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La lunga attesa della sinistra elettorale

Dal 4 marzo, non appena ha iniziato a prendere forma l’abbraccio populista fra i 5 stelle e la Lega, buona parte della sinistra elettorale si è seduta sulla riva del fiume convinta di veder passare da li a breve il cadavere di quanti, pur convinti progressisti, avevano votato per il movimento di Di Maio. Il refrain con cui molti commentavano il successo grillino era che quei voti “erano nostri”, che “fossero solo in prestito” e che prima o poi “ce li saremmo ripresi”. Eppure, anche adesso che il governo con Salvini sembrerebbe in dirittura d’arrivo (Mattarella e UE permettendo) non si scorge all’orizzonte nessun figliol prodigo intento a ritornare dalla diaspora, anzi. Se dovessimo prendere per buone le ultime rilevazioni sulle intenzioni di voto dell’Ipsos pubblicate giorni addietro dal Corsera (vedi) noteremmo che i 5 stelle restano praticamente stabili al 32,6% (con la Lega che schizza al 25%), mentre Leu cala al 2,4% e la sinistra radicale non viene nemmeno presa in considerazione. Lo stesso si dica per la base grillina, che nel voto online dello scorso weekend ha plebiscitato un 94% di consensi al contratto di governo. Come mai questo disvelamento della “reale natura reazionaria” del 5 stelle non ha prodotto gli smottamenti che si attendevano tanto nella loro base quanto nel loro elettorato? Eppure nelle scorse settimane la stessa Repubblica aveva provveduto con diversi articoli a dar voce alla delusione di quella parte dell’intellighenzia di sinistra che, prima del voto, aveva fatto outing, dichiarando il proprio sostegno a Di Maio.
Il fatto è che tutti questi ragionamenti poggiano su un equivoco di fondo e su un conseguente ribaltamento del rapporto di causa ed effetto. La sinistra (più o meno radicale) non scompare elettoralmente perché cannibalizzata dai 5 stelle e il successo del movimento fondato da Grillo, e più in generale del populismo, non è la causa del suo fallimento quanto piuttosto una conseguenza, più o meno diretta, della sua inadeguatezza. La rottura elettorale tra la sinistra e il suo popolo avviene ben prima che i 5 stelle prendano forma ed ha radici materiali e politiche con cui si continua a non voler fare i conti e su cui evitiamo di tornare per brevità. Bisognerà però finalmente prendere atto che quello grillino non è “il nostro popolo che sbaglia”, e non lo sarà più per un bel pezzo. Perché il popolo non esiste in quanto tale, non è un’entità oggettiva né una comunità organica, ma una costruzione politica frutto di una battaglia per l’egemonia dei subalterni e fra i subalterni. E se questa battaglia nemmeno la si combatte, difficilmente la si potrà vincere.
L’esempio più emblematico al riguardo è forse quello del reddito di cittadinanza. Una delle chiavi di interpretazione del voto del 4 marzo è stata infatti che i 5 stelle avessero vinto al Sud perché avevano messo nel loro programma il reddito per tutti. Quindi sarebbe bastato fare altrettanto per replicarne il successo. Il risultato è stato che nemmeno un giorno dopo erano già tutti impegnati a tentare di scavalcare i grillini a sinistra, criticando la “moderazione” della loro proposta e indicando la necessità di misure più drastiche e assegni più sostanziosi. Senza domandarsi perché una delle rivendicazioni storiche della sinistra post-marxista, e che in oltre 40 anni non era stata capace di mobilitare alcunché se non i militanti più stretti, fosse diventata improvvisamente una proposta credibile per milioni di italiani. Scriveva Karl Kraus che “le buone opinioni non hanno valore, ciò che conta è chi le ha”, ed in questo caso è esattamente così. La credibilità non sta nella proposta in sé (qui e qui cosa ne pensiamo) ma in chi la propone e, soprattutto, nella sua capacità di intercettare, anche se in forma alienata, quella domanda di “protezione” che proviene da ampi strati della società impoveriti e impauriti dalla crisi e dalla globalizzazione. E il fatto che agli occhi dei subalterni oggi risulti più credibile di noi “un così piacevole miscuglio di ciarlatano e di profeta” è esattamente la misura della crisi politica in cui siamo immersi.

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5 comments to La lunga attesa della sinistra elettorale

  • Fred

    miei amici e compagni, in questi giorni tutto il mainstream occidentale, le classi dominanti, l’egemonia liberista, banchieri, opinion leaders, ministri, europeisti convinti, giornalai e paggi di corte e di sistema si sono sperticati nel trovare il motivo per il quale quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi ovvero la formazione di un governo lega5s fosse un abbaglio e un grave errore. I nemici dei miei nemici sono i miei amici, ecco non faccio certo il tifo perché lega+m5s riescano nelle loro programma che non mi sembra prenda in seria considerazione le istanze a cui io mi riferisco, ma, oggi, vedo gli ex parlamentari tutti, quelli che c’erano fino al 4 marzo come delle mummie, degli zombie, esseri allo sbando, cazzari che brancolano senza meta e senza appigli. questo lo posso attribuire al risultato delle votazioni del 4 marzo. siccome la storia non si ripete, credo che per coloro che hanno prodotto i risultati che ci hanno portato a questa situazione si farà difficile ogni giorno di più, in fondo lo spero e per questo non faccio il tifo per legam5s ma mi auguro che ce la facciano.cambierà lo scenario, probabilmente le stesse classi dominanti si faranno, forse lo stanno già facendo, ghostwriters delle riforme del nuovo governo, aspetto che a sinistra, quaggiù, risorga il nostro popolo.

  • Eduardo D'Errico

    Condivido totalmente. I 5 stelle ( per i quali ho votato senza problemi, ma ho 73 anni e non posso aspettare la ricostruzione del comunismo ) non li ha inventati Grillo, ma gli eredi del PCI quando hanno abbandonato le classi subalterne come cani sull’autostrada, scegliendo la borghesia “modernizzante” degli anni ‘ 80 e ‘ 90 .
    La fuoriserie berlusconiana le ha raccolte, e in una ventina di anni le ha compattate e omologate nelle nuova Grande Massa Subalterna, ; operai senza più la classe, pensionati al minimo, piccoli imprenditori e bottegai tassati , giovani precari, disoccupati, in nero, tutti unificati dalla sensazione di impotenza, dall’impossibilità di agire collettivamente frutto dell’isolamento individuale,dalla difficoltà di sviluppare spirito critico senza un’iniezione di “coscienza” dall’esterno. Lo strumento per il consenso di massa è inevitabilmente, in queste condizioni, quello populista. Che del resto fu inaugurato già da Craxi, e proseguito alla grande dalle TV berlusconiane. I cinque stelle utilizzano lo stesso strumento, per opporsi all’ establishment partendo dalla screditata casta politica. Questa oggi è caduta, agli occhi dei subalterni, sotto il peso delle sue nefandezze e del degrado sociale ed economico che ha prodotto da esecutrice dei diktat del mercato e della troika. Non credo che oggi ci sia spazio per una posizione “terza”, pur conoscendo la natura fascistoide della Lega di Salvini ( ma gran parte degli operai francesi votano per il FN ). Forse va considerata la vecchia frase di Grillo : “è grazie a noi che in Italia non sfonda Alba Dorata”. E forse è grazie ai 5 stelle oggi se la Lega di Salvini non è maggioranza assoluta( e può essere in qualche modo addomesticata).

    • Ingmar

      Cosa ne pensi però che fossero d’accordo per la flat tax accantonando la modifica al Jobs act? Non veniva meno un elemento portante?

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