APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

24 September :
1979 - Prospero Gallinari viene gravemente ferito e catturato a Roma dopo una sparatoria con la polizia. Gallinari è uno dei componenti del nucleo brigatista che sequestrò Aldo Moro

STATS

L’eterno ritorno dell’uguale: l’impotenza della sinistra di fronte ai mutamenti della realtà

 

Non c’erano dubbi in proposito, ma la direzione politica intrapresa dalle sinistre nell’accanita lotta al populismo ha dileguato come niente fosse il significato elettorale dello scorso 4 marzo. Prosegue, questa accolita al momento definitivamente espulsa dalla società, come se niente fosse cambiato rispetto a dieci o venti anni fa. Insiste nell’assoluta mancanza di coraggio nel sottoporre a critica radicale i motivi di fondo della sua esistenza. Fa luce su tutto questo un articolo di Gianpasquale Santomassimo, pubblicato lo scorso 29 giugno sul Manifesto. Nel pezzo, che qui riprendiamo, viene sottolineata l’apatia generale di questo insieme di sinistre che continuano a sottrarsi alla resa dei conti intellettuale e ideologica che pure sembra necessaria. Dal 5 marzo, come prevedibile, si è tornati a farneticare di fronti antifascisti, strillando al ritorno del fascismo, ignorando le scosse telluriche alla radice di un risultato elettorale che, a saperlo leggere, ci racconta di un mondo nuovo che finalmente ha trovato anche una sua rappresentanza politica capace di arrivare in prossimità del potere. Una rappresentanza che non ci piace (come potrebbe piacerci?), ma che piace a chi non ha alcuna alternativa materiale a cui affidarsi. Non è poco.  

Nel momento in cui la società reale, quella formata da milioni di proletari vinti alle logiche populiste, decreta l’espulsione del Pd dal governo, pezzi di sinistra residuale tornano a proporre strampalate alleanze antirazziste al fianco di chi, in questi anni, ha assolto il compito di promuovere un razzismo diffuso e dal volto umano verso i ceti popolari in generale e i migranti in particolare. Si agita il mito di un Pd “derenzizzato” a cui non crede più neanche Cuperlo, per dire; si favoleggia di “ripartenze dai territori”, come se la cinghia di trasmissione tra centro e periferia del partito della stabilità liberista fosse in qualche modo attaccabile in qualche suo punto debole. Nell’istante in cui il Pd muore, un pezzo di sinistra si offre come stampella ideologica nella lotta al razzismo leghista. E tutto questo in attesa del passaggio di consegne tra Renzi e Zingaretti. A quel punto i fuochi d’artificio saranno assicurati: finalmente il Pd verrà rimesso al centro di ogni possibile alleanza progressista contro il fascismo. Ma la mancata analisi del 4 marzo sta producendo molti più danni di quanto fosse lecito aspettarsi.

Proprio nel momento in cui finalmente si procede all’attacco frontale contro l’ongizzazione delle questioni sociali, di cui quella migrante è la più evidente, la sinistra – tutta – viene costretta dentro una logica binaria di difesa di quelle stesse Ong, che costituiscono da decenni lo strumento attraverso cui disattivare qualsivoglia conflittualità politica riguardante le contraddizioni generate dal liberismo in crisi. Nel momento in cui si diviene, volenti o nolenti, espressione politica dell’ideologia Ong, viene persa per strada la natura sociale del voto del 4 marzo, cioè il contraddittorio rifiuto della stabilità liberista fondata sui dogmi del pareggio di bilancio e della riduzione del welfare. La questione migrante smette i panni della problematica sociale per indossare quelli, pacificati, della questione culturale: razzisti contro antirazzisti, come se, di punto in bianco, quegli stessi milioni di proletari si siano automaticamente convinti della difesa della razza (mentre se avessero votato Pd, Leu e accozzaglia varia, sarebbero rimasti illuminati umanisti).

A forza di sballare paragoni col passato ripetendoli meccanicamente ad ogni cambio di governo (c’era il fascismo con la Dc, con Berlusconi, con Prodi, con Monti, con Renzi…), ci ritroviamo a braccetto con chi ha tutto l’interesse a declinare la lotta al populismo come questione antirazzista. Un tema che è centrale, ovviamente, ma solo ed esclusivamente in quanto sociale, cioè espressione e lotta al risentimento piccolo borghese verso i lavoratori poveri. Eppure è proprio la questione sociale ad essere scomparsa dai radar della sinistra dopo il 4 marzo. Prova ne è la (non) reazione delle sinistre verso il “decreto dignità” in corso di approvazione dal governo. Per la prima volta – ripetiamo: per la prima volta – da decenni viene approvato un decreto che va contro gli interessi di Confindustria, che infatti ha scatenato subito la contraerea ideologica guidata da Repubblica. Un decreto ultra-mediato, ovviamente, dal sapore propagandistico, certamente. Una misura più da campagna elettorale che materialmente efficace. Non può essere il nostro orizzonte, neanche volendoci attestare a una visione riformista dell’azione di governo. Eppure rimane il segnale: in assenza di opposizione sociale, nel deserto di qualsiasi spinta dal basso, popolare, verso misure di redistribuzione del reddito, il governo vara una di quelle misure per cui è stato per l’appunto votato dai proletari di cui sopra. Un decreto immediatamente contrastato dal partito unico di Repubblica. La (non) reazione delle sinistre esemplifica il punto morto a cui sono giunte: sghignazzamenti sui social network, sbeffeggiamenti, disinteresse generale. Eppure è proprio attorno alla questione sociale, cioè all’azione di destituzione delle controriforme liberiste del Pd, che si gioca la partita complessiva tra governo e sua possibile opposizione. Solo da qui è possibile immaginare una lotta al razzismo economico che sia al tempo stesso guerra senza quartiere a ogni ipotesi centrosinistra, nonché in grado di recuperare un rapporto con chi si è rassegnato all’egemonia populista. Poi, certamente, una posizione politica non “vive” per il solo fatto di essere giusta. Andrebbe anche, soprattutto, declinata nelle lotte di classe. Non c’è alcuna soluzione a portata di mano al momento. Ma reiterare l’orrore di una sinistra succube del liberismo democratico non può che approfondire la distanza abissale tra sinistra e classi popolari del paese.

15854 letture totali 6 letture oggi

26 comments to L’eterno ritorno dell’uguale: l’impotenza della sinistra di fronte ai mutamenti della realtà

  • Il decreto Dignità va contro gli interessi di Confindustria???? Questa è troppo forte per poterla lasciarla passare!!!!!
    Tipico atteggiamento di una cultura piccolo borghese del M5S I proletari hanno votato il M5S quindi il M5S è un partito della sinistra ( dimenticando che il proletariato non è solo in se , ma per se )
    Se i padroni fanno opposizione allora vuol dire che il provvedimento è contro i padroni ( dimenticando che chi ha vuole sempre di più)
    Se un partito ha come nemico il PD allora proviamo simpatia per loro. Dall’assioma il nemico del mio nemico è nostro amico!!!!!! O quantomeno lo guardiamo con simpatia.

    Una vera analisi marxista. Non c’è che dire!!!!

  • Maurizio

    Purtroppo è una situazione ben complicata.
    Scontiamo un vuoto e una mancata rappresentanza per le istanze proletarie che secondo me va situata ben prima della fatidica ratifica del 4 marzo.
    dobbiamo ancora fare chiarezza, secondo me, sul termine “sinistra” che al di là di vuoti nominalismi nella percezione delle classi popolari rappresenta attualmente interessi organici delle elite liberiste che si spartiscono il potere.
    Manca completamente l’autonomia dei comunisti che in qualche modo, anche in assenza di un movimento rivoluzionario, sulle tematiche dell’antirazzismo e sulle ondate migratorie determinate PRINCIPALMENTE dalle guerre imperialiste abbia la capacità di fare un minimo di chiarezza non solo tra di noi.

  • michele

    io ho votato rifondazione nel 1996, ed è uscito il pacchetto Treu: e con quale faccia vado a criticare l’abbassamento della durata dei contratti a termine del governo Conte col mio collega Giulio, grillino, se voglio continuare ad avere un minimo di credibilità, di spendibilità delle mie parole e delle mie idee?

    continuiamo a sottovalutare la presa e l’efficacia di risposta del “populismo” (qualsiasi cosa sia…) sui ceti popolari e ne vedremo delle belle!
    sottovalutiamo lo sgambetto fatto ai fratelli maggiori europei sulla gestione politica dell’emigrazione, e derubrichiamolo a razzismo puro e semplice, esaltando la staffetta femminile (fossero state caucasiche non ce le saremmo filate minimamente,a proposito di razzismo…).
    sottovalutiamo che il decreto dignità (pur restando in un ambito pressoché simbolico) è IL PRIMO PASSO INDIETRO sulla precarizzazione del lavoro (operata quasi tutta “da sinistra”, a volte coi “comunisti” al governo!!!), diciamo dal 1997, e riduciamolo a polvere negli occhi.
    poi magari diremo che la dual tax è più conveniente per i ricchi che per i poveri, sottovalutando il fatto che un metalmeccanico con un reddito di 30.000 euro annui avrà un beneficio di un 2-3.000 euretti all’anno, più degli ultimi tre contratti nazionali messi insieme; e magari diremo anche che “non è sostenibile per i conti pubblici”, rendendoci indistinguibili da un impiegato del fondo monetario internazionale qualsiasi.
    e dimenticavo, il reddito di cittadinanza non è un vero reddito di cittadinanza, non ci cascate: è solo un sussidio per farvi stare buoni con qualche centinaio di euro al mese.

    mi sembra che siamo sulla strada giusta per non riuscire a essere credibili neanche al bar giù all’angolo, dove il primo che passa vi dirà “avercelo, qualche centinaio di euro al mese!”.

    ma voi riuscite a parlare con la gente? non dico la “gente” qualsiasi, dico la NOSTRA gente, quella che vive intorno a voi, nei vostri quartieri, i vostri vicini di ufficio, anche i vostri figli?
    vi confesso la mia difficoltà, e che avrei bisogno di più posti come questo, dove si cerca di analizzare le condizioni materiali in cui ci troviamo, partendo da dati di fatto e dalla spietatezza del giudizio su noi stessi, anziché da pregiudiziali che posso condividere emotivamente, ma che percepisco come estremamente dannose per riuscire a raccapezzarsi un minimo in questa situazione…

  • Militant

    “io ho votato rifondazione nel 1996, ed è uscito il pacchetto Treu: e con quale faccia vado a criticare l’abbassamento della durata dei contratti a termine del governo Conte col mio collega Giulio, grillino, se voglio continuare ad avere un minimo di credibilità, di spendibilità delle mie parole e delle mie idee?”

    E’ esattamente questa la contraddizione fondamentale alla base della reciproca incomprensione tra “sinistra” e “popolo”: da quale presupposto vorremmo fare le pulci se per primi, come sinistra genericamente intesa, abbiamo per decenni avallato i peggiori governi controriformisti della storia della Repubblica? Si dirà che è necessaria una lotta a questo governo. E’ giusto, ma in assenza di lotta questa superiorità morale o politica o cultura da dove, precisamente, proviene? E come può riuscire minimamente comprensibile agli occhi di chi è esterno ai circoli sempre più ristretti della sinistra radicale?

    • Luca

      Questa superiorità politica da dove proviene?
      Magari dall’essersi opposti per decenni alla compromissione dei comunisti con i governi borghesi? Magari dall’aver fatto battaglia, dentro e fuori Rifondazione, perché quel partito non si suicidasse imboccando quella strada?
      Nelle vostre prese di posizione manca sempre questa distinzione a sinistra e *dentro* la sinistra. Per voi sono tutti uguali. Mi dispiace ma non è così. Non eravamo tutti uguali e non siamo tutti uguali neanche oggi, nella notte nera del populismo. C’è chi certe scelte le ha fatte, e chi le ha combattute. C’è chi ha delle responsabilità ben precise, e chi non ne ha. C’è chi ci ha spiegato per venti e passa anni che bisognava allearsi pure col demonio perché sennò arrivava Berlusconi bruttoecattivo, e chi invece – inascoltato – lottava e cercava pazientemente di far capire che quello sarebbe stato l’inizio della fine, e proponeva altro (e magari veniva irriso proprio dagli stessi che oggi danno lezioni di non subalternità alla sinistra liberal-eurocratica – e non sto parlando di voi, per esser chiaro).
      Ecco, parliamo di questo.
      Domanda: basta, questo, come presupposto per potersi battere coerentemente contro questa merda al governo? E non sto parlando di attestati di purezza da incorniciare, sto parlando di biografie di chi è stato nelle strade, nelle fabbriche, nella militanza, e si è fatto il mazzo.

      • Militant

        Non riusciamo a capirci evidentemente. Le differenze interne alla sinistra le conosciamo noi compagni, militanti, più o meno addentro alle cose del nostro mondo. Ma il resto della società, cioè ormai il 99,9% della popolazione, non sa di cosa stiamo parlando. Valuta solamente i fatti incontrovertibili, e cioè la più o meno diretta continuità ideale tra queste sinistre, visto che facciamo di tutto per dargliene conferma. Ad esempio la subalternità evidente ai temi stabiliti dal Pd/Repubblica/Vaticano nella lotta al populismo. Tu penserai pure che nella sinistra esiste una frattura conclamata tra Pd (Pd inteso non solo come partito, ma soprattutto come “area ideologica”, vedasi Ong, cooperative sociali, eccetera) e movimenti. Ne siamo proprio così sicuri? Avremmo qualche dubbio in proposito.

  • Roberto

    bravi.tra tante scemenze che leggo a sinistra,siete gli unici che avete capito la situazione politica di oggi in italia.avete fatto bene a lasciare potere al popolo: sono completamente fuori strada.

  • Roberto

    Salvini ha vinto perche’ ha fatto come Lenin quando arrivo’ in Russia:tutti i partiti volevano continuare la guerra,un massacro del proletariato,e lui fu l’unico che disse basta,come ora Salvini dice basta con il massacro perpetrato dal liberismo della ue.il problema e’ che Salvini sta con la piccola borghesia e non con il proletariato.bisogna trovare uno dalla parte nostra e riorganizzare la lotta sia contro la destra che contro il capitalismo.ma finora non c’e’ e il proletariato sta con loro.

  • Ermengardo

    Forse, visto che si parla di “faccia” e altre cazzate simili, sarebbe bene ricordare che nel 1992 l’unico partito che si oppose a Maastricht, avendo capito quale fosse l’Unione Europea che si andava costruendo, fu Rifondazione comunista. Le merde che oggi fanno fortuna sulla propaganda anti-UE sono le stesse che allora votarono.con convinzione il mercato unico, l’euro, e tutto quello che è seguito.

    Ma noi dobbiamo fare ammenda, perché Rifondazione è stata nel governo Prodi più di 10 anni fa; e così, mentre la Lega se ne strafotte della coerenza e può lanciarsi come forza antisistema dopo aver votato tutto il peggio dei governi di centrodestra, i comunisti non hanno nemmeno la forza di sputarsi in faccia, figurarsi anche solo provare ad articolare una proposta politica di rottura.

    Salvini del resto è come Lenin, Di Maio è un Trotzkij in sedicesimo e, com’è ovvio, agli esteri abbiamo uno Stalin in giacca e cravatta. Sono quelli di Potere al popolo che sbagliano, del resto, provando a costruire un soggetto politico dallo zero in cui versiamo (e che, no, non diradiamo con le nostre vertenze perfettamente riuscite sulla Tiburtina), mentre possiamo sperticarci in lodi di fronte al Soviet pomiglianese-brianzolo che finalmente ci propone un chilo di merda dopo quintali di sciorda.

    Hasta la victoria siempre

  • Sandi

    Concordo pienamente con quanto scrivono i compagni di Militant, in tutto. Nella parte dell’analisi della situazione e i quella critica della “sinistra”. Credo anche che forse, invece di inventarsi battaglie e mobilitazioni a capocchia, sarebbe meglio ascoltare quello che ha da dire la classe a cui facciamo riferimento. E dare una organizzazione a quelle che sono le loro necessità e bisogni. E sopratutto smetterla di fare un favore a leghisti e simili bollando come razziste cose che col razzismo c’hanno poco a che fare. Credo anche che i compagni delle organizzazioni – PRC, PCI e non solo – che hanno portato alla situazione da anno zero in cui ci troviamo farebbero bene a farsi da parte, perché, visti i risultati raggiunti non credo abbiano nulla di utile da dire. Se vogliono mettersi a disposizione, con umiltà, a fare le cose sono benvenuti, ma le loro teorizzazioni, battaglie, pratiche, argomenti non servono a niente, se non a continuare a fare danni. E purtroppo, da quella che è la mia esperienza a livello locale, Potere al Popolo è l’ennesimo riciclo di compagni già visti in azione. Nel Friuli Venezia Giulia Potere al Popolo è in pratica una lista elettorale, che ha aggregato Rifondazione e poco altro, arrivando a candidare il componente del CDA di una cooperativa sociale che ha esplicitamente detto di voler licenziare un compagno che tenta di fare un mimino di attività sindacale nella cooperativa. Serve altro per capire? altro?

  • Brigante

    Il punto non è se il “decreto dignità” sia il Sol dell’Avvenire o meno (su questo credo che nessun compagno serio abbia dei dubbi). Il punto è decidere se continuare ad inseguire Salvini su ogni minchiata che twitta e continuare sulla strada del “fronte democratico” oppure, come giustamente suggeriscono i compagni di Militant, accettare le sfide SOCIALI ed ECONOMICHE che questo governo pone, con tutte le sue evidenti contraddizioni, andando ad infierire proprio dove il dente duole. E sti cazzi di Rifondazione e PaP, a me non interessa guardare la tessera del compagno che ho accanto né continuare a rimpallarci i pacchetti Treu, i governi arcobaleno e compagnia bella. Non perché non freghi nulla a me. Ma perché non frega una cippa a nessun proletario che abbia votato M5S o Lega. Quello che importa è spingere le contraddizioni (che prima o poi esploderanno!) di questo governo dal versante buono. Perché una cosa è se questo governo fallirà dietro alle bordate dell’Europa e ai fantasiosi “fronti democratici antirazzisti”. Un’altra cosa è se invece fallirà perché avrà tradito le aspettative di cambiamento di tutto il segmento di classe che lo ha votato e lo sostiene tutt’ora. E soprattutto, quando queste contraddizioni esploderanno, sarà bene farsi trovare dal lato giusto. Perché potremo festeggiare il ritorno alla civiltà e la fine del “governo più a destra della storia repubblicana” oppure essere incazzati in piazza a reclamare meno precariato, meno europa liberista, meno delocalizzazioni. Da questo passerà la differenza tra un’ordinata restaurazione europeista e il riavvio (probabilmente timido, non facciamoci illusioni ma accontentiamoci) di una stagione di lotte che abbiano almeno la parvenza lontana di un conflitto di classe.

  • Militant

    Chi legge i nostri ragionamenti come “appoggio”, “apertura” o “condivisione” delle politiche promosse da questo governo, ha problemi di analfabetismo funzionale o, più realisticamente, cerca di buttarla in caciara per difendere il proprio orticello politico o ideologico.

    Il problema, come riconosciuto dai commenti di Sandi, Brigante o Michele, non è apprezzare o meno i provvedimenti o la direzione politica del governo populista (figuriamoci…), ma cogliere quei segnali che lo rendono attraente per quel pezzo di proletariato con cui dovremmo instaurare relazioni politiche e, al contrario, cogliere quei segnali che rendono noi – come sinistra variamente intesa – disprezzata da quello stesso soggetto politico.

    Se la spiegazione di tutto questo viene risolta dando la colpa agli elettori (o ai non elettori), come normalmente sta avvenendo a sinistra, insisteremo nel non capire i mutamenti in corso nella società e nelle sue richieste di rappresentanza.

    Ci sembra che dal 4 marzo ci siamo attestati su questo punto: gli elettori sono tutti razzisti, il governo è una fotocopia del fascismo che, in realtà, non fa che confermare gli istinti xenofobi della popolazione, l’Italia è un paese di destra. Questa lettura è consolatoria, perchè sposta il centro della critica da noi a qualcosa fuori da noi, cioè il resto della popolazione genericamente intesa. Noi siamo bravi – continuiamo a ripeterci – sono “gli italiani” che non ci capiscono (perchè sono razzisti, eccetera). Continuando così non faremo che rafforzare quel muro di incomunicabilità tra “sinistra” e “popolo” (rigorosamente tra virgolette ambedue le definizioni), che però rimane il più grande scoglio alla rinascita di alternative sociali al sistema politico-economico prevalente.

  • Pablo

    Dal Corriere della Sera di oggi, 5 luglio, pag. 8:

    “Questa volta l’opposizione arriva da dentro. Il primo atto fortemente politico approvato dal Consiglio dei Ministri, ovvero il decreto dignità, sta scontentando gli imprenditori delle regioni del Nord, e in particolare del Veneto, da sempre simpatizzanti del Carroccio di Matteo Salvini.
    C’è infatti una fetta di uomini di industria che da ore sta facendo sentire la sua voce fino a Bellerio. “Tutto questo – sbottano – dagli amici della Lega non ce lo saremmo mai aspettato”. Nei passaparola fra gli imprenditori il refrain è sempre lo stesso: “E’ un pessimo inizio”.

    Questo per dire della direzione del decreto dignità, per la prima volta da decenni contrario alle richieste, gli interessi e i desiderata di Confindustria. Vogliamo tenerne conto, o proseguiamo nello sbeffeggiamento di chi “chiede di più” senza però costruire un’opposizione sociale che a questo “di più” dia concretezza e stimolo? Perchè, certamente, il “decreto dignità” fa abbastanza schifo, ma perchè “non è abbastanza”, non perchè va nella direzione sbagliata.

    • Hirondelle

      Prevedibile. E’ su questo che la Lega si infrangerà. E’ la principale contraddizione del suo accordo politico che essa non ha voluto vedere.
      Il contenuto del decreto in sé è un’emerita boiata: lungi dal combatterlo sancisce il precariato temperato come ineludibile e necessario. Cosa che non è a norma di Costituzione. Questo dovrebbe dire la sinistra, se esistesse e non misurarsi il razzistometro o il riformismometro.

      • Hirondelle

        Intendo sempre se volesse parlare alla testa della « classe » e non lanciare accorati appelli alle viscere dei propri aderenti.

  • Cristiano L.

    Non sono un vostro lettore abituale, ma un amico mi ha segnalato il vostro articolo. Ora, sono in disaccordo su molte cose (partiamo probabilmente da posizioni politiche e teoriche abbastanza diverse), ma volevo almeno farvi arrivare questa critica sulla questione delle ong.
    Non capisco se abbiate in mente le ong di sviluppo o di emergenza umanitaria, o invece le ong che fanno salvataggio nel Mediterraneo (a volte sono le stesse ma non sempre), o ancora qualsiasi forma di organizzazione della cosiddetta ”società civile” che adotti un approccio riformista e non (solo) di lotta di classe. Ma che vuol dire la ”ongizzazione” delle questioni sociali? Chi lavora nel sud del mondo sa bene quanto lo sviluppo e la cooperazione possano diventare strumento di anti-politica e di depotenziamento dei conflitti sociali (anche da noi in modo diverso il terzo settore può finire per svolgere un ruolo analogo a volte), ma qui stiamo davvero parlando di questo? Le fabbriche recuperate, le mense popolari, il mutuo soccorso e le forme cooperative non sono tutte forme di azioni dal basso per sopperire a mancanze e vuoti dello stato o dell’economia formale? L’azione delle ong nel Mediterraneo ha cercato di tamponare l’insufficienza degli interventi delle guardie costiere e la dismissione di programmi come Mare Nostrum. Discettare sul fatto che quelle navi disattivino la conflittualità politica (ma di chi poi? Dei migranti che cercano di arrivare vivi sulla terraferma?) non mi sembra in questi giorni solo fuori tema, mi sembra anzi l’espressione di un insopportabile privilegio.

    • Militant

      “Chi lavora nel sud del mondo sa bene quanto lo sviluppo e la cooperazione possano diventare strumento di anti-politica e di depotenziamento dei conflitti sociali (anche da noi in modo diverso il terzo settore può finire per svolgere un ruolo analogo a volte)”.

      Stiamo parlando esattamente di questo. Le Ong *non sono* una forma di organizzazione dal basso, ma dall’alto, che interviene, anzi: che plana dall’alto sulle diverse “questioni umanitarie” determinando non solo una “ongizzazione” delle vicende politiche, ma costruendo una vera e propria contro-ideologia liberale volta a spoliticizzare ogni fenomeno contraddittorio per relegarlo nell’ambito dell’umanitario, del diritto civile, del pronto soccorso. Il ruolo delle missioni cattoliche in America Latina nel corso di cinque secoli dovrebbe aver insegnato abbastanza bene il ruolo della solidarietà umanitaria a supporto delle politiche di conquista dell’Occidente liberale. Le missioni, esattamente come le Ong, non sono “altro” dalle politiche di dominio, ma la culla ideologico-culturale che presenta quello stesso dominio come fattore di progresso e “umanizzazione” di territorio e popolazioni disumanizzati. Sono strumenti di colonizzazione, non altro.

      Poi, è chiaro, non tutte le Ong sono uguali. Ma l’ideologia che queste producono è la stessa: non esistono ragioni politiche alla radice dei processi economico-sociali che conducono alle diverse “crisi umanitarie” – che non sono, per l’appunto, “crisi umanitarie”, ma risultati di azioni politiche che hanno nomi, cognomi e indirizzi politici.

      Le Ong costituiscono il vero soft power dell’egemonia politica liberale, non a caso mosse prima, durante e dopo lo scatenamento di qualche “crisi umanitaria” in giro per il mondo. Smarrire il significato complessivo di questo strumento di dominio significa perdere il quadro di riferimento entro cui è possibile l’azione delle Ong, e cioè le politiche imperialiste occidentali nei diversi scenari critici del pianeta. Prima di una guerra, abbiamo assistito e assisteremo sempre all’azione culturale preventiva dell’Ong di turno. Durante e dopo, all’azione “umanitaria” e spoliticizzante della restante truppa “non governativa”. Questo ci hanno insegnato gli ultimi trent’anni di guerre umanitarie, sempre condotte al fianco di umanitarissime Ong dal volto umano. E noi, in questo momento, come sinistra, stiamo difendendo questa roba qua.

  • yak

    Condivido in pieno l’articolo. E’ pienamente vero anche che l’opposizione che non si rifà al PD e aggregati, ma che dovrebbe essere “radicale” e “di movimento” si sta comunque ONGizzando. Si susseguono a raffica appelli “morali”, meme pseudo-sarcastici, anatemi contro “gli italiani” diventati “fascisti” e “razzisti”, complice la loro “pancia” opportunamente solleticata dal Gran Diavolo Salvini. L’analisi politica è tutta qui. Se poni dei dubbi sei “rossobruno” o “sovranista”. Semplicemente io domando, quando mi invitano a partecipare alle varie mobilitazioni tipo le magliette rosse o comunque sedicenti antirazziste e antigovernative, dove si va a parare? Se devo mobilitarmi contro Salvini-di Maio per fare andare al governo un Cottarelli, un Gentiloni o un altro quisling allora mi spiace ma mi tiro indietro.

  • Luca

    @ Militant

    scusate, ma “la subalternità evidente ai temi stabiliti dal Pd/Repubblica/Vaticano nella lotta al populismo” è esattamente la conseguenza della mancata lotta di chi invece non è – e non è stato – subalterno. Sembrerà tautologico, ma è così.
    E, aggiungo, è la continuità logica della subalternità ventennale ai temi della compatibilità e dell’autoincaprettamento della sinistra mani e piedi a DS/PDS/PD.
    Non penso che esista una frattura conclamata fra l’area ideologica PD e i movimenti. Ma mio compito, da comunista, è crearla questa benedetta frattura, non rassegnarmi al fatto che siccome non c’è, o è ultraminoritaria, devo prostrarmi all’oggettività dell’egemonia grillo-leghista, ed evitare di pormi in conflitto aperto con essa. Perché non fare questo significa passare da una subalternità all’altra.
    Mi spiace, ma l’esclusiva dell’opposizione a M5S e Lega non la lascio a Renzi, Cottarelli e Macron (ché la loro non lo è nemmeno, per esser chiari). E chi glie la lascia non fa altro che facilitare il lavoro agli uni e agli altri, tirandosi in disparte.

  • sandro

    una tattica (e vincente) opposizione al governo attuale sarebbe puntare alle differenze esistenti tra lega e 5s, e fare cuneo lì in mezzo, “supportando” (con tutte le dovute analisi, critiche e direzioni necessarie) le proposte sociali degli uni e affossando quelle di stampo discriminatorio degli altri.

    Se si “attaccano” entrambe, è la solita manfrina sterile di sempre.

    Ed è perfettamente inutile sperare o criticare (i 5s) se non applicano scelte marxiste o rivoluzionarie al 100%.
    NON sono nè marxisti nè rivoluzionari.
    Però sono al momento quelli che più hanno possibilità di incidere per il sociale su almeno un’ombra di differenziazioni dalle solite subalternità.

    La situazione in cui versa la Sinistra (o quanto meno il sentire di Sinistra), inteso come il brodo di cultura nel quale può coltivarsi, svilupparsi,agitarsi e crescere, di fronte oggi ad una critica a 360° è, passatemi l’esempio, come pretendere che un analfabeta passi di punto in bianco dal non saper leggere a leggere (e capire) Schopenauer.
    Non funziona così.
    Dall’analfabetismo si passa alle stanghette, poi ai fumetti, poi ai romanzetti e poi ai libri veri e propri.

    Non ci sono oggi le forze per andare al governo (con qualcuno di affidabile)/fare la Rivoluzione (con qualcuno di affidabile).
    E non ci sono proprio per quella ragione (fine dell’autocritica e fine del lavoro di proselitismo e formazione delle Avanguardie che devono essere capaci innanzitutto di individuare le crepe altrui e su quelle intervenire nell’azione politica) a causa della quale da anni e anni e anni e anni ormai, la s/Sinistra ha fatto di tutto per auto-prosciugare il proprio brodo di cultura, sostituendolo col tirarsela di una indimostrata superiorità morale di cui si è persa traccia da tempo immemore.

  • quetzal

    quoto ermengardo tutta la vita , e dopo aver letto che salvini è come lenin mi arrendo…ps i proletari votarono anche hitler e mussolini, e questi ultimi- come oggi orban, ad es- ricambiarono con non pochi provvedimenti “sociali”. senza visione generale, si rischia l economicismo spicciolo o cmnq il codismo.in questo caso, verso i reazionari.auguri

  • Militant

    @ quetzal

    Al tempo degli Hitler e dei Mussolini esisteva un campo riconosciuto di forze comuniste. Esisteva un movimento operaio, che aveva tentato in numerosi paesi d’Europa una rivoluzione, che costituiva *il* motivo per cui poi sono venuti fuori gli Hitler e i Mussolini. C’era un campo internazionale legato all’Unione Sovietica. C’erano forti e radicati partiti socialisti e comunisti. Insomma, l’alternativa era materialmente presente e riconoscibile, e quei proletari la votavano. Hitler e Mussolini non sono mai stati votati “dal proletariato” (generalmente e vagamente inteso), ma dal resto di una società piccolo-borghese che aveva orrore per le conquiste sociali che proprio quel proletariato prometteva (o minacciava, secondo il loro punto di vista) di fare. Non confondiamo i piani storici perchè a giocare con le analogie poi arriviamo a Calenda col suo fronte repubblicano (antifascista, ovviamente) contro il populismo fascio-nazista. E noi a portargli l’acqua con le orecchie dei distinguo filosofici.

  • Ingmar

    Leggo che Salvini sarebbe stato votato per l’idea che possa favorire la piccola impresa, contro il liberismo austero e tassatore (dalla destra anticomunista viscerale identificato comunque come una forma di socialismo orwelliano avviluppante, la cui tecnocrazia è lo sbocco naturale. è il loro strawman associato alle tasse, siano esse inique o progressive)
    , ma questo lo vedo più nei M5s, saldato ora, almeno nelle intenzioni e nella comunicazione con la dignità relativa del lavoro.
    Entrambi sono nell’alveo del liberismo e, specialmente nel caso della Lega, veramente spinto.
    La flat tax si vende come una diminuzione delle tasse per tutti, ma va a favorire dichiaratamente i più ricchi, quindi le grandi imprese.
    Onnipresente è l’identificazione della prosperità, financo l’esasperazione della concentrazione di ricchezza e dei profitti dell’impresa, con il benessere generale nella forma di presunte ricadute di “briciole” e gocciole (trickle down economy appunto, di Reaganiana e thatcheriana memoria) in posti di lavoro e forse aumento dello stipendio, ma bisogno ringraziare di avere la grazia del posto di lavoro, tutto il resto è secondario.
    Ora, io sono d’accordissimo, non ci si può stringere in un fronte comune ingnorando delle differenze, nel nome dell’antirazzismo, o almeno l’obiettivo può unire, ma affrontato dalle cause e non dai sintomi, non con chi continua a proporre lo status quo antisindacale che identifica il progresso con la regressione della partecipazione al lavoro, la marginalizzazione del dipendente e chiama reazionario o rosicone o gufo chi vi si oppone, ok credo si sia resa l’idea.
    Ma detto questo sono scettico della reazione di quella parte del popolo, stando ai sondaggi, che spero falsi per creare allarmismo e far votare PD :D , in pochi mesi sarebbe arrivata intorno al 30%, cosa si aspetta questa gente da chi ti mette la flat tax, come fa a votarlo in reazione al liberismo?
    Solo per la prospettiva di ribellarsi all UE, ok ci sta per molte cose di cui si è parlato, ma per mettere dazi alla Trump e fare guerre commerciali?
    Fossero almeno dazi mirati e basati sulle regole del lavoro e del trattamento dei lavoratori, ma ne dubito assai.

  • Ingmar

    E noto purtroppo come pensiero di gruppo, che anche una parte del M5s, il cui blog aveva chiamato la famigerata politica fiscale “flop tax” solo a febbraio, sta cominciando a bipensare che forse un po’ di senso ce l’ha, bla bla.
    E’ indubbia comunque, nella confusione qualunquista, una coesistenza del malcontento, identificato a volte giustamente in protesta contro il libero mercato globale, dove per libero si intende senza semafori e limiti di velocità, mescolato ad una forte componente antisocialista, per l’associazione creatasi tra queste politiche ed il fatto che la sinistra nel proprio nome e con la propria faccia le abbia portate avanti. Il che fa accettare contradditoriamente l’idea che serva più liberismo basta che sia più sovranista ed isolazionaista. Un generico discorso antitasse che non si sofferma sul come e perchè siano stati ingiuste e come operassero togliendo tanto a chi già aveva poco, finendo per parlare delle piccole imprese per poi, facciamo 31, tanto col qualunquismo tutto fa brodo, finire per parlare delle grandi e fare i grandi condoni, (anche se nella modalità di tassazione da paradiso fiscale) come Trump in America.

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>