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Tanto tuonò che piovve

Nel tentativo di salvaguardare il rispetto dei vincoli europei da parte dell’Italia ieri sera Mattarella ha fatto un favore enorme tanto a Salvini quanto a Di Maio, traendoli d’impaccio e regalando loro un capitale politico che, se non sono stupidi (e, ahinoi, non lo sono), potranno agevolmente incassare di qui a qualche mese, quando il paese sarà nuovamente chiamato alle urne. E quando il frame entro cui si giocherà la partita elettorale sarà quello dello scontro verticale (ovviamente fittizio) tra popolo ed élite, tra sovranità democratica e diktat europei, con buona pace di quanti vorrebbero ricondurlo sull’asse orizzontale centrodestra vs centrosinistra. Scampati alla prova dei fatti ai due ora non resterà da far altro che cannibalizzare ciò che resta del blocco europeista già in via di sfaldamento. Sinceramente le ricostruzioni dietrologiche che in queste ore riempiono le pagine dei giornali ci appassionano poco, così come il fatto che Salvini sia riuscito ad imporre o meno ai cinque stelle la sua linea oltranzista, o il clamore suscitato dal curriculum di Conte, oppure dall’insistenza nel voler affidare ad un keynesiano di destra il ministero dell’economia. Quello su cui dovremmo interrogarci è invece perché un moderato di 82 anni sia improvvisamente assurto a feticcio dello scontro contro l’Europa dei Trattati nell’assoluta latitanza della sinistra di classe. Infatti, se c’è una cosa che emerge con estrema chiarezza da tutta questa vicenda, è che la vera natura dell’Unione Europea si sta finalmente imponendo come questione centrale nel dibattito pubblico senza che vi sia una forza di classe che abbia la stazza o l’autorevolezza per far sentire autonomamente la propria voce in merito, per indicare un proprio punto di vista. Anzi, a giudicare da alcune reazioni, il rischio è che volenti o nolenti ci si ritrovi addirittura allineati dietro Mattarella quale ultimo baluardo della democrazia, visto che in questi giorni abbiamo letto e sentito definire il mai nato governo giallo-verde come “quello più a destra della storia d’Italia”. Potremmo stare qui a discutere per ore su quanto sia più di destra comprimere i salari, precarizzare il lavoro, disarticolare la contrattazione collettiva, imporre il sistema previdenziale contributivo, alzare l’età pensionabile, privatizzare i servizi pubblici, distruggere il welfare, abbandonare a se stesse le periferie, fare accordi per i lager in Libia, bombardare a destra e a manca, ecc, ecc. Tutte cose fatee con il centrosinistra, e alcune anche con la sinistra radicale, al governo. Ma il fatto è che non è questo il piano su cui si produce lo scontro agli occhi dei subalterni e, purtroppo, il non averlo capito per tempo ci costringerà nei prossimi mesi a non poter essere altro che spettatori di questi balletti politici. Per paura di essere tacciati come “sovranisti” o nostalgici dello stato nazione ci si rifiuta di assumere una posizione netta ed inequivocabile sulla gabbia dell’Unione Europea, senza comprendere che entrambe i termini del discorso sono fuorvianti, oseremmo dire per certi versi addirittura sballati. Nella complessa (e approssimativa) architettura istituzionale europea non c’è alcuna sovranità nazionale da recuperare, quella non è mai stata messa in discussione, quanto piuttosto la possibilità di poter decidere della politica economica di un paese in un ambito in cui i rapporti di forza tra le classi siano meno svantaggiosi per i salariati. Ci sembra di poter dire quindi che quello che muore, in questo passaggio, non è lo stato nazione, coi suoi confini e il suo monopolio della forza (come ci insegna la vicenda della gestione dei flussi migratori) ma lo stato sociale come strumento della mediazione tra le classi.

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21 comments to Tanto tuonò che piovve

  • Giuliano

    Ottima analisi! Condivido!

  • Ingmar

    Ciao, ecco a mio modesto parere, verissimo che si sono spostati i termini dello scontro, con la classe che sparisce e l’impostazione popolo, sovranità, stato nazionale contro poteri forti e identificazione del nazionalismo con interessi del popolo a prescindere dalla distribuzione della ricchezza, come dimostra l’aver accettato il compromesso sulla flat tax e la Lombardi che farnetica di un’alleanza vera e propria con la Lega sulla base pseudoobiettiva “oltre destra e sinistra” che si sia dimostrata una “forza di popolo”.
    In parte però è perchè si è identificato l’Europa, perlomeno questa Europa ed i suoi burocrati e chi ritiene imprescindibile la lealtà assoluta verso i suoi vincoli, con la strenua difesa di un sistema che fa gli interessi del capitale puro, delle multinazionali, delle grandi imprese, della finanza speculativa (ecc. in breve, mi rendo conto che per brevità devo banalizzare molto :^)
    della schiavitù salariale.
    Cose che il Pd, portando il nome della “sinistra” ha abdicato, creando la disillusione di una gran parte del suo pacchetto di voti,
    Cinquestelle, pur rimanendo vaghi sulla questione del lavoro, hanno fatto una grande campagna su questi temi e l’hanno in parte privata della connotazione divisiva di destra e sinistra, forse unico aspetto positivo di tutto ciò (non perchè non significhino storicamente qualcosa), oltre alla casta ed il complottismo e le fake news, che acquistano credibilità, pur a torto, con l’asservimento delle info ufficiali, come i ciarlatani l’acquistano con l’asservimento della medicina ufficiale agli interessi delle case farmaceutiche, hanno inserito il tema del ripristino dell’articolo 18. Poi l’ambiente, il No tav, l’acqua, l’impegno per il referendum, condiviso dalla Lega è vero, ma fare di questo un’accusa lo ribattezzero con “la fallacia dell’accozzaglia (cit. Renzi)” (tipo “vuoi votare di no, ti rendi conto che stai votando con Salvini?” :D )
    Tuttavia il caso Farage ha dimostrato che la questione immigrazione, solo in parte rimossa dall’asse reazionario della guerra tra poveri (che poi è l’esercito di riserva per chi ha letto Marx, solo però sulla questione migranti economici) e l’antieuropeismo sono e possono diventare gli assi portanti di un programma che sembrava invece ben più ampio. La loro fallacia è, se loro si ritengono l’argine alle destre, ma poi vanno dove tira il vento quando si tratta di alleanze e fisiologicamente le forze populiste immediatamente adiacenti sono reazionarie e finisci per flirtare con loro perchè “più vicine al popolo” troverai che solo la questione anti immigrazione ed antieuropeismo sarà l’asse portante che li unisce.
    Va detto che ci hanno provato col Pd che ha detto no, nonostante a parole Calenda dicesse di voler cambiare il Jobs Act, anche se non reintroducento l’art 18, ma meglio di nulla.
    Quello che non mi spiego è la gente che ha criticato Renzi sulla sua politica di destra pensando di farlo da destra e criticando la sinistra, per poi votare al 32 per cento lega e forza Italia, due partiti per la Flat Tax.
    Ora non riesco a capire, molta gente vuole il liberismo, però vuole certe protezioni quali il protezionismo.

  • berja

    “Mattarella ha fatto un favore enorme tanto a Salvini quanto a Di Maio”
    avete centrato un punto fondamentale della questione.
    forse da qualche parte hanno fatto notare al presidente che non c’era molto tempo, perché la scelta più saggia sarebbe stata di far schiantare i gialloverdi contro la UE, anche se non ci sarebbe stato molto da ridere.

  • Hirondelle

    Una cosa che dovrebbe aprire gli occhi di chi lo volesse, ma non lo farà, è considerare bene come la sola obiezione elevata per bocca di Mattarella nel suo discorso domenica sera riguardasse l’USCITA DALL’EURO. L’USCITA DALL’EURO, non lo scetticismo, le riforme o qualsiasi altra cosa. No, il problema cruciale della UE e di Francoforte è quella stessa questione tabù che ha legato e lega la lingua da sette anni a tutta la loquacissimamente e vivacissimamente tetrapilectomica sinistra italiana. Da far rabbrividire.

    Salvini all’Interno alla UE andava BENISSIMO. Non un fiato sul suo nome. Ce lo avrebbero regalato con tutte le loro benedizioni, in cambio di quella insignificante moneta. Bello, no? Tanto per capire quanto la UE sarebbe, in fondo in fondo, con tutti i suoi difettucci, barriera antixenofoba antirazzista antiomofoba antifascista antilaqualunque liberocircolatoria e ispirata da benefici ideali sociali compreso il sussidio del rdc per i disoccupati che essa stessa crea. La questione cruciale che sta davvero a cuore al capitale non è quella. Non è questione di “tecnocrazia”, MA di MONETA.

    Non ci sarà forse da studiare un pochettino? Perché il liberismo estremista che sta usando la UE per tornare al potere senza freni, come ben detto nell’ultimo paragrafo del post, percepirebbe uscire dall’euro come così rischioso da mettere su una forzatura istituzionale e costituzionale e elettorale senza precedenti (quello che sta dicendo Cottarelli è forse perfino peggio di quel che dice Mattarella per non parlare del suo programma), se ” uf, tanto l’euro non ha quasi nessuna importanza e dentro o fuori non cambia nulla per gli sfruttati”? Non sarà che questa “moneta sola” a qualcosa invece al capitale serve eccome? E farne a meno lo INDEBOLISCE, quindi NON dobbiamo a nessun costo pensare di rifiutarla? E che magari ci sarebbe da tenerne conto quando poi ci si chiede perché la sinistra di classe non ha niente da dire ecc.? Cosa potrebbe dire se, tra mille paure e psicodrammi identitari, non dice anzitutto le cose come stanno neppure ORA?

    • Ingmar

      Boh, che poi non capisco, hanno accettato da sempre la Sterlina inglese finchè non se ne è uscita lei, nonostante tutte le regalie per farla restare, che vergogna, sempre pronti ad implorare con chi ha i soldi, con la Grecia, invece…
      Quindi condivido l’analisi sull’Europa che accetta anche governi populisti come quello ungherese di Orban.
      Potrei però chiedere, genuina curiousità, perchè cambiare moneta ed abbandonare l’Euro, sarebbe una questione così cruciale nel combattere i capricci del mercato finanziario e della speculazione o del neoliberismo in generale?
      Perchè come dici, è questione di moneta. Ho sempre visto le diverse monete come passare dai metri alle yarde, per dire (:, se non che si tratta di monete nazionali, dove l’Euro è sovranazionale, emesso dalla Bce, gli stati non possono fare inflazione, solo la Bce può fare “quantitative easing”. Questa è in pratica la differenza, ed il valore di ciascuna è legata alle economie nazionali o possibili svalutazioni competitive, che io comunque tendo ad avversare come bizantinismi distorsivi, che tendono a sganciare la moneta dal lavoro. Su questo ho una visione particolare che coglierò l’occasione di approfondire.
      La questione no euro la vedo appunto più nell’impostazione verticale e “nazionalista” dello scontro. Si è detto come il populismo abbia semplicemente occupato uno spazio abbandonato dalle cosiddette sinistre. Lo può ancora rioccupare anche se Pap, ho visto in alcuni video di Youtube è confusamente ed ignorantemente identificato come lista civetta del Pd, cosa completamente priva di senso, ovviamente, ma nell’era postideologica la “sinistra” acquisice le caratteristiche di chi con partito più grande che si fregiava della sua insegna, il Pd, faceva quello che ha fatto.
      Questi voti tuttavia, chiedevano giustizia sociale, equità, meno precarietà, all’atto pratico più redistribuzione. Certo una parte ha votato il reddito di cittadinanza, l’altra la flat tax, perchè mai?
      In fondo anche al nord i veri beneficiari di tale imposta sarebbero pochi. Ipotizzo che imperi una tale frammentazione di interessi che magari un disoccupato voglia semplicemente avere un lavoro e preferisca pregare che chi ha soldi e mezzi lo assuma, torni in Italia, ma sinceramente è una logica alquanto insostenibile a favore di tale sciagurato accrocchio fiscale.

      • Hirondelle

        Gesù, sull’importanza della moneta trovi tonnellate di materiale, scritto da destra, da centro e da sinistra in almeno tre o quattro continenti e lingue, dalla divulgazione più spicciola agli articoli di teoria economica. Compreso Savona. Perciò scrivo due ovvietà e non intendo più tornare sull’argomento, quindi evitiamo di piagnucolare.

        Come ben sa il capitale, la moneta serve a far circolare valore, compreso quello prodotto dal lavoro. Quindi è essenziale che essa sia controllabile a maggiore vantaggio del capitale stesso. I tassi di cambio fissi (cioè l’euro), in particolare, agevolano uno dei punti cruciali del capitalismo liberista, appunto i movimenti non controllati di capitale, perché così non si rischia più la svalutazione dei capitali stessi nel momento del passaggio dal paese dove si è investito o speculato all’altro dove si incassano i profitti o i dividendi. (Eliminazione del rischio di cambio.)
        Siamo solo noi beoti di sinistrissima che non vogliamo vedere a cosa serva.
        Questo per il cambio.

        La svalutazione “competitiva” che c’hanno tutti in testa e belano come le pecore è nient’altro che un tipico mantra liberista che ovviamente la sinistra idiota ha fatto proprio in una delle sue tante orgie autocolpevolizzatrici. Infatti lo trovi a iosa su tutta la stampa borghese, a partire da Repubblica, che è sempre stata, per bocca di Scalfari, alfiere dei tagli allo stato sociale e del “risparmio” da parte dello stato.

        Semplicemente, quando il tasso di cambio non è fisso, il prezzo di una moneta all’estero dipende dalla domanda e dall’offerta che ci sono di quella moneta. Tipicamente la moneta di un paese è richiesta all’estero quando si vogliono comprare i prodotti che quel paese produce. Se la moneta di un paese costa troppo rispetto a quanto è richiesta, nessuno la comprerà per poter poi avere i prodotti di quel paese, che vanno comprati nella sua moneta, che quindi a quel punto si svaluterà, cioè verrà offerto di comprarla a meno. Ad esempio se prima ci volevano due franchi per una peseta adesso ne viene offerto uno e mezzo, cioè la peseta si svaluta rispetto al franco e quindi i suoi prodotti all’estero costeranno meno. A quel punto si ricomincerà a comprarli. Viceversa se il tasso di cambio è fisso, per vendere i prodotti di quel paese all’estero sarà necessario farli costare meno in altro modo. Per esempio, puoi farlo tagliando i salari, e a questo si arriva o con Mussolini (che infatti voleva pure la lira a quota fissa 90 sul dollaro), o precarizzando il lavoro, tagliando i servizi pubblici dove il lavoro è più garantito, rendendo più facili i licenziamenti e mantenendo alta la disoccupazione, magari con il sussidio del reddito di cittadinanza perché costoro non diano troppo fastidio. Il rdc lo teorizzava a questo scopo il consigliere economico di Pinochet, tal Friedrich von Hayek, al posto della piena occupazione e dello stato sociale, e è una cosa tanto ma taaanto di sinistra rivoluzionariabuonaesolidale, signora mia, la libertà dal bisogno, l’affrancamento dal lavoro, oh come godo, proprio.

        Ma, si dirà: e io vendo all’interno di un paese, mica ho bisogno di esportare a tutti i costi. E invece no! non puoi più vendere all’interno perché chi prima comprava è diventato troppo povero, troppo precario e troppo preoccupato del futuro per comprare. Figo!!! Fighissimo, finalmente! Facciamo il ritorno alla terra, la decrescita idiota, rifiutiamo il consumismo, fottiamo il capitale, mangiamo le foglie di ravanello e le bucce di pomodoro anziché buttarle… viaggiamo nel cortile di casa chiacchierando col vicino chenoncisiparlamaioggi… ci sto! chissene delle merci che sono una robba bruuutttissimaaa… la rivoluzione comincia dai cambiamenti individuali!!! E invece no due volte.

        Perché ogni paese, sì, anche il più RIVOLUZIONARIO e RIVOLUZIONATO, ficchiamocelo in testa, ha bisogno (o voglia, si pensi ai viaggi all’estero, che sono importazioni nel senso che compriamo, cioè importiamo, il costo di un albergo o di un panino prodotto all’estero) di importare ciò che non ha e lo può fare procurandosi la moneta dei paesi che invece hanno ciò che gli serve.

        Quindi, se vuoi continuare a esportare e hai un cambio fisso per tua insipienza e somma idiozia davanti alle tattiche applicate dal capitale, e ce l’hai perché l’unica cosa che sai di economia te la fai dire da Scalfari con la “svalutazione competitiva” e poi ci aggiungi un paio di tonnellate di moralismo sovrastrutturale, il che è sempre mooooltoooo rivoluzionario e soprattutto moooolto figo, devi fare in modo che i tuoi prodotti costino sempre di meno per venderne all’estero sempre di più, altrimenti sei costretto a chiudere le fabbriche, gli alberghi, qualsiasi industria, appunto. Per cui, per continuare a avere un’attività economica che minimamente regge e ti dà da mangiare, devi TAGLIARE sempre di PIU’ i SALARI e i SERVIZI, perché NON hai nessun’altra cosa su cui agire per regolare il prezzo dei prodotti e della moneta. Pure se c’hai il governo su cui c’è scritto “Salvini wanted, no borders, all brothers”, che bello. Poi se all’estero per un qualsiasi motivo, ad esempio una crisi o la comprensione del fatto che i tuoi prodotti sottocosto stanno rovinando l’industria locale nel paese estero e quindi lì creano DISOCCUPAZIONE (bello, internazionale e solidale, no?), nessuno compra più quello che produci, stai fresco.

        Si chiama(va) lotta di classe.
        Il nazionalismo non c’entra un accidenti.

        Fine.

        (Ho detto FINE.)

      • Ingmar

        Ciao, allora, non ce l’hai con me, giusto? Si tratta solo del tono empatico, che condivido, della risposta per centrare il punto.
        Se mi consenti una battuta accolgo il tuo invito a “evitiamo di piagnucolare”, ma dobbiamo essere in due ;) . Se ti riferisci al futuro, è un altro discorso.
        Capisco mi hai identificato con quella sinistra di maniera e così via, dove la Boldrini si sta in questi momenti preoccupando del sintomo, giusto, il populismo cattivo ed estremista, non di cosa lo causa, pessima comunicazione, cattiva fede, davvero fa allibire… Neanche dire che è l’altra faccia della medaglia di un estremismo filo finanziario e, chiarissimo di smantellamento della dignità del lavoro.
        Nell’era di internet è difficile, ma ho tentato, evidentemente fallendo, di esprimere una genuina ed umile curiosità verso il tuo parere, capisci, mi sono aperto ad esso, mentre devi aver pensato alla solita insinuazione sarcastica.
        Sapevo più o meno di questi aspetti della svalutazione competitiva, ma mi hai aperto su questo punto del tasso fisso a protezione degli investimenti di chi delocalizza e specula, premiando di fatto la sua lotta contro il lavoro ed i sindacati, balordo. Ti ringrazio di questo e credo di condividere.
        Premetto di non seguire le sirene di Repubblica sulla tutela dei risparmiatori, delle pensioni acriticamente, anzi tutt’altro, questa contrapposizione di interessi deve trovare uno sbocco ed un’alternativa, perchè davvero sembra un diversivo per dividere e appunto frammentare gli interessi. Non sono onniscente, un’idea alternativa la sto maturando, rifiuto quella tesi, però non posso dire per partito preso che è falsa senza un argomento preciso in mente. Sia chiaro che è responsabilità mia espandere la mia conoscenza in tal senso, ci mancherebbe che la stia scaricando su di te :D .
        Sulla svalutazione sì in effetti è atta allo scopo di far pagare meno un prodotto quando la moneta è richiesta senza invece svalutare il lavoro per vendere sottocosto.
        Premettendo che il mio scetticismo è sempre presente in tutti questi affidamenti acritici a sistemi simbolici e convenzionali, ma non hai torto sul fatto che questi ragionamenti stanno prossimi a zero quando serve una soluzione pratica interna al nostro contesto, con tutte le sue sovrastrutture.
        Mi spiego, questo sistema da quanto mi dici va usato in modo accorto per riequilibrare i tassi di cambio, specie quando si ha un’economia forte (data dalla richiesta, come dici). I suoi rovesci li conosciamo, lo svalutare il risparmio in assenza di un contratto che copra il tasso d’inflazione, lo svalutare il lavoro precedente ad essa, che non discuto possa essere poca roba se effettivamente evitasse la svalutazione del lavoro per competere.
        Poi ogni importazione avverrebbe ad un costo più alto, dico bene, bilanciando, nel bene e nel male questo effetto, scaricandosi nei costi delle spese correnti. Con la scala mobile, eliminata da Craxi, almeno gli stipendi dovevano adeguarsi all’inflazione, il perchè sia stata tolta lo sappiamo bene. Però ci indica che la redistribuzione di questi aumenti dipendeva come sempre da chi era in potere di chiederli, imprese, fornitori così come generi alimentari.
        Ovviamente, correggimi se sbaglio, tali strategie sono continuamente adattate alla bilancia import – export.
        Alla lunga tuttavia, dopo un po’ di tempo questi tassi di cambio defaultano all’atto pratico ad una semplice conversione di unità di misura, ovviamente dopo qualche assestamento, a volte benefico, a volte traumatico.
        Alla fine 1800 lire valevano un dollaro, ed il lavoro per guadagnarlo era simile.
        La mia perplessità è che ci allontani dal problema di questo tipo di economia, ovvero fare in modo che il lavoro di una persona torni ad essere concretamente raffrontato al lavoro di un altro, soprattutto il tempo, mi rendo conto che è “utopia” ma non è una buona ragione per non perseguirla.
        Non ho parlato di non esportare, ma capisco ciò a cui ti riferisci.
        Mi dico che forse il problema è nei rapporti di produzione e nel modo in cui l’impresa diventa padrona del lavoro e la conseguente concentrazione dei guadagni, che è decisa da un diritto alquanto arbitrario che definisce la proprietà privata in determinati termini. non di tratterebbe nemmeno di abolirla, a mio modesto parere, ma di ridefinirla.
        Non so se Leu si renda conto che ciò che colpisce ora Savona, colpirebbe chiunque solo si azzardasse a toccare certi rapporti gerarchici economici, tutto circostanziato dai trattati, dove la proprietà sregolata nella modalità attuale ed i rapporti di forza che in genera verso i lavoratori vengono cristallizzate e rese intoccabili.
        Mi rendo conto, che a breve termine non si può escludere di utilizzare questa pur a mio parere inelegante strategia (ma l’ineleganza è il meno davanti a chi non ha nemmeno scrupoli eh), per evitare di dover competere al ribasso. Io ho ipotizzato anche dazi selettivi per aziende estere che svalutino il lavoro, se non delegittimazione e premi invece per chi non lo fa, in modo che si abbia un economia globale di importazione – esportazione ma con delle regole, mi rendo conto che è complesso.
        L’altro aspetto, l’azione individuale non va sottovalutata, ed è imprescindibile in un discorso anarchista di possibile azione di cambiamento coordinato dal basso. Lo stato è un altro mezzo e in effetti stiamo parlando di possibili politiche statali.
        A presto e grazie.

      • Hirondelle

        Allora cercati del materiale sul ciclo di Frenkel. Non solo wikipedia, dice poco o niente. Paragona più fonti, almeno una decina. E studia duro, più che a scuola. Sintetizza, appunta e ripeti. Spiegalo a qualcun altro e controllate se ha (avete) capito.
        Buona fortuna.
        Fine.

  • alias

    la facciata (usata da specchietto) del problema è “l’euro/Europa”.
    Ma la sostanza del problema è stato “la NATO/Europa”.

    Se non vi siete (nemmeno) accorti che del citato “atlantico” presidenziale e (nemmeno) del (finto) “silenzio” americano… beh: fate rewind e fateci caso.

    Nessun problema al “sovranismo” per lor signori, ma se il sovranismo è accompagnato da “ripensare e ridurre le partecipazioni militari all’estero” (specie adesso che Trump sta chiedendo soldi e uomini a tutti per la grande campagna russofoba e anti-Iran, con l’attacco prossimo venturo al Donbass in concomitanza dei giochi a Mosca) allora il gioco cambia e le colonie non possono permettersi tentennamenti.
    meno che meno nell’area mediterranea dove la NATO già c’ha qualche problema di affidabilità e tenuta sul fronte Turchia.

  • ALYAKSANDR LUKASHENKA

    “Potere al Popolo”, relativamente alle proprie dichiarazioni mediatiche sugli avvenimenti di questi giorni, tenta di tenersi il proprio elettorato senza espandersi, vuoi per scelta strategica sbagliata vuoi per inadeguatezza ideologica. Peraltro una diversa strategia sul modello di quella del “Partito comunista” consentirebbe loro di mantenersi in tutto e per tutto autonomi dalla destra del MoVimento 5 stelle e della lega Nord e di offrire una proposta politica assolutamente allettante

  • Brigante

    Condivido pienamente il fondo dell’analisi ma sono del tutto in disaccordo con la premessa: “Nel tentativo di salvaguardare il rispetto dei vincoli europei da parte dell’Italia ieri sera Mattarella ha fatto un favore enorme tanto a Salvini quanto a Di Maio”.
    Io credo che il calcolo politico di Mattarella (o chi per lui) sia stato piuttosto cinico. In questi 4-5 mesi che ci separano dal voto, l’Italia sarà preda di un attacco finanziario speculativo stile 2011. Spread, crolli di borsa, banche in sofferenza saranno sulle prime pagine di tutti i giornali e infatti Repubblica ha già cominciato la campagna di terrorismo. Contrariamente a quanto si possa pensare l’instabilità e soprattutto la paura fanno il gioco di chi si propone come garanzia del sistema e della stabilità. L’esito post-elettorale dipenderà molto dall’atteggiamento della Lega. Se, come penso, finirà per mitigare i toni(cosa che in fondo Salvini sta già facendo) avremo una solida maggioranza di centrodestra con il PD che giocherà di sponda a fare l’opposizione per riprendere consensi. Altrimenti, ipotesi meno probabile, FI troverà il pretesto di rompere con la Lega e avremo un Renzusconi. Una cosa per me è quasi certa e possiamo giocarci una bottiglia di vino: il M5S alle prossime elezioni prenderà moooolti voti in meno rispetto al 4 Marzo.

    • Ingmar

      Interessante, come mai a tuo parere la Lega ci sta guadagnando di più di M5s? Mi sembra che sia perchè sta soffiando voti a FI che si è schierato con Mattarella, mentre forse M5s sta perdendo quelli di sinistra diciamo?
      E’ possibile, vista anche la comunicazione di Leu in questi momenti e la rinuncia quasi totale alle proposte mirate ai problemi “materialisti” ed all’analisi economica, stringendosi invece all’accorada difesa delle istituzioni, che si stia votando per disperazione qualunque cosa sembri un’alternativa a questa gabbia?
      Quello che mi chiedo è però come faccia a votare la flat tax una persona che si preoccupi degli effetti dell’asservimento alla UE, voglio dire, entrambi sono a tutela dei più abbienti :D ! La flat tax pure più smaccatamente.
      E’ possibile che si tratti di uno spostamento delle priorità, come quando si vuole arrivare ad un obiettivo e non si vede il resto? Se per dire vieni convinto che il disagio venga dai migranti e uno si propone di espellerli, non stai neanche a chiederti se costano di più quelli o la flat tax?

      • Brigante

        Da un punto di vista prettamente elettoralistico e propagandistico la Lega è riuscita da un punto di partenza minoritario (metà dei voti rispetto al M5S) a qualificarsi come elemento alla pari se non addirittura maggioritario rispetto al M5S. E, per la prima volta in 25 anni, a relegare Berlusconi in un angolino. Sicuramente la Lega drenerà moltissimi voti da FI. E i dirigenti di FI, che sprovveduti non sono, hanno capito che se vogliono salvare la poltrona l’unica strada è accettare il ruolo di alleati minoritari delle Lega come dei Meloni qualsiasi. In questo contesto il M5S rischia di perdere voti da tre parti del proprio elettorato. In ordine di quantità di voti: il voto di protesta anti-europeo e sovranista che in parte rischia di finire a Salvini che ha fatto la parte dell’uomo forte (Salvini!!! mah); il voto di protesta da sinistra che andrà a rimpinguare l’astensionismo; una piccola quota di indignati cronici che non hanno digerito l’alleanza con Salvini. Una cosa è certa: il M5S, in termini di consenso, aveva bisogno di governare qui e subito! Per questo Di Maio credo sia stato particolarmente fesso. In tutto cio’ è del tutto incomprensibile l’atteggiamento del gruppo dirigente del PD che in questa fase avrebbe potuto campare di rendita sui problemi dei 5S. E che invece dimostra di essersi talmente appiattito sul renzismo (a prescindere dalla linea politica generale) da non poterne uscire.

    • Ingmar

      E per inciso il brand “sinistra” sembra ormai venire identificato con questa gabbia, a torto (ma non del tutto), ma con qualche ragione, se non si generalizzasse. L’impotenza davanti ai vincoli europei forse e la conseguente vaghezza delle promesse, appaiono poco credibili.
      Penso vogliano rifarsi ai modelli scandinavi, perchè comunque sembrano molto meno peggio, ma lo permetterebbero con questi bilanci?

      • Brigante

        Se parli con il 90% delle persone comuni (intendo non militanti o appassionati di politica) e chiedi a chi pensano parlando di Rifondazione Comunista ti rispondono “Bertinotti”. Scrivo questo giusto per rispondere al fatto che il brand “sinistra” sia identificato con i vincoli europei. Ci sono danni storici che non si risolvono giusto scrivendo un programma.

  • berja

    @Hirondelle: ottima spiegazione, grazie, ma la quota 90 era sulla sterlina che all’epoca era la moneta di riferimento negli scambi internazionali.

    • Hirondelle

      Grazie, hai ragione. Chiedo scusa dell’errore. Con l’occasione magari possiamo notare quanto, ma quanto gli sprezzabili diritti borghesi, come il suffragio universale, siano INDIFFERENTI al capitale, il quale non pensa minimamente a sopprimerli o neutralizzarli se per caso – chissà poi come mai, eh – essi dovessero minimamente mettere in dubbio la sua incontrastata prepotenza. Anzi, volta la testa e lascia fare, tanto che vuoi che gl’importi di questi balocchi al capitale???

      In queste ore la minaccia dei commissari Oettiger e Moscovici perché Cottarelli, cioè il FMI, abbia la maggioranza in Parlamento e massacri a cavarsene la voglia, avrebbe molta meno forza se non fosse, com’è ora con l’euro, la BCE, bensì la Banca d’Italia a comprare il debito pubblico italiano su richiesta del governo, decidendo quindi dei tassi di interesse da pagarci, anziché vedere inermi la BCE instaurare i governi del continente nella maniera più brutale con la minaccia appunto di far alzare i tassi di interesse rispetto a quelli degli altri paesi (spread). Un keynesiano di destra (definizione azzecatissima) avrebbe tentato quantomeno di smontare questa minaccia e se ci fosse riuscito avrebbe potuto offrire uno strumento in più per premere socialmente su un governo futuro libero di fare alcune scelte economiche senza il ricatto BCE. Cottarelli no.
      No, ma tanto “è solo una monetaaaa, Italia razzistaeimperialista, cazzo!”. Delle due affermazioni una è falsa, ahimé. Che facciamo, andiamo a farci massacrare in piazza come i Greci davanti al memorandum perché è così che si fa e soprattutto si vince? Famo l’Argentina? Dài. Belloooo, soprattutto utile. Soprattutto molto consapevole del contesto.
      Geni. Geni. Geni!

  • Angela

    il tallone di ferro e l’urna

    “Votate chi volete voi ma se gli eletti, non sono di gradimento ai mercati , a Bruxelles e al FMI, i tuoi voti non valgono un cazzo; vi manderemo alle urne fino a quanto non imparerete a votare come vogliamo noi”.
    Fu cosi anche con il referendum in Grecia il 5 luglio 2015 contro le politiche della Troika (61.31% )
    In Italia, il piddino presidente Mattarella:
    fa fallire la formazione e il varo del nuovo governo Lega M5S, votato da 17 milioni di elettori, il 4 marzo, perché:
    la nomina di un ministro, non per immoralità o conflitto d’interesse, ma per opinioni economiche discordanti con gli interessi di Germania e Francia, non è gradita ai mercati e ai forti di Bruxelles.
    Mattarella così , investe un non-eletto, agente del FMI , a capo del governo fino alle prossime elezioni.
    PD , CGIL &c…si candidano a guardia repubblicana di “mano di forbice” che garantirà fedelta ai trattati internazionali di austerità.
    Trattati dolorosi si; ma da onorare, ripeteranno con orgoglio che evoca l’onore de “i repubblichini di Salò”che, nonostante morte e fame, per mantener fede ai trattati continuavano la guerra per la Germania e massacravano il popolo italiano.
    . Ma?
    . ..c’era la Resistenza partigiana.
    Ai mercati e ai loro rappresentanti, Merkel, Macrò…e al piddino Mattarella l’ onore per una volta, di averci svelato e regalato principi di verità: “gioca pure con l’urna; chi comanda sono i mercati, il capitale ; a te rimane il giochino di scegliere per noi fidi proconsoli e ligi fattorini”, ripetono con aristocratico disprezzo.
    Nessun spin doctor o mainstream della comunicazione sarebbe stato così bravo e in così breve tempo di spiegarci i fondamentali che reggono il sistema . Ancora grazie
    Ai lavoratori, al popolo il dovere di trovare giustizia.
    Non sarà difficile, é solo questione di tempo.
    -Non sfileremo con i nostri carnefici
    -Non moriremo per l’EURO e per Bruxelles
    -NON ci faremo camellare da chi sostiene le guerre e rifiuta l’immigrazione di ritorno e con feroce ipocrisia , vuol respingere i dannati nell’ incubo da cui sono fuggiti
    .Basta con le ipocrisie coloniali e razziste
    CONOSCIAMO I NEMICI
    NON SBAGLIEREMO

  • berja

    e, gran finale, molto rumore per nulla

    • Brigante

      Ammetto di essere rimasto sorpreso dal finale. Che siano arrivate delle “rassicurazioni” ulteriori da parte di Lega e M5S? Lo capiremo già nei prossimi mesi.

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