e thatcherismo nel mondo e, ma non ne sono sicuro, forse con Craxi in Italia (comunque ha levato la scala mobile, cioè l’adeguamento stipendi-inflazione, da sotto i piedi a molta gente), cosa è successo invece alla forbice tra ricchi e poveri nel mondo?
        Se ti rispondi a questa domanda capirai il problema. A presto.

  • Vanja

    E non dimentichiamo che non assumere nella pubblica amministrazione è servito e servirà a regalare la gestione di fondamentali servizi pubblici ai privati. Dalla sanità alla scuola, dall’INPS ai trasporti.

    • Silvio

      La sanità in Italia a quanto sapevo è ancora pubblica, se vai al pronto soccorso al massimo paghi un ticket (nonché una delle migliori al mondo grazie alla qualità dei nostri medici). Le scuole anche sono pubbliche, poi non so te dove hai studiato…
      I trasporti non sono privati, ma compartecipati dai comuni. La quota privata è sempre minoritaria e lo stato è l’azionista di maggioranza

      • Fred

        Gentile Silvio,
        poniamo che tu hai una pizzeria. Per incrementare la vendita di pizza decidi di fare le consegne a domicilio. Per farlo hai bisogno di acquistare una bici. Per acquistare la bici stampi una po’ di moneta. (Non è che ora sei debitore verso te stesso. Uno stato non è mai debitore verso se stesso, può emettere buoni che vengono pagati con moneta corrente, per il totale di quelli invenduti stampa nuova moneta e punto.) Hai stampato nuova moneta perché stimi di vendere più pizze. Quindi di avere maggiori guadagni. Quindi comprerai anche più farina, olio, pomodoro est. (Quindi pagherai anche più tasse! che sono maggiori entrate per lo stesso stato) Assumerai un fattorino. La ditta che fabbrica biciclette ringrazia anch’essa. Ora per la proprietà transitiva sostituisci te e mettici il ministro del tesoro, togli la pizza e mettici i servizi pubblici e evidentemente quando stampi moneta intendo la lira. Ah non dimenticare stavolta di nazionalizzare la banca d’Italia!
        Caro Silvio, forse giunto a questo punto ti sarai fatto un sacco di risate, o peggio hai già sfanculato e chiuso la pagina.
        Se invece sei ancora là vai a vedere cosa è successo al nostro paese dopo la privatizzazione della Banca d’Italia, la separazione dal ministero del Tesoro, la firma dei trattati di Maastricht, l’adesione alla moneta unica. Mi raccomando visto che ci tieni al debito, controllalo bene, guarda i grafici, le percentuali, i totali dai quesi fatidici anni ’80, poi 90, 2000 e giù fino ad oggi. E già che ci sei, controlla anche PIL e disoccupazione. Poi ritorna qua e ne riparliamo.
        Ciao buona lettura!

      • Vanja

        Appunto, azionista. Ti sei risposto da solo

      • Ingmar

        Credo di capire cosa intendi anche se potrei sbagliarmi. L’idea dello stampare senza conseguenze può suonare sempre un po’ mmt alla Paolo Barnard, ma in un contesto dove la moneta è virtuale ed ha un valore convenzionale ha una sua logica.
        E’ stato demonizzato con qualche movente, vista la copertura mediatica degli stati in deficit e delle famigerate carrozze di monete per fare la spesa.
        Al suo estremo ha portato a pensare al denaro come qualcosa di sempiterno che è sempre esistito e che sempre quel tanto di moneta deve girare, fino alla recente copertura mediatica sugli interventi della Bce sul quantitative easing.
        In base a certi discorsi tuttavia, nel momento in cui si coltiva una vigna producendo vino, ed un campo producendo grano, non ce lo si potrebbe scambiare perchè non ci sono i soldi. Ora a parte che si può barattare, ma ci si dimentica che in teoria il denaro è nato come facilitatore del baratto, prima di diventare merce valore convenzionale, è stata una merce metro facilmente divisibile, trasportabile e non deperibile, al cui valore si rapportavano le altre merci in quantità variabile.
        Una valuta dal valore convenzionale, per definizione è creata e dovrebbe poter essere creata, anche non centralmente, per coprire valori futuri di cui si prevede un frutto, un corrispettivo teoricamente richiedibile. Certo a furia di astrarre si è arrivati ai derivati.

  • Silvio

    Caro Fred,
    sarebbe bellissimo poter fare come dici te! Purtroppo già nel primo dopoguerra alcuni geniali economisti avevano pensato di stampare altra moneta per superare la crisi, ma i risultati sono stati assolutamente disastrosi… se vuoi ti allego qualche foto di archivio con famiglie tedesche che andavano a far la spesa con i sacchi di monete.

    Fred se stampi più banconote, la moneta varrà di meno. Visto che mi parli di pizze io ti rispondo con i dolci: stampare più moneta equivale a dividere la stessa torta in più pezzi.
    Ha senso aumentare la liquidità solo quando abbiamo una crescita economica, ma non vale viceversa: in momenti di crisi immettere moneta crea l’effetto opposto. Distruggi il poco potere di acquisto rimasto ai cittadini.

    Sei d’accordo?

    • Fred

      Silvio, hai dato un’occhiata a quello che avevo scritto?Non credo e sarebbe un peccato. Ti riferisci alla Germania 1923 quando un dollaro veniva scambiato per miliardi di marchi…, e chi pensi soffiasse sul fuoco dell’iperinflazione se non la classe dominante dell’epoca che proprio grazie ad essa si liberava dei debiti accumulati, non dimenticare che gli effetti della prima guerra mondiale e delle conseguenti sanzioni fecero collassare l’economia tedesca, gli stipendi pagati agli operai perdevano di valore anche mezz’ora dopo il loro pagamento..!chi si giovava di questa situazione se non gli industriali, gli aristocratici e loro banchieri?
      Ma torniamo a noi, quindi tu asserisci, come l’elegante moglie di Lorenzo Bini Smaghi ha scritto nel suo recente libro vincitore anche di un premio (!) “L’austerità fa crescere”, che appunto di austerità non si muore come sta succedendo alla grecia, a noi, al portogallo, alla spagna ma anzi contenere le spese, l’inflazione e i bilanci è la ricetta per far assicurarsi benessere e lavoro.
      Bene caro Silvio a questo punto sono io a chiederti le fonti.
      Le leggerò con attenzione e speranza
      resto in attesa

      • Silvio

        Fred le mie fonti sono un qualsiasi libro di Macroeconomia o economia monetaria (pearson, MC graw Hill, il mulino…scegli te).

        Comunque fred io non ho mai detto che l’austerità fa crescere, anzi secondo me la soluzione migliore è abbassare il costo del lavoro, quindi taglio dell’ires e dell’IRAP nonché semplificazione della burocrazia statale.

        Assumere due milioni di persone nello stato è il modo perfetti per finire in fallimento (dai un’occhiata ai tassi di occupazione statale nella Grecia)

      • Ingmar

        Perchè questi scambi si interrompono sul più bello? Non si riesce a confrontarsi e ad argomentare con posizioni diverse? Scusate la provocazione, non voglio dubitare ;) .

        Silvio, provo a risponderti, non va bene l’inflazione, perchè è dividere la stessa torta, però non va bene nemmeno la redistribuzione, perchè se ne vanno le imprese. Non per fare ora io il “leone marino” nei tuoi confronti http://wondermark.com/1k62/, ma vorrei allora chiederti cosa proponi. In parte una risposta la hai, anch’essa molto gettonata.
        Se mi dici che uno dei problemi dell’inflazione è la svalutazione del lavoro, perchè proponi l’abbattimento del costo del lavoro?
        Se ti riferisci ai materiali, è auspicabile sì, anche se sempre tenendo conto della qualità, ci mancherebbe, ma se ti riferisci ai lavoratori, immagino sappia bene che c’è un problema.
        Lo sai sì, che i salari sono globalmente crescuti poco o nulla a fronte sia dell’inflazione che della concentrazione di ricchezza in poche mani? Cosa ne è venuto ai dipendenti?
        Sì dice, sì però pensa che bello, anche l’impresa abbattendo le spese abbatte i prezzi.
        Sì e no, in parte deve farlo, ma solo se il possibile ampliamento di mercato dato dall’abbassare i prezzi porta ad un aumento dei guadagni e, per la legge del massimo profitto deve essere un compromesso tra questi due aspetti, abbassare di più ed aumentare le vendite o abbassare meno e rischiare.
        E’ però matematico che se pochi si arricchiscono ulteriormente rimane meno per gli altri.
        Abbassando gli stipendi, scende globalmente il potere d’acquisto dei dipendenti, a meno che ognuna di queste imprese se si rivolge a queste fasce, riduce il prezzo almeno della stessa percentuale di cui ha ridotto lo stipendio.
        Così facendo però non avviene alcun guadagno a meno di non vendere di più tra la fasce non colpite.

      • Ingmar

        Ah ok, ti riferisci solo alle tasse sul lavoro, suppongo. In sostanza comunque l’impresa deve guadagnare di più. Se ti riferisci alle piccole medio piccole, di posso dare ragione, chi ha giri ridotti deve essere facilitato, altrimenti non c’è progressività.

  • Antonio

    Silvio, ma hai capito dove sei sì?

  • Yak

    Lavoro in un importante istituto pubblico che si occupa di previdenza sociale (indovinate quale…), ebbene se non avverranno modifiche alla Legge Fornero, nell’arco dei prossimi 4-5 anni, a vari scaglioni, se ne andranno in pensione per forza tutti quelli della mia “generazione” lavorativa, cioè quelli assunti col maxi concorso agli inizi degli anni 80, a partire dal 1982 fino al 1984. Secondo una mia valutazione all’ingrosso, si tratta di almeno la metà dei dipendenti attuali. Eppure tutto tace, nessuno parla di concorsi, nuove assunzioni (che servirebbero assai consistenti) etc., ma fra noi ci diciamo: chi farà il nostro lavoro e soprattutto, chi assicurerà il servizio? Boh…mi domando se i vari Boeri o chi per lui stanno andando seraficamente verso la paralisi totale oppure qualcuno (come credo) ha in mente qualcosa di (per ora) indicibile?

    • Silvio

      Eh yak altro grande complotto dei poteri forti ordo-liberisti turbo capitalisti asserviti al pensiero dominante…

      Yak semplicemente come è stato fatto due anni fa con la buona scuola, verrà assunto un bel po di personale tutto insieme

      • berja

        “un bel po di personale tutto insieme”
        non so che esperienze di lavoro lei abbia ma quando si tratta di processi burocratici un evento simile a quello che indica lei è sinonimo di “paralisi funzionale”

    • Vanja

      Yak ma allora siamo colleghi!! E quando quelli assunti nel 1982 andranno tutti via, beati loro, non basterà assumere “un bel po’ di personale tutto insieme” per evitare il peggio.
      Perché, caro Silvio, forse non sono stata chiara, ma io non parlavo della sanità, dei trasporti o della scuola di oggi (sulla scuola pubblica e/o privata poi bisognerebbe aprire un capitolo a parte),ma di quello che sarà il futuro dei servizi pubblici tra pochi anni se non si assume seriamente. Futuro che già si intravede quando con la ricettina per le analisi del sangue vai a fartele non in ospedale, ma in un centro privato che sarà per questo lautamente rimborsato dallo Stato.

      • yak

        Ciao Vanja, piacere di salutare una collega su questo sito. Vorrei dire che già ora, quando per una risonanza, una RX o una visita specialistica ti mettono in lista tra una vita e in un comune a 30-40 km di distanza da dove risiedi, ti devi giocoforza rivolgere magari a una Misericordia o a una Humanitas o a una Croce Verde, tanto buone, tanto solidali e tanto “sociali”, che per la modica spesa di una o due decine di euro in più del ticket ti fissano l’appuntamento nel giro di una settimana. Che vuoi che sia…tanto sono “dei nostri”…

  • Giando

    Silvio, non ci siamo capiti. Le sole vacanze che potrai farti saranno in Siberia. E lì non avrai bisogno di soldi. Tranquillo.

    PS Trollare per trollare almeno facciamolo con simpatia. Il debbbitoh e le nazionalizzazioni che non funzionano (parliamo di quali privatizzazioni abbiano funzionato negli ultimi dieci anni. Mi sembra più attuale, che dici?) le lasciamo a Repubblica ;-)

    • Silvio

      Ahahah giando con questo caldo andrei volentieri a rinfrescarmi in Siberia.

      Comunque è interessante come riesci a portarmi esempi positivi di nazionalizzazione … Però nel frattempo puoi dare un’occhiata alla liberalizzazione del settore energetico ;)

      • Fred

        Caro Silvio, la tua risposta ” Fred le mie fonti sono un qualsiasi libro di Macroeconomia o economia monetaria (pearson, MC graw Hill, il mulino…scegli te)” è insufficiente. purtroppo questa è semplicemente una citazione e non dimostra ancora nulla del tuo ragionamento. Hai altro da suggerire a questo proposito?
        Visto che lo scrivi …”Assumere due milioni di persone nello stato è il modo perfetti per finire in fallimento (dai un’occhiata ai tassi di occupazione statale nella Grecia)”…
        sarebbe già interessante per me capire secondo te com’è che si è arrivati a questo punto in Grecia, anche alla luce del terribile bilancio di vittime dell’incendio di Mati.
        Poi mi piacerebbe capire come definisci tu, aldilà del tuo sarcasmo, le liberalizzazioni del settore energetico.
        Tralascio il tuo riferimento alla buona scuola, anch’esso sanguinante!
        Grazie

      • Silvio

        Fred più che consigliarti un qualsiasi manuale di economia non so proprio che fare, piuttosto se non sei d’accordo rispondi sui contenuti.

        Per quanto riguarda la Grecia, siamo arrivati a questa situazione a causa di anni e anni di statalismo esasperato. Il settore pubblico era diventato un grande calderone per accontentare tutto e tutti, al punto che sono arrivati addirittura a falsificare i bilanci statali per mantenere questo carrozzone. Cioè proprio seguendo le politiche da voi indicate

        Infine per liberalizzazione del settore energetico intendo il passaggio da un mercato in cui le aziende aderiscono al prezzo di riferimento prestabilito ad un mercato libero dove ogni azienda potrà offrire il suo prezzo.

      • berja

        intende quel settore in cui circa il 70% degli utenti si rivolge al mercato detto “maggior tutela” ovvero il mercato in cui i prezzi li fissa lo stato?

  • Anacleto

    Silviuccio ma quando vai in banca a chiedere un mutuo ti chiedono “le coperture” (cioè controllano se sul tuo conto corrente è presente l’intera somma che chiedi in prestito) o controllano se avrai la possibilità di ripagarlo?

    Che incoscienti quei padri di famiglia che si azzardano ad accendere un mutuo per comprarsi una casa! Non pensano al debito che lasceranno ai propri figli?

    • Silvio

      Anacleto se vai in banca ti chiedono beni immobili come garanzie. Se non sono soddisfacenti il mutuo non te lo danno.

      Ti pare che l’Italia abbia garanzie in questo momento per coprire due milioni di assunti nel settore pubblico?

      • Fred

        Vedo che non mi rispondi, o forse sbaglio? Ma trovi comunque il tempo d’insistere, ma questo tuttavia non ti fa di per se avere ragione. A parte le altre domande che attendono quindi una tua risposta, non potendo scrivere la mia antitesi perché manca la tua sintesi, leggendo che sarebbe inopportuno (?) per assenza di garanzie (?) assumere nel settore pubblico!
        azzardo (poiché non ne scrivi tu i motivi) perché le eventuali assunzioni andrebbero a pesare sul bilancio statale!…siccome secondo me sei un giovane confuso mi spiegherò in maniera semplice-semplice: come succederà in casa tua, se si guadagna abbastanza oppure si spende poco, si può risparmiare e si mette qualcosa da parte; se invece per vivere si devono chiedere soldi in prestito, si accumulano dei debiti. Può sembrare banale, ma anche per un paese le cose stanno esattamente cosi, con la differenza che i risparmi, nel caso ci siano ancora dopo pagate le spese (pubbliche..!) si possono prestare all’estero, ovvero, ci s’indebita con l’estero se invece non si riesce a generare sufficiente ricchezza. Ora, dopo decenni di tagli alla spesa pubblica e al crescente indebitamento mentre era attesa invece la famosa crescita (!) arrivi tu che ancora insisti?

      • Ingmar

        Quindi se una persona ha le conoscenze per fare il contadino, ma gli altri hanno i semi ed altri strumenti per piantarli e raccoglierli, se il contadino non ha una casa come garanzia da portare via, non se ne fa nulla e si fa tutti la fame :) ?

    • Silvio

      Fred daje, mettici un po’ di sostanza nelle tue parole al posto di fare 6 righe sulle fonti…

      Riguardo al debito è vero quello che dici te, ma ricorda anche che i debiti non sono gratuiti: sia perché li dovrai ripagare sia perché ogni anno ci devi aggiungere gli interessi. Dato che oggi i nostri dipendenti pubblici sono 3 milioni (fonte Sky tg 24) e il nostro debito pubblico è già alle stelle, te se fossi al governo ne assumeresti altri due milioni a debito?

      C’è altro a cui devo rispondere?

      • Fred

        Silvio non vuoi o non puoi capire? Se hai compreso il facile esempio che ti ho esposto sopra debito privato, non pubblico. Anche quello truccato dai governi per rientrare nei parametri europei, era debito privato! PRIVATO! Cioè delle banche verso banche estere. Se tu studiassi un po di renderesti conto di come fosse il debito pubblico greco anche inferiore a paesi estremamente “virtuosi”. La media dal 1999 al 2007 del rapporto fra dipendenti delle amministrazioni pubbliche e occupati totali dice che la Grecia è appena sopra la media dell’Eurozona (noi appena sotto), e sopra la Grecia si trovano i virtuosi Lussemburgo, Belgio, Francia e Germania. Naturalmente è anche falso che il settore pubblico greco fosse sovradimensionato: il rapporto fra spesa pubblica e Pil in Grecia è inferiore a quello tedesco. Poi come sono andate dopo le cose lo trovi nell’articolo sulla home page su questo stesso sito, leggilo! Per me possiamo finirla qui, se le tue fonti sono sky, bada alle tue fonti, questo è il consiglio che mi sento di darti, salutandoti con il pugno chiuso!

  • Vanja

    Si, è vero, in Italia ci sono tre milioni di dipendenti pubblici. E siamo fanalino di coda anche in questo. Per essere ai livelli in percentuale del rapporto tra cittadini/dipendenti pubblici della Svezia o della Francia, per esempio, dovremmo assumerne altrettanti.

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