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Gli scioperi, quelli veri

 

Tra aprile e giugno – tre mesi – i sindacati francesi hanno proclamato 36 – trentasei – giornate di sciopero in tutto il settore ferroviario nazionale. Una ogni tre giorni. Il tutto, «in un clima crescente di tensione sociale, [dove sciopereranno] anche il personale di Air France, i netturbini e alcuni lavoratori del settore energia» (qui). Per cogliere lo stato di putrefazione della nostra democrazia basterebbe una notizia come questa: quello che altrove viene considerato possibile, qui sarebbe trattato alla stregua di un colpo di Stato. Per due scioperi ravvicinati nel settore trasporti la famigerata «Commissione di garanzia sugli scioperi», inutile ente che in confronto il Cnel è un servizio di prima necessità, dichiarava a gennaio: «Registriamo un numero elevato di scioperi in pochi mesi, questo perchè le regole attuali consentono ai sindacati di qualunque entità, di qualunque rappresentatività di proclamare lo sciopero purché rispettino l’intervallo di dieci giorni. Noi, come Autorità, proprio per ridurne il numero, stiamo predisponendo, seguendo le procedure della legge, una nuova regolamentazione (e sarebbe un risultato enorme) per distanziare l’intervallo tra uno sciopero e l’altro, così da evitare, in città in particolare sofferenza come Roma o Napoli, di avere due scioperi al mese». Due scioperi al mese, rispetto a uno sciopero ogni due giorni per tre mesi.

Leggendo o ascoltando in tv la notizia, a risaltare sono due frame discorsivi stabilmente reiterati: il primo, che quella dei ferrovieri sarebbe una «corporazione», paragonabile quindi ai tassisti; il secondo, che questi si batterebbero per «difendere privilegi», ovviamente corporativi. Certo, se paragonati ai diritti lavorativi di qualche rider di Foodora o di Amazon, quelli dei ferrovieri francesi più che a privilegi assomigliano a vere e proprie prerogative regie: lavoro a tempo indeterminato, pagato regolarmente secondo contrattazione collettiva nazionale, protezione dai licenziamenti ingiustificati, malattia e ferie comprese in busta paga. Insomma, quello a cui oggi si può sognare vincendo al gratta e vinci qualche anno fa era compreso nei diritti contrattali di ogni lavoratore dipendente. Però tutto questo ha ormai una sola parola: privilegio.

Eppure, leggendo la cronaca che ne dà Il Post, non certo ideologicamente solidale con i lavoratori in lotta, si legge: «La riforma prevede l’abolizione dello Statuto dei Lavoratori della Ferrovia per i nuovi dipendenti, statuto che viene considerato più protettivo rispetto a quello della maggior parte degli altri lavoratori del paese: una volta assunti, il lavoro è garantito, le condizioni pensionistiche sono favorevoli e sono previsti altri vantaggi come il fatto di viaggiare gratis sui treni. Ma essere assunto come ferroviere, precisa Le Monde, non è facile: bisogna avere meno di 30 anni, superare vari test attitudinali e un periodo di prova che può durare fino a due anni e mezzo. Le condizioni di lavoro restano comunque spesso difficili: lavori fisici, orari notturni, fine settimana, mobilità in tutta la Francia, e questo per salari poco più alti (3.090 euro lordi) rispetto alla media francese (2.912 euro). In totale, la SNCF impiega 146 mila ferrovieri, una cifra in costante diminuzione (erano 175 mila nel 2000 e 300 mila nel 1970)».

Da questa ricostruzione si evince che: è in atto «l’abolizione», non la “semplice” riforma, dello Statuto dei lavoratori del settore; che questo Statuto «garantiva» il lavoro, concezione evidentemente irricevibile dal nuovo pathos economico liberale; che, altro peccato mortale, le condizioni pensionistiche sarebbero «favorevoli» – maledetti!; e che i lavoratori di quegli stessi treni possono prendere il proprio mezzo di lavoro gratuitamente. Ma, aggiunge sagace Le Monde, la voce del “socialismo” “riformista” francese, per essere assunto bisogna essere chiaramente raccomandato: bisogna «avere meno di 30 anni» e «superare dei test attitudinali». E noi che credevamo che per essere assunti bastasse la simpatia. Infine, il dato finale: dal 2000 i lavoratori delle ferrovie francesi sono in costante diminuzione. Perché dovrebbero protestare allora? Già, perché? Non si capisce.

Il vero motivo dello sciopero è però tratteggiato poche righe prima: «Dal 2019, la SNCF dovrà operare gradualmente in regime di libera concorrenza sui treni regionali e dal dicembre del 2020 anche sui treni dell’alta velocità. SNCF è però una società con debiti pari a circa 47 miliardi di euro, che si troverebbe nella condizione di aprirsi al mercato senza poter essere realmente competitiva». In altre parole, la SNCF rischia seriamente la privatizzazione entro due anni. Questo il motivo fondamentale per cui i lavoratori francesi stanno scioperando. Trentasei scioperi nazionali in tre mesi, mentre qui da noi siamo ingolfati di comunicati stampa del «Cgsse» autorità(?) sugli scioperi che ha l’unica funzione di reprimerli.

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1 comment to Gli scioperi, quelli veri

  • Hirondelle

    Si tratta di uno sciopero già sconfitto, come lo furono quelli contro la loi travail che inanellavano giornate isolate di sciopero a distanza le une dalle altre finendo con lo stancare gli scioperanti e non il governo che compiva i passi giuridici alacremente – e lo sciopero lo facevano dopo!
    Nel 1995 bloccarono Parigi (però scioperava anche la metropolitana), oggi, come per la loi travail, sembra una concessione inevitabile alla lotta di una categoria molto combattiva, ma avendone già deciso l’esito. Un quarto di secolo, una sconfitta secolare.

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