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Ronaldo, lo sciopero e il “Cialtrone della Sera”

Ieri mattina le pagine sportive del Corriere della Sera ospitavano un lungo e compiaciuto articolo di Dario Di Vico sull’ “insuccesso” dello sciopero indetto negli stabilimenti FCA di Melfi e di Pomigliano “contro Ronaldo”. Il giornalista, che passa per essere un esperto di relazioni industriali e questioni sindacali, infieriva in punta di penna sul fallimento del “populismo sindacale” dell’USB e del Si Cobas, sottolinenado invece il ruolo svolto da Fim, Uilm, Fismic e Ugl che, responabilmente e “a petto in fuori” (sic), avevano combattuto “il dilagare della più bieca demagogia”. Dopo di che traeva dalla vicenda una ricetta generale da applicare a tutto il Paese in quest’epoca di “passioni artefatte e indignazioni seriali”. E quindi chi se ne frega se, come spiega Mimmo de Stradis (USB) su Contropiano (leggi), dal 23 luglio la riorganizzazione aziendale prevede l’esubero di 1640 operai e la messa in mobilità di altri 5600. E chi se ne frega anche se il salario di un operaio non basta nemmeno per farsi l’abbonamento allo stadio. L’importante è che sia stato messo finalmente un argine al populismo.

Ora, se ci fermassimo a questo saremmo nel campo delle opinioni. Certo, opinioni di merda, classiste, ma pur sempre legittime. Peccato però che nella fretta di darsi ragione il giornalista del Corriere non si sia accorto che lo sciopero a Melfi inizia questa sera alle 22 e finisce martedì mattina alle 6 (leggi).

Noi non sappiamo come andrà lo sciopero, non pretendiamo di possedere le doti divinatorie di Dario Di Vico, quello che sappiamo, però, è che il giornalismo dovrebbe essere un’altra cosa. Così come sappiamo che quando degli operai scioperano il nostro posto è al loro fianco.

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