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Lezioni elettorali: la scomparsa della sinistra

 

Esistono nel nostro malandato paese due presidi sociali di eccezionale importanza, da tempo abbandonati dalla sinistra d’ogni colore: i bar e le edicole. Nei primi si apprende empiricamente la vox populi; nelle seconde si scorge la straordinaria complessità del quotidiano. Né i primi né le seconde bastano per capire la realtà. Ma senza i primi e senza le seconde è matematicamente certa l’incomprensione dell’esistente. Ed è solo in base a questa incomprensione totale del mondo attuale che la sinistra – parliamo qui della sinistra “radicale”, non la destra camuffata di Pd e Leu – procede soddisfatta verso la sua estinzione. Il primo grande equivoco di cui è vittima la sinistra elettorale è più o meno questo: credere, anzi: essere fermamente convinti, che nella società esista una “domanda di sinistra” a cui basta solo dare lo strumento elettorale per esprimersi. Da un quindicennio a questa parte, due mesi prima del fatidico appuntamento elettorale, riparte allegro il ragionamento inappuntabile: diamo agli elettori la possibilità di votare un cartello elettorale “veramente di sinistra”, e loro accorreranno in massa. Purtroppo, un ventennio di batoste non sono state sufficienti a capire l’errore di fondo di un’interpretazione simile. Sinistra, oggi, è sinonimo di globalizzazione, capitalismo 4.0, share economy, Unione europea, liberalizzazioni e privatizzazioni. In Italia la sinistra non è la soluzione, è il problema.

Crediamo, da tempo, che l’unica possibilità per la sinistra di recuperare internità nella classe sia quella di occupare lo spazio aperto dal cosiddetto “populismo”, interagire con quell’universo di sentimenti, percezioni e rancori ambivalenti, provando materialmente a “spostarlo a sinistra”, sottraendolo alla pacificazione populista per riconvertirlo in lotta di classe. E’ un percorso a ostacoli, difficilissimo, nessuno lo nega. Ma è l’unico modo, almeno fino a oggi, per rompere i ponti con la sinistra del capitale, presentandosi in forma originale e riacquisendo credibilità. Per fare questo è però necessario spezzare il cordone ombelicale che ci lega tutt’ora all’idea mainstream (e, purtroppo, popolare) di sinistra. Significa essere disponibili a sporcarsi le mani e la testa. Le mani, perché un compito del genere passa attraverso il ritorno materiale nella società, e soprattutto nelle periferie metropolitane – quelle vere, non le zone gentrificate della città consolidata confuse per margini della metropoli. E la testa, perché il marxismo, oggi, dev’essere veicolato attraverso parole, concetti, idee diverse, originali, dirompenti, ambiziose e rischiose. Piacerebbe anche a noi un mondo fatto di comitati centrali e cellule operaie, ma non esiste più. Bisogna reinventarsi, non replicare – costantemente in sedicesimi – esperienze fallite.

Eppure, da subito, la sinistra radicale, rappresentata in questa occasione da Potere al Popolo, ha replicato esattamente quello che non andava replicato: il calderone ideologico della sinistra arcobaleno. Una sequela ininterrotta di giustissime parole d’ordine, ma che avevano e avranno per anni a venire l’unico pubblico dei già militanti, dei già affezionati, dei già convinti: sempre di meno, peraltro. E’ voto ideologico, per ciò stesso incapace di valicare il confine di chi già avrebbe votato per Rifondazione comunista. Al netto, dunque, di una serie di fattori strutturali che hanno impedito e impediranno nel futuro prossimo di cogliere un qualche risultato soddisfacente, in estrema sintesi: l’assenza totale di mobilitazione sociale nel paese, quello che è mancato è la capacità di occupare, nel proprio piccolo, un posto diverso nella percezione generale della società. Nel calderone indistinto di sinistrismo sociale non solo mancava una scala di priorità, ma una comprensibilità della propria proposta politica. Certo, per chi è già militante il programma risultava, tutto sommato, chiaro. Ma per gli altri 60 milioni di cittadini?

Le sconfitte elettorali hanno però l’effetto perverso di ricadere su tutta la sinistra, non solo su chi decide di candidarsi in prima persona. Questo voto, l’ennesimo, costituisce un passo indietro generale per tutti noi. Finire tra “gli altri”, superati alle regionali addirittura dal neofascismo, certifica la subalternità testimoniale della sinistra rispetto agli eventi politici del paese. Si fotografa la propria residualità, non una propria piccola presenza. E questo perché dalle elezioni, lo ripetiamo spesso, è possibile trarne una fotografia approssimata dell’esistente, non un mezzo per cambiarlo.

Anche stavolta, inevitabilmente, l’assenza sociale si è tramutata in scomparsa elettorale. Ed era inevitabile che andasse così. E andrà così pure in seguito. Perché per quello che abbiamo definito “blocco del dissenso” non interessa nulla della testimonianza ideale dei buoni propositi. Chiede efficacia, possibilità di incidere, tramite il voto, sugli eventi della politica. Non è detto che tutto questo debba passare per forza dalle elezioni. Anzi, è sensibilmente più probabile che la sinistra non riuscirà a scalfire, almeno nel breve-medio periodo, la rendita elettorale del “populismo”. E’ fuori dalle elezioni che va ricostruita un’idea di società, organizzando chi in questi anni ha subito il drastico processo di impoverimento dato dalla crisi economica e dalla gestione ordo-liberale delle relazioni produttive. Ma l’egemonia rifondarola su Potere al Popolo non potrà far altro che reiterare l’errore: prescindere dalla realtà e tentare di volta in volta la “scommessa” elettorale. Alla prossima tornata però ci sarà il problema De Magistris, che ha già lanciato l’Opa sul resto del movimentismo orfano di rappresentanza. A quel punto ritornerà il calderone informe di europeismo e socialdemocrazia “dal basso”. Ben venga, ma non è il nostro percorso.

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35 comments to Lezioni elettorali: la scomparsa della sinistra

  • domenico

    “la sinistra non e’ la soluzione, ma il problema”. Perfetto. ma allora perche’ anche voi continuate a parlare di sinistra per autodefinirvi, sinistra non elettorale? Non ne posso piu’ di distinzioni stucchevoli come sinistra moderata e radicale, vecchia e nuova,riformista e rivoluzionaria ecc. Distinzioni non solo stucchevoli, ma nocive e ingannevoli, perche’ contribuiscono solo a farci percepire e a percepirci noi stessi come parte di una stessa famiglia. Non e’ vero, non abbiamo niente da spartire con la sinistra. Destra e sinistra esistono, almeno dalla rivoluzione francese; ma sono ora e lo sono sempre state la destra e la sinistra di sua maesta’ il capitale, che si alternano nel ruolo di governo e opposizione di sua maesta’. Sono la versione progressista o conservatrice, tecnocratica o populista del medesimo movimento reale . Ma noi facciamo parte di un altro movimento reale protagonista del processo storico: quello alternativo e antagonistico a sua maesta’. Dunque c’e’ affinita’ sostanziale fra destra e sinistra, e c’e’ incompatibilita’ irriducibile fra entrambe e l’alternativa anticapitalistica, come e’ ampiamente dimostrato dalla storia. Chi ha represso i moti del ’48, la Comune di parigi, la rivoluzione tedesca ? Erano tutti governi della sinistra!

  • mrwolf

    Quoto tutto l’articolo. Completamente. Reiventarsi un “estetica” politica non è facile, ma non impossibile. Ad majora!!

  • Pablo

    Vorrei aggiungere un’altro tassello al ragionamento proposto: l’assenza totale di autocritica. Nelle ore successive al voto abbiamo visto Renzi dimettersi, il Pd spaccarsi, Berlusconi riconoscere la sconfitta, addirittura quel coglione di Di Stefano ammettere il risultato insoddisfacente (a fronte di un sensibile aumento, per il suo partito, dei voti), tutti tranne Potere al Popolo, di cui ci rimangono solo tristi immagini di ilari beoni che se la ridono della catastrofe elettorale come se tutta la vicenda riguardasse solo loro, un gruppo di amici contenti dell’avventura, e non le sorti della sinistra. Solo questo fatto la dice lunga sulla qualità del personale politico di questa stessa sinistra. Una sinistra che ha introiettato così tanto la sconfitta come modello esistenziale che se ne frega del raggiungimento di qualsiasi risultato, e a cui nessuno chiederà conto, perchè ormai tutti fanno un pò come cazzo gli pare.

  • mario

    Di stronzate ne ho lette,sentite,viste e anche fatte ma quella che la Comune di Parigi è stata repressa dalla sinistra, cioè dal noto compagno Thiers, le batte tutte. Sicuramente Domenico è un lettore accanito di Topolino.

  • mrwolf

    @mario ti devo una birra.

  • Gino

    @ mrwolf
    Lo mandiamo a casa sbronzo ;)

  • Militant

    @ domenico

    Su questo argomento si fa molta confusione, è bene chiarire. “Sinistra”, oggi, è parola squalificata di qualsiasi significato critico. E’ inevitabile prenderne le distanze, intendendo con questo l’esigenza di una rottura la più netta possibile col “centrosinistra”. Il che non significa (solo) rompere con Pd o Leu. Significa rompere con un universo di segni ideologici tipici del concetto mainstream di “sinistra”, condivisi tanto nella sinistra democratica quanto in quella presunta radicale. Questo per quanto riguarda la polemica politica attuale.

    Se questa rottura con il concetto di sinistra diventa invece la presa di distanza con la storia del movimento operaio, allora si trasforma nel più tipico prodotto del post-moderno, per ciò stesso da rifiutare in blocco. La storia più che secolare del movimento operaio, delle lotte di liberazione del proletariato internazionale, con le sue organizzazioni, le sue vittorie e le sue sconfitte, i suoi scontri e i suoi drammi, le sue ideologie e le sue sclerotizzazioni, fanno parte del corso della storia entro cui ci situiamo anche noi. Non esiste la storia à la carte.

    Per capirci: Tolomeo e il suo sistema geocentrico avevano torto. Non per questo sono fuori dalla storia della scienza. Ne costituiscono, anzi, un grande passo in avanti, nonostante gli errori fondamentali di quel sistema. La scienza è costantemente in evoluzione, procede per errori, abbagli, parziali successi e clamorosi insuccessi. Dopo il sistema tolemaico è venuto il sistema eliocentrico, più adeguato, ma che sarebbe stato impossibile senza la precedente teorizzazione scientifica. Così la storia del comunismo e delle lotte di emancipazione delle classi subalterne: ci sono e ci saranno errori, passi indietro e altrettante vittorie, ma tutto fa parte di un sistema sociale che evolve, si affina, sbaglia e impara dai suoi sbagli. Porsi fuori da questo continuum storico-politico significa rientrare nel continuum storico-politico della borghesia. La storia, ripetiamo, non è un menù dal quale scegliere la pietanza preferita, scartandone altre.
    In tal senso, la nostra è una storia di sinistra. Una parola purtroppo disattivata di qualsiasi riferimento con quella storia, è vero. Ma è così, e demolirne le radici, se fatto su di un piano storico-filosofico, può essere molto pericoloso.

  • Alessandro

    Analisi tagliente, in larga parte anche condivisibile, dissento però sull’associazione di PaP all’esperienza del infausta dell’Arcobaleno: allora l’operazione fu unicamente verticistica e puramente di ceto politico, oggi invece la nascita di PaP è avvenuta dal basso, ciò non mi pare poca cosa.
    Il secondo punto di divergenza è per me il giudizio su Rifondazione, rievocando quanto in un post precedente alla campagna elettorale (“Sinistra ed elezioni, la traversata nel deserto è appena iniziata”) definiva “il vecchio che ricicla se stesso”, non tanto per il fatto non ci siano punti di critica verso il PRC, anzi, quanto senza una struttura organizzata su dimensione nazionale, qual’è tutt’ora Rifondazione, era semplicemente improbabile essere presenti in questa tornata elettorale, soprattutto nelle province decentrate (qui Militant peccate di centralismo metropolitano), dove la sua base militante anche se assottigliata ha mantenuto un minimo di capacità mobilitazione e spesso di generosità decisive.
    Condivido del tutto invece la necessità per la sinistra di riprendere la bandiera dell’autodeterminazione nazionale, della sovranità popolare tracciata dalla Costituzione, che sintetizzo nella formidabile lezione martiana (José Martì padre della patria cubana) in: “Patria è Umanità”.
    Come del resto sottoscrivo la necessità di investire sulle lotte sociali, “egemonizzandole” con contenuti di classe, badando alla materialità della dimensione sociale, tracciando un’alternativa per chi oggi è schiacciato dalla crisi economica, rimanendo nelle strade e nelle piazze, smettendo il nefasto vizio dell’elettoralismo che purtroppo pervade ancora malgrado tutto anche questa sinistra.
    Infine l’opportuno richiamo all’ipotesi di “un’Opa” di De Magistris su PaP, orfano di rappresentanza (e io dico: con una base militante piccola ma agguerrita), al fine una riedizione rivista e aggiornata per l’occasione della socialdemocrazia dal basso, tale ipotesi senza dubbio può diventare reale (qui sì che la critica all’eletoralismo del PRC è calzante) è a mio avviso un pericolo in quanto lo scambio o meglio il compromesso sociale che sta alla base della socialdemocrazia, in tempi di turbocapitalismo è semplicemente inattuabile, l’esperienza di Siryza insegna.
    Anche a fronte della critica sferzante e benefica di Militant, il progetto di PaP non mi pare superato, ma al contrario è sul campo e con i dovuti aggiustamenti, certo non scontati, può realisticamente continuare a crescere.

  • mario

    Nella risposta che il collettivo dà al buon domenico manca una cosa, sapere quali sono i “governi di sinistra” che hanno represso eccetera eccetera. Poi, per carità, Militant ragioni con chi vuole.

  • Gino

    Rimango sempre basito di come non si approfitta di uno strumento come la rete per organizzarci.
    Scusate, ma sul terreno ci aspettano come sempre mazzate e repressione e siccome non siamo più ai tempi del ciclostile (all’epoca te lo strappavano a bastonate) almeno la rete usiamola con discernimento. Le continue provocazioni di gente che si finge di sinistra, comunista o cos’altro, hanno il solo scopo di impedire una pur difficoltosa organizzazione. Se scorrete in rete non può sfuggirvi in questi giorni l’attacco concentrico dei grillini proprio contro la sinistra e in particolare su PaP. Tra l’altro sarebbe interessante capire quanto questo misero 1,2% (visto che si parla di voto) possa servire a un partito arrivato al 32%, posso mettere nel conto qualche imbecille che per ragioni personali al limite della resa dei conti agisca in questo modo preferendo associarsi a orde di reazionari contro la sinitra, ma sono sicuro sia una minoranza.
    Non pretendo urgere il tentativo PaP a chissà quale svolta storica, limiti e personaggi sono lì a spiegare quanto ci sarebbe da lavorare, ma ogni volta che si pronuncia “sinistra” cala una mandria di pentastellati con il curriculum di comunisti che hanno capito tutto.
    Non si tratta di provocazioni di fascisti con nome e cognome che quotidianamente sproloquiano tra un’aggressione e l’altra, qui c’è l’evidente volontà di mettere i bastoni tra le ruote a qualsiasi tentativo di collettivizzazione di una risposta da parte nostra.
    Concludo che in voce e in carne ed ossa non ho mai sentito un comunista antagonista di mia conoscenza, con cui ho avuto un percorso coerente, declamare tale improbabile scelta, quindi bisognerebbe cominciare a chiarire quast’andazzo. Si faccia una cazzo di assemblea degli stati generali e si salga sul palco a sparare certe cazzate, vorrei vederli in faccia una volta per tutte.
    Grazie per lo spazio.

  • Giuseppe

    Ogni protagonismo politico, ovviamente noi guardiamo quello di sinistra, produce forti personalità spesso, anche a ragione, piene di sé. Non è per forza un danno, anzi. Anni di crisi in Europa, che in alcuni paesi hanno acuito problemi preesistenti, hanno fatto emergere figure più o meno di spicco. Dalla Spagna alla Francia alla Grecia o all’Inghilterra. Qui in Italia purtroppo no. Il fenomeno andrebbe indagato. Per ora mi limito a constatare che ad uno psico-nano, come in maniera brutta viene apostrofato Berlusconi, è seguito lo psico onanismo da tastiera.

  • quetzal

    militant sembra alludere, poi ripensarci, poi riprovare….è fisiologico,ma dove porta? mi spiego : se come dite il concetto di sinistra è diventato inservibile, e però ne riconoscete correttamente le radici come fattore storico progressivo, che ne facciamo di questa storia?non abbiamo a disposizione oggi una rottura come quella di lenin che operò un epocale cambiamento di nome ,sostanza e prospettiva nel giro di 2-3 anni.non abbiamo un nuovo nome , nè una nuova cosa.capisco , non condividendole , le vs critiche a pap, il vs noto acredine contro il prc , il rifiuto di una prospettiva larga per le elezioni europee, dunque il probabile ritorno di “vota nessuno”…ma questo riguarda l attualità.invece il tema qui sollevato ha portata strategica ,storica e teorica: la morte della sinistra.su questo vorrei capire meglio.

  • Fred

    ancora a guardarci i piedi, tutt’intorno non c’è più nessuno!
    Ma quale dal basso, o mutualità, o centri sociali e poi l’antifascismo e i diritti di questi e poi di quelli…
    Come si crea lavoro? Come si torna a decidere a casa nostra? Chi mi aiuta se sto male?
    Ecco qualche richiesta a cui bisogna trovare una soluzione! Basta co ste chiacchiere! La sinistra è sparita, pap che non ho votato perché non si vota chi non assicura no euro, no nato, no treu-biagi-fornero-jobs-act, ha preso meno voti di mi zio e cremaschi..? ‘ndostà?
    sparito pure lui!!!

  • Luca

    @ Militant

    «occupare lo spazio aperto dal cosiddetto “populismo”, interagire con quell’universo di sentimenti, percezioni e rancori ambivalenti, provando materialmente a “spostarlo a sinistra”».
    Scusate, solo per capire. Ma questo materialmente che vuol dire? Nella pratica, intendo. Mi fate degli esempi concreti, terra terra? Grazie.

    • Gino

      @ Luca
      Non aver respinto l’equazione populismo-qualunquismo e salario minimo garantito-reddito di cittadinanza ha prodotto questo disastro.
      La maggioranza va sempre al voto con la pancia (propria) perché i concetti sono stati capovolti.

      • Luca

        Non hai risposto minimamente alla mia domanda.
        Continuo a chiedermi cosa voglia dire Militant, da ormai diverso tempo a questa parte, ma non riesco a vedere mai indicazioni pratiche e traduzioni concrete di quello che viene enunciato.

    • Militant

      Nella pratica significa tornare nelle periferie, esattamente come abbiamo fatto con la Carovana della Periferie, che ha cercato di costruire relazioni territoriali di classe partendo dai bisogni dei residenti, italiani e migranti.
      Nella teoria significa sciogliere i legami ancora esistenti con la sinistra dei partiti, esattamente il contrario cioè di quanto fatto da Potere al Popolo, estremo tentativo di ridare credibilità a una serie di bidoni inutili persino per la raccolta differenziata.

  • renato

    il collettivo Militant ha valutato “Potere al popolo” e analizza i risultati elettorali in un continuum con l’esperienza di Rifondazione e del PCI. Se così fosse lo scritto sarebbe ampiamente condivisibile.
    Ci sono però elementi per dire che così non sia, non lo sia almeno per molti dei partecipanti al contenitore politico Potere al popolo.
    Penso alla portavoce e alla sua esperienza, penso ai tanti militanti comunisti attivi nelle iniziative nelle periferie di Roma. Compagni che svolgevanno un intervento politico prima della domenica elettorale e che continueranno a farlo.
    Allora se è vero come è vero che potere al popolo non può essere considerato (solo o principalmente) una continuazione del modo di non-fare politica nella classe che a mo di esempio attribuiamo a Rifondazione, se non possiamo dire questo, allora, scusatemi, Militant critica a vuoto.

    Direi di più. Considerato che Militant non ha mai sostenuto la religione del non voto, ma ha sempre affrontato la questione degli appuntamenti elettorali come momento-strumento di intervento (che si aggiunge e non sostituisce il lavoro politico nella classe), sarebbe utile sapere perchè dopo avere lavorato per anni all’interno di un contenitore come la “carovana delle periferie” e sostenuto “Eurostop”, perchè si sia discostata da quei percorsi che pure hanno sostenuto Potere al popolo.
    Perchè, insomma, vedono il continuum e non l’inizio di un processo di riaggregazione della frantumatissima … sinistra di classe.

    Perchè? non soddisfatti della mediazione politica delle posizioni iscritta nel programma? Per la presenza di Rifondazione ritenuta contaminante per quanto riguarda il modo di non-fare attività politica nella classe? Per il modo “brusco” che ha portato alla decisione di partecipare alle elezioni?
    Sono tutte questione che sarebbe bene affrontare, da affrontare con forza e determinazione. Ma perché non farlo da dentro?

    Riaggregazione. Ricomposizione. Lavoro nella classe. Non sono questioni nuove da porre all’ordine del giorno, se ne parla da anni. Ma nonostante questo non vi sono state pratiche che hanno dimostrato di essere straordinariamente efficaci. Il lavoro svolto, anche da voi, non ha dato quantitativamente e qualitativamente i frutti sperati. Altro evidentemente va escogitato esperimentato ecc ecc.

    Daltra parte chi ha dato vita ad un partito, e ne abbiamo di partiti comunisti! dal partito di Rizzo a quello dei Carc passando per altri ancora, non sembrano riscuotere grandi risultati. E dico questo pur convinto della necessità di un’organizzazione di quadri, di militanti.

    L’idea di un contenitore politico capace di riaggregare e offrire uno spazio di dibattito e di scazzo tra forze politiche e singoli compagni è utile e necessario da anni, sotto questo aspetto siamo in ritardo. Siamo in ritardo nel far ridiventare di massa una critica anticapitalista nelle masse. E quindi non è un caso che la destra avanzi; una destra – e non parlo di casapound o forza nuova, parlo di Salvini – che inganna le masse popolari e indica l’immigrazione come causa della crisi (un fattore insignificante rispetto alle cause della crisi). Ma questa “tecnica” è quella che è stata del fascismo originale.
    E poi, i boati che si sentono in lontananza non sono il rumore di tuoni. Ma tutto questo lo sapete.
    E allora. Le posizioni e le battaglie politiche vanno fatte lì dove si prova ad organizzare un punto di riferimento per la classe. Penso che Potere al popolo era ed è questo. Starvi dentro con lucidità, analisi e proposte oltre che con spirito di militanza (che non vi mancano), era a mio avviso quanto andava e va fatto.
    A meno che non non abbiate individuato un’altra area che possa mettere in marcia un processo politico e organizzativo migliore. Ma se sapete dov’è e qual è ditelo.

    • Fidelista

      Caro Renato, anche Eurostop e Carovana delle Periferie (che per inciso non ha sostenuto formalmente Pap) disponevano e dispongono tuttora di un insediamento sociale esiguo che rende velleitario qualsiasi tentativo di porsi sul piano della rappresentanza elettorale. E i risultati pietosi di domenica purtroppo sono li a fotografarlo. Penso che quando si scende in campo lo si debba fare con la ragionevole sicurezza di vincere, o quantomeno di portare a casa uno straccio di risultato, altrimenti si passa dal campo della rappresentanza (che, altro inciso, non è affato detto debba essere principalmente istituzianale) a quello della testimonianza. Quanto al giudizio sulla composizione di Pap io terrei distinto il packaging dalla sostanza. che vede nel PRC il baricentro dell’operazione. D’altronde basta darsi uno scorsa alle candidature a livello nazionale per rendersene conto.

  • domenico

    Per quelli della birra: non avete capito niente. Il Thiers infatti non era un compagno; era un eminente rappresentante della sinistra liberal repubblicana avversaria della destra conservatrice di Napoleone III. ed ha fatto con l’aiuto dei prussiani la stessa cosa che avrebbe fatto napoleone, se non f
    osse stato sconfitto. MILITANT :ma io mi riconosco in tutto e per tutto nella tradizione del movimento operaio (socialista comunista anarchico) ma proprio per questo non mi riconosco nella tradizione della sinistra. Le due cose sono conflittuali, e sarebbe interessante ricercare nella storia come si siano potute fondere, anzi con-fondere. Ma non e’ questa la sede adatta. Sarebbe troppo lungo.

    • mrwolf

      Era ironico. Infatti Thiers non era un compagno, motivo per cui la Comune non fu repressa da sinistra, come invece fu purtroppo fatto ad es. a Kronstandt dai bolscevichi di Lenin. Cmq se intendo il tuo pensiero, è ovvio che ci si chiede come si siano potuti produrre dittatori crudeli come Stalin, Mao, Castro, etc a partire da idee e movimenti libertari/comunitari. Movimenti di liberazione che diventano forze repressive. Sulle motivazioni di questa fusione/trasfornazione da rivoluzione a restaurazione (del potere) si sono spesi parecchi pensatori, storici e rivoluzionari, molti di area anarchica. Da Malatesta a Stirner, ma già Bakunin si scontrò con Marx su questo tema. L’idea era di abbattere lo Stato, in quanto strumento di potere coercitivo e quindi intrisecamente dittatoriale. Eppure anche i socialisti utopici alla Fourier non ebbero successo e le comuni si affossarono da sole. Gli anarchici poi persero la loro occasione nel 37 a Barcellona con un clamoroso autogol al 90′. Si potrebbe continuare davvero a lungo visto che la storia dei vari movimenti arriva almeno ai No Global, passando per Iww, la resistenza, il 68 , l’operaismo, etc, con solo la consapevolezza di appartenere ad una tradizione politica che ha già esperito lotte rivoluzionarie in differenti contesti storici e sociali uscendone fuori spesso con le ossa rotte, ma anche con qualche pregevole vittoria. Soprattutto con una maggione conoscenza della natura dello sfruttamento, dell’oppressione e del potere. Come sfruttare questa esperienza per creare un movimento che ne rilanci la sfida nel mondo di oggi non è facile. Certo non in un partito. PaP non solo è residuale, ma soprattutto non convince sul piano politico/strategico. Serve attirare l’opinione pubblica con una comunicazione più efficace (su questo va detto che i 5S sono scaltri), sfruttando la forte cultura e capacità di studio ed analisi del mondo capitalistico che appartiene alla nostra tradizione. Servirebbe far convergere le varie idee e aree del movimento in un’unica piattaforma politica informativa (sito/blog) senza che questo comporti una linea editoriale verticistica (come ad es. il blog di Grillo). Decenni di esperienza nella “controinformazione” spianerebbero facilmente le boiate dietrologiche che leggo su quell’illuminato sito. Inoltre sul territorio siamo messi molto meglio dei 5S, che sono fondamentalmente dei followers di Grillo, ma anche lì bisogna cambiare un po marcia/registro (vedi i NoTav che politicamente non hanno cavato un ragno dal buco in anni di lotte portando l’acqua con le orecchie ai 5S). Sul piano politico c’è da discutere molto,lo so. Spesso concentrati su battaglie di retroguardia (ad es. antifascismo), bisogna dare una linea concreta su un’alternativa all’industrialismo/capitalismo moderno. C’è bisogno di una forte voglia di riscatto, ma anche di pazienza e perseveranza. Bisogna davvero crederci ad un progetto alternativo. Altrimenti non vedo altro che l’estinzione.

  • dziga vertov

    piccola divagazione cinefila: visto che si discute di classe suggerisco caldamente la visione di “High Hopes” (magari con sottotitoli) film del 1988 in cui il grande Mike Leigh tratteggia (e prevede), con il suo inconfondibile stile minimale e realista, i cambiamenti in atto nella working class britannica, a seguito del flagello Tatcher.

  • Joseph

    Resta da capire una cosa, però: Potere al Popolo resterà in vita anche dopo le elezioni? E, in questo caso, come ci si dovrà rapportare ad un gruppo politico che certamente ha fatto l’enorme idiozia di saltare questa tornata elettorale?
    Io credo che, aldilà del giudizio sulla tornata elettorale, si debbano vedere e valorizzare degli elementi di discontinuità tra Potere al Popolo e le esperienze precedenti. E poi purtroppo ci sono anche inquietanti elementi di continuità, come il culto del leader che disgraziatamente si va costruendo attorno alla Capa Viola Carofalo. Per cui, se da un lato non mi sento di aderire ad un gruppo così lontano dalla mia idea di socialismo e rivoluzione, dall’altro credo che quel potenziale militante potrebbe rappresentare uno dei momenti di aggregazione e di rilancio delle mobilitazioni. Il che in questo momento di deserto sociale sarebbe comunque da vedere positivamente.

  • Joseph

    Enorme idiozia di NON saltare questa tornata elettorale, pardon!!

  • mrwolf

    Giusto per chi si fosse perso in passato questo video che sui 5S dice molto più di molte analisi lette sul movimento. https://www.youtube.com/watch?v=pb2cX46I9HM

  • Gino

    @ a ignoto, visto il sì/no una riga sì e una no.

    Chi pensa che si possa ottenere l’abbattimento dello stato attuale senza passare per un percorso graduale alzi la mano.
    Quando leggo “è ovvio che ci si chiede come si siano potuti produrre dittatori crudeli come Stalin, Mao, Castro, etc” invece mi chiedo coma sia stato possibile dimenticare 170 anni di aggressione con immediata sanguinosa repressione da parte del resto dell’universo a qualsiasi rivoluzione immediata. Hanno messo in piedi il nazifascismo per abbattere la rivoluzione sovietica, e sono rimasti smolto delusi quando il Reichstag fu ridotto a macerie dall’Armata Rossa, ci speravano nel nazismo e ci sperano ancora oggi, e si viaggiava col moschetto allora per attaccare o difendere… immagino oggi come sarebbe facile abbattere lo stato delle cose.
    Uscita dall’euro e dalla nato domani mattina? Ok, perché non provarci subito con un cartello elettorale? E pure questo mi piacerebbe vedere come andrebbe a finire.
    Al voto è sempre la stessa storia, si pretende il tutto e subito (verbalmente) dopo, prima si lavora per il non voto, quando anche il più idiota degli antagonisti sa che non lo puoi fare senza internazionalizzare la lotta. Certo, gran delusione Syriza e Podemos, ma mi chiedo chi ha coperto le spalle a Tsipras all’indomani del referendum… io non ho visto nessuno, e manco lui quando s’è girato a cercarli… certo sarebbe piaciuta a qualche nostalgico una nuova guerra civile in Grecia, allora non si capisce perché non si sia fatto avanti!
    Poi arrivano quelli che hanno capito tutto… i compagni che foraggiano il m5s con chissà quale cazzo di speranza o convinzione… un film del genere nun me lo fossi mai creso.
    Il fatto è che manca un minimo sindacale di pragmatismo.

    • mrwolf

      @Gino ovvio anche che io i veri oppressori non li dimentico. Soprattutto i nazifascisti. Ma quelli erano i nemici, non i compagni ;-)
      Il pragmatismo non è il mio forte, ma dalle elezioni salta all’occhio la divisione nord/sud. La prima alla destra con una Lega trainante, la seconda ai 5S come battitori liberi. Il PD è una macchiolina renziana nel feudo che lo ha prodotto. Come per la legge dei gas, si è occupato il vuoto lasciato dal quel brutto ibrido chiamato Ulivo/PD. Chi non votava prima non ha votato neanche nel 2018. Non la farei più complicata. La sinistra “vera” non c’era neanche prima.

      • Gino

        @ mrwolf
        Se dobbiamo tenere d’occhio nord/sud, a caldo mi verrebbe da dire che chi prima votava i mafiosi una mattina s’è svegliato e ha scelto un altro referente (un sud rosso non me lo ricordo), per il nord, visto che millantano la scomparsa della classe operaia, si presume siano voti di padroncini, autonomi e fauna limitrofa, oltre la Confidustria che teme perdere la massa subappaltatrice. In entrambe i casi parlo ovviamente di maggioranze, noi siamo sempre minoritari. E comunque mi son guardato bene dal dirlo, si aprirebbe un fronte con sbocchi oscuri.
        Il PD credo di non averlo mai nominato, e spero l’abbiano sinceramente archiviato anche i compagni più ortodossi.
        Poi c’è qui sotto un commento di Fabrizio Marchi, ho seguito la polemica sul sito di PaP e ne veniva fuori la solita pretesa del “partito che fa le cose per me…” come se in un percorso politico a SINISTRA ci si debba trovare sempre e comunque qualcosa di personale… se non c’è ciccia, voto una altro e sono più felice, e così affanculo anche la storia.
        Beh… così non solo ci si arena, ma ci si fa pure prendere per il culo, cosa che fanno ormai tutti, e come non capirli se abbiamo lasciato parlare in nome della sinistra rappresentanti tipo appunto PD etc…?
        Bisognava mettere lì il primo paletto, come bisognava metterlo alla Lega, al m5s, al Berlusconi di primo e secondo conio… oggi mi vien da dire “passata barchetta”.
        Saluti comunisti ;)

  • Un’altra lucida analisi sul risultato elettorale che condivido pressoché in toto.
    Una sola nota. Scrivete (giustamente):”…E la testa, perché il marxismo, oggi, dev’essere veicolato attraverso parole, concetti, idee diverse, originali, dirompenti, ambiziose e rischiose”.
    D’accordissimo. Non sarebbe il caso di andare fino in fondo e di applicare questo concetto a tutti i temi, anche a quelli tabù, agli intoccabili?
    Mi permetto di fornire un paio di spunti:
    http://www.linterferenza.info/editoriali/linsostenibile-paradosso-della-sinistra-antagonista/
    e
    http://www.linterferenza.info/lettere/lettera-aperta-agli-uomini-alle-donne-potere-al-popolo/

  • Malatesta

    Io, che non sono più giovincello, mi sono riavvicinato alla politica-politica trascinato dalla mia compagna che ha partecipato al processo del Brancaccio e poi alla nascita di Pap. Ho trent’anni di esperienze di centri sociali (dai tempi del vecchio Leoncavallo etc.) di movimenti, collettivi, sindacalismo di base. Dunque l’ho fatto non proprio ‘ingenuamente’, con ‘occhi per vedere’ ma senza pregiudizi: semplicemente con l’intenzione di dare una mano per quello di cui ero capace. Devo dire che molte analisi e critiche mi sembrano, onestamente, fuori dai giochi e rispetto a Pap astratte rispetto a ciò che realmente è stata questa piccola, ma generosa, esperienza. Innanzi tutto, Rifondazione: ho un atteggiamento più che critico verso Rifondazione, per esperienza e formazione, ma devo dire che nel corso di questi mesi il suo agire è stato più che corretto e rispettoso dell’esperienza di Pap. Un contributo logistico e di esperienza, per quanto possibile, e un generoso impegno di tanti militanti: ma niente più che questo. Credo che non si possa accusare in nessun modo Rifondazione di avere monopolizzato o anche solo condizionato Pap e chi vi si è impegnato: semplicemente perché non è successo, come può testimoniare chiunque abbia, realmente non virtualmente (tramite tastiera), partecipato ad assemblee, coordinamenti, volantinaggi e le iniziative di lotta. Detto questo, condivido l’analisi di Militant, ma farei una chiosa su un dato di fatto: rispetto ad altre esperienze del passato, sebbene perdente, la partecipazione, o meglio, la capacità di mobilitare/rimobilitare e motivare militanti delusi è stata tangibile e tutte le iniziative/assemblee/discussioni promosse da Pap sono state partecipate come non avveniva almeno dai tempi del Social Forum. Ma a cosa serve un partito di militanti se non riesce a intercettare la ‘classe’ di cui si vorrebbe fare rappresentante? La ‘classe’ ha scelto i 5stelle per rappresentarla: ce lo dicono tutti i dati disponibili sulla distribuzione del voto. Gli unici che guardano da un’altra parte e rifiutano di prenderne atto, purtroppo, sono i generosi attivisti di Potere al popolo.

    • Militant

      E’ un bel commento il tuo. Ci teniamo solo a chiarire, d’altronde per l’ennesima volta, una cosa: noi non solo non abbiamo niente di “personale” contro rifondazione e i suoi compagni, ma soprattutto non ce l’abbiamo coi compagni che hanno animato in questi mesi Potere al Popolo, compagni con cui, a Roma, abbiamo strettamente collaborato per anni. La nostra è una critica politica, e che si concentra sull’incomprensione di una scelta che era destinata a finire male, almeno elettoralmente, esattamente per il motivo che dici tu: la classe, al momento, guarda altrove. E per classe non intendiamo solo il ceto bianco ex-privilegiato/garantito, o la fraintesa “aristocrazia operaia”, insomma l’equivalente del Wasp anglosassone pro-Trump/Brexit; quanto tutto l’universo precario, proletario, migrante, periferico, meticcio, eccetera, anch’esso più intrigato da M5S o adirittura Lega (o dall’astensione) che dal contenitore arcobaleno della sinistra radicale.
      Potere al Popolo ha (avrebbe) riattivato compagni nei territori? Ben venga, ma serve a poco, se non a niente. Serve ricostruire relazioni di classe, non riattivare i compagni. I compagni attuali sono il prodotto di decenni di sconfitte epocali, altro che nuovo che avanza. Prima ne prendiamo atto meglio è per tutti.

  • berja

    “Ma è così, e demolirne le radici, se fatto su di un piano storico-filosofico, può essere molto pericoloso”

    Vi ringrazio per questa precisazione, magari è relativamente ovvia, scontata, ma in questi tempi tocca sottolineare anche l’ovvio e lo scontato.

  • Giuseppe

    “Potere al Popolo ha (avrebbe) riattivato compagni nei territori? Ben venga, ma serve a poco, se non a niente. Serve ricostruire relazioni di classe, non riattivare i compagni. I compagni attuali sono il prodotto di decenni di sconfitte epocali, altro che nuovo che avanza. Prima ne prendiamo atto meglio è per tutti.”. Ci sono compagni che non sanno di esserlo ma nei fatti lo sono più di quanti si professano tali. Nelle assemblee di PalP ho cominciato a vederli, in quelle popolate da molti notabili di movimento (con poche schiere al seguito) ad esser buoni ne ho visti molto pochi.

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