APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

20 October :
1947 - Nasce la commissione d'inchiesta per attività antiamericane, il senatore McCarthy la utilizzerà per perseguitare i militanti progressiti statunitensi

1974: I FASCISTI UCCIDONO ADELCHI AGRADA

STATS

L’opposizione possibile al populismo

 

Ci fosse stato Cottarelli, sarebbe stato tutto molto più facile. La sinistra sarebbe comunque scomparsa, divorata dal populismo a quel punto straripante, ma avremmo potuto inserire il pilota automatico della lotta “al governo delle banche” o qualcosa del genere. Il governo populista complica notevolmente le cose. Non è solo il consenso popolare di cui gode, il problema: una quota importante (maggioritaria?) di questo consenso è, in un modo o nell’altro, consenso di classe, voto di classe. Con questo consenso dobbiamo imparare a farci i conti. Ma c’è dell’altro. L’attuale governo incarna, in maniera distorta, la critica allo status quo di larga parte delle classi subalterne del paese. L’alternativa materiale a Conte è Cottarelli, non il comunismo. Era evidente già prima del tentato golpe euro-presidenziale, ma dopo quel passaggio se ne ha l’empirica certezza. Di più, quel passaggio traumatico ha veicolato questa certezza persino nei disinteressati alla politica, cioè nella società reale. La situazione è dunque per ora la peggiore per chi decide di porsi sul terreno dell’opposizione. La possibilità di venire accomunati allo statu quo ante è fortissima, diremmo una quasi certezza. Al momento il fronte contrario al populismo è esclusivamente l’accrocco euro-liberista di Berlusconi e Renzi-Gentiloni, coalizioni declinanti senza più credibilità nel paese (grazie al cielo).

Ad ogni modo un’opposizione va tentata, fosse solo per salvare l’onore di chi non si arrende all’egemonia politica piccolo-borghese sui destini del proletariato. Prima o poi tornerà quell’indipendenza politica che rimane – oggi possiamo dirlo con maggiore respiro storico visto il dilatarsi dei tempi – il lascito principale del comunismo del Novecento: per quanti errori possa aver compiuto il movimento operaio, i suoi dirigenti, i principali partiti e movimenti organizzati, erano errori compiuti in autonomia.

Ci sembra che non sia questo il tempo di giocarci la partita dell’ideologia. La lotta ideologica, l’opposizione fatta sui “principi”, sarebbe al momento incomprensibile. L’opposizione “a prescindere” non funziona, perché non c’è alcuna alternativa materiale da appiccicare a dei valori che si vorrebbero universali. Il cosmopolitismo opposto al famigerato “sovranismo” è oggi sinonimo di globalizzazione. La “società aperta” con cui si vorrebbe ribattere alle minacce leghiste di chiusure, dazi e respingimenti corrisponde oggi a Unione europea, libero mercato, vincoli monetari e austerity. L’opposizione, in altre parole, ha senso solo se accetta il piano della lotta all’euro-liberismo fatta propria dal populismo, senza timori di ambiguità. La sovranità – intesa come difesa politica dal mercato, dalla libera circolazione dei capitali – è una nostra parola d’ordine, il nostro tentativo di sottrarre alla proprietà privata il diritto di decidere le relazioni umane della popolazione. Tutto questo è vagamente agitato dal populismo, che però non potrà mai fare i conti davvero con le conseguenze di ciò che paventa. Tsipras docet, e quello era pure “di sinistra”. Figuriamoci questa accozzaglia di professori universitari e prestigiatori elettorali che hanno come limite il terrore – il vero e proprio terrore – di doversi trovare un lavoro vero, nel caso andasse tutto davvero in fumo.

Il diabolico contratto di governo è la sintesi di due principi ispiratori. Da una parte si programma una stretta securitaria che abbozza un vero e proprio Stato di polizia, come lo ha definito Zagrebelsky. Dall’altra è presente una spinta sconclusionata ma reale di superare i vincoli di bilancio che frenano gli investimenti, la spesa pubblica e la riduzione del welfare. Una spinta sconclusionata perché per un verso vorrebbe ampliare i diritti sociali (ad esempio la reintroduzione dell’articolo 18, la riforma della legga Fornero, l’abolizione del Jobs act), mentre dall’altra vorrebbe agire sulla fiscalità generale riducendo le tasse. Le due cose evidentemente non stanno insieme, ma il principio ispiratore è il medesimo: combattere l’austerità.

Mentre sulla stretta repressiva-giustizialista l’opposizione non potrà che essere senza mediazioni, difendendo quegli spazi – siano essi politici, giuridici o sociali – di garanzia e di agibilità, sulla “parte sociale” del programma ci sembra difficile al momento ingaggiare battaglie di principio. Al contrario, il senso di un’opposizione credibile, un’opposizione cioè che nello stesso momento in cui contrasta un governo costruisce un’alternativa praticabile, radicale e generale, sta nell’incalzare il populismo sullo stesso piano da questi scelto per vincere elettoralmente e governare politicamente il paese. Volete combattere l’austerità? Benissimo, fatelo! Non saremo certo noi a ridere dei vostri tentativi, magari sconclusionati, ma ispirati da un bisogno materiale, condiviso da milioni di proletari.

E’ questa tensione che dovrebbe suggerire le mosse di un’opposizione molto pratica e molto poco ideologica, che sceglie, ahinoi proprio in virtù della nostra attuale debolezza, di vedere le carte del populismo, costringendolo alla crisi. E’ con questo spirito che scenderemo in piazza il 16 giugno alla prima manifestazione della sinistra di classe contro questo governo. Se invece tutto si risolverà nel comodo rifugio delle nostre parole d’ordine, sprecheremmo l’ennesima occasione che si presenta davanti a noi. Coscienti che niente, al momento, può farci uscire da una crisi storica di cui non si vede soluzione.

8662 letture totali 2 letture oggi

9 comments to L’opposizione possibile al populismo

  • Fred

    ma si manifesti contro la guerra capitalista! neocoloniale e imperialista che saccheggia nazioni sovrane in nome della libertà e a scopi umanitari. La nato e il vaticano complice i mandanti. L’abbraccio tra chi si vorrebbe sostenitore delle battaglie per i diritti civili e chi si candida a leader della società civile con soros, i fondi sovrani e il vaticano. La confusione fra migranti, rifugiati, ong corrotte a sostegno della battaglia tra poveri e società civile piegata dall’austerità, diritti civili contro diritti sociali, immigrazione di massa e popolo lgbt le bandiere da difendere per la sinistra di classe e intanto le “loro” riforme, quelle di chi questa sinistra ha votato, hanno spezzato le gambe a generazioni intere!

    • Luc

      Credo anch’io che ci siano spazio e necessità (binomio indispensabile per un’azione non velleitaria) verso la ricostruzione di un movimento contro la guerra, e più concretamente per la riduzione delle spese militari, contro la partecipazione italiana, diretta o indiretta, alle guerre neocoloniali e imperialistiche. Senza di che non avremo molto da opporre alla presa della destra – anche quella di Minniti & C. – sulle questioni oggi centrali, lo si voglia o no, dell’emigrazione, degli sbarchi e del “conflitto di civiltà”; e continueremo a subire l’imposizione di orizzonti soggettivi ridotti al perimetro del giorno per giorno e del nostro ombelico.

  • Rob

    Ottimi. Come sempre.

  • leonardo

    Bravi. L’analisi concreta dei fatti concreti. Il guaio è che siete quasi unici . Purtroppo…

  • Eduardo D'Errico

    Non concordo pienamente sull’analisi generale, ma devo riconoscere, vivaddio, che la redazione analizza in modo realistico la situazione attuale. Vorrei, invece, toccare un punto esaminato con troppa superficialità : quello dell’aspetto repressivo/giustizialista. La normativa attuale, mentre colpisce prevalentemente i reati dei “proletari”, riempiendo le carceri di piccoli spacciatori e ladruncoli, ( e in questo senso il progetto di “legittima difesa per gli sparatori a domicilio” è veramente ripugnante -oltre che controproducente ) è anche corredata di norme “garantiste” per le quali troppo spesso per gli autori di reati “minori” le porte delle carceri appaiono a gran parte dei subalterni “onesti” come porte girevoli,così che i condannati tornano a delinquere più e più volte. Dall’altra parte, per i membri della “classe dirigente” i governi berlusconi hanno emanato una serie di leggi “ad personas” che hanno reso assai complicate le indagini ( molte sentenze di assoluzione che una volta si definivano “per insufficienza di prove” contengono nella motivazione pesanti elementi di colpa che altrove avrebbero comportato almeno la sparizione dalla vita politica. E in tanti altri casi le garanzie di difesa consentono agli “avvocatoni” di tirare in lungo fino alla prescrizione. Insomma, una revisione per correggere certo garantismo eccessivo appare comunque necessaria.

  • Gracco Babeuf

    “Al momento il fronte contrario al populismo è esclusivamente l’accrocco euro-liberista di Berlusconi e Renzi-Gentiloni, coalizioni declinanti senza più credibilità nel paese” …”Al contrario, il senso di un’opposizione credibile, un’opposizione cioè che nello stesso momento in cui contrasta un governo costruisce un’alternativa praticabile, radicale e generale, sta nell’incalzare il populismo sullo stesso piano da questi scelto per vincere elettoralmente e governare politicamente il paes”.

    Premesso che non ho da proporre nessuna alternativa a ciò, e che forse in effetti quella proposta è l’unica in questo momento praticabile, credo che sia un grande rischio “incalzare il populismo sullo stesso piano da questi scelto”. Non credete che forse i cittadini preferiscano l’originale e che così facendo rischiamo di collezionare un altro fallimento (questa volta mortale e perenne)?

    • Lord Attilio

      No perché bisogna spiegare con calma e pazienza alla gente non che il governo è fasciorazistanazista ma che non è coerente nella sua impostazione popolare. Solo così puoi essere preso sul serio. Altrimenti ci si accoda a quelli che difendono il povero Mattarella e hanno orrore di Salvini perché vuole togliere le criminali sanzioni sulla Russia e non perché vuole spazzare via il welfare italiano.

  • foster

    concordo pienamente con Fred e Luc.
    sarebbe ora di rialzare la testa contro guerre eserciti e Nato.
    temi da troppi anni ormai completamente dimenticati.
    capisco non sia facile (ossia, credibili) presentarsi oggi su certe tematiche (specie e meno che meno quando si sta con gli imperialisti guerrafondai americani-israeliani-sauditi pur di farsi belli per un viaggetto ed un selfie coi loro servi mercenari curdi), ma protestare contro guerre, espansionismo ed aggressività Nato e spese militari è assolutamente doveroso

  • Non so, questo articolo non mi convince. Non è tanto l’esortazione a non rifugiarci nell’ideologia, che mi lascia freddo e mi suona rituale, bensì il fatto che non vi sono “istruzioni per l’uso” spendibili.
    Il populismo ha fatto carte, ori, primiera e un bel pezzo di napola, in soprammercato, ma è del tutto evidente che non darà risposte al paese che non siano la continua proposizione di nemici interni ed esterni sui quali concentrarsi, per distogliere l’attenzione dal fatto che nessuna delle promesse verrà rispettata.
    Quello che però emerge è che la contemplazione del trionfo dell’avversario è condita da una sorta di subalternità strategica,
    Si dice chiaramente che il populismo ha trovato il registro comunicativo vincente, e a me pare che se ne faccia discendere, ma in modo ellittico e opaco, la necessità di scimiottarlo quel registro, per ricalcare canali efficaci, però non può funzionare.
    Il governo in carica, ed i partiti che lo esprimono, hanno vinto agitando argomenti che non intendono affrontare, o che affronteranno causando guasti gravi e che faranno arretrare ulteriormente le condizioni generali.
    Dovremmo, io credo, evitare di proporre un’azione confutativa delle loro proposte ricalcando il loro programma, e concentrarci sull’identificazione dei punti chiave da affrontare e risolvere, secondo un’analisi solo nostra, che ci dia la dignità di qualcosa che ci manca da troppo tempo: l’iniziativa strategica.
    Il fatto è che manchiamo di una dimensione organizzativa che sia identificabile da parte dei possibili interlocutori e destinatari.
    Non credo sarà possibile costruire “alternative praticabili” senza prima costruire una “casa”, e questa casa si affloscerà subito se non saremo in grado di abbozzare un piano d’intervento. Un bel casino.

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>