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L’osceno al centro della scena

Dovremmo fare tutti un po’ di sana autocritica, noi per primi. Per anni abbiamo sottovalutato Matteo Salvini tratteggiandolo come un razzista meschino e imbecille intento a giocare con le ruspe, complice forse quell’espressione non proprio sveglia che si porta dietro. In realtà, però, il leader leghista, pur confermando in pieno di essere un razzista estremamente gretto, sta dimostrando quantomeno di sapersi muovere politicamente. Nel giro di pochi anni ha liquidato l’eredità ingombrante (e imbarazzante) di Umberto Bossi e della sua famiglia di traffichini, trasformando la Lega da partito “nordista” e “secessionista” a partito populista con ambizioni nazionali e portandola dal 4 al 17%. Dopo di che ha regolato i conti nel centrodestra, ponendo di fatto fine alla leadership ventennale del suo ottuagenario fondatore e riuscendo paradossalmente laddove la sinistra antiberlusconiana aveva fallito per anni. Adesso, complice anche l’insipienza pentastellata, sta conquistando stabilmente il centro della scena polititca dettando la sua agenda tanto agli alleati di governo quanto all’opposizione e imponendosi così come il leader di fatto della coalizione. Fateci caso: Di Maio è pressochè sparito dai radar dell’informazione, e con lui tutti i temi cari ai cinque stelle, mentre da settimane non si fa che parlare di fantomatiche invasioni di migranti e di una gestione più muscolare delle politiche migratorie.

In questo una grossa mano gliela sta dando anche certa sinistra e l’informazione liberal che si porta appresso, un’area politica che per quanto eterogenea sembra aver scelto il piano dell’antirazzismo umanitario come quello su cui costruire l’opposizione al governo. Senza capire che in questo modo si lascia Salvini proprio nella sua comfort zone, libero di twittare alla pancia rancorosa di un paese impoverito e incattivito proprio dalle politiche di austerità portate avanti proprio dalla “sinistra” e che su questo piano purtroppo lo segue. Per fare i feroci sui social coi più deboli o per litigare con Saviano a mezzo stampa non servono risorse, altra cosa è invece abolire la legge Fornero, come pure avevano promesso, oppure abrogare il jobs act, oppure ancora immaginare forme di sostegno al reddito per i disoccupati. I vincoli di bilancio imposti dalla Ue non potranno certo essere rotti a colpi di propaganda xenofoba. Sono queste le contraddizioni che, esplodendo, potrebbero fargli male, non certo le contumelie di qualche intellettuale illuminato. Ed è su questo piano e su quello dell’antirazzismo di classe che dovremo provare a lavorare nei prossimi anni, perchè altrimenti c’è il rischio che la sconfitta da storica diventi permanente.

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48 comments to L’osceno al centro della scena

  • Pablo

    Ottimo, come sempre. Vorrei aggiungere che, come sinistra sociale, di classe o antagonista – chiamiamoci come ci pare – abbiamo il dovere politico di prendere le distanze dal modo in cui il fronte Repubblica+Pd+Vaticano sta affrontando la questione migranti. E’ un dovere politico, perchè la conseguenza diretta è la nostra scomparsa, nonchè il rafforzamento dell’opposizione “liberal” al governo populista. I “migranti”, ad esempio, non costituiscono una categoria sociale. Con buona pace di certa sinistra, anche attenta alla composizione di classe della società, questi vengono sempre e comunque visti come massa compatta socialmente di sfruttati. Al contrario, anche nelle masse migranti che giungono in Occidente esistono ben visibili differenze di cui dovremo tener conto (mi chiedo: chi parla di “migranti” sa delle differenze di classe tra i migranti latinoamericani? Conosce la composizione della comunità peruviana, ad esempio? Conosce gli scontri fortissimi tra i marocchini presenti in Italia? Eppure, per questa sinistra, sono tutti “migranti”, poco importa che l’uno ha tre case a Lima e l’altro una baracca da cui scappare). E l’unico modo per tenerne conto è, per l’appunto, smetterla di considerarli “migranti” – tout court, senza alcuna differenza sociale intrinseca – e capire dove si situano le differenze di classe tra di loro. Insomma, ad accoglierli al porto c’è già la chiesa e la sequela di maledette Ong che continuano ad arricchirsi sulla povertà (anche questo: vogliamo dirlo? O lasciamo solo a Salvini dire la verità in questo caso?). Il nostro compito dovrebbe essere altro, cioè magari organizzarli nei posti di lavoro frantumando la retorica migrante su cui si fonda la visione cattolico-liberale del fenomeno. In questo senso il lavoro fatto da l’Usb e soprattutto da Abu tra i lavoratori sfruttati nell’agricoltura nel sud Italia è un lavoro straordinario, che indica esattamente quello che dovremmo fare come sinistra: piantarla di parlare di “migranti”, e iniziare a parlare di lavoratori.

    • Gino

      @ Pablo
      Ma questa “sinistra sociale” come si è comportata, ha votato m5s e Lega o s’è astenuta, come dichiara da sempre?
      Ci si potrebbe anche prenderla qualche responsabilità, almeno una volta.
      Per quanto riguardo USB e Abu non m’è parso di avere notato tracce di detta sinistra sociale nella manifestazione di sabato.

  • Pablo

    @ Gino

    Immagino che a livello elettorale sia andata in ordine sparso: un pò ha votato, un pò si è astenuta, forse qualcuno ha votato M5S, chi lo sa. La responsabilità, comunque, non è di chi o di cosa ha votato, ma dell’assenza definitiva di una alternativa politica, di cui il voto disperso è solo la diretta conseguenza. Ma, ancor prima, dovremmo smetterla di chiederci “cosa hanno votato i compagni”. Iniziamo a chiederci *cosa hanno votato i proletari* (cioè tutto tranne “sinistra”). Da qui poi capiremo tutti i nostri limiti.

    • uitko

      @Pablo, mamma mia ti dovrebbero fare un monumento.
      Riguardo a quanto hai scritto prima, io dico che circa 15-20 anni fa lessi un articolo di una importante penna del corriere riguardo ai cubani che scappavano dall’isola. La tesi era che il fenomeno dimostrava, oltre ogni ragionevole dubbio, che il modello cubano non funzionava. Ai tempi mi sembrò una tesi non facilmente confutabile. Persino sensata se vogliamo.
      Oggi però, davanti agli africani che fuggono dal continente, non ho ancora sentito nessun giornalista del corriere fare lo stesso ragionamento. O si parla di sicurezza, o di diritto del mare. Nessuno ha provato a dire che tutto questo dimostra il fallimento del nostro modello di sviluppo.
      5-6 anni fa stavo guardando il TG a casa dei miei (io non ho la tv…). Un servizio parlava di un barcone carico di “migranti”. Provenienza: Iraq, Somalia, Afghanistan. Commenti sull’evento: zero. Eppure non serviva essere esperti di politica estera per trovare un elemento in comune alle tre nazioni citate prima. Sono 3 paesi dove, negli ultimi 20 anni, abbiamo mandato dei soldati a combattere. Non significa che ogni migrante sia causa diretta di una azione italiana, ma quel barcone era sicuramente un caso paradigmatico. Purtroppo la scelta di cosa è “problema di sicurezza” e cosa è “caso politico” è fortemente soggettiva. L’abbiamo visto che con l’omicidio del sindacalista maliano. Dal mio punto di vista il fatto che un lavoratore debba rubare una lamiera per avere un tetto sotto cui stare è un problema grave, di rilevanza nazionale, a prescindere dal fatto che qualcuno gli spari in testa o meno. Anche perché la frutta/verdura che lui raccoglie è quella che mangiamo tutti noi. Il suo lavoro, e la sua morte, ci parlano di noi.

  • Fred

    Sono d’accordo con Pablo. Migranti registrati in arrivo in italia nel 2017: 119.247 su un totale di circa 171.000, in spagna 28.349, in grecia 29.718. questi sono i dati ! altro discorso dal livello di aiuti umanitari che il nostro paese deve poter garantire. con cosa ha scambiato renzi l’offerta degli 80 euro? L’abbraccio di soros a gentiloni a sancire intese su cosa? La bonino e il nuovo partito radicale sostenitrice di diritti privati, altro che umani e civili !, con i soldi di soros, perché soros provoca questo interesse invece che rabbia e sfiducia dopo quello che ha combinato a questo paese nel 92? le inchieste del procuratore Zuccaro tra ong e scafisti? Il figlio di De Benedetti, 1 tessera pd, nel consiglio direttivo di save the children è solo inopportuna agli occhi di chi sostiene che le ong fanno quello che fanno solo a scopi umanitari, o c’è dell’altro? e il sostegno del nostro paese alle guerre imperialiste e neocolonialiste di usa,francia,inghilterra & soci, se non proprio l’azione come in quella di jugoslavia, kurdistan, niger ect., sono parte di un’azione politica a noi tenuta nascosta oppure sono parte integrante, come io credo, di un programma ben definito all’interno di un più vasto sostegno ad un economia capitalista e mercantilista a cui anche e sopratutto la sinistra si è associata! Con il sostegno dei mezzi d’informazione, del sindacato confederale, della confindustria, della borghesia e delle élite questa dittatura sta governando dal primo governo tecnico di ciampi. incontrastati!
    sarebbe ora di dire basta!

  • berja

    sicuramente avete ragione per quanto riguarda la necessaria autocritica, ma guardando le cose dall’esterno il furbastro ha fatto l’ennesima sparata razzista, stavolta sugli zingari: se non si reagisce colpo su colpo, anche sulle stupide battaglie di testimonianza, va a finire che ci si adegua, che tutti ci adeguiamo, che questa diventi la normalità, perché la momento le carte le sta dando solo lui.

  • Nicola

    Condivido i dubbi di berja: probabilmente al momento le contraddizioni per le quali potrebbe esplodere il governo sono altre, ma di fronte al razzismo non è possibile transigere: come coniugare la strategia politica (che vuole che ci si concentri su altre questioni) alla doverosa resistenza antirazzista, senza che quest’ultima finisca solo per alimentare il fuoco xenofobo?
    Non è una domanda retorica, me lo chiedo davvero.

  • marior

    Ok, dal 4% al 17% però occupando la tv e le radio mattina, pomeriggio, tardo pomeriggio, sera e notte per almeno 3-4 anni consecutivi, con un mondo dell’informazione che creava ad hoc palinsesti telegiornalistici a misura di Lega eh…L’aspetto mediatico, a maggior ragione quando si parla di una viscida nullità creata in laboratorio come Salvini, non andrebbe mai messo in secondo piano per me. un saluto

  • mrwolf

    Sono daccordo con Nicola, non si può optare per la “tanatosi dell’opossum”, ossia stare immobili per paura di essere ulteriormente colpiti. Poi “antirazzismo di classe” che significa? mi sembra addirittura un ossimoro. Capisco non volersi mischiare con quelle merde del PD, che hanno sostenuto la linea Minniti e che non hanno fatto un cazzo su Bossi-Fini e centri di detenzione come CIE/CPT, appoggiando una linea di auto-imprenditoria dell’accoglienza, che ha portato a speculazioni terribili tipo quelle di Carminati & C (ma non solo) e marginalmente a veri casi di integrazione sul territorio. Senza contare l’assoluta mancanza di lotta al caporalato e allo sfruttamento del lavoro. L’Italia, cercando di chiudere l’ultimo corridoio aperto proveniente dall’Africa, è solo arrivata ultima alla reazione europea anti-immigrati … la Grecia si è accordata con la Turchia (rotta balcanica) e la Spagna con il Marocco e gli altri paesi europei han fatto muri e respingimenti ai loro confini neanche Trump (vedi Ungheria, Austria, ma anche la Francia) per chiudere i flussi che sono confluiti tutti in Libia. E da lì in Italia, perchè Malta non si puo certo definire un paese. Finito Mare Nostrum sono arrivate a tamponare l’ecatombe le ONG, che dopo i vari attacchi, sia libici sia italiani, sono rimaste in 4 e continuano ad essere riempite di merda tutti i giorni nonostante vengano coordinate dall’IMRCC di Roma … capisco che il problema non è facile … ma sta orrenda arrogante coalizione gialloverde xenofoba che fa alleanze con Orban e prende plausi da LePen, Trump e Forza Nuova in qualche modo bisogna affrontarla o no? perchè forse mi sono perso qualcosa…. no all’antirazzismo umanitario, sì al razzismo fascista (o addirittura complottista-nazista) con cui gli italiani si sentono un po più a loro agio?

  • Rob

    Condivido anche le virgole.

  • Fred

    non si cada nell’errore di difendere ideologicamente l’immigrazione e questione di queste ore, la cultura rom. Guardare il dito e non vedere la luna. Gli immigrati sono il 10% della popolazione totale, sono 6.150.000 circa, compresi circa 500.000 clandestini che per definizione sono in numero sconosciuto. Spesso sono povera gente che a causa delle loro condizioni di vita si scontra con autoctoni anch’essi in difficoltà. La difficoltà è dunque il problema, per gli autoctoni e per gli immigrati. L’immigrazione è sostenuta anche attraverso le ong, è un dato di fatto, si cita il IMRCC di Roma, dimenticata già la juventa? e la bandiera FUCK IMRCC! issata a bordo della nave olandese nell’estate 2017? un anno non un secolo! Questione rom, ma davvero i rom in italia hanno una cultura che rimanda a loro tradizioni e costumi? I Casamonica a roma ne sono un esempio, ma si dirà che loro sono italiani. Allora i rom. Loro sono spesso rumeni e montenegrini e albanesi, che vivono in campi qualche volta abusivi e da sempre insediati nelle stesse periferie, non vedo nei loro campi giostre, non vedo cavalli, né circhi, né lavorazione del rame! Vedo piuttosto istruttori di bambini dediti al furto. E questo inserito in un contesto di un paese in grave difficoltà lo fa sbandare ancora di più. Ma ripeto che il problema non sono i Rom, ma le difficoltà in cui siamo costretti a muoverci. Certo Salvini ministro dell’interno non aiuta, Alfano neppure sinceramente. Ma detto ciò la difesa della nostra identità, del nostro paese, della nostra cultura, delle nostre tradizioni e dei nostri costumi non lasciamola alla destra, a Salvini. Scagliamoci contro la gabbia UE! Quello è il nostro nemico!

    • Mrwolf

      sulle ong si è arrivati al rovesciamento logico causa e effetto. Sulla juventa non mi dilungo. Ognuno le sue idee. Sui rom pure. sul discorso razzista di fondo mi farei delle domande sul concetto che hai di sinistra. Sulla UE come nemico vero rispetto al sovranismo nazionalista identitario non ho dubbi: continuare a parlare di sinistra qui è accanimento terapeutico.

      • Fred

        forse è il concetto stesso di sinistra e destra che hai tu che non è più attuale, forse. Io non ho le stesse tue convinzioni, magari !, vivo nel dubbio perenne, mi chiedo e cerco risposte. Molto spesso sbaglio e qualche volta no piuttosto cerco di non rompere i coglioni a nessuno. stammi bene :)

      • mrwolf

        almeno su qualcosa siamo daccordo :-)

    • berja

      guarda che “cultura, tradizioni e costumi” sono come i vestiti: prendi quello che ti serve di volta in volta.
      questa prospettiva è analoga a quella irrisa dal termine “politica del cous-cous” che già veniva riportato criticamente da Quadrelli 14 anni fa: i lavoratori immigrati visti dalla sinistra istituzionale o delle onlus come “cultura” e non come classe.
      le nostre condizioni materiali derivano dall’essere proletari o dall’essere italiani?
      è tutto qui, ma la biforcazione porta su due strade molto lontane.

  • mario

    Sulle capacità e intelligenza politiche di Salvini avrei da obiettare. Per me è un tribuno da bar sport, intellettuale raffinato quando è ospite di qualche circolo leghista adiacente a un’osteria (a voler essere più gentili, un’enoteca). La sua forza, il suo successo sono legati al fatto che parla alla pancia di una parte purtroppo consistente del famoso popolo italiano,quella ancora infettata
    dal ventennio. E soprattutto è il tramite prezzolato (come tutta la Lega o Fd’I) attraverso il quale Berlusconi e la sua corte continuano a governare l’Italia. Tutti i media lo intervistano, lo citano, ma senza attacchi furibondi, anzi quasi lo esaltano. Che differenza con il trattamento riservato all’inerme e ingenua Virginia Raggi, certo non un fulmine di guerra, praticamente sbeffeggiata e umiliata da due anni a questa parte! Appena sarà il momento Salvini romperà il “contratto”, salterà il governo e si tornerà a votare: facile immaginare chi vincerà. Forse la derelitta sinistra sociale, ridotta purtroppo al lumicino, raccatterà un po’ di avanzi del tavolo spartitorio dei voti 5stelle dopo che la nuova Dc e i suoi scissionisti “à la carte” di Leu se ne saranno saziati. E poi grande finta opposizione, la stessa che ben conosciamo da una quarantina di anni. Io proprio non so – oltre queste quattro righe e un’incazzatura che ormai è abituale – cosa dire e soprattutto fare.

    • Hirondelle

      sulle scelte economiche e urbanistiche di una che viene dallo studio previti ha detto abbastanza militant. non parlava certo meno alla pancia di un parasbirro brutale come salvini. come di maio, come le donne renziane e ancor prima berlusconiane fa solo da testimonial di sistemi di potere incarnati da personaggi non altrettanto fotogenici per i canoni pubblicitari odierni.

  • Hirondelle

    Per la prima volta si legge qualcosa di sensato sulla trasformazione politica in atto. Il secondo paragrafo è da incorniciare, come lo sono per motivi opposti certe reazioni sia qui sia in tutti gli altri contesti che mi sia capitato di vedere, data l’ingenuità e la ristrettezza di vedute e di analisi di cui danno prova.

    Che Salvini fosse capace politicamente si poteva capire almeno da quando ha accettato di parlare di UE e euro senza infingimenti, raccogliendo idee certamente non sue che la sinistra respingeva con cieco orrore.
    Ora quella stessa virtuosa sinistra cattocaritativa anche quando non lo è si sta facendo imporre il terreno di scontro più favorevole a questo personaggio e quello in cui a livello di massa più facilmente si può giungere a semplificazioni, esagerazioni, timore, sospetto, compattamento su parole d’ordine nel senso letterale. Le è facile, perché le evita di concentrarsi sui discorsi rimossi da sempre e su cui non può che trovarsi a disagio perché da sempre evita appunto di prendere posizione (UE e ruolo dei cambi fissi, disoccupazione e sottoccupazione da essi FORZATAMENTE provocata, limiti alla spesa pubblica, vedi ciclo di Frenkel ecc.) invece di affrontare seriamente la propria difficoltà a discutere in merito e le ragioni sottostanti. Perciò non può che lasciare alla destra ogni battaglia, vera o finta, contro la restaurazione liberista, quindi, ogni reale contatto con i sempre più numerosi poveri.
    Bel capolavoro.

    Salvini, da vero politico e non da parolaio come troppa sinistra oggi ululante alla luna, sta concentrandosi al momento su una cosa: consolidare la sua importanza. Vuol far presente che esiste e che se si vuole o si ha bisogno di parlare a o con l’Italia o ottenerne qualcosa bisogna oggi passare per lui, il nuovo governo, il suo partito. Dei migranti gli importa il giusto che gli serve, cioè poco. In altri termini, molto più che alla “pancia” delle persone qualsiasi, sta parlando ai centri di potere e ai loro interessi. I quali ragionano con la pancia dei loro profitti, ma pure molto con la testa a differenza nostra. Sta scardinando il vecchio sistema di potere pd e soci per sostituirvi il suo e per porsi come punto di riferimento riconoscibile e “autorevole” a occhi interni e soprattutto esterni. In qualche senso sta rifacendo, ma disponendo di più forze e di un reale appoggio popolare che solo l’insipienza della sinistra beota presa nella trappola UE=antistato-antinazionalismo! gli ha regalato, e a questo punto le sta solo bene se la destra ne approfitta, l’operazione di Craxi negli anni’80. Il che, se si pensa agli appoggi oltreoceano che probabilmente ha, non dovrebbe stupire più di tanto. Solo che la mobilitazione sociale residua di allora oggi non esiste più.
    Per ora infatti non ha eseguito le minacciate espulsioni anzi s’è caricato pure una nave a Catania. Ha detto, anzi urlato, che non vuole più le ONG, probabilmente legate a altri sul piano interno e certamente utili sul piano esterno a evitare a altri paesi di accogliere migranti che vengono infatti poi respinti alle Alpi a ovest come a est. Un commento sopra spiega bene perché. Se si è lasciato aperta una sola rotta è perché faceva comodo, o per bontà di cuore?

    Il suo gesto crea un problema alla UE, che di migranti non ne vuole più di lui pure nei paesi in cui non ci sono al governo beceri populisti razzisti. Cioè questa mossa gli permette di acquisire in UE lo status di interlocutore irrequieto che non può essere ignorato pena grane peggiori. Più che bloccare una frontiera o annegare gli africani gli interessa avere un modo di fare pressione ottenendo al tempo stesso la massima visibilità. Siccome i migranti sono la falsa coscienza della Ue, che c’è di meglio per sollevare un polverone e una serie di balletti diplomatici? E noi dietro col razzistometro… s’è più razzista Salvini, Macron, Sanchez, il collega tedesco, Minniti e compagnia cantante.
    Stessa cosa quando l’altro simpatico personaggio di Centinaio pianta una grana sulla ratifica del CETA (che a noi invece dovrebbe piacere moltissimo perché è libera circolazione e sovranazionale, suppongo). E si potrebbero moltiplicare gli esempi. Ora, per valutare fino in fondo il personaggio andrebbe piuttosto capito a che fine lo fa.
    Noi qui invece a sgolarci sul razzismo. Mica sulla mancanza delle politiche di piena occupazione per tutti, eh (che forse
    manco sappiamo più che cosa siano, boh, ccce vo’ er reddito de citadinanza liberasse da’a lavoro pe’l rivoluzzionario). Sia mai. Perché è più facile, perché rientra nei nostri schemi mentali precostituiti, gli stessi che hanno impedito e impediscono a troppi la valutazione delle trasformazioni in atto, quindi l’opposizione.

    Siccome il tipo non è fesso e è pure ben consigliato, a mio parere, lo sa, ci sta buttando un’esca e noi, bravi e disciplinati pavloviani non si parla d’altro che di quanto sia razzista lui e quella massa di dementi twitterini che ha tirato su in qualche modo.

    Cioè, Salvini sta fissando LUI l’oggetto del conflitto (come ben ha capito il post), il campo, gli avversari, gli scopi, il linguaggio, il ruolo dei militanti, TUTTO.

    Non da solo. E’ evidente che il PD e soci usano lo stesso argomento perché è più facile rifarcisi una verginità con poca spesa, far dimenticare il massacro sociale perpetrato, porsi a paladini dell’umanità e della libertà, fingere un’opposizione su questo tema che è sempre stata la loro sia pur parziale foglia di fico – e certamente anche lobby.

    E noi andiamo dietro a entrambi, ma soprattutto al primo, con stendardi, slogan, sfoggio di virtù oltraggiata, facendo la figura dei deficienti che si lasciano dettare tutto dal peggiore nemico convinti di opporci. Con il risultato di non farci nemmeno capire da nessuno fuori da una ristretta cerchia. Ad oggi Salvini ci ha completamente in mano, noi e le nostre energie e capacità di riflessione, come ricaduta di una mossa che non era certo principalmente diretta a noi.
    Geni noi o genio lui?

    • Fred

      Molto d’accordo con questo commento. Tuttavia vorrei ancora sottolineare quanto in questo paese sia difficile declinare il senso di concetti quali identità nazionale, patria, tradizioni in ambiti si sinistra. Quanto il solo riferimento a questi concetti corrisponda ad effetti addirittura reazionari. Effetti che ai miei occhi si giustificano con l’atteggiamento tipico della sinistra di questo paese, dal ’70 a gentiloni, sinistra radical-chic, liberal, progressista, quella del “politicamente corretto”, quella che volutamente ha preferito sorvolare e non affrontare, discutere di questi temi, non farlo quando con l’appoggio dei lavoratori, del proletariato e di buona parte della società questo sarebbe stato consentito fare. Mi riferisco agli anni 60/70 quando la spinta della classe lavoratrice e proletaria si trovava già oltre le idee della classe dirigente di sinistra di allora. Le posizioni del PCI sull’aborto su tutte! E mi sembra piuttosto inutile elencare quanto in paesi dove le lotte di liberazione, anticolonialiste e antimperialiste hanno avuto la forza di affermarsi lo abbiano potuto farlo anche grazie alla difesa della propria identità culturale, penso a Cuba principalmente, alla stessa Jugoslavia ect. Ovviamente questo ideale deve essere supportato da una stessa coscienza di classe, di proletariato. Questo secondo me potrebbe essere il momento. Quale scenario migliore che quello attuale, povertà, disoccupazione, malessere diffuso fanno da sfondo all’austerità imposta dalla UE. Milioni di proletari e subalterni confusi alla ricerca di un ideale al quale affidare le proprie speranze. Non si lasci di nuovo alla destra reazionaria il campo di azione.

    • mrwolf

      @Hirondelle
      Forse sovravvaluti Salvini come statista oppure lo sottovaluto io ;-) Per me è ovvio che lui sia ancora in piena campagna elettorale. Chiudere i porti semplicemente non lo poteva fare, ma il “bel gesto” sì, giusto per fare capire a tutto l’elettorato di destra (ma anche a quello grillino) che è uno di parola su quello che è stato ed è il suo tormentone elettorale. Idem sulla questione Rom. Farlo nei primi giorni/mesi è molto importante perchè la vita del governo è a breve termine. Diciamo fimo alle elezioni europee del 2019 dove lo scontro con la UE dovrebbe fare effetto leva e drenare il consenso grillino? La sua non è tutta una strategia per fare convergere su di lui tutto il popolo anti-UE, anche quello di sinistra? Ovvio che non punterà su scommesse in cui può perdere. Sicuramente non sul reddito di cittadinanza che non è roba sua. Probabile la flat tax e condoni fiscali. Sicuro qualcosa su aborto, coppie gay, porto d’armi e compagnia cantante nel caso scendesse l’attenzione mediatica. Quando i sondaggi lo daranno vincente senza bisogno dei 5S, farà cadere il governo e anticiperà le elezioni. Semplice strategia politica. Cosa sarà capace di fare DOPO a maggioranza parlamentare leghista e con un bel po di regioni/comuni al centro destra, questo sì che è interessante. Non starei a parlare ancora di morti viventi come il PD come alternativa di sinistra, ma come alternativa pro-UE (che è l’unico puntello a cui si sono ancorati). Lo scontro sarà tutto lì, magari con contorno di referendum in stile Brexit. Il risultato non lo darei per scontato.

      • Hirondelle

        Forse consideri Craxi uno statista, io sarei piu’ prudente. Ho parlato come il post di abilita’ politica e mi sembra innegabile che Salvini ne possegga. Presentarsi come capace di creare grattacapi alla UE e di definirsi si come interlocutore dei poteri e interessi relativi e’ parte integrante dell’abilita’ politica. Non porti un partito dal 5% al 25-30% se non tieni conto di questo anche se à sx piace tanto credere che Sia tutta questione di bruti Razzisti. Il discorso sulla separazione Degli investimenti dal deficit quindi dal limite di spesa del 3% imposto dal baluardo della democrazia, id est UE, ha lo stesso scopo: garantire affari a tutti i grandi appaltatori e a qualche piccolo pote do approfittare dei bassi salari imposti dai cambi fissi e normati da Treu a JA e che finora non si manifesta la minima intenzione di toccare. Cioe’ consolidare potere, quello vero, non quello di 4 straccioni frustrati che si sgolano su Twitter. Non saprei indicare politici che non abbiano come orizzonte potere e consenso. Interessante capire fini e mezzi. Il resto è cronaca spicciola e francamente meno interessante.

      • Hirondelle

        Grazie dell’apprezzamento. Guarda, non à caso ho usato il «più » alla testa. Diciamo la stessa cosa in fondo: che è essenziale non limitarsi a leggere Salvini come un bruto accecato da pulsioni razziste: benché sia senz’altro un individuo brutale e autoritario verso i poveri che non stanno al loro posto, non certo verso i borghesi, quanto le abbia realmente o no in quanto persona è secondario, poiché sta chiaramente mostrando di saper fare anche altro, tra cui saper scegliere i consiglieri, (con velo pietoso sui cialtroni del campo culturale) che apparentemente non vogliamo cogliere e che probabilmente sul medio lungo periodo è quel che gli permetterà di rafforzarsi più saldamente. L’immigrazione non può fermarla, lo sa, vuole gestirla lui e diversamente massimizzandone il ritorno politico. Infatti continuano a arrivare navi non ong’ per ora. Non è un caso che la nave bloccata fosse francese… e che un’altra ong su cui s’è fatto un gran baccano fosse tedesca.
        Non ho invece letto tutto il GC, avevo cominciato a scuola ma mi annoiava per cui non so cosa dirti. Ricordo la battuta del legionario sul buon rancio perché a quello ci badava, dicevano. Sarebbe più di quanto mi aspetti realisticamente che il governo faccia in merito, perché il JA non è in discussione. Tuttavia anche da questo si può imparare la lezione: le prese di posizione su Foodora, come quelle sugli sbarchi, parlano apparentemente ai perecari sottopagati e chissà a qualche negoziante al dettaglio messo in difficoltà, ma forse e più alla gestione di un mercato che si vuole controllare in modo diverso. Non solo: il governo sta costringendo il PD che è opposizione tecnicamente, in Parlamento, a rincorrerlo su questo terreno, esattamente come noi gli stiamo correndo dietro a Salvini sul razzismo…
        Grazie per avermelo ricordato, rileggerò B.

      • Hirondelle

        @mrwolf: immaginare che qualcuno possa vedere nel PD e soci alcunché di sx è offesa mortale da lavare col sangue… :P PPP
        Tuttavia verosimilmente è lì che si orienterà il voto dei delusi dalla non politica sociale del governo, perché questo governo per il lavoro ha intenzione chiara di fare poco o nulla. Forse la Fornero, purtroppo qualche forma di sussidio alla schiavitù, ma nulla di sostanziale.

        Quanto al concentrarsi sulla Lega dell’opposizione antiUE: è un altro regalo sociale e politico che i partiti e non solo purtroppo stanno facendo a Salvini e lui giustamente ne approfitta. Stanno ancora a farsi le seghe mentali su quale virgola dire o non dire, se nominare o no l’euro… abbiano ciò che si meritano e seminano, peggio per loro, così non ci servono.
        Amen.

    • berja

      credo che questo sia il salvini che piacerebbe a te, non il salvini reale che sembra molto meno sottile.

      • mrwolf

        A me non piace nessun Salvini. Forse mi sono spegato male ma l’idea era di capire dove potrebbe andare a parare la situazione. Pura speculazione.

      • Hirondelle

        Non capisco se ti riferisci a me ma in caso affermativo mi sembra un commento assurdo. Un ministro dell’ interno è sufficientemente potente per voler capire senza sottovalutare chi Sia. Salvini non è un ectoplasma come Renzi. Ha saputo construirsi un consenso interclassista e di base effettivo. Ridurlo a macchietta cui dare un like o meno non aiuta. L’esprit de finesse non c’entra.

  • Diciotto commenti (e relative suggestioni personali) per i due pezzi di merda messi in foto.
    Ragazzi, ne avete di tempo da perdere.
    La “cura” per i fasci stile anni ’70 è stata forse dimenticata?

  • Militant

    @ carlo

    Questo è un luogo di discussione: ci sembra normale, giusto e addirittura produttivo lo scambio di idee, anche contrastanti, sulle vicende della politica. Noi stessi cerchiamo di capire meglio il nostro punto di vista dalle discussioni che si generano qua sopra. Per tutto il resto, antifascismo, lotte di classe, eccetera, c’è la realtà, non le ridotte online da cui sparare minacce per sentirsi più forti.

  • Francesco

    Bell’articolo e bellissimo il primo commento di Pablo. Questo atteggiamento verso i migranti come massa indifferenziata “positiva” perchè migrante l’ho vissuto a lungo nella militanza. E, per quel che vale la mia esperienza personale, confermo l’ordine di voto sparso e sono d’accordo che “quel che hanno votato i compagni” è un’argomento poco interessante e per niente utile.

    Per Marior, il fatto che ci sia stato interesse a “mettere sotto i riflettori” Salvini e che ciò gli abbia dato la possibilità di diventare quello che è oggi non esclude affatto che sia un abile politico, che nel contesto che gli si è presentato sia riuscito a muoversi nel modo (per lui) giusto; oltre al fatto, detto benissimonel post, che i suoi discorsi, ora come ora, sono egemonici e sono il tavolo di gioco truccato sul quale viene affrontato da larga parte della sinistra.

    Concordo con Hirondelle, tra le altre cose sul fatto che Salvini sta parlando ai centri di potere, ma non credo che questo escluda il rivolgersi alla “pancia popolare”. Questo, anzi è uno degli strumenti con cui può farlo, il malcontento “popolare” e la sua gestione è una merce sul piano politico. Penso che questo rapporto tra “popolo”, figure politiche che ne incanalano i bisogni usandoli e sfruttandone il capitale politico e gruppi di interesse lo abbia trattato molto bene Brecht ne “Gli affari del Signor Giulio Cesare”.

    Sullo scambio tra Fred e Berja: “la difesa della nostra identità, del nostro paese, della nostra cultura” è un discorso molto controverso e, onestamente pericoloso, senza contare che questi elementi non sono oggettivi, ma costrutti storici; ma quel che diceva berja che ” ‘cultura, tradizioni e costumi’ sono come i vestiti: prendi quello che ti serve di volta in volta” non mi sembra corretto: questi elementi non sono oggettivi e assoluti, d’accordo, ma hanno una logica interna; si possono manipolare, ma non è materia inerte che aspetta di essere plasmata a volontà. Anche se sono d’accordo con il discorso che ho visto varie volte in queste pagine, che Foucault, epigoni e vari antropologi-sociologi (Marc Augé per fare un nome) hanno sostituito un’analisi marxista e che questo sia negativo sia per la comprensione del reale che per la prassi politica, non credo che tutte quelle analisi siano inutili. Cioè struttura e sovrastruttura hanno un rapporto organico e non è che la sovrastruttura (linguaggio, immaginario) non abbia una sua logica interna che va capita; solo, da questo non va tratto un rovesciamento del loro rapporto e qui sbaglia chi, per citare ammette Faoucault ma non ammette Marx”. Ma anche chi considera il primo prioritario rispetto al secondo. Scusate la lungaggine e grazie per queste analisi

    • Fred

      ho qualche anno e per studio, lavoro e piacere ho visitato diversi paesi. A cuba il sentimento prevalente che ha mantenuto viva la rivoluzione nonostante grandissime difficoltà, inimmaginabili per chi vive in occidente, è stata la difesa della propria identità, di patria e di cultura. Questo legame ha stretto e ancora stringe in un unico blocco il popolo. Anche in altri paesi dove la rivoluzione si è affermata, dove le classi proletarie hanno vinto si registra lo stesso sentimento e orgoglio di patria. Ma purtroppo il nostro è un vizio che viene da lontano…

      • Ermengardo

        Noi siamo stati e siamo un Paese imperialista. Il giusto patriottismo cubano o venezuelano non c’entra un cazzo con noi.

      • berja

        per essere patriottici prima bisogna sentirla una patria, non “averla”, ma sentirla.
        non c’è patria in Italia, non so se ci sia mai stata, forse per piccolissimi periodi tra il 1917 e il 1918 o il 1943 e il 1945 e con risultati sul lungo termine niente affatto positivi per la classe operaia.
        l’esplosione delle contraddizioni capitaliste investe anche noi e le nostre strutture ideologiche: al sovragoverno UE al massimo riusciamo a contrapporre una difesa, quasi reazionaria, dello stato nazione e della patria; qui i nostri limiti, la nostra inadeguatezza e la nostra attuale condanna, o rimbecilliti dal cosmopolitismo o arroccati in un gretto quanto inutile patriottismo.
        se si vuole riscoprire il legame che c’è tra lotta di classe e lotta di liberazione nazionale o patriottica va riletto Mao, se si vuole riportare alla luce il legame tra razza e classe va riletto Fanon, solo che in questo momento storico mi sembra che parte i compagni di Militant e pochi altri si seguano solo stancamente certe vecchie liturgie che portano inesorabilmente all’insabbiamento e all’auto-annientamento.

    • Hirondelle

      @Francesco: ho un nuovo tablet e non lo governo bene. Ho postato una risposta al tuo commento nel posto sbagliato, un po’ più su.
      Approfitto per aggiungere una cosa e mi scuso se sto invadendo il blog. Hai posto un problema che io trovo essenziale e molto pericoloso, perché ignorato a sx: le mutazioni culturali dovute alla perdita di qualsiasi credibilità di una ideologia di sinistra. Grazie anche a opportune spinte essa viene identificata ormai come quella dell’oppressore incarnato dai partiti filoUE. Lì c’è un abisso e non lo stiamo vedendo. Se ne approfittano molto bene istinti tra lo psicopatico e il nostalgico riuscendo a incanalare culturalmente il disagio verso una mutazione molecolare pericolosa e difficile da controllare in quanto priva di immediati campanelli d’allarme mentali e molto più facile da recepire rispetto a una conoscenza economica sia pure solo divulgativa delle dinamiche in atto. Ci sarebbe da essere molto vigili, ma mi pare che a nessuno interessi decifrare realmente il fenomeno, cosa peraltro impossibile finché non si sia accettato di rigettare pubblicamente dalle fondamenta la « costruzione europea ». E così si ritorna daccapo…

      Sono in disaccordo con il commento successivo. I riferimenti a stato e nazione dovrebbero indicare nel contesto attuale non già valori assoluti, bensì ordinamenti e spazi in cui si sono, o meglio si erano, raggiunte le composizioni degli interessi più vantaggiose per i lavoratori nella intera storia del continente. TAnt’è vero che la famosa JPMorgan ne auspicava la definitiva esautorazione. TAnt’è vero che la riforma pseudorenziana andava nel senso di superarne vincoli e strutture, imponendo la ratificazione immediata e incondizionata di ogni norma UE. Questo andrebbe riconosciuto.

      Dopodiché si può passare a una valutazione di tipo diverso.
      Vanno o no difesi e difesi i diritti che ne discendono? Qui si danno certamente risposte diverse. Si potrebbe osservare che al momento quegli ordinamenti sono l’arma principale che abbiamo. Sono frutto delle lotte di classe, vanno usati, coscienti dei loro limiti e dei loro rischi. Ma essi agiscono sul territorio nazionale. Solo, non andrebbe dimenticato, non su un unico territorio. Ordinamenti simili nei principi sono presenti in paesi diversi e minacciati da un unico nemico, il capitale. Anche in Francia le associazioni padronali si auguravano la distruzione dello stato sociale del ‘45. Non si tratta perciò di difendere un astratto stato, in sé o rispetto a un altro e di lottare in suo nome, ma di riappropriarsi di diritti economici e sociali in ogni contesto territoriale che rende possibile difenderli oggi. Non penso che sia Hegel a muovere le rivendicazioni dei massacrati sociali e trovo decisamente sbagliato, oltre che pericoloso e miope, che si vogliano ricondurre a questo riferimento ideologico rivendicazioni fondamentalmente economiche e perché no, di dignitoso benessere materiale e morale. È invece un tentativo che sta facendo la dx come la sx, l’una per approfittarne, colonizzandolo, l’altra per denigrarlo, astraendosene.
      Come prassi confesso, non mi sembra granché. Ma su questo altri sono più esperti di me.

      Io non ho patria e non mi manca, ma non credo sia questo il problema fondamentale. Ad oggi la UE da almeno trent’anni incarna la longa manus della restaurazione liberista e sta arrivando, dopo il JA, a distruggere, oltre la mobilità sociale, ogni presidio sociale in termini di sanità e previdenza. Nessuno lotta meglio se è preoccupato di come curare o mantenere i genitori, i figli, il compagno, la compagna, sé o gli amici. Capisco che possa essere una delusione non poter approfittare dell’occasione per imporre un altro modello, ma qui è questione di egemonia culturale che la sx ha perso, oltre che di forza di lotta.

  • Fred

    caro berja, appena si declina il pensiero di nazione, identità, patria come minimo sei reazionario, purtroppo anche in questo blog, oppure sei un sostenitore grillino populista e in fondo anche un po’ fascista. La sinistra ha sempre sostenuto l’autodeterminazione dei popoli, già da studente manifestavo per la palestina e per l’uscita dalla nato. Ma con il tempo tutti a sinistra hanno perso la bussola, si ritrovano oggi a sostenere le elite, la ue, l’austerità e far guerre e ammazzare la gente per conto nato e onu. Leggendo i commenti qui sopra ti puoi fare un’idea del pantano in cui ci ritroviamo. Lo dico da compagno, non lasciamo di nuovo spazio solo a salvini e a quello che chiamano populismo di rappresentare necessità che sono proprie del proletario e del popolo. Ora che tutto è ancora fluido e in movimento, vista la scomparsa del pd e di fi, di renzi e berlusconi!

  • Brigante

    Il concetto di patria, purtroppo o meno male, è una trappola. La patria e il patriottismo, inteso come sentimento di appartenenza nazionale, non sono di per sé caratterizzanti né della classe né della condizione sociale. Né tantomeno si puo’ pensare di “appropriarsi” da sinistra del concetto di patria come se fosse solo un problema di come questo venga declinato. Esistono contesti storici e materiali ben precisi. Se in Italia il concetto di patria non è stato e mai sarà un concetto progressista (figuriamoci di sinistra) è perché l’Italia nasce come potenza imperialista fin dal primo giorno. Se vogliamo, la nascita stessa dell’Italia è stata solo il primo passo del processo imperialista attraverso il quale la borghesia sabauda (appoggiata per vari motivi da quella britannica e in parte francese) si mise “al passo con i tempi” con il resto della borghesia europea. Questo processo non è mai terminato. La storia dell’unità d’Italia e l’irrisolta questione meridionale oggi sono un magnifico osservatorio storico che ci permette di vedere come in un film in bianco e nero l’attuale processo di integrazione europea. Semmai è questo il grande assente nella rielaborazione storica della sinistra italiana e non il patriottismo. La parentesi della Resistenza e del CLN non devono ingannare in quanto il sentimento patriottico fu decisamente secondario (se vogliamo fu importante giusto in chiave di propaganda)per lo sviluppo del fenomeno. E’ evidente che non sia comparabile la situazione con quella palestinese o venezuelana. Tanto più che ridurre il bolivarismo a “patriottismo di sinistra” mi sembra decisamente fuorviante. Parlare del ruolo dell’interesse nazionale in una fase di disgregazione capitalista del mercato nazionale (attenzione, del mercato non dello Stato!) è una cosa. Pensare di poter inseguire Salvini sul crinale sovranista è un’altra.

  • Fred

    Ciao Brigante, scusa ma io non desidero inseguire nessuno, tantomeno salvini anche se mi risulta che alcuni compagni o diciamo ex compagni lo hanno fatto, lo stanno facendo, penso a bagnai e altri che magari conosci. forse. Quello che tu dici è vero, è da li che veniamo noi italiani. Ma non intendo mettere la bandierina come fa lo scalatore in cima al pendio. Io dico iniziamo la scalata. A me sembra che siamo in basso, più di cosi non si può, almeno spero. Bisogna cominciare a risalire, a saldarsi l’uno all’altro!

  • berja

    @Hirondelle: non amo le polemiche fini a loro stesse ma amo la sintesi, ritengo salvini il personaggio più “politico” degli ultimi 20 anni, sicuramente; ma ho dei grossi dubbi sulle sue prospettive reali, fino ad ora sta continuando a fare campagna elettorale, in questo paese paga e lui ne raccoglie i frutti.
    però non è e non sarà un “pericolo” né per la UE né per il capitalismo, semmai sarà uno strumento o un innesco attraverso il quale si modelleranno alcune nuove politiche repressive e antipopolari.
    minniti ha riaperto i lager in libia e creato strumenti reperessivi amministrativi, salvini probabilmente continuerà lo stesso lavoro: già sui parla di “guardia costiera europea” (nota per i “sovranisti”: è un’ulteriore cessione di sovranità nazionale) e di non ben definiti “censimenti” degli abitanti delle baraccopoli denominate “campi nomadi”, a me sembrano la stessa politica e a voi?

    • Hirondelle

      @berja: di quali « voi » stai parlando? Sintesi per sintesi: su un post che parla di Salvini e di come opporvisi ho commentato le sue azioni da ministro dell’interno tentando di leggerne le dinamiche e le reazioni della sinistra.
      Se a te interessa altro, mi spiace.

      • berja

        un “voi” generico, visto che immagino gli interventi vengano letti da più di una persona.
        malgrado il riconoscimento delle capacità tattiche e politiche di salvini ho dei forti dubbi sulla presenza di una qualche strategia che non sia l’occupazione di tutto il palcoscenico.
        “dinamiche e reazioni della sinistra” sono termini un po’ eccessivi…

  • Fred

    ancora al compagno brigante. a sostegno di quei sentimenti di patria, nazione, identità dal punto di vista proletario, quindi anche dal mio, è interessante l’evoluzione della politica di quell’ala decisamente a sinistra di syriza il “plan B” che, staccatasi da quest’ultima all’indomani del referendum ignorato invece dallo stesso tsipras, ora si rilancia come rappresentante delle classi subalterne e proletarie non solo attraverso quelle istanze di classe che credo io, te e buona parte dei lettori e la redazione del blog condividiamo, ma anche rifacendosi a quegli stessi valori. Mi piacerebbe, se mi leggi avere un tuo punto di vista, magari anche quello di militant

    • Brigante

      Il mio punto di vista è che dobbiamo distinguere gli strumenti di propaganda dagli strumenti di lotta. Patria, nazione e identità, dal punto di vista proletario, possono essere utili al massimo per racimolare qualche consenso (di chi poi…?) in ambito elettorale ma sono categorie che si sciolgono al sole delle proprie contraddizioni quando vengono portate sul piano della prassi di lotta. Sulle sparate autarchiche di Trump e le minchiate anti-migranti di Salvini si è imposta una falsa dicotomia tra: la reazione liberal globalista e terzo-mondista e il sovranismo (cosa diversa e più pericolosa del populismo). Mentre Trump metteva i dazi sui prodotti cinesi qualche compagno si è chiesto cosa ne è del movimento operaio cinese? E della repressione dei movimenti sindacali indiani? Sulla crisi dei migranti, a parte il refrain main-stream geo-politicista sul ruolo della monarchia saudita e di Israele (che pure è importante!) ci siamo chiesti da un punto di vista di classe cosa succede in medio-Oriente? Qualcuno ha posto il problema della repressione delle lotte operaie in Israele? O dobbiamo credere che l’interesse di un portuale israeliano sia contrapposto a quello di uno sfollato a Gaza? Le delocalizzazioni si devono combattere per amor di patria o perché il dumping salariale finisce per danneggiare tutti gli operai di qualsiasi nazione?

  • berja

    faccio sommessamente notare che lo stato, inteso come contenitore di diritti e garanzie per la classe operaia e strumento di governo, in Italia è morto nel 2012 con l’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione; paradossalmente i greci hanno retto molto di più (e non è la prima volta che ci danno delle lezioni).

    • Brigante

      Lo Stato non è MAI stato un “contenitore di diritti e garanzie”. Lo Stato è uno strumento di governo e quello che contiene (diritti e garanzie ma anche obblighi e repressione) è frutto dell’equilibrio (tra classi ma non solo) che lo regge. Noi giriamo intorno a mille argomenti ma essenzialmente l’argomento è uno solo: l’equiibrio, sorto con l’ascesa dei movimenti operai di ogni ordine e grado fin dall’inizio della rivoluzione industriale, si è rotto da almeno 3 decenni e da allora siamo su un lento piano inclinato che punta dritto dritto al 19simo secolo (ovviamente con tutte le differenze legate all’epoca). Nel contesto europeo lo Stato, inteso alla Lenin come monopolio di burocrazia e polizia, semplicemente nell’ultimo decennio si è diviso, delocalizzando a Bruxelles la burocrazia e lasciando il monopolio della forza (almeno per il momento) ai vecchi Stati Nazionali.

      • Hirondelle

        @Brigante: Oh, vivaddio!!!

      • berja

        qui siamo quasi nel tautologico.
        il punto è un altro: credete che la fase di concentrazione imperialista UE sia reversibile con un eventuale “semplice” ritorno agli stati nazionali? io no.

      • Brigante

        @berja
        Ma volendo essere tranchant fino a scendere quasi nel paradosso, in quanto comunisti, della concentrazione imperialista UE “in sé e per sé” ce ne deve sbattere tanto quanto. L’argomento è capire come e perché il movimento operaio-proletario è stato vaporizzato negli ultimi 3 decenni e se e come sia possibile invertire questa tendenza. Non invertiamo cause ed effetti! La strutturazione della UE è lo sbocco, in ambito europeo, di un processo materiale ben preciso che va sotto il nome di globalizzazione. Altrove questo processo ha prodotto altri effetti: il boom cinese, l’impoverimento della classe media USA (o meglio l’allargamento della forbice tra chi ce l’ha fatta e chi non ci è riuscito), l’emergere dell’oligocrazia russa ecc. Allo stesso tempo la delocalizzazione della produzione rispetto al consumo, l’allontanamento geografico dello sviluppo del terziario rispetto a quello del settore produttivo, i “nuovi” (post-anni ’70) strumenti di comunicazione mass-mediatici (leggi tv) e soprattutto la sconfitta storica del socialismo in URSS, hanno determinato la fine, su quasi ogni fronte, di tutto il movimento di lotta sorto dalla metà dell’800 in poi. Come comunisti pensiamo che ci sia ancora il margine per ricostruire tale movimento di lotta? Su che basi? Con quali differenze rispetto al passato? Ha senso pensare alla lotta operaia in Europa quando il settore produttivo è in corso di delocalizzazione? Queste sono le domande a cui, purtroppo, non riusciamo a rispondere almeno da 20 anni.

      • Hirondelle

        @Brigante: per il capitale un senso apparentemente ce l’ha, dato che non smette di demolirne le conquiste, e ha reimposto, si è servito e si serve della libera circolazione di merci e capitali per farlo meglio.

  • berja

    un passo alla volta e che siano passi concreti, altrimenti si sprofonda in una spirale autocritica inutile e ridicola.

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